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L'Agente della Terra di Mezzo

L'Agente della Terra di Mezzo

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2022
Bozze disponibili

L’agente della Terra di Mezzo è il diario di un viaggio, sia in senso fisico, utilizzando il mezzo della bicicletta nella terra dei padri e cioè l’Irpinia, e sia di un viaggio interiore, attraversando i sentimenti che mi hanno accompagnato in un rapporto controverso, tra odio e amore, per una terra bellissima e rude nello stesso tempo.
Lo scritto si compone di una prefazione e di 19 capitoli, con una narrazione che non è unica, ma separata in singoli capitoli, cioè ogni singolo capitolo è, di fatto, un breve racconto.
L’opera, che è stata ispirata dall’operato del poeta irpino Franco Arminio, è il racconto appassionato dell’autore , che , munito di una bicicletta elettrica, ha viaggiato attraverso una parte dell’alta Irpinia, e tra i suoi antichi borghi, alla riscoperta di una terra ricca di saperi, di sapori e di una intelligenza propria che le permette, di diritto, di proiettarsi con sicurezza verso un futuro più roseo.

Perché ho scritto questo libro?

La motivazione che mi ha spinto a scrivere questo libro è stata la necessità di ripercorrere un viaggio interiore che mi ha portato ad una nuova nascita, consapevole, questa volta, della mia appartenenza alla terra che mi ha generato. E’ un percorso che tutti dovrebbero fare , e che voglio motivare a fare, perchè riscoprire le proprie radici è riscoprire se stessi. Un essere umano che conosce se stesso è pronto ad interagire con gli altri, generando buone prassi e pace.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Io nella terra di mezzo ci sono nato, e ci vivo da sempre, da quando sono uscito dalla pancia di mia madre ed ho respirato l’odore di una primavera incessantemente in marcia.

Quest’anno però l’inverno è arrivato all’improvviso e prima del previsto. Fa freddo ,il cielo è bianco, plumbeo, pioviggina e si sente l’acre odore della neve. È strano immaginare come tutto ciò che è vivente sia formato da una diversa combinazione delle particelle di carbonio.

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Ho letto su qualche rivista scientifica che il nostro mondo si basa sugli atomi di carbonio , i quali combinandosi con altri elementi naturalmente presenti nello spazio determinano tutte le cose. Così accade che io, essere dal sangue caldo, barbuto irpino scontroso, sia uguale al fiocco di neve freddo che ora si posa sulla mia mano, sciogliendosi e assimilandosi in me.

Brusco montanaro dalla socialità scostante , cresciuto con dentro agli occhi il respiro di questi panorami, progenie di lupi, non avvezzo alla vita urbana , sbuffo di vapore che esce dalla bocca in un giorno di neve.

Ed eccola la neve, immancabile amica di ogni inverno, coperta protettrice di ogni filo d’erba, che cade sulle valli e sulle cime del paesaggio .

Li, verso sud scorgo nettamente le tre cime del monte Tuoro che domina Chiusano di San Domenico, e verso sud est le cime più alte dei Monti Picentini, Verteglia , Laceno, Acierno.

Amica siediti e bevi, ti ho preparato un te caldo, oggi fa bene, riscalda le viscere e le ossa. Se l’Italia ha un clima temperato , qui è tutta un’altra storia; il freddo è parte integrante della nostra esistenza. Ti ci devi abituare. Ma la costante di tutta la nostra vita è il vento. Vento malevolo , a volte benevolo. Non per nulla una delle città più antiche del Sannio e capitale ancestrale degli antichi Irpini era prima detta Maleventum e poi Beneventum, perché il vento può essere amico e nemico nello stesso tempo. In verità l’etimologia del nome è diversa , ma a me piace pensare che , invece , abbia a che fare proprio con il vento.

Il vento qui l’hanno imbrigliato, domato, piegato e reso utile. Tutta la zona a sud, nel territorio che si estende tra la Puglia e la Basilicata c’è una costellazione di pale eoliche , i nuovi mulini a vento. Il paesaggio è pieno di queste stelline che, avvicinandosi, diventano enormi , giganti aeriformi dall’incessante moto rotatorio. Producono energia elettrica dal vento, ma con beneficio di pochi. C’era stato un tempo in cui la politica, sempre cieca ai bisogni del popolo, sosteneva che le pale eoliche avrebbero portato benefici e lavoro per tutti. Come sempre la politica resta disattesa, scollegata dalla realtà, perché con la realtà non c’entra un cazzo. O per meglio dire la politica in senso astratto ed alto ha attinenza con la vita e quindi con la realtà, ma i politici disattendono la politica , facendo quasi sempre ciò che è più conveniente per loro e non per la gente. Avremmo potuto essere il miracolo economico dell’Italia, o come i petrolieri Green della nuova era , ma invece abbiamo preferito far arricchire pochi e lasciare sui nostri terreni solo i segni viventi di questo green: i giganti che girano incessantemente notte e giorno.

Devo ammettere, però, che hanno pure un loro fascino estetico. Ogni tanto vado verso il formicoso e mi fermo in prossimità di questi nuovi mulini . Il loro girare è ipnotico,

curativo, silenzioso e pensieroso. Non so se esistano degli studi, ma è probabile che in prossimità dei pali ci sia un campo elettromagnetico, e forse è per questo che sotto si crea uno spazio disadorno di vegetazione.

L’anno scorso, a fine marzo, sono andato a Lacedonia , e lungo le curve che salgono il crinale mi sono imbattuto nei mulini. Erano davvero enormi, ed era il tempo della crescita del grano. In quel caso mi sono accorto che non c’erano zone vuote. Il terreno era completamente riempito dagli steli del grano nascente. Tutto era di un verde intenso, scuro, morbido e , ovviamente, fortemente mosso dal vento.

Mi sono fermato, sono sceso dalla macchina e ho camminato verso il gigante. C’era solo il rumore del vento che strusciava la lana del mio cappello, il rumore degli steli che si inchinavano e strofinavano al passare del vento ed un leggero sibilo che proveniva dall’alto. Ho alzato lo sguardo, e sopra di me, a venti metri c’era un motore con delle eliche enormi, che quasi toccavano terra, che giravano con leggiadria, mosse solo da quel vento .

Capitolo I

Le origini

Cara Teresa, ho ricevuto la tua mail. Sei stata piuttosto dura con me e di certo non hai elargito indulgenza. Mi accusi di essere scontroso e a tratti malinconico , ma non hai tutti i torti.

Le radici di questo carattere vanno ricercate, senza dubbio, nel terreno che mi ha generato. Tu sei donna di città, e poco sai di come le difficoltà del vivere quotidiano in questi luoghi possano influire e forgiare il carattere di una persona.

Le mie vicissitudini cominciarono ancor prima della nascita, quando ci fu un’accesa discussione sul nome che dovessi portare. Sai, dalle nostre parti è usanza che il primo figlio nato porti il nome del nonno paterno, ed è qui che sorse l’intoppo. Mio nonno , come primo nome aveva quello di Soccorso. Si un nome che sembra quello di un ambulatorio medico. Nel periodo in cui nacqui cominciava a diffondersi sempre più l’uso del telefono come mezzo di comunicazione e mio padre fu mosso quasi a pietà dall’affibbiarmi un nome che mi avrebbe potuto perseguitare per tutta la vita. Immaginava quel bambino che, crescendo, avrebbe cominciato a frequentare gli amici e , rispondendo al telefono, avrebbe dovuto rispondere dicendo: pronto Soccorso. Si addiceva poco ad un bambino di quest’epoca , di un mondo in continua mutazione e fatto di relazioni sempre più strette. Mosso da un moto pietistico, dinanzi all’ufficiale dello stato civile , contravvenendo a tutte le regole della società patriarcale di un’area interna della Campania, non ce la fece proprio a comunicare quel nome e quindi dopo i rituali auguri per la nascita , alla domanda dell’ufficiale dello stato civile sul nome da dare a quel bambino, mio padre rispose Giuseppe. Vanno fatte un paio di precisazioni: la prima è relativa al nome datomi, che non era completamente scollegato dalle tradizioni paternalistiche, perché Giuseppe era , in realtà, il secondo nome di mio nonno. La seconda è relativa al nome Soccorso, il cui significato non si riferisce ,di certo , ad una struttura di tipo mutualistico o sanitario, quanto ad una madonna oggetto di culto nel paese di origine di mio nonno, la Madonna del Soccorso. Una venerazione antica che da secoli si tramanda in quel paesino adagiato sui colli che segnano le prime alture dell’ Appennino campano più interno : Castelfranci.

Secondo le più rigide e antiche tradizioni , il primo figlio maschio avrebbe dovuto portare proprio il nome di quella madonna. Col passare del tempo questa tradizione si è affievolita, forse proprio per le considerazioni fatte precedentemente sull’affermarsi del mezzo telefonico ed il nome Soccorso, pian piano è stato sostituito dal nome della Madonna, così schiere dì bambini maschi, nati in epoca più recente, hanno ricevuto il nome di Maria , e così non è infrequente parlare con un Silvio Maria, con Luca Maria, Giovanni Maria,o addirittura Gianmaria.

Ad essere sinceri non è che il nome di Giuseppe mi abbia mai entusiasmato. Qualcuno mi storce il naso, perché Giuseppe era il padre di…..

Si era il padre di Gesù, o in effetti il padre putativo, aveva sposato una donna che portava in grembo un bimbo non suo , e si era assunto una enorme responsabilità nei confronti di Dio. Diciamo che più che altro era un uomo dotato di una grande pazienza e forse questo è stato il tratto distintivo che più mi ha caratterizzato durante la mia vita.

Dunque Teresa non puoi conoscere realmente una persona se non cammini per un po’ nelle sue scarpe , ed io oserei dire che non conosci realmente una persona se non hai respirato la stessa aria o se non ti sei seduto sul suo stesso terreno. Perché l’ambiente forgia le persone in un modo impensabile. Come l’acqua , goccia a goccia, riesce a scavare la roccia così l’ambiente che viviamo perfora quella corazza che ci rende tutti uguali alla nascita e scrive sulla nostra pelle e dentro le nostre anime quelle storie che ci marchieranno con il simbolo dell’unicità per tutta la vita.

Ero bambino e tutte le domeniche le trascorrevo a Paternopoli. Erano gli anni 70, una generazione felice. Nel bar c’erano i primi videogiochi. Erano delle macchine enormi, ed è quasi impensabile per chi non ha vissuto quell’epoca immaginare che un gioco che oggi entra in un Samsung , in quell’epoca avesse bisogno di uno spazio così grande. In effetti avevano la grandezza di un armadio a due ante. Il mobile che conteneva lo schermo era davvero enorme, ed alto, apparentemente ancora più alto visto dal basso degli occhi di un bambino. E nel bar c’erano altri bambini , e si giocava insieme al gioco delle Olimpiadi. Mi piaceva il gioco del salto in lungo, perché l’omino che correva e poi saltava in avanti dava davvero un’idea di libertà. Si giocava in due, perché per le mani di un bambino era estremamente complicato riuscire a muovere il joistick e schiacciare contemporaneamente e ripetutamente due bottoni, uno che permetteva la corsa ed uno dedicato al salto. Così ci dividevamo il compito: uno muoveva il joistik ed utilizzava il pulsante per il salto, e l’altro si dedicava completamente alla corsa. Così , quest’ultimo, iniziava a battere freneticamente sul bottone della corsa, e lo faceva sempre più forte fino a diventare rosso in viso, fino a farsi irrigidire ed indolenzire tutto il braccio. Io cercavo di determinare la traiettoria della corsa prima, e poi di trovare il punto esatto in cui il salto era più vicino alla Linea di demarcazione del fine corsa , e a quel punto, schiacciando ripetutamente e muovendo vorticosamente la leva del joistick , con dei movimenti sostanzialmente insensati, si cercava la traiettoria migliore per il salto. L’inclinazione migliore per effettuare un salto perfetto era quella a 45 gradi , che permetteva di fare un salto molto più lungo. E in questo modo si passavano pomeriggi uggiosi, fatti di un clima perlopiù ostile, di domeniche oziose e intrise di odore di battuti di verdure e carne per il ragù e di agnelli e cipolle. I nostri vestiti erano pieni di odore di cibo e in giro per le strade c’erano persone, poche , ma sicuramente in numero maggiore di quelle che oggi affollano le stesse strade e gli stessi bar. Le vie erano illuminate male da radi lampioni accesi da grandi lampade ad incandescenza , che producevano più

calore che luce, con quell’orribile luce gialla , che mi ha fatto sempre odiare la notte, perché quella luce, quel colore non mi erano mai andati a genio.

Teresa, riesci a comprendere in che luogo sono cresciuto? In quale posto ho avuto il mio imprinting al mondo?

Se riesci a comprendere ciò, saresti decisamente più clemente , perché il mio essere scontroso non è un vezzo , bensì un modus vivendi , un marchio impresso , per sempre, nel mio essere. La gente irpina, come tutte le genti di montagna è arcigna, scontrosa e burbera al primo apparire, ma è anche capace di essere accogliente e amicale quando fa cadere la barriera di sospetto che naturalmente si crea per chi vive in montagna.

2021-06-14

Aggiornamento

Abbiamo concluso la prima parte della campagna di Crowfunding. Grazie grazie ancora a tutti quanti mi hanno dato una mano nel raggiungimento del goal. Ti invito a guardare il video al link sottostante: https://fb.watch/67bNovgCoD/
2021-05-20

Il Mattino

Una mia intervista per il Mattino
2021-05-20

Radio Punto Nuovo

Diretta su Radio Punto Nuovo per parlare del mio libro e di territorio!
2021-05-07

Evento

Pagina fb Giuseppe Tecce - Continua la grande cavalcata dell'Agente della Terra di Mezzo. VENERDÍ 7 MAGGIO alle ore 21:00 presenteremo, in diretta Facebook, il libro ed il progetto editoriale. Lintervista sarà condotta da Alfredo Martinelli, mio storico compagno di Liceo. Leggeranno alcuni passaggi raccontati nel libro: Maria Grazia Nazzaro, Lara Feleppa, Laura Coletta, Elide Apice , Anna Rita Zagarese e Cleopatra Foschini. Preparate le domande da pormi.... Per una intervista spumeggiante! 🙂
2021-04-24

Ntr 24 Tv

2021-04-12

IRPINIA TV

Intervista per la TV più importante dell'irpinia, ossia Irpinia TV. Il servizio assume maggiore importanza in considerazione del fatto che il libro tratta proprio tematiche legate all'alta Irpinia. https://www.itvonline.news/2021/04/12/diario-di-un-viaggio-in-alta-irpinia-su-due-ruote-ecco-il-libro-di-giuseppe-tecce/

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    È bello leggere di personaggi che conosco di persona. Molto bello.

  2. (proprietario verificato)

    È come essere realmente in giro con l’autore.

  3. (proprietario verificato)

    Libro scorrevole e leggero, come la bicicletta che ti porta in giro.

  4. (proprietario verificato)

    Ho già letto la versione non editata e mi è piaciuto molto.

  5. (proprietario verificato)

    L’attenzione per il territorio, l’amore per il viaggio, è un obbligo di ogni buon cittadino del mondo.

  6. (proprietario verificato)

    Un libro che per me ha un valore speciale, perché tocca i luoghi della mia infanzia e sono descritti in modo encomiabile. Ve lo consiglio, ovunque viviate!

  7. (proprietario verificato)

    Una narrazione che scorre veloce come un assolo di batteria, tra le verdi colline irpine, assorbendo tra personaggi e verdi panorami. Bellissimo. Grazie

  8. (proprietario verificato)

    Un diario di viaggio accattivante
    Lettura scorrevole e coinvolgente che ti porta a rivalutare i territori in cui viviamo e di cui conosciamo poco
    Da leggere!

  9. (proprietario verificato)

    Per una ciclista, come me, è un ripercorrere certe strade, arricchite di tanti aneddoti e particolari. Mi piace e ve lo consiglio.

  10. (proprietario verificato)

    Ho deciso di aderire alla campagna di Crowfunding, perché ritengo che si tratti di un libro, che è più di un semplice diario di viaggio, che merita di essere letto da tutti, per le profonde riflessioni che contiene. Se tutti tornassimo verso uno stile di vita più ecologista, sicuramente vivremmo in un mondo migliore. Questo è il messaggio, nemmeno tanto recondito, di quest’opera. Leggetelo.

  11. (proprietario verificato)

    Un racconto accattivante da leggere tutto d’un fiato, che mi ha portata a vivere immersa ad una natura magica e rigenerante, Tutti dovrebbero leggere questo libro. Ti cambia davvero la vita,

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Giuseppe Tecce
Dopo una laurea in Giurisprudenza, Giuseppe si è da subito dedicato al settore dell'impresa sociale, lavorando nell'ambito della cooperazione, sia a livello nazionale, che a livello internazionale, impegnandosi in attività di forte ricaduta sociale. E' stato fondatore della Coop.Soc. Il Faro, di cui è Presidente, profondendo enormi energie in favore del miglioramento delle condizioni di vita di soggetti fragili, quali disabili psichici, ex detenuti, minori in situazioni di difficoltà, e stranieri richiedenti asilo. Amministratore del Consorzio Amistade, prima, e, poi, del Consorzio Asis, nella regione Campania, si è proiettato su attività di rilevanza regionale, nazionale ed europea. Appassionato di fotografia, è attivo su instagram, su facebbok, e gestisce un proprio canale youtube.
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