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La profezia di Siddharta

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Negli ultimi istanti della sua vita, affiancato dall’amico Govinda, Siddharta profetizza la nascita di un nuovo Buddha: colui che porterà l’umanità verso il risveglio spirituale.

Santiago, appena terminata l’università, si ritrova con più domande che risposte su ciò che è, ciò che sarà e ciò che vorrebbe essere. È con l’animo inquieto e pieno di interrogativi che parte alla volta dell’India, compiendo il primo passo di un lungo cammino umano e spirituale. 

Qui, tra incontri con importanti maestri e momenti di grande solitudine e introspezione, riuscirà a far germogliare il suo sé più profondo, che lo porterà a compiere il suo destino. 

LA MORTE DEL SOMMO

Era una notte buia e silenziosa del V secolo a.C. e Gautama Buddha, il perfetto e sommo Siddharta, giaceva sul letto di morte. Accanto a lui il suo fedele amico e discepolo, Govinda, il più devoto tra i tanti che negli anni avevano deciso di indottrinarsi presso il maestro. Il suo sguardo era triste, come triste e abbattuto era il suo spirito. La presenza del Sommo, che sempre aveva elevato lo spirito di Govinda, quella sera nulla poteva dinnanzi alla desolazione del suo cuore sofferente.

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«Govinda,» disse il Supremo, con voce serena «perché sei triste? Perché il tuo animo allegro si è improvvisamente incupito?»

«Sommo,» ripose il discepolo, con la voce strozzata in gola da un’emozione a cui non sapeva dare nome «perché tu sei sul letto di morte, perché nonostante tu sia il Sommo, il perfetto, nemmeno a te la vita ha risparmiato la sua più inesorabile fine. Perché se perfino tu, che hai saputo trovare il senso al vuoto incessante che permane dentro ognuno di noi, non sei stato risparmiato da tale sofferenza, che possibilità abbiamo noi comuni mortali, discepoli devoti, ma mai illuminati dalla più nitida consapevolezza della vita umana?»

«Mio caro Govinda,» proferì il Buddha con la voce rassicurante che un padre ha verso il proprio figlio «nessuno è esente dalla morte, nessuna illuminazione terrena può salvarci dalla più antica legge del mondo, la fine del corpo mortale. Non disperare per ciò, perché non esiste inizio senza fine, e senza il pensiero di essa non avrei mai potuto vivere una vita piena e non sarei mai potuto arrivare a comprendere la vita nella sua completezza. La morte fa più parte della vita che la vita stessa, è ciò che ci spinge a cambiare, è ciò che ci fa prendere coraggio per non rimanere ancorati a un porto sicuro, è l’indizio supremo per la comprensione di quell’enigma chiamato vita. Non disperare per me, perché io gioisco per ciò, perché essa non è altro che la fedele compagna che ha condotto ogni ragionamento della mia vita, è stata la luce che ha indirizzato il mio cammino nelle giornate più tenebrose, è stata la mia guida quando ero disperso. Abbandonarmi a essa non è altro che il pieno compimento della vita stessa. Gioisci di ciò, rallegrati per me, perché finalmente ho raggiunto la fine ultima del mio viaggio, l’ultimo passo del mio sentiero, e davanti a me non vedo tenebre, ma la luce del crepuscolo alla mattina.»

«Ma se la morte è tanto amica all’uomo, se essa è il completamento di una vita di ricerca, se essa è l’ultimo passo prima della luce, perché anche Govinda non dovrebbe smettere di vivere? Perché non dovrei smettere di nutrirmi e dissetarmi in attesa che essa venga a prendermi e mi porti al compimento del tutto?»

«Perché tu, mio caro Govinda, sei sul percorso e non alla sua fine. Perché ancora molto questa vita ha da insegnarti. Non si può anticipare il normale decorso della vita, ricordati che ognuno ha il suo tempo, come ognuno ha il suo cammino da intraprendere, affrettare ciò è solo controproducente; avere pazienza e seguire il regolare decorso del proprio tempo, questo è il primo passo per una completa comprensione della vita stessa. Non disperare, non affannarti a velocizzare il tuo viaggio e ad anticipare la tua dipartita, un giorno la morte sopraggiungerà per te come per chiunque altro, ma se avrai seguito il tuo percorso senza impazienza osservando tutto ciò che ti circonda e ti governa, dal tuo respiro, fino alle più imponenti calamità naturali, allora il giorno in cui essa arriverà non potrai che esserne felice, e non potrai far altro che sorriderle, con il cuore in pace di chi sa di aver seguito il proprio tempo senza forzarlo, cercando di comprendere tutti gli indizi che la vita ti avrà posto davanti lungo il cammino, dalla nascita fino alla morte stessa.»

«La verità, Sommo,» disse Govinda, con voce inquieta e timorosa «la verità è che ho paura, e ora che tu, che per anni sei stato la mia luce e la mia guida, mi stai lasciando sento un’angoscia che mi paralizza. La mia luce si sta spegnendo, e il mio cammino da oggi in avanti sarà buio e impervio, nessuna bussola più mi indicherà gli ostacoli, nessuno più mi sorreggerà quando starò per cadere e nessuna mano sarà più protesa verso la mia nell’aiutarmi a rialzarmi. La solitudine che per anni ho chiamato amica ora ha lo sguardo cupo dell’inquietudine. Soffro per la tua imminente dipartita, ma ancora di più per ciò che mi attende, e questo mi fa sentire un codardo e un egoista. Non soffro perché tu stai morendo, ma perché da oggi Govinda sarà solo e il cammino che era sempre stato illuminato dalla luce della tua presenza, d’ora in avanti sarà avvolto dalle tenebre e dall’angoscia di un’ineluttabile solitudine.»

«Govinda, mio caro. Io non sono mai stato la tua luce, nessuno può avere una tale influenza sul percorso altrui. Ero una guida, un esempio, ma nulla più. Tu stesso, con le tue scelte, hai portato nel tuo cuore chiarore e oscurità.»

«Ricorda gli insegnamenti del tuo cammino, luce e tenebre fanno parte del percorso di ognuno di noi, l’una non può esistere senza la presenza dell’altra, poiché dall’una nasce l’altra. Come dall’ora più buia della notte nasce la luce del mattino. Non sei un codardo, sei solo inquieto. Nessuna vita trascorsa alla ricerca del proprio cammino può essere definita “codarda”. Devi rasserenarti, trovare nuovamente la pace dentro di te, accettando questa attanagliante inquietudine come un passaggio obbligato prima di poter vedere nuovamente la luce sorgere nel tuo essere.»

«Grazie per le tue parole, Sommo, ma ora che tu stai per morire chi ci guiderà? Chi porterà avanti il tuo messaggio?»

«Il messaggio sarà per sempre custodito nei quattro sacri manoscritti e nel simbolo della Bodhi, sarà inoltre tramandato da chi ha udito le mie parole, di generazione in generazione, di padre in figlio.» Poi, improvvisamente, il Buddha arrestò le sue parole, il suo sguardo cambiò, e un velo di tristezza gli comparve negli occhi prima di continuare: «Arriverà però un giorno in cui le generazioni future non troveranno più né gioia né senso nel raccontare le parole di un vecchio vissuto secoli prima, le scritture perderanno d’importanza e diverranno solamente polverosi libri celati in antichi templi».

Govinda, sconfortato e stupito dalle parole del maestro, esclamò: «Ma come sarà possibile questo? Come mai l’umanità vorrà dimenticare tutto ciò? Per quale ragione abbandonerà di proposito la ricerca del senso stesso della vita?».

«I tempi cambieranno, mio caro Govinda, in modi e maniere che ora non possiamo nemmeno lontanamente immaginare né comprendere. La ricerca sarà portata dall’interno verso l’esterno, l’interiorità perderà valore a favore di un’illusoria apparenza e le antiche scritture saranno dimenticate. L’umanità sarà ricca come non mai di beni materiali, ma a discapito del proprio essere.

«Non disperare, caro Govinda,» disse il Sommo, con un rinnovato sorriso «nell’ora più buia mai attraversata dall’umanità un nuovo Buddha nascerà, egli potrà portare nuovamente serenità e rinnovare la ricerca verso il senso della vita.»

«Tutto ciò mi rende pieno di gioia e rinvigorisce la speranza in me, ma perché il Sommo Siddharta, che così scrupolosamente ha sempre scelto le proprie parole ha usato il temine “potrà portare” e non “porterà”?»

«Caro Govinda, la tua attenzione alle mie parole è come sempre da elogiare, ma come giustamente hai ricordato tu, sempre accuratamente scelsi le mie parole, e nemmeno ora in punto di morte ho fatto eccezione. “Potrà portare” e non “porterà”, poiché come tutti gli esseri nascerà in possesso del libero arbitrio, ed esso sarà libero di adempiere, o meno, al suo destino, esattamente come ognuno di noi. Il ragazzo avrà tutte le caratteristiche necessarie per giungere alla piena comprensione e alla conseguente illuminazione, ma la decisione di raggiungerla o meno dipenderà solamente da lui, dalla sua volontà e dalle scelte che egli effettuerà lungo il cammino a lui destinato. Saranno tempi bui per l’umanità dal punto di vista spirituale, egli dovrà lottare con un ambiente ostile alla ricerca interiore. Nel momento in cui deciderà di intraprendere la strada della comprensione, non sarà aiutato dal mondo esterno, ma denigrato, sarà visto come un reietto, un diverso. Dovrà andare contro gli insegnamenti delle persone a lui più care, sfatare i dogmi della società nella quale vivrà a favore di un passato ormai dimenticato. Il suo cuore gli indicherà la strada nelle ore più cupe e, ben presto, il ragazzo si accorgerà di dover decidere se intraprendere o meno il cammino fino al suo compimento, se crogiolarsi in una vita di apatica felicità o vivere una vita di disperata illuminazione.»

Govinda inarcò le sopracciglia non capendo come fosse possibile non scegliere la via dell’illuminazione, il Sommo se ne accorse e subito continuò. «Non biasimare il ragazzo, caro Govinda, tu che hai palesato così tanti dubbi al solo pensiero della mia morte. Non biasimarlo perché l’ambiente esterno in cui vivrà sarà diverso da oggi, in modi che mai potresti immaginarti. Non criticarlo qualunque scelta egli compirà, poiché il libero arbitrio governa il mondo da sempre, e da sempre sovrasta perfino il destino. Senza di esso saremmo solo marionette che seguono un percorso delineato dal quale non si può evadere. Non biasimarlo poiché se sceglierà di seguire il suo cuore sarà messo alla prova da ostacoli inimmaginabili. E se per caso deciderà di non dare ascolto agli indizi, non biasimarlo, ma compatiscilo, poiché egli avrà avuto la possibilità di adempiere un destino più grande di lui, ma non l’avrà fatto. E nelle notti più solitarie, in cui potrà ascoltare il proprio essere senza impedimenti, egli, nel proprio inconscio, saprà di aver rinunciato a qualcosa di inestimabile valore, e questo pensiero lo torturerà fino al giorno della sua morte.»

Nel volto di Govinda apparve compassione per quel povero ragazzo che doveva ancora nascere e di cui non sapeva nulla, chiamato, suo malgrado, a adempiere un destino più grande di lui. Sentiva il peso della pressione per il compimento di quel fato, un peso che se solo il ragazzo ne fosse stato consapevole lo avrebbe schiacciato con la forza di un macigno. Govinda osservò gli occhi del maestro socchiudersi e percepì serenità e felicità, poiché la sorte lo aveva messo sulla medesima strada del Sommo che per anni era stata la sua guida e dal quale aveva imparato più di quanto si fosse mai sentito degno di chiedere. Un sorriso gli apparve in volto e dalle sue labbra uscì un impercettibile «Grazie» rivolto a Siddharta o forse al destino stesso per cotanta fortuna. 

Quella notte il corpo del Sommo Buddha Siddharta si spense, e il cielo sembrò piangere quella dipartita come la scomparsa del figlio prediletto.

 

2021-10-07

Aggiornamento

Ce l'abbiamo fatta, la Profezia di Siddharta ha raggiunto l'obbiettivo delle 200 copie preordinate. Volevo ringraziare tutti voi che avete contribuito a questo importante traguardo. Grazie davvero! Ci vediamo in libreria.. 😉

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un fantastico viaggio alla ricerca di se stessi, accompagnato da storie, leggende e introspezioni filosofiche. Un bellissimo racconto che affascina e illumina.

  2. (proprietario verificato)

    Giovane autore esordiente, con “La Profezia di Siddharta” riesce ad essere sottile e delicato nel solleticare la voglia di introspezione. Sublimi metafore e personaggi letterari affascinanti vi accompagneranno in questo viaggio alla ricerca della serenità.

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Filippo Galleri
Nasce a Bologna nel 1987. Consegue la laurea magistrale in Finanza, Intermediari e Mercati all’Università degli Studi di Bologna, città dove tuttora risiede. I viaggi, la filosofia e la cultura orientale sono state le scintille che hanno dato vita a “La profezia di Siddharta”, suo romanzo d’esordio.
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