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La Porta per lo Spirito

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Consegna prevista Aprile 2021
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Mattia è un ragazzo davvero speciale, per il fatto che da sempre avverte uno strano respiro lungo le vie della sua città: Origo, luogo piccolo ma misterioso. Un giorno, a casa del professore di cui è assistente universitario, finisce invischiato in una vicenda più grande di lui, che cambia il corso della sua vita. Scopre che esistono persone in grado di seguire la voce delle città. Lui stesso ha il dono di farlo e lo aspetta un importante compito. Assieme ai suoi quattro amici inizia così l’avventura alla ricerca della Porta per lo Spirito, soglia di un luogo segreto che racchiude l’anima di Origo. Il gruppo seguirà un percorso nel quale prenderanno vita storie e leggende che soltanto loro possono veder scorrere davanti ai propri occhi. È Origo che gli sta indicando la strada perché vuole essere salvata. E perché… ogni città dona a un ristretto numero di persone un frammento della propria anima, affinché non venga perso alcun ricordo della sua storia.

Perché ho scritto questo libro?

Troppo spesso si vivono le città distrattamente, senza conoscerle davvero e senza sapere che ognuna di loro nasconde un numero quasi infinito di storie e leggende.
Volevo che Origo (città di fantasia, ma ispirata a una città vera) divenisse un simbolo. Perciò l’idea di questo mio romanzo nasce dalla voglia di non guardare con superficialità le città, di non disprezzarle senza rendersi conto che sono in realtà luoghi pieni di storia, fascino e mistero. Le città vivono, parlano e hanno una voce.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 3
Riunioni e ospiti inattesi

[…]
Mattia iniziò a camminare verso casa del professore. Rimasto ormai da solo, i suoi pensieri ripresero a fluire. La festa della Twin Family si faceva più complessa di quanto potevano immaginare. E poi c’era Marisa. Sperava che proprio quel giorno si sarebbe svegliata priva dei dolori che la maltrattavano nell’ultimo periodo e che sarebbe tornata finalmente la ragazza felice e divertente che lui conosceva.
L’umore del ragazzo subiva dei cambi improvvisi. Si sentiva così confuso su quello che sarebbe successo da lì in poi, su quello che avrebbe fatto adesso e per il resto della vita. E senza sapere perché, di certo senza volerlo, provava una stretta alla gola a volte che ostacolava i suoi piani, i suoi progetti, i suoi propositi. Inspiegabilmente sentiva come il respiro che aumentava e si faceva più intenso. Si metteva a camminare velocemente avanti e indietro per le stanze in quelle circostanze oppure usciva e camminava all’aria aperta. Infine quel senso d’ansia se ne andava e poteva continuare a vivere con quella calma apparente che tutti notavano e che solo pochi sapevano davvero quale vortice di emozioni celasse.
Adesso si ritrovava proprio in quella situazione in cui riusciva a rilassarsi.
Attraversò la città vecchia fino a raggiungere la piazza centrale, e da lì percorse una lunga via in salita. Arrivò a una breve schiera di case appena di fronte all’ingresso nord-est tra le mura. Il portone del palazzo in cui viveva il professore era sempre spalancato. Mattia avanzò sino al secondo interno al primo piano. Suonò il campanello e la porta si aprì quasi subito. Downey, svegliò già da un pezzo, gli diede il buongiorno con la solita chioma arruffata. Poi lo lasciò entrare.
L’appartamento era grande e pieno di roba che gli conferiva un aspetto un po’ disordinato. Dopo averlo fatto accomodare, il professore lo invitò a sistemarsi al tavolo del salotto. Sparì un attimo per andare in cucina a prendere dell’acqua da offrire al suo ospite e tornò, pronto per iniziare con una dettagliata sessione informativa. Ci teneva che Mattia fosse preparato.

Continua a leggere

Appena dopo la laurea il professore gli aveva proposto quell’incarico, perché aveva sempre apprezzato le sue doti più di ogni altra il suo intuito, e lui aveva accettato subito. Non che amasse moltissimo il ruolo di assistente, ma gli piaceva passare il tempo con Downey; era un uomo dalla grande cultura, che aveva superato da poco la quarantina, e si poteva sempre imparare qualcosa da lui.
Mattia in realtà non sapeva ancora quello che voleva.
Era molto confuso sul suo futuro, ma per il presente gli pareva un’idea sufficientemente sensata. Non gli piaceva ritrovarsi nella stanza del professore all’università assieme al gruppo di suoi seguaci. Tutti gli altri si esibivano in inchini, adulazioni, mentre lui preferiva passare lì solo il tempo strettamente necessario, sperando di poterne imparare qualcosa di utile, qualunque cosa fosse, e senza pretendere niente in cambio. E infatti era l’unico a cui Downey permetteva di andare direttamente a casa sua.
Mentre il professore gli spiegava quali fossero gli argomenti ricorrenti, sui quali avrebbe dovuto sapere tutto, Mattia prendeva appunti con semplicità. Downey studiò la sua espressione impassibile. Per qualche motivo però non era infastidito dal suo atteggiamento, anzi lo apprezzava. Non mancava comunque di fargli alcune osservazioni.
«Non dovresti sottovalutare l’opportunità di essere un assistente» disse. «Il tuo ruolo ha molti vantaggi. E non solo per te… anche per gli altri studenti. Puoi aiutarli a capire cose che tu già sai per la tua maggiore esperienza».
«Per esempio?».
Downey lo valutò attentamente prima di rispondere. Infine distese un morbido sorriso.
«Per esempio… quale consiglio daresti agli studenti che interrogherai nella prossima sessione?».
«Di non permettere a nessuno di giudicarli da mezz’ora della loro vita?» ribatté Mattia.
Il professore sorrise bonariamente guardandolo. «Sì, hai ragione».
Downey era divertito dall’atteggiamento di Mattia, da quella sua aria di gentile sincerità. Non era come gli altri il ragazzo, non voleva fare cose che tutti potevano fare e allo stesso modo. E non voleva seguire un determinato comportamento solo perché le abitudini lo richiedevano o perché, nel caso del suo ruolo di assistente, così era stabilito. Rifiutava che gli venisse imposto qualcosa e anzi proprio per l’esistenza di certe regole lui amava fare spesso l’esatto contrario. Così anche ricoprendo un incarico pieno di regole gli piaceva affrontarlo almeno con una piccola differenza nel comportamento. Tutto questo non voleva dire che lui non si impegnasse. Si impegnava e molto. Qualunque cosa facesse, otteneva ottimi risultati. Gli veniva naturale.
Mentre avevano i libri di testo sotto mano e li sfogliavano accuratamente, il professore gli diede spiegazioni su ciò che avrebbe dovuto studiare, su quali aspetti avrebbe dovuto soffermarsi, sugli argomenti più importanti da sapere assolutamente. Senza sorpresa il ragazzo si rese conto che non si trattava di più di cinquanta pagine su un totale di oltre cinquecento. A Mattia venne un sorriso. Tante ore di studio per le poche, solite domande ricorrenti. Poveri studenti, pensò. Ma anche lui lo era stato fino a poco tempo prima. E si sentiva ancora così.
Downey notò il suo sorriso. «Qualcosa ti fa ridere?».
«No, niente» rispose. «Contraddizioni universitarie, tutto qui».
All’improvviso iniziarono a bussare ripetutamente e con forza alla porta. Mattia e il professore si guardarono, sorpresi dall’istantanea raffica di colpi.
«Aspetta qualcuno?» domandò il ragazzo.
«No, veramente» fece il professore dubbioso. «Vado a vedere».
Downey si alzò dal tavolo e raggiunse l’ingresso. Aprì e subito emerse una voce dalla soglia.
«Svelto, dobbiamo cercare di curarlo».
Nello stesso istante l’ospite, senza neanche pensarci, avanzò. Parlava con un’urgenza estrema. Era un uomo alto e robusto, portava una barba nera che gli ricopriva la mascella e che accompagnava i suoi lineamenti precisi, gli occhi erano marroni, molto chiari e dalle strane sfumature, tendenti al verde attorno alla pupilla. Non era da solo. Sorreggeva un altro uomo e quest’ultimo era completamente abbandonato su di lui, riusciva a malapena a tenersi ancora sulle gambe. Era avvolto dalla giacca dell’altro e faceva di tutto per stringersi a essa come per ripararsi da un freddo inesistente o dal dolore.
Dalla sala Mattia riusciva a seguire tutta la scena. Spalancò lo sguardo e non sapeva se semplicemente preoccuparsi o alzarsi a dare una mano.
Il professore richiuse immediatamente la porta e si apprestò ad aiutarli.
L’ospite avanzò sostenendo ancora il suo compagno. La giacca che lo ricopriva cadde dalle spalle di quello mostrando ciò che vi si celava sotto. Mattia aumentò l’attenzione; ora che si erano fatti più vicini poteva vedere bene. Il viso era una maschera scura e sofferente, i capelli mori, i lineamenti spigolosi, la camicia lacerata e ricoperta di sangue.
L’uomo con la barba alzò lo sguardo e notò il ragazzo seduto al tavolo della sala. Non appena i loro occhi si incrociarono si irrigidì all’istante.
«Non credevo avessi ospiti» disse al professore.
«È un mio studente. Ti puoi fidare» esclamò Downey senza esitazione, iniziando a sostenere anche lui il ferito. «Hugh, Mattia. Mattia questo è il mio amico…».
«Sì, sì non c’è tempo per le presentazioni» bloccò subito l’uomo barbuto. «Vieni ragazzo, dacci una mano».
Mattia senza fare domande e senza capire perché lo faceva, si sollevò e li raggiunse. Mentre iniziavano ad accompagnare l’uomo sanguinante nella stanza da letto, il professore li precedette. Il ragazzo osservò bene quello che sembrava ormai un manichino fragile e ripiegato su se stesso e ascoltò ogni cosa. Il respiro era flebile, il peso molto grande tanto si abbandonava a loro quasi privo di movimento. E poi la sua camicia: era bianca ma tutta la parte sul petto era diventata purpurea. Il sangue usciva ancora vivo e si muoveva verso il basso, Mattia riusciva a vederlo. Alcune gocce rosse intense bagnarono il pavimento.
Raggiunta infine la stanza lo adagiarono sul letto.
«Perché lo hai portato qui?» chiese subito dopo Downey, agitato.
«E dove altro?» controbatté immediatamente l’ospite. «Era la casa più vicina che conoscessi. E l’unica di cui potevo fidarmi. Non avevamo tempo… e forse quello rimasto non è neanche abbastanza».
Il professore ebbe uno scossone di panico. «Ma sei sicuro che nessuno ti abbia visto?».
«Sicuro» sentenziò con decisione.
Mattia ormai seguiva quello che vedeva e ogni scambio di battuta a bocca aperta. Un uomo mezzo morto disteso sul letto e gli altri due che discutevano con quella sfumatura di allarmante urgenza. Dall’istante in cui gli inaspettati ospiti avevano fatto il loro ingresso in quel modo, non poteva che chiedersi che cosa stesse accadendo. Ora si domandava in mezzo a cosa si trovasse.
L’uomo disteso sul letto respirava ancora ma a fatica. Sembrava non ci fosse nulla da fare per lui. Tutto lasciava pensare che fosse arrivato davvero ai suoi ultimi istanti.
«Mattia, resta accanto a lui e avvertici se dovesse dire qualcosa» l’invito di Downey era accompagnato da un senso d’apprensione. «Noi dobbiamo andare un attimo fuori a parlare da soli».
Il ragazzo fece di sì con la testa, con espressione smarrita per la verità. Gli altri due uscirono.
Ma che diavolo stava succedendo? Mattia iniziò a essere sopraffatto da una soffocante stretta alla gola. Non si spiegava da dove fosse saltata fuori quella situazione, né chi fosse l’uomo sdraiato sulle lenzuola in condizioni critiche. E come poteva saperlo? Avvertiva l’ansia che aveva di colpo inondato quella casa e ciò che lo spaventava di più era il fatto di non essersi mai trovato prima di fronte agli ultimi attimi di vita di qualcuno. Riusciva a sentire gli altri due parlottare nel corridoio, poteva udirne i bisbigli. Nel tentativo di capirci qualcosa, si fece più vicino alla porta di ingresso della stanza.
«Ma che cosa hanno fatto al custode?» chiese la voce di Downey.
«Eravamo lì solo per parlare» rispose l’altro. «I Cacciatori hanno cercato ancora una volta di portarlo dalla loro parte. Volevano convincerlo a seguire i segni per loro. E poi visto che si è rifiutato, lo hanno aggredito. Hanno cominciato a sparare, in pieno giorno. Non credevo potessero farlo. È un miracolo se sono qui a raccontartelo».
«Non ce la farà?».
L’altro scosse la testa con fare di rassegnazione. «Un colpo lo ha centrato in pieno petto, uno ad una gamba e uno alla spalla. Ha perso troppo sangue».
Downey sospirò. «E adesso che possiamo fare?».
L’uomo barbuto fissò il professore, serio. «Se il custode non ce la farà… e ti dico che non ce la farà, i Guardiani saranno da soli a proteggerla» concluse in tono fermo.
Calò un vuoto pieno di incertezza nel corridoio.
A quel punto Mattia si allontanò dalla porta. Si voltò, avvicinandosi di nuovo al letto e osservò con attenzione l’uomo disteso. Strinse lo sguardo mentre lo studiava e gocce di sudore gli imperlarono la fronte. Si accostò ancora un po’ a lui. Ora gli era a meno di un passo. Il viso di quello era una maschera di dolore; per metà sporco di sangue, una densa macchia scura. Le palpebre serrate, il corpo completamente abbandonato lungo il letto. Ma era ancora vivo, anche se la vita in lui poteva dirsi ormai una tenue, quasi impalpabile presenza. Al ragazzo parve di avvertirne il respiro. Per la verità era un suono sottile che non sembrava nemmeno giungere da quel corpo. Eppure lo sentiva, che altro poteva essere pensò. Il respiro adesso cresceva gradualmente e arrivò a riempire tutta la stanza, continuando a muoversi come vento mentre Mattia fissava ancora il volto di quell’uomo.
Il ragazzo si fece più vicino al suo viso per tentare di ascoltare meglio. Di più. Ancora di più. Di più ancora.
Gli occhi si aprirono di colpo e con uno scatto quello alzò la mano ed afferrò Mattia per la maglia. Mentre si risollevava emise un rantolo soffocato. Fu come se, per qualche momento, avesse riacciuffato la vita con un morso.
Il ragazzo si spaventò improvvisamente. Si irrigidì e, spalancando lo sguardo, rimase con la faccia nella sua. Gli occhi di quello erano neri e luminosi e parvero brillare di una luce fugace e fortissima. Mattia avvertì di nuovo il sospiro, ben più chiaramente di prima. Ma non era quell’uomo, almeno non solo lui. Proveniva da qualche altra parte, dal suo corpo e persino dall’esterno. Ed era un suono vivo, esistente, così vero da far sembrare che di colpo ci fosse qualcun altro nella stanza. Simili a due onde che si stavano scontrando per avvolgere Mattia. Il ragazzo riuscì a recuperare la calma ed ebbe la sensazione di conoscere già le sue parole prima ancora che l’uomo le pronunciasse.
«Tu riesci a sentirla, non è vero?» esclamò quello quasi con un filo di voce. «Non è vero?» ripeté.
La presa dell’uomo si strinse ancora attorno al braccio del giovane. Affondò le unghie nella sua carne e spinse, spinse a fondo fino a farne uscire sangue. Mattia non urlò nemmeno per la ferita, era come ipnotizzato, incapace di muoversi. Poté solamente contrarre la sua espressione in una smorfia stupefatta e dolente. Non riusciva a fare altro, neppure a scostare lo sguardo nel momento in cui quel suono divampava in una fiamma incontrollabile. Mantenne gli occhi sull’uomo mentre il respiro entrava in lui.

Vortice

Non esisteva altro. Non c’era una stanza, non c’era un letto, non c’era un uomo, non c’era niente. Solamente un vortice di sensazioni, di immagini che scattarono una dopo l’altra incontrollabili, a volte quasi indistinguibili, incomprensibili. E il respiro che entrava nel suo cervello. La sensazione di quella presenza che respirava lo accompagnò per tutto quel tempo. Non distinse quanto ne passò. Per un istante vide un paesaggio, un prato verde sconfinato. E poi pietre grigie, vie oscure. Sentì persino pronunciare il suo nome. Da lontano, dal profondo della notte e poi dal principio del giorno. Le lune sembrarono alternarsi. Fu come se quella marea di emozioni stesse affondando dentro di lui. Ma non provava dolore. Paura, certamente sì. Ma era convinto anche di sentirsi più forte, riusciva a vedere le cose con maggior sensibilità, più a fondo. Anche se quella valanga di immagini gli comparivano solo per un attimo. Alla fine avvertì quasi una pausa. Notò ancora quel paesaggio di verde che credeva di aver già visto prima e una presenza accanto a lui. Era sul punto di voltarsi e guardarla, quando il vortice ricominciò di nuovo… e infine rientrò nella stanza.

13 luglio 2020

Aggiornamento

Finalmente oggi conosciamo questo luogo meraviglioso. Si tratta di un vero e proprio giardino botanico, un posto bellissimo e dalle tinte magiche. Il mio preferito in assoluto tra i tanti di questa città misteriosa, al confine tra realtà e fantasia. Qui i protagonisti di questo romanzo vivono un’esperienza incredibile e spaventosa allo stesso tempo. Proprio laggiù, in fondo al giardino. Godetevi le immagini e provate ad assaporarne l’atmosfera, magari immaginandolo in una notte oscura e nebbiosa...
https://www.instagram.com/p/CClpF52q0Eu/?igshid=y0ow5vcbzv1f
09 luglio 2020

Aggiornamento

Oggi vorrei mostrarvi il cortile interno alla piazza della torre dell'orologio, tra i luoghi più importanti di questo romanzo. È il mio secondo luogo preferito. Seguite il link, guardate immagini e video ed immergetevi nell'atmosfera di Origo...
https://www.instagram.com/p/CCbVrb-Kybi/?igshid=16b88jkb8rfpe
Fontana ad Origo
06 luglio 2020

Aggiornamento

Oggi vorrei mostrarvi la città vecchia di Origo, ispirata a questo straordinario quartiere medievale. Seguite il link, sfogliate le immagini e scoprite alcuni dei suoi angoli più misteriosi...
https://www.instagram.com/p/CCTmCtTqZwa/?igshid=buofpt13eqs5
03 luglio 2020

Aggiornamento

Buon pomeriggio cari sostenitori. Prima di tutto grazie per aver già scelto di sostenere questo libro. Oggi vorrei cominciare con voi un viaggio attraverso i principali luoghi di Origo, questa città misteriosa e magica. Vi presento 'la piazza degli alberi'. Per me è un posto stupendo. Personalmente il mio terzo preferito 🙌🏻 Seguite il link per ammirarla, restate collegati per conoscere anche tutti gli altri e non dimenticate di continuare a sostenere e condividere.
. https://www.instagram.com/p/CCL19qFKZsd/?igshid=1xdllhl14bwnf

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Erano alcuni anni che non leggevo un fantasy. Ho pre-ordinato questo libro nei primi giorni e non l’ho abbandonato più. Mi ha tenuto incollato alle pagine, non avrei smesso un attimo di leggerlo. Non è il solito fantasy, l’ho trovato diverso, inaspettato. Occorrerebbero troppe pagine per parlare di tutto ciò che lo rende bello ed emozionante. Vorrei soltanto segnalare la descrizione delle atmosfere, dei luoghi e delle scene è qualcosa di ammaliante, ti fa entrare in questa città misteriosa, a volte scura, a volte luminosa, di giorno, di notte, con il sole, con la pioggia, all’alba o al tramonto. L’intreccio narrativo ben studiato. E soprattutto il legame mistico e profondo con la propria citta: incredibile. La città parla di sé perché vuole essere ricordata ed indica la strada solamente a chi è in grado di sentire quel sussurro. Spettacolo!

  2. (proprietario verificato)

    Il sin dall’anteprima mostra un ritmo coinvolgente. La trama preannuncia di svilupparsi lungo i sentieri tortuosi e affascinanti come quelli della città, tema attualissimo che è al centro del romanzo.

  3. (proprietario verificato)

    Sorpresa!!! Premetto che non sono un grande lettore di libri ma la storia mi ha appassionato e non vedo l’ora di sapere come andrà a finire. Avventuroso, intrigato e intrigante! Una vera scoperta! Buona lettura e lo consigliero’ a tutti i miei amici.

  4. (proprietario verificato)

    Una mia amica mi ha consigliato questo libro. L’ho pre-ordinato e finito in due/tre giorni. È avventuroso, a tratti magico, ha veramente qualcosa che emerge dalle pagine che sa di magia. Tra le cose che ho preferito sicuramente è l’atmosfera: affascinante, misteriosa, dandoti l’impressione di essere davvero lì a vivere l’avventura. Sentimento e passione si riversano su questa città fantastica, vera protagonista della storia. In alcune pagine è come se il tempo si fermasse dandoci la possibilità di immedesimarci nel personaggio, per capire quello che vede, sente, ma soprattuto, vivendo i suoi sentimenti e sensazioni.
    Sono rimasta stupita da tutto.
    Da pre-ordinare assolutamente.

  5. (proprietario verificato)

    Parte iniziale interessante, scorrevole e coinvolgente. Per il momento una piacevole sorpresa e i presupposti sono ottimi anche per il proseguio.
    Bravo Andrea
    Da leggere sicuramente

  6. Sto leggendo la storia e la sto trovando molto emozionante e rilassante ottima sotto l’ombrellone. La consiglio

  7. (proprietario verificato)

    Romanzo molto interessante e coinvolgente, pieno di storie da scoprire, interessante il tema della Città, inoltre ho trovato una struttura narrativa diversa dal solito, infatti è come se il tempo si fermasse, soltanto in un punto più precisamente in una pagina si scopre cosa effettivamente vede sente e percepisce il protagonista Mattia.
    Ottima lettura estiva!! fortemente consigliata

  8. (proprietario verificato)

    Già ad una prima lettura di anteprima, mi appassiona e non vedo L ora di continuare.
    Sicuramente interessante e coinvolgente.

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Andrea Serafini
Sono nato a Viterbo, capoluogo della Tuscia. Dopo la maturità scientifica ho definitivamente capito che avrei dovuto fare il classico. Sono laureato magistrale in comunicazione all’Università degli studi della Tuscia con una tesi su Quentin Tarantino e Sergio Leone. La mia passione più grande è il cinema e i libri di avventura, fantasia e mistero. Per un po’ ho scritto racconti per un piccolo giornale online sul tema delle leggende delle belle città italiane. La Porta per lo Spirito è il mio primo romanzo. Amo camminare tra piazze e vie delle città, assaporarne le atmosfere. Ho avuto la fortuna di conoscere il fascino di Madrid, la magia di Londra e la solarità di Barcellona. Anche se nulla può superare il sapore e la familiarità che provo attraversando le strade della mia città preferita: Roma.
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