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In fuga con me stessa

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Consegna prevista Agosto 2020

Andate e ritorni. Queste pagine ne sono piene. Già, perché a volte l’unico modo per ritrovare se stessi è proprio la fuga. E poco importa se questa dura solo qualche giorno, l’importante è fuggire, dalla consuetudine, da ciò che ci è noto, da tutte quelle rassicuranti abitudini che costituiscono la nostra quotidianità.
Ecco allora una giovane donna di trent’anni, che un giorno decide di mettersi uno zaino in spalla e partire, da sola, per raggiungere città mai viste prima. Quello che all’inizio non è altro che una scommessa con se stessa, finirà per rivelarsi il miglior modo per tornare a respirare, ad aprire gli occhi e meravigliarsi delle piccole cose.
Ne vien fuori una raccolta di pensieri ed emozioni, che, tra disavventure e preziosi incontri, si fanno via via sempre più vivaci. Così come i passi, instancabili e curiosi, che a forza di andare avanti, consegnano al lettore uno sguardo inedito su sei città, quello di una giovane donna in cammino, verso il mondo e se stessa.

Perché ho scritto questo libro?

Se vi dicessi che l’idea del libro c’era sin dall’inizio, quando in una grigia mattina d’autunno ho deciso di lanciarmi in questa avventura zaino in spalla, darei l’ottima impressione di chi nella vita ha sempre tutto sotto controllo. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte, allora vi dirò la verità: questo libro è nato per caso, quasi senza che me n’accorgessi, macinando passi e pensieri in città sconosciute, fino a quando un giorno mi son detta, e se questi mie pensieri diventassero parole?

Prendere la vita un po’ a caso è un concetto che mi piace. Così due mesi fa ho comprato un biglietto aereo. A caso, appunto, dicendomi che al viaggio avrei pensato poi. Poi, quel poi è arrivato, più veloce di quanto immaginassi, e guarda un po’, è esattamente oggi. Allora metto lo zaino in spalla e via, verso l’infinito e oltre. 

Non so esattamente dove si trovi questo infinito, ma di sicuro per arrivare fin là si passa da Bologna. Allora raggiungo l’aeroporto, ma appena entro mi coglie un senso di smarrimento tale, che trovo conforto solo nello zaino che mi pesa sulle spalle. Del resto ne abbiamo viste più io e lui, che tante coppie d’innamorati: il cammino portoghese verso Santiago, la Liguria a piedi, per non parlare di quando insieme ci siamo spinti fino in Islanda. È stato un bel girare, il nostro, anche se dall’ultima volta che ho preso un aereo sono passati quasi due anni. Così oggi mi sento arrugginita e un tantino vecchia, ma forse questo non dovrei dirlo, in fondo è solo da un anno che sono entrata nei trenta. Allora chissà, sarà che per la prima volta ho l’imbarco prioritario? 

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Prima d’imbarcarmi, però, passo dal gate, ché va bene l’esser ‘vecchi’ e arrugginiti, ma i passi da compiere per salire sull’aereo sono rimasti gli stessi di qualche anno fa. L’aria è quella tesa di sempre, ma è una tensione composta, che non vuol dare troppo nell’occhio, ad eccezione di chi, prima di dire addio alla sua bottiglietta, tracanna acqua manco fosse il giorno del castigo. 

Finito il serpentone, arrivo davanti a una macchinetta automatica che mi chiede di mostrarle la carta d’imbarco. Mi sembra di ricordare che ci fossero uomini e donne l’ultima volta, mani e sguardi veri, ma a quanto pare agli umani non fanno fare più nemmeno questo. Ho un moto di sdegno, ché per carità, ben venga la tecnologia, ma mi chiedo dove siano andate a finire tutte quelle persone. Avranno ancora un lavoro? Uno stipendio? Al primo contatto con gli umani che popolano questo luogo, però, mi dico che forse si, a volte è davvero meglio affidarsi alla tecnologia. Sono infatti davanti a questa macchina parlante, non so cosa diavolo fare, quando un’addetta ai lavori grida qualcosa da lontano. Parla con tre o quattro persone insieme ed io non capisco che tra le parole che sta pronunciando ce ne sono alcune anche per me. Allora si avvicina e visibilmente stizzita mi chiede: “Ma lei parla italiano?!”. 

Dev’essere uscita dal liceo si e no tre giorni fa. Lunga coda di cavallo sopra la testa e un’altezza tale da arrivarmi all’ascella. “Sì”, rispondo. Te? Ma questo non glielo dico. Non le dico neppure che anche se mi guarda in quel modo, forse tra le due la cretina non sono io. Lo penso, certo, ma non glielo dico, ché se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è proprio farmi gli affari miei e poi, be’, mi appresto a vivere giorni di sano egoismo, tanto vale che inizi a tenere tutte le cose per me sin da adesso. 

Superato l’impasse, salgo a bordo e tempo zero mi si siede accanto un indiano, che per carità, mica per niente, ma ti pare il caso di mangiare la zuppa di cipolle prima di un volo? Chissà, magari ha pensato di godersi l’ultimo pasto, metti che qualcosa va storto… Mica come me, che ho soltanto un misero pacchetto di crackers. Li butto giù uno ad uno quasi di nascosto, non s’abbia a vedere che ho lo stomaco debole di una vecchia. Ma il mio sforzo è vano perché un attimo dopo, sarà l’entusiasmo del viaggio, sarà l’alta quota che da alla testa, le due signore in là con l’età alle mie spalle decidono che è proprio giunto il momento di una bella botta di vita e si lanciano nell’acquisto di un nuovo profumo. Pensa te che fortuna, eh! 

Così, tra una fragranza e l’altra, nell’entusiasmo generale che si scatena alle mie spalle, mi sale una nausea che metà sarebbe bastata. Trattengo il fiato, leggo, cerco di dormire. Le provo davvero tutte, ma è un’agonia. Be’, per fortuna il volo è breve e ben presto tocchiamo terra.

Oplà. Un sobbalzo e ci siamo. 

E adesso? 

Adesso siamo soli, io e il mio zaino. Che poi soli è una parola grossa, manco fossimo nel niente dall’altra parte del mondo. Non sono mica il Cero, che l’estate scorsa se n’è andato da solo in Sud Africa o l’Eli, che ha mollato tutto ed è andata a vivere a New York. Io in confronto sono una dilettante e pure a tempo determinato, perché amo partire, certo, perdermi in luoghi mai visti e confondermi tra gente sconosciuta, da scoprire o semplicemente sfiorare per qualche istante, ma col lavoro, si sa, i giorni liberi a disposizione son quelli che sono, così tocca sempre tornare, e ahimè, anche alla svelta. 

C’è chi mi dice che non sono abbastanza ambiziosa, che potrei fare anch’io come i miei amici, un biglietto di sola andata per una nuova vita. Be’, forse chi lo dice ha ragione, ma intanto domani mi sveglio a Lisbona. 

Mica poco. 

11 novembre 2019

Aggiornamento

Ogni viaggio che si rispetti ha bisogno d'un buon compagno.
Io, nei miei, ho scelto sempre il solito, che chissà perché, per quanto pieno fosse, riusciva ogni volta a farmi sentire leggera, desiderosa di macinare passi e perdermi chissà dove.
E così, eccolo il mio zaino blu, fedele compagno di tutte le andate ed i ritorni di In fuga con me stessa.
Insieme ne abbiam viste e vissute di tutti i colori, anche se ammetto che negli ultimi tempi l'ho un po' trascurato: sono mesi, infatti, che se ne sta chiuso in un armadio ed ora penso davvero sia giunto per noi il momento di rimetterci in cammino.
Prima, però, tocca intraprendere un viaggio diverso, di quelli che all'inizio ti mettono un po' d'ansia ma poi, giorno dopo giorno, ti dici, però... non capita mica a tutti, nella vita, di poter fare un viaggio così! Certo, stavolta non potrò fare come nelle pagine di In fuga con me stessa: prendere e partire da sola per perdermi chissà dove. Stavolta avrò bisogno di lettori curiosi, desiderosi di cambiare aria, anche solo per qualche pagina, e di viaggiare insieme a me; avrò bisogno di amici, e se gli amici non dovessero bastare, be', serviranno anche gli amici degli amici, per poi passare agli amici degli amici degli amici... insomma, più siamo meglio è, tanto di posto ce n'è per tutti.
Adesso che il viaggio è solo all'inizio, non so dirvi cosa accadrà lungo il percorso, se anche qui ci saranno imprevisti e dolori a fiaccare i miei passi, ma spero davvero che questo progetto possa appassionare a tal punto che le avventure, le città e gli incontri, contenuti in queste pagine possano finalmente diventare un libro; uno di quelli veri, eh, fatto di carta e parole d'inchiostro messe nero su bianco.
Un grazie sincero a chi ha già deciso di stare al mio fianco in questo cammino, che per quanto insolito ed arduo si dimostrerà, be', di sicuro sarà una splendida avventura.

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Irene Romano
Mi chiamo Irene e sono nata in un paesino della provincia di Firenze, dove tutti si conoscono e un tempo i bambini si avventuravano per le strade a inventar passatempi. Da piccola stavo fuori casa da mattina a sera, un vizio che mi porto dietro anche adesso che mi son fatta grande e che la mia vita s'è spostata in città.
Laureata in Storia Contemporanea, amo tutto ciò che mi porta altrove: la musica rock, le illustrazioni e le storie, soprattutto quando si stringono tra le dita e profumano di carta.
Oltre a leggerne, di storie ne ho anche scritte. Scrivere è infatti un modo per stare al mondo; per mantenermi leggera, proprio come quando metto lo zaino in spalla e parto, ma sempre per tornare, eh, ché di qualcosa bisogna pur vivere.
Segretaria di giorno, di notte scrivo. A trent'anni ho una doppia vita e a tratti ne azzardo una terza, tra sogni, amici, smarrimenti e amore...finché dura.
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