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Il parco
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Il passato può influenzare il nostro presente e il futuro? È la domanda che si pone Giulia ogni giorno quando capisce che la sua vita perfetta in realtà è solo un’illusione e inizia a sgretolarsi dietro segreti e verità scomode. L’incontro fortuito con una persona in apparenza lontana dal suo mondo la obbligherà a fare i conti con una realtà che pensava aver dimenticato e che la porterà a prendere difficili decisioni.

Perché ho scritto questo libro?

Prima di scrivere questo libro avevo scritto solo racconti brevi e poesie ma sentivo il bisogno di mettere per iscritto qualcosa di più grande e complesso e dopo aver conosciuto uno dei parchi principali di Imola, dove sorge l’ex manicomio cittadino, è nata la storia e i personaggi hanno preso vita. Volevo raccontare una storia d’amore, di vendetta, di amicizia e di redenzione e il parco è stata una perfetta scenografia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

1993

“Mamma voglio uscire anche io! Voglio andare alla festa della scuola.”

La voce di un giovane ragazzo riecheggiava nella stanza, completamente vuota a parte una scrivania in un angolo. Una donna, sui trent’anni, era appoggiata ad essa e osservava, con uno sguardo vacuo, il figlio che sbraitava.

“Non puoi impedirmi anche questo, per la prima volta mi hanno considerato. Devo andare!” – continuò lui andandole vicino – “Ti prego mamma.” – disse poi quasi sussurrando appena le fu davanti.

La donna lo guardò con mezzo sorriso e poi improvvisamente lo schiaffeggiò. Il giovane si portò la mano sulla guancia e iniziò a piangere.

“Non andrai da nessuna parte. E comportati da uomo, non sei più’ un bambino.” – rispose semplicemente la donna guardandolo con disprezzo – “Sei proprio come tuo padre, senza spina dorsale.”

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Il ragazzino si asciugò le lacrime e si sedette sul pavimento freddo. Le parole della donna erano peggio dello schiaffo. Non riusciva a capire perché lo trattasse così, perché non poteva essere come tutti i suoi coetanei.

“Mamma, scusa.” – disse con un filo di voce – “Volevo solamente sentirmi normale.”

“Non sarai mai normale. Quelli come te son destinati al fallimento.” – replicò freddamente – “Appena lo capirai riuscirai a vivere meglio. Ora inginocchiati, è arrivato il momento.”

“No…” – disse debolmente – “Ti scongiuro”

La donna in tutta risposta lo strattonò e gli tolse la maglietta. Nessuno poteva contraddirla, tanto meno uno stupido ragazzino come lui. Lo obbligò a mettersi in ginocchio, prese un coltello dalla tasca dei jeans e ghignò. Lentamente incise una piccola C sulla spalla sinistra, ora avrebbe capito che non doveva più ribellarsi.

CAPITOLO UNO

Giulia lanciò il cellulare sul divano con violenza, non voleva più parlare con Davide, se avesse continuato a rispondergli sicuramente gli avrebbe detto qualcosa di cui poi si sarebbe pentita. No, doveva star sola in quel momento, non doveva cedere agli istinti e sfogarsi con lui. Nonostante questa volta il ragazzo avesse davvero esagerato e non era certa le sarebbe passata in fretta.

Stavano insieme da quasi due anni, anni in cui c’erano stati più litigi, per motivi seri ma anche per stupidaggini, che momenti di tranquillità.

Lo amava, ma le continue bugie di Davide e il suo umore instabile non facilitavano le cose e ora lei si trovava per l’ennesima volta a piangere come una bambina. Si asciugò le lacrime e sospirò profondamente, doveva reagire e doveva soprattutto smettere di pensare.

Cercò il suo iPod e uscì velocemente di casa, un giro per la sua città con la compagnia della sola musica era tutto ciò che ora gli serviva.

La ragazza aveva camminato per quasi un’ora senza una meta precisa, si era goduta il verde cittadino che solitamente non notava ed era riuscita quasi a rilassarsi. Non aveva praticamente pensato a Davide, la sua testa era quasi vuota, solo le parole delle canzoni le facevano compagnia. E proprio mentre si era lasciata avvolgere dalle note di Enjoy the Silence, uno dei suoi pezzi preferiti, si trovò davanti a un parco che non aveva mai visto prima. Si guardò intorno e, nonostante riconoscesse la zona, non capiva perché non ci avesse mai fatto caso.

Era un parco particolare, costruito verosimilmente a fine 1800 ma con ristrutturazioni recenti. Alcuni edifici costituivano una sorta di recinzione, erano costruzioni abbandonate ma ancora in buono stato che davano però un senso di inquietudine. 

Giulia sorrise e si addentrò, era sempre curiosa di conoscere nuovi luoghi e quello le sembrava davvero interessante. Quel luogo era davvero inconsueto, non era il classico parco ma sembrava in realtà una piccola città all’interno della città stessa. Gli edifici che aveva scorto dall’esterno non erano solo nel perimetro ma anche all’interno. Erano tutti a due piani e sembrava seguissero una sorta di logica.

Giulia era ipnotizzata da tutto, si sentiva come Dorothy che dopo la tempesta si ritrova nella luce di OZ. Era totalmente rapita dall’atmosfera che stava respirando. Oltre a lei sembrava non esserci altra anima viva, il silenzio era quasi assordante e la ragazza non voleva assolutamente smettere di provare quella sensazione di estrema serenità che stava provando. Tutti i pensieri negativi delle ore precedenti erano come svaniti, non sentiva più la morsa allo stomaco e non era nemmeno più arrabbiata con Davide. Anzi al pensiero del suo ragazzo sorrise, quando sarebbe tornata a casa gli avrebbe scritto, lui si era comportato da immaturo ma anche lei non aveva un carattere semplice con cui relazionarsi, e ammetteva di avere a volte degli atteggiamenti difficili da interpretare per chi le stava accanto.

Era totalmente assorta dai pensieri che non si accorse che una voce la stesse chiamando e si rese conto di non essere più sola solo quando si sentì toccare una spalla. Trasalì e si voltò di scatto. Davanti a lei c’era un giovane uomo, vestito con una divisa da netturbino, che le sorrise debolmente.

“Scusi, non volevo spaventarla.” – disse il giovane quasi sussurrando – “L’ho vista quando è entrata, a quest’ora non viene nessuno.”

“Non importa… Ero sovrappensiero e non l’ho sentita.” – rispose Giulia indietreggiando leggermente – “Non ero mai stata qui e mi ha incuriosita.”

Il ragazzo continuò a sorridere senza replicare ma fissava intensamente Giulia, che stava provando un evidente disagio.

“Nessuno vuole venire in questo parco, tutti ci finiscono sempre per caso.” – disse con una vena di tristezza nella voce – “Tra poco chiudiamo. Può tornare domani se vuole.”

Giulia si sentiva intimidita da quel ragazzo, fece un semplice cenno con la testa e si voltò senza dire una parola. La tranquillità che aveva provato all’inizio ora era completamente svanita, il fatto che il sole stesse tramontando non l’aiutava a rilassarsi. Accelerò il passo e senza voltarsi nemmeno una volta raggiunse l’uscita.

Solo quando si trovò dalla parte opposta della strada si tranquillizzò. Si rese conto di avere il battito accelerato e il respiro affannoso. Non sarebbe più tornata in quel luogo, almeno non da sola e non la sera.

Il ragazzo aveva osservato la fuga di Giulia sempre col sorriso sulle labbra, sapeva di spaventare le persone col suo atteggiamento inquietante ma questo non gli creava problemi, anzi spesso si divertiva.

E gli sarebbe davvero piaciuto divertirsi con quella giovane donna.

“Chi era?” – una voce femminile lo distolse dai suoi pensieri.

“Una nuova.” – rispose lui con un sussurro – “Si è spaventata, spero torni domani.”

Sorrise e scostandosi i capelli dal viso si diresse verso il cancello, era davvero giunta l’ora di chiudere il parco.

Quando Giulia varcò la porta di casa si sentì subito meglio. Aveva percorso tutto il tragitto dal parco alla sua abitazione con un senso di nausea e oppressione. Ma non riusciva a spiegarsi quello stato d’animo.

Andò direttamente a recuperare il telefono, il nervosismo che aveva fino a qualche ora prima per la lite con Davide non esisteva più. Ora necessitava solo della sua presenza per poter stare meglio. Vide tre chiamate del ragazzo e sorrise mentre componeva velocemente il numero.

‘Sono io’ – disse appena sentì la voce del ragazzo – ‘Sono appena rientrata. No Davide fammi parlare. Faccio la doccia e vengo da te. Ti amo.’

Chiuse la chiamata e si diresse in bagno. Non le importava nulla delle liti, dell’egoismo di Davide e delle sue paure. Voleva soltanto stare tra le sue braccia.

Davide era rimasto sorpreso dalla telefonata di Giulia, solitamente ci volevano giorni affinché lo perdonasse. Invece questa volta erano passate solo poche ore. E si era stupito anche della tranquillità della fidanzata.

‘Chi era?’ – gli chiese una voce dall’altra stanza.

‘Giulia. Sta per venire’ – rispose secco andando verso l’armadio –‘Non può trovarti qua.’

Si diresse poi in bagno senza aspettare risposta, voleva farsi perdonare da Giulia e non complicare ulteriormente la situazione.

Giulia si era vestita con una semplice camicetta e i suoi jeans preferiti, che la facevano sentire a suo agio e che piacevano tanto al suo ragazzo perché valorizzavano le sue forme. Inizialmente voleva portare Davide a cena ma poi sotto la doccia aveva deciso di cambiare del tutto i suoi programmi. Rilassarsi con lui accanto sarebbe stata la conclusione perfetta di quella giornata così strana.

Sorrise e quando Davide aprì la porta sentì un tuffo al cuore. Il ragazzo invece appariva quasi impacciato.

‘Ciao’ – disse semplicemente con un filo di voce.

Giulia non rispose e appena si chiuse la porta alle spalle lo abbracciò.

‘Mi sei mancata’ – disse Davide – ‘Volevo chiederti scusa’

‘Shh” – replicò lei, baciandolo – ‘Parliamo dopo. Ora portami in camera’

Davide sorrise e l’accontentò immediatamente. In fondo era quello che desideravano entrambi.

Fecero l’amore per quasi due ore, avevano riacquistato la passione che sembrava avessero perso negli ultimi mesi. Davide non aveva mai visto la sua fidanzata così attiva e propensa a prendere le redini del gioco, sospirò e si avvicinò a lei.

“È stato bellissimo Giu. Non pensavo che…” – il ragazzo iniziò a parlare ma venne subito bloccato da un bacio di Giulia.

“Non dire niente, non abbiamo bisogno di questi cliché da film.” – sussurrò baciandolo delicatamente sul collo.

Davide rise e l’abbracciò, aveva sempre pensato che la dote più bella della fidanzata fosse la dolcezza ma vederla in quelle nuove vesti fece accendere in lui alcune idee. Sospirò e iniziò nuovamente a parlare ma venne interrotto dalla suoneria del suo cellulare. Sbuffò e allungò la mano, quando vide il nome sul display però imprecò sottovoce, Giulia quindi si destò e gli chiese cosa fosse successo.

“È Ivan, dovevamo vederci al pub. Mi sono dimenticato di avvisarlo.” – spiegò fissando ancora il display ma non decidendosi a rispondere.

“Rispondi e digli che tra poco arriviamo.” – replicò Giulia tranquilla – “Non sarà felice nel vedere pure me ma se ne farà una ragione.”

Davide sorrise, sapeva quanto le costasse affrontare un’intera serata in compagnia di Ivan ma fu felice di questa decisione della ragazza.

“Ehi Ivan scusami” – disse infine rispondendo alla telefonata – “Ero con Giulia e non mi son accorto dell’ora. Dammi un’ora e saremo là. C’è anche Eva? Ok a tra poco.” – appena chiuse poi si alzò e fissò il corpo della fidanzata – “Anche se guardandoti mi viene voglia di restare qua e disdire tutto, anche gli impegni di domani!”

Giulia rise e si coprì col lenzuolo e quando arrossì vistosamente Davide poteva scorgere di nuovo tutta la sua fragilità.

“Vestiti immediatamente!” – rispose infine la giovane non smettendo però di sorridere – “Poi non voglio che Ivan mi possa detestare più del dovuto. Non ho un cambio, solo questa camicia, va bene ugualmente?”

“Siamo al Morrison e tu sei sempre bellissima.” – replicò Davide mentre si dirigeva in bagno – “Poi ci sarà anche la sua ragazza e sembrerà uscita da un centro sociale. Non ti preoccupare.”

La serata al pub si era rivelata molto piacevole e Giulia aveva trovato persino divertenti le battute di Ivan. Di solito non reggeva il suo modo di porsi con gli altri, specialmente nei suoi confronti. Giustificò quell’atteggiamento per la presenza di Eva, la sua frequentante, come la definiva Ivan nonostante ormai convivessero da tre mesi. Giulia non conosceva praticamente nulla della ragazza ma le stava comunque simpatica, anche se faticava a capire cosa ci trovasse in Ivan, erano davvero tanto diversi. Aveva sempre pensato che il ragazzo si sarebbe fidanzato con qualche figlia di un suo cliente: snob e altezzosa, un Ivan al femminile. 

“Ragazzi resterei volentieri altre ore con voi ma domani mattina devo lavorare.” – fu Eva a interrompere il flusso dei pensieri di Giulia – “Ivan se vuoi restare fai pure, torno a piedi, così smaltisco anche l’alcool.” – aggiunse poi avvicinandosi al ragazzo.

Ivan sorrise e le stampò un bacio sulle labbra, poi si alzò e incrociò lo sguardo di Giulia che li osservava divertita. Il ragazzo arrossì e cercò di farfugliare qualcosa a Eva.

“Amore è meglio se andiamo a casa.” – gli disse Eva fissandolo intensamente – “Hai davvero bisogno di recuperare le energie.”

“Andiamo anche noi, vero Giu?” – aggiunse Davide trattenendo a stento uno sbadiglio – “Io domani ho una riunione con alcuni nuovi clienti e son distrutto.”

Giulia annuì distrattamente e gli prese la mano. Continuava in realtà a osservare Ivan ed Eva, quella sera era stata davvero strana, necessitava anche lei di riposo.

I quattro uscirono dal locale e tra loro scese il silenzio, nessuno parlò sino a quando non raggiunsero l’auto di Ivan.

“Noi siamo arrivati. Tu dove hai parcheggiato?” – domandò il ragazzo a Davide cercando le chiavi.

“Siamo venuti a piedi” – replicò Giulia – “Davide deve tenersi in forma” – scherzò poi si bloccò all’istante quando riconobbe il cancello davanti al parcheggio – “Ragazzi ma voi conoscete questo parco?”

“È la villa dei matti” – disse Davide come se fosse ovvio.

Giulia sbiancò e guardò alternativamente il fidanzato e il cancello. Non riusciva a capire se la stesse prendendo in giro o fosse serio.

“Non conosci la storia della Villa della Speranza? Era il vecchio manicomio della città, da qualche mese è diventato un parco.” – le spiegò Davide – “Ivan hai lavorato anche tu al progetto, no?”

“Sì, la mia azienda ci ha lavorato per anni e dopo varie peripezie burocratiche sono riusciti a inaugurarlo.” – rispose Ivan accendendosi una sigaretta – “Resta ancora qualche intervento da fare ma il progetto è stato davvero interessante. E in una piccola ala c’è una sorta di casa-famiglia per i pazienti psichiatrici ma autosufficienti.”

“Io ci sono capitata oggi per caso, non sapevo cosa fosse. È davvero bello.” – disse Giulia con un filo di voce – “Anche se un po’ inquietante, in effetti. Ora è meglio andare.” – aggiunse poi senza nascondere un filo di nervosismo nella voce.

I ragazzi si salutarono ma nessuno di loro si rese conto di una luce che illuminava un angolo del parco. Lì, un giovane uomo sorrideva mentre accarezzava un gatto e osservava il gruppo, soffermandosi specialmente su Giulia. Il suo sguardo vagava sull’intera figura della donna in maniera quasi convulsa. Quando tutti sparirono dalla sua vista sospirò e cercò qualcosa nelle tasche. Prese un taccuino rosso e scrisse velocemente delle frasi.

Doveva rivederla, da sola. Le erano bastati pochi momenti per restare colpito ma doveva scoprire qualcosa di più e cercare di capire se potesse essere realmente quella giusta.

2021-06-04

Aggiornamento

La campagna sta procedendo bene, piano piano siamo arrivati al 40%. Ringrazio chi sta credendo nel mio progetto, anche chi solitamente non ha dimestichezza con la tecnologia. Nei miei profili Social trovate informazioni in più sui contenuti e presto altre novità.
2021-05-27

Aggiornamento

Ringrazio per la fiducia e il sostegno di chi sta preordinando il libro. Vi terrò aggiornati e presto ci saranno novità.

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Marcella Pitzeri
Sono nata e cresciuta in un piccolo paese della Sardegna, sin da piccola ho avuto la passione per la scrittura ma tutto rimaneva dentro i quaderni. Mi sono laureata in Biologia sperimentale e ancora oggi resta una dei miei amori anche se la vita mi ha portato a fare tutt'altro. Dal 2013 mi sono trasferita a Imola, dove vivo attualmente e dove è nata l'idea del libro.
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