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La congiura del Fidion

La congiura del Fidion
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Consegna prevista Giugno 2021
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È notte. Dodici rintocchi di campane, 24 Giugno. Qualcuno, un’Ombra dal ghigno malefico, riporta in vita la Congrega dei Serpenti. Nello stesso istante i genitori dell’erede vengono assassinati dall’Imago Mortis.
Qualcosa di grave sta accadendo ad Archethelos, il Regno Magico. Lord Bartolomeus, tutore dell’erede, ascolta la voce del Fato, tornata a cantare nell’antica lingua lunica, e teme il peggio, ma ad Astrea, il Sinodo dei Saggi non sospetta nulla. Qualcuno vuole liberare dalla sua prigione Arcadia la Signora delle Tenebre.
Tra antichi incantesimi creduti oramai perduti e fitti misteri da risolvere, Morgana, Elettra e David non si daranno per vinti fino a che non avranno scoperto la verità per impedire ciò che tutti temono: il ritorno di Arcadia. Le vicende che li vedranno coinvolti porteranno alla luce vecchi e dolorosi ricordi e metteranno a rischio la vita di molti. Chiunque scoprirà l’identità dell’erede pagherà con la vita.

Perché ho scritto questo libro?

La congiura del Fidion, è stato a lungo il “mio incompiuto”. L’ho letto, rivisto e riscritto fino a che non è diventato la mia versione preferita. Fino a che, quella storia che mi ha tormentato per anni, non è sbocciata nella sua forma migliore. Nella mia mente è il libro che avrei sempre voluto leggere, perché mescola i generi che più amo, quei generi che ti rapiscono e ti riempiono la mente di domande a cui non vedi l’ora di dare una risposta. Pronti a teletrasportarvi con me?

Archethelos, Regno Magico, provincia di Pentacolum: foresta di Prospera Fortuna  

I gravi e dolenti rintocchi delle dodici campane della Torre dei Misteri risuonarono in ognuna delle cinque Province di Archethelos, il Regno Magico. Le vibranti note turbarono il sonno delle Salamandre di Nodea, delle Ninfe di Dullewin, degli Gnomi di Bogledd e delle Silfidi di Ledwyn. E anche quello dei Saggi di Pentacolum. La loro triste eco abbatté per ben ventiquattro volte la muta voce delle tenebre. Quando anche l’ultimo battito morì, gorgogliando, contro le pareti rocciose e grigie del Massiccio dell’Aliseo, scoccò la mezzanotte: il vecchio giorno esalava l’ultimo respiro e uno nuovo prendeva vita, era il ventiquattro giugno.

Tre maestose lune piene alte nel cielo, sfioravano con le loro argentee rotondità le cime degli alberi di Prospera Fortuna. I bagliori iridescenti rendevano meno tenebrose le caligini, oscurando allo stesso tempo tutte le stelle. Anche le cinque scie luminose che si irradiavano dalla torre più alta del castello di Anima Mundi sembravano avere perso i loro vividi colori, ma erano pur sempre lì. Perennemente accese da cento anni, erano per tutti gli abitanti del Regno Magico il simbolo della forza e del potere del Sinodo, la guida sicura per chiunque avesse perso la retta via, la speranza per coloro che soffrivano.

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In quello scenario immobile, un’Ombra scivolò furtiva sul sentiero pietroso, che serpeggiava fra i tronchi delle gigantesche piante. Correva, leggera come l’aria; sembrava quasi che procedesse sollevata da terra. Si fermò solo un attimo, per respirate e poi riprese la sua fuga solitaria, senza alcun tentennamento, senza mai voltarsi indietro. Si lasciava alle spalle le vette del Monte Destino e il castello di Anima Mundi, incastonato come un diamante fra esse, per inoltrarsi nel fitto della foresta. Dove faceva sempre freddo, dove era sempre notte, dove i rami degli alberi erano talmente vicini e intricati da avere creato una galleria naturale che neanche i potenti raggi del sole estivo riuscivano a penetrare.  Quel coacervo di radici, rami e erbe era terra di confine, da nessuno abitata e da tutti evitata. Un luogo chiamato Valle delle Ombre. Fra le mani dell’Ombra comparve una flebile fiammella la cui luce rossastra riusciva a rischiarare in maniera appena sufficiente il cammino. Una gelida corrente faceva danzare la fiamma e carezzava il volto dell’Ombra celato dal cappuccio del mantello nero che l’avvolgeva. E, assieme a lei, danzava anche l’alone proiettato sul terreno brullo. La galleria terminava bruscamente alle falde del Monte Erebo, la vetta gemella del Monte Destino, a pochi metri dall’entrata di una grotta. L’Ombra si guardò attorno con circospezione e poi, senza tradire alcun timore, si lanciò all’interno di quella bocca spalancata sul nulla. Il buio la inghiottì richiudendosi su di lei. L’interno era freddo e umido, mentre in lontananza fischiava il vento che si insinuava in recondite fenditure. Le pareti della montagna erano ricoperte da muschi e licheni. L’Ombra accostò la fiamma a quella rivolta a Nord. Con il palmo della mano la ripulì delle erbe che l’avevano avviluppata nel corso degli anni, scoprendo un’incisione in un antichissimo idioma.

L’Ombra indugiò, per alcuni istanti, con lo sguardo su quegli strani simboli. Pochi centimetri più giù, era stato graffito un emblema ancora più strano: due serpenti intersecati, dalla testa schiacciata e dai brillanti occhi rossi, che si mordevano la coda a vicenda. L’Ombra ne sfiorò i contorni in rilievo con la punta delle dita tremanti e, poi, carezzò l’amuleto che portava al collo. Senza inutili incertezze, con un colpo secco, spezzò la catenina che lo tratteneva e lo strinse forte fra le dita.

Era in ogni più insignificante dettaglio identico alla raffigurazione muraria, alla quale lo avvicinò. Con una leggera pressione spinse il talismano contro la parete. Coincideva perfettamente con il suo omologo. Gli occhi dei serpenti emisero degli intensi bagliori rossi, mentre le loro bocche, contemporaneamente, si spalancarono, lasciando libere le code. I colubri si sciolsero dall’abbraccio e si arrotolarono su se stessi, formando due spirali. Quando chiusero gli occhi, l’intero Monte Erebo tremò. La fiammella si spense, facendo piombare l’Ombra e l’intera caverna nell’oscurità più totale. L’Ombra era divenuta parte della stessa oscurità, un’ombra fra le ombre. D’improvviso la parete cominciò a tremare e, lentamente, si aprì. Dallo spiraglio filtrò il chiarore lunare che investì l’Ombra le cui labbra si distorsero in un ghigno malvagio. Si infilò nella fenditura, prima ancora che fosse spalancata completamente e spuntò in luogo desolato.

Il cielo era striato da alte e sottili nuvole che, di tanto in tanto, velavano la luna. Una serie di poggi, che declinavano bruscamente gli uni sugli altri, si estendevano a perdita d’occhio. Su di essi si ergevano decine di lapidi e croci, proiettate tristemente verso la volta celeste che da ben cento anni non vedeva la luce del sole. Nessun nome vi era impresso, nessuna data di nascita né di morte. Tombe anonime condannate all’oblio, così come chi vi era sepolto. Anime dannate, cancellate dalla memoria e dai ricordi, come se non fossero mai esistite. Nulla di ameno vi era in quel luogo. Una fitta nebbiolina, salita dal terreno umido, nascondeva alla vista i basamenti delle sepolture e la terra che aveva accolto quei poveri derelitti. In lontananza, il funesto ululare dei lupi accompagnava il canto luttuoso dei gufi e delle civette, che se ne stavano appollaiate sugli steli con i grandi occhi lucenti spalancati nel buio. L’Ombra avanzò fra le lapidi, carezzandone le fredde pietre. Il mantello frusciava. L’unico rumore vivo in quel luogo di morte. Un brivido le corse lungo la schiena. In lontananza, sul bordo della collina più alta, si levava fiera e solitaria, una vecchia quercia dove erano stati impiccati tutti gli adoratori della Signora delle Tenebre. Nessuno di loro era stato risparmiato. E poi erano stati sepolti in quella terra dannata.  Poco più in là si innalzava un imponente e minaccioso sepolcro. A grandi passi si inerpicò su per il colle. Un nugolo di pipistrelli si staccò dai rami dell’albero e volò lontano, rasentando la terra, per sfuggire alla luce della luna. I corvi, dagli occhi neri, la spiavano, famelici e ingordi e a tratti gracchiavano. Il loro era un richiamo: il richiamo per la loro Signora, che dormiva imprigionata fra le vette del Monte Erebo. Tese l’orecchio e rimase in ascolto. Lacrimevoli lamenti provenivano dalle tombe, gemiti indistinti, parole inarticolate. Le unghie graffiavano i coperchi delle bare in cerca della libertà. La Necropoli della Congrega dei Serpenti era distesa ai suoi piedi e attendeva solo di essere risvegliata. I suoi membri, i fedelissimi della Signora delle Tenebre, erano pronti per tornare alla vita. Morti dalle fattezze umane. Vivi, senza né cuore, né alito. Esseri chiamati Resuscitati.

Pianeta Terra

Era da pochi minuti passata la mezzanotte e, finalmente, cominciava un nuovo giorno.

Il ventiquattro giugno. Lord Bartolomeus prese un pennarello nero dalla scrivania e tracciò una croce sulla giornata appena trascorsa. Poi picchiò l’indice sul ventiquattro. Una profonda ruga si solcò le folte sopracciglia. Quell’anno, quella data destava nel suo animo una certa preoccupazione. Rimise il tappo sul pennarello e lo poggiò sul ripiano dello scrittoio senza fare alcun rumore. Dalla finestra spalancata entrava una delicata brezza, profumata di mare. Le tende danzavano sotto la spinta del venticello. In casa e anche fuori era tutto silenzio. L’unico rumore percepibile era la risacca delle onde che si frangevano contro l’arenile ghiaioso. Sull’immensa massa di acqua scura, si riflettevano i raggi della luna. Una grande luna piena, signora di quel terso cielo estivo. Lord Bartolomeus trasse un profondo sospiro; il pensiero che l’erede si trovava in un luogo sicuro lo rasserenava. Aveva faticato non poco per convincere i suoi genitori a mandarlo in un posto lontano da casa e ignoto ai più. Nessuno teneva in debita considerazione il presentimento che da alcuni giorni lo accompagnava. Ma lui era consapevole che non bisognava sottovalutare quella spiacevole sensazione che gli gravava sul petto, mozzandogli il fiato.  Respirò, nuovamente, a fondo. Tirò fuori dalla tasca del panciotto il suo vecchio orologio e ne fece scattare il coperchio dorato. Fra ventitré ore e quaranta minuti quel lungo giorno sarebbe giunto al suo termine e lui se ne sarebbe potuto stare tranquillo per altri quindici anni. Si lasciò cadere nell’ampia poltrona di pelle, consumata dal triste incedere del tempo e socchiuse gli occhi. Un tenue bagliore filtrava da sotto la porta chiusa. Chiaro segno che qualcuno si aggirava ancora per casa. Guardò il documento, che da poco aveva finito di redigere, e lo vergò. Nero su bianco, lì davanti ai suoi occhi, c’erano le sue ultime volontà. Ci pensava da molto tempo e, alla fine, lo aveva fatto. Aveva predisposto tutto quanto, aveva trovato una soluzione ad ogni problema nel caso in cui gli fosse capitato qualcosa di spiacevole. Rilesse l’ultima postilla e sorrise. Non avrebbe potuto optare per una scelta migliore per il futuro dell’erede.

Incrociò le braccia sul petto e si lasciò cullare dal suo stesso respiro. Il venticello profumato di sale e di estate continuava a entrare e uscire dalla stanza indisturbato. Le onde avevano rallentato il loro ritmo. La notte la faceva da padrona. Ovunque era silenzio e quiete. La vecchia pendola, nell’androne, continuava a scandire il tempo, secondo dopo secondo, senza mai fermarsi, instancabile. Lord Bartolomeus spalancò gli occhi. Non doveva addormentarsi per nessun motivo al mondo. Non almeno in quella notte. Non quel ventiquattro giugno di luna piena, la notte più lunga dell’anno. La notte in cui tutto era possibile. La notte in cui tutte le anime potevano essere riportate in vita. Sentiva, però, le palpebre appesantirsi e chiudersi nonostante i suoi sforzi, e una strana stanchezza impossessarsi delle sue vecchie membra. Non aveva più l’età per affrontare quella immane fatica. Con un immenso sforzo si alzò e si accostò alla finestra. La fresca aria notturna lo rinvigorì. Lord Bartolomeus sorrise di se stesso. Per un istante aveva creduto di sentire una voce di donna cantare, una voce antica e tormentata, che veniva da lontano. Rimase per alcuni minuti sul balcone a guardare il mare. Poi, mentre stava per rientrare, di nuovo l’impressione che qualcuno stesse cantando lo bloccò. Si fermò ad ascoltare, trattenendo il fiato. Non si era sbagliato, non aveva immaginato quella voce straziante perché era inconfondibile, almeno per lui che l’aveva già udita in passato. Conosceva bene cosa cantava. Sapeva di chi stava parlando.  La fronte corrugata era imperlata di sudore. Quella vecchia litania cantata in lingua lunica era un triste presagio. Se la vecchia lingua del Regno Magico aveva oltrepassato i confini che l’avevano sempre contenuta, non c’era da stare tranquilli. Rientrò frettolosamente e richiuse la finestra con un tonfo. Ma sapeva che non sarebbe servito a nulla. Nulla, infatti, poteva contenere il Male.

2020-09-20

Aggiornamento

Cari amici lettori, per rimanere aggiornati sulle novità de "La congiura del Fidion" seguitemi sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/lacongiuradelfidion/ dove potrete leggere le novità relative alla campagna di crowdfunding, curiosità sul libro e anche sulla sua autrice. Vi aspetto!
2020-09-17

Aggiornamento

Per il lancio della campagna, ho organizzato un "happy book hour" casalingo al quale hanno partecipato i miei "affetti stabili". Abbiamo chiacchierato del libro, di cosa significhi per me, ma senza fare spoiler.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho cominciato a leggere la Congiura del Fidion e non ho più smesso. Una pagina tira l’altra e arrivi alla conclusione sperando che non sia realmente finito. Una piacevole compagnia della quale non ti stanchi mai. Ci sarà un seguito?

  2. (proprietario verificato)

    Una domanda ti accompagna dall’inizio alla fine del libro: chi sarà l’ombra? Chi si celerà dietro il suo ghigno maligno? Una lettura avvincente che ti tiene con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Non un semplice fantasy, ma un fantathriller ben congegnato che non lascia nulla al caso. Lo consiglio a tutti gli appassionati dei due generi

  3. (proprietario verificato)

    Mi permetto di consigliarvi l’acquisto di questo libro per buoni motivi:
    1)leggere, come saprete, apre la mente e migliora il linguaggio;
    2)conosco personalmente l’autrice e per me è come una sorella;
    3)potreste contribuire alla realizzazione del sogno di una persona da sempre amante della scrittura che, dopo aver accantonato per anni la sua passione per dedicarsi a qualcosa di più concreto (è un avvocato), ha deciso di rimettersi in gioco e scrivere il suo quarto libro.
    4)è un libro “fantastico”…in tutti i sensi!

  4. (proprietario verificato)

    Era da tempo che non avevo bisogno di accendere la luce per scendere o salire le scale!
    Il trasporto che suscita la lettura è tale
    che sentire in casa un rumore improvviso può farti sussultare e diventa quasi impossibile alzarsi per andare a controllare.
    Consigliato a chi cerca un fiume di adrenalina nero su bianco da divorare.
    Complimenti all’autrice!

  5. (proprietario verificato)

    “La congiura del Fidion” ti trasporta in un mondo fantastico dal quale non vorresti più tornare. Il mistero è il filo conduttore della storia dalla prima all’ultima pagina e ti tiene col fiato sospeso…

  6. (proprietario verificato)

    Da quanto ho potuto leggere, il libro è avvincente e pieno di sorprese. Suspence continua e pagine che scivolano via velocemente. Attendo con entusiasmo la copia integrale per poterlo leggere tutto.

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Mariarosaria Varano
Sono una inguaribile sognatrice, non importa se a occhi aperti o chiusi, amo sognare e sono testarda perché non mi arrendo finché ciò che sogno non diventa realtà. Viaggio fra questo mondo e gli altri mille che immagino, dove posso essere, per parafrasare, uno nessuno e centomila. A volte mi limito a guardare i miei personaggi che agiscono, altre sono l'indomito protagonista, altre ancora il suo crudele antagonista. Dipende tutto dal mio umore. Mi sveglio spesso con una domanda in testa: chi sarò oggi? La scrittura mi aiuta a rispondere a questa e a molte altre domande, mi aiuta a essere quella che sono e anche quella che vorrei essere. Le pagine bianche? Mi parlano e mi guidano e alla fine non so se sia io a scrivere il libro o il libro a riscrivere me.
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