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In fuga con me stessa

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Per ritrovarsi a volte c’è bisogno di una fuga, soprattutto quando hai trent’anni e le rassicuranti abitudini quotidiane cominciano a toglierti il respiro. Così, zaino in spalla, si parte per raggiungere città mai viste prima, tornando ad aprire gli occhi e a meravigliarsi, anche davanti alla bellezza dei piccoli gesti. Un vagare solitario, tra disavventure e preziosi incontri, da cui vien fuori una raccolta di pensieri e intense emozioni. Prima Lisbona, dopo Londra, e poi la voglia di non fermarsi più: Atene, Vienna, Dublino e, infine, Berlino.

Sei capitali europee raccontate attraverso lo sguardo di una giovane donna che, girovagando per il mondo, passo dopo passo, riscopre se stessa.

PREFAZIONE

Se vi dicessi che l’idea del libro c’era sin dall’inizio, quando in una grigia mattina d’autunno ho deciso di lanciarmi in questa avventura zaino in spalla, darei l’ottima impressione di chi nella vita ha sempre tutto sotto controllo. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte, e allora vi dirò la verità. Questo libro è nato per caso, quasi senza accorgermene, macinando passi e pensieri in città sconosciute, fino a quando un giorno mi son detta: e se questi miei pensieri diventassero parole?

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Il più delle volte è proprio così che funziona con le cose belle della vita; non pensi affatto che possano accaderti e invece, oh, accadono eccome.

Tutto è iniziato con un biglietto aereo in tasca e lo zaino azzurro in spalla. Ad aspettarmi dall’altra parte c’era Lisbona, con le sue luci forti e una serie inaspettata di meraviglie e incontri; impossibile non scriverne. Poi, di città, ne son venute altre, e tra andate e ritorni, insieme a me è volato anche il tempo. Giorni, settimane, mesi…

Un anno.

476.079 passi.

Sei città.

Ogni volta, in fuga con me stessa.

LISBONA

16-19 gennaio 2018

Prendere la vita un po’ a caso è un concetto che mi piace. Così, due mesi fa, ho comprato un biglietto aereo a caso, appunto, dicendomi che al viaggio avrei pensato poi; ma quel poi è arrivato più veloce di quanto immaginassi, e guarda un po’, è esattamente oggi. Allora metto lo zaino in spalla e via, verso l’infinito e oltre.

Non so di preciso dove si trovi questo infinito, ma di sicuro per raggiungerlo si passa da Bologna. Arrivata all’aeroporto, appena entro mi coglie un senso di smarrimento tale che trovo conforto solo nel pesante zaino sulle mie spalle. Del resto, ne abbiamo viste più io e lui che tante coppie d’innamorati: il cammino portoghese verso Santiago, la Liguria a piedi; per non parlare di quando insieme ci siamo spinti fino in Islanda. È stato un bel girare, il nostro, anche se dall’ultima volta che ho preso un aereo son passati quasi due anni e adesso mi sento arrugginita e un tantino vecchia. Ma questo forse non dovrei dirlo, in fondo è solo da un anno che sono entrata nei trenta. Allora chissà… sarà che per la prima volta ho l’imbarco prioritario?

Prima, però, devo passare dal gate; ché va bene l’esser vecchi e arrugginiti, ma i passi da compiere per salire sull’aereo sono rimasti gli stessi di qualche anno fa e stando ai ricordi, be’, anche l’aria mi pare quella tesa di sempre; ma è una tensione composta, che non vuol dare troppo nell’occhio. A parte le eccezioni, ovvio. Come chi, prima di dire addio alla sua bottiglietta, tracanna acqua manco fosse il giorno del castigo.

Finito il serpentone, mi trovo davanti a una macchinetta automatica che mi chiede di mostrarle la carta d’imbarco. Mi sembra di ricordare che l’ultima volta ci fossero uomini e donne, mani e sguardi veri, ma a quanto pare alle persone non è più consentito fare neppure questo. Ho un moto di sdegno; per carità, ben venga la tecnologia, ma mi chiedo dove siano andate a finire. Avranno ancora un lavoro? Uno stipendio? Però, al primo contatto con gli umani che popolano questo luogo, mi dico, be’… forse a volte è davvero meglio affidarsi alla tecnologia. Sono di fronte a questa macchina parlante e non so cosa diavolo fare, quando un’addetta ai lavori grida qualcosa da lontano. Parla con tre o quattro persone contemporaneamente, e tra le parole che sta pronunciando ce ne sono alcune anche per me, ma io non lo capisco. Allora si avvicina e stizzita mi chiede: «Ma lei parla italiano?!».

Dev’essere uscita dal liceo, sì e no, tre giorni fa, con la sua lunga coda di cavallo sopra la testa e un’altezza tale da arrivarmi all’ascella.

«Sì» rispondo. Te? Ma questo non glielo dico.

Come non le dico che forse, tra le due, la stupida non sono io, anche se mi guarda in quel modo. Lo penso, certo, ma se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è proprio farmi gli affari miei. E poi, riflettendoci bene, mi appresto a vivere giorni di sano egoismo, tanto vale che inizi a tenere tutte le cose per me sin da adesso. Non vi pare?

Superato l’impasse, finalmente salgo a bordo. Una volta su, però, non faccio in tempo ad allacciarmi la cintura che si siede accanto a me un indiano; dico io, ma ti pare il caso di mangiare una zuppa di cipolle prima di un volo? Chissà, magari ha pensato di godersi l’ultimo pasto, metti che qualcosa vada storto… Non come me che ho soltanto un misero pacchetto di crackers. Li butto giù uno a uno, quasi di nascosto, non s’abbia a vedere che ho lo stomaco debole di una vecchia. Ma il mio sforzo è vano perché un attimo dopo – sarà l’entusiasmo del viaggio, sarà l’alta quota che dà alla testa –, le due signore in là con l’età alle mie spalle decidono che è giunto il momento di una bella botta di vita e si lanciano nell’acquisto di un nuovo profumo. Che fortuna, eh!

Così, tra una fragranza e l’altra, nell’euforia generale che si scatena alle mie spalle, mi sale una nausea che la metà basterebbe. Trattengo il fiato, leggo, cerco di dormire. Le provo davvero tutte, ma è un’agonia. Per fortuna il volo è breve e ben presto tocchiamo terra.

Un sobbalzo, oplà, e ci siamo.

E adesso?

Be’, adesso siamo soli, io e il mio zaino. Che poi soli è una parola grossa, manco fossimo dall’altra parte del mondo, nel nulla. Non sono mica il Cero che l’estate scorsa se n’è andato da solo in Sudafrica o l’Eli che ha mollato tutto ed è andata a vivere a New York. Io in confronto sono una dilettante e pure a tempo determinato. Per quanto ami partire e perdermi in luoghi mai visti, confondendomi tra gente sconosciuta, da scoprire o semplicemente da sfiorare per qualche istante, col mio lavoro di segretaria, i giorni liberi a disposizione son quelli che sono, così tocca sempre tornare e, ahimè, anche alla svelta.

C’è chi dice che non sono abbastanza ambiziosa, che potrei fare anch’io come i miei amici e acquistare un biglietto di sola andata per una nuova vita. Be’, forse hanno ragione, ma intanto domani mi sveglierò a Lisbona.

Mica poco.

02 febbraio 2020

Aggiornamento

Non so voi, ma io questa domenica me la ricorderò eccome. E non tanto per il suo 02022020, quanto per questo 200. Adesso che son davanti ad una cifra così tonda e a quel cerchio completato, in mente ho solo un enorme e sincero #GRAZIE, ché in questi giorni ho visto amici prendere così a cuore la campagna da farla propria. C'è chi ha condiviso il link, chi mi ha scritto messaggi del tipo "Dai dai dai, ci siamo quasi", chi ha monitorato il contatore praticamente ogni giorno e poi, be', c'è chi ha fatto di tutto affinché a preordinare fossero amici, conoscenti e perché no, persino dei perfetti sconosciuti. Se solo ci ripenso: che giorni questi giorni! ❤️😂🤗 <> #infugaconmestessa #obiettivocompletato #goodvibesonly
27 dicembre 2019

Aggiornamento

In fuga con me stessa di Irene Romano Un diario di viaggi, una raccolta di andate e ritorni tra Lisbona, Londra, Atene, Vienna, Dublino e Berlino, scritto da una giovane ragazza con la passione per la scrittura nonché collaboratrice di Teatrionline. In pre-ordine su Bookabook In fuga con me stessa, di Irene Romano, è una raccolta di andate e ritorni, un’evoluzione costante e continua sullo sfondo di una forte volontà di crescere, migliorarsi – conoscersi, ché il viaggio è, per antonomasia, il mezzo migliore per apprendere ciò che ignoriamo di noi stessi. Il libro nasce in itinere, quasi d’un tratto, nel mezzo di un viaggio a Lisbona, la splendida capitale portoghese che così bene ha accolto Irene. All’amore per il viaggio – rigorosamente in solitaria, in una veste quasi selvaggia – l’autrice accorda la passione per la scrittura, rivelando sul foglio le proprie sensazioni, le esperienze, gli incontri. Irene ha attraversato sei città in un anno: Lisbona, Londra (dove il progetto di In fuga con me stessa ha preso forma), Atene, Vienna, Dublino e Berlino. Eppure, perché partire? La risposta di Irene è chiara: l’intenzione è quella di creare una distanza fisica con la città d’origine e perdere il controllo, il filtro che ci imponiamo ogni volta che lasciamo il nostro porto sicuro per lavorare, studiare. Partire perché partire è una scommessa – la filosofia ce le insegna redditizie – per scoprire la nostra capacità di auto gestione, governare le ansie, godere della semplice felicità. La si potrebbe dire amante della solitudine, dunque, questa Irene Romano, ma cadremmo in errore, ché lei stessa smentisce. La solitudine perfetta, del resto, non esiste: l’autrice ha confessato di aver pensato, nei brevi momenti di sconforto, alla persona con la quale avrebbe potuto attraversare la tempesta o con chi, invece, avrebbe condiviso volentieri la gioia di quei giorni. In questo, Vienna è strada maestra: nel corso del viaggio in Austria, infatti, Irene confessa apertamente un po’ di umana nostalgia. Il momento d’elezione di quest’anno di viaggi, invece, resta l’incontro con Ali, un venditore ambulante incontrato a Lisbona, che ha rifiutato un qualsiasi sostegno economico, indugiando a parlare con Irene, la quale ammette che ricorderà sempre con piacere quell’incontro, primo ed inaspettato, di una lunga serie di interessanti persone da scoprire. In fuga con me stessa è il tentativo di dare forma ad un’idea, un progetto che diventa impegno serio. Senza perdere il gusto, naturalmente: immaginare un viaggio resta la cosa più bella. Il libro di Irene si avvale di una campagna di crowfounding: la casa editrice Bookabook aspetta duecento pre-ordini in cento giorni. Ne vale la pena, ché il viaggio continui. Articolo di Giovanni Luca Valea https://www.teatrionline.com/2019/12/in-fuga-con-me-stessa-di-irene-romano/
23 novembre 2019

Aggiornamento

A due settimane dall'inizio della raccolta di preordini posso dirmi felice del supporto che ho ricevuto fino ad ora. Certo, avrei preferito un'onda anomala di preordini, di quelle capaci di portar via un po' tutto: timori, dubbi... persino me. Ma sapete che vi dico? Anche questo scorrere misurato non è affatto male. In questi giorni, infatti, ci son persone che mi hanno confermato per l'ennesima volta quanto sia importante averle nella mia vita, ché oltre ad aver preordinato copie per loro, hanno suggerito ad altri di fare lo stesso. Ci son poi quelli che mi hanno sorpreso, ché mai avrei sperato in tanto e invece han preordinato e condiviso il link. Altri m'han detto, fai te Ire, eh, ché con internet un'siam mica boni; han fatto di tutto per per farmi avere l'importo utile all'acquisto e il resto l'ho fatto io. Già, perché in fondo, chissene del modo, ciò che conta davvero è fare. E anche alla svelta, cari miei, ché 100 giorni sembran tanti ma passano alla svelta. Infatti siam già a 84. Suvvia quindi, perché rimandare a domani quel che si può fare oggi? Aprite il link che segue e preordinare la vostra copia... e perché no, visto che ci siamo, pensate anche alla vostra dolce metà, a un'amica, un amico, un genitore, un nipote... insomma, chiunque ami viaggiare e perdersi chissà dove, è il benvenuto. Tanto di posto ce n'è per tutti. Avanti, quindi! Coraggio! Non ve ne pentirete dedica e autografo
11 novembre 2019

Aggiornamento

Ogni viaggio che si rispetti ha bisogno d'un buon compagno. Io, nei miei, ho scelto sempre il solito, che chissà perché, per quanto pieno fosse, riusciva ogni volta a farmi sentire leggera, desiderosa di macinare passi e perdermi chissà dove. E così, eccolo il mio zaino blu, fedele compagno di tutte le andate ed i ritorni di In fuga con me stessa. Insieme ne abbiam viste e vissute di tutti i colori, anche se ammetto che negli ultimi tempi l'ho un po' trascurato: sono mesi, infatti, che se ne sta chiuso in un armadio ed ora penso davvero sia giunto per noi il momento di rimetterci in cammino. Prima, però, tocca intraprendere un viaggio diverso, di quelli che all'inizio ti mettono un po' d'ansia ma poi, giorno dopo giorno, ti dici, però... non capita mica a tutti, nella vita, di poter fare un viaggio così! Certo, stavolta non potrò fare come nelle pagine di In fuga con me stessa: prendere e partire da sola per perdermi chissà dove. Stavolta avrò bisogno di lettori curiosi, desiderosi di cambiare aria, anche solo per qualche pagina, e di viaggiare insieme a me; avrò bisogno di amici, e se gli amici non dovessero bastare, be', serviranno anche gli amici degli amici, per poi passare agli amici degli amici degli amici... insomma, più siamo meglio è, tanto di posto ce n'è per tutti. Adesso che il viaggio è solo all'inizio, non so dirvi cosa accadrà lungo il percorso, se anche qui ci saranno imprevisti e dolori a fiaccare i miei passi, ma spero davvero che questo progetto possa appassionare a tal punto che le avventure, le città e gli incontri, contenuti in queste pagine possano finalmente diventare un libro; uno di quelli veri, eh, fatto di carta e parole d'inchiostro messe nero su bianco. Un grazie sincero a chi ha già deciso di stare al mio fianco in questo cammino, che per quanto insolito ed arduo si dimostrerà, be', di sicuro sarà una splendida avventura. Ogni viaggio che si rispetti ha bisogno d'un buon compagno

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Irene Romano
è cresciuta a Incisa in Val d’Arno, in Toscana, e vive a Firenze. A trent’anni ha una doppia vita: segretaria di giorno, di notte scrive. Ama la musica rock, le illustrazioni e tutto ciò che la porta altrove. Ha pubblicato racconti su antologie e riviste indipendenti. In fuga con me stessa è il suo libro d’esordio.
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