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Le regole della risonanza

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Consegna prevista Agosto 2020

Non c’è motivo per Ada di sentirsi speciale e nemmeno per cercare di esserlo. Ha un lavoro semplice, un fidanzato, una famiglia come tante, il calcetto. Poi, ha le sue montagne e la vita in un piccolo paese dove il tempo è scandito dalle stagioni e dalle chiacchiere dei suoi abitanti. Non grandi sogni e le basta farsi notare il meno possibile.
Ma è difficile rimanere immobili se il destino e una zia giramondo decidono di darti uno scossone. Se ti ritrovi faccia a faccia con la tua peggior nemica, se il fidanzato si ribella e se nella valle sbarca una rumorosa troupe televisiva che fa di tutto per sconvolgerti l’esistenza.
Tra funerali e matrimoni, dive capricciose e zie misteriose, Ada si ritrova a condividere l’appartamento con uno sconosciuto e ad abbandonare il paese alla volta di Milano. Nel frattempo, cartoline dall’oltretomba, rivelazioni inaspettate e nuove amicizie costringeranno Ada a fare i conti con quello che potrebbe diventare, se solo lasciasse da parte la paura.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato da una sfida: scrivere un romanzo in cento giorni, dopo anni che non prendevo una penna (una tastiera) tra le dita. Volevo una storia che mi coinvolgesse e mi sono domandata cosa avrei voluto raccontarmi.
Di una protagonista apparentemente banale alle prese con eventi inaspettati. Della montagna, di quanto sia meravigliosa e terribile. Di altre forme d’amore, tra zia e nipote, tra amici, tra persone che si incontrano per caso e si riconoscono.
È così che ho conosciuto Ada.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Se Adelaide Cecilia Roner, da sempre e da tutti chiamata Ada, avesse dovuto descriversi, avrebbe sicuramente iniziato con il sottolineare la sua età: trentuno anni, quattro mesi e ventuno giorni, per la precisione, e nient’altro di rimarchevole da aggiungere al riguardo, grazie.
Almeno non quel lunedì dieci giugno di pioggia e freddo, talmente freddo che se si alzavano gli occhi da terra era ancora possibile vedere delle spruzzate di neve imbiancare le montagne della valle. E ce n’erano molti di occhi puntati in alto quella mattina, al cimitero dietro la chiesa principale di Soldeno, in Val Piovena.
Nessuno voleva essere lì in quel momento, in mezzo alle lapidi nascoste dai fiori colorati e alle croci in ferro battuto, adornate dai maestri artigiani di leggeri arabeschi dalle linee flessuose e tralci ritorti di fiori o spine. A pochi interessava granché di quella vecchia signora di cui ricordavano a malapena il nome, fuggita dalla valle almeno vent’anni prima. Non capivano nemmeno bene per quale motivo fossero lì; perché glielo avevano chiesto Piero e Rosa, ecco il perché, impauriti che ci fossero solo loro quattro al funerale, la sorella, il cognato e i due nipoti, Ada e Claudio.Continua a leggere
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Perché Viola Zolden, mai sposata e quindi per sempre rimasta signorina, non aveva altri parenti in Val Piovena e poco si era fatta amare negli anni in cui aveva abitato nel suo paese d’origine.
La cerimonia in chiesa si era svolta senza pianti e senza scene drammatiche da parte di nessuno, né dei familiari, né tanto meno degli altri paesani presenti per far numero; chi aveva deciso di partecipare era ancora un po’ stordito dai festeggiamenti della domenica sera e aveva ascoltato il sermone di Don Gianluca con un occhio chiuso e l’altro quasi, attento però a sentire se nella descrizione della signorina Zolden e della sua vita misteriosa, ci fosse qualche succoso pettegolezzo da riportare a casa, al bar e per le borgate del paese. La conclusione era stata: nulla di rilevante. Le solite parole di circostanza sulla vita effimera che si conduce, l’importanza degli affetti, una piccola riflessione sull’imperscrutabilità anche delle persone più care.
A proposito dell’imperscrutabilità di Viola, Ada avrebbe avuto da qualcosa da ridire, perché pareva che Don Gianluca si fosse completamente dimenticato della descrizione che la nipote aveva fatto della zia solamente due giorni prima, insieme a sua madre, nell’ufficio del parroco. Di certo “imperscrutabile” era una parola che ad Ada non sarebbe mai venuta in mente in relazione alla zia: affettuosa, dinamica, divertente, fantasiosa, quello sì. Ed era di certo uno spirito un po’ troppo libero per la comunità di Soldeno, infatti aveva deciso di andarsene, appena si era resa conto che la nipote poteva farcela anche senza di lei. Era stato quello l’unico episodio indecifrabile della sua vita anche se, conoscendola bene, dopo un primo momento disperato, Ada aveva capito benissimo che sua zia Viola non poteva fare altro che fare quello che aveva fatto: prendere e andare via da un momento all’altro, senza dire niente a nessuno, senza dare spiegazioni e senza informare anima viva sulla sua meta.
Al camposanto, dopo tre giorni di nuvole e pioggia gelida, mentre i funzionari del cimitero si apprestavano a chiudere il loculo contenente l’urna in alabastro arrivata direttamente da Guadalupe, era spuntato un timido raggio di sole, dando un senso agli occhiali scuri che le signore intervenute alla cerimonia avevano indossato per darsi un tono.
«Chissà quanto l’avrà pagata quell’urna, che stupida donna» sussurrò la madre di Ada tirando su col naso, senza capire nemmeno lei se lo stesse facendo per il freddo o per la commozione.
«Mamma, eh».
«Ada, tu eri sempre dalla sua parte. L’unica a cui scriveva ancora».
«Sì, due mail all’anno».
«Beh, era sempre qualcosa. A noi, ci ha esclusi completamente, una passata di straccio sul ripiano della cucina, eliminati come delle bricioline fastidiose».
A Rosa Zolden, coniugata Roner dall’età di ventitré anni, erano sempre piaciute le similitudini ambientate in cucina, forse perché era sempre stato l’ambiente, sia a casa che al lavoro, che aveva maggiormente frequentato in vita sua – e senza poca fatica. Sua sorella Viola, invece, a lavorare seriamente non ci aveva proprio mai pensato, che sfacciata. Lei faceva l’imprenditrice nel campo dell’import-export (di cosa, esattamente, Rosa non aveva capito) senza muovere il sedere da casa; era stata la prima a farsi attivare la connessione internet a domicilio, nel lontano 1996, e prima di internet utilizzava il telefono, quello fisso e poi quello cellulare e anche in quel caso era stata una delle prime del paese a possederne uno, uno scatolo nero grande più di uno dei walkie-talkie giocattolo di Ada e Claudio.
«Non eravamo alla sua altezza» concluse tirando di nuovo su con il naso, ma questa volta non per il freddo.
A Rosa sarebbe tanto piaciuto avere una sorella normale e andare in giro con lei a braccetto per il paese il sabato pomeriggio, a mangiare le paste alla pasticceria Dolomitika e guardare i programmi della domenica pomeriggio insieme badando ai bambini. Invece niente, Viola l’aveva privata di tutto ciò e per questo non riusciva a perdonarla completamente.
Le persone intervenute al funerale iniziarono a sparpagliarsi tra le lapidi, sembravano quasi intontite da quel sole inaspettato, e finalmente anche Ada avrebbe potuto tornare a casa e stare per conto suo. Era strano sapere che la zia Viola non c’era più, da nessuna parte del mondo, o meglio, che finalmente era lì, vicino a loro, di nuovo a Soldeno finalmente, eppure mai così lontana. Di certo non le avrebbe più potuto spedire e-mail da là sotto, e nemmeno farle quelle brevi e rare telefonate di cui nessuno sapeva nulla.

«Come stai amore della zia?»
«Zia, ma da dove chiami stavolta, ti sento tanto male».
«Sono in Islanda tesoro mio, c’è tanto vento, sono ai piedi del vulcano Thrihnukagigur, fra poco inizia la visita».
«Il vulcano che? Zia, ma non sarà pericoloso?»
«Ma figurati patatina, è un tour tranquillo! Adesso ti devo lasciare che parte il gruppo e devo stare vicino ad Ari, altrimenti poi mi perdo e lì sì che ridiamo eh? Ma ti ho detto di Ari? È tanto caro, un bell’uomo eh, poi ti racconto sai Adina bella, adesso la zia va, tanti bacini!»

Melina raggiunse Ada alle spalle e le prese la mano, interrompendola nell’atto ossessivo compulsivo di grattarsi nervosamente l’intero del polso.
«Dai, andiamo a bere un prosecchino, la zia avrebbe approvato».

24 novembre 2019

Evento

Buddy Market ///
Sarò ospite del pomeriggio all'ultima edizione del 2019 per BUDDY MARKET - HANDMADE, dedicata ad artigiani ed hobbisti, presso il Backyardie a Pradamano (UD) in via P. P. Pasolini, n.8 int.2.
Presenterò il progetto "Le regole della risonanza" e Bookabook, sarà una bella occasione per spiegare il libro e tutto il mondo di Ada, in mezzo a bancarelle, espositori e workshop artigianali.
Domenica 24 novembre 2019
*orari market dalle 11.00 alle 20.00
**dj set
***
****drink

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sono solo a metà, ma devo andare avanti. So che quella che è arrivata è solamente una copia non editata, ma la lettura scorre e non ho notato errori particolari, è un romanzo gradevole e divertente, ma non superficiale. Sarà curioso leggerlo dopo la fase di editing, mi aspetto grandi cose.

  2. (proprietario verificato)

    Forse sono un po’ parte, perchè ho avuto il piacere di leggere il romanzo in anteprima e ho seguito il suo sviluppo passo dopo passo, fin dai primi giorni in cui Francesca parlava della storia come del suo “progetto”. Mi ricordo quanto fosse superstiziosa a riguardo, non ha voluto dirmi nulla della trama fino all’ultimo, quando era sicura che il tutto avrebbe visto una fine. Però vedevo come fosse sempre più entusiasta, ogni giorno più convinta. Il romanzo nel suo complesso non poteva che riflettere tutta questa passione e (anche se in minima parte) le idee che frullavano in testa alla scrittrice. Forza amica mia, sono certa che riuscirai a trasmettere tutta questa forza anche agli altri lettori!

  3. (proprietario verificato)

    Un esordio importante, ma estremamente piacevole. Francesca ha la capacità di dipingere personaggi vividi, con tratti distintivi che li rendono estremamente reali. Non esistono buoni o cattivi, perchè tutti sono veri, prima di tutto, con le loro debolezze e le loro fragilità. Quello che mi è piaciuto di questo romanzo è la costruzione attenta, il modo in cui i pezzi vadano a mettersi al loro posto giusto man mano che prosegue la lettura, velocizzando l’ordine delle cose verso il climax finale. Sono tanti i livelli di lettura di questa storia e tanti i possibili sviluppi. Sono convinta che il libro potrebbe piacere a molti e portare tutti a importanti riflessioni.

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Francesca Bognolo
Sono nata a Udine nel 1984 e vivo ancora qui, legata a doppio filo alla città che mi ha visto crescere e coltivare sogni e paure.
Nel cassetto ho una laurea in architettura e tanti quaderni iniziati e mai finiti. Ho una dipendenza dai prodotti di cartoleria e dal profumo dei libri nuovi. Non disdegno nemmeno quello delle pagine di certe riviste.
Lavoro in uno studio di progettazione e costruzione, sono un architetto "senza portafoglio" sulla carta, tuttofare, con la testa fra le nuvole, nella realtà.
Ho iniziato a scrivere storie appena ho imparato a usare l'alfabeto, ma non ho mai pubblicato nulla, se non nello studio di casa. Quindici anni fa, al tempo perduto dei blogger e di qualche romanzo, ho esitato nel fare un passo avanti, ne ho fatto uno di lato e sono caduta male.
A trentacinque anni ci riprovo, la mia testa sta scoppiando di storie e ho bisogno di scriverle e di farle leggere.
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