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Come la luna in un dipinto

Come la luna in un dipinto
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Consegna prevista Luglio 2021
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Le storie, le parole, gli scritti di Evelyn e Gaetano si intrecciano attraverso i loro pensieri e le loro paure, nonostante lei viva a Londra e lui viva a Palermo, tanto che i loro occhi non s’incontreranno mai. Solo alcuni drammatici eventi legheranno i due personaggi: è il destino che si compie. Il manoscritto è una novella epistolare che racconta ogni vicenda dagli occhi e dalla mano del protagonista, impegnato in un continuo flusso di coscienza. Altri personaggi prenderanno parola in questo turbinio di accadimenti. Ogni ruolo, ogni racconto sarà decisivo all’interno della storia. Gli elementi più importanti all’interno del manoscritto sono i dipinti e la luna. Qualsivoglia frammento della vicenda è un dipinto che la luna osserva, in quanto essa stessa è lo specchio dei nostri sogni più belli e dei nostri incubi peggiori.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo romanzo per creare un mondo lontano, ma allo stesso tempo legato alla mia realtà. Creare mondi è la cosa più importante che un autore, un artista possa fare. Creare un mondo fatto di eventi, parole e fatti mi ha donato un senso non comune di libertà, quella libertà che spesso l’uomo ricerca nelle grandi cose io l’ho trovata in un taccuino, in una penna, nell’inchiostro che scorre lentamente ed inconsciamente. Il mio nuovo mondo stava lì, come fosse seduto ad aspettarmi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

2 novembre 2018

Evelyn, Londra

Mi chiamo Evelyn.

Questa è la prima volta che scrivo qualcosa qui seduta al mio computer. Il fatto che io scriva non è importante perché non sono una scrittrice… ho letto qualcosa dopo i miei anni al liceo. Mi sono sempre soffermata sui classici come Shakespeare o Dickens, niente di contemporaneo. Nonostante nutra particolari riguardi verso Dan Brown ho letto solo Inferno senza passare dal Codice Da Vinci. Non sono granché nel comporre un periodo, temo spesso gli errori e gli orrori ortografici e lessicali all’interno del costrutto di una frase. Quando frequentavo la high school avevo voti bassi se si trattava di scrivere un saggio. Come si fa a valutare la scrittura? Non riesco a mettermi nei panni di un docente. La scrittura è libertà e valorizzarla o declassarla con un voto impedisce il divampare della fantasia. Non mi piace scrivere. Semplicemente non ne sono capace… mi sono sempre reputata una ragazza banale, effimera (che bel termine, eh!) e superficiale quando si deve scrivere.

Scusate.

Continua a leggere
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Davvero, scusate.

È così difficile per me scrivere, che non so neppure da dove cominciare.

Va bene Evelyn, respira. Ricominciamo.

Mi chiamo Evelyn, ho ventidue anni. Sono giovane agli occhi della gente ma sento già il peso dell’età. L’età è importante? Non lo so… Non lo so, davvero. So solo che morire giovani è una cosa così terribile e atroce. No, scusatemi ancora… dovrei non affrontare subito un tema così forte come la morte.

Ricominciamo.

Mi chiamo Evelyn, ho ventidue anni. Sono nata e cresciuta a Londra. La capitale dell’Inghilterra. Non sono molto brava con le parole, molto spesso mi inceppo. Parlo poco nella vita di tutti i giorni, figuriamoci se sono obbligata a scrivere in un file word di un pc. Ho il blocco dello scrittore senza essere una scrittrice. Odio le parole, le parole nutrono l’odio. Nutrono l’avidità dell’uomo. Non mi piacciono le parole, affatto. Credo che se nel mondo non ci fossero parole vivremmo in pace con noi stessi. Gli animali non usano parole, fateci caso. La flora e la fauna comunicano attraverso suoni ed immagini, lo trovo un aspetto splendido. Beati i cavernicoli, dotati di misera ragione e sorpresi dalla semplicità delle cose. Non esistono in natura sentimenti terribili come l’avidità, l’odio, l’invidia… le minacce più terribili nascono dalle parole. Sarà che io amo la natura, che sia flora o che sia fauna per me non ha molta importanza. Giusto qualche giorno fa ero ad Hyde Park, sapeste che posto! Ci sono tanti luoghi in cui mi perdo lì dentro, tanti luoghi in cui mi isolo e resto lì a dipingere. Proprio qualche giorno fa vicino la statua di Peter Pan ho visto un bellissimo pavone. Superbo e vanitoso,

alla mia presenza ha aperto le piume e mi ha mostrato senza parole tutta la sua bellezza. Lì, nei polmoni verdi della mia Londra, io respiro ancora. Lì hai la sensazione di immergerti in dei dipinti di Manet o Monet. Attenzione!

C’è differenza.

Se le aiuole sono in fiore sembra di vedere “Le iris nel giardino” di Monet o se, passeggiando, vedi una coppia, o degli amici, sembra di osservare da vicino “Colazione sull’erba” di Manet.

Ho cambiato il focus di questa scrittura.

Ricomincio.

Sì, ho dimenticato. Scusate.

Mi chiamo Evelyn, ho ventidue anni. Sono nata e cresciuta a Londra. Faccio la pittrice autodidatta e amo dipingere con gli acquerelli. So per certo di saper dipingere solo con quelli. Se dovessero mettermi in mano una matita penso che potrei disegnare solo degli stickmen, quei disegni che impari a fare in prima elementare. Dove la terra è piatta ed il concetto di prospettiva non esiste. Ho poca libertà di esprimermi con una matita, non sono capace. Ogni tanto mi diletto e provo a realizzare qualcosa di superiore agli stickmen ma non sono mai convinta, d’altronde provo anche delle cose in digitale con il mio Ipad. Insomma disegno spesso, spessissimo. Non so fare molto, se non questo. Mi piacciono gli acquerelli, mi piacciono i disegni astratti onirici. Ecco, mi piace pensare che dove io vedo il mare magari qualcun altro possa vederci il cielo e questa tipologia di pittura libera la fantasia mia e l’interpretazione di chi vede ciò che realizzo, anche se ormai da due anni non mostro più nulla a qualcuno che non sia io. Mia madre prima della sua scomparsa entrava nel mio piccolo studio, allestito con pochi soldi e tanta voglia di esprimermi. Da un po’ non riesco più a mostrar niente. Lo so che se non mostro quello che faccio tutto ciò rimarrà solo un hobby. L’hobby di Evelyn: la pittura. Non mi piacciono le parole, mi piace dipingere e lasciare le parole a chi osserva. Anzi no. Mi piace stupire, quello sì. Vorrei che le persone rimanessero senza parole quando vedono un mio dipinto. Peccato, avevo tante belle idee. Purtroppo non posso più realizzarle. Peccato. Dico spesso questa parola. Peccato. Mi piace… Chissà perché…

Dove eravamo?

Mi sono persa.

Devo ricominciare?

Abito vicino il Big Ben. L’avevo già detto? Non ricordo e non tornerò indietro a controllare. Sto scrivendo di getto. Solo così posso farlo. James Joyce chiamava questo modo di scrivere “flusso di coscienza”. Un bravo autore James Joyce, lui sì. A me piace dipingere con gli acquerelli. Sì, questo lo avevo detto. Non c’è bisogno che controlli nuovamente.

Mi sono persa di nuovo.

Ho davanti un muro bianco, riesce a distrarmi. Ma come fa?

Non mi distrae lui, lo so. Ci sono altre robe che ronzano nella mia testa. Non ho voglia di scrivere, è questo il problema. Accanto a me c’è un libro. Anzi è un dramma teatrale. Amleto di Shakespeare. L’opera più conosciuta dell’autore di Stratford-upon-Avon. Bellina Stratford, ci sono stata. Mi piace

molto una delle statue presenti in città, quella di Puck. Mi fa sorridere quando ci penso. La immagino di notte, prima di dormire, mi inquieta un po’. Da pittrice ho sempre stimato gli scultori. I capolavori più grandi per me li ha realizzati Canova. Quelle sculture urlano alla vita. Ecco, con le opere di Canova le parole non servono. È inutile star lì a parlarne, non ti resta che stupirti.

Sono le 22 p.m.

Il sonno mi sta spingendo a letto.

Sono stanca di pensare.

Mi stavo per addormentare, ero certa che sarebbe accaduto… ma… la luna ha attirato la mia attenzione. Era una mezzaluna, proprio sottile. Nessun plenilunio. Non so… mi ha attratta come un serpente a sonagli è attratto da un flauto.

Tante parole in quella mezza luna.

Avevo degli acquerelli sulla scrivania.

Ho dipinto una mezza luna colma più di buio che di luce.

Mi sono immersa nella visione onirica di quella luna. Non era la più bella che si potesse vedere. Voleva dirmi qualcosa. Senza parole. Come piace a me. Non ho mai fatto caso alla luna, di solito qui è nascosta dalla coltre di nubi che commiserano il cielo grigio.

Disegnerò la luna d’ora in poi, giocando a nascondino con lei.

Capirò cosa vuole dirmi, attraverso quella luce.

Oggi troppo debole.

Oggi troppo fievole.

Ho finito di scrivere per oggi.

Sono le 12 a.m.

Dormo, la luna è sparita.

S’è fatto buio.

II

21 luglio 2016

Gaetano, Palermo.

Sono tornato alla mezzanotte del 21 luglio a casa. Non avevo voglia di continuare il mio libro sul concetto della “morsa dei sogni” così, vivendo accanto la cala di Palermo, ho deciso di fare una passeggiata. Un caos inenarrabile. Se c’è una cosa che odio della mia città natale è il continuo via vai di gente, molto spesso spinti da mete e traguardi così futili che portano la loro mente alla follia quotidiana. A Palermo per esprimere un concetto non si parla, si urla fino alla depressione delle corde vocali che non vedono l’ora di suicidarsi. Palermo è un quadro e tutti i suoi abitanti sono i pittori della sua magnifica varietà. Ho aspettato fino alle quattro del mattino per avere un po’ di pace e raccogliere degli spunti per il libro. Io lavoro così, uscendo per la mia Palermo. Una città piena di spunti, di caos e soprattutto, oggi tremendamente calda e umida. Io non ho capelli. Una scelta stilistica, sia chiaro! Dicono che gli uomini calvi hanno più presa sulle donne… sarà… io non ho un rapporto sessuale completo dall’estate scorsa.

E l’estate scorsa ero fidanzato con Miriam.

Non ho mai avuto altre donne all’altezza di Miriam. Mi sono convinto di questa idea che si è innestata nel profondo del mio subconscio. Credevo fosse il sole, lo era. Davvero. Il sole però non dura per sempre. Il momento dell’alba è il più bello, ha tutti i sapori e i colori più belli del mondo. Essendo un isolano non avevo altro desiderio fin dalla mia infanzia di guardare l’alba sulla spiaggia di Magaggiari. Una spiaggia vicino Palermo, precisamente tra Cinisi e Terrasini, non ho ancora ben capito quale comune detiene quella spiaggia, credo Cinisi. Il sorgere del nuovo giorno lì è unico. Puoi veder decollare gli aerei che vanno verso mete ignote, è l’ignoto che rende la vita piena di significato. Certe persone sognano per tutta la vita di vedere un’alba limpida e colma di sogni, beato chi come me ha ricevuto questo dono e lo vede quotidianamente. Vivo sul mare, non so fare a meno di certe cose.

Mi manca Miriam ma il sole è tramontato.

Non c’è peggior cosa, per me, del tramonto. È il fenomeno naturale che la maggior parte della gente preferisce. Io non posso accettarlo. Il crepuscolo è l’anticamera dell’infelicità. Significa che abbiamo speso un altro giorno. A far che? Persi nel totale bla bla bla dell’indifferenza. Cerco sempre di evitare un tramonto. Il sole che si spegne fa divampare la mia malinconia. Ricordo bene una frase de “Il piccolo principe” – l’avrò letto migliaia di volte – diceva testualmente: «Sai, quando si è tristi si amano i tramonti.» Sottoscrivo in pieno. Guardavo i tramonti quando ero triste, ora evito di guardarli per non intristirmi.

Miriam mi ha lasciato al tramonto, alla Cala.

Le barche origliavano la nostra discussione oltre la banchina. Stanno sempre lì ferme ad origliare. Chissà quante cose sanno sull’amore, sulla nostalgia, sulla delusione. Miriam mi ha lasciato perché non voleva più legarsi a me e Palermo, adesso, per quanto ne sappia, vive a Bruxelles e lavora in

un ospedale come medico internista. Chissà come se la passa. Non riesco a portare avanti il mio testo da quando se n’è andata, era la mia musa. C’era lei, il suo sorriso, la sua solarità e tutto prendeva di nuovo forma. Adesso vago nell’andirivieni caotico di questa Palermo che non distingue in estate il giorno dalla notte. Rispetto alla gente, ora allegra, ora triste, io non ho una meta. Cerco spunti in questo angolo immerso dal trambusto e bagnato dal mare. Ho passeggiato inesorabilmente per quasi tutta la notte e mi ritrovo a scrivere per scacciar via il fardello dell’assenza che diventa piena di dolore quando il tempo passa. Dannato tempo… la colpa è sua se i rapporti si incrinano, se il sole tramonta. Vorrei fosse sempre giorno. Spossato dall’umidità cerco risposte in questa notte di mezza estate così piena di dolore nell’assenza di qualcuno.

Ho passeggiato per molto tempo.

Mi sono perso tra il profumo del mare e tra l’odore – un profumo più intenso di quello del mare – delle arancine appena pronte. Ne ho mangiata una ‘a carne in un bar che si trova proprio alla fine del foro italico, poco prima di arrivare alla cala. Mentre mangiavo la mia – buonissima, magnifica – arancina, ho fatto caso a qualcosa che negli ultimi tempi giudicavo con superficialità. Così decisi di guardare la luna e di farmi ammaliare da lei. Non posso spiegare il sentimento, era così tonda che Maradona le avrebbe sferrato un collo pieno per farla danzare tra le stelle. Non c’era una nuvola, non c’era vento. Lei regnava nel buio e illuminava tutto quanto.

La rividi con i miei occhi da bambino, quando mia nonna mi preparava il mio panino panelle e melenzane e mi portava al mare la sera. Ero tornato lì, stavolta sullo stomaco avevo un’arancina – buonissima, magnifica – e stavo di nuovo sognando e avevo dimenticato Miriam. Come se lei, la luna, mi stesse dicendo di star tranquillo. Lo sentivo proprio che mi sussurrava di star tranquillo.

Sono tornato nella mia abitazione a fatica, sempre più spossato dal caldo umido. Maledetto io che avevo anche deciso di fumare.

Non volevo smettere di ascoltare il suo bisbiglio così dolce.

Pensavo alla luna, non più a Miriam.

Ho scoperto qualcosa che mi ha dato serenità, sempre davanti a me ed io non le davo valore. L’avevo dimenticata. Che stolto che è uno scrittore… crea un suo mondo e dimentica la bellezza della realtà.

Domani torno a scrivere il mio libro. Che questi appunti, scritti dopo una passeggiata al chiaro di un plenilunio, diventino un monito per quando mi sentirò triste, o quando il crepuscolo attanaglierà i miei occhi.

Buonanotte Gaetà,

adesso dormi e non pensare più neanche all’arancina – buonissima, magnifica.

2020-10-19

Evento

Facebook - Profilo: Mimmo Stroppiana Lunedì alle ore 21.30 in diretta sul mio profilo facebook: "Mimmo Stroppiana" ci sarà una diretta in cui parleremo del romanzo. Interverranno oltre a me, che sono l'autore del manoscritto, anche Christian Catalano (Conduttore e speaker radiofonico), Marta Alioto (Attrice) e Giupy Randazzo (Attore). Tutti coloro che assisteranno alla diretta potranno conoscere nuovi frammmenti di "Come la luna in un dipinto" e potranno rivolgere le proprie domande all'autore. Ci "vediamo" lunedì.
2020-10-11

Aggiornamento

Un caloroso grazie a tutti i sostenitori che in poco più di 24h hanno portato il crodwfunding di "Come la luna in un dipinto" al 23%! Presto verrete aggiornati con nuovi eventi che sono pronti a decollare per scoprire ancor di più le storie che ruotano intorno ai protagonisti: Evelyn e Gaetano. A coloro che mi chiedono quale sia il genere del manoscritto io rispondo che si tratta di una novella epistolare o, come qualcuno l'ha definita, una vera e propria seduta dallo psicologo. La campagna continua ma grazie ancora! Presto buone nuove!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    È la prima volta che acquisto un libro a scatola chiusa. La lettura della sinossi e dell’anteprima lasciano ben sperare in un prodotto ben scritto. Non vedo l’ora di ricevere la mia copia.

  2. (proprietario verificato)

    La lettura dell’anteprima incuriosisce e aumenta il desiderio di leggere il libro per intero

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Mimmo Stroppiana
Mimmo Stroppiana è un giovane attore ed autore nato il 12/11/1993 a Partinico (PA). Dopo gli studi classici, si laurea in Mediazione linguistica presso l'università degli studi di Palermo e si diploma come attore presso la Shakespeare Theatre Academy di Palermo diretta da Tony Colapinto. Come autore teatrale ha già debuttato con due opere: “La Ginestra”, omaggio a Leopardi contestualizzato durante la seconda guerra mondiale, e “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, che trae ispirazione dalla leggenda della città di Vieste e dall'omonimo brano di Max Gazzè.
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