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L'anarchia del destino

L'anarchia del destino
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Consegna prevista Luglio 2022
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Giulia è una ragazza semplice che cuce le sue ferite con la quotidianità. Protegge con cura i ricordi del suo passato. Una storia tra i luoghi del Friuli che inizia con la forza di una ragazza in rinascita. Una trama intrecciata tra passato e presente, ricca di emozioni e colpi di scena. Un incontro al gusto di caffè irriterà di prima mattina la protagonista che la porterà alla conoscenza dell’audace imprenditore Edoardo. Dopo un corteggiamento pressante, fatto di brioche e sorprese l’uomo: convincerà Giulia ad uscire e i due si lasceranno trasportare al piacere di stuzzicarsi e scoprirsi come calamitati da una forza necessaria. Una chiamata improvvisa cambierà tutto. Un baule rosso, tre lettere e… Quale sarà il destino della protagonista?

Perché ho scritto questo libro?

Elsa leggendo un mio pezzo disse: “Perché non continui? Potrebbe essere l’inizio di un libro”, grazie a questo massaggio è nato “L’anarchia del destino”. Fuori c’era nebbia e restrizioni. L’inverno avanzava e le nottate a scrivere per realizzare il mio sogno correvano. Ho scritto parti di me ed emozioni, insieme a un’inaspettata fantasia che ha condotto storia e personaggi con dolcezza, passionalità, crudità e pizzichi di ironia come il corso di un fiume in piena, già segnato e pronto al mare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Domenica ore 22.59

I genitori educano i propri figli come mangiare senza sporcarsi, salutare, capire cosa è giusto fare e cosa non lo è. Gli inseganti a scuola formano i ragazzi tra nozioni di storia, letteratura, matematica, arte e lingue. Gli allenatori agevolano la conoscenza del proprio corpo nello spazio e portano alla conoscenza l’importanza del gioco di squadra.

Cadi dopo una corsa sui sassi dalla bicicletta e ti ritrovi con le ginocchia sbucciate.
Ti dicono: “Non è niente, domani passa tutto” ti mettono dell’acqua ossigenata per pulire la ferita e poi la coprono con un cerotto, facendoti credere non esista più, mentre piagnucoli e ti brucia il ginocchio.
Un giorno cresci, non cadi più dalla bicicletta e capisci che quel “Non è niente” non era veramente nulla in confronto agli ostacoli e alle prove che ti mette di fronte la vita adulta, giorno dopo giorno. Impari crescendo che una caduta dopo l’altra la pelle si rigenera, ma ad un certo punto vorresti fosse così anche per il cuore.

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Non insegnano che le persone possano far male, mentire, sparire, lo impari con il tempo a tue spese. Non sai che l’amore nei film è qualcosa di raro e possibile anche per te, ma che c’è anche la probabilità possa finire all’improvviso, con la stessa velocità in cui Cenerentola è costretta a mezzanotte a lasciare il ballo perdendo anche la sua scarpetta.

Gli adulti si dimenticano delle cose importati. Di dirti cose importati. Non avvisano che il cuore possa spezzarsi nonostante continui a battere, che possa soffrire tanto da farti perdere il sonno, l’appetito, il respiro. Non ti preparano che può capitare, che: “Farà male, passerà” ma quando te lo dicono è già troppo tardi. Non ti spiegano che tutto si trasforma con il tempo giusto, e che per quanto provi dolore una ferita emotiva si rimarginerà.

Quando vieni amato e poi ferito da qualcuno, da quel qualcuno che tu hai amato, quel qualcuno che avevi scelto essere la tua persona, tutto permane nella memoria del cuore come una cicatrice bella o brutta che sia, farà sempre parte di te, che tu lo voglia o meno. Si impara a convivere con nuove consapevolezze e certezze, con nuovi segni e assenze.

Ti innamori degli occhi, di un profumo, del suo modo di sorridere, di dettagli che sai cogliere tu e nessun altro, di cui non vorresti mai fare a meno. Ti innamori e quella persona diventa il tuo tutto, ti giri a cercarla anche quando lo sai che non c’è. Al supermercato arrivi in cassa con quella confezione da portare a casa, perché sai che piace a lui. Ti innamori e ogni canzone che danno alla radio pensi a lui, e se trasmettono quella che gli hai dedicato, ti trovi a cantarla in auto da sola a tutto volume con lo spirito di una cantante ad un concerto.

L’amore è qualcosa di straordinario, nasce dal centro di noi, dalla nostra essenza, dal cuore, ti fa vivere la vita per due e ti riempie di emozioni che prima non potevi neanche sognare di sentire.

Un incontro può letteralmente cambiare i tuoi piani, il tuo modo di vedere e pensare, lo incontri e tutto ha un aspetto migliore. Non puoi sapere quando, se domani o tra tre anni, né tanto meno dove, se al bar, al lavoro, in una libreria, ma accadrà sì, anche a te e saprai riconoscerlo anche ad occhi chiusi. Succederà di nuovo, anche dopo una storia disastrosa in cui esci esanime e disillusa.

Iniziò tutto in un venerdì piovoso dopo un turno di lavoro stranamente tranquillo.
Dopo mesi di messaggi finalmente davo a quei dieci numeri in fila salvati al cellulare un volto.
Tu ed io, finalmente ad un primo appuntamento per apericena in un piccolo locale della bassa friulana; ci sembrava di conoscerci da una vita.

Abbiamo parlato quella sera tanto, di tutto, del lavoro, di casa, delle nostre strane ambizioni, delle persone che ci hanno visto andar via senza più tornare, di altre che ci hanno ferito alle spalle senza avvisare. Ci siamo trovati a raccontarci come se fosse la cosa più normale del mondo al primo vero incontro, a quello che da lì in poi avrebbe cambiato le nostre vite per sempre. Ci siamo subito mostrati per quello che eravamo senza timore, senza indossare maschere che sarebbero inevitabilmente diventate d’intralcio.

Io bassina, occhi verdi, bionda e spettinata con una semplicità e genuinità che ti è balzata subito all’occhio. Tu alto e snello, occhi marroni e capelli tendenti al rossiccio sguardo sincero e gentile.
È stato così che mi sono innamorata di te, tra un sorriso e un silenzio pieno di sorpresa. Ho iniziato a volerti bene da subito nella tua timidezza che si sposava bene con la mia.

Ho memorizzato le note del tuo profumo, abbraccio dopo abbraccio. Avevamo entrambi cuori scalfiti, lasciati in letargo per troppo tempo ma anche i cuori più razionali se si incontrano sanno come accendersi e incendiare.

Un’uscita dopo l’altra le emozioni crescevano e si consolidavano a pari passo ambedue.

Avevamo il desiderio di scoprirci con i nostri tempi, un centimetro dopo l’altro, brivido dopo l’altro, e più accadeva più ci volevamo. Più ti frequentavo, più trovavo una nuova me e sentivo che avresti lasciato un segno nella mia vita.

Non avevo più autostima e fiducia nel mondo maschile, poi sei arrivato tu e con la tua calma senza che io lo percepissi sei riuscito a togliere un mattone dopo l’altro di quella difesa inaccessibile che mi ero creata attorno. Tra me e te c’era solo un fiume a dividerci, il Tagliamento che quando guardavo dal ponte passando, capivo di essere a metà strada da te.

Ricordo quando nella nostra pizzeria preferita e tutte le volte mi capitava il coltello peggiore per tagliare la pizza, sì, quello piatto con i “dentini” inesistenti, e mentre impacciata facevo gli spicchi, tu leggevi nei miei occhi il: “ancora questo coltello” e nel vedere il mio imbarazzo, mi sorridevi divertito. Una volta mi portarono la pizza e capii di aver ordinato distratta quella all’aglio, mai ordinata in vita mia; serve che vi dica quanto detestavo in certi momenti di essermi persa di quel ragazzo conosciuto su una chat social comparsa all’improvviso con un “ciao piacere” dopo la pizza all’aglio? Forse non serve che vi dica quanto.

Ho scoperto grazie a te il mio lato ironico, che tutt’oggi spesso mi contraddistingue.

Ho imparato a praticare l’ironia per salvarmi da momenti in cui la tristezza è pronta a prendere il sopravvento.

Ricordo della corsa in pista con la tua auto sportiva, tu con i guanti neri e il casco stretto, sguardo fisso davanti a te, ed io accanto con l’adrenalina a mille tua complice. Sorrido quando penso alle passeggiate tra Villa Manin, Mortegliano, Udine, in cui ci riprendevamo in video con quella spensieratezza che a tante coppie mancava. Sorrido al ricordo dell’odore del tuo garage che saliva alle scale e si mischiava perfettamente con quel profumo indimenticabile, d’ambra, muschio e patchouli. Tante volte ho cercato sui siti online quel profumo ambientale di buon auspicio chiamato “Amuletum” e poi non l’ho acquistati mai, perché senza di te non sarebbe uguale.

Sorrido quando ripenso all’abbraccio in quel tardo pomeriggio di domenica sul tuo divano, io sopra di te, tu che mi coccolavi in silenzio mentre fuori pioveva.

Eri, sei, tre volte me, un gigante in confronto a me. Ti vedevo come un gigante non solo di statura ma anche per l’ammirazione che provavo nei tuoi confronti, per non essere come tutti gli altri.

Sentivo di essere fortunata, protetta affianco a te, amata per davvero, non cose da poco; ci sono tante donne al mondo che vivono sotto il tetto del loro stesso aguzzino.

Tempo fa quando ripensavo a noi, mi bruciava lo stomaco. Ci siamo lasciati la prima volta poco prima di natale, ricordo di aver passato il peggior natale dopo aver trovato il tuo messaggio di auguri, in cui mi ringraziavi del regalo che ti avevo lasciato l’ultima sera che ci siamo visti. A mezzanotte di capodanno sei stato il primo a scrivermi, ed io mostravo serenità quando dentro soffrivo.
Mi mancavi, tanto, troppo ma per orgoglio non potevo venirtelo a dire. Le mie giornate passavano tra lavoro, serie tv, lo scrivere di te continuando a pensarti, ascoltando la canzone “The night we met” di Lord Huron e “Questa nostra stupida canzone d’amore” di Thegiornaisti.

Ti pensavo ogni giorno e speravo in un tuo ritorno. Non mi sarebbe importato nulla del come potesse accadere, quale scusa avresti inventato, io ti aspettavo, ti rivolevo, volevo poterti baciare con quella dolcezza nostra.

Il 15 febbraio, la festa dei cuori solitari, il giorno dopo San Valentino: “Ieri ti ho pensata tanto”. 
Era notte quando ricevetti il tuo messaggio, ed io sentivo il cuore esplodere, non potevo crederci, continuavo a ripetermi che forse non fosse reale, ma fu proprio così, come lo scrosciare all’improvviso della pioggia su un terreno intriso di crepe dopo un lungo periodo di siccità.

Ci siamo amati tanto io e te. Come due calamite, due satelliti, come il sole e la luna, indispensabili. Non potevamo fare a meno l’uno dell’altra. Ti ho portato al mare a metà marzo, sono riuscita a farti fare una lunghissima camminata a piedi perché distratta ho sbagliato sentiero, nonostante senza di te avrei scelto la strada corretta anche ad occhi bendati.

Ci siamo fermati in un bar per uno spritz prima di rientrare a casa, ci bastavamo noi per stare bene. In cuor mio sentivo saresti tornato, sapevo che quando mi hai lasciata mi avevi messo di fronte a una decisione per il mio bene, che avrei dovuto prendere senza metterci quello stupido orgoglio che dimostrava i miei vent’anni a discapito dei tuoi quasi trenta. Ero consapevole anche che quella seconda possibilità se non sarebbe andata a buon fine avrebbe decretato la vera fine.

Ti ho perso quando sarebbe bastato poco per tenerci stretti. Bastava prendere un respiro, calmare le acque, ma non hai voluto sentire ragioni, sembrava come se avessi avuto fretta di lasciarmi, mentre le parole facevano a pugni con quello sguardo triste nei tuoi occhi.

Mi faceva male vederti in quel modo e dover costretta, rinunciare a te. Sentivo che non avresti voluto lasciarmi andare, e sapevo che la colpa era per lo più mia. Le mie insicurezze si facevano largo in me più passava il tempo, più crescevano i miei sentimenti per te, più avevo paura di perderti, più ti facevo involontariamente soffrire mettendoti in discussione. Ora eri tu che mi stavi ferendo, con l’attenuante di fare il meglio per noi. Mi stavi facendo del male tu, nel punto in cui ti ho lasciato spazio, in cui ti ho donato amore, il mio cuore.

Costudisco ogni nostro ricordo e sarà per sempre così, perché nonostante tutto, ci sarà ancora spazio per te, per ricordarti e volerti bene anche da lontano.

Ricordo ad una cena in comitiva, all’improvviso mi hai preso la mano sotto il tavolo, mi hai guardata negli occhi con quell’espressione tutta tua ed io sentivo di essere perdutamente innamorata di te. Ricordo quando al cinema mangiavi i pop corn a manciate e facevi rumore, o quel tuo assolo in autostrada verso Tolmezzo per farmi ridere. Ricordo quando mi sostenevi e credevi in me, quando leggevi con attenzione le parole che ti dedicavo, o quando seduta sui gradini delle scale di casa tua prendevi le mie scarpe preferite e me le allacciavi tutte le volte, con lentezza come a voler prenderti ancora del tempo per noi prima di dirci quel “Ciao amore” per cui sarei dovuta tornare “Al di là del fiume”.

Quando te ne sei andato, mi pareva di avere un masso sui polmoni che mi comprimeva. Sentivo un peso enorme che portava il tuo nome, mentre il cuore batteva a ritmo, ma tutto sembrava non aver più alcun senso. Le prime due notti le ho passate indossando il pigiama che mi hai riportato, quello che usavo per dormire da te, solo per sentire ancora il profumo nostro addosso. Non mi davo pace, non mi perdonavo per averti perso. Era come aver perso un pezzo di me, mi sentivo incompleta, battito dopo battito, e più il tempo passava più sembrava non passare.

Carla, come una terza nonna per me, vedendomi in lacrime mi disse “Se è destino vedrai, magari non adesso, ma tornerà”, ed io intanto cercavo nella mia mente di dare ogni colpa a te, per poter trovare il modo di smettere di volerti.

Litigavamo spesso, mai per cose serie e più a causa mia, per le mie paure. Mi mancavano anche i litigi, a volte mi mancano tutt’ora.

Sorrido a ricordare aneddoti di noi, come quando mi chiedevi di chiudere e aprire gli occhi lentamente per vedere la reazione delle mie pupille alla luce, perché eri affascinato dai miei occhi. Eravamo una coppia strana e bella.

Ci bastava una cena, una camminata, un film. Ci amavamo tanto nelle tregue, sapevamo come renderci felici, c’era una chimica inspiegabile tra di noi. Sembravamo due pezzi di puzzle che sapevano incastrarsi alla perfezione.

Il ricordo più bello, la sera dopo il film al cinema, usciti abbiamo trovato il parcheggio innevato. Arrivati nella mansarda a Udine, ci siamo scaldati cuore a cuore, pelle su pelle e ci siamo amati con una dolcezza disarmante tra quelle rosse coperte.

Era il dieci dicembre, mi sentivo non felice, di più, molto di più. Alzati dal letto a notte fonda ci siamo avvicinanti alla vetrata, io avvolta da una coperta con le spalle nude, tu ad un certo punto dietro di me mi abbracciavi. Le tue braccia mi cingevano sicure mentre guardavamo la neve silenziosa posarsi sotto la luce gialla dei lampioni, su tetti e strade. Da quella visuale guardavamo fuori, sembrava di vivere in un mondo nostro in cui eravamo intoccabili, dove nulla poteva distruggere tutta quella meritata serenità.

Se chiudo gli occhi posso ancora sentire il rumore silenzioso della neve nei miei ricordi, quella sensazione di pace, di essere in quel momento nel posto giusto con la persona giusta.

2021-11-11

Aggiornamento

Ciao, oggi siamo alla terza settimana di campagna crowdfunding! Mancano esattamente 79 giorni per poter portare la storia di Giulia nelle librerie e store online. Grazie se hai pre-ordinato la tua copia. Grazie se hai scritto qui nel sito editore un tuo commento dopo la lettura del pdf. Grazie anche semplicemente perché sei qui a leggere queste parole. Se ancora non hai pre-ordinato la tua copia, puoi farlo ora. Ti aspetto su IG. elisatodesco_autrice
2021-10-27

Aggiornamento

Oggi c'è da festeggiare e ringraziare💕. ➡️ 64 pre-ordini in soli 6 giorni! Grazie... Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questo primo traguardo.

Commenti

  1. Chiara Curto

    (proprietario verificato)

    Questo libro è come un confetto. Un confetto rosso come la passione che travolge i personaggi, dolce come l’amore, fresco come le montagne, e anche un po’ salato. Salato delle lacrime che verserete e dei paesaggi marittimi, amorevolmente descritti dall’autrice, in cui vi immergerete con assoluta naturalezza. Lo stile di Elisa Todesco è immediato, fluido, genuino e intuitivo. Capace di delineare un’atmosfera con poche pennellate descrittive e, senza che ve ne accorgiate, siete anche voi lì, ad assaporare una brioche o a farvi cullare dal dondolio di una barca a vela.

  2. (proprietario verificato)

    EMOZIONANTE! Ti trascina nella lettura in una maniera incredibile, ti fa provare emozioni e sentimenti forti! Stupendo

  3. (proprietario verificato)

    EMOZIONANTE! Ti trascina nella lettura in una maniera incredibil e ti fa provare emozionare e sentimenti forti! Stupendo

  4. Cristina Casucci

    (proprietario verificato)

    In una sola parola: sorprendente! Ricco di emozioni, è impossibile non essere trascinati nella lettura alla ricerca di saperne sempre di più! Inevitabilmente ci si ritrova a fare il tifo per questa ragazza dolce e sfortunata. Bello, bello bello!

  5. Silvia Fantinel

    (proprietario verificato)

    Bellissimo e davvero emozionante, i luoghi talmente ben descritti che sembra di toccarli con mano e i personaggi si guadagnano subito un posto nel cuore.

  6. Francesco Sturniolo

    Emozioni, sentimenti, esperienze ricche di dettagli e paesaggi ben descritti.. Naturale e spontaneo il volersi immedesimare nelle esperienze dei protagonisti. Storia che piacevolmente, capitolo dopo capitolo accresce la curiosità di voler scoprire il destino di una semplice ragazza, alla quale ti affezioni leggendo di lei sin dalle prime pagine.

  7. Vera D'Andrea

    (proprietario verificato)

    Voglio tanto bene alla scrittrice, ma:
    Dovevi proprio interpellare tanto il destino e il caso? E farmi piangere come una bambina?

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Elisa Todesco
Nata in Friuli Venezia Giulia, il 20 febbraio del 1995. Dopo essersi diplomata al Liceo nel 2014 si è subito inserita nel mondo del lavoro. Ama le passeggiate al mare. La rilassa guardare la neve cadere. La fanno felice: pizza, cioccolato e gelato. Lunatica, notturna, inguaribile romantica e sfortunata in amore ha trovato la sua indipendenza in un piccolo appartamento poco distante dal negozio in cui lavora. Nel tempo libero legge e guarda serie tv. Ha sempre sognato di scrivere un libro e spera di trovare “L’anarchia del destino” in mano a un lettore in libreria.
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