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Liberate Lina Pellica

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Chi è Lina Pellica? E, soprattutto, perché è stata arrestata all’improvviso e rinchiusa in isolamento nel carcere di Saarleben, cittadina sperduta sul confine franco-tedesco? Sono queste le domande che spingono Luciana, giornalista italiana, a partire per la Germania. Ma quella che doveva essere una semplice intervista diventerà una vera e propria indagine in giro per l’Europa, tra voli low cost, messaggi in codice, concerti heavy metal e travestimenti.
Ad aiutare Luciana saranno le amiche fidate di Lina. Cosa scopriranno unendo le loro forze?
Un romanzo che mescola desiderio di giustizia, ricerca della verità e lontananza dalla propria terra d’origine con un tocco d’ironia.

Latte Macchiato.it
ESTERI
Dalla nostra inviata

SAARLEBEN, 15 ottobre 2009 – Mi trovo nella ridente città di Saarleben, nel sud-ovest della Germania, a qualche migliaio di metri dal confine con la Francia. È una giornata soleggiata, anche se la temperatura è notevolmente bassa per il mese di ottobre. Il motivo della mia visita, vi chiederete.
La bellezza del paesaggio naturale? La ricchezza artistica della città? L’inaugurazione di una mostra? Un nuovo trend? Se sono queste le ipotesi che vi vengono in mente, si vede che non siete mai stati a Saarleben. In realtà è una cittadina poco conosciuta, sia all’estero sia in patria. È come uno di quei segreti custoditi talmente bene che prima o poi vengono dimenticati. In effetti ho potuto constatare con i miei stessi occhi come il treno, inizialmente stracolmo a Francoforte, si sia svuotato lentamente lungo il cammino per rimanere quasi deserto alle ultime fermate. Ammetto che avevo cominciato a pensare di avere sbagliato treno o di aver perso la fermata, fino a quando non è passato il controllore a confermare che il capolinea era proprio la mia meta. Secondo la guida che ho acquistato in aeroporto prima di partire, la regione in cui si trova Saarleben vanta poche attrazioni turistiche. Sarà per questo che sono scesi tutti prima. Ma allora perché mi trovo qui, vi domanderete.

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Ebbene, sono venuta a intervistare una reclusa eccezionale e per questo mi sono addentrata nei meandri del Monbijou Viertel, il quartiere Monbijou, nome dalle chiare origini francesi. Dovete sapere che questa piccola regione è stata a lungo contesa tra la Francia e la Germania per i suoi ricchi giacimenti di carbone. Nonostante la lingua dei suoi abitanti fosse il tedesco, questo territorio in passato fu spesso sotto dominio francese. Fino alla Seconda guerra mondiale il Saarland fu rimbalzato come una pallina da ping-pong tra i due paesi. La crisi d’identità si risolse solo nel 1956 quando la popolazione votò per tornare definitivamente alla Germania. Fu così che il Saarland diventò il decimo Bundesland della Germania dell’Ovest. Una storia così travagliata non può non avere avuto delle ripercussioni sul carattere degli abitanti di questa regione.
Tra una casa d’appuntamenti che non sfigurerebbe nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, un negozio di dischi, un fioraio, vari bar per studenti (che a mesi alterni impongono il divieto di fumo) e un ristorante italiano gestito da un tipo che più che un ristoratore sembra uno scaricatore di porto, si trova il carcere Monbijou 32. La maggior parte dei detenuti è gente del posto accusata di aver compiuto piccoli crimini come disturbo della quiete pubblica, attraversamento pedonale della strada con il rosso o eccesso di velocità in bicicletta. Ma al quarto piano di questo edificio è rinchiusa una detenuta di nazionalità italiana, da un anno in cella di isolamento con l’accusa di reati di spionaggio internazionale.
In realtà non so molto di lei: pare che il suo arresto e la sua incarcerazione siano avvenuti in circostanze alquanto sospette. Addirittura, sembra che, per evitare che vi fosse troppo clamore, le istituzioni abbiano fatto in modo che la stampa internazionale e locale non venisse a conoscenza di questo episodio (e io che pensavo che certe cose potessero accadere solo nei film). È stato assolutamente per caso che qualche mese fa, facendo una ricerca sul social network PageChat, mi sono imbattuta in alcuni scritti firmati Lina Pellica (con l’accento sulla prima sillaba, s’intende). I suoi articoli, ma soprattutto il mistero della sua incarcerazione, hanno destato la mia curiosità di giornalista. Così sono riuscita a convincere il mio direttore a mandarmi a Saarleben a intervistare questo personaggio misterioso.
La prima impressione, ahimè, è un po’ deludente: a prima vista non si direbbe una criminale di stampo internazionale, anzi. Ha un aspetto ordinario: è bassina e un po’ rotondetta, ha i capelli castani che le arrivano alle spalle e una frangia squadrata che termina poco sopra la montatura degli occhiali neri. Indossa la divisa da carcerata: pantaloni e camicia blu. Si mostra cordiale, ma al tempo stesso percepisco una certa diffidenza nei miei confronti. Dopo qualche domanda iniziale per rompere il ghiaccio (parliamo di Saarleben e dei vantaggi di abitare al confine con la Francia), entriamo nel vivo della conversazione. Dal tono concitato con cui risponde alle mie domande e da un luccichio particolare degli occhi di colore verde-giallo, sento che ho fatto bene a seguire il mio istinto. Ma chi lo dice che i sospetti criminali non possono avere un aspetto ordinario?
Quando le chiedo il motivo della sua venuta a Saarleben mi racconta che, dopo avere appreso dell’avvelenamento di un collega con una sostanza altamente tossica in un kimchi bar di Londra, non si era più sentita sicura in quella città. Per questo aveva scelto un luogo poco conosciuto, sperando di poter continuare a svolgere il suo lavoro di scrittrice d’inchiesta in tranquillità. Ma una volta giunta a Saarleben, le autorità tedesche hanno intercettato delle conversazioni telefoniche con elementi di spicco della comunità italiana di Sheffield e si sono insospettite. Così hanno cominciato a pedinarla. Al ritorno da un viaggio è stata fermata dalla polizia all’aeroporto di Zweibrücken e, dopo un processo svolto a porte chiuse nella più assoluta segretezza, è finita nel carcere di Saarleben. Quando le chiedo se le è stato concesso un avvocato, risponde affermativamente con la testa, ma non riesce a trattenere un sospiro di rassegnazione. Ho l’impressione che il legale non le sia stato di grande aiuto.
Nonostante le gravi accuse di spionaggio, la Pellica continua a dichiararsi innocente. Accenna a complotti internazionali e rivendica i suoi diritti umani. Trascorre le sue giornate alla scrivania davanti al monitor di un computer senza connessione Internet. Scrive, scrive, scrive e pensa, pensa, pensa.
Le chiedo se posso dare una sbirciatina ai suoi diari e mi mostra una delle sue ultime bozze di articolo. Il brano è scritto in inglese e, per dovere di cronaca, l’ho voluto riprodurre nella sua lingua originale. Lina Pellica sostiene che, scrivendo in inglese, quando uscirà dal carcere avrà un pubblico più ampio. Da quando si trova in Germania (ovviamente prima della detenzione), la giovane sospetta criminale ha potuto osservare usi e costumi del popolo tedesco ed è rimasta colpita da vari aspetti. Eccone una sintesi.

Some truths and misconceptions about Germany
1) Everyone abides by the law – True. You don’t see many countries where people wait for the green man before crossing the road. However, there are some exceptions… see points 6 and 7.
2) Germans are obsessed with their cars – True. Ferrari, Lamborghini, Aston Martin may have stylish design, but you can’t beat a German engine. Oh, and don’t forget that German engineers are the best in the world.
3) Everyone in Germany speaks English – Misconception. Some say “I hev berfdei at veekend”.
4) Everyone in Germany speaks German – False. Some only speak Bavarian or Saarländisch, or some other local dialect.
5) Germans are obsessed with insurance – True. Don’t tell me you are living in Germany and haven’t taken out Haftpflicht (third party liability insurance)? Are you out of your mind?
6) Germans love rules a) – Truth and misconception. While in many European countries smoking has been banned (even those with a long smoking tradition), a significant number of German nationals hate the smoking ban. For this reason, they have successfully changed the law, so now it is allowed to smoke in many bars (Kneipen), where smoking had previously been banned. You don’t see many other countries with “Smoking is allowed” signs.
7) Germans love rules b) – Misconception. While everywhere else in the world there is a speed limit on the motorway, there are many stretches of the German Autobahn where there is no speed limit. This can be explained by points 2 and 8.
8) The German language has some of the longest words ever created by man – True. A case in point is Geschwindigkeitsbegrenzung (in other words speed limit). This might be one of the reasons why there is no speed limit.
9) Germans eat only Wurst – Misconception if you’re German. There are many regional dishes, such as Lyoner Wurst in Saarland, Weißwurst (white sausage) in Bavaria, Nürnberger Bratwurst in Nuremberg, Thüringer Rostbratwurst in Thuringia, Currywurst (with ketchup sauce and curry powder) in Berlin. They may have different names, but to the rest of the world they are just different types of sausage and processed meat, i.e. Wurst.
Incidentally there are many sayings in German with the word “Wurst”. Here are a few examples:
Das ist mir Wurst/Wurscht. I couldn’t care less.
Es geht um die Wurst/Wurscht. It’s now or never.
Alles hat ein Ende, nur die Wurst hat zwei. Literally, everything has an end. Only the sausage has two.
10) Germans have no sense of humour – Misconception. One of their favourite lines when talking to British people is “We don’t have any old buildings because you bombed them all!”.

Alcune verità e false credenze sulla Germania
1) Tutti rispettano la legge – Vero. Non esistono molti paesi al mondo dove le persone aspettano che il semaforo pedonale diventi verde prima di attraversare la strada. Tuttavia, ci sono delle eccezioni… vedi punti 6 e 7.
2) I tedeschi sono ossessionati dalle loro automobili – Vero. Ferrari, Lamborghini, Aston Martin avranno anche un design più elegante, ma i motori tedeschi sono imbattibili. E non dimenticatevi che gli ingegneri tedeschi sono i migliori al mondo.
3) In Germania parlano tutti inglese – Falso. Alcuni dicono “I hev berfdei at vikend” (letteralmente “io ho compleanno al week-end”).
4) In Germania parlano tutti tedesco – Falso. Alcuni parlano solo bavarese o saarländisch o qualche altro dialetto locale.
5) I tedeschi sono fissati con le assicurazioni – Vero. Non mi dire che vivi in Germania e non ti sei ancora fatto l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi (in tedesco Haftpflicht)? Ma sei fuori di testa?
6) I tedeschi adorano le regole a) – Vero e falso. Mentre in diversi paesi europei il fumo è stato vietato (anche quelli in cui la sigaretta è molto diffusa), molti tedeschi non sopportano il divieto di fumo. Per questo motivo sono riusciti a cambiare la legge in modo che adesso sia consentito fumare in molti locali notturni (Kneipen), dove il fumo era stato precedentemente vietato. Non ci sono molti paesi in cui si espongono cartelli “Qui è consentito fumare”.
7) I tedeschi adorano le regole b) – Falso. Mentre nel resto del mondo esiste un limite di velocità in autostrada, in molti tratti dell’Autobahn tedesca non c’è un limite di velocità. Questo si può spiegare leggendo i punti 2 e 8.
8) La lingua tedesca vanta alcune delle parole più lunghe che siano mai state inventate – Vero. Un buon esempio è Geschwindigkeitsbegrenzung (ovvero “limite di velocità”). Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui non c’è il limite di velocità.
9) I tedeschi mangiano solo würstel – Falso se siete tedeschi. Ci sono diverse specialità regionali, per esempio il Lyoner Wurst nel Saarland, il Weißwurst (salsiccia bianca) in Baviera, il Nürnberger Bratwurst a Norimberga, il Thüringer Rostbratwurst in Turingia, il Currywurst (salsiccia ricoperta di salsa al ketchup e curry) a Berlino. Avranno nomi diversi, ma per il resto del mondo saranno sempre salsicce o insaccati, ovvero Wurst.
Per inciso, nella lingua tedesca ci sono diversi modi di dire con la parola “Wurst”. Ecco alcuni esempi:
Das ist mir Wurst/Wurscht. Me ne frego.
Es geht um die Wurst/Wurscht. È arrivato il momento decisivo.
Alles hat ein Ende, nur die Wurst hat zwei. Tutto ha una fine, solo la salsiccia ne ha due.
10) I tedeschi non hanno senso dell’umorismo – Falso. Una delle loro battute preferite quando conversano con degli inglesi è “Non abbiamo palazzi antichi perché ce li avete bombardati tutti voi!”.

24 gennaio 2020

Evento

Mondolibro, Torstraße 159, Berlino Presentazione di Liberate Lina Pellica presso Mondolibro 24 gennaio ore 19:30 Vi aspetto per parlare del libro!
01 marzo 2019

Aggiornamento

Liberate Lina Pellica è il mio primo romanzo ed è in pre-ordine su bookabook.
Per saperne di più guarda il video!
21 febbraio 2019

Berlino Magazine

Liberate Lina Pellica, estratto del romanzo dell’italiana (ma berlinese d’adozione) Linda Nocera

Vi offriamo il primo capitolo del libro “Liberate Lina Pellica” della giornalista e scrittrice italo-britannica (ma berlinese d’adozione) Linda Nocera
“Liberate Lina Pellica” racconta la storia di una misteriosa scrittrice imprigionata in un carcere del Saarland e di una giornalista in cerca di verità e giustizia. Ne abbiamo parlato più a fondo in questo articolo. Il libro non ancora pubblicato è attualmente in pre-ordine sul sito della casa editrice bookabook, potrà essere pubblicato solo se abbastanza persone ne ordineranno in anticipo una copia. Vi proponiamo un estratto qui di seguito per dimostrarvi quanto ne valga la pena.

Liberate Lina Pellica di Linda Nocera – Estratto
Mi trovo nella ridente città di Saarleben, nel sud ovest della Germania, a qualche migliaio di metri dal confine con la Francia. È una giornata soleggiata, anche se la temperatura è notevolmente bassa per il mese di ottobre. Il motivo della mia visita – vi chiederete. La bellezza del paesaggio naturale? La ricchezza artistica della città? L’inaugurazione di una mostra? Un nuovo trend? Se sono queste le domande che vi vengono in mente, si vede che non siete mai stati a Saarleben. In realtà Saarleben è una cittadina poco conosciuta, sia all’estero che in patria. È come uno di quei segreti custoditi talmente bene che prima o poi ce se ne dimentica. In effetti ho potuto constatare con i miei stessi occhi come il treno, inizialmente stracolmo a Francoforte, si sia svuotato lentamente lungo il cammino per rimanere quasi deserto alle ultime fermate. Ammetto che avevo cominciato a pensare di avere sbagliato treno o di aver perso la fermata, fino a quando non è passato il controllore a confermare che la destinazione del treno era proprio la mia meta. Secondo la guida che ho acquistato in aeroporto prima di partire, la regione in cui si trova Saarleben vanta poche attrazioni turistiche. Sarà per questo che sono scesi tutti prima. Ma allora perché mi trovo qui – vi domanderete.
Ebbene sono venuta ad intervistare una reclusa eccezionale e per questo mi sono addentrata nei meandri del Monbijou Viertel (il quartiere Monbijou; nome dalle chiare origini francesi. Dovete sapere che questa regione è stata a lungo contesa tra la Francia e la Germania). Tra una casa d’appuntamenti che non sfigurerebbe nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, un negozio di dischi, un fioraio, vari bar per studenti (che a mesi alterni impongono il divieto di fumo) e un ristorante italiano gestito da un tipo che più che un ristoratore sembra uno scaricatore di porto, si trova il carcere Monbijou 32. La maggior parte dei detenuti di questa prigione è gente del posto accusata di aver compiuto piccoli crimini come disturbo della quiete pubblica, attraversamento pedonale della strada col rosso o eccesso di velocità in bicicletta. Ma al quarto piano di questo edificio è rinchiusa una detenuta di nazionalità italiana, da un anno in cella di isolamento con l’accusa di reati di spionaggio internazionale.
In realtà non so molto di lei: pare che il suo arresto sia avvenuto in circostanze alquanto sospette. Addirittura, sembra che per evitare che vi fosse troppo clamore, le istituzioni abbiano fatto in modo che la stampa internazionale e locale non venisse a conoscenza di questo caso (e io che pensavo che certe cose potessero accadere solo nei film). È stato assolutamente per caso che qualche mese fa, facendo una ricerca sul social network Pagechat, mi sono imbattuta in alcuni scritti firmati Lina Pellica (con l’accento sulla prima sillaba s’intende). I suoi articoli, ma soprattutto il mistero della sua incarcerazione, hanno destato la mia curiosità di giornalista. Così sono riuscita a convincere il mio direttore (sempre alla ricerca di scoop e notizie sensazionalistiche per aumentare il numero dei lettori e delle visualizzazioni; ok, forse quest’ultimo punto farei meglio a lasciarlo fuori dall’articolo), ebbene l’ho convinto a mandarmi a Saarleben ad intervistare questo personaggio misterioso.
La prima impressione ahimè è un po’ deludente: a prima vista non si direbbe una criminale di stampo internazionale, anzi. Ha un aspetto ordinario: è bassina e un po’ rotondetta, ha i capelli castani che le arrivano alle spalle e una frangia squadrata che termina poco sopra la montatura degli occhiali neri. Indossa la divisa da carcerata: pantaloni e camicia blu. Si mostra cordiale, ma al tempo stesso percepisco una certa diffidenza nei miei confronti. Dopo qualche domanda iniziale per rompere il ghiaccio (parliamo di Saarleben e dei vantaggi di abitare al confine con la Francia), entriamo nel vivo della conversazione. Dal tono concitato con cui risponde alle mie domande e da un luccichio particolare degli occhi di colore verde-giallo, sento che ho fatto bene a seguire il mio istinto. Ma chi lo dice che i sospetti criminali non possano avere un aspetto ordinario?
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Per continuare la lettura, vi invitiamo a pre-ordinare il libro sul sito di bookabook. Il libro è disponibile in formato eBook (€5,99) o cartaceo (€13; in Italia la spedizione è gratuita).
31 gennaio 2019

Aggiornamento

Come una anglo-siciliana a Berlino ha trovato una via innovativa per pubblicare il suo Liberate Lina Pellica: articolo su Berlino Magazine Si intitola Liberate Lina Pellica ed è il libro scritto, ma non ancora pubblicato, da Linda Nocera Pubblicare il primo libro per un autore esordiente è un’impresa ardua. In genere le case editrici si affidano a nomi conosciuti. Gli esordienti sono un rischio. È per questo che il crowdfunding (raccolta fondi) sta diventando sempre più utilizzato nell’editoria. In Italia, la casa editrice Bookabook fa scegliere ai lettori quali libri pubblicare dopo una pre-selezione delle proposte, attraverso una raccolta fondi online. L’obiettivo è unire le potenzialità del crowdfunding con la ricerca della qualità. Non viene pubblicato chiunque, ma solo chi – grazie ad un estratto del libro – convince i lettori che per quella pubblicazione c’è un mercato. L’idea ha convinto l’italo-berlinese Linda Nocera, già firma di Berlino Magazine, a scegliere questa strada per la pubblicazione del suo Liberate Lina Pellica. "Sono venuta in Germania subito dopo essermi laureata in chimica in Inghilterra perché avevo conosciuto Michael, ora mio marito, mentre facevo l’Erasmus in Francia. Ho lavorato 2 anni in una casa editrice a Weinheim, nel Baden Wurttemberg, poi mi sono trasferita a Londra e Michael mi ha raggiunto. A Londra ho iniziato a lavorare come analista di mercati chimici. Dopo un paio d’anni lui ha trovato lavoro a Saarbrücken e l’ho seguito, portandomi il lavoro appresso. Lavoravo da casa, la città mi stava stretta e trascorrevo molto tempo da sola. Così 10 anni fa ho cominciato a scrivere la storia di Lina Pellica. Mi sentivo “intrappolata” e ho inventato il personaggio della scrittrice imprigionata. Dopo 2 anni nel Saarland abbiamo scelto di spostarci in una città più stimolante, Berlino e per tanto tempo ho abbandonato il manoscritto. Ho continuato a lavorare da casa. Poi è nato mio figlio e ho avuto difficoltà a conciliare il lavoro con la famiglia. Così ho deciso di lasciare il lavoro e di dedicarmi alla scrittura, che da sempre mi ha appassionato. Finalmente ho trovato il tempo per concentrarmi e terminare il libro. Nel frattempo, ho scoperto che esisteva questa casa editrice che aiuta gli scrittori esordienti. Così ho inviato il manoscritto. Ho superato la selezione e ho iniziato la campagna di crowdfunding." Liberate Lina Pellica: la trama Liberate Lina Pellica racconta la storia di una misteriosa scrittrice imprigionata in un carcere della Germania e di una giornalista in cerca di verità e giustizia. La scrittrice Lina Pellica è accusata di spionaggio internazionale, ma il suo arresto è avvenuto in circostanze sospette. Una giornalista incuriosita da alcuni articoli trovati per caso su un social network va ad intervistarla. Da questo momento la giornalista si trova coinvolta in una ricerca della verità tra voli low cost, messaggi in codice, concerti heavy metal e travestimenti. Ad aiutarla lungo il cammino attraverso l’Europa passando per Londra, Palermo e Berlino saranno le amiche fidate della Pellica. Come partecipare alla campagna di crowdfunding su bookabook Per sostenere la campagna di crowdfuning su bookabook, basta cliccare sul link https://bookabook.it/libri/liberate-lina-pellica/ e pre-ordinare una copia del libro in formato eBook (€5,99) o cartaceo (€13; in Italia la spedizione è gratuita). L’obiettivo della campagna è di raggiungere 200 pre-ordini in 100 giorni. I lettori possono prima scaricare gratuitamente l’anteprima del libro e poi valutare se sostenere il progetto. Se il libro pre-ordinato non raggiungerà l’obiettivo si riceverà un rimborso completo e automatico dell’importo versato. L’autrice: Linda Nocera Cresciuta a Palermo in una famiglia anglo-italiana, Linda Nocera ha vissuto in Inghilterra, Francia e Germania. Dopo la laurea in chimica, ha lavorato in una casa editrice scientifica e in un’azienda di informazione globale. Da nove anni vive a Berlino con il marito ed il figlio. Ha lasciato da poco una carriera da analista di mercati chimici per dare una svolta alla sua vita e per dedicarsi alla scrittura come dimostra la scrittura di Lina Pellica.«Desiderio di giustizia, ricerca della verità e lontananza dalla propria terra d’origine sono sola alcuni dei temi che ho cercato di trattare con questo romanzo, scritto sempre con un tocco d’ironia e di leggerezza». Da marzo 2017 collabora con Berlino Magazine. Liberate Lina Pellica articolo su Berlino Magazine

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un racconto avvincente e divertente con personaggi molto simpatici, ambientato in tutta Europa e con spunti interessanti. Brava!

  2. (proprietario verificato)

    Ho finalmente cominciato a leggere il libro e mi sto divertendo davvero tanto. Bello accompagnare la protagonista fra le vie e la gente di città che conosco e non conosco.
    Davvero tanti dettagli che fanno ridere e in generale un toccasana per alleggerire le giornate e viaggiare stando a letto. Brava Linda!

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto di filato le bozze del romanzo di esordio di Linda Nocera apprezzando moltissimo la scrittura ironica che accompagna questo viaggio in giro per l’europa di giornaliste e amiche alla ricerca di una scottante verità e giustizia. Consiglio assolutamente l’acquisto!

  4. (proprietario verificato)

    Un giallo scritto con ironia e leggerezza e un’occasione per conoscere la Germania senza cadere mai nei luoghi comuni. Brava!

  5. roberto.digaetano

    (proprietario verificato)

    Un libro molto interessante e dalla trama avvincente. Lo consiglio a tutti i lettori.

  6. (proprietario verificato)

    Una storia originale, divertente e coinvolgente fin dalle prime righe. Consigliato vivamente!

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Linda Nocera
è cresciuta a Palermo in una famiglia anglo-italiana e ha vissuto in Francia, Germania e Gran Bretagna. Dopo la laurea in Chimica, ha lavorato in una casa editrice scientifica e come analista di mercati
chimici. Vive dal 2009 a Berlino, dove coltiva la sua passione per la scrittura.
Liberate Lina Pellica è il suo romanzo d’esordio.
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