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La seconda era spaziale

La seconda era spaziale
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Consegna prevista Agosto 2022
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In un futuro non ben precisato, rispettando l’alternanza storica fra corsa agli armamenti e corsa allo spazio, ci troveremo finalmente a dover colonizzare prima Marte e il sistema solare. Per non lasciare tutto in balia degli interessi dei singoli stati, nasce l’Assemblea.
L’attenzione degli stati membri è rivolta alla spartizione di Marte, avversando così le altre missioni; sul finire di una di queste, Ettore atterra su Encelado e scopre qualcosa che non si è abituati a vedere nei film americani.
Nel frattempo, sulla terra, si intrecceranno inevitabilmente le vicende del team di terra che segue la missione con quello che accade all’Assemblea e, malauguratamente per lui, anche quelle di un ignaro data hider che fa di tutto per rimanere nell’ombra.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo necessità di esprimere un concetto balenato in mente mentre stavo in campagna e ho preso subito degli appunti su un’agendina.
Ho disegnato una libellula e un drone. Mi sono chiesto se avessimo, noi esseri umani, sempre imitato la natura o se fosse una qualità intrinseca nell’evoluzione.
Siamo portati a emulare ciò che vediamo oppure è un atteggiamento già scritto come il codice genetico?

ANTEPRIMA NON EDITATA

2.

Il centro scommesse di piazza Alcalà restava aperto h24, come suggeriva l’insegna. I tubi contenenti vari gas ionizzati regalavano una varietà di aloni luminosi che i soli neon e mercurio non avrebbero potuto offrire. Era il più grande centro scommesse di tutta l’isola, con bingo, slot e tavoli verdi oltre ad un centinaio di postazioni scommesse.

Totò Greco osservava la propria immagine riflessa sugli specchi dietro le bottiglie da esposizione del bar. Viso scavato, zigomi in evidenza, occhiaie verdognole e i capelli rasati in quel modo lo facevano sembrare meno raccomandabile di quanto in realtà non fosse.

-Un caffè-

-Lo scontrino?- domandò secco il barista masticando una chewing gum dai colori accesi.

Totò, lesto, alzò lo scontrino serrato fra indice e medio, col pollice a mo’ del cane di una pistola.

Sorrise scontroso.

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-Sai dov’è il rovescio della medaglia della globalizzazione? Le piccole cose come lo scontrino prima del caffè. Già ansia mi metti. Qua da noi, il caffè non è quel piscio americano venduto nei distributori- disse indicando le comitive di teen ager più distanti -è un momento di pausa, un qualcosa da offrire e condividere, capisci? Non è un bene di consumo-.
Sulla bustina di zucchero che lasciò intonza, la scritta Il caffè è una tregua senza guerra lo fece sbottare lievemente, facendogli distogliere lo sguardo.

Non erano più in voga i bar. Per lo più i giovani si riunivano ai distributori automatici, adesso.

Così, Totò era l’unico cliente al bancone.

-Dai più nell’occhio prendendo il caffè al bancone che non entrando con un fucile-

-Nell’occhio di chi? Con le sale piene di macchinette nessuno sa che ci sia un bar. Chi minchia deve venire-.

Proprio in quel momento un anziano puntellato ad un bastone ammortizzato con tre piedi dinamici attraversò lentissimo il bar per dirigersi ai servizi igienici. Totò e il barista continuarono ad osservarsi fissi, quest’ultimo continuando a masticare incurante.
Rimasero così finché finalmente l’anziano non giunse al bagno.

-Ah quindi pisciano pure? Il distributore automatico dei cateteri deve essere rotto- disse Totò.

-Perché non ci sbrighiamo, prima che esce dal cesso-

-A quanto c’ha messo per arrivare al cesso questo esce fra mezz’ora. Pure lo scarico gli esce piano, oh-.
Disse, ed iniziò a sorseggiare gustando il caffè.

Il barista riprese a masticare a bocca aperta, poco convinto -Toti, mi hanno detto-.

-Totò, chiamami Totò-

-Ok, Totò. In questo pennino c’è il materiale. Nei file .txt ci sono le indicazioni. Dovresti riuscire ad aprirli con un vecchio…-

-Posso aprire i file di tutti i formati dal 1980 fino ad oggi-

-Per questo sei così caro?-

-Perché, mi paghi tu? Sono così caro perché chi paga pure te non vuole lasciare tracce, ed io sono trasparente. Pure diffusione nei canali?-

-No, solo creazione- rispose il barista e mentre afferrava dal bordo il piattino con la tazzina sporca, sotto di esso fece scivolare una memoria portatile piccolissima. Attese fermo che Totò la prendesse. In quella posa, dalle telecamere e dagli scansori 3D era impossibile detectare l’oggetto.

18.
Ettore preparò tutto l’occorrente per l’allunaggio su Encelado, trasformando il ghigno sul suo viso. Il momento era giunto: avrebbe lasciato la sua impronta sul punto più remoto mai raggiunto dall’uomo e chissà per quanto tempo lo sarebbe rimasto.

In quel momento iniziarono a riaffiorargli pensieri estranei.

Il cervello e la memoria, riescono a conservare dati e a sopirli per anni per poi farli riaffiorare in punti del tempo o fra coincidenze di informazioni totalmente inaspettate.

Ettore iniziò a chiedersi se non fosse proprio il cervello ad influire sulla coscienza e non viceversa, come ancora si era portati antropocentricamente a pensare e se le sinapsi non creassero collegamenti  casuali, veicolati fra di loro da attrazione non come semplici poli magnetici, ma come se ne esistessero di più, con più forme di carica abbinabili diversamente e fortemente influenzate dalla quantità del loro carico; come fossero delle basi azotate magnetiche.

Pensava che un ricordo recente poteva essere molto carico poiché era più vicino, quasi come una condizione elettromagnetica e uno remoto, invece poteva essere sempre presente perché molto carico (un trauma, per esempio) o scomparire per anni e avere carica latente che si manifesterebbe se stimolata.

Il carico latente nei meandri di Ettore era collegato ad un progetto di esplorazione per Alpha Centauri, proposto assieme a Juno V e Cassini V ma omesso dalle carte. Ricordò che inizialmente doveva essere assegnato a quel progetto e lì vide per la prima volta Donatella.
Di quella volta ricorda il cuore in gola e, ovviamente, lo sguardo di lei.

Poi vennero assegnati assieme a Cassini V.

-Ettore- la voce del capitano lo sradicò dalle ramificazioni che si stavano avviluppando fra i suoi pensieri.

-Sono pronto- rispose. Aveva già indossato la tuta, il resto dell’equipaggiamento stava in uno scomparto poco prima della camera di decompressione.

Avrebbe dovuto allunare sulla maglia di Kamar. La bassissima gravità della luna rendeva difficile sia l’allunaggio che i movimenti dell’astronauta.

-Ettore, attiva la regolazione peso della tuta, rischi di volare oltre l’esosfera con un salto-.
Donatella era diventata apprensiva.

La tuta riusciva a simulare del peso magneticamente, così da permettere movimenti più immediati.

Lui l’attivò e connesse la tuta con la scarna scialuppa. Quest’ultima era una sorta di loculo cilindrico che serviva solo a scendere sulle lune. L’astronauta vi rimaneva in piedi e poteva comandarla da uno schermo a due colori molto piccolo.

Con un equipaggio ridimensionato come quello della Cassini, mandando un componente in avanscoperta gli altri due avevano l’obbligo tassativo di rimanere sull’astronave. Se l’esploratore avesse auto problemi gli altri due dovevano fare il possibile senza però lasciare mai l’astronave. Questo era il regolamento per l’esplorazione dello spazio e per le zone che si affrontavano per la prima volta.

-Ettore ricorda che da protocollo noi non alluniamo, rimaniamo in orbita con i motori al minimo. Siamo molto bassi comunque, quindi col carburante dovresti farcela sia all’andata che al ritorno. Idem per la tuta: sprecherai molta energia per simulare il peso ma è necessario-

Ettore era già dentro lo stretto abitacolo.

-Quando sei pronto, sei già sopra SE11-..

Ettore sganciò la scialuppa e attivò i motori per arrivare sulla superficie.

10.
-Solo acqua per me- rispose il presidente Schulz a Paolo De Carlo, già chino sull’anta della poltrona.

-Sicuro, presidente?-

-Stia tranquillo, Paolo- si affrettò a rispondere accompagnandosi con limitati gesti della mano -sto bene così, non faccio complimenti- rispose in fluido italiano, nonostante non riuscisse ad addolcire le erre.

-Bene- continuò De Carlo -le notizie, come al solito, vi hanno preceduto. Immagino vogliate parlare del progetto Cassini Vector.

-Perspicacia e capacità di centrare l’argomento- rispose l’altro -sono due caratteristiche fondamentali per un presidente, a mio avviso. Credo sia stato eletto grazie a questo, sa? Mi rincresce constatare che questo tipo di notizie giungano prima al corpo militare che non al rappresentante ESA, nemmeno quando il team è formato da suoi connazionali-

-Presidente le ricordo che sono stato l’unico di tutta l’assemblea a proporre la diminuzione dei militari nelle agenzie e-

-Ed io l’unico ad appoggiarla pubblicamente- lo interruppe Schulz -attirando su di me antipatie e indici diffamatori. Le ricordo che sono il presidente dell’Assemblea, lo tenga bene a mente! La mia poltrona è il sedile più ambito del pianeta, ogni mia mossa è osservata da sciacalli che non vedono l’ora di farmi vacillare per spodestarmi. Crede sia stata una passeggiata appoggiare le sue proposte per limitare il potere degli organi partecipanti all’assemblea?-.

De Carlo ricordava perfettamente quel fatto. Si era sempre chiesto come mai, il cauto e saggio Schulz, lo avesse appoggiato; intuì che forse era giunta l’ora di ricambiare il favore.
Deglutì profondamente.

Schulz riprese.
-Il presidente dell’Assemblea non può esporsi in questo modo e appoggiare proposte così radicali in un momento storico nel quale le guerre si combattono con le parole, in un parlamento che rappresenta- prese fiato -il primo passo verso la pace globale, qualcosa che l’essere umano non ha mai visto-.

La Kessel strinse una mano a pugno, sbiancandone le nocche.

-Ogni agenzia spaziale ha dietro le spalle un governo che pressa per ottenere risultati dentro le mura dell’assemblea e un corpo militare pronto a invertire la direzione dei razzi verso la terra. Non è stato casuale l’interesse militare per ogni sviluppo sui propulsori, già dalla prima era spaziale. E’ una guerra fredda mondiale, ed io ne mantengo l’equilibrio. I tempi non sono ancora maturi per la smilitarizzazione degli organi e per affrontarsi solo dentro l’assemblea, si combattono ancora guerre in giro per il mondo. Però è il momento adatto per iniziare a provare questo sentimento, per parlarne in un’aula, per diventare i precursori di una nuova mentalità, esserne l’embrione. Bisogna avere consapevolezza del periodo storico nel quale si vive, della maturità collettiva raggiunta e dell’apertura mentale sociale raggiungibile. Chi va troppo avanti è fuori tempo come chi rimane troppo indietro, non dimentichiamolo- disse stanco.
Stanco di ripeterlo, forse, più a se stesso che agli altri. Stanco di sentire un concetto

Passarono dieci secondi in silenzio, dieci secondi nei quali il discorso che sembrava uscito con una forte pressione dal pensiero di Schulz e aleggiante nell’aria come una nube, adesso veniva inalato dai destinatari impregnandone le meningi.

De Carlo osservò ancora Schulz: non era mai stato così d’accordo con lui.

-Paolo- proseguì rivolgendosi direttamente a lui -spero di farti intendere la mia buona fede- disse alludendo a qualcosa, senza però palesarlo. L’altro, colse al volo e rispose con la stessa vitreità.

-Presidente, l’aula è schermata fonicamente. Solo le telecamere riprendono per motivi di sicurezza, ma sono ad una distanza tale da non poter leggere bene il labiale; la buona fede è sempre ricambiata, da noi-.

Marina Kessel seguiva il discorso con grande attenzione. Chissà se aveva già parlato pure con altri rappresentanti.

Dopo aver sorseggiato il bicchiere d’acqua che fino ad allora era rimasto immobile, Schulz riprese -La situazione è di stallo per le missioni. Ho dovuto approvare l’indirizzamento forzato dei fondi su Marte per distogliere l’attenzione dal progetto Moonwalk. In questi giorni prenderemo in esame Juno-

-E’ stato un vero spreco arrivare su Giove per fare una festa, presidente- intervenne stizzita Marina.

-Condivido appieno le sue parole e l’animo col quale le ha proferite- rispose preparato Schulz -ma il prezzo per mantenere gli equilibri spesso grava sulle decisioni da prendere-

-E’ già tutto deciso per Cassini? Non c’è speranza ai voti?- chiese secco De Carlo. Ne avrebbe risposto lui, sia al team che a tutti i connazionali. Essere presidente ASI e rappresentante ESA per l’assemblea avrebbe fatto pesare doppiamente il fallimento.

-Nessuno ha preso decisioni, fa anche lei parte dell’assemblea, toccherà pure a lei votare per le missioni. Io le sto solamente ponendo il prospetto di ciò che accadrà; i voti sono numeri, sono calcolo di probabilità-.

Sembrava che Schulz volesse temporeggiare. De Carlo attendeva l’epilogo di tutto quel discorso.

-Può immaginare benissimo che l’assemblea sarà unanime. Le consiglio di accodarsi a queste decisioni, un voto contrario è veramente inutile, lei capisce. Meglio evitare un trambusto come quello dell’ultima volta e passare un po’ di più nell’ombra, se l’Italia tiene alla sua missione-
-Un po’ più nell’ombra? C’è buio attorno, non si parla che di Marte. E lei mi chiede di abbandonare la missione? Cosa cambia, se voto sì? Il mi voto è inutile. Mi ha già detto chiaramente che sarà annullata- rise nervoso, ma la Kessel non si mosse. Era come se attendesse qualcosa.
-Per questo il suo voto è ininfluente ma non inutile-.
De Carlo provò a raccapezzarsi. Marina non lo guardava, in genere faceva così quando credeva che lui stesse sbagliando qualcosa.

-Presidente, in che senso?-
-I voti pesano. Probabilità o no, dimostrare all’Assemblea il suo disinteresse con un voto negativo è utile. Giraud potrebbe alzare un polverone per attaccarla e indirettamente attaccare l’attuale presidenza, si capisce. Ma le dico che non va bene concentrarsi solo su Marte, l’universo è troppo vasto-
-Cosa mi sta dicendo, presidente-

-Sto dicendo che il progetto Cassini deve continuare a qualsiasi costo e lei è l’unica persona che può farlo continuare, nel buio-.

2021-11-15

Evento

Padova La copertina in mostra: Arte Padova, Stand 54 pad 7 con l'artista, Paolo Amico e tante altre opere. Rigorosamente, penne a sfera su carta. (link veloce) https://www.instagram.com/p/CWTjxnMtFCJ/

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Roberto Tirrito
Roberto Tirrito, classe 1988, da sempre appassionato di letteratura, inizia a scrivere durante l'adolescenza e ancor prima sviluppa la sua vena creativa. Oltre a essere autore di racconti e romanzi inediti, studia per tanti anni musica, imparando chitarra e basso. Di pari passo alla scrittura porta avanti la passione per la grafica diventando un designer. Nel tempo libero ama praticare sport ed è allenatore di rugby.
Attualmente, studia per diventare web developer.
Cerca di trasporre ciò che apprende da una disciplina all'altra trasversalmente, così da avere più punti di vista sullo stesso argomento; ragionamento alla base della sua poetica e del suo pensiero.
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