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Le avventure di Joele – La Rotta dei Cento Giorni

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Consegna prevista agosto 2019
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Joele è un ragazzo di dodici anni, orfano di padre, che vive con la madre a Novadera, un’isola-stato pirata, dove uomini di culture ed etnie differenti vivono sotto la stessa bandiera. Il suo sogno è seguire le orme di suo padre, il grande capitano Frederick il Rosso, e divenire egli stesso un pirata: per Joele il richiamo del mare è forte, e la partecipazione insieme al suo amico Nick alla Rotta dei Cento Giorni, sulla nave scuola Ardita, sarà la sua iniziazione alla navigazione.
Il ragazzo partito non sarà lo stesso che tornerà.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato perché volevo che mio figlio Jacopo avesse una storia tutta sua, e man mano che raccontavo mi rendevo conto che anche io stavo tornando a essere un ragazzino con la voglia di avventure; mi sono ritrovato a Novadera nelle strade di San Pedro e non ho potuto fare a meno di scrivere di Joele e delle sue avventure.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1 Incontri

Al suono dei corni Joele aprì gli occhi e capì che finalmente erano tornati. Si vestì senza neppure lavarsi né sciacquarsi la faccia e fu subito fuori con Scheggia al suo fianco. Da casa sua, sulla collina, vide ormeggiare nel porto la Gemma d’Oriente, la più veloce e bella di tutte le navi dei Caraibi, la nave del leggendario capitano J. Fox. Joele cominciò una corsa a perdifiato verso il porto, scendendo lungo i verdi prati sui fianchi della collina, dove tanti anni prima suo padre aveva deciso di costruire la loro casa, così che sua moglie potesse abbracciare con lo sguardo la baia in attesa dei suoi vittoriosi ritorni.

Continua a leggere

Nel porto c’era un gran baccano e la gente faceva festa perché erano passati sei mesi da quando la Gemma d’Oriente era partita per mietere terrore sulle rotte del Vecchio Continente. Ad accogliere i pirati c’era l’intero villaggio e tutte le locande quel giorno avevano già aperto, nonostante fossero soltanto le sei del mattino. Nell’aria si sentiva l’odore del rum e si capiva che per settimane ci sarebbe stata baldoria.
Finalmente Joele arrivò davanti alla banchina e lo vide. Era lui, con il suo cappello rosso sangue, i capelli lunghi raccolti in un codino, la barba nera e un orecchino pendente. La sua giacca era blu con bottoni d’oro e al collo portava un medaglione a forma di drago con un occhio di rubino. Era lui, con la sua famosa scimitarra d’oro intarsiata di diamanti, bottino di battaglia nei mari d’Oriente. Era finalmente tornato il capitano Jeremy Fox, per tutti J Fox, la “volpe dei Caraibi”.
Quando, tra la folla acclamante, fu davanti a Joele, il capitano si fermò e, guardandolo dall’alto della sua mole, gli disse: «Hey, piccolo furfante… non mi sono dimenticato di te e della promessa».
Dalla tasca interna della giacca estrasse un piccolo pugnale e glielo regalò. Il manico era in madreperla, la lama tagliente era in una custodia di cuoio di pelle d’asino, nella quale vi era incastonata una piccola e preziosa bussola da marinaio. Joele rimase senza fiato. Lo guardò con gratitudine e disse: «Capitano… è il pugnale più bello dei Caraibi… grazie …grazie».
Il capitano, che quando guardava negli occhi qualcuno riusciva sempre a leggere in fondo al suo cuore, si abbassò e lo fissò come solo lui sapeva fare. «Non mi devi ringraziare. Se oggi sono ancora vivo, lo devo solo a tuo padre: lui era un grande uomo», gli disse scompigliandoli i capelli con la sua enorme mano.
Quando sentiva qualcuno parlare di suo padre a Joele gli venivano sempre gli occhi lucidi di pianto, ma si fece coraggio e corse a cercare Nick per fargli vedere il pugnale. Fu Scheggia ad arrivare per primo alla casa di Nick e di suo zio Danko, lupo di mare in pensione.
Toc! Toc!
«Nick! Nick!! Niiiiick!! Avanti dormiglione, alzati!».
«Chi è? … corpo di mille bombarde!!!».
Danko aprì la porta.
«Ah, sei tu, piccolo furfante… Nick alzati, pelandrone, c’è qui Joele!».
«Nick, guarda!», disse Joele mostrandogli il pugnale.
«Per tutti i calamari giganti! Ma questo è un pugnale della regia marina spagnola!», esclamò Danko, che poi aggiunse: «È un pugnale degno di un capitano».
«Ma chi te l’ha dato?», chiese curioso Nick.
«Ma come… non hai sentito i corni, la baldoria in città: sono tornati!».
«Vuoi dire che la Gemma d’Oriente è…».
«E chi se no!».
«Allora andiamo, presto! Voglio vedere mentre scaricano il bottino», esclamò Nick mentre in tutta fretta s’infilava i pantaloni.
I due, con Scheggia, si lanciarono in una gran corsa tra le ragnatele di viuzze di San Pedro, che avevano come termine ultimo la banchina del porto.
Sull’isola di Novadera c’era una regola. Il bottino andava stipato nella tesoreria del villaggio e doveva essere diviso in questo modo: il 10% spettava al capitano, il 60% veniva distribuito tra la ciurma, mentre il restante 30% veniva dato alle vedove dei pirati che avevano perso la vita in battaglia e che altrimenti non avrebbero potuto crescere i figli.
I due rimasero a bocca aperta nel vedere quella processione di casse piene di ogni bene: vestiti di gran prestigio, stoffe raffinate, gioielli preziosi, ori, barili di rum e casse di pesce salato.
Tutti erano estasiati, bambini, donne e vecchi, a vedere quel bottino che pian piano riempiva i magazzini della tesoreria del porto.
Fu lì che Joele incontrò Amanda. Rimase colpito da quella ragazzina, dai suoi capelli lunghi e neri, dai suoi occhi chiarissimi e cristallini come l’acqua del mare. Il suo volto aveva un non so che di familiare. Per guardare meglio si era arrampicata, a piedi nudi, su di un pino, e sedeva su un ramo, non molto distante dall’ingresso del magazzino. Soprattutto, rimase colpito da quella pigna che lo raggiunse sul collo, lanciata con precisione proprio dalla ragazzina.
«Ahi! Chi è stato???», esclamò con rabbia Joele.
«Testa di carota, spostati, non riesco a vedere cosa c’è in quella cassa».
«Testa di carota!? Te la sei cercata!».
Joele raccolse la pigna e la lanciò con forza e precisione, colpendola sulla mano di appoggio. Amanda perse l’equilibrio e cadde giù dal ramo, centrando una pozzanghera di fango.
«Ah! ah! ah! ah! ah!», Joele e Nick scoppiarono in una grossa risata.
«Hai fatto un grosso sbaglio! Tu non sai chi sono!», gridò con rabbia la ragazzina.
«Sì che lo so: sei… una statua di fango! Ah! ah! ah!», le rispose Joele.
«Io sono… papà! papà! papà!».
E fu così che Joele vide quella bambina correre incontro al capitano Fox.
“Caspiterina! Proprio la figlia del capitano: adesso sì che sono nei guai”, pensò Joele.
Amanda disse al padre cosa era successo e mentre riferiva i fatti indicava proprio lui: «Quel ragazzo alto con i capelli rossi». Il padre, vedendo che si trattava di Joele, scoppiò in una grossa risata. Dopo aver preso in braccio Amanda, gli si avvicinò e lo guardò.
«Capitano… io non sapevo! …non volevo! …non credevo!».
Il capitano Fox un tempo era stato sposato, ma sua moglie morì dando alla luce Amanda. A causa della vita che conduceva, non poteva fare da padre e crescere una bambina piccola. Decise dunque di affidarla al convento di San Vincenzo, a Tenerife, e ogni anno passava da quell’isola per stare un po’ con sua figlia. Con il passare degli anni, però, la sua fama di terrore dei mari era cresciuta e sbarcare sull’isola spagnola era diventato sempre più rischioso: qualcuno avrebbe potuto tradirlo.
Ma quando Amanda compì 11 anni, il capitano decise che era grande abbastanza per stare con lui a Novadera e così la prese con sé. Quello fu il suo primo incontro con Joele sull’isola.
«Joele, non ti preoccupare: se l’è meritato. Adesso però mi piacerebbe che diventaste amici, come lo ero io con tuo padre».
«Amanda, questo è Joele: sono sicuro che d’ora in poi andrete d’accordo».
«Joele, questa è Amanda: la mia selvaggia preferita».
I due si strinsero la mano con titubanza, non immaginando minimamente che da quel momento sarebbero diventati inseparabili amici d’avventura.

31 gennaio 2019

Evento

31 gennaio 2019, Cittadella delle Arti, Modugno (BA), ore 20:00
Presentazione del progetto editoriale Le avventure di Joele - La Rotta dei Cento giorni
31 dicembre 2018

radio canale 100

Presentazione del libro alla trasmissione "Guarda che radio" su Radio canale 100: l'intervista è presente sulla pagina Facebook "Le avventure di Joele".
03 dicembre 2018

Evento

Intervista su "La terrazza di cristallina" di Cristina Scorcia.

Commenti

  1. Gianfranco Dabbicco

    Primo Step raggiunto!!!! le 60 copie minime… per ottenere il libro a casa per chi lo ha acquistato sono state raggiunte ieri, ora prepariamoci per far salpare Joele verso il mare aperto…..

  2. (proprietario verificato)

    Letto tutto d’un fiato. La meravigliosa sensazione di essere catapultati in un’altra realtà.
    Vivere l’emozione di poter essere un pirata che si trova ad affrontare mille paure e avventure, con la consapevolezza di essere ancora un bambino ma con la forza di un piccolo uomo.
    Consiglio la lettura a tutti, piccoli e grandi perchè alla fine, sognare farà sempre parte di noi a qualunque età

  3. (proprietario verificato)

    È tutta colpa di Sandokan. Lo confesso, da bambino non mi sono perso neanche una puntata in tv e ho promesso a me stesso che sarei diventato come Kabir Bedi, libero, coraggioso, invincibile. Non è andata proprio così, ma questo racconto ha avuto il grande merito di farmi tornare indietro nel tempo, alla spensieratezza e al desiderio d’avventura di allora. Per questo, ai ragazzi, ma anche agli adulti che non hanno ancora seppellito il “pirata” che è in loro, dico: spegnete il cellulare, spiegate le vele e partite pure voi per questo fantastico viaggio!

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Gianfranco Dabbicco
Ho 43 anni e sono nato a Bari, per cui il mio legame con il mare è innato. Dopo la maturità tecnico-scientifica non ho terminato la facoltà di Farmacia per seguire la mia passione per i viaggi, aprendo nel 2001 un'agenzia di viaggi; dal 2008 lavoro come agente presso un'azienda internazionale. Padre di due figli, amante della storia e della letteratura, ho il vizio della scrittura sin dall'adolescenza.
Questa è la mia prima esperienza editoriale.
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