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Il volo dell'Aquila - alla ricerca della montevarchinità

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Consegna prevista Maggio 2022
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L’Aquila 1902 di Montevarchi, società sportiva più antica della Toscana, autentico motore umorale di una cittadina da circa 25.000 abitanti, esemplificativa della provincia Italiana. Con un modo di vivere la passione calcistica che sfocia nell’appartenenza di campanile, apparentemente divenuta una rarità nel mondo del pallone, dove diritti televisivi, contratti fantasmagorici e sponsorizzazioni narrano di un universo distante dalla veridicità popolare che ne ha determinato il successo e lo sviluppo, nel cosiddetto Stivale.
Da questo nasce la “montevarchinità”, neologismo identitario che può esser declinato per altre città, altre province, con il medesimo cuore pulsante, le stesse contraddizioni e peculiarità. Per indagarla, nove narrazioni che intrecciano vicissitudini societarie ed sentimenti dei tifosi, eroi improbabili con aneddoti mai trascritti, spesso tenuti vivi dal racconto orale di bar in bar.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo amore dei colori rossoblù, seguend il bisogno di restituire il trasporto di una città di provincia. Periferia dei grandi capoluoghi nazionali, come molte altre.
Un lavoro che parla di calcio, di vita, di abitudini, di vizi e virtù per una comunità replicabile in altre decine di situazioni analoghe.
Dove batte ancora un cuore verace, che detta gli umori settimanali, scanditi dal risultato che consegue alla sfida di 11 uomini contro altri 11, su un prato, inseguendo un pallone

 

ANTEPRIMA NON EDITATA

Premessa

No, Montevarchi può essere un esempio, ma non l’esempio. Montevarchi la utilizziamo come generica rappresentazione della provincia italiana e del suo modo verace di vivere un senso di comunità anche attraverso la squadra cittadina. Si parla di un comune che non raggiunge i 25.000 abitanti, da inserire in un contesto di vallata che sarebbe il Valdarno Superiore. Tra Firenze, Arezzo e Siena, nel centro dell’Italia, in posi-zione strategica tra le città d’arte toscane. Una valle dove una cittadina termina all’iniziare dell’altra, che guardata nel complesso propo-ne numeri ed espansione da grande città, ma all’interno della quale sopravvivono identità dif-ferenti. Talvolta rivalità campanilistiche, non solo a livello sportivo (anche se poi, se dal calcio non si parte per tutti, per la maggioranza vi si sfocia).

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Parlare di montevarchinità, e delle storie più o meno affascinanti o rappresentative che legano i montevarchini ai colori rossoblù dell’Aquila 1902, è chiaramente singolare. Ma probabilmen-te spendibile in centinaia di altre realtà simili, all’interno del cosiddetto Stivale. Raccontarlo in un certo modo significa cercar di fare emergere uno dei tanti angoli resistenti di genuinità e passione collegate al gioco del pallone; nessuno ha la pretesa di definirlo “unico”, né “superiore” per intensità ed importanza rispetto ad altri. Si tratta solo di un’altra testimonianza. Una forte storia sportiva (si parla del club più antico della Toscana), tramandata di generazio-ne in generazione ed in grado di alimentarsi, nonostante le mutazioni che hanno investito il mondo del calcio negli ultimi 30 anni. Da qualche parte – e fortunatamente non in pochi angoli – a prescindere dalle categorie o dai blasoni, esistono tifoserie che si approcciano ancora alla domenica sportiva con l’entusiasmo che fu dei propri padri; cittadine in cui per molti, il morale del lunedì mattina viene determi-nato dal risultato della squadra di calcio.

In un tempo in cui si usano spesso a sproposito (e talvolta per rappresentare concetti elitari, esagerati o comunque escludenti) parole come “identità”, “orgoglio” e “tradizione”, circoscritte anche a piccoli universi grandi quanto un quartiere di una metropoli,ma che trovano rappre-sentazione reale ed universale nel potere aggregativo che detiene un pallone e 22 giocatori a corrervi dietro. Senza che questi siano top player dai contratti multimilionari. Ogni atleta – qualsiasi sia il suo feedback o velleità – può vivere la sua stagione da eroe, porta-to in trionfo da un paese intero. È successo e succederà ancora, a Montevarchi come in tante altre realtà dell’estrema provincia. Vivendo di memoria, rammentando il passato, guardando comunque al futuro con la speranza di ritrovare momenti simili per emozione, malgrado lo scorrere del tempo.

#Montevarchinità

Abito a Montevarchi. In realtà non c’è nessun altro posto in cui avrei desiderato abitare nell’arco di 30 chilometri.

Non dico che non esistono luoghi migliori, ma mi accontento. Avrei sempre voluto prendere casa a Barcellona; diciamo che la differenza di prezzi è un tantino più vantaggiosa in zona.

Montevarchi era paese di “bevitori, mignotte e gioco di azzardo” dice spesso un mio amico. In realtà non è che oggi queste pratiche siano divenute così impopolari. D’accordo, forse si è per-so un po’ il vizio per il gioco, ma del resto è stato legalizzato nei tabacchini: facessero lo stesso con la prostituzione, non avremmo case “fantasma” in via Marzia e in via Cennano. Ma questo, non dipende da noi.

A Montevarchi abbiamo una piscina, un palasport, uno stadio ma non un campo da cricket: era stato promesso alla comunità indiana dal candidato perdente alle elezioni. Evidentemente comunità ininfluente, che dovrà continuare ad arrangiarsi nei prati liberi a disposizione, come fanno i “gladiatori” del “nostro” Gioco del Pozzo.

Intorno ai primi di Settembre, ci si convince tutti che un tempo la moneta fosse il Varco e che il centro storico esplodesse di bizzarri accampamenti medievali. La cittadinanza (anche più an-ziana) accetta di buon grado il fatto che, per decidere l’ordine con il quale i quartieri si sareb-bero avvicendati al pozzo dell’acqua con le loro mezzine, si disputasse una sfida tra rioni a un gioco misto tra pallacanestro e rugby. Esempio probabile di come la storia finisca laddove ini-ziano le rievocazioni moderne: ma poco importa, lo spettacolo diverte un po’ tutti.

A Montevarchi esistono anche le frazioni, ma spesso a chi ci abita sembra di no, vista la poca attenzione ai dettagli del loro quotidiano. Ma ad onor del vero a Montevarchi ogni quartiere – ogni strada – la vede più o meno allo stesso modo, a parte il Centro Storico.

Di quello, piace parlar spesso. Lo si descrive come potenzialmente bello, ma praticamente in-vivibile. Che si sta ripopolando ma è sempre deserto, e comunque è stato “invaso”. Tutto som-mato a parte qualche pisciata nei vicoli e qualche intonaco calante, risulta abbastanza in linea con la cura del suolo comunale tutto.

Io che abiterei nel centro storico, non ci abito. Se lo dico, mi si chiede quanto vorrei abitare in un luogo dove i panni stesi alle finestre abbondano e l’odore di piscio nei vicoli è mediamente piuttosto presente. In realtà, amando Barcellona, decadenza e vicoli (e inevitabile odore acre che fa parte del pacchetto) potrebbero farmi sentire finalmente “a casa” , o comunque dove avrei sempre voluto stare. Potrebbe piacermi quindi. Soprattutto quando sono ubriaco.

Credo che Salvador Dalì e probabilmente anche Charles Bukowski avrebbero abitato volentieri a Montevarchi. Nel caso del primo, l’ispirazione lo avrebbe sicuramente direzionato a trasfor-mare la città in un museo a cielo aperto (come ha fatto a Figueres); nel caso del secondo, vai a sapere se mai avesse potuto incontrare nei bar qualcuno capace di metterlo in soggezione.

Si, perché Montevarchi ci sono i Bar. I Bar vivono parallelamente e di pura e godibile inerzia rispetto a tutto il resto che, complice la crisi odierna, tentenna. Nei bar si scopre la montevar-chinità, soprattutto in quelli aperti dopo le 22. Evviva i bar.

Come descrivere la montevarchinità? Difficile. Mi si dice con frasi tipo:

“Un dito alla crema da Gelè la domenica pomeriggio dopo la partita”

“Il pane con il pomodoro stropicciato alla vecchia Capannina, lungo l’Arno”

“Salendo in pellegrinaggio sul colle dei Cappuccini, o discendendolo a tutta velocità in biciclet-ta”

“Se sei del Giglio, non sei del Pestello e tanto meno di Via Roma. Ma se sei di Levane, non sei Montevarchino”.

A parte gli scherzi, io la descriverei oggi in questo modo.

Prima di una tornata elettorale, il montevarchino modernizzato (che ha scoperto da pochi anni Facebook e i social network), si autoalimenta nella polemica verso la gestione comunale mo-

mentanea. Sottolinea all’impazzata mancanze, problematiche, “degrado” (addirittura a questa parola riesce a dare un nuovo significato, visto ciò che rappresenterebbe realmente). Polemiz-za e invita alla resa dei conti finale, più o meno orgogliosamente appoggiato da chi si presenta come alternativa.

Una volta che il comune passa di mano, e l’alternativa diventa governo, in neanche sette giorni le stesse persone riprendono – come in un videogame sempre uguale che si rigenera – a de-nunciare lo stesso: semplicemente cambiando il colore dei responsabili, all’alternarsi della gestione. Gli ex governanti, ora all’opposizione, più o meno orgogliosamente si accodano.

Polemica, dissacrazione, mancanza di oggettività e poca pazienza, quindi. È questa la Monte-varchinità?

Forse no. Forse siamo semplicemente Italiani con il pedigree. Ed infatti Montevarchi si trova nella cartina più o meno al centro della penisola. “Non si direbbe se si passa la sera da Piazza Vittorio Veneto, dove ci sentiamo ospiti a casa nostra” risponderebbe qualche irriducibile nel gruppo polemico cittadino sui Social.

Qualcuno dovrà pur riempire gli spazi pubblici e centrali che i Montevarchini, in un evidente eccesso di montevarchinità, hanno deciso di abbandonare a sé stessi in tempi non sospetti, no?

Quindi forse tra qualche anno la montevarchinità sarà rappresentata da una pigmentazione della pelle lievemente più scura di quella media attuale. O forse potremo riconoscerla nella pratica del chiudersi in casa a tremare, dietro grate alle finestre, guardando il mondo esterno con timore e ringhiando con rabbia su una tastiera del PC. Chissà.

Ma bando alle tristezze e alla depressione, amici! Montevarchi non è così malsana e decadente come il buon padre di famiglia che può leggere questa descrizione bislacca sarà portato a pensare!

Montevarchi è Bella!

E a parte la facilissima ironia, talvolta lo è per davvero. Lo è in certi sabati mattina luminosi, oppure in quelle domeniche pomeriggio dal cielo azzurro e l’aria fresca primaverile. Lo è partendo dal profondo dei suoi boschi e dall’altura delle sue vette, scendendo per i lungarni e le frazioni. Per non parlare del patrimonio museale e cultura-le (da mettere in rete o meno, questo lo vedremo in futuro), o delle serate estive in Piazza Var-chi quando c’è un buon concerto, o nelle stesse davanti alle gelaterie. Quando i bambini schiamazzano, si rincorrono, calciano un pallone tra gli adulti che li sgridano, nelle piazze.

Quando la montevarchinità si riversa per le strade, a qualsiasi ora del giorno, è veramente un piacere camminare per Montevarchi. Ugualmente lo è passare la domenica nella curva sud dello Stadio, quando gioca l’Aquila Calcio, anche e forse soprattutto in quei mesi in cui il freddo ti punge fin sotto le sciarpe rossoblè, e magari diluvia.

Montevarchi universo diverso dal resto del mondo, proprio perché in fondo uguale a tutti gli altri comuni di poco sopra i ventimila abitanti in Italia.

Montevarchi come Paese con ambizione di esser Città: antagonista dei “cugini” a pochi chilo-metri di distanza, ma rivaleggiante con il capoluogo di provincia.

Con mio padre, quando ero piccolino, era una gioia passare dalla Torrefazione Bronzi a com-prare le caramelle gommose, guardando le foto ingiallite sulle pareti, mentre il jazz risuonava in sottofondo, nel locale pubblico più american retrò che esista in provincia. Lo era ancor di più andare a prendere il caffè, dopo il pranzo dai nonni, al Bar Giglio da Gloria e Puleggia.

Sono questi i miei primi ricordi di montevarchinità.

Oggi dal Bronzi mi fermo per comprare sigarette e il bar lo frequento molto più con una birra in mano, che con un caffè.

Mia madre dice che da quando finalmente sono riuscito a trasferire i miei libri e dischi (più qualche straccio di vestito) a Montevarchi, sembro come liberato da una sorta di limite auto imposto alle mie passioni – che le teneva rinchiuse in me stesso – pur abitando a una manciata di metri di distanza dal suolo comunale.

Dice che sono più sereno. Che sono più me stesso.

Come quando sono a Barcellona.

Meno male.

2021-09-25

Aggiornamento

Ci sono mille ragioni per non dimenticare Antonio Arcadio, quando si parla di storia dei colori rossoblù. Anche perché a più riprese ne è stato assoluto protagonista. Dopo le 16 reti per la promozione in C1 del 1995, ritornerà in campo nella stagione 2003/04 (dopo aver assaggiato la serie A ed aver disputato stagioni di successo in serie B), per sposare il nascente progetto dell’Aquila post radiazione a seguire. Stavolta dalla panchina. Sotto la sua guida, la squadra vince il campionato di Seconda Categoria nel 2012/2013, dando il la a quella cavalcata che riporterà il Montevarchi fino alla Lega Pro. Ma la rete più emblematica firmata da Totò, resta quella della sfida/spareggio con il Sandonà: stagione 1994/95, penultima giornata, con gli aquilotti sotto per due reti a zero alla fine del primo tempo, capaci di ribaltare il risultato nella ripresa sotto un diluvio battente. Il sorpasso ad opera di Ermini – che significa sostanzialmente promozione - avviene all’ottantasettesimo: tutto intorno a lui è il delirio, ma c’è un giocatore in campo che appare deciso a lasciare il proprio sigillo sulla partita, nonostante tutto. Ed è proprio lui. In una gara tanto rocambolesca quanto storica, Arcadio riesce a trovare la forza per chiuderla a pochi secondi dal fischio finale, spinto probabilmente da un’elettricità nell’aria difficile da raccontare con le parole. Lo fa con una rincorsa incredibile su un lancio lungo, in un campo allentato dalla pioggia copiosa, prima di depositare alle spalle del portiere avversario il gol dell’apoteosi: è vittoria per quattro a due, e la promozione sembra già in tasca. Quel gol, oltre che raccontato ne #IlVoloDellAquila, è stato ridisegnato anche nel fumetto “come l’onda in mezzo al mar, ad opera di Francesco Benucci e Gianluca Borgogni, e presente all’interno del volume.
2021-09-21

Aggiornamento

Aprile 2015. Dopo radiazione societaria, rifondazione e ripartenza dalla Seconda Categoria, l’Aquila Montevarchi 1902 si trova ad un passo dall’ennesima promozione, puntando al ritorno in Serie D. Al bomber Federico Cuccoli – tra le altre cose, appassionato surfista – manca una sola rete per raggiungere il gol numero 40 in maglia rossoblù: una cifra tonda che marchierebbe a vita il legame con la gloriosa squadra montevarchina, abbracciata in anni difficili quanto entusiasmanti per i tifosi. La rinascita dalle proprie ceneri, un cammino che qualche anno più tardi avrebbe riportato la città nella terza serie nazionale. La sfida decisiva è al Brilli Peri, contro il Pratovecchio. Cuccoli parte dalla panchina, come spesso gli capita, ma riuscirà comunque a centrare il bersaglio letteralmente “surfando” la Curva Sud . Come immortalato nella splendida foto sottostante.
2021-09-20

Aggiornamento

Si parla de Il Volo dell'Aquila nel numero di Settembre del mensile Valdarno Oggi
2021-09-13

Aggiornamento

Il Volo dell'Aquila Il 1984 non è soltanto l’anno che dà il nome al celebre romanzo di George Orwell. La Apple lancia il primo Macintosh, al cinema si consuma il sodalizio tra Sergio Leone ed Ennio Morricone con “C’era una volta in America”, Bruce Springsteen pubblica “Born in the USA” ed i Red Hot Chili Peppers debuttano con il loro omonimo album d’esordio. Anche l' Aquila 1902 Montevarchi non può essere da meno, ed inanella una stagione storica, quella della “doppietta” con la conquista del campionato e della Coppa Italia di Serie D, a suon di gol firmati dal bomber Giorgio Garozzo. La storia di questa squadra e molto altro, ne Il Volo dell'Aquila.
2021-09-07

Aggiornamento

Foto dalla prima presentazione del crowdfunding de Il Volo dell'Aquila, ospiti dell'associazione MAHmutt di Montevarchi, in occasione delle festività patronali. Da sinistra: Andrea Balsimelli della Curva Sud, autore della prefazione - Davide Torelli, autore del volume - Francesco Benucci di Big Ben Studio, sceneggiatore del fumetto "come l'onda in mezzo al mar", contenuto nel volume.
2021-09-02

Aggiornamento

Domenica mattina, Piazza dello Sferisterio a Montevarchi. Ore 11. Presentazione del crowdfunding de Il Volo dell'Aquila con MAHmutt (https://www.facebook.com/Mahmuttmultiarthub/)
2021-08-30

Aggiornamento

Domenica 5 settembre presentiamo il crowdfunding all'interno degli eventi circoscritti alla festa del Perdono a Montevarchi. Nello spazio dedicato all'associazione MAHmutt, in Piazza dello Sferisterio antistante al Politeama. Iniziamo alle ore 11.
2021-08-25

Aggiornamento

A Montevarchi, appena imboccata Via Roma, da qualche anno esiste e resiste una mostra/museo di cimeli legati alla squadra. Il risultato del lavoro insistente dell'associazione Memoria Rossoblù: Storia dell'Aquila Montevarchi, che racchiude centinaia di appassionati con l'obiettivo di tramandare quella passione e quel senso di appartenenza cittadina che sta alla base de "Il Volo dell'Aquila - alla ricerca della montevarchinità". In arrivo un video trailer per raccontare l'esperienza, e spiegare ancora un pò cosa si cela dietro all'opera, a sostegno di questo crowdfunding.
2021-08-24

Aggiornamento

All'interno de #IlVoloDellAquila, come già detto, troverete l'inserto fumettistico "come l'onda in mezzo al mar", sceneggiato da Francesco Benucci di BIG BEN Studio e disegnato da Gianluca Borg Borgogni. Nella storia raccontata, vengono ridisegnati tre gol storici nella storia dei rossoblù, e si tratta - da quel che ne sappiamo - del primo fumetto sull' Aquila 1902 Montevarchi. Qui ve ne offriamo un'anteprima: di che goal si tratta, secondo voi?
2021-08-23

Aggiornamento

.....ed a proposito di arbitri, berignolo e soprattutto #Montevarchinità. Conoscete la storia del gemellaggio cittadino tra il Comune di Montevarchi e la ridente cittadina francese di Saint Genis Laval? Il 26 giugno del 1966 un folto gruppo di francesi sedeva molto vicino al campo, ospiti d’onore per la partita tra l’ Aquila 1902 Montevarchi contro il Cecina : una partita decisiva per le sorti della stagione, non esattamente ben arbitrata dal giudice di gara. Un gol avversario fantasma (e convalidato) ed un paio di rigori sacrosanti non fischiati, generano il delirio al #BrilliPeri…. Per scoprire come è andata a finire – soprattutto rispetto all’incolumità degli inconsapevoli gemellati francesi – potete soltanto sostenere il crowdfunding de #IlVoloDellAquila. E preacquistare la vostra copia!
2021-08-20

Aggiornamento

“Arbitro, c’è il berignolo….” Una frase che fuori dall’area di #Montevarchi potrebbe apparire senza significato, ma che da anni si sente riecheggiare al #BrilliPeri. Destinatario, ovviamente, il giudice di gara oppure i suoi colleghi assistenti. Colpevoli di arbitraggi poco favorevoli per i colori rossoblù. All’interno de #IlVoloDellAquila, la storia che si cela attorno a questa espressione, cercando di capire quando e come si è creata la leggenda dell’arbitro che finisce “nel berignolo”, almanacco alla mano. Foto presa in prestito dall'archivio di Memoria Rossoblù: Storia dell'Aquila Montevarchi, scattata dal maestro Massimo Anselmi Mostra meno
2021-08-16

Aggiornamento

A volte faceva allenare i suoi giocatori la sera, quando era già calato il sole, e lo stadio di Montevarchi non era illuminato. In quegli anni l’inquinamento luminoso circostante era notevolmente inferiore ad oggi, ed era presumibilmente complesso riuscire a vedere la porta, dopo il crepuscolo. Era in quelle condizioni che Lupo esortava i suoi attaccanti a tirare da fuori area, oppure a battere dei calci di rigore: se avessero gonfiato la rete praticamente ad occhi chiusi, avrebbero avuto meno problemi nel farlo la domenica seguente. Altre volte, a fine allenamento, Lupo accompagnava alcuni dei suoi ragazzi a recuperare i palloni dispersi chissà dove attorno al rettangolo di gioco del Brilli Peri. La porta degli spogliatoi era piccola e stretta, e spesso le condizioni di visibilità erano limitate dal buio che stava sopraggiungendo, come sopra. In qualsiasi posizione fossero –ovunque avessero recuperato una delle sfere disperse durante la seduta- la sfida stava nel centrare con un tiro quella minuscola porta di ingresso. Inutile dire che, con i piedi buoni che si ritrovava, spesso quella gara la vinceva proprio lui. Chi era Costanzo “Lupo” Balleri e cosa ha rappresentato per Montevarchi in veste di giocatore prima, e di allenatore poi? Per scoprirlo, basta acquistare #IlVoloDellAquila, sostenendo la campagna di crowdfunding!
2021-08-09

Aggiornamento

Quale dei gol storici dell’Aquila rappresenta di più l’essenza della #Montevarchinità? Quello di Pietro Bencini al Marassi di Genova, per un clamoroso successo fuori casa ai danni dei blasonati genoani negli anni’70? Oppure la rete di Marco Cellini all’Artemio Franchi di Firenze, con la quale l’Aquila espugna il bunker dell’allora Florentia Viola, nient’altro che la Fiorentina momentaneamente in C2 dopo le note vicissitudini societarie? O ancora, che ne dite della rincorsa incredibile di Antonio Arcadio, sotto la pioggia di Montevarchi nella storica sfida contro il Sandonà? Quella in cui i rossoblù riescono a rientrare da uno 0-2 registrato nel primo tempo, per vincere in rimonta segnando la bellezza di 4 reti e strappando più di mezzo biglietto per la promozione in serie C1? Non solo troverete queste storie raccontate ne #IlVoloDellAquila, ma per la prima volta potrete osservarle filtrate dalla nobile arte del fumetto, grazie alle 7 tavole disegnate da Gianluca Borg Borgogni e sceneggiate da Francesco Benucci di Big Ben Studio. Il primo fumetto di sempre sull’Aquila Montevarchi 1902, che trovate in coda al volume, acquistabile - sostenendo la campagna di crowdfunding – qui: https://bookabook.it/libri/ilvolo-dellaquila
2021-08-02

Aggiornamento

Chi sono questi personaggi? E cosa c'entrano con la #montevarchinità ? Piccolo indizio: all'interno de #IlVoloDellAquila, troverete anche 7 tavole fumettistiche disegnate da Gianluca Borg Borgogni e sceneggiate da Francesco Benucci di BIG BEN Studio , dal titolo "Come l'onda in mezzo al mar". Il primo fumetto sulla storia dell' Aquila 1902 Montevarchi!

Commenti

  1. Moreno Celentano

    Libro che sembra molto interessante. Conosco l’autore come cronista sportivo in ambito cestistico e i suoi scritti sono fra i migliori in quell’ambito. Sono curioso di leggerlo in questa sua incursione nel calcio di provincia. L’argomento mi sembra stimolante per capire un mondo che ci sembra restato lontano, ma che nelle retrovia, riguarda un po’ tutti, sportivi e non. Penso che sia proprio un discorso di anima, quello che pervada l’opera. Molto azzeccata anche l’idea di inserire una parte a fumetti che, a quello che ho capito, va a completare il tutto. Sicuramente dà completezza anche di fruizione a tutto il libro e lo rende piacevole a più strati. I disegni nell’anteprima sono molto convincenti. Spero che questo lavoro abbia successo e lo sosterrò volentieri.

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Davide Torelli
Davide Torelli nasce a Montevarchi (in Toscana) il 29 Gennaio del 1984. Si laurea all’Università degli Studi di Firenze in Media e Giornalismo, collaborando negli anni con numerose testate di informazione locale, sia cartacee che online. Appassionato di pallacanestro dalla tenera età di 6 anni, fonda il canale Youtube BIG3 (ex Nba Week), scrivendo contenuti per siti del settore come True Shooting e The Shot.
Nel 2019 ha pubblicato il saggio storico “Nikolaj Bujanov, il partigiano che dette la vita per Cavriglia” con Settore8 Editoria, oltre ad alcuni racconti in differenti antologie dedicate. Per Ultra Sport, nel 2020 ha scritto “So Nineties, il decennio dorato della NBA”, e nel 2021 “Sonics, l’epopea di Seattle nella storia della NBA”, entrambi a tema cestistico d’oltreoceano.
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