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L'incanto del fuoco

L'INCANTO DEL FUOCO campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Milano, 2018. Una studentessa di lettere apparentemente normale, Dafne, convive da sempre con sogni premonitori e strane sensazioni, i quali d’un tratto sono sempre più vividi e inquietanti. La ragazza si sente osservata e una data inizia a comparire ovunque: 1612. Dafne non vi presta attenzione e pensa alla crisi con il fidanzato, con cui convive da due anni.
Tuttavia, presto incontra Filippo, un giovane affascinante che le svela perché quella data continui a tormentarla: lei è la reincarnazione di una strega bruciata sul rogo, a Milano, proprio nel 1612.
Dafne è sconcertata e confusa, ma pian piano crede al misterioso Filippo. Pertanto, inizia a recuperare antichi poteri e, contemporaneamente, rivive parte della sua vita passata, ritornando nella Milano del XVII secolo.
Le domande affollano la sua testa, ma le risposte sembrano sempre troppo poche.
Molti misteri sbucano dal passato, intrecciandosi con la storia del capoluogo meneghino, e molti altri dovranno ancora essere svelati…

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché il mondo paranormale è la mia ossessione da sempre e, mescolato ai misteri della storia, esercita su di me un fascino irresistibile.
Volevo inoltre dar voce a tutte quelle donne che sono state torturate ed uccise come streghe, per il solo fatto di essere un po’ più indipendenti di altre.
Infine, ho scritto questo libro perché nel lontano 2008 feci un sogno davvero inquietante e decisi di raccontarlo nel mio diario.
Da quel sogno è nato il mio romanzo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La paura e l’angoscia dominavano ogni cosa. Le sentivo invadere ogni cellula del mio corpo. Ogni mio movimento e ogni mio respiro erano dominati dal terrore. Sapevo di essere innocente, sapevo di non meritare tutto questo. I miei polsi erano stretti in una morsa insopportabile. Le catene, grosse ed arrugginite, sfregavano taglienti sulla mia pelle, staccandone minuscoli brandelli. Un uomo vestito di nero, piuttosto robusto, lacero e puzzolente, tirava con forza le catene cui ero legata, dandomi violenti strattoni. Io continuavo a cadere, a inciampare, ma lui seguitava a trascinarmi senza alcun riguardo. I piedi mi facevano talmente male da non sentirli più. Vedevo il sangue sgorgare da ferite in ogni punto del mio corpo. Il dolore era insopportabile, indescrivibile. Il mio respiro era affannoso, sempre più irregolare. Nel mio petto però sentivo un dolore più grande di qualsiasi altro in quel momento straziante. Non avrei mai più rivisto lui, l’uomo che segretamente amavo da tempo, ma di un amore obbligatoriamente nascosto, nell’ombra, sempre appena accennato. Lui non avrebbe mai saputo di quel nostro meraviglioso segreto. Il nostro segreto, bellissimo e terribile, che in quel momento non avevo neanche il coraggio di ripescare in fondo alla mia memoria. Tentai di concentrarmi un’ultima volta, chiusi gli occhi, mi immaginai libera e felice, ma sentivo il potere venire meno e svanire completamente dal mio corpo e dalla mia mente. Fissai intensamente l’uomo che mi tirava, davanti a me, cercando di farlo desistere con il pensiero, ma l’unico effetto che ottenni fu di strappare leggermente il suo pantalone nero, stretto sulle sue cosce muscolose. Lui non se ne accorse neppure. Ero troppo debole perché la mia mente riuscisse a trarre energia dal mondo circostante, era troppo offuscata dal terrore e dalla rabbia per attingere al suo potere ed era come se nell’ultimo mese avessi perso d’un tratto tutti i miei poteri. Non riuscivo a capire per quale motivo i miei poteri fossero quasi del tutto svaniti. In quel momento non avevo più neanche la forza di camminare. I miei occhi erano annebbiati, colmi di lacrime.

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«Per favore! No! Per favore! Io sono innocente!». Urlai disperata con tutto il fiato che avevo in corpo.
La disperazione nella mia voce la rendeva affilata come una lama.
«Stai zitta! Dannata strega. Oggi è il giorno in cui potrai andare dal tuo adorato sposo: el diablo. Oggi andrai all’inferno!». Sbuffò il mio carnefice con un ghigno beffardo.
Il volto gli si colorò di una macabra soddisfazione. Riuscii a percepire i suoi pensieri, seppure in modo discontinuo. Provava un macabro piacere contorto nel sapere che tra poco io sarei morta.
«Per favore. No! Noooooo!…Voi non capite. Io vi giuro che…». Implorai.
La voce mi rimase in gola. Tossii, senza più fiato per il dolore ed i singhiozzi del pianto. Tremavo di freddo e di terrore. Il cielo quel giorno era di uno strano color madreperla, lattiginoso e denso, come se stesse per nevicare. Un cielo opaco e fiabesco. Un cielo che pareva scrutarmi orgoglioso e maligno. Malgrado fosse già il 17 aprile, quel giorno faceva freddo, troppo freddo. Quell’inverno era stato davvero interminabile. E io avvertivo quel freddo fino al midollo. Era il freddo che mi preannunciava la morte.
«Ho detto zitta!». Ringhiò nuovamente l’uomo, furioso, strattonandomi più forte di prima.
Io caddi a terra. Mi graffiai la guancia, che si ricoprì di terra e sassolini. Sentii l’odore acre della polvere che penetrava vorticosa nelle mie narici. Poi giungemmo in mezzo alla piazza. Una piazza che conoscevo bene: Piazza della Vetra. Tre grossi mucchi di paglia erano stati collocati sopra ad una sorta di piccolo palco in legno, posto al centro della piazza, e distavano pochi metri l’uno dall’altro. Al centro dei mucchi si ergeva un alto palo in legno, massiccio e stabile. Altre due donne arrivarono dai lati della piazza, trascinate al mio stesso modo. Le loro grida erano strazianti. Il terrore nei loro occhi e la disperazione non lasciavano spazio ad altro. La prima era una donna matura, quasi una vecchia, abbastanza alta e robusta. I suoi capelli grigi e mossi volavano selvaggi sotto un leggero venticello. Si dibatteva tra le braccia di due uomini vestiti di scuro, due uomini molto imponenti.
«Nooo!… Vi scongiuro, signore, io non ho fatto nulla! Io sono una donna devota e rispettosa della legge! Ve ne prego! Abbiate pietà!». Urlava in un pianto incontenibile.
La sua voce risuonava più forte di ogni altra nella piazza.
«Piantala! O ti faccio stare zitta io! Tu eres culpable porque el diablo està in tu cuerpo.». La minacciò uno dei due uomini che la trascinava.
Lei tacque, contorcendosi tra le lacrime ed il dolore. La seconda donna sembrava molto giovane, una ragazzina forse sui quindici anni, con dei folti e ribelli capelli ricci e rossi. Era bella, con la pelle bianca e gli occhi azzurri come il ghiaccio. Piangeva silenziosa e camminava inesorabile verso la sua fine. Uno schiaffo mi rivoltò la faccia dall’altra parte.
«Cammina strega!». Ringhiò rabbioso il mio carceriere.
Non avvertii neanche il dolore di quella mano pesante sul mio volto, non aveva importanza. Ormai più niente aveva importanza. Proseguii arrancando e salii sul palco ed infine sul cumulo di paglia centrale. Mi legarono al palo saldamente. Le corde attorcigliate attorno alla mia vita mi mozzavano il fiato ancora più di prima e non sentivo più il sangue fluire alle caviglie od ai polsi. Mi avevano torturata con decine di ferite, tagli, frustate e mi avevano spezzato alcune ossa per farmi perdere quasi del tutto la percezione del dolore. Spesso le condannate venivano strangolate prima di essere portate sul rogo, ma questo toglieva parte dello “spettacolo” alla folla, così non era stato il nostro caso. Non sapevo quale alternativa avrei preferito. L’unica cosa che sapevo era che il mio corpo fosse ormai un’unica ed informe massa dolorante. Anche alle altre due donne toccò la stessa sorte.
«Queste donne hanno confessato. Esse hanno confessato delitti innominabili e sul loro corpo è stato trovato lo stigma diabolicum, il marchio del diavolo. Oggi queste donne, amanti di Satana e nemiche del Signore, pagheranno per le loro colpe. Restituiamo queste peccatrici all’Inferno. In nomine patris et filii et spiritus sancti. Amen.». Disse la voce solenne di un prete in piedi davanti a me, mentre alzava le braccia al cielo dopo aver fatto il segno della croce.
La folla urlava piena di una rabbia cieca, bestiale, irrazionale, quella rabbia che solo la folla sa avere.
«Morite, maledette! Voi avete ucciso i nostri figli. Voi avete portato la carestia e la fame. Morite! Bruciate!». Sibilò una donna povera e disperata.
Le sue vesti erano strappate e sudice. Due bambini intimoriti erano rannicchiati accanto a lei. La gente lanciava sassi, stracci fetidi, frutta, ortaggi e ogni genere di oggetto. Un sasso colpì la mia gamba, proprio sulla tibia. Il dolore fu acuto e lancinante. Continuavo a piangere, senza più energia, senza più speranza. L’uomo che mi aveva trascinata si avvicinò con una fiaccola accesa. La paglia ai miei piedi prese fuoco all’istante. Il calore avvolse subito ogni millimetro del mio corpo, ma il fuoco non mi aveva ancora toccata. L’ossigeno veniva meno, il respiro era soffocato. Tossii. I miei occhi erano sempre più appannati e quasi chiusi. Il fuoco avanzava velocemente verso di me. Sapevo che tra poco sarei morta. Tutto sarebbe finito, anche quella terribile sofferenza, ma la rabbia invadeva ancora ogni cellula del mio essere. Osservai per un’ultima volta la folla inferocita. Una donna in prima fila serrava i denti, piena di risentimento. Tutti alzavano le braccia in segno di vittoria ed incitavano al massacro. Un uomo anziano ridacchiava sotto i baffi, guardandomi di sfuggita, mentre eccitava ancora di più quella marmaglia indistinta priva di razionalità umana. Poi, in un angolo nascosto della piazza, appoggiato alle mura rossicce della chiesa, c’era lui, Filippo. Si copriva il volto con le mani, piangendo disperato. Non si reggeva in piedi dal dolore e non osava quasi guardare verso di me. I suoi abiti erano magnifici, decorati con ricami in oro ed argento, con un florilegio di pizzi ovunque, ma erano abiti scuri, neri a lutto. I suoi calzoni erano larghi e rigonfi sulle cosce, fermati al ginocchio con una voluta elegante, il mantello nero corto, scosso dal vento gelido di quel giorno, il colletto bianco e largo, perfettamente rettangolare, e il cappello ampio, con tre piume sopra, incorniciava il suo volto color madreperla. Il suo giovane servo, in livrea di velluto blu, stava in disparte accanto a lui, pronto a sorreggerlo se fosse caduto. Di tanto in tanto Filippo lanciava una breve occhiata verso di me, un’occhiata impotente, completamente annientata. Lo guardai. Era ancora più bello di come lo ricordassi. Alto, atletico e regale. Era così elegante anche mentre si contorceva per il dolore. La sua immagine per una frazione di secondo mi fece dimenticare il fuoco, la sofferenza, la morte. Lui ricambiò fugace quello sguardo, con i suoi magnifici occhi azzurri gonfi e rossi per le lacrime. Lo fissai ancora, finché le fiamme me lo permisero.
«Tornerò. Giuro che tornerò. Il potere del fuoco sigillerà questo incantesimo.». Gridai con tutta la forza che avevo in corpo. Il prete si fece un altro segno della croce nell’udire quelle parole.
Il respiro mi mancò quasi del tutto. Il fuoco raggiunse i miei piedi, le mie gambe. Lanciai un urlo di dolore indescrivibile.
«Ti amo.». Sussurrai subito dopo sottovoce, in mezzo alle fiamme, prima di perdere conoscenza definitivamente.
Lui non mi sentì. Agonizzante finalmente mi lasciai andare e chiusi gli occhi, ma l’ultima immagine stampata nella mia mente fu il suo volto meraviglioso. L’oscurità mi avvolse, il dolore svanì e tutto si placò.
«Nooo!». Gridai con gli occhi sbarrati dal terrore, alzandomi di scatto dal letto.
Ansimavo terribilmente ed ero completamente sudata. Il mio respiro era velocissimo, il mio cuore anche peggio. Avevo ancora davanti agli occhi quelle immagini terribili. Sentivo le fiamme sulla mia pelle, il sangue che scendeva dalle ferite, il dolore, il fuoco. Continuavo a vedere la mia morte. Mi sforzai di fare respiri lunghi e profondi. La camera era ancora completamente buia.
«Daffy, ma che cazzo fai? Sei impazzita?». Urlò infuriato Stefano, ancora mezzo assonnato.
«Niente…». Ansimai ancora.
«Un brutto sogno. Torna a dormire.». Il mio respiro era talmente affannato che faticavo persino a parlare. Lui mi ignorò completamente, come suo solito.
«Ah! Va bene. Ciao.». Mugugnò e si girò dall’altra parte rapidamente.
Controllai l’ora. Cinque meno cinque del mattino. Non appena il mio respiro tornò un po’ più regolare scesi dal letto. Non sarei più riuscita a riprendere sonno. Barcollai, arrancai fino alla porta della camera ed uscii in corridoio. Accesi la luce, che mi accecò. Feci un respiro profondo e mi diressi verso il salotto. Oddio, che cose terribili avevo visto! Quella era stata davvero la mia morte? Ero morta tra le fiamme ed i tormenti? Le lacrime sgorgarono automaticamente dai miei occhi, senza che riuscissi a fermarle. Provavo per la seconda volta tutto il dolore e la rabbia di quattro secoli prima. Era del tutto surreale ciò che stavo vivendo, ma ormai ne ero certa, non era solo frutto della mia fantasia. Il sogno mi aveva svelato un altro orribile frammento della mia vita precedente. Mi accoccolai sul divano, infreddolita dentro alla mia comoda tuta grigia. Il cuore sembrava bruciarmi nel petto, e io, spaesata e confusa da quelle rivelazioni notturne, non sapevo cosa fare.

25 luglio 2020

Aggiornamento

Di seguito un'altra bellissima recensione della Bookblogger Maria di "books_therapy"- "Dafne è una normale 22enne milanese, con la sua cerchia di amici, è quasi vicina alla laurea, ha un fidanzato col quale convive ma che ormai non ama più. No un momento, fermi tutti! Dafne non è poi così “normale”: è tormentata da strani sogni e strane visioni, rivive ricordi di situazioni che non ha mai vissuto. È l’incontro con Filippo a rilevarle la sua vera natura: Dafne è una strega morta al rogo nel 1612 è ritornata dopo 400 anni. Ma chi è questo Filippo? Un bellissimo e affascinante conte che ha preferito farsi trasformare in vampiro per aspettarla. Da questo incontro Dafne riacquisterà sempre più la sua memoria e il controllo dei suoi poteri. Ma una strega ancora più potente può cambiare ancora una volta il suo destino. Riuscirà Dafne ad avere la meglio? Un romanzo in cui si sono intrecciati la parte fantasy, un po’ di romance, la storia, il mito e la modernità che mi ha affascinato subito, con un inizio un po’ lento ma piacevole e che prepara ad una fantastica storia: mi è molto piaciuta la crescita della protagonista Dafne, la sua forza, ma soprattutto mi è molto piaciuto il quadro storico di Milano del 1612, la condizione della donna in quel periodo, in cui bastava essere belle e vogliose di indipendenza per essere processate come streghe. Mi è piaciuto come sia stato delineata la figura del vampiro, Filippo, le caratteristiche che lo rendevano immortale ma anche vulnerabile. La modernità del linguaggio lo rende un libro super scorrevole. Secondo me c’è anche un bello spunto per un secondo volume."
02 luglio 2020

Aggiornamento

Recensione del romanzo da parte della pagina della bookblogger Federica di Instagram "CARTA_PAGINE_VITA".
"Dafne sembra, a prima vista, una ragazza come tutte le altre. Con la sua ordinaria vita universitaria, un ragazzo ordinario, amici ordinari e una strana sensazione che la accompagna fin da quando era una bambina.
Infatti, sin dalla tenera età Dafne fa sogni strani, visioni, si sente inquieta nel vivere la vita di tutti i giorni e infatti si sente spesso strana, impaurita e insicura.
La vita di Dafne cambia quando, un mese prima del suo compleanno, fa la conoscenza di Filippo che le rivela un grandissimo segreto che le appartiene e che risponde a tutti i suoi dubbi e domande.
Solo grazie alla presenza di Filippo, Dafne potrà riprendere in mano la sua vita e far sparire tutta la sua insicurezza che l'ha sempre accompagnata."
Ho avuto l'onore di leggere questo libro in anteprima e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso.
Dafne è un personaggio stupendo. Nasconde dentro di lei un segreto gigantesco eppure ognuna si può tranquillamente rivedere in lei.
In più, il suo personaggio cresce all'interno del libro in maniera divina.
Da ragazza insicura, prende sempre più coscienza di sé fino a trovare la sua forza dentro di lei.
È un personaggio ben caratterizzato e non lasciato al caso.
Cosi come Dafne, anche Filippo è un bel personaggio. Così nobile e così ben descritto. Mantiene fede all'essere che è senza ricadere nella banalità.
E anche i personaggi di contorno non sono semplici comparse ma ogni personaggio è inserito bene all'interno del libro tanto da non essere inutile.
La storia in sé all'inizio è molto descrittiva, sembra come se i personaggi ci raccontassero semplicemente le loro vite senza che succeda qualcosa di particolare, e questo lo rende un po' pesante, però un certo punto cambia. Cambia completamente e la storia prende di dinamicità.
Tanto che è quasi impossibile smettere di leggere.
Questo romanzo fantasy, è molto curato nei dettagli. E non è solo fantasy ma è anche storico.
E tutta la parte storica non è messa a caso, ma c'è uno studio accurato dietro.
Come ho già detto, questo romanzo non ha niente di meno rispetto ad altri che ho letto e Dafne è il top."
22 April 2020

Aggiornamento

Segnalo un articolo che parla de L'INCANTO DEL FUOCO, ma presto ne arriveranno altri! L'articolo è uscito in data 11 aprile sul quotidiano online "L'Osservatore Meneghino", assolutamente appropriato, dato che il romanzo si svolge a Milano ai giorni nostri e nel XVII secolo, ripercorrendo in parte la storia ed i luoghi simbolo, del capoluogo meneghino. Sotto il link. https://www.osservatoremeneghino.info/11/04/2020/il-crowdfunding-per-lincanto-del-fuoco/

Commenti

  1. Rosanna Fiorino

    (proprietario verificato)

    Ho preordinato il libro e ho letto le bozze in due giorni mentre ascoltavo Aradia degli Inkubus Sukkubus. Questo romanzo cattura l’interesse del lettore tra misteri e leggende, in ambientazioni che ricordano un po’ quelle di Anne Rice, anche se trasferite in Italia, in una Milano che fa da scenario perfetto alla storia di Dafne/Costanza che vive ai nostri giorni ma contemporaneamente rivive il suo passato di strega.
    Non vedo l’ora di leggere il romanzo nella sua versione definitiva, sarà un’ottima motivazione per rileggerlo una seconda volta, con la stessa passione e curiosità della prima. Complimenti all’autrice.

  2. (proprietario verificato)

    Io l’ho letto tutto di un fiato! è molto avvicente! Sarò di parte perchè si svolge a Milano e luoghi e persone mi sembrano famigliari 🙂
    E’ sicuramente un modo per evadere dalla pandemia e vagare in un mondo fantasy giusto proprio fuori dalla nostra finestra. buona avventura!!!

  3. (proprietario verificato)

    l’ho iniziato stamattina e sono arrivato all’ottavo capitolo… Niente da dire, l’intreccio del romanzo mi sta coinvolgendo molto, per il momento non posso che dire: complimenti Sig.na Rapisarda, sai come afferrare il lettore e avvolgerlo in una suspence unica

  4. (proprietario verificato)

    Come cantano i Placebo nella loro splendida “Sleeping with ghosts”: <> Lo so, è un po’ riduttiva come citazione per introdurre e descrivere questo romanzo fantasy della debuttante Cristina Elisabetta Rapisarda, ma ne costituisce uno degli elementi narrativi. In una Milano inconsueta e incredibilmente pregnante di storia e mistero, una ragazza ignara di essere una strega reincarnata ritroverà i suoi poteri magici anche grazie a un amore sopravvissuto 400 anni. P.s. Accattativìllo!

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Cristina Elisabetta Rapisarda
Mi chiamo Cristina Elisabetta Rapisarda, ho trent’anni, sono milanese, per metà siciliana, e da sempre ho due grandi passioni: il fantasy e la storia.
Amo tuttavia anche i numeri, infatti sono un Dottore Commercialista, ma prima di tutto sono una donna che lotta per la parità di genere e l’indipendenza delle donne.
Sono diventata mamma a diciotto anni, quando frequentavo il liceo classico, ma mi sono diplomata e laureata, prima con laurea triennale e poi con laurea magistrale. Infine, a ventotto anni ho superato l’esame di stato come Dottore Commercialista, perché una donna non dovrebbe mai scegliere tra carriera e famiglia.
Da quando ho imparato a scrivere ho sempre composto poesie e racconti, ho rielaborato sceneggiature, analizzato testi e scritto articoli economici per testate online.
Amo tantissimo gli animali e convivo con una scatenata meticcia salvata in un canile della Calabria.
Cristina Elisabetta Rapisarda on FacebookCristina Elisabetta Rapisarda on Instagram
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