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Incursioni di enigmistica botanica

Incursioni di enigmistica botanica
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Consegna prevista Agosto 2021
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Gli Alberi parlano? Certo, per chi sa e vuole ascoltarli.

È vero, il loro linguaggio non è semplice da comprendere, ci riescono meglio i folletti e gli altri mille abitanti del Bosco, da sempre abituati ad un reciproco dialogo. Ma a volte anche qualche Umano capisce, e addirittura riesce a “tradurre” il linguaggio degli Alberi in modo che altri umani possano intenderlo. Olmo, 28enne innamorato dei boschi presso cui vive, l’amico Andrea stravagante architetto che demolisce invece di costruire, la coetanea Nalidea e il nonno di lei, Anselmo, costituiscono un curioso gruppo di INCURSORI, con la missione di salvare alcuni Alberi dall’abbattimento. Grazie alle eccentriche e clandestine azioni di tale gruppo e all’originale linguaggio per Enigmi da loro escogitato, gli Alberi trasmetteranno un po’ della loro millenaria saggezza a tutti gli abitanti di un piccolo paese dell’Altopiano di Asiago.

Perché ho scritto questo libro?

Sono da sempre un lettore “forte”: leggere ci fa sognare, ci fa viaggiare nello spazio e nel tempo, ci fa crescere. A un certo punto credo che a molti lettori “forti” venga voglia di scrivere un libro: per mettersi alla prova, per imparare ancora, per vanità, per verificare se è vero quel che dice nelle interviste qualche famoso scrittore “all’inizio non avevo programmato la mia storia, si è scritta quasi da sé man mano che avanzavo”. Beh, incredibile, mi è proprio successo così!

ANTEPRIMA NON EDITATA

cap 7. Prima Incursione di Enigmistica Botanica

Al termine della quale Andrea ed Olmo vengono scoperti.

Tre notti  i due amici dopo andarono ad appendere ai rami degli Alberi 18 cartelli con su scritte le seguenti sillabe: SPI – TI – NON – RE – A – GLIA – SE – RE – TE – RA – CON – NUA – CI – TA – LE – VO – TE – RE.  Olmo aveva preso in prestito il furgone e una lunga scala dal moroso di zia Sandra che faceva il lattoniere.

– Machè moroso… te si sèmo… l’è solo un caro amico.

– Mi serve solo un giorno, per non so quale lavoro che deve fare Andrea.  Sai che è strano il mio amico.

Notte fonda.

Olmo teneva ferma la lunga scala il più possibile, mentre Andrea la saliva per appendere i cartelli.

Il lavoro si stava rivelando più lungo del previsto, anche perché Andrea aveva voluto salire e scendere molte volte solo perché il risultato estetico non lo soddisfaceva abbastanza.    

– Va bene così – sussurrò Olmo 

– Devo spostarne solo un paio, sono troppo vicini uno all’altro.

– Non stiamo facendo l’albero di Natale di Piazza Duomo di Milano! – Ma tanto sapeva che l’amico era testardo, e finché non fosse stato soddisfatto sarebbe sceso e salito.   

Continua a leggere

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Per fortuna la notte era serena e tranquillissima – come nella prima parte del mio sogno – pensò Olmo.

Cosa state facendo? – La voce risuonò così forte nel silenzio più assoluto, che ai ragazzi parve un tuono.  Quello in basso per poco non perse la presa della scala, l’altro dovette aggrapparsi ai rami per non cadere; quello in basso si era distratto un attimo pensando al sogno, l’altro era troppo concentrato sul lavoro di attacchinaggio per accorgersi che qualcuno si era avvicinato.

Si girarono lentamente verso l’origine della voce, e videro sul marciapiede contrapposto al loro una giovane pressappoco della loro età con una pila in mano, che ripetè: 

– Cosa state facendo?

Il fatto che avesse più o meno la loro stessa età li aveva un po’ tranquillizzati dopo l’improvviso spavento.

– SSShhhh… parla piano… anzi, vattene via subito!

– Va bene, resto e vi faccio da palo – disse la giovane abbassando la voceÈ evidente che avete bisogno di aiuto.

– Vattene via subito! – ripetè un po’ più forte Olmo.

– Allora grido!

– Per carità lasciala qui, Olmo, abbiamo quasi finito.

Andrea ridusse drasticamente le sue ambizioni estetiche e dopo quindici minuti i due amici avevano finito il lavoro.

– Bene, e adesso a nanna – disse Olmo ripiegando la scala  e acqua in bocca – rivolto alla ragazza.

– A nanna ci andiamo quando mi avete spiegato tutto – rispose lei.

– Non se ne parla nemmeno, tu non c’entri niente!

– Ah non c’entro?  E domattina vado a denunciarvi ai Carabinieri.

– Ma cosa vuoi denunciare, te ne devi stare zitta.

– Cos’è una minaccia ? – chiese la ragazza, e cominciò a recitare – Utilizzo di strutture pubbliche per scopi privati,  minacce, disturbo della quiete pubblica…

– E questo cos’è, un ricatto ? Ma poi che ci fa una ragazza qui a quest’ora da sola?

– Bene, io vi racconto la mia storia, voi la vostra.

I due amici si guardarono e annuirono, consci che dovevano andare via in fretta da lì, e che quella rompipalle non se la sarebbero tolta di torno facilmente. Montarono tutti e tre sul furgone, e Olmo mise in moto. 

– Allora, come mai eri qui stanotte?

– Eh no, prima voi! 

Andrea raccontò brevemente il Progetto, ma lui ed Olmo dovettero integrarlo più volte sotto il pressante interrogatorio della giovane.

– Ma sei della DIGOS? – fece a un certo punto Andrea, esausto.

– Fico però – disse lei di rimando – Ci sto anch’io!

– Ci stai cosa? – sbottarono assieme – Non se ne parla nemmeno.  Il Progetto è nostro e non abbiamo bisogno di nessuno.

– Tsss, gli uomini…

– Dicci invece come mai TU eri qui stanotte.

È da un bel po’ di tempo che vi vedo complottare seminascosti al bar Cassius. Chiunque abbia un minimo di spirito di osservazione avrebbe capito che stavate tramando qualcosa.  Si sa, nei bar ci si va solo per parlare di sport, per rimorchiare le ragazze o per ubriacarsi e dimenticare le proprie paturnie –

– E tu a quale categoria appartieni? 

– Oh io, alla categoria degli studiosi. Sono laureata in Sociologia, e voi eravate dei soggetti interessanti.

– Io non l’ho mai notata Olmo, e tu?

– Neanch’io mi ero mai accorto di lei.

– E sì che è caruccia assai – pensò inoltre.

– Questo, a parte che certo non mi fa arrossire dalla lusinga, escludeva che apparteneste alla seconda categoria; anzi subito ho pensato che foste due gay. Ma poi non vedevo scambi di sguardi languidi o toccamenti furtivi. Allora mi son seduta più vicina a voi, volevo capire, visto che avevo già osservato che non vi ubriacavate, e quindi non appartenevate neanche al terzo gruppo.  Men che meno al primo perché non si parla di sport al bar in due soli, lo si fa in branco. Semprechè non foste gli unici appassionati di Curling del paese.

– Molto spiritosa. Quindi niente gay e niente Curlers… e quindi?

– Appunto. La ricerca si faceva interessante per me. E cominciai a origliare… e una parola qui, una parola lì, avevo capito che una di queste notti vi avrei trovati qui.

– Ci stai dicendo che non è la prima notte che vieni qui?

È la terza.

– Olmo, sono le tre del mattino, e domani si lavora. Non possiamo star qui a sentire ancora questa matta e le sue farneticazioni.

– A proposito di matti, parliamone. Mica mi arrampico sugli Alberi ad attaccar cartelli io. Comunque lui ha ragione, andiamo a nanna, e ci ritroviamo domani sera al bar a discutere del mio ingresso nel gruppo.

– Ma non se ne p… –

– Olmo… ho  sonno. Va bene, domani sera al bar Cassius.

– A domani, va bene.

– A domani, solita ora – disse la ragazza, come se parlasse coi vecchi amici di sempre.

I due ragazzi alzarono contemporaneamente gli occhi al cielo.

cap 8. Nalidea

Presentazioni, schermaglie, lettera al giornale

La sera successiva alle 20,30 erano tutti e tre seduti al tavolo d’angolo del bar Cassius. Poco prima di cena i due amici si erano trovati per mettere a punto un piano infallibile per sbattere la porta in faccia alla ragazza.

Lei era arrivata per ultima e, mentre avanzava lentamente verso di loro, avevano potuto guardarla un po’ meglio rispetto alla notte precedente. Jeans, maglione e scarponcini comodi; niente capi firmati, niente tacchi, niente rossetto: non apparteneva al genere -vardàme ma vietato tocàre. Taglio corto-sbarazzino dei capelli, un solo anellino ad un dito, niente profumo eccessivo; peccato per quell’aria da saputella! 

– Intanto presentiamoci. Tu come ti chiami? – disse subito la ragazza.

– Senti… – fece per iniziare Olmo che non voleva tirarla per le lunghe.

– Beh, un minimo di educazione – lo interruppe lei facendo gli occhi dolci.

– E va bene, io mi chiamo Olmo.

– Come l’Albero? – chiese lei ridacchiando.

– E io Andrea.

– Uhhh, un nome da donnaa! 

– Cominciamo bene – disse infastidito Olmo.

– E tu come ti chiami? –

– Nalidea – rispose col suo migliore sorriso la ragazza.

I due amici si guardarono per un attimo, attoniti, e poi  scoppiarono in una fragorosa risata

– E tu, con un nome così, fai la schizzinosa con i nostri? Ma dove l’hai tirato fuori? 

– Prima di tutto il mio è un nome bellissimo! In secondo luogo il nome non l’ho scelto io ma, ovviamente i miei genitori.

– Senti, maestrina, dicci cosa significa Elidea.

– N-A-L-I-D-E-A, non sbagliare. Mia mamma quando era ragazza aveva letto un libro in cui la protagonista, una guerriera che affrontava tutte le insidie con grande coraggio, si chiamava così.

– Hai visto che leggere non fa sempre bene? – disse Olmo rivolto ad Andrea, come se stessero riprendendo un discorso interrotto dieci minuti prima.

– E tuo padre non ha avuto voce in capitolo? – chiese Andrea senza badare alla punzecchiatura dell’amico.

– Si erano accordati che lei avrebbe scelto il nome della femminuccia e lui quello del maschietto. E poi mio padre, in quel momento era talmente innamorato che le avrebbe fatto scegliere anche Genoveffa.

– Beh, io avrei votato per quest’ultima scelta.

Nalidea fece una boccaccia.

– Bene, ora ci siamo presentati, ma per quanto riguarda la tua richiesta di far parte del Progetto, restiamo dell’opinione di stanotte: nada de nada.

– E perché? Per semplice sciovinismo? Perché siete gelosi del vostro bambino? Perché siete meschini?

– Perchééé più si allarga il numero dei partecipanti al Progetto e più ne può risentire la segretezza, che è uno dei suoi punti essenziali.

– Ma se non siete riusciti a mantenere il segreto neanche sulla vostra prima operazione ! E poi me lo avete detto voi stanotte, volete far arrivare il vostro messaggio a quanta più gente possibile; non potete fare un passo nel senso inverso! Io sono Sociologa, posso esservi utile; bisogna conoscere la gente.

– E anche perché il Progetto può esporre a pericoli, non ce la sentiamo di coinvolgere altre persone per senso di responsabilità.  Ci vuole un nucleo piccolo, efficiente.

– Sì ma adesso è troppo piccolo, ieri sera vi mancava un palo per esempio.

– E perché noi siamo affiatati, ci conosciamo da mille anni, una che non conosciamo potrebbe essere un elemento di disturbo, di squilibrio.

– E invece voi vi conoscete troppo bene, siete quasi una persona sola. Avete bisogno di un punto di vista femminile del pensiero, non potete lasciar fuori il 50 per cento dell’Umanità dalla elaborazione del vostro Progetto.

– Sì ma il Progetto è già elaborato, non c’è bisogno di modificarlo.

– Questo lo dite voi, mi sembra un Progetto novecentesco, bisogna usare l’informatica, per esempio. Sapete inviare un messaggio sui social senza che la fonte sia individuata dalla Polizia? 

I due amici si guardarono senza parlare, certo che non ne erano capaci.

– Ti ho detto che è della DIGOS – disse Andrea – È un’infiltrata, ecco perché non possiamo fidarci di lei.

– DIGOS ? Tse, la DIGOS perde tempo con tre mocciosi che appendono cartelli sugli Alberi? 

– Due mocciosi. Tu non fai parte del gruppo – insistette Olmo, ma con meno convinzione rispetto all’inizio. Nalidea intuì che stava aprendosi un varco.

– E inoltre io lavoro presso l’Unità Organizzativa Forestale Regionale, un osservatorio istituzionale che può farci comodo, visto che parliamo di Alberi.

– Dove lavori tu ? – chiese Olmo con somma invidia.

– Sì, l’Ufficio in Via Rigoni Stern, proprio a duecento metri da dove avete appeso i cartelli. Ho un lavoro part-time per sei mesi. Ed inoltre ho un posto sicuro dove fare le nostre riunioni con più privacy di qua, alla faccia della segretezza. – E fece un ampio gesto del braccio, mostrando un bar in quel momento molto affollato e chiassoso

– Qui dobbiamo gridare per capirci l’un con l’altro.  Mentre nella rimessa di mio nonno avremmo un locale isolato tutto per noi.

Chissà perché quest’ultima osservazione logistica fu quella che abbassò definitivamente le difese dei due amici. Forse gli uomini sono particolarmente sensibili agli aspetti organizzativi.

– Uso gratis della sede – puntualizzò Olmo.

– Naturalmente – confermò Nalidea.

– E con tuo nonno come la mettiamo? –

– Io vivo da sola con lui nella casa a fianco della rimessa.  Ma nonno Anselmo alla sera alle 8 – 8,30 è già a nanna.

I due amici si guardarono un attimo, quindi Andrea appoggiò il dorso della sua mano aperta sul tavolo, Olmo appoggiò il dorso della sua dentro il palmo di Andrea, ed infine toccò a Nalidea fare lo stesso sul palmo di Olmo, mormorando

– Tutto a rovescio qui! 

E poi:

– Bene, adesso leggetemi la lettera che ieri avete imbucato nella cassetta del Giornale – disse Nalidea.

– Alla DIGOS non sfugge niente – bofonchiò sarcastico Andrea tendendole un foglio:

Gentile Direttore,

nel ricordarvi che l’ossigeno che usate per respirare ve lo forniamo noi,

nel ricordarvi che la CO2 che producete in eccesso e che

vi ucciderà, ce la mangiamo noi; con quale logica perversa

avete deciso di abbatterci ?

Per suicidarvi lentamente?  Non siamo qui solo per abbellire le vostre città, e credetemi ce ne sarebbe molto bisogno (questa frase aveva insistito per inserirla Andrea). Noi eravamo su questa terra molto tempo prima che gli australopitechi facessero i primi passi su questo pianeta

(questa frase aveva insistito per inserirla Olmo).

Proviamo a dirvelo in maniera nuova: ci siamo appesi dei cartelli sui nostri rami, ciascuno con scritta una sillaba, i cartelli composti nella giusta sequenza compongono una frase che dovrebbe farvi riflettere.   

Forse facendovi sforzare un poco, facendovi giocare, dandovi

un premio, otterremo risultati migliori?

Con la persona che riuscirà a decifrare correttamente la frase,

continueremo a dialogare.

Firmato: gli Alberi del boschetto di Via Mario Rigoni Stern.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Paolo M. Stella
Ho 65 anni, e sono nato a Vicenza dove vivo e lavoro come architetto giocoso: https://www.stellapaoloarchitetto.it/.
Mi accompagnano nella strada della vita mia moglie, due figli e molti sogni: andare ad abitare in una località di mare, attraversare l’Italia a piedi da Ancona a Orbetello, pubblicare un libro, poi due, poi tre...
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