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Consegna prevista Febbraio 2022
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Tommaso è un vulcanologo di 40 anni che ha uno stretto legame con L’Etna, tra di loro c’è una forte alchimia. Ogni volta che deve prendere una grossa decisione sale sul monte e parla col vulcano che puntualmente dopo che Tommaso finisce di raccontare ciò che lo turba, dalla sua bocca esce un rombo e la terra comincia a tremare, come se comunicasse con lui.
Il suo migliore amico Mario e la moglie Teresa, una sera lo invitano a cena, lì incontra Emma. Emma è una donna molto bella, ma malinconica e il suo sguardo colpisce l’attenzione di Tommaso.
I due cominciano a lavorare insieme e Tommaso si sente sempre più attratto da lei, ma Emma è spaventata da quello che inizia a provare nei suoi confronti, e cosa più importante ha paura di cosa possa provare suo figlio Giovanni affetto da mutismo.
Quando tra i due comincia a esserci qualcosa di importante, il passato bussa inesorabilmente alla loro porta.

Perché ho scritto questo libro?

Adoro l’Etna, ogni volta che riesco a posare gli occhi su quell’enorme vulcano rimango affascinata.
Nella mia testa invento tante storie e un giorno ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne qualcuna che prendesse in considerazione l’Etna.
Ho preso carta e penna e ho iniziato a scrivere e giorno dopo giorno la mia storia prendeva vita, fino alla sua completa realizzazione.

ANTEPRIMA NON EDITATA

-Che meraviglia-. Fu la prima cosa che pensò Tommaso quando i suoi occhi guardarono fuori dal finestrino dell’aereo che lo stava riportando a Catania.

L’Etna era fantastica vista dall’alto. In quel periodo era piena di neve e del fumo fuoriusciva dal suo enorme cratere.

Tommaso era un vulcanologo di 40 anni, molto affascinante con i suoi occhi verdi e quel poco di grigio che si intravedeva tra una ciocca e l’altra di capelli.

Amava il suo lavoro, si era innamorato dei vulcani quando aveva solo 10 anni ed era andato in vacanza con i suoi genitori alle isole Eolie e con la barca l’avevano portato a vedere la Sciara di fuoco dell’isola di Stromboli rimanendo affascinato dallo spettacolo che aveva visto sul lato nordest della costa. I blocchi incandescenti che rotolavano giù verso il mare creavano vapore e folate di cenere. Da quel giorno non aveva fatto altro che guardare documentari sui vulcani e cercare notizie su di essi.

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Quando finì le scuole superiori e venne il momento di decidere a quale università iscriversi non ebbe nessuna esitazione e come previsto la sua scelta ricadde su scienze della terra con relativa specializzazione in vulcanologia.

Era andato in vacanza a New York con alcuni amici e adesso stava tornando a casa.

Abitava a Catania da diversi anni ormai, era originario di Bari ma il suo lavoro l’aveva portato lontano dalla sua città natale.

Non appena mise piede a terra e accese il telefono ricevette una telefonata del suo migliore amico nonché collega Mario.

“Ciao Mario, sono appena sceso dall’aereo, ci sei mancato a New York, non sai cosa ti sei perso.”

“Beato te che sei riuscito a prenderti qualche giorno di ferie. Sai benissimo che all’università gli esami si avvicinano e gli studenti non mi danno un attimo di tregua, sembra che in questo periodo si moltiplichino. Ma non parliamo di questo ti prego. Ti ho chiamato per invitarti a pranzo da noi domani. È da tanto che non passiamo del tempo assieme e poi c’è il derby.”

“Hai ragione, me l’ero completamente dimenticato, vi stracceremo.”

“Certo come no. Sogna amico, sogna.”

Tommaso era milanista mentre Mario interista. Il derby era una partita che non perdevano mai e a cui piaceva assistervi insieme.

Non appena uscì dall’aeroporto prese un taxi e tornò a casa.

Abitava in un bel appartamento in centro, composto da due camere da letto, di cui una adibita a studio, un bagno, cucina e salone. In quel periodo non aveva nessuna relazione amorosa, l’ultima risaliva a più di un anno fa.

La sua storia con Marta era stata una relazione seria fino a quando lei non aveva deciso di trasferirsi alle Hawaii per studiare i suoi quattro splendidi vulcani. Da allora non aveva trovato nessuna donna che gli aveva fatto perdere la testa.

Marta era fantastica sotto tutti i punti di vista, era solare, generosa e cosa più importante amava i vulcani.

La loro storia durò per cinque anni, nel solo guardarli si capiva quanto fossero innamorati.

Un bel giorno Marta tornò a casa, era più raggiante che mai. Non appena mise piede in cucina trovò la tavola addobbata al meglio con una candela accesa e sul suo piatto un piccolo astuccio. Aveva capito subito cosa stava per succedere. Tommaso era in piedi dietro di lei, le mise una mano sulla spalla e la condusse al suo posto, la fece accomodare, prese l’astuccio e si inginocchiò davanti a lei.

“So che abbiamo detto di stare bene così come stiamo , che non abbiamo bisogno di un pezzo di carta che ci dica quanto ci amiamo e che staremo insieme per sempre, ma stamattina quando mi sono svegliato ho capito che manca ancora qualcosa nella mia vita. Mi manca vederti vestita di bianco mentre percorri la navata della chiesa per raggiungermi e fare di me l’uomo più fortunato del mondo. Quindi ti chiedo, mia piccola stella, vuoi diventare mia moglie?”

Aprì l’astuccio e al suo interno c’era un anello d’oro bianco con tre piccoli diamanti incastonati sopra.

Marta era rimasta a bocca aperta e guardava il suo uomo con gli occhi pieni di lacrime.

“Non so che dire. Ti amo e lo sai. Non avrei mai immaginato una sorpresa simile. Sarei molto onorata di diventare tua moglie.”

Lo fece alzare da terra e lo baciò. Tommaso le prese la mano sinistra e le infilò l’anello.

Dopo cena sistemarono insieme la cucina e non appena finirono Tommaso la prese per mano e la condusse in camera da letto dove fecero l’amore per tutta la notte.

La mattina dopo, non appena Tommaso aprì gli occhi guardò la sveglia posizionata sul suo comodino. Erano le 7,00. Si girò dal lato di Marta e si accorse che lei non era accanto a lui. Si alzò e la trovò in cucina impegnata a preparare la colazione. Le si avvicinò, l’abbracciò da dietro e cominciò a baciarle il collo.

“Buongiorno piccola.”

“Buongiorno amore. Dormito bene?”

“Divinamente. Come mai ti sei alzata così presto? Oggi è domenica potremmo stare a letto fino a tardi.”

“Lo so ma avevo voglia di prepararti la colazione.”

Aveva fatto i pancake e preparato due cappuccini. Quando si sedettero a tavola uno di fronte all’altra, Tommaso si accorse che Marta aveva l’aria pensierosa.

“Cosa c’è che non va? Mi sembri strana.”

Allungò una mano attraverso il tavolo, afferrò quella di Marta e con il pollice le accarezzò il dorso della mano.

“In realtà ti devo dire una cosa. Anzi avrei dovuta dirtela ieri.”

Abbassò lo sguardo perché non aveva il coraggio di guardarlo negli occhi.

“Giuro, avrei voluto dirtelo ieri, ma poi mi hai fatto quella bellissima proposta di matrimonio e non ho avuto il coraggio di dirti niente.”

Tommaso la guardò girando leggermente la testa di lato.

“Marta cosa mi devi dire? Cosa è successo? Devo preoccuparmi?”

“No, cioè si, non lo so. Ieri ero così sicura, ma adesso non capisco più niente.”

“Non vuoi sposarmi?”

Staccò la mano da quella di Marta e si appoggiò allo schienale della sedia.

“Certo che voglio sposarti. Solo che ieri ho ricevuto una notizia. Ricordi che ti avevo raccontato che quando mi sono laureata avevo fatto domanda praticamente nei centri vulcanologici di tutto il mondo? Ecco, mi hanno chiamato da uno di questi.”

“Si, ma tu hai già un lavoro. Lavoriamo entrambi qui, abbiamo lavorato come pazzi per avere quello che abbiamo. Vuoi buttare via tutto?”

Tommaso non riusciva a credere a cosa Marta gli stesse dicendo. Lei si alzò dalla sedia e cominciò a fare avanti e indietro per la cucina.

“È proprio per questo non lo capisci? Si tratta della mia carriera, lo so che qui un lavoro c’è l’ho. Ma mi hanno chiamato dal centro vulcanologico delle Hawaii, ti rendi conto di cosa stiamo parlando? Sai benissimo che è sempre stato il mio sogno. È il primo posto dove ho fatto domanda, ed ovviamente non avendo nessun tipo di esperienza non mi hanno nemmeno presa in considerazione. Ma adesso, dopo tutto quello che abbiamo fatto e pubblicato mi hanno contattata. Vogliono me.”

“Anch’io voglio te.”

Tommaso aveva gli occhi bassi. Non poteva essere vero, non poteva capitare a loro. Erano la coppia più invidiata da tutti, erano l’uno la metà dell’altra e ora lei voleva andare via.

“Pure io voglio stare con te Tommy.”

Si avvicinò a lui, gli prese la testa fra le mani e lo costrinse a guardarla negli occhi.

“Vieni con me. Posso chiedere se hanno bisogno di un altro vulcanologo. Hai un ottimo curriculum e sei il migliore tra tutti noi. E poi ci sono quattro bellissimi vulcani laggiù, uno scienziato in più non può fare che comodo.”

Le prese le mani e la fece allontanare quel tanto che bastava per avere lo spazio per alzarsi. Si passò una mano tra i capelli e la guardò come se la vedesse per la prima volta.

“Io non me ne vado.”

“Perché?” Marta era sconvolta. “Perché non vuoi andare via?”

“Lo sai benissimo.”

“Ti prego Tommy, non ricominciare con quella storia, sai benissimo che è una enorme cavolata.”

“Non è una cavolata.” Alzò la voce. “Lo sento, lui mi parla, non posso lasciarlo.”

“Ma per favore, è solo una sensazione. La meraviglia che provi nel vederlo, ed è la stessa meraviglia che proviamo nel vedere qualsiasi altro vulcano.”

Tommaso non rispose, andò in camera da letto, si vestì ed uscì. Marta si fece cadere sulla sedia più vicina, si prese la testa fra le mani e cominciò a piangere.

Non appena salì in macchina, Tommaso cominciò a guidare prendendo la strada che lo avrebbe portato a Nicolosi. Attraversò prima Gravina di Catania e poi Mascalucia. Giunto a Nicolosi percorse la via Etnea, la via principale del paese, proseguì per la strada provinciale 92, fino a quando non raggiunse il Piazzale Cantoniere a quota 1910 metri. Arrivò così al Rifugio Sapienza, un ex rifugio alpino situato sul versante meridionale dell’Etna.

Era affascinato da quel rifugio, aveva la sua storia. La sua costruzione fu progettata durante il periodo fascista e realizzata nel secondo dopoguerra da parte del Club Alpino Italiano. Ha rischiato più volte di essere travolto dalle eruzioni dell’Etna, le cui colate laviche lo hanno spesso l’ambito senza però mai distruggerlo.

Non appena entrò nel rifugio gli venne incontro Orazio, il proprietario.

“Ciao Tommaso che ci fai qui di domenica? È successo qualcosa? Sembri un po’ preoccupato. Devi fare delle rilevazioni alla Muntagna o posso offrirti una birra?”

A Muntagna o Iddu, è così che L’Etna veniva chiamato dagli abitanti del luogo.

“Nessuna rilevazione, non oggi almeno. Ho avuto una discussione con Marta, avevo bisogno di schiarirmi le idee. Sono salito in macchina, ho iniziato a guidare e sono arrivato qui. Hai un quad per me? Devo salire in cima. La birra la beviamo quando riscendo.”

Orazio si avviò verso il bancone della reception, aprì un cassetto e tirò fuori un mazzo di chiavi che si affrettò a portare al suo amico.

“Fa attenzione lassù.”

“Come sempre. Grazie amico.”

Prese le chiavi e uscì. Orazio era un buon amico, sempre disponibile. Si conoscevano da parecchi anni, anche perché Tommaso si recava al rifugio almeno due volte a settimana per motivi lavorativi.

A volte nei momenti di forte eruzione pernottava al rifugio in modo da poter controllare da vicino i movimenti vulcanici e per poter effettuare le rilevazioni necessarie.

Non appena mise in moto il quad cominciò la sua salita verso il cratere principale. Era piena estate e la strada era in perfette condizioni. Quando arrivò in cima si fermò a pochi metri dalla sua enorme bocca e si sedette per terra.

Era fantastico avere il privilegio di stare così vicino a lui pensò. Quel giorno era calmo, c’era solo del fumo che fuoriusciva dal cratere. Per Tommaso stare lì era come trovarsi in paradiso. Trattava l’Etna come se fosse una persona, il suo migliore amico. Era sempre stato così, fin dal primo giorno in cui era salito per effettuare una rilevazione per il centro di vulcanologia presso cui lavorava tutt’ora.

Anche allora aveva dei pensieri che lo disturbavano. Gli mancava la famiglia ed era indeciso se tornare nella sua città natale o continuare il suo lavoro lì. Come se gli venisse naturale cominciò a parlare ad alta voce e ad esprimere i propri dubbi. Non appena pronunciò le parole – che devo fare?- avvertì una piccola scossa di terremoto e un leggero rombo si levò dalla bocca del vulcano. Fu come se L’Etna gli avesse

risposto e capì che quello era il suo posto, non sarebbe tornato a casa, sarebbe rimasto dove era, adesso era quella la sua casa e poi ora aveva un amico in più.

Ogni volta che aveva un problema e l’Etna era tranquillo saliva fino in cima e si confidava con lui. Anche quel giorno non potè fare a meno di trovarsi li, e come di consueto seduto per terra con le gambe distese e le mani appoggiate dietro di se, cominciò a parlare e a raccontare quello che era successo con Marta. Puntuale come un orologio, non appena ebbe finito di raccontare avvertì la solita scossa di terremoto e l’ormai familiare rumore che fuoriusciva dall’enorme bocca del vulcano.

“Grazie per avermi ascoltato anche oggi amico mio. Non ti lascerò mai.”

Si alzò, riprese il quad e cominciò la discesa.

Entrato al rifugio vide Orazio impegnato con dei clienti, mentre attendeva che l’amico finisse la sua conversazione si recò al bar e ordinò due birre.

“Allora hai risolto i tuoi problemi?” Chiese Orazio mettendogli una mano sulla spalla e sedendosi sullo sgabello accanto a lui. Tommaso gli passò una delle due birre che aveva ordinato, bevve un sorso della sua prima di cominciare a parlare.

“Suppongo di si. Anche se questa storia non finirà bene.”

“Ti va di raccontarmi cosa è successo? Lo so che non sono il tuo amico lassù, ma sono un buon ascoltatore anche io.”

Tommaso sapeva che lo prendevano in giro per la sua, come la chiamavano loro,- ossessione – . Ma a lui non importava, che lo prendessero pure in giro. Si girò verso Orazio, lo guardò per un paio di secondi negli occhi, fece mezzo sorriso e cominciò a raccontargli tutto.

“Quindi se ho capito bene Marta ha ricevuto un’offerta di lavoro alle Hawaii e vuole che tu vada con lei. Tu sei talmente innamorato che le hai chiesto di sposarla. Giusto?”

“Si. È corretto.”

“E allora qual è il problema? Fai le valigie e parti amico mio. E cosa più importante ricordati di mandarmi una cartolina.”

“Non posso.”

“Perché? Non ti capisco.”

“Non posso lasciarlo.”

Orazio capì subito a cosa si riferiva. Fece un respiro profondo.

“Non puoi parlare sul serio. Stai rinunciando alla donna che ami e cosa ancora più importante a vivere una intera esistenza alle Hawaii. Per cosa poi? Una montagna che sarà ancora qui fino alla fine dei tempi. Ti assicuro amico mio che fa scappare noi, ma lui di qui non si muove.”

“Non è questo e lo sai. Sai benissimo il mio rapporto con l’Etna. Fin da quando sono salito per la prima volta mi è entrato nel cuore. Non posso stargli lontano. Pure quando mi capita di andare a fare altre rilevazioni sul Vesuvio o altri vulcani sento la necessità di tornare subito da lui”

“Amico mio mi sa che devi farti curare. Hai davvero un problema serio.”

Tommaso lo guardò e si mise a ridere.

“Mi sa che hai ragione, ma per il momento non posso farci nulla.”

Non appena finì la birra si congedò e tornò a casa.

Quando aprì la porta le luci erano tutte spente. Entrò in cucina e non appena accese la luce notò un foglio sul tavolo con sopra l’astuccio che conteneva l’anello che le aveva regalato la sera prima. Prese il biglietto e lesse le ultime parole che Marta gli aveva rivolto da quel giorno.

-Ti amo e ti amerò per sempre. Ma non posso permettere che un capriccio mi tolga una simile occasione dalle mani. Se cambi idea sai dove trovarmi. Tua per sempre Marta.-

Accartocciò il biglietto è lo gettò nella spazzatura. Un capriccio. Era questo che pensava che fosse l’Etna per lui, solo un capriccio. In cinque anni non aveva capito proprio niente. Da quel momento capì che la sua storia con Marta era finita per sempre.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Barbara Caputo
Sono nata il 04 Luglio del 1983 in una bellissima città affacciata sul mare, la mia Messina.
La mia passione fin da piccola, grazie a mia madre che ha sempre comprato libri su libri, è quella della lettura, adoro perdermi in qualsiasi genere di libro abbia tra le mani.
Mi sono laureata nel 2006 in “Tecniche di Neurofisiopatologia”.
Sono sposata da 7 anni ma con mio marito stiamo insieme dal 2004. Abbiamo una bellissima bambina di 4 anni di nome Ginevra e tutta la mia vita è dedicata a lei.
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