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La torre delle emozioni

La torre delle emozioni
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Consegna prevista Aprile 2022
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È l’estate del 1985, Tra Giacomo ed Eva incomincia a nascere qualcosa di più di una semplice conoscenza, di più di una futura amicizia. Lui le chiede di trascorrere un fine settimana nella sua casa al mare, un weekend in cui la realtà incomincia a giocare con la fantasia. In un attimo tutto cambia, Eva scompare.
Da questo momento comincia per Giacomo un viaggio alla sua ricerca, accompagnato da Pietro, il maresciallo dei carabinieri del piccolo paesino di provincia, e da tre personaggi: un vecchio, un ragazzo e un bambino. Capirà che Eva si trova in un mondo che si può raggiungere attraverso una quinta dimensione, e che per entrarci serve una chiave, che scopre essere nascosta in un sogno che aveva incominciato ad affondare le sue radici quando, da bambino, trovò un luogo in cui c’era una torre.
La torre delle emozioni è il ponte che collega un amore le cui regole della logica non bastano a renderlo vivo, ma bisogna lanciarsi nel vuoto per poterlo trasformare in un sentimento vero.

Perché ho scritto questo libro?

Certe storie ti cercano, entrano silenziose nella mente seminando un’idea che nasce prendendo vita tra i tuoi pensieri, fino a quando fa tanto rumore da non riuscire più a trattenerla. In quel momento capisci che ciò che senti non puoi tenerlo per te, devi dirlo, urlarlo tra le pagine di un libro, perché solo condividendo, i pensieri prendono vita trasformandosi continuamente in idee sempre nuove.
Un viaggio oltre i confini del possibile, lì dove solo le emozioni possono arrivare

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il cuore batte a mille, le gambe pietrificate dalla paura che a ogni respiro si fa sempre più intensa, fino a stringere lo stomaco in una morsa di dolore. Urlo il suo nome, una volta, poi due, tre, quattro, sempre più forte, sempre più lungo. Mi rituffo battendo lo spazio di mare in cui ci trovavamo appena pochi minuti prima, niente, sparita, sulla spiaggia non c’è più nessuno, anche il sole ha abbandonato la scena, sono solo, solo con il pensiero di una tragedia che incomincia ad affondare le sue radici nella mia mente. Continuo a cercarla fino a quando il buio non crea un muro oltre il quale non posso andare.

Infilo nello zaino le prime cose che trovo sulla sabbia e corro senza fermarmi lungo la salita che porta alla macchina, guido in uno stato di agitazione che a fatica riesco a controllare, sperando che il corpo non venga completamente dominato dall’ansia. La scritta luminosa della stazione dei Carabinieri, in fondo alla strada, è come una luce alla fine del tunnel della disperazione che da ossigeno alla debole fiamma della speranza. Entro spingendo con forza la grande porta vetrata, un rumore tanto violento da far alzare di scatto la testa del giovane appuntato dietro il bancone.

“Buonasera.” Dice.

“Buonasera.” Rispondo, con voce tremante.

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“Posso esserle utile?” Alzandosi dalla sedia e avvicinandosi.

“Si, è sparita una persona.” Per la prima volta pronuncio questa parola, sparita, il nodo alla gola fa uscire una lacrima che scorre sulla guancia fino a sentire il suo sapore salato sulle labbra.

“Prego, venga con me.”

Lo seguo lungo il corridoio, poi entra in una stanza dicendomi di attendere, indicando una sedia bianca vicino la finestra. Fisso il pavimento ripercorrendo con la mente quello che è successo, cercando di capire quale sia stato il momento in cui ho perso Eva.

Quando sono uscito dall’acqua lei era lì, saranno passati dieci secondi o forse meno prima che arrivassi sotto l’ombrellone per prendere l’asciugamano, l’unico momento in cui ero di schiena. Non può sparire una persona in così poco tempo e in uno spazio così ampio, cos’è successo in quei pochi istanti?

“Prego.” Apre la porta fermandosi sulla soglia e facendo cenno di entrare. C’è un uomo seduto dall’altra parte della scrivania, avrà una trentina d’anni, si alza e mi chiede gentilmente di accomodarmi, mentre l’appuntato è in piedi dietro di me.

“Buonasera, sono il maresciallo Morabito.”

“Giacomo Basile.” Allungo la mano.

“Mi dica quello che è successo.”

Gli racconto tutto, di quando siamo arrivati, della mia casa in paese, della giornata di mare sulla spiaggetta ai piedi della scogliera, e del modo assurdo in cui è sparita. Cerco di non omettere nessun particolare, dicendo qualsiasi cosa mi passi per la testa.

“Aspetti, mi sta dicendo che quando è scomparsa eravate soli in spiaggia?” Mi interrompe.

“Si.”

“Eravate in acqua, poi è salito per andare a prendere l’asciugamano e quando si è girato lei non c’era più?”

“Esatto.”

Poggia i gomiti sulla scrivania portando le mani davanti alla bocca, mi guarda in silenzio cercando di mettere ordine alle parole che gli ho detto, costruendo una scena che dia un senso logico all’assurdità del racconto che gli ho appena descritto.

“Lo so che è incoerente tutto questo, faccio fatica a crederci anch’io, ma è andata proprio così.” Dico, ripensando alla sensazione di smarrimento che ho provato quando ho avuto la consapevolezza della sua assenza.

I due carabinieri si guardano dubbiosi, poi gli occhi del maresciallo incrociano i miei e restiamo in silenzio a fissarci per alcuni secondi.

“Va bene signor Basile, faremo di tutto per trovarla.”

Ripercorro mentalmente gli ultimi momenti trascorsi con Eva, lasciando che il maresciallo mi aiuti a ricostruirli con le sue domande, sperando di dargli qualche indizio che possa suggerire la strada giusta sulla quale far partire le ricerche.

Quando lascio la caserma vengo avvolto da un silenzio quasi surreale, le strade sono vuote, le case sembrano fissarmi dai loro occhi di vetro. È una notte infinita, le ore passano scandendo ogni minuto con il peso dell’arrivo di una terribile notizia. Spero il meglio e mi aspetto il peggio, ho paura, paura di non riuscire ad affrontare le conseguenze di quello che sta succedendo.

Il teatro del destino sta aprendo le porte a un nuovo spettacolo. Le prime luci del mattino alzano il sipario su una nuova scena, sperando di non trovarmi di fronte a una tragedia alla fine dell’ultimo atto. Come spesso accade la vita riesce ad andare oltre l’immaginazione, lasciandoci inermi davanti all’inevitabilità dei fatti, ma questa volta ha giocato un po’ troppo con le regole della logica, superando i limiti del possibile fino ad affondare le sue radici nel surreale. Esattamente alle undici e dieci squilla il telefono, i carabinieri mi dicono di presentarmi in caserma.

“Buongiorno signor Basile.”

“Buongiorno Maresciallo.” Rispondo, con il cuore in gola.

“Ha portato gli oggetti personali della sua ragazza?” Chiede.

“Non li ho trovati, nella fretta di venire non ho avuto il tempo di cercarli.”

“Non importa.” Con un lieve tono di superficialità da rendere la cosa irrilevante.

Poi mi fa una domanda alla quale faccio fatica a rispondere, non per la sua complessità, ma per la sua semplicità, una semplicità decontestualizzata, priva di ogni coerenza, una domanda assurda.

“Signor Basile, lei è sicuro di essere venuto qui con una ragazza?”

Resto immobile, chiedendomi se ho capito bene quello che mi è stato appena detto. Sposto lo sguardo sui due militari poco più distanti da noi, aspettando un gesto che dia un senso a quelle parole.

“Signor Basile, lei è sicuro di essere venuto qui con una ragazza?” Ripete, alzando leggermente il tono della voce per riprendere la mia attenzione.

“Che significa?” Dico con un filo di voce.

“Mi risponda per favore.” I suoi occhi sono fermi, profondi, attenti, la sua serietà mi destabilizza. Non posso fare altro che dire quello che per me è ovvio e indiscutibile.

“Certo che sono venuto con una ragazza, si chiama Eva, abita a Napoli, in via…”

“Via Martucci 81.” Mi anticipa.

“Si” Confermo.

“Abbiamo controllato, non c’è nessuna Eva a quell’indirizzo.”

“Non è possibile, sono andato io stesso a prenderla e l’ho vista uscire dal palazzo.”

“Si ricorda a chi ha citofonato?”

“Non ho citofonato, c’eravamo dati appuntamento alle dieci sotto il palazzo. Provate a telefonare e…” Mi interrompe ancora.

“Abbiamo chiamato.”

“E allora?”

“Giacomo ascolta.” Il suo tono diventa più confidenziale, come per accorciare le distanze prima di una brutta notizia.

“Che succede?” Mi alzo dalla sedia, spaventato da ciò che può dirmi.

“Giacomo, Eva non esiste.”

Ciò che mi dice è talmente assurdo che metto in discussione il significato della parola esistere.

“Non esiste?” Ripeto, scandendo ogni singola lettera. ”Che significa?”

“Significa che non c’è nessuna persona che corrisponda alla descrizione di Eva, non c’è nessuna Eva.”

“E allora tutte le sue cose? Lo zaino, i vestiti, il cappello di paglia, il wolkman, gli occhiali da sole? Siete stati sulla spiaggia, era tutto lì, avete visto anche voi.”

“Giacomo non abbiamo trovato niente, tutte le cose che ci hai descritto non c’erano, sulla spiaggia non c’era niente di niente e anche tu hai detto che non hai trovato le sue cose a casa.”

“Tutto questo non ha senso, sto vivendo un incubo. E poi perché mi sarei inventato tutto, perché?”

“Giacomo vogliamo solo capire cosa sta succedendo, in modo che possiamo aiutarti. Per ora dalle verifiche che abbiamo fatto non c’è traccia di Eva.” Cercando di tranquillizzarmi.

“Ci siamo conosciuti una settima fa, a una festa piena di gente, poi ci siamo visti qualche giorno dopo, siamo andati al cinema, abbiamo trascorso del tempo insieme e vuole dire che mi sono inventato tutto?” Le mie parole sono irruenti, forti come uno scudo pronto a difendere, ma gli attacchi sono pesanti, insistenti, e lentamente il braccio cede sotto il peso della spada.

“C’è qualcuno che vi ha visti insieme?”

“Come?”

“Un amico, un conoscente, qualcuno insomma che può testimoniare la sua esistenza?”

“La sua esistenza?” Ripeto.

“Si, qualcuno che ha interagito con voi, qualcuno che l’ha vista oltre te.”

Velocemente ripercorro i momenti trascorsi con lei, cercando un indizio che possa giocare a mio favore, un segno tangibile della sua presenza.

“Siamo stati in mezzo a tanta gente: alla festa, al cinema, ieri mattina al bar, qualcuno l’avrà vista maledizione.”

“Si, va bene calmati, verificheremo tutti i vostri movimenti ma adesso ci devi aiutare, ci serve solo sapere se c’è una persona che ha visto Eva, una persona che può confermare la sua identità.”

“Paolo.” Dico, con un sospiro di sollievo dopo averci pensato qualche momento. “Il ragazzo del minimarket, sono andato a fare la spesa con Eva. Vi potrà confermare.”

“Si lo sappiamo, siamo stati stamattina mentre cercavamo informazioni.”

“E allora, cosa vi ha detto?”

Lancia un’occhiata veloce al collega alla sua destra, poi si alza dalla sedia aggiustandosi il colletto della camicia.

“Ha confermato che sei stato lì ieri e che gli hai detto che stavi con una ragazza.”

“Visto, non sono pazzo, ve lo avevo detto che non ero solo.”

“Ma non l’ha vista.”

“Come non l’ha vista?”

“Gli hai detto che c’era un’amica con te.”

“Si esatto e lui ha risposto: in città così si dice adesso? Si si mi ricordo, abbiamo parlato di lei.”

“Si, ma lei non era lì con voi.”

“Si Maresciallo, era con noi, sono andato con Eva al minimarket.” Il respiro si fa più intenso e il sudore scorre sulle tempie.

“No Giacomo, Paolo ti ha chiesto se eri venuto con i tuoi e tu hai risposto che stavi con un’amica che girava tra gli scaffali alla ricerca di qualcosa di dolce. Non era lì vicino a voi, Paolo non l’ha vista.”

“Tutto questo è folle, state mettendo in discussione l’esistenza di una persona con la quale ho trascorso dei momenti veri, unici ed indiscutibili.”

“Va bene, adesso sediamoci, prendiamoci una piccola pausa e poi ricominciamo, vedrai che la risolveremo questa storia.” Mi poggia la mano sulla spalla, un contatto umano che rende l’assurdità del momento più sopportabile.

“Ti va un caffè?” Mi chiede.

“Si, grazie.” Sconfortato da tutta questa discussione.

Da come affronta la situazione, il maresciallo dimostra di avere un’esperienza che va ben oltre il suo giovane aspetto, un uomo deciso che sa cosa dire in ogni momento e come creare un rapporto umano e confidenziale con chi gli sta di fronte, riuscendo allo stesso tempo a mantenere quella giusta distanza che gli impone la divisa che indossa. Mi fido di lui e spero che riesca a svegliarmi da questo incubo. Dopo il caffè parliamo di me, di chi sono, cosa studio, dove abito, della mia famiglia e dei miei amici, delle mie passioni e di cosa penso di Eva. Ripercorriamo ancora una volta i momenti trascorsi insieme, gli parlo della festa e dei giorni successivi fino al momento in cui l’ho persa. Mi fa più volte le stesse domande ma in modo diverso, forse aspettando qualche contraddizione nelle mie risposte, ma il racconto non cambia, i fatti sono indiscutibili. All’improvviso mi viene in mente un particolare, un dettaglio a mio favore.

“La foto maresciallo!” Batto le mani sul tavolo.

“Quale foto?”

“Ieri, in spiaggia, le ho fatto una foto. Era seduta su uno scoglio in riva al mare.” Finalmente la prova che confermerà la sua esistenza.

“E dove si trova questa foto adesso?”

“Nella macchina fotografica che ho in borsa.”

“Perfetto allora, andiamo a prenderla.

2021-09-03

Aggiornamento

La apre e nel palmo c’è un quadratino rosso. "Cos'è?" “È un momento.” “Un momento?” “Si, ti piace?” “È bellissimo.”
2021-08-05

Aggiornamento

Questo romanzo è un racconto su quanto sia importante, ogni tanto, mettere da parte la razionalità e ascoltare un po’ di più le emozioni.
2021-08-04

Aggiornamento

Per trasformare il desiderio in realtà, per vedere i sui contorni prendere vita, devi emozionarti, riuscire a perdere il controllo per un attimo, saltare nel vuoto con uno slancio di fede.
2021-08-02

Aggiornamento

Ha lunghi capelli rossi, una pelle chiarissima e un top bianco che lascia scoperte le spalle e il giro vita...e un paio di converse verdi identiche alle mie…

Commenti

  1. Carmela Auriemma

    Il romanzo scritto da Armando Mauro ci permette di fare un viaggio, un percorso non scontato che parte da Giacomo ma continua dentro di noi. Troppo presi dai mille impegni e dai ritmi incalzanti di una vita apparentemente “piena” ci dimentichiamo l’essenziale, in una società che ci vuole “molto social” e distanti quello che conta è riuscire ad emozionarsi ancora ma non è così scontato farlo. In un mondo sempre più finto il vero lusso sono le emozioni.
    Consiglio a tutti di leggere questo libro e di iniziare il viaggio.

  2. (proprietario verificato)

    Può non essere semplice esprimere a parole e scrivere di concetti come le emozioni, gli stati d’animo, i sentimenti, i sogni…anzi per i più risulta difficile se non impossibile.
    Armando Mauro invece vi è riuscito e devo ringraziarlo per questo bellissimo viaggio che mi ha permesso di fare leggendo il suo romanzo. Troppo spesso la vita corre troppo veloce per soffermarci a capire il vero valore che le emozioni dovrebbero e devono avere nelle nostre vite… ma, grazie a questa lettura, che ahimè scorre troppo velocemente, per qualche ora possiamo fantasticare su quello che sarebbe potuto essere o potrebbe essere se veramente seguissimo i nostri sogni e le nostre emozioni.

  3. Carla Corona

    (proprietario verificato)

    Un viaggio onirico ad occhi aperti, dove realtà e sogno si legano dal filo conduttore dell’emozioni.
    Emozioni che travolgono il lettore, grazie ad una scrittura egregia e fluida dell’autore.
    Vivamente consigliato.

  4. Riccardo Capobianco

    (proprietario verificato)

    Un tuffo nel passato, inebriati dal profumo della nostalgia, un sogno immaginifico e suggestivo, trasportati in una vorticosa girandola di emozioni dove il coup de theatre, rectius, i coups de théâtre, si susseguono in un percorso onirico che colpisce dritto al cuore.

  5. (proprietario verificato)

    Questo romanzo non è solo un libro, è uno scrigno del tempo, la perfetta custodia di parole morbide e genuine, una raccolta di illustrazioni dalle pennellate arancioni e bluette.
    Leggerlo in poche ore è inevitabile, un po’ come bere per togliersi la sete, una sete di sogni e avventure che io personalmente avevo dimenticato di avere.
    L’autore, con la sua penna, è stato capace di ristorare la mia anima mettendomi in contatto con la parte più vera di me; dopo poche pagine ha fatto cadere la cinta muraria di difesa, riservandomi fino alla fine, un posto da spettatrice sulla torre delle emozioni.

    Il consiglio mio vivissimo è quello di lasciarsi trasportare da questa storia, viaggiare assieme ai protagonisti in dimensioni nuove ed inesplorate, e attraverso il cuore del racconto, così superlativamente scritto da Armando Mauro, capire qual è la propria personale torre.

  6. alfonso.cusano

    (proprietario verificato)

    Nella vita di ognuno di noi c’è “una torre delle emozioni”. Un caposaldo della nostra esistenza. Quella di Giacomo, il protagonista del romanzo di Armando Mauro, è in una quinta dimensione. Una “quinta dimensione ben nascosta all’interno delle altre ed è talmente piccola che pure avendola davanti agli occhi non riusciamo a vederla”. Ma succede a volte che “ in un giorno come gli altri che capitano cose che modificano il tuo destino”, così per Giacomo che deve cercare la sua Eva. Il suo diventa il nostro percorso nell’ anima alla ricerca di quella torre che solo noi possiamo vedere. Una ricerca incessante del luogo dove tutto è originato e che nascondiamo o che non vediamo per le sovrastrutture che abbiamo costruito nella mente nel corso del tempo. Il romanzo di Armando Mauro ci pone davanti a un bivio: uno è un viaggio alla ricerca di noi stessi, l’altro è l’oblio.

  7. Gianluca Conti

    (proprietario verificato)

    La maggior parte delle persone che ho conosciuto ricorda il periodo dell’adolescenza con nostalgia, felicità e forse un po’di imbarazzo, probabilmente perché è quel periodo della vita in cui tutte le emozioni esplodono incontrollate: l’amore, l’amicizia, le delusioni, la voglia e la motivazione di raggiungere i propri obiettivi, ma anche tutte le “ragazzate” che caratterizzano quei momenti. Poi si cresce con l’esperienza, si tracciano delle strade e quei tumulti restano solo nei nostri ricordi; tuttavia alcune persone continuano a portare con sé intatti quei sentimenti, a viverli cogliendone le sfumature come se fosse ogni volta la prima volta.
    Accade che qualcuno riesca a non farsi sopraffare dalla routine e decida di condividere la storia, di fissare con le parole quei momenti come “un’ancora della vita ben piantata sul fondo”, provando a farci rivivere quelle emozioni.
    A farlo ci è riuscito magistralmente Armando Mauro scrivendo il romanzo “La torre delle emozioni”, aggiungendo ad un racconto scorrevole, avvincente, “beverino”, un tocco di fantasia (o forse no…?)

    Se vi ho incuriosito e magari state cercando la “storia” di questa estate, vi suggerisco di preordinare il libro sulla piattaforma di crowfunding bookabok.it, al seguente link
    La maggior parte delle persone che ho conosciuto ricorda il periodo dell’adolescenza con nostalgia, felicità e forse un po’di imbarazzo, probabilmente perché è quel periodo della vita in cui tutte le emozioni esplodono incontrollate: l’amore, l’amicizia, le delusioni, la voglia e la motivazione di raggiungere i propri obiettivi, ma anche tutte le “ragazzate” che caratterizzano quei momenti. Poi si cresce con l’esperienza, si tracciano delle strade e quei tumulti restano solo nei nostri ricordi; tuttavia alcune persone continuano a portare con sé intatti quei sentimenti, a viverli cogliendone le sfumature come se fosse ogni volta la prima volta.
    Accade che qualcuno riesca a non farsi sopraffare dalla routine e decida di condividere la storia, di fissare con le parole quei momenti come “un’ancora della vita ben piantata sul fondo”, provando a farci rivivere quelle emozioni.
    A farlo ci è riuscito magistralmente Armando Mauro scrivendo il romanzo “La torre delle emozioni”, aggiungendo ad un racconto scorrevole, avvincente, “beverino”, un tocco di fantasia (o forse no…?)

    Se questo commento vi ha incuriosito e magari state cercando la “storia” di questa estate, siete nel posto giusto

  8. (proprietario verificato)

    Ho acquistato e letto (anzi divorato) la bozza non editata.

    Devo dire che è un libro che si lascia leggere agevolmente, portando il lettore ad immaginare costantemente tutte le scene es i momenti descritti in maniera abile e sopraffina dall’autore.

    Un viaggio emozionante e sincero, davvero complimenti.

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Armando Mauro
Sono nato a Napoli il 31 ottobre del 1977, nel preludio di una sinfonia chiamata anni 80. Un periodo in cui la tecnologia non aveva preso ancora il dominio sulle nostre vite, e i rapporti sociali erano obbligatoriamente fondati sui contatti umani.
Scrivo perché le parole dette si allontanano velocemente trasportate via dal vento del tempo, lasciando una traccia solo nel momento in cui vengono pronunciate. Quelle scritte invece, sono eterne, un’ancora della vita ben piantata sul fondo, lì dove i nostri sentimenti sono incatenati alle parole che abbiamo deciso di rendere immortali.
Amo l’arte, il cinema, i supereroi e mangiare tutte quelle cose di cui mi pento il giorno dopo. La mia quotidianità si divide in due parti, di giorno architetto e di sera maestro di karate…Un po’ come Bruce Wayne, ma con molti meno soldi e senza le Bat-cose belle.
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