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Liberate Lina Pellica

Scelto da Roberta Lucaccini
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Consegna prevista ottobre 2019

Chi è Lina Pellica? Ma soprattutto perché è stata rinchiusa nel carcere di Saarleben? Per svelare questi e altri misteri vi invitiamo a seguire l’avventura di una giornalista italiana in giro per l’Europa, passando per Londra, Palermo e Berlino. La scrittrice Lina Pellica è accusata di spionaggio internazionale, ma il suo arresto è avvenuto in circostanze sospette. Una giornalista incuriosita da alcuni articoli trovati per caso su un social network va a intervistarla. Da questo momento, si trova coinvolta in una ricerca della verità tra voli low cost, messaggi in codice, concerti heavy metal e travestimenti. Ad aiutarla lungo il cammino saranno le amiche fidate della Pellica. Riusciranno le nostre eroine a liberare la scrittrice imprigionata? Desiderio di giustizia, ricerca della verità e lontananza dalla propria terra d’origine sono alcuni dei temi che l’autrice ha cercato di trattare con un tocco d’ironia e di leggerezza in questo libro.

Perché ho scritto questo libro?

Questa storia nasce 10 anni fa in un periodo in cui mi sentivo intrappolata, come la protagonista del libro. Un giorno ho avuto un’ispirazione: scrivere un romanzo basato su una misteriosa scrittrice segretamente imprigionata, riflettendo le mie esperienze all’estero. Così è iniziata la storia di Lina Pellica. Ho scritto i primi capitoli di getto e poi li ho messi da parte. Dopo tanti anni, ho ripreso in mano il manoscritto e ho sentito la necessità di terminarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Primo capitolo

Latte Macchiato.it
ESTERI
Dalla nostra inviata

SAARLEBEN – Mi trovo nella ridente città di Saarleben, nel sud ovest della Germania, a qualche migliaio di metri dal confine con la Francia. È una giornata soleggiata, anche se la temperatura è notevolmente bassa per il mese di ottobre. Il motivo della mia visita – vi chiederete.

La bellezza del paesaggio naturale? La ricchezza artistica della città? L’inaugurazione di una mostra? Un nuovo trend? Se sono queste le domande che vi vengono in mente, si vede che non siete mai stati a Saarleben.

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In realtà Saarleben è una cittadina poco conosciuta, sia all’estero che in patria. È come uno di quei segreti custoditi talmente bene che prima o poi ce se ne dimentica. In effetti ho potuto constatare con i miei stessi occhi come il treno, inizialmente stracolmo a Francoforte, si sia svuotato lentamente lungo il cammino per rimanere quasi deserto alle ultime fermate. Ammetto che avevo cominciato a pensare di avere sbagliato treno o di aver perso la fermata, fino a quando non è passato il controllore a confermare che la destinazione del treno era proprio la mia meta. Secondo la guida che ho acquistato in aeroporto prima di partire, la regione in cui si trova Saarleben vanta poche attrazioni turistiche. Sarà per questo che sono scesi tutti prima. Ma allora perché mi trovo qui – vi domanderete.

Ebbene sono venuta ad intervistare una reclusa eccezionale e per questo mi sono addentrata nei meandri del Monbijou Viertel (il quartiere Monbijou; nome dalle chiare origini francesi. Dovete sapere che questa regione è stata a lungo contesa tra la Francia e la Germania). Tra una casa d’appuntamenti che non sfigurerebbe nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, un negozio di dischi, un fioraio, vari bar per studenti (che a mesi alterni impongono il divieto di fumo) e un ristorante italiano gestito da un tipo che più che un ristoratore sembra uno scaricatore di porto, si trova il carcere Monbijou 32. La maggior parte dei detenuti di questa prigione è gente del posto accusata di aver compiuto piccoli crimini come disturbo della quiete pubblica, attraversamento pedonale della strada col rosso o eccesso di velocità in bicicletta. Ma al quarto piano di questo edificio è rinchiusa una detenuta di nazionalità italiana, da un anno in cella di isolamento con l’accusa di reati di spionaggio internazionale.

In realtà non so molto di lei: pare che il suo arresto sia avvenuto in circostanze alquanto sospette. Addirittura, sembra che per evitare che vi fosse troppo clamore, le istituzioni abbiano fatto in modo che la stampa internazionale e locale non venisse a conoscenza di questo caso (e io che pensavo che certe cose potessero accadere solo nei film). È stato assolutamente per caso che qualche mese fa, facendo una ricerca sul social network Pagechat, mi sono imbattuta in alcuni scritti firmati Lina Pellica (con l’accento sulla prima sillaba s’intende). I suoi articoli, ma soprattutto il mistero della sua incarcerazione, hanno destato la mia curiosità di giornalista. Così sono riuscita a convincere il mio direttore (sempre alla ricerca di scoop e notizie sensazionalistiche per aumentare il numero dei lettori e delle visualizzazioni; ok, forse quest’ultimo punto farei meglio a lasciarlo fuori dall’articolo), ebbene l’ho convinto a mandarmi a Saarleben ad intervistare questo personaggio misterioso.

La prima impressione ahimè è un po’ deludente: a prima vista non si direbbe una criminale di stampo internazionale, anzi. Ha un aspetto ordinario: è bassina e un po’ rotondetta, ha i capelli castani che le arrivano alle spalle e una frangia squadrata che termina poco sopra la montatura degli occhiali neri. Indossa la divisa da carcerata: pantaloni e camicia blu. Si mostra cordiale, ma al tempo stesso percepisco una certa diffidenza nei miei confronti. Dopo qualche domanda iniziale per rompere il ghiaccio (parliamo di Saarleben e dei vantaggi di abitare al confine con la Francia), entriamo nel vivo della conversazione. Dal tono concitato con cui risponde alle mie domande e da un luccichio particolare degli occhi di colore verde-giallo, sento che ho fatto bene a seguire il mio istinto. Ma chi lo dice che i sospetti criminali non possano avere un aspetto ordinario?

Quando le chiedo del motivo della sua venuta a Saarleben, mi racconta che dopo avere appreso dell’avvelenamento di un collega con una sostanza altamente tossica in un kimchi bar di Londra non si era più sentita sicura in quella città. Per questo ha scelto questo luogo poco conosciuto, sperando di poter continuare a svolgere il suo lavoro di scrittrice d’inchiesta in tranquillità. Ma una volta giunta a Saarleben, le autorità tedesche hanno intercettato delle conversazioni telefoniche con elementi di spicco della comunità italiana di Sheffield e della comunità inglese di Palermo e si sono insospettite. Così hanno cominciato a pedinarla. Al ritorno da un viaggio, è stata fermata dalla polizia all’aeroporto di Lussemburgo e dopo un processo farsa è finita nel carcere di Saarleben. La Pellica continua a dichiararsi innocente. Accenna a complotti internazionali e rivendica i suoi diritti umani.

La detenuta trascorre le sue lunghe giornate alla scrivania davanti al monitor di un computer senza connessione internet. Scrive, scrive, scrive e pensa, pensa, pensa.
Le chiedo se posso dare una sbirciatina ai suoi diari e mi mostra una delle sue ultime composizioni. Il brano è scritto in inglese e, per dovere di cronaca, l’ho voluto riprodurre nella sua lingua originale. Lina Pellica sostiene che scrivendo in inglese avrà un pubblico più ampio. Da quando si trova in Germania (sia prima che durante la detenzione), la giovane criminale ha potuto osservare usi e costumi del popolo tedesco ed è rimasta colpita da vari aspetti. Eccone una sintesi.

Some truths and misconceptions about Germany
1) Everyone abides by the law – True. You don’t see many countries where people wait for the green man before crossing the road. However, there are some exceptions… see points 6 and 7.
2) Germans are obsessed with their cars – True. Ferrari, Lamborghini, Aston Martin may have the stylish design, but you can’t beat a German engine. Oh, and don’t forget that German engineers are the best in the world.
3) Everyone in Germany speaks English – Misconception. Some can say “I hev berfdei at veekend”.
4) Everyone in Germany speaks German – False. Some only speak Bavarian or Saarländisch, or some other local dialect.
5) Germans are obsessed with insurances – True. Don’t tell me you are living in Germany and haven’t taken out Haftpflicht (third party liability)? Are you out of your mind???
6) Germans love rules a) – Truth and misconception. While in many European countries smoking has been banned (even those with a long smoking tradition), lots of Germans hate the smoking ban. For this reason, they have successfully changed the law, so it is now allowed to smoke in many bars (Kneipe), where smoking had previously been banned. You don’t see many other countries with “Smoking is allowed” signs.
7) Germans love rules b) – Misconception. While everywhere else in the world there is a speed limit on the motorway, there are many stretches of the German Autobahn where there is no speed limit. This can be explained by points 2 and 8.
8) The German language has some of the longest words every created by man – True. A case in point is Geschwindigkeitsbegrenzung (in other words speed limit). This might be one of the reasons why there is no speed limit.
9) Germans eat only Wurst – Misconception. There are many regional dishes, such as, Lyoner (a type of sausage) in Saarland, Weißwurst (white sausage) in Bavaria, Nürnberger Bratwurst (another type of sausage) in Nuremberg, Thüringer Rostbratwurst (yet another type of sausage) in Thuringia, Currywurst (sausage with ketchup sauce and curry powder) in Berlin… well, you get the idea.
Incidentally there are many sayings in German with the word “Wurst”. Here are a few examples:
Das ist mir Wurst/Wurscht. I couldn’t care less.
Es geht um die Wurst/Wurscht. It’s now or never.
Alles hat ein Ende, nur die Wurst hat zwei. Everything has an end. Only the sausage has two.
10) Germans have no sense of humour – Misconception. One of their favourite lines when talking to British people is “We don’t have any old buildings because you bombed them all!”

Traduzione in italiano
Alcune verità e false credenze sulla Germania
1) Tutti rispettano la legge – Vero. Non esistono molti Paesi al mondo dove le persone aspettano che il semaforo pedonale diventi verde prima di attraversare la strada. Tuttavia, ci sono delle eccezioni… vedi punti 6 e 7.
2) I tedeschi sono ossessionati dalle loro automobili – Vero. Ferrari, Lamborghini, Aston Martin avranno anche un design più elegante, ma i motori tedeschi sono imbattibili. E non dimenticatevi che gli ingeneri tedeschi sono i migliori al mondo.
3) In Germania parlano tutti inglese – Falso. Alcuni dicono “I hev berfdei at veekend” (io ho compleanno al weekend).
4) In Germania parlano tutti tedesco – Falso. Alcuni parlano solo Bavarese o Saarländisch o qualche altro dialetto locale.
5) I tedeschi sono fissati con le assicurazioni – Vero. Non mi dire che vivi in Germania e non ti sei ancora fatto l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi (in tedesco Haftpflicht)? Ma sei fuori di testa???
6) I tedeschi adorano le regole a) – Vero e falso. Mentre in molti Paesi europei il fumo è stato vietato (anche quelli in cui la sigaretta è molto diffusa), molti tedeschi non sopportano il divieto di fumo. Per questo motivo sono riusciti a cambiare la legge in modo che adesso sia consentito fumare in molti locali notturni (Kneipe), dove il fumo era stato precedentemente vietato. Non ci sono molti Paesi dove si espongono cartelli “Qui è consentito fumare”.
7) I tedeschi adorano le regole b) – Falso. Mentre nel resto del mondo esiste un limite di velocità sull’autostrada, in molti tratti dell’Autobahn tedesca non c’è un limite di velocità. Questo si può spiegare leggendo i punti 2 e 8.
8) La lingua tedesca vanta alcune delle parole più lunghe che siano mai state inventate – Vero. Un buon esempio è Geschwindigkeitsbegrenzung (ovvero limite di velocità). Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui non c’è il limite di velocità.
9) I tedeschi mangiano solo Wurst – Falso. Ci sono diverse specialità regionali, per esempio, il Lyoner (un tipo di salsiccia) nel Saarland, il Weißwurst (salsiccia bianca) in Baviera, il Nürnberger Bratwurst (un altro tipo di salsiccia) a Norimberga, il Thüringer Rostbratwurst (un altro tipo di salsiccia ancora) in Turingia, il Currywurst (salsiccia e salsa al ketchup con curry in polvere) a Berlino… insomma vi sete fatti un’idea.
Per inciso, nella lingua tedesca ci sono diversi modi di dire con la parola “Wurst”. Ecco alcuni esempi:
Das ist mir Wurst/Wurscht. Me ne frego.
Es geht um die Wurst/Wurscht. È arrivato il momento decisivo.
Alles hat ein Ende, nur die Wurst hat zwei. Tutto ha una fine, solo la salsiccia ne ha due.
10) I tedeschi non hanno senso dell’umorismo – Falso. Una delle loro battute preferite quando conversano con degli inglesi è “Non abbiamo palazzi antichi perché ce li avete bombardati tutti voi!”

Secondo Capitolo
Riflessioni di un’inviata speciale

Saarleben

Il mio primo incontro con la Pellica mi aveva lasciato piuttosto turbata e, per cercare di schiarirmi le idee, decisi di trascorrere il fine settimana nella tranquilla cittadina di Saarleben.

Trovai una pensioncina a gestione familiare nel Monbijou Viertel, nei pressi del carcere Monbijou 32. La pensione Preziosa si trova all’interno di un cortile alberato. A fianco c’è un cinema, chiamato come un noto film di Fellini. La Pellica – grande appassionata di cinema – ha ottenuto un paio di permessi speciali per assistere alle proiezioni di film italiani…. (vorrei riuscire a non pensare a lei… ma le sue parole continuano a riaffiorare nella mia mente come una di quelle melodie che una volta entrata in testa non vuole uscirne più). Oltre al cinema ci sono anche un negozio di biciclette – eh sì la città di Saarleben sembra ben attrezzata per i ciclisti – e una galleria d’arte. Il Monbijou Viertel, noto quartiere alternativo, è popolato da vari artisti emergenti – mi chiedo se mai emergeranno dalle tenebre – e le gallerie d’Arte (con la a maiuscola) nascono come i funghi. A differenza di una nota marca di batterie però non sembrano avere lunga durata. C’è anche una palazzina con dei piccoli appartamenti. Sarà qui che vivono gli Artisti?

A quanto pare, gli edifici che si affacciano su questo cortile utilizzano energia solare. Mi chiedo come faranno a resistere tutto l’inverno… da quello che mi ha raccontato la Pellica (ecco ancora lei), il sole qui è come uno special guest (la Pellica avendo vissuto per anni all’estero usa termini internazionali), non si sa mai se arriverà e, anche quando spunta, spesso è in ritardo di diverse ore e solitamente sotto l’effetto di alcool e/o sostanze stupefacenti. Poi succede che raramente si esibisca in una performance indimenticabile e allora tutti felici e contenti, almeno per qualche ora. Sarà per questo che il mio primo giorno a Saarleben (uno di quei rari giorni di sole) gli abitanti sembravano degli invasati: tutti riversati per strada ad occupare centinaia e centinaia di tavolini all’aperto e godersi fino all’ultima raggio di sole. Naturalmente la festa durò poco, tanto è vero che dopo qualche ora arrivò un temporale.

Quel primo giorno, dopo avere lasciato il mio bagaglio in camera, partii all’esplorazione del Monbijou Viertel. Di primo acchito potrebbe apparire un quartiere malfamato: graffiti che inneggiano all’anarchia, alcolizzati, studenti ipermaturi, disoccupati, prostitute agghindate per strada giorno e notte – la Pellica mi ha spiegato (oddio sempre lei… sta diventando un’ossessione) che qui fare la prostituta è un lavoro come un altro. Tu sei impiegato in banca? E io sono impiegata alla casa 13 – si chiama così la loro base operativa, il loro “ufficio”. Alla fine, avranno pur diritto ad una pensione. Mi chiedo: Chissà se la crisi finanziaria avrà delle conseguenze per la loro attività? Ecco dicevo, potrebbe dare una brutta impressione. Poi ci si accorge che più che altro questi sono elementi folcloristici del quartiere (a proposito non è l’unico bordello, in questa città ci saranno più case d’appuntamenti e sex shop che librerie), così come i parchi gioco, le botteghe, i bar, i caffè, i ristorantini, i supermercati biologici, il cinema, i teatri… niente da fare, questo Monbijou Viertel mi intrigava.

All’ora di pranzo, decisi di provare un negozio di specialità gastronomiche e con i miei rudimenti di tedesco riuscii a ordinare un’insalata. La proprietaria, convinta che io fossi francese – sarà l’accento, sarà la vicinanza alla Francia, sarà che non ha un buon orecchio per gli accenti? – mi rispose in francese e io stetti al gioco solo che alla fine le spiegai che non ero francese bensì italiana. Sul cibo non mi potevo lamentare: l’insalata era buona e preparata con ingredienti freschi e genuini. Per accompagnarla comprai un panino in un panificio lì vicino. Anche il pane era buono, peccato per la commessa – un po’ di gentilezza non guasterebbe – e mangiai seduta su una panchina di un parco giochi, circondata da bambini vivaci e genitori con carrozzine. Ogni tanto si sentiva qualche grido in una lingua non ben definita (in seguito la Pellica mi spiegò che si trattava del proprietario di un ristorante) ma tutto sommato l’atmosfera mi piaceva.

Dopo pranzo passeggiai per il quartiere e mi spinsi fino alla piazza principale della città – a dire il vero non si tratta di una grande distanza, qui a Saarleben è tutto a portata di mano o di piede. La folla che trovai mi impressionò: gente da tutte le parti, seduta ai tavolini, a bere, pranzare, mangiare un gelato, fare due chiacchiere, osservare i passanti… Ma in questa città non lavora mai nessuno? mi chiesi. La Pellica mi confermò in seguito che questa era una delle sue domande più ricorrenti quando passeggiava per la città. La risposta che danno gli abitanti? Questo è il Saarvoir vivre. Un gioco di parole tra Saar (il nome del fiume da cui derivano Saarleben, Saarland, ecc.) e savoir vivre. Cioè qui non siamo in Germania bensì in Francia – qui abbiamo il gusto di assaporare la vita, ce la prendiamo comoda, mangiamo e beviamo all’aperto. Qui siamo come nei Paesi mediterranei… la Pellica dice che potrebbe scrivere dei libri, anzi no delle enciclopedie (anche se oramai non le compra più nessuno) in proposito. Ma secondo la Pellica la differenza che c’è tra Saarleben e una città mediterranea è più o meno la stessa che c’è tra il giorno e la notte, se non altro a causa del clima poco mite, ma non solo.

Continuai a passeggiare… lungo il fiume, per le stradine del centro, vidi il famoso “Schloss” o castello (talmente famoso che nessuno ne ha mai sentito parlare), e infine tornai al punto di partenza, il Monbijou Viertel. Questo luogo mi affascinava, così come mi affascinavano i vari personaggi che vi abitavano: non avevo mai visto nulla del genere. Intanto continuavo a ripensare al mio primo incontro con la Pellica, c’erano ancora tante domande che volevo farle, volevo ascoltare la sua storia, leggere altri brani del suo diario… e così quella sera stessa telefonai al mio capo e chiesi di prolungare la mia permanenza di qualche giorno. Lui mi informò che il primo articolo aveva riscosso grande successo e così mi incoraggiò a scriverne degli altri. I miei colleghi erano un po’ preoccupati e mi consigliarono di essere prudente: “Non si sa mai, è pur sempre una presunta criminale.”

Terzo Capitolo
Latte Macchiato.it
ESTERI
Dalla nostra inviata

SAARLEBEN – Mi trovo al quarto piano della prigione Monbijou 32. Dopo un controllo di sicurezza molto rigido da parte della guardia carceraria, sono ammessa per la seconda volta alla cella di Lina Pellica. Sono trascorse quasi due settimane dal mio primo incontro con la detenuta più celebre di Saarleben. Con l’aiuto del consolato italiano, che ha sede anch’esso nel Monbijou Viertel, ma che ahimè rischia la chiusura come tanti altri consolati italiani in giro per il mondo, sono riuscita ad ottenere un permesso speciale per visitare la reclusa che normalmente è tenuta in isolamento. In realtà si tratta di un isolamento particolare: sebbene non le siano permessi contatti con gli altri carcerati, a Lina Pellica è consentito leggere i quotidiani e, una volta al mese, comunicare con il mondo esterno per telefono. Le telefonate ovviamente vengono registrate. Ecco che mentre mi avvicino a lei, riesco a percepire sprazzi di una conversazione telefonica. La sento ripetere più volte le parole Sheffield e GESSO. Trattandosi di Lina Pellica, presumo che questo sia un messaggio in codice. Appena mi vede, tronca la comunicazione e fa un gesto con la mano per dirmi di avvicinarmi. Sono abbastanza nervosa ma allo stesso tempo curiosa di sapere di più su questo personaggio. La Pellica mi saluta cordialmente, ma ancora una volta noto un certo riserbo nei miei confronti. Più tardi scoprirò che la Pellica non si fida troppo di una certa categoria di giornalisti. Dice che hanno la cattiva abitudine di gonfiare la realtà o quanto meno di riportare la propria interpretazione dei fatti, che non sempre corrisponde al vero (o in alcuni casi l’interpretazione più gradita da tale partito o da tale governo). Dopo aver scambiato i convenevoli di rito, le chiedo se ha letto il mio articolo. Risponde di sì, ma non ne sembra molto entusiasta. “Non vorrei offenderla ma mi è parso un po’ superficiale,” mi risponde. Allora le propongo di fare un’intervista. In questo modo le sue parole verranno riportate integralmente e non dovrà temere di essere fraintesa. Alla fine, acconsente: “D’accordo ma tenga presente che le parole hanno un senso solo all’interno di un certo contesto”. Sembra quasi una minaccia ma accolgo la sfida.

“Come mai ha accettato di incontrarmi?” le chiedo.
“È da quasi un anno che sono rinchiusa in questa cella e mi manca il contatto con il mondo esterno. Inoltre, vorrei che gli italiani venissero a conoscenza della mia storia.”
“Perché è stata incarcerata?”
“Questa domanda mi assilla giorno e notte. Credo che la risposta semplice sia che io sono un personaggio scomodo e che non mi vogliono tra i piedi.”
“Un personaggio scomodo per chi?” insisto.
“Bella domanda,” risponde con un sorriso enigmatico che lascia intendere che la risposta la sa ma non la vuole rivelare.
“E per quale motivo?” ribatto.
“A volte la verità fa male.”
Cerco di cambiare argomento: “Come trascorre le giornate?”
“Leggo libri e quotidiani, mi informo, rifletto e scrivo.”
“Com’era la sua vita prima del carcere?”
“Fino a 18 anni direi di avere avuto un’esistenza normale, simile a quella di tanti miei coetanei del mondo occidentale. Dai 18 anni in poi ho cominciato a vivere come una nomade in giro per l’Europa… 3 mesi qua, 4 mesi là, 6 mesi da un’altra parte… senza mai fermarmi.”
“In quali Paesi ha vissuto?”
“Italia, Regno Unito, Francia e Germania, con qualche breve soggiorno in Belgio, Olanda, Irlanda, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca”.
“E quale le piace o le manca di più?”
“Forse bisognerebbe porre la domanda in altri termini. Per esempio: quale di questi Paesi le piace di meno?” ed improvvisamente la Pellica scoppia in una risata incontrollabile. Ha le lacrime agli occhi e non riesce a fermarsi. Dopo circa dieci minuti si riprende.
“La verità è che l’uomo è un essere che riesce ad adattarsi ovunque. Il Paese perfetto non esiste. Hanno tutti pregi e difetti e il segreto è riuscire ad apprezzare le qualità di ognuno di loro. Certo poi ci sono cose a cui non si può rimediare come il clima, la cucina, il mare, il sole …” e a questo punto la Pellica si lancia in un monologo alla James Joyce in cui decanta le virtù di Palermo e della Sicilia, sua terra d’origine. Dopo un po’ non riesco a starle dietro però colgo alcune parole: la spiaggia di Mondello … brioche con gelato … pane e panelle … Santa Rosalia … Monte Pellegrino … Rosa Nero … la 101 … bussola dietro … la Statua …. arancine del Bar Alba … Nino u Ballerino… melanzana tunisina… mercatino… aglio, prezzemolo, basilico, signora… a Vucciria … il centro storico… i Quattro Canti … via Maqqueda (con due q) … il Teatro Massimo … Sciascia … Camilleri… il Commissario Montalbano …
Dopo quasi un’ora la Pellica non accenna a volersi fermare e così decido che non è il caso di continuare con l’intervista. Riprenderemo domani, se tutto va bene.

Quarto Capitolo

Riflessioni di un’inviata speciale

Saarleben

L’indomani non andai a trovare Lina Pellica. Una volta uscita dal carcere Monbijou 32 decisi di fare una passeggiata nel quartiere Monbijou. Avevo bisogno di aria e di riflettere. Il secondo incontro con la detenuta più celebre di Saarleben mi aveva sconvolto più del primo. Le sue parole continuavano a riecheggiare nella mia mente, cominciavo a chiedermi se in fondo un anno in isolamento non avesse danneggiato qualche precario equilibrio mentale. L’ultima ora trascorsa insieme mi aveva particolarmente colpito: mi sembrava di avere assistito ad una commedia teatrale o forse dovrei dire ad una tragedia? Eppure, mi era parsa così saggia all’inizio, con le sue risposte enigmatiche da grande conoscitrice del mondo. Decisi che per riprendermi dal colpo e dalla delusione avevo bisogno di mettere qualcosa nello stomaco e così ritornai nel negozio di specialità gastronomiche dov’ero stata all’inizio. Questa volta, sicura che la signora si sarebbe ricordata di me, ordinai con molta nonchalance una minestra di zucca, che in quel periodo era in stagione. Avrò pronunciato sì e no due frasi che subito la signora con un sorriso smagliante a 32 denti, attaccò a parlarmi in francese. Pensavo stesse scherzando e così le risposi nella stessa lingua ma mi accorsi che la signora non era mai stata così seria in vita sua. Evidentemente la memoria cominciava a giocarle dei brutti scherzi. Dopo qualche minuto, mi chiese da quale parte della Francia venissi e io risposi Palermo. Lì per lì rimase interdetta, poi capì l’errore e mi disse:
“Ma certo lei è la signorina finlandese.”
Finlandese?!?
“Adesso riconosco l’accento.”
Ma signora, usate degli ingredienti particolari per preparare le vostre minestre? Come posso dire… che alterano le facoltà mentali?
“Potrebbe essere scambiato per francese però adesso che ci faccio attenzione, non ho dubbi: è un tipico accento finlandese. Sa ho un’amica di Helsinki che parla proprio come lei! Avete anche i lineamenti simili.”
Ho capito: forse è meglio se evito la minestra, pensai tra me e me, oggi pomeriggio avrei intenzione di lavorare sul mio articolo. Anche perché se alla redazione non mando niente, il mio direttore, particolarmente noto per la sua immensa comprensione (magari!), non ci sta molto a licenziarmi.

Decisi che era il caso di ritornare in albergo: avevo bisogno di riposarmi e volevo evitare di fare altri incontri strani. Si vede che l’aria di Saarleben non giova a tutti.

Una volta rientrata alla pensione Preziosa mi scaraventai sul letto e mi addormentai quasi di botto. Feci sogni molto strani ed inquietanti. Sognai di trovarmi rinchiusa in una torre, al buio, infreddolita ed affamata. Sentivo voci distanti che parlavano in idiomi a me sconosciuti. Volevo rispondere, urlare ma dalla gola non usciva neanche un filo di voce. Provai a scuotere le sbarre alle finestre ma non avevo forza. Venni presa dal panico, mi sentivo mancare l’aria, mi sembrava di soffocare. Mi risvegliai dopo circa un’ora. Mi sentivo stonata, non ero abituata ai riposini pomeridiani. Inoltre, la fame era reale. La minestra non l’avevo toccata ed oramai era fredda. Decisi di uscire per mangiare un boccone. Chissà magari nel pomeriggio avrei fatto degli incontri più «normali». Avrei cercato di evitare di passare davanti alle prostitute e ai tipi bizzarri che bazzicano lì intorno, anche se a dire il vero in questo quartiere è un’impresa piuttosto ardua.

Faceva freddo e così aprii la borsa per cercare i guanti. Ma nel modo di estrarli dalla mia borsetta in finta pelle feci cadere qualcosa a terra. Mi abbassai per raccogliere l’oggetto: era una matita a strisce orizzontali bianche ed arancioni con su scritto “London Boutique Hotel” ed un numero di telefono col prefisso di Londra 020.
Non ero mai stata in quell’albergo e non ricordavo di aver mai visto una matita del genere. Tra l’altro era più di un anno che non andavo a Londra. Ultimamente mi ero occupata di questioni italiane ed il mio direttore, che in genere risparmiava sui viaggi dei suoi dipendenti, aveva preferito non inviarmi all’estero. In effetti il biglietto d’aereo Air Meglio per Francoforte l’avevo dovuto sborsare di tasca mia. Per fortuna che l’Air Meglio è ancora economica, sempre che si viaggi con bagaglio a mano di dimensioni minime, durante la settimana alle prime luci dell’alba o di sera tardi, senza assicurazione e si eviti di cadere in tranelli vari. Alla fine, per i meno accorti, il biglietto da low cost potrebbe tramutarsi in ma quanto mi cost! Ad un certo punto si era addirittura parlato della possibilità di rinunciare al posto seduto sull’aereo e di volare in piedi per pagare ancora meno, ma l’idea era stata presto scartata. Una volta trovata la tariffa più economica la sofferenza continua perché subito dopo il decollo, gli assistenti di volo si lanciano in un’incessante vendita con una media di un annuncio al minuto …. bibite dai costi stratosferici (ciò nonostante evitate di viaggiare col caldo e di sedervi in fondo perché le scorte dell’acqua minerale si potrebbero esaurire prima che gli assistenti di volo vi abbiano raggiunto col carrello delle bibite), panini dai sapori non ben definiti, pizze al cartone (addirittura sconsigliate dagli stessi assistenti di volo, nonostante la commissione), gratta e vinci, duty free… quasi quasi si sta più tranquilli in spiaggia circondati da venditori ambulanti. E sicuramente preferisco il grido di “Cocco Bello”!

Una volta chiusa la parentesi Air Meglio, tornai riflettere sul mistero della matita londinese. Era chiaro: la matita doveva appartenere a Lina Pellica, che in modo ingegnoso era riuscita ad infilarla a mia insaputa nella borsa. Ed io che le avevo dato della matta. Donna di poca fede…

Una volta risolto il primo mistero, ossia il proprietario dell’oggetto, cominciai a pormi altri interrogativi. Perché proprio quella matita? E perché proprio a me? Cosa avrà cercato di comunicarmi Lina Pellica?
Non c’era tempo da perdere. Curiosa com’ero, dovevo mettermi subito alla ricerca e cercare di dare una risposta a questi quesiti.

Quinto Capitolo

Riflessioni di un’inviata speciale
In viaggio verso Parigi

È domenica mattina e sono seduta nella carrozza numero 23 dell’Intercity Express (ICE) Saarleben-Parigi, posto finestrino. Abbiamo lasciato da qualche minuto la stazione di Saarleben e ci dirigiamo verso Schoenburg, paese francese dal nome tedesco (caratteristica comune a tanti paesi e città di questa zona). Si tratta dell’unica sosta perché dopo Schoenburg la prossima fermata è la Gare de l’Est di Parigi, nostra destinazione. Il viaggio durerà un paio d’ore e ne approfitto per riordinare le idee ed il caos che si è creato nella mia mente negli ultimi giorni. In realtà Parigi non è la mia meta finale. Da lì prenderò un altro treno ad alta velocità che mi porterà a Londra, dove spero di incontrare una persona fidata che mi potrà aiutare a risolvere il caso di Lina Pellica.

Ma procediamo con ordine…
Dopo la scoperta della matita mi recai di corsa in un bar, chiamato Utopia, e dotato di wifi. Nella pensione Preziosa sono un po’ indietro dal punto di vista della tecnologia.
Per prima cosa feci una ricerca su Frugal per cercare di avere informazioni sul London Boutique Hotel. Dal sito internet non risultava nulla di particolare. Sembrava un albergo elegante, sicuramente troppo caro per una reporter alle prime armi e con un misero conto in banca come la sottoscritta, e situato nel centro di Londra, non distante dalla celebre Oxford Street. Decisi che dovevo assolutamente vederlo perché mi avrebbe aiutato a far luce sul mistero della Pellica.

Prima però dovevo risolvere un altro problema, ossia come arrivare a Londra senza spendere un patrimonio. Detti un’occhiata ai siti internet delle solite compagnie low cost ma niente da fare. Prenotare all’ultimo minuto voleva dire tariffa ma quanto mi cost. Mi ricordai che la Pellica aveva accennato ad un suo viaggio a Parigi in treno. Così consultai un sito internet delle ferrovie francesi ed in effetti riuscii a trovare un biglietto Saarleben-Londra via Parigi ad un prezzo conveniente. Prenotai per la domenica seguente. Tra l’altro il vantaggio del treno è che si arriva al centro di Londra, a due fermate di metropolitana dal Boutique Hotel. Mi sembrava perfetto. E poi volare in aereo mi metteva una certa ansia. Il treno mi ispirava senz’altro più fiducia.

Adesso però mi rimanevano quattro giorni e non potevo certo starmene con le mani in mano. Decisi che dovevo cercare di mettermi in contatto con gli amici della Pellica. Da quello che avevo letto su Pagechat, sapevo che si riunivano spesso la sera in uno dei locali del quartiere Monbijou. Sul social network riuscii ad identificare alcuni di questi personaggi. Rimasi colpita dalla varietà di nazionalità. Perfino a Saarleben la Pellica era riuscita a crearsi un gruppo di amici provenienti da ogni parte del mondo: Argentina, Brasile, Messico, Spagna, Grecia, Austria, Italia, Inghilterra, Egitto, Giappone… sembravano i gironi dei mondiali di calcio. Individuai subito un paio di contatti con cui la Pellica sembrava essere in buoni rapporti e scrissi loro un messaggio “Hi, I am an Italian journalist. I am currently in Saarleben for work. Please contact me as soon as possible. I am staying at the Precious Hotel, in the Monbijou Viertel. I am doing some research on foreigners living in Saarleben and I would be interested in speaking to you. I look forward to hearing from you soon, Luciana.”

Quella sera stessa, appena rientrata in albergo dopo l’ennesima passeggiata nel quartiere Monbijou, la signorina alla reception mi informò che aveva ricevuto una comunicazione per me. Mi porse un biglietto scritto a mano “Hallo Luciana. I tried to find you at your hotel, but you were out. Meet me tomorrow for lunch at the Monbijou Cafe, down the road. S”
Inutile dire che quella notte dormii poco. Pensavo ai giorni successivi e a cosa avrei fatto. Era tutto molto eccitante ma al tempo stesso ero un po’ apprensiva. Inoltre, ero molto curiosa di incontrare questa S.

L’indomani arrivai molto presto al Caffè Monbijou. S. non aveva indicato un orario preciso e decisi che sarebbe stato meglio arrivare in anticipo piuttosto che farla aspettare. Mi sedetti vicino all’entrata in modo da poter osservare la porta d’entrata. Il caffè era piuttosto affollato per un mercoledì mattina. Ogni tanto entravano ed uscivano dei gruppi di studenti ma per lo più non c’era un gran movimento. Sembravano tutti molto comodi ed intenzionati a rimanere per delle ore a chiacchierare e scaldare le sedie.

Intorno alle 13:00 la vidi entrare. Era una ragazza giovane, di bell’aspetto e molto sorridente. Veniva dall’Argentina e per mia fortuna parlava benissimo l’italiano. Mi fece subito simpatia ed ebbi l’impressione che la simpatia fosse reciproca. Dopo qualche minuto, entrammo in argomento. Aveva letto il mio messaggio ed aveva intuito il reale motivo della mia visita. Sapeva che una giornalista italiana aveva intervistato Lina Pellica e che probabilmente era stata lei a consigliarmi di incontrarla. Le spiegai che in realtà l’avevo contattata di mia iniziativa e le raccontai dei miei due incontri con la Pellica. Inoltre, le dissi che avevo preferito non menzionare il nome della Pellica su internet perché non volevo destare sospetti e per questo avevo scelto questa storia della ricerca sugli stranieri residenti a Saarleben. Infine, le mostrai la matita. Purtroppo, Salma (era questo il suo nome) non poteva aiutarmi a risolvere il caso dell’oggetto misterioso ma mi raccontò molte cose sul conto della Pellica. Mi disse che la considerava come una sorella e che era molto preoccupata per lei. Un anno in isolamento l’aveva segnata duramente e temeva che non sarebbe riuscita a resistere a lungo nel carcere Monbijou 32. Inoltre, Salma era convinta dell’assoluta innocenza della sua amica. Era vero che Lina Pellica aveva viaggiato molto, che aveva spesso cambiato indirizzo e numero di telefono e che aveva un giro di amicizie e conoscenze molto internazionali, ma questo non faceva di lei una spia. Le chiesi delle altre amicizie e conoscenze della Pellica e se sapeva qualcosa della sua vita di Londra. Mi spiegò che l’aveva incontrata in Germania e quindi non sapeva molto dei suoi giri londinesi. Però la Pellica parlava spesso di Londra e sempre con molto entusiasmo. Salma si mostrò disponibile e mi assicurò che avrebbe fatto il possibile per aiutarmi. Allora le chiesi di organizzare un incontro con gli altri amici di Saarleben e ci mettemmo d’accordo per il venerdì sera.

La serata con gli amici della Pellica fu molto piacevole. Tutti ne parlavano con affetto e si mostravano preoccupati per la sua salute fisica e mentale. Mi raccontarono dell’arresto, del processo farsa e della decisione di rinchiuderla in una cella di isolamento. Come Salma, anche loro sembravano convinti dell’innocenza della Pellica e credevano che fosse la vittima di un complotto. Alla fine della serata ci scambiammo i numeri di telefono e promisi loro che li avrei contattati al mio ritorno da Londra. Mi augurarono buona fortuna e, come i miei colleghi, mi raccomandarono prudenza.

Incredibile: due ore sono volate. Hanno appena annunciato che tra 10 minuti saremo a Parigi. È meglio che spenga il mio MacCook. Continuerò a scrivere sull’Eurostar per Londra St. Pancras.

Sesto Capitolo

Riflessioni di un’inviata speciale
In viaggio verso Londra

Sono appena salita sull’Eurostar Paris Gare du Nord-London St. Pancras. Tra circa due ore sarò a Londra. Sono un po’ nervosa: è la prima volta che prendo questo treno che collega la Gran Bretagna al «Continent», come viene chiamato il resto dell’Europa dagli abitanti delle isole Britanniche. È vero che preferisco viaggiare in treno piuttosto che in aereo, ma l’idea del tunnel sotto la Manica mi impressiona non poco: Sicuramente andrà tutto bene mi dico, ma non riesco a distogliere i miei pensieri dal ricordo dell’incendio che circa due mesi fa è divampato proprio in questa galleria. Ma sì… questi incidenti, se proprio vogliamo usare questa brutta parola, capitano di rado… anzi molto raramente… praticamente quasi mai… infatti è possibile che io abbia letto male o che addirittura l’abbia sognato, il che non sarebbe la prima volta… ma quale incendio e incendio… cerco di rincuorarmi… il treno è sicuro, ma no che dico sicurissimo, e sono convinta che anche questa volta non accadrà nulla… o almeno lo spero!

Per cercare di distrarmi dalle mie angosce penso a quali saranno le mie prime mosse una volta giunta a Londra. Ancora non so bene cosa mi aspetti ma sono convinta che una volta arrivata a destinazione riuscirò a fare un po’ di chiarezza sulla storia di Lina Pellica. Ma ecco che il passaggio dai ricordi sulla Pellica al pensiero del treno è piuttosto breve: Lina Pellica è rinchiusa in un carcere di Saarleben, Saarleben si trova in Germania e proprio mentre ero in Germania avevo letto delle notizie curiose sui treni che a suo tempo mi avevano parecchio divertito ma che adesso mi rendono un po’ ansiosa per non dire paranoica. Ultimamente in Germania si sono verificati degli incidenti ferroviari alquanto bizzarri: un treno ha investito un gregge di pecorelle smarrite, un altro ha subito dei danni dopo una collisione con un branco di cinghiali a spasso… ora che ci penso queste storielle non mi sembrano più così divertenti. Sarà stata l’influenza della Pellica, ma a Saarleben il mio senso dell’umorismo era diventato piuttosto dark. Invece mi sono bastate un paio d’ore in giro per Parigi per vedere le cose in un’ottica diversa.

In effetti le ultime due ore sono state piacevolissime: le ho trascorse passeggiando per Parigi, che dopo due settimane a Saarleben sembra ancora più bella e affascinante del solito. Il tratto di strada tra la Gare de l’Est, che come indica il nome è la stazione da cui partono i treni diretti ad est, e la Gare du Nord, la stazione da cui si prende il treno per le destinazioni a nord di Parigi, è brevissimo. In circa 10 minuti sono già arrivata e così, dopo aver dato un’occhiata alla cartina che mi sono procurata in stazione, decido di esplorare il Canal Saint-Martin, reso celebre da vari film girati a Parigi, e che si trova nelle vicinanze. Non rimango delusa, anzi quasi quasi mi dispiace non potermi soffermare più a lungo. Dopo aver passeggiato lungo il canale ed aver ammirato il paesaggio invernale da uno dei vari ponti di ferro, decido di mangiare un boccone. Non che a Saarleben mi sia trovata male col cibo però non mi dispiacerebbe assaporare la cucina parigina. Trovo un caffè dall’aria un po’ malinconica (o forse è il cielo grigio parigino che lo fa apparire così ai miei occhi), mi siedo ad un tavolino alla finestra e ordino un croque monsieur con insalata, un classico. Mangio e intanto osservo i passanti, guardo il canale, gli alberi e sogno ad occhi aperti: E se mi trasferissi a Parigi? Potrei benissimo lavorare come giornalista da qui. Affitterei uno studio nella zona del Quartier Latin. Ogni mattina farei colazione con un caffè ed un croissant. Poi girerei le varie librerie e bancarelle di libri per cercare l’ispirazione ed infine mi troverei un bel posticino tranquillo nel Jardin du Luxembourg dove sedermi a scrivere …
È il cameriere a destarmi da queste fantasticherie:
“Un café ou un petit dessert, Madame?” chiede con tono arrogante.
Ma perché sono così antipatici certi camerieri? mi domando.

Torno in me. Guardo l’orologio: le 13:30. Il mio treno parte esattamente tra 30 minuti!
Oh, che peccato, avrei tanto voluto assaggiare la Tarte Tatin… sarà per un’altra volta mi dico.
Ma quale Tarte Tatin e Tarte Tatin, se non ti sbrighi, qui rischi di perdere il treno è la parte più ragionevole di me che si intromette.
Oddio è vero, è tardissimo, non ce la farò mai! Penso mentre mi precipito verso la Gare du Nord. La gente mi guarda strabiliata ma faccio finta di niente. Si vede che non capita tutti i giorni di vedere una matta che corre per le strade di Parigi come in preda ad un raptus.

Arrivo alla stazione senza fiato e tutta sudata esattamente cinque minuti prima della partenza del treno. Ce l’ho fatta! Che sollievo, mi congratulo con me stessa.
Dopo aver ripreso fiato accendo il MacCook. Mi rendo conto che in questa missione non posso permettermi distrazioni e così mi concentro sul viaggio.

01 marzo 2019

Aggiornamento

Liberate Lina Pellica è il mio primo romanzo ed è in pre-ordine su bookabook.
Per saperne di più guarda il video!
21 febbraio 2019

Berlino Magazine

Liberate Lina Pellica, estratto del romanzo dell’italiana (ma berlinese d’adozione) Linda Nocera

Vi offriamo il primo capitolo del libro “Liberate Lina Pellica” della giornalista e scrittrice italo-britannica (ma berlinese d’adozione) Linda Nocera
“Liberate Lina Pellica” racconta la storia di una misteriosa scrittrice imprigionata in un carcere del Saarland e di una giornalista in cerca di verità e giustizia. Ne abbiamo parlato più a fondo in questo articolo. Il libro non ancora pubblicato è attualmente in pre-ordine sul sito della casa editrice bookabook, potrà essere pubblicato solo se abbastanza persone ne ordineranno in anticipo una copia. Vi proponiamo un estratto qui di seguito per dimostrarvi quanto ne valga la pena.

Liberate Lina Pellica di Linda Nocera – Estratto
Mi trovo nella ridente città di Saarleben, nel sud ovest della Germania, a qualche migliaio di metri dal confine con la Francia. È una giornata soleggiata, anche se la temperatura è notevolmente bassa per il mese di ottobre. Il motivo della mia visita – vi chiederete. La bellezza del paesaggio naturale? La ricchezza artistica della città? L’inaugurazione di una mostra? Un nuovo trend? Se sono queste le domande che vi vengono in mente, si vede che non siete mai stati a Saarleben. In realtà Saarleben è una cittadina poco conosciuta, sia all’estero che in patria. È come uno di quei segreti custoditi talmente bene che prima o poi ce se ne dimentica. In effetti ho potuto constatare con i miei stessi occhi come il treno, inizialmente stracolmo a Francoforte, si sia svuotato lentamente lungo il cammino per rimanere quasi deserto alle ultime fermate. Ammetto che avevo cominciato a pensare di avere sbagliato treno o di aver perso la fermata, fino a quando non è passato il controllore a confermare che la destinazione del treno era proprio la mia meta. Secondo la guida che ho acquistato in aeroporto prima di partire, la regione in cui si trova Saarleben vanta poche attrazioni turistiche. Sarà per questo che sono scesi tutti prima. Ma allora perché mi trovo qui – vi domanderete.
Ebbene sono venuta ad intervistare una reclusa eccezionale e per questo mi sono addentrata nei meandri del Monbijou Viertel (il quartiere Monbijou; nome dalle chiare origini francesi. Dovete sapere che questa regione è stata a lungo contesa tra la Francia e la Germania). Tra una casa d’appuntamenti che non sfigurerebbe nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, un negozio di dischi, un fioraio, vari bar per studenti (che a mesi alterni impongono il divieto di fumo) e un ristorante italiano gestito da un tipo che più che un ristoratore sembra uno scaricatore di porto, si trova il carcere Monbijou 32. La maggior parte dei detenuti di questa prigione è gente del posto accusata di aver compiuto piccoli crimini come disturbo della quiete pubblica, attraversamento pedonale della strada col rosso o eccesso di velocità in bicicletta. Ma al quarto piano di questo edificio è rinchiusa una detenuta di nazionalità italiana, da un anno in cella di isolamento con l’accusa di reati di spionaggio internazionale.
In realtà non so molto di lei: pare che il suo arresto sia avvenuto in circostanze alquanto sospette. Addirittura, sembra che per evitare che vi fosse troppo clamore, le istituzioni abbiano fatto in modo che la stampa internazionale e locale non venisse a conoscenza di questo caso (e io che pensavo che certe cose potessero accadere solo nei film). È stato assolutamente per caso che qualche mese fa, facendo una ricerca sul social network Pagechat, mi sono imbattuta in alcuni scritti firmati Lina Pellica (con l’accento sulla prima sillaba s’intende). I suoi articoli, ma soprattutto il mistero della sua incarcerazione, hanno destato la mia curiosità di giornalista. Così sono riuscita a convincere il mio direttore (sempre alla ricerca di scoop e notizie sensazionalistiche per aumentare il numero dei lettori e delle visualizzazioni; ok, forse quest’ultimo punto farei meglio a lasciarlo fuori dall’articolo), ebbene l’ho convinto a mandarmi a Saarleben ad intervistare questo personaggio misterioso.
La prima impressione ahimè è un po’ deludente: a prima vista non si direbbe una criminale di stampo internazionale, anzi. Ha un aspetto ordinario: è bassina e un po’ rotondetta, ha i capelli castani che le arrivano alle spalle e una frangia squadrata che termina poco sopra la montatura degli occhiali neri. Indossa la divisa da carcerata: pantaloni e camicia blu. Si mostra cordiale, ma al tempo stesso percepisco una certa diffidenza nei miei confronti. Dopo qualche domanda iniziale per rompere il ghiaccio (parliamo di Saarleben e dei vantaggi di abitare al confine con la Francia), entriamo nel vivo della conversazione. Dal tono concitato con cui risponde alle mie domande e da un luccichio particolare degli occhi di colore verde-giallo, sento che ho fatto bene a seguire il mio istinto. Ma chi lo dice che i sospetti criminali non possano avere un aspetto ordinario?
——-
Per continuare la lettura, vi invitiamo a pre-ordinare il libro sul sito di bookabook. Il libro è disponibile in formato eBook (€5,99) o cartaceo (€13; in Italia la spedizione è gratuita).
31 gennaio 2019

Aggiornamento

Come una anglo-siciliana a Berlino ha trovato una via innovativa per pubblicare il suo Liberate Lina Pellica: articolo su Berlino Magazine
Si intitola Liberate Lina Pellica ed è il libro scritto, ma non ancora pubblicato, da Linda Nocera Pubblicare il primo libro per un autore esordiente è un’impresa ardua. In genere le case editrici si affidano a nomi conosciuti. Gli esordienti sono un rischio. È per questo che il crowdfunding (raccolta fondi) sta diventando sempre più utilizzato nell’editoria. In Italia, la casa editrice Bookabook fa scegliere ai lettori quali libri pubblicare dopo una pre-selezione delle proposte, attraverso una raccolta fondi online. L’obiettivo è unire le potenzialità del crowdfunding con la ricerca della qualità. Non viene pubblicato chiunque, ma solo chi – grazie ad un estratto del libro – convince i lettori che per quella pubblicazione c’è un mercato. L’idea ha convinto l’italo-berlinese Linda Nocera, già firma di Berlino Magazine, a scegliere questa strada per la pubblicazione del suo Liberate Lina Pellica. "Sono venuta in Germania subito dopo essermi laureata in chimica in Inghilterra perché avevo conosciuto Michael, ora mio marito, mentre facevo l’Erasmus in Francia. Ho lavorato 2 anni in una casa editrice a Weinheim, nel Baden Wurttemberg, poi mi sono trasferita a Londra e Michael mi ha raggiunto. A Londra ho iniziato a lavorare come analista di mercati chimici. Dopo un paio d’anni lui ha trovato lavoro a Saarbrücken e l’ho seguito, portandomi il lavoro appresso. Lavoravo da casa, la città mi stava stretta e trascorrevo molto tempo da sola. Così 10 anni fa ho cominciato a scrivere la storia di Lina Pellica. Mi sentivo “intrappolata” e ho inventato il personaggio della scrittrice imprigionata. Dopo 2 anni nel Saarland abbiamo scelto di spostarci in una città più stimolante, Berlino e per tanto tempo ho abbandonato il manoscritto. Ho continuato a lavorare da casa. Poi è nato mio figlio e ho avuto difficoltà a conciliare il lavoro con la famiglia. Così ho deciso di lasciare il lavoro e di dedicarmi alla scrittura, che da sempre mi ha appassionato. Finalmente ho trovato il tempo per concentrarmi e terminare il libro. Nel frattempo, ho scoperto che esisteva questa casa editrice che aiuta gli scrittori esordienti. Così ho inviato il manoscritto. Ho superato la selezione e ho iniziato la campagna di crowdfunding."

Liberate Lina Pellica: la trama
Liberate Lina Pellica racconta la storia di una misteriosa scrittrice imprigionata in un carcere della Germania e di una giornalista in cerca di verità e giustizia. La scrittrice Lina Pellica è accusata di spionaggio internazionale, ma il suo arresto è avvenuto in circostanze sospette. Una giornalista incuriosita da alcuni articoli trovati per caso su un social network va ad intervistarla. Da questo momento la giornalista si trova coinvolta in una ricerca della verità tra voli low cost, messaggi in codice, concerti heavy metal e travestimenti. Ad aiutarla lungo il cammino attraverso l’Europa passando per Londra, Palermo e Berlino saranno le amiche fidate della Pellica.

Come partecipare alla campagna di crowdfunding su bookabook
Per sostenere la campagna di crowdfuning su bookabook, basta cliccare sul link https://bookabook.it/libri/liberate-lina-pellica/ e pre-ordinare una copia del libro in formato eBook (€5,99) o cartaceo (€13; in Italia la spedizione è gratuita). L’obiettivo della campagna è di raggiungere 200 pre-ordini in 100 giorni. I lettori possono prima scaricare gratuitamente l’anteprima del libro e poi valutare se sostenere il progetto. Se il libro pre-ordinato non raggiungerà l’obiettivo si riceverà un rimborso completo e automatico dell’importo versato.

L’autrice: Linda Nocera
Cresciuta a Palermo in una famiglia anglo-italiana, Linda Nocera ha vissuto in Inghilterra, Francia e Germania. Dopo la laurea in chimica, ha lavorato in una casa editrice scientifica e in un’azienda di informazione globale. Da nove anni vive a Berlino con il marito ed il figlio. Ha lasciato da poco una carriera da analista di mercati chimici per dare una svolta alla sua vita e per dedicarsi alla scrittura come dimostra la scrittura di Lina Pellica.«Desiderio di giustizia, ricerca della verità e lontananza dalla propria terra d’origine sono sola alcuni dei temi che ho cercato di trattare con questo romanzo, scritto sempre con un tocco d’ironia e di leggerezza». Da marzo 2017 collabora con Berlino Magazine.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un racconto avvincente e divertente con personaggi molto simpatici, ambientato in tutta Europa e con spunti interessanti. Brava!

  2. (proprietario verificato)

    Ho finalmente cominciato a leggere il libro e mi sto divertendo davvero tanto. Bello accompagnare la protagonista fra le vie e la gente di città che conosco e non conosco.
    Davvero tanti dettagli che fanno ridere e in generale un toccasana per alleggerire le giornate e viaggiare stando a letto. Brava Linda!

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto di filato le bozze del romanzo di esordio di Linda Nocera apprezzando moltissimo la scrittura ironica che accompagna questo viaggio in giro per l’europa di giornaliste e amiche alla ricerca di una scottante verità e giustizia. Consiglio assolutamente l’acquisto!

  4. (proprietario verificato)

    Un giallo scritto con ironia e leggerezza e un’occasione per conoscere la Germania senza cadere mai nei luoghi comuni. Brava!

  5. roberto.digaetano

    (proprietario verificato)

    Un libro molto interessante e dalla trama avvincente. Lo consiglio a tutti i lettori.

  6. (proprietario verificato)

    Una storia originale, divertente e coinvolgente fin dalle prime righe. Consigliato vivamente!

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Linda Nocera
Sono cresciuta a Palermo in una famiglia anglo-italiana e ho vissuto in Inghilterra, Francia e Germania. Dopo la laurea in chimica, ho lavorato prima in una casa editrice scientifica e poi nella sede londinese di un’azienda di informazione globale. Da nove anni vivo a Berlino con mio marito e il nostro bambino. Ho lasciato da poco una carriera da analista di mercati chimici per dare una svolta alla mia vita e per dedicarmi alla scrittura. Mi piacciono le storie e fin da bambina sono stata una lettrice accanita. Ho sempre avuto un debole per i classici, per i gialli e per gli scrittori dotati di senso dell’umorismo. Ho scritto i miei primi racconti durante l’infanzia. Attualmente scrivo storie per bambini, un blog sulle mie esperienze a Berlino e collaboro alla rivista online Berlino Magazine. Alla soglia dei 40 anni spero di riuscire a pubblicare il mio primo libro.
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