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La profezia di Siddharta

La profezia di Siddharta
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Consegna prevista Aprile 2022
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La profezia di Siddharta racconta la storia di Santiago, un animo inquieto in un’eterna contrapposizione tra chi egli realmente è e chi è divenuto, e del suo percorso alla ricerca dell’illuminazione. La storia di un viaggio interiore, ancor prima che fisico, che soffermandosi sulle tre principali dottrine orientali, Induismo, Taoismo e Buddismo, giunge a sviscerare concetti di filosofi occidentali quali Schopenhauer e Kierkegaard. È un viaggio alla ricerca del proprio destino, quel destino profetizzato da Siddharta più di 2500 anni prima e di cui di volta in volta Santiago troverà, nelle antiche leggende raccontategli e nei sacri manoscritti, gli indizi necessari a perseguirlo.

Perché ho scritto questo libro?

Per poter restituire, anche solo in parte, ciò che il mondo orientale attraverso i viaggi, le conoscenze e i libri mi ha donato: una differente prospettiva da cui osservare il mondo e una disamina dell’illusione che cela la realtà delle cose.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Era una notte buia e silenziosa del quinto secolo a.C. e Gautama Buddha, il perfetto e sommo Siddharta, giaceva sul letto di morte. Accanto a lui il suo fedele amico e discepolo, Govinda, il più devoto tra i tanti che negli anni avevano deciso di indottrinarsi presso il maestro. Il suo sguardo era triste, come triste e abbattuto era il suo spirito. La presenza del Sommo, che sempre aveva elevato lo spirito di Govinda, quella sera nulla poteva dinnanzi alla desolazione del suo cuore sofferente. “Govinda” disse il Supremo con voce serena, “perché sei triste? Perché il tuo animo allegro si è improvvisamente incupito?”

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“Sommo” ripose il discepolo con la voce strozzata in gola da un’emozione a cui non sapeva dare nome “perché tu sei sul letto di morte, perché nonostante tu sia il sommo, il perfetto, nemmeno a te la vita ha risparmiato la sua più inesorabile fine. Perché se perfino tu, che hai saputo trovare il senso al vuoto incessante che permane dentro ognuno di noi, non sei stato risparmiato da tale sofferenza, che possibilità abbiamo noi comuni mortali, discepoli devoti, ma mai illuminati dalla più nitida consapevolezza della vita umana?”

“Mio caro Govinda” disse il Budda con la voce rassicurante che un padre ha verso il proprio figlio “nessuno è esente dalla morte, nessuna illuminazione terrena può salvarci dalla più antica legge del mondo, la fine del corpo mortale. Non disperare per ciò, perché non esiste inizio senza fine, e senza il pensiero di essa non avrei mai potuto vivere una vita piena e non sarei mai potuto arrivare a comprendere la vita nella sua completezza. La morte fa più parte della vita, che la vita stessa, è ciò che ci spinge a cambiare, è ciò che ci fa prendere coraggio per non rimanere ancorati a un porto sicuro, è l’indizio supremo per la comprensione di quell’enigma chiamato vita”.

“Non disperare per me, perché io gioisco per ciò, perché essa non è altro che la fedele compagna che ha accompagnato ogni ragionamento della mia vita, è stata la luce che ha indirizzato il mio cammino nelle giornate più tenebrose, è stata la mia guida quando ero disperso. Abbandonarmi ad essa non è altro che il pieno compimento della vita stessa. Gioisci di ciò, rallegrati per me, perché finalmente ho raggiunto la fine ultima del mio viaggio, l’ultimo passo del mio sentiero, e davanti a me non vedo tenebre, ma la luce del crepuscolo alla mattina”.

“Ma se la morte è tanto amica all’uomo, se essa è il completamento di una vita di ricerca, se essa è l’ultimo passo prima della luce, perché anche Govinda non dovrebbe smettere di vivere? Perché non dovrei smettere di nutrirmi e dissetarmi in attesa che essa venga a prendermi e mi porti al compimento del tutto?”

“Perché tu mio caro Govinda sei sul percorso e non alla sua fine. Perché ancora molto questa vita ha da insegnarti. Non si può anticipare il normale decorso della vita, ricordati che ognuno ha il suo tempo, come ognuno ha il suo percorso da intraprendere, affrettare ciò è solo controproducente; avere pazienza e seguire il regolare decorso del proprio tempo, questo è il primo passo per una completa comprensione della vita stessa. Non disperare, non affannarti a velocizzare il tuo percorso e ad anticipare la tua dipartita, un giorno la morte sopraggiungerà per te come per chiunque altro, ma se avrai seguito il tuo percorso senza impazienza osservando tutto ciò che ti circonda e ti governa, dal tuo respiro, fino alle più imponenti calamità naturali, allora il giorno in cui essa arriverà non potrai che esserne felice, e non potrai far altro che sorriderle, con il cuore in pace di chi sa di aver seguito il proprio tempo senza forzarlo, cercando di comprendere tutti gli indizi che la vita ti ha posto davanti lungo il cammino, dalla nascita fino alla morte stessa”.

“La verità, Sommo” disse Govinda con voce inquieta e timorosa, “la verità è che ho paura, e ora che tu, che per anni sei stata la mia luce e la mia guida, mi stai lasciando sento un’angoscia che mi paralizza. La mia luce si sta spegnendo, e il mio cammino da oggi in avanti sarà buio e impervio, nessuna bussola più mi indicherà gli ostacoli, nessuno più mi sorreggerà quando starò per cadere e nessuna mano sarà più protesa verso la mia nell’aiutarmi a rialzarmi. La solitudine che per anni ho chiamato amica ora ha lo sguardo cupo dell’inquietudine. Soffro per la tua imminente dipartita, ma ancora di più per ciò che mi attende, e questo mi fa sentire un codardo e un egoista. Non soffro perché tu stai morendo, ma perché da oggi Govinda sarà solo e il cammino che fino ad ora era sempre stato illuminato dalla luce della tua presenza, d’ora in avanti sarà avvolto dalle tenebre e dall’angoscia di un’ineluttabile solitudine”.

“Govinda, mio caro. Io non sono mai stato la tua luce, nessuno può avere una tale influenza sul percorso altrui. Ero una guida, un esempio, ma nulla più. Tu stesso, con le tue scelte, hai portato nel tuo cuore chiarore e oscurità”. “Ricorda gli insegnamenti del tuo percorso, luce e tenebre fanno parte del percorso di ognuno di noi, l’una non può esistere senza la presenza dell’altra, poiché dall’una nasce l’altra. Come dall’ora più buia della notte nasce la luce del mattino. Non sei un codardo, sei solo inquieto. Nessuna vita trascorsa alla ricerca del proprio cammino può essere definita “codarda”. Devi rasserenarti, trovare nuovamente la pace dentro di te, accettando questa attanagliante inquietudine come un passaggio obbligato prima di poter vedere nuovamente la luce sorgere nel tuo essere”.

“Grazie per le tue parole Sommo, ma ora che tu stai per morire chi ci guiderà? Chi porterà avanti il tuo messaggio?”

“Il messaggio sarà per sempre custodito nei quattro sacri manoscritti e nel simbolo della Bodhi, sarà inoltre tramandato da chi ha udito le mie parole, di generazione in generazione, di padre in figlio”.

Poi improvvisamente il budda arrestò le sue parole, il suo sguardo cambiò, e un velo di tristezza gli comparve negli occhi prima di continuare: “Arriverà però un giorno in cui le generazioni future non troveranno più né gioia, né senso, nel raccontare le parole di un vecchio vissuto secoli prima, le scritture perderanno d’importanza e diverranno solamente polverosi libri mantenuti in antichi templi”. Govinda sconfortato e stupito dalle parole del maestro esclamò “ma come sarà possibile questo? Come mai l’umanità vorrà dimenticare tutto ciò? Per quale ragione abbandonerà di proposito la ricerca del senso stesso della vita?”

“I tempi cambieranno mio caro Govinda, in modi e maniere che ora non possiamo nemmeno lontanamente immaginare né comprendere. La ricerca sarà portata dall’interno verso l’esterno, l’interiorità perderà valore a favore di un’illusoria apparenza e le antiche scritture saranno dimenticate. L’umanità sarà ricca come non mai di beni materiali, ma a discapito dell’impoverimento del proprio essere”. “Non disperare caro Govinda” disse il sommo, con un rinnovato sorriso, “nell’ora più buia mai attraversata dall’umanità un nuovo Buddha nascerà, esso potrà portare nuovamente serenità e rinnovare la ricerca verso il senso della vita”

“Tutto ciò mi rende pieno di gioia e rinnova la speranza in me, ma perché il Sommo Siddharta, che così scrupolosamente ha sempre scelto le proprie parole ha usato il temine “potrà portare” e non “porterà”?” “Caro Govinda, la tua attenzione alle mie parole è come sempre da elogiare, ma come giustamente hai ricordato tu, sempre accuratamente scelsi le mie parole, e nemmeno ora in punto di morte ho fatto eccezione.

“Esso potrà portare” e non “porterà”, poiché come tutti gli esseri nascerà in possesso del libero arbitrio, ed esso sarà libero di adempiere, o meno, al suo destino, esattamente come ognuno di noi. Il ragazzo avrà tutte le caratteristiche necessarie per giungere alla piena comprensione e alla conseguente illuminazione, ma la decisione di raggiungerla o meno dipenderà solamente da sé stesso, dalla propria volontà e dalle scelte che egli effettuerà lungo il cammino a lui destinato. Saranno tempi bui per l’umanità dal punto di vista spirituale, esso dovrà lottare verso un ambiente ostile alla ricerca interiore. Nel momento in cui deciderà di intraprendere la strada della comprensione, non sarà aiutato dal mondo esterno, ma denigrato per ciò, sarà visto come un reietto, un diverso. Dovrà andare contro gli insegnamenti delle persone a lui più care, sfatare i dogmi della società nella quale vivrà a favore di un passato ormai dimenticato. Il suo cuore gli indicherà la strada nelle ore più cupe e, ben presto, il ragazzo si accorgerà che dovrà decidere se intraprendere o meno il cammino fino al suo compimento. Dovrà decidere se crogiolarsi in una vita di apatica felicità o vivere una vita di disperata illuminazione”.

Govinda inarcò le sopracciglia non capendo come fosse possibile non scegliere la via dell’illuminazione, il sommo se ne accorse e subito continuò. “Non biasimare il ragazzo, caro Govinda, tu che hai palesato così tanti dubbi al solo pensiero della mia morte. Non biasimarlo perché l’ambiente esterno in cui vivrà sarà diverso da oggi giorno, in modi che mai potresti immaginarti. Non criticarlo qualunque scelta egli compirà, poiché il libero arbitrio governa il mondo da sempre, e da sempre sovrasta perfino il destino. Senza di esso

saremo solo marionette che seguono un percorso delineato dal quale non si può evadere. La vita gli metterà davanti degli insegnanti mascherati da incontri casuali, il suo cuore lo indicherà nelle ore più buie, ma sarà sempre e solo una scelta sua il percorrere, o meno, il cammino a lui destinato. Non biasimarlo poiché se sceglierà di seguire il suo cuore sarà messo alla prova da ostacoli inimmaginabili. E se per caso deciderà di non dare ascolto agli indizi, se negli insegnanti che gli si mostreranno davanti egli non vedrà altro che incontri casuali ai quali non dare rilevanza, non biasimarlo, ma compatiscilo, poiché egli avrà avuto la possibilità di adempiere un destino più grande di lui, arrivare alla piena comprensione di sé stesso e del mondo, ma non l’avrà fatto. E nelle notti più solitarie, in cui potrà ascoltare il proprio essere senza impedimenti, egli nel proprio inconscio saprà di aver rinunciato a qualcosa di inestimabile valore, pur non sapendo cosa di preciso esso fosse, e questo pensiero lo torturerà fino al giorno della sua morte. Quindi non biasimarlo, ma abbi compassione per lui, perché qualunque scelta egli compirà il percorso che lo attenderà sarà impervio, disseminato di prove e ostacoli che potrebbero condurlo alla pazzia”.

Nel volto di Govinda apparve compassione per quel povero ragazzo che doveva ancora nascere e di cui non conosceva nulla, chiamato, suo malgrado, ad adempiere un destino più grande di lui. Sentiva il peso della pressione per il compimento di quel destino, un peso che se solo il ragazzo ne fosse stato consapevole lo avrebbe schiacciato con la forza di un macigno. Govinda osservò gli occhi del maestro socchiudersi e percepì serenità e felicità, poiché il destino lo aveva messo sulla stessa strada del Sommo che per anni era stata la sua guida e dalla quale aveva imparato più di quanto si fosse mai sentito degno di chiedere.

Un sorriso gli apparve in volto e dalle sue labbra usci un impercettibile “Grazie” rivolto a Siddharta o forse al destino stesso per cotanta fortuna. Quella stessa notte il corpo del Sommo Buddha Siddharta si spense, e il cielo stesso sembrò piangere quella dipartita come la scomparsa del figlio prediletto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Filippo Galleri
"Qual è il tuo sogno nel cassetto?”
Una domanda tanto semplice quanto complicata, tutto ciò che non mi sarei mai aspettato mi venisse chiesto ad un colloquio bancario. Dopo un attimo di titubanza mi tornò alla mente la mia adolescenza, in quel momento tutto mi sembrò chiaro. “Scrivere un libro” risposi.
A distanza di anni posso finalmente dire che quel sogno si è realizzato.

Mi chiamo Filippo, ho 33 anni, ho conseguito due lauree, un master, ho girato buona parte del mondo, eppure, è stato nel gennaio 2021, terminato il mio libro, che mi sono sentito pienamente realizzato. In greco la parola felicità si dice Eudaimonia, letteralmente “buona riuscita del tuo demone”. Secondo i greci è proprio la realizzazione del proprio demone, della propria virtù, che porta alla felicità.
Beh, forse dopo tanto cercare sono riuscito a realizzare il mio demone.
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