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La stanza delle stelle

La stanza delle stelle
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Consegna prevista Giugno 2021
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Sylvia è una studentessa talentuosa dei Caraibi con un futuro promettente, vince una borsa di studio e si ritrova catapultata in esperienze che la costringeranno a mettere in discussione un percorso di vita che sembrava già stabilito.
Gianni è un ragazzo tranquillo di Torino, cresciuto all’Oratorio, poco più di vent’anni, vissuti sempre intorno a casa sua. Un giorno che sembrava normale Francesca lo lascia, non è innamorata, dice che partirà per il progetto Erasmus. Gianni non sa nemmeno che cos’è l’Erasmus, forse non sa nemmeno che cos’è l’amore.
Sylvia, Gianni e decine di altri ragazzi incroceranno le loro vite lontano da casa, dove tutto è finalmente possibile, dove si sparigliano le carte e si corre un unico grande rischio: innamorarsi per davvero.

Perché ho scritto questo libro?

Intorno ai 25 anni ho vissuto in Spagna e UK un periodo intenso e passionale. Tornato a Torino continuavo a pensare alle storie dei ragazzi che avevo conosciuto. La lontananza da casa aveva reso tutto più intenso, l’amicizia era diventata fratellanza, l’attrazione amore. Avevo il bisogno quasi fisico di esprimere le emozioni che probabilmente stanno provando tantissimi ragazzi in giro per il mondo in questo momento e che in fondo, sapevo, avrebbero presto lasciato il posto alla vita da adulto.

Quella mattina la sveglia squillò alle sette in punto. Si trattava di un apparecchio a forma di mucca, bianca, con le tradizionali pezze nere. Sylvia già in piedi stava preparando uno spuntino a base di toast e Melisa si rigirava tra le lenzuola non riuscendo ancora a sopportare la pesantezza delle coperte di lana. La ragazza mise subito in pratica uno degli stratagemmi escogitati con la madre prima della partenza. Sapendo che non avrebbe avuto a disposizione un tostapane si erano inventate un modo tutto nuovo di preparare la colazione. Appoggiò delicatamente una noce di burro su una padella scaldata da un fuoco medio e unse lentamente tutta la superficie. Distese poi il toast già preparato pressandolo con un attrezzo da cucina fino a farlo imbrunire. Melisa si alzò definitivamente attratta da quel profumino delizioso. Con ancora indosso il pigiama si avvicinò ai fuochi.

“Caspita Sylvia, ma è un’idea geniale! Verrà fuori una colazione da hotel cinque stelle!”

Sylvia lasciò velocemente i fornelli all’amica e fu la prima a servirsi del bagno. Scoprirono in fretta che l’inconveniente del vivere in un appartamento tanto piccolo era il difficile isolamento di odori e suoni: l’asciugamano accanto al lavabo profumava già di croccante toast al formaggio! 

Entrambe si vestirono di jeans e giacca primaverile. Ai piedi scarpe da ginnastica e sul viso un filo di trucco poco impegnativo. Erano quasi le nove ed un autobus da cinquanta posti le stava già aspettando.

L’appuntamento ufficiale prevedeva l’incontro davanti alla segreteria, ormai diventata il loro tradizionale punto di riferimento.

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“Eccolo là il nostro mezzo di trasporto. Hai visto Sylvia quanta gente? Devono essere appena arrivati anche loro” esclamò Melisa.

Il folto gruppo di giovani provenienti da diversi paesi era sparpagliato, alcuni si trovavano già comodamente sistemati sui sedili, altri accanto alla porta d’entrata intenti a presentarsi ai nuovi in arrivo. Era una mattina calda di febbraio, il sole a mezza altezza cominciava a scaldare la carrozzeria delle auto e la polvere alzata dal vento.

“Mi sembra di averti già visto,” disse Sylvia rivolgendosi ad una ragazza poco più avanti che come loro aspettava di partire. “Tu sei di Mantolena, come noi!”

Il caso volle che quella ragazza bionda di San Fermín iscritta alla facoltà di Lettere avesse anche lei vinto la borsa di studio per Valencia. Accanto a lei un altro viso di ragazza conosciuto. Tutte e quattro della stessa città e tutte insieme pronte per partire alla volta di Valencia, che incredibile casualità.

L’intero gruppo di studenti era composto da Francesi, Brasiliani, Tedeschi, Portoghesi, Ungheresi, Catalani, Italiani, Polacchi, Olandesi, Giapponesi, Coreani e Finlandesi.

Tra loro un paio di ragazzi italiani aveva assistito alla rimpatriata delle quattro amiche. Da lontano studiavano la situazione e già stilavano potenziali classifiche di bellezza.

“Hai visto quante ragazze carine?” disse Gianni rivolgendosi all’amico.

“E tu hai visto quelle laggiù? Devono venire da lontano, sembrano cubane…venezuelane…o qualcosa del genere…”  

Dopo pochi minuti, il giovane accompagnatore del gruppo invitò tutti a salire per la partenza.

Il viaggio procedeva in maniera piuttosto confortevole, l’autobus correva su strade larghe ben asfaltate ai cui lati si vedevano gruppi di case che via via si facevano più fitte. L’immagine di un paesaggio rigoglioso attraversava i finestrini. Cominciava a sentirsi il profumo degli alberi di agrumi di cui Sylvia aveva spesso sentito parlare.

Durante il tragitto continuava il gioco di sguardi iniziato a terra durante l’attesa. Gianni intravedeva i capelli nero corvino di Sylvia dagli ultimi posti, la osservava così come faceva con gli altri passeggeri. Era terribilmente attratto ed incuriosito da tutte quelle persone così particolari. Pensò alla fortuna di potersi confrontare con culture tanto diverse in un lasso di tempo così breve.

Al termine di un’ora e mezza di viaggio arrivarono a destinazione. Una volta a terra già si distinguevano nuove simpatie nate nel tragitto. Prima di raccogliere i bagagli ascoltarono tutti le indicazioni dell’accompagnatore. “Bene ragazzi, questa è Valencia, la città famosa per aver dato vita alla Paella!”

Al suono di quelle parole Sylvia, fino a quel momento distratta dal volo di un colombo, si voltò verso la voce. Erano le stesse parole che papà Antonio aveva usato più volte per descrivere la propria città e non poteva credere che questa volta a pronunciarle fosse un’altra personale.

“Da ora in avanti gireremo liberamente per il centro e ci incontreremo per il pranzo alle due, qui, davanti al Palazzo dell’Ayuntamiento, d’accordo?’

Sylvia e il gruppo già unito delle ragazze di Mantolena cominciarono a gironzolare per la zona, cercando di non allontanarsi troppo dall’accompagnatore. Questi elargiva spiegazioni di carattere storico oltre che istruzioni e consigli su come divertirsi a Valencia. Raccontò de Las Fallas, una delle più belle e famose feste di Spagna. Una specie di Carnevale i cui preparativi iniziavano verso l’inizio dell’anno.

Proseguì descrivendo il modo in cui venivano messe a punto danze, costumi e soprattutto enormi statue di cartapesta che identificavano i diversi quartieri. Gianni e Marco intervennero quasi contemporaneamente ad alta voce: “Ma certo, è un po’ come il carnevale di Viareggio da noi in Italia!”. La guida annuì precisando tuttavia che la festa valenciana aveva il suo culmine a marzo, con la premiazione della statua più bella. Raccontò inoltre di come tutte le creazioni di cartapesta venissero ‘cremate’ l’ultima notte, illuminando a giorno le vie della città. Descrisse l’enorme falò come una tradizione che gli abitanti utilizzavano per esorcizzare la caducità delle cose e della stessa vita.

Le facce dei ragazzi in ascolto mostravano espressioni curiose e al contempo stupite, e guardandosi reciprocamente si ripromisero di non perdersi l’evento per nessun motivo al mondo. 

Nel frattempo, le amicizie si facevano più strette. Gianni aveva già attaccato bottone con Monje, una ragazza catalana dagli occhi blu e le lentiggini, che diceva di voler diventare arredatrice d’interni. Passeggiavano per le vie con pochi amici rimasti al seguito e parlottavano di studio, della fama degli italiani e di quanto sarebbe stato bello mangiare una bella paella tutti insieme.

“Anch’io amo disegnare,” esclamò Gianni in un già quasi fluente spagnolo.

“Ho cominciato da bambino e non mi sono più fermato, ero un piccolo prodigio! Pensa che durante le scuole elementari la mia amata maestra Clara mi portava per mano dagli altri insegnanti mostrando loro i miei disegni: non riuscivano a spiegarsi come io potessi essere così capace.”

Ai due si avvicinò Marco, l’altro ragazzo italiano, e insieme ammirarono la bellezza del mercato che iniziava dalla via che da poco avevano imboccato. Un numero infinito di bancarelle si snodava in un labirinto complicatissimo nel quale si poteva comprare qualsiasi cosa. La gente si accalcava e la musica peruviana di un abile gruppo Andino copriva le grida degli ambulanti.

Alle due in punto si ritrovarono tutti nel luogo prestabilito.

Molta della timidezza di inizio mattina era oramai scomparsa. Tutti parlottavano, scherzavano, ridevano, come se si conoscessero da anni.

“Bene ragazzi!” disse l’accompagnatore isolandosi di qualche passo dal gruppo per attirare l’attenzione.

“Conosco alcuni locali che ci stanno aspettando nel caso vogliate mangiare la migliore paella della vostra vita!” 

Sylvia pensò con orgoglio di aver già provato la paella migliore della propria vita: era quella cucinata da suo padre! Antonio si prodigava davanti ai fornelli in occasioni veramente speciali e per non più di otto commensali alla volta. Anni prima si era fatto portare da un amico una enorme padella per poter finalmente far provare a tutti il piatto di cui andava tanto orgoglioso. Si trattava in effetti di una paella da otto porzioni, non una di più.

Il gruppo di circa trenta studenti si divise spontaneamente in compagnie più piccole che si diressero ognuna ad uno dei ristoranti indicati dalla guida.

Melisa aprì la porta della piccola taverna che avevano scelto in modo piuttosto casuale. Sylvia continuava a parlottare con i nuovi amici e tutti insieme varcarono la soglia senza sapere esattamente in che posto si trovassero. Si trovarono di fronte l’immagine medievale di moltitudini di persone sedute che brindavano, chiacchieravano, chiedevano dove fosse il bagno, aspettavano un’altra sangria.

Era un piccolo locale con tavoli e sedie in legno scuro e un grosso lampadario di finto cristallo agganciato al centro del soffitto.

La cameriera all’entrata indicò un tavolo capiente che proprio in quel momento si stava liberando e la combriccola prese posto.

Sylvia e Melisa condividevano a quel punto la tavola con le due ragazze di Mantolena, Rebeca e Mariela, l’accompagnatore, e due simpatici ragazzi catalani. 

I tre uomini visibilmente interessati alla gradevole compagnia decantavano a turno i differenti sapori di questo o quel piatto e cercavano di mostrarsi esperti davanti al menu, ma solo l’accompagnatore Gábriel realmente sapeva di che cosa stava parlando.

Gábriel lavorava nella Villa Universitaria ormai da qualche anno. I suoi compiti erano vari. Dall’accompagnare i nuovi arrivati agli appartamenti e spiegare loro in maniera semplice i termini del loro contratto d’affitto a guidare i vari gruppi che partecipavano alle frequenti escursioni turistiche organizzate dalla segreteria.

Era un lavoro duro, soprattutto quando iniziava la stagione degli arrivi e delle partenze di massa. Si sentiva tuttavia fortunato per avere la grande opportunità di conoscere continuamente persone nuove che avevano più o meno la sua stessa età. Gábriel era anch’egli uno studente di ventisei anni ormai fuori corso, studiava cinematografia e lavorava per mantenersi gli studi e soprattutto i divertimenti.

Alla terza sangria Sylvia cominciò ad essere un po’ ‘allegra’. La paella era stata deliziosa e tutti quei racconti di Gábriel avevano iniziato a confonderla.

“Questo ragazzo è carino!”  pensò mentre Melisa la osservava chiedendosi cosa le passasse per la testa.

Gábriel aveva imparato a capire i desideri e le aspirazioni di tutti quei ragazzi che grazie ad una borsa di studio ogni anno arrivavano negli appartamenti da lui gestiti.

Cercava di comportarsi in modo professionale in ogni situazione ma era pur sempre un giovane ragazzo celibe e quella ragazza dai capelli neri iniziava ad apparire più che semplicemente simpatica e carina.

Continuarono così, tra discorsi filosofici, battute ammiccanti e risate rumorose. Gábriel, a quel punto anche lui ‘brillo’, richiamò pur con qualche difficoltà di coordinamento l’attenzione del cameriere. Pagarono il conto e proprio mentre tutti erano intenti a raccogliere le proprie cose e si alzavano da tavola, Sylvia sentì un profumo avvicinarsi velocemente al viso e si voltò. Con un movimento istintivo Gábriel le si era accostata come per sussurrarle qualcosa, decidendo all’ultimo momento per un bacio. Un bacio sulle labbra. Rimasero così immobili a guardarsi silenziosi negli occhi. Gábriel sorrise, prese sottobraccio Sylvia ancora incredula e come se niente fosse uscirono dal ristorante.

Era il tramonto, le luci gialle delle strade cominciavano ad accendersi a scatti, illuminando rapidamente tutta la città.

Il gruppo di musicisti peruviani era ancora là, solamente gli spettatori non erano più gli stessi. Ciascun venditore ambulante con fare tranquillo si apprestava a raccogliere le proprie mercanzie e Valencia sembrava indossare il proprio abito da sera pronta per una nuova emozionante notte di gala.

“Col buio ogni città sembra trasformarsi…” pensò Sylvia mentre saliva con difficoltà i gradini dell’entrata dell’autobus e guardava ancora una volta le finestre illuminate del maestoso Palazzo dell’Ayuntamiento. 

Durante il viaggio di ritorno tra i giovani perdurava grande entusiasmo e ognuno raccontava al compagno di posto delle avventure vissute durante la visita in città.

“…e poi siamo entrati nel museo del motociclismo…” spiegava Gianni che per seguire Monje durante tutto il giorno si era dovuto allontanare dall’amico Marco.

“Bellissimo!” continuò rivolgendosi al compagno.

 “Pensa che era pieno di foto e riconoscimenti dati a campioni italiani!”.

Marco aveva invece preferito unirsi al gruppo di ragazzi portoghesi e brasiliani, gli unici con cui riusciva a comunicare abbastanza facilmente.

L’autobus proseguiva velocemente sulla strada libera dal traffico mentre Sylvia, Melisa e tutti quei ragazzi venuti da ogni parte del mondo avevano già preso sonno. Di lì a un’ora sarebbero tornati alla Villa Universitaria sotto le calde coperte della loro nuova casa.

2020-10-25

ABC Radio

Oggi alle 11 ho avuto il piacere di raccontare in una intervista ad ABC Radio la genesi del Romanzo "La Stanza delle Stelle", presto pubblicherò il Podcast dell'intervista. Seguite la crescita del progetto e condividete! A presto :-)
2020-09-26

Aggiornamento

Sono felicissimo di osservare l'entusiasmo per questo Romanzo che ho scritto con tanta energia e passione! Siamo vicinissimi ai 50 preordini in pochi giorni, insieme possiamo dare vita a un sogno: "La stanza delle stelle" in libreria :-) Grazie e avanti tutta! :-)

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il Romanzo La Stanza delle Stelle arriva dritto al cuore, iniziarlo a leggere è stato come partire per un viaggio entusiasmante, leggetelo e non ve ne pentirete!

  2. Cosimo Clemente

    Grazie Antonella per il tuo importante apprezzamento 🙂 In fondo siamo tutti fatti di acqua ed emozioni 🙂

  3. (proprietario verificato)

    Bel romanzo di esordio di Cosimo. Evoca ricordi e rimpianti del meraviglioso periodo della vita in cui tutti almeno una volta hanno vissuto di sogni

  4. Cosimo Clemente

    Grazie Sonia! È un onore aver creato una storia che ti ha appassionato 🙂

  5. (proprietario verificato)

    Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, evoca immagini piene di colori e le emozioni intense ed indelebili della gioventù che appartegono ad ognuno di noi: davvero bello! 🙂

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Cosimo Clemente
Cosimo CLEMENTE ha 46 anni, è laureato in Scienze Politiche con indirizzo Sociocomunicativo e si è specializzato con un Master in Tecnologie Multimediali. Ha vissuto in Spagna, in UK e adora viaggiare. Ha avuto diverse esperienze lavorative nel campo della Comunicazione e della Formazione e oggi lavora per un Istituto Bancario. Ama il mare ed è appena diventato papà per la prima volta.
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