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Lettere dal capanno sul mare

Lettere dal capanno sul mare
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Cinquantacinque anni, un matrimonio fallito alle spalle e una carriera da imprenditrice giunta anch’essa al termine e forse neanche mai realmente voluta. Proprio quando la vita sembra non doverle riservare più altre sorprese, l’arrivo di una raccomandata costringerà Laura a rimettersi nuovamente in gioco e a fare i conti con un passato che ignora e che la porterà a conoscere l’inaccessibile e ostile Irene.
Laura ed Irene sono figlie di un errore d’amore. Per ragioni diverse, la vita le ha messe entrambe a dura prova, ma ciascuna ha trovato il modo per salvarsi. Laura aprendosi agli altri, Irene chiudendosi in se stessa. Le debolezze dell’una sembreranno, all’altra, punti di forza. E in questa asimmetria di emozioni, proprio quando il sogno di una famiglia sembrerà definitivamente svanire, un avvenimento drammatico cambierà nuovamente i loro destini. Ricomponendo il puzzle della loro vita, Laura ed Irene scopriranno di essere, l’una per l’altra, il pezzo mancante.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è un atto d’amore verso le persone che amo. Proprio nel momento della perdita, ho cercato di dare forma alle emozioni attraverso una storia. Niente di ciò che racconto è reale. Se lo è, è solo per casualità. Non sono casuali, invece, l’amore per la famiglia, l’azzurro degli occhi di Antonio, uguali a quelli di mio padre, i luoghi della mia Calabria che si affacciano sullo splendido mar Ionio. Non sono casuali le albe e i tramonti, il rumore delle onde del mare e il vento nei capelli.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Laura

Chiuse la porta di casa alle spalle, si sfilò le scarpe e il cappotto e senza neanche accendere la luce si abbandonò, al buio, sul divano.

Finalmente la settimana lavorativa era terminata e si sentiva addosso la stanchezza di una estenuante riunione durata tutto il giorno dove le decisioni prese erano state tutt’altro che facili. Ma alla fine lei e i membri del consiglio di amministrazione erano arrivati ad un accordo per vendere l’azienda di famiglia di cui era titolare. 

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Si stava concludendo, così, un capitolo importante della sua vita, come già era successo altre volte in passato. 

Prima, la perdita improvvisa dei suoi genitori che, poco più che ventenne, l’aveva costretta a cambiare bruscamente la rotta della sua carriera e, sicuramente, anche quella dei suoi sogni, poi, molti anni dopo, il divorzio da suo marito Carlo, il suo migliore amico di infanzia che forse aveva sposato più per affetto che per amore. 

E adesso, a cinquantacinque anni suonati, si ritrovava nuovamente davanti ad un bivio. Più che un bivio, in realtà, si trattava di una strada a senso unico, di una direzione obbligatoria che non lasciava spazio ad alternative e che ben presto, precisamente da lì a due settimane, l’avrebbe resa ufficialmente una disoccupata come tante. 

La crisi economica aveva già da tempo cominciato a minare la solidità della sua azienda, un piccolo stabilimento di abbigliamento sportivo, ma lei aveva trovato sempre un modo per cavarsela. Tuttavia, quella dell’ultimo anno ormai agli sgoccioli le aveva inferto, come a tanti altri piccoli imprenditori del paese, il colpo di grazia e la vendita dell’azienda di famiglia restava ormai l’unica via d’uscita. 

Per quanto non si rassegnasse all’idea di disfarsene dopo così tanti anni, era riuscita, suo malgrado e non senza lunghissime trattative e compromessi, a spuntare con gli acquirenti delle buone condizioni che le avrebbero concesso, da un lato, di cercare con relativa tranquillità una nuova occupazione (se mai, alla sua età, avesse trovato ancora qualcuno disposto ad offrirgliene una), dall’altro, di salvare molti posti di lavoro. La nuova proprietà, infatti, si era impegnata a riassumere nello stabilimento la maggior parte del personale addetto alla produzione e questo contribuiva a renderle più accettabile la situazione.

Diede un’occhiata veloce al cellulare per sapere che ora fosse e notò una fitta lista di notifiche di messaggi e telefonate perse. Non aveva né la voglia né la forza di passarle in rassegna e quasi automaticamente spense il telefono immergendosi nuovamente nel buio della casa.

Il suo appartamento si trovava all’ultimo piano di un elegante palazzo situato in una zona residenziale della città. Non era grandissimo, appena una stanza da letto, bagno e cucina, ma disponeva di un soggiorno luminoso e spazioso che si affacciava su un altrettanto ampio terrazzo adibito a giardino pensile e a cui si accedeva attraverso una vetrata scorrevole. Il terrazzo era stata l’unica vera ragione di quell’acquisto, scartando altri immobili sicuramente più ampi e centrali ma affogati nel grigiore del cemento dei grandi condomini di città. Se ne era innamorata sin dal primo momento in cui l’agente immobiliare glielo aveva mostrato ed era lì che Laura si rifugiava nella maggior parte del tempo libero che trascorreva a casa. 

Da quel terrazzo poteva ammirare le catene montuose che costeggiavano la città e che spesso, al tramonto, le regalavano scenari fantastici dagli effetti cromatici che solo la natura è in grado di dipingere. 

Laura si soffermava per ore e ore ad ammirarli e ogni volta ne rimaneva ammaliata come se fosse la prima volta. Cercava di incastonarli nella fotocamera del suo cellulare, esattamente come si fa con le pietre preziose nei gioielli e, sebbene gli scenari fossero sempre gli stessi, a lei apparivano tutti diversi, ognuno con le proprie storie ed emozioni.

Quasi senza rendersene conto e noncurante del buio e del freddo si alzò dal divano e si diresse sul terrazzo. Presa dai suoi mille problemi di lavoro constatò, solo allora e non senza rammaricarsene, di aver trascurato completamente le sue piante. La pioggia delle ultime settimane se, da un lato, era stata provvidenziale ravvivando i sempreverdi che fungevano da recinzione, dall’altro, aveva cosparso il pavimento di terriccio, foglie e altri piccoli detriti. 

L’amore per le piante era arrivato tardivamente, esattamente da quando aveva acquistato quell’appartamento; ma, una volta arrivato, non aveva conosciuto cedimenti. Quel terrazzo era un guizzo di natura che lei sentiva di aver preso solo in prestito, in affidamento, e, proprio per questo, prendersene cura era divenuta una necessità più che un impegno. Inizialmente aveva commesso tanti errori dovuti alle sue scarse conoscenze botaniche, sbagliando i terricci, l’esposizione, il travaso e la potatura. Ma con il passare del tempo l’esperienza e l’osservazione diretta delle sue piante avevano reso più efficaci gli accorgimenti e se talvolta qualche pianta continuava a seccare o non si esprimeva al massimo delle sue potenzialità, Laura finiva per farsene una ragione. Esattamente come per gli uomini, anche per le piante, la vita, nonostante tutte le cure e gli accorgimenti possibili, talvolta si interrompeva bruscamente, senza preavviso, o più semplicemente prendeva traiettorie diverse non prevedibili.

Laura scostò un ramo della siepe e volse lo sguardo sul viale sottostante che brulicava di auto e passanti, resi ancora più frenetici dall’imminente weekend prenatalizio. Dalle finestre e dai balconi delle abitazioni circostanti arrivava il bagliore delle lampadine intermittenti degli alberi di natale. Le era sempre piaciuto quel clima natalizio, lo adorava fin da piccola quando, con sua mamma, non vedeva l’ora di tirar fuori dagli scatoloni le decorazioni che, dopo un anno di letargo, finalmente riprendevano vita. Gli addobbi, bellissimi e tradizionali, si tramandavano di anno in anno ma ad ogni Natale sua madre ne aggiungeva sempre uno nuovo, quasi come se fosse di buon auspicio per i mesi a seguire.

Un brivido di freddo la distolse dai suoi pensieri e, un po’ a malincuore, rientrò nel soggiorno che le sembrò ancora più buio di prima. Accese il lume accanto alla poltrona e con la coda dell’occhio notò gli scatoloni dell’albero che Adele, la signora che le dava un aiuto in casa, le aveva portato su dal garage. Da quanti giorni erano lì? Non se lo ricordava nemmeno. Mancava pochissimo al Natale e il suo albero era ancora sigillato in un’ingombrante scatola di cartone. Laura scosse leggermente la testa in segno di disapprovazione verso se stessa e si ripromise di pensarci il giorno successivo. Sprofondò nuovamente sul divano, si coprì con la coperta di pile che teneva sempre a portata di mano sul bracciolo e chiuse gli occhi. 

Quando si svegliò stava per albeggiare. Le faceva male il collo per via della posizione scomoda assunta sul divano durante la notte e aveva i piedi freddi come due ghiaccioli. Se c’era una cosa che davvero non sopportava erano proprio i piedi freddi. Le provocavano un senso di fastidio in tutto il corpo, rendendola insofferente. Seduta sul divano incrociò le gambe e cominciò a massaggiarli energicamente con le mani.  La stimolazione riattivò rapidamente la circolazione sanguigna e la sensazione di benessere che ne derivò sembrò dare un senso alla giornata che stava per iniziare. 

Si levò gli abiti che indossava dal giorno prima, fece una doccia caldissima che le ridiede energia e si precipitò in cucina per preparare un’abbondante colazione. A parte un tramezzino consumato velocemente durante la pausa pranzo del giorno precedente, non aveva più toccato cibo fino a quel momento. 

Mentre sorseggiava il caffè amaro e denso, come piaceva a lei, scostò la tenda dalla finestra della cucina e con stupore notò che il paesaggio circostante era completamente innevato. Per questo aveva avvertito così tanto freddo durante la notte! La neve fresca si era accumulata ovunque, persino sul davanzale e fuori c’era un silenzio ovattato che solo quando nevica si può percepire. 

Aprì leggermente la finestra e avvertì sul viso il tocco dell’aria fresca e graffiante. Prese con le mani un po’ di neve dal davanzale e la sciolse in bocca, esattamente come faceva quando era bambina. Non sapeva descrivere la sensazione che le procurava quella sabbia cristallina in bocca, ma era un gesto a cui proprio non sapeva resistere. Chiuse la finestra e si avviò verso gli scatoloni che Adele le aveva lasciato in un angolo del soggiorno.

Addobbò l’albero con la rapidità di chi sa esattamente dove posizionare ogni singola decorazione. Era una sorta di rito che si ripeteva sempre allo stesso modo, ogni anno. La poltrona di vimini era costretta a lasciare temporaneamente il suo angolo per cedere il posto all’albero che, ramo dopo ramo, incastro dopo incastro, prendeva forma e spazio. Poi, a seguire, era il turno delle luci che Laura disponeva già accese, sia per testarne preventivamente il funzionamento sia per disporle uniformemente tra i rami dell’albero, evitando così che alcune parti risultassero più in ombra di altre. E poi, infine, era la volta degli addobbi. 

Aveva appena finito di appendere l’ultimo pezzo, quando sentì squillare il telefono.

«Laura, ma che fine hai fatto?» esclamò Cinzia con un tono di voce incerto tra il preoccupato e il sollevato «E’ da ieri pomeriggio che ti sto chiamando sul cellulare e non mi rispondi. Stamattina ho riprovato e sei addirittura irraggiungibile… per fortuna che ti ostini a mantenere anche il numero fisso!».

Cinzia era una delle sue amiche più intime. Non si conoscevano da tantissimo ma abbastanza per essersi notate e scelte tra una moltitudine di amici per caso. Abitava al primo piano dello stesso stabile ed era stata la prima persona che Laura aveva incontrato quando si era trasferita nel suo nuovo appartamento. Le era parsa subito allegra ed ospitale ed aveva accettato volentieri di prendere un caffè a casa sua mentre gli operai ultimavano le operazioni di trasloco. In quella circostanza aveva conosciuto anche suo marito Riccardo e le due figlie, Lucilla e Beatrice di sette e dieci anni. Da allora avevano iniziato a frequentarsi con regolarità, al punto che le due bimbe, ora adolescenti, consideravano Laura la loro zia preferita.  

«Ciao Cinzia. Tranquilla! Non mi hanno rapito, non ho fatto nessun incidente, sono ancora viva! Ma quando la smetterai di andare in ansia per tutti e per tutto?»

«Bel ringraziamento per chi si preoccupa per te!» ribatté l’amica fingendosi risentita. 

«Lo so, scusami, ma ieri sono stata impegnata tutto il giorno in azienda e quando sono rientrata a casa ho spento il cellulare e sono crollata sul divano. Stamattina, tra una cosa e l’altra, ho dimenticato di riattivarlo. Tutto qui, fine della storia.»

«Come è andata ieri a lavoro? Avete raggiunto un accordo?»

«Sì, ci siamo accordati sulla vendita. Il tempo necessario per perfezionarla e poi sarò a tutti gli effetti una disoccupata!»

«Bene! Allora dobbiamo festeggiare!»

«Cosa? La mia disoccupazione?!»

«No, l’inizio della tua nuova vita. All’una scendi, oggi sei a pranzo da noi.»

«Ma no, ho mille cose da …»

Non aveva fatto in tempo neanche a finire la frase che Cinzia aveva già riattaccato. Faceva sempre così quando non ammetteva rifiuti. Del resto era difficile dirle di no. Cucinava da dea ed era un’ottima padrona di casa. Attenta ai particolari, sapeva creare sempre l’atmosfera giusta, in ogni occasione. E poi la sua allegria contagiosa si rivelava sempre un efficace antidoto contro qualunque tristezza. 

Laura, pur non accettando di buon grado il fatto che qualcuno decidesse di disporre del suo tempo senza consultarla preventivamente, si convinse che passare il resto della giornata con Cinzia e la sua famiglia sarebbe stata la cosa migliore da fare dopo una settimana lavorativa estenuante e difficile. Anzi, l’idea di non doversi più preoccupare del pranzo e delle relative incombenze domestiche la mise addirittura di buon umore. 

Ripensando alla conversazione telefonica avuta con l’amica, si ricordò improvvisamente del cellulare e dei numerosi messaggi non letti che attendevano probabilmente una sua risposta. Lo cercò dapprima in borsa senza trovarlo; poi, ricordò di averlo spento e lasciato sul divano dove si era addormentata la sera precedente. Rovistò tra i cuscini e la coperta di pile e finalmente lo recuperò tra le pieghe del divano dove era andato ad infilarsi. Lo riattivò e iniziò a visualizzare i vari messaggi e la lista delle chiamate perse. Notò che Adele aveva provato a chiamarla due volte nel pomeriggio e che, in serata, le aveva mandato anche un sms.

Ciao Laura, ho provato a chiamarti ma non rispondi. Oggi, mentre ero a casa tua, il postino mi ha consegnato una lettera raccomandata. L’ho ritirata io per te. La troverai sul tavolo, in soggiorno. Ci vediamo lunedì, buon we.”

Laura si girò di scatto e con gli occhi ancora puntati sul display dello smartphone si diresse, quasi come un automa, verso il tavolo in cerca della lettera. Non l’aveva notata prima perché Adele aveva fissato la busta sotto il vaso di cristallo posto al centro del tavolo affinché non cadesse accidentalmente e andasse persa. Lei era sempre stata una persona attenta e scrupolosa. Anche troppo. Ma evidentemente conosceva abbastanza bene la sbadataggine della padrona di casa.

Nel prenderla in mano, Laura avvertì una strana sensazione.

La raccomandata proveniva dallo studio notarile Moretti, nome che le risultava molto familiare, ma non certo per via dell’attività professionale dello stesso quanto, piuttosto, per la nota marca di birra italiana.

Esitò qualche istante prima di aprirla chiedendosi cosa mai volesse da lei un notaio; ipotizzò persino che il postino avesse sbagliato destinatario, dal momento che allo stesso indirizzo, ma ad numero civico differente, risiedeva una famiglia di cui spesso si era vista ricevere la corrispondenza per via del cognome che differiva dal suo solo per l’ultima vocale. Ma il nome e il cognome nonché l’indirizzo riportati sulla busta corrispondevano esattamente ai suoi: Laura Durante. Non le restava che aprirla.

2021-05-30

Aggiornamento

Al seguente link trovate l'intervista doppia della rubrica "Finalmente è venerdì (letterario)", dove io e Christian Bux parliamo dei nostri libri Lettere dal capanno sul mare e Storia degli animali coniugali. Un momento di confronto tra autori e lettori molto coinvolgente. https://www.instagram.com/tv/CPbFT6tKkGe/
2021-05-27

Aggiornamento

Carissimi lettori e lettrici, vi ringrazio per aver sostenuto con grande entusiasmo il mio progetto letterario consentendomi di arrivare al goal molto prima dei tempi previsti. Lettere dal capanno sul mare sarà pubblicato nella versione editata a febbraio 2022! Molti di voi hanno comunque già letto il manoscritto originale e i vostri feedback sono stati per me il vero "goal". La pretesa di questo racconto era soprattutto quella di riuscire a emozionarvi. Ognuno di noi è alla ricerca del proprio "Capanno". Io, grazie a voi, ho trovato il mio. Per chi vorrà seguirmi su Instagram, segnalo la mia intervista doppia con un altro autore (Christian Bux, scrittore di Storia degli animali coniugali) che si terrà domani 28 maggio alle ore 18 nella rubrica "Finalmente è venerdì (letterario)". Vi aspetto! Patrizia Gagliardi

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho finito di leggere “Lettere dal Capanno sul mare” avrei voluto leggerlo tutto d’un fiato, da subito ho capito che non solo ne sarebbe valsa la pena ma che mi avrebbe lasciato qualcosa su cui riflettere e far tesoro. Meritava attenzione ed a causa dei tanti impegni di queste settimane, avrei dovuto farlo di fretta e così ho finito di gustarlo solo ora con la giusta attenzione.
    Condivido il messaggio positivo per tutte le cose belle, la nostra terra, gli affetti, il valore dell’amicizia, l’onestà dei sentimenti. Tutte cose che porterebbero alla felicità ma spesso non sono scontate e neanche ricercate per il valore che invece hanno nella nostra esistenza e nel contribuire a rendere migliore questo nostro mondo.
    Mi ha fatto bene leggerlo, è come aver fatto un ripasso nel mio cuore, ha rafforzato in me ancora una volta la spinta di non cedere alla tentazione di rinunciarci. Mai.
    Grazie Patrizia ❤️

  2. Uno stile fresco, autentico e diretto. Quando inizi a leggere non riesci più a smettere, pagina dopo pagina, vuoi sapere come va a finire perchè subito ti immedesimi negli stati stati d’animo e nelle emozioni dei personaggi, che, a tratti, sembra di conoscere da sempre…. mi ci sono ritrovata… brava Patrizia!

  3. (proprietario verificato)

    Patty, Patty
    non immagini nemmeno il gran regalo fatto! Ho letto il libro quasi tutto d’un fiato (il ritiro delle pizze mi ha forzatamente distratto) non riuscivo a smettere, le lettere le ho rilette un po’ di volte (pianto annesso).
    Amo i personaggi tutti, anche Gigliola pensa un po’. Mi hai emozionato come non mi succedeva da un po’ , ho riconosciuto nei dettagli il tuo mondo e a tratti il mio (zenzero & catenelle).
    Non so se il tuo scritto sarà un bestseller, se è scritto come solo uno “scrittore” sa fare ma quello che so è che quando leggo un libro che mi appassiona lo capisco dal fatto che inizio ad immaginare nella mia testa le voci, l’aspetto dei personaggi, le smorfie, le scene, ecco con Lettere dal capanno sul mare è successo tutto questo. I tuoi personaggi li ho visti uno per uno, è come se li conoscessi … sono tra i miei affetti.
    I romanzi indimenticabili sono soprattutto quelli che ti ricordano scene o meglio sensazioni, sentimenti della tua vita vissuta ed il tuo modo di raccontare ha creato sensazioni belle, emozioni forti e tanta tanta empatia. A fine lettura ho provato nostalgia, Laura & Co. mi mancano già.
    Grazie Patty non smettere mai di sognare e soprattutto battiti sempre per realizzare i tuoi sogni.
    Ti voglio bene
    Roberta

  4. (proprietario verificato)

    Una storia in cui I valori e I buoni sentimenti hanno la meglio. Un tuffo in un mondo che sembra anni luce lontano dal nostro, ma che dovremmo cercare di ritrovare o a cui dovremmo ritornare e in questo senso “galeotto fu quel libro e chi lo scrisse….” , ma spero, contrariamente a Paolo e Francesca , di leggere ancora storie come queste. Grazie Patrizia Gagliardi

  5. (proprietario verificato)

    Un libro appassionante e coinvolgente una storia piena di emozioni e gentilezza, cui fanno da sfondo i bei colori del mare di Calabria e i suoi tramonti, visti dal Capanno dove tutti vorremmo, almeno una volta, trovare rifugio…si legge in un fiato.

  6. milly.costanza

    Il libro si legge tutto d’un fiato e scoppia di sentimenti , i più belli: amore, passione, amicizia, generosità. Ricco di valori. Elegante, gentile, ma che sa toccare forte il cuore…mi ha commosso ed emozionato. Lo consiglio vivamente.

  7. (proprietario verificato)

    Questa lettura rappresenta un piccolo momento attraverso cui si muovono, si rispolverano ed emergono tante emozioni… DIVERSE… ed è talmente facile e immediato impersonificarsi in molte di queste, da rimanere quasi dispiaciuti che questo attimo sia volato via velocemente. Ho apprezzato molto il fatto che non ci sia stato, come in tanti romanzi spesso letti, una esagerata dilungazione sulle caratteristiche dei luoghi, personaggi e sensazioni, cosa che di solito non amo in quanto mi fqnno allontanare troppo dal fulcro della storia, ma soprattutto perché non lasciano quella crepa, attraverso cui il lettore entra nel racconto e crea la propria versione del libro, per renderlo unico… SUO. Ebbene, questo libro sono riuscita renderlo anche un po MIO. Consiglio, pertanto, la lettura, affinché possiate provare a renderlo anche VOSTRO ..così come ho fatto io.

  8. ossequio anna

    (proprietario verificato)

    Letto in 8 ore…ma divorato come una fetta di crostata al limone 😊
    La lettura scorre via come un treno e la protagonista della vicenda è una donna amabile e pacata che si relaziona sempre positivamente con il resto del racconto…quasi a non sbagliare mai, neanche dopo la sua rinascita a nuova vita.
    Consigliatissimo per contenuti e per descrizioni di ambienti, profumi e colori dei posti utilizzati dall’autrice come palco della storia. Brava, bravissima!

  9. (proprietario verificato)

    Bello, bello, bello!
    Un libro da leggere tutto d’un fiato. Coinvolgente e mai banale. Una storia intensa e ricca di emozioni, che si intreccia con i luoghi del cuore.

  10. (proprietario verificato)

    Bello, scorrevole, appassionante, mai banale. Commovente, alla fine. Caratteri delineati con sorprendente forza, a sottolineare che non sono di fantasia, se non per il nome.

  11. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere le prime pagine.. e non sono più riuscita a fermarmi.. la lettura scorre come un fiume in piena..sembra quasi di trovarti in quei luoghi, senti il rumore del mare come se tu fossi lì.. ti senti protagonista senza esserlo. Bella lettura consiglio!!

  12. (proprietario verificato)

    Un’opera prima da non perdere. Un romanzo dove sentimenti, luoghi, rapporti e affetto vengono descritti delicatamente ma con una grande capacità di riuscire a farci immergere nel racconto. Io ho immaginato il mio capanno …..

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Patrizia Gagliardi
Patrizia Gagliardi è nata nel 1965 a Cosenza. Dopo aver intrapreso gli studi classici, ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Sociali presso l’università della Calabria. Oggi vive e lavora a Rende. Rapita dai colori della sua terra, scrive e dipinge delle albe e del profumo del mare, delle radici e dei legami di sangue. Indissolubili, come lo sguardo dei sui personaggi. "Lettere dal capanno sul mare" è il suo primo romanzo.
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