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L'incertezza dei pomodorini sulla bruschetta

L'incertezza dei pomodorini sulla bruschetta
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Consegna prevista Settembre 2021
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In un futuro non troppo lontano, gli otto personaggi di questi racconti cercano di capire come stare al mondo. C’è chi vende le proprie mutande usate a sconosciuti, chi riesce a parlare solo attraverso citazioni altrui, chi si cura con un cane, chi si spaccia per un serial killer e così via. Non ce la possono fare, verrebbe da dire. E se invece fossero semplicemente avanti? In un’era immaginaria in cui l’umanità è in piena crisi esistenziale, tutto è ammesso e tutto è normale, pur di trovare quella chiave con cui accettare e accettarsi. E se poi ci aggiungi un tocco di cinismo e ironia, forse impari anche ad essere felice.

Perché ho scritto questo libro?

Non credo di saperlo. So però che una storia funziona quando l’intuizione dell’autore incontra una specie di intuizione collettiva. Un disagio diffuso. Non esistono storie senza disagi da condividere. Questo è il motivo profondo. Quello vero, invece, è che scrivo ogni giorno per gli altri e per una volta volevo scrivere qualcosa per me. Occhio che qui dentro c’è tutta la mia anima: trattatela bene.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Alice era molto razionale, quasi in tutto. Odiava gli oroscopi, la gente che leggeva gli oroscopi, le religioni tutte e la filosofia orientale. Se qualcuno le diceva di aver visto un ufo, stringeva i denti e ordinava una birra. Non sopportava nemmeno sua nonna, da quando le aveva detto di curarsi l’orzaiolo fissando l’interno di una bottiglia d’olio. Odiava i complottisti, gli animisti e un po’ anche la sua amica, convinta che per rimanere incinta bisognasse crederci.

Le piacevano le cose ragionevoli, ecco tutto.

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C’era un evento nel suo passato, però, che non riusciva a spiegarsi in alcun modo. Aveva a che fare con la sua lunga e unica storia d’amore, all’università – successa talmente tante vite prima che ora le sembrava uno spin-off di troppo. Era finita in modo mistico.

«Mi fai schifo, fidati di me, tu avrai tanti di quegli stronzi, che prima o poi ti renderai conto della fortuna che avevi nello stare con me», le aveva detto lui mentre lei lo lasciava.

Alice, quel giorno, era stata maledetta.

Senza alcun dubbio: non che si sentisse un’eletta o cose simili, figurarsi. Era stata proprio inspiegabilmente maledetta e da quel momento tutta la sua vita intraprese un percorso senza rampe d’uscita. Il sospetto ovviamente non l’ebbe da subito. Dovette passare attraverso idioti di vario genere prima di ricollegarli tutti a quell’innegabile origine del male.

Ora, a trentun’anni da poco compiuti, aveva imparato a non farci più caso, come gli animali nati zoppi e convinti sia normale camminare su tre gambe invece che quattro. Il suo disagio era diventato indistinguibile da quello ormai diffuso come la gramigna, e il suo straniamento era confluito in quello dell’intera società, dagli uffici dei grandi uomini fino ai bagni pubblici della metropolitana.

Aveva sviluppato in modo naturale una visione tutta sua delle cose, e nonostante la sua spiccata razionalità, non seppe dirsi se era diventata così per colpa della maledizione o se la maledizione le era stata inferta perché era fatta così.

In ogni caso, Alice aveva dato inizio al declino vendendo mutande online. Le sue, usate. Nessuno sapeva il suo nome o aveva visto di lei nemmeno una fetta di culo. Compravano semplicemente le sue mutande da un becero Bubbles che si era fatta fare dal suo amico Marcel. La quasi fidanzata di questo amico le aveva spiegato che vendere delle mutande era comunque una forma di perdizione, ma Alice le aveva risposto che non era più perdente di lei che stava con Marcel perché aveva dei bei pettorali.

Erano in tanti a comprare le sue mutande, tutti con uno spaventoso bisogno d’aria, e lei non faceva che aprir loro degli spioncini e far passare la corrente. Erano i pionieri del disagio, coloro che stavano male ancora prima che tutta l’umanità occidentale avesse iniziato a sentirsi male. Erano avanti, da sempre. Non a caso, il sito di Alice si chiamava “I Lungimiranti”, e come logo aveva un pene estremamente lungo con in cima una piccola palla di cristallo. Il pene aveva voluto aggiungerlo Marcel, dicendo che la comunicazione visiva doveva essere lapalissiana.

I Lungimiranti raccontavano ad Alice le loro perversioni e lei, in cambio, confezionava delle brevi storie da allegare al paio di mutande che avrebbe spedito. Le storie si impregnavano dell’odore delle mutande, e le mutande si impregnavano dell’odore delle sue storie. La sua fantasia si librava altissima, e con essa il suo modesto conto in banca.

Sicché con il passare degli anni la maledizione del suo ex ragazzo, quasi l’unico tra l’altro, si era avverata. Gli stronzi che lui le aveva augurato si erano susseguiti, alcuni placidi, altri mortali, altri adrenalinici. Le storie inventate, vissute o sperate erano diventate un agglomerato privo di ricordi positivi e alla fine Alice non sapeva dire nemmeno a sé stessa se fosse stata innamorata tutte e venti le volte oppure mai in vita sua. Ciò su cui poteva contare, però, era un ricco archivio da cui attingere per le sue composizioni.

Io non posso darti ciò di cui hai bisogno. Ci provo ogni volta, provo a non stringerti per non farti capire il mio affetto, che è insufficiente, poi però voglio stringerti, e finisco per farlo. Poi mi ripeto di non vederti più, perché è inutile. Poi mi manchi, ma capisco che per te dovrei provare qualcosa di più.

«Non è bellissimo?», chiese Alice ridendo.

In mutande, sul letto, stava decantando la sua ultima lettera, il tono era quello drammatico di uno spettacolo al Globe Theatre nel 1598. Aveva fumato molto. D’altronde, il Decimo Congresso Mondiale della Famiglia aveva deciso qualche anno prima di legalizzare la cannabis a scopo familiare, per allentare le tensioni e permettere alle persone di essere più espansive, e di mostrare con più ardore l’affetto verso i propri cari. Un vero e proprio attacco al cinismo e alla sofferenza solitaria. Dopo la terza canna, Alice si sentiva in effetti davvero estroversa: aveva avuto tre orgasmi con Nicolò e tenuto da parte un paio di mutande carico di uno storytelling che non vedeva l’ora di mettere nero su bianco.

Nicolò rideva. Lei era la ragazza più divertente che avesse mai conosciuto; le aveva detto questa cosa l’anno prima ed era forse il più bel complimento di sempre.

«Ti prego, vai avanti»

«Ma non ne ho altre, ci devo pensare».

«Dai fanculo, se ti do due minuti te ne viene in mente un’altra».

«Vado in bagno e ci penso», disse lei.

Mentre faceva pipì, dopo il sesso, Alice aveva l’abitudine di guardarsi attentamente in mezzo alle gambe, sorridere con complicità alla sua vagina ammiccante e chiederle se fosse tutto okay. Era l’unica sua amica intima che non le dava della troia.

Alla fine sì, era bastato chiudersi in bagno e finire la canna per farle venire in mente un altro messaggio da allegare ai suoi prossimi slip. Tornò in camera con l’asciugamano legato in testa come una cammelliera e lanciò addosso a Nico un piccolo quaderno e una penna, ordinandogli di prendere nota.

2021-01-05

«Il Piccolo»

Ciao Lettrici e ciao Lettori, i pomodorini sono arrivati anche sulla testata del Friuli-Venezia-Giulia (mia regione di origine), e si dice io abbia scritto racconti caustici. Voi che dite? P.S. Sono arrivata al 60% dell'obiettivo solo grazie a voi, quindi grazie di cuore a tutti.
2020-12-29

Bookshuntersblog.com

Le Caccialibri di Bookshunterblog mi hanno trovata e parlano qui della mia raccolta :) > https://bit.ly/3mX0Z2o
2020-12-22

Aggiornamento

Eccomi di nuovo qua per lasciarvi il link a una breve intervista su IGTV con un mio amico e blogger. Abbiamo approfondito un racconto in particolare, "Come fluttuano i bonobo" e chiacchierato un po' del titolo della raccolta. Che dire, buona visione, ma soprattutto grazie a chi ha già sostenuto la campagna! > https://bit.ly/3mKHqKy
2020-12-11

Aggiornamento

Ciao Lettrici e ciao Lettori, grazie di cuore a chi ha già scelto di sostenere la campagna! Siamo al 28% in meno di una settimana: non male. Colgo l'occasione per darvi un approfondimento dei personaggi dei racconti. Chi sono? Il Conte Peroni è un ricco alcolizzato di paese che sta scrivendo il proprio elogio funebre. Una ragazza intellettualmente alienata e senza un nome pianifica da anni di licenziarsi per andare in India a farsi dare indietro la vita. Sergio, costantemente in collera con l'umanità, si finge un serial killer per provare a sistemare le cose. Tipo i suv che sfrecciano in corsia d'emergenza quando c'è coda. Alice crede di essere vittima di una maledizione che la costringe a vendere le proprie mutande usate a sconosciuti incontrati su internet. Fedra, ninfomane depressa di mezza età e paziente di un percorso terapeutico sperimentale (che forse sta peggiorando le cose). Martino, un ex bullizzato che diventa guru del life coaching e di tutte quelle idiozie sull'alzarsi sorridendo al sole. Una Lacrima rimasta senza lavoro perché nessuno piange più. Giorgia, che ha appena deciso di smettere di mangiare gatti e partire per una vacanza virtuale. Lì incontrerà Charles.
2020-12-09

Aggiornamento

Ciao Lettori! Qui al link trovate una video intervista in cui parlo della raccolta: https://www.instagram.com/tv/CIiusb3lIBs/?utm_source=ig_web_copy_link

Commenti

  1. Francesca Delli Carri

    Grazie gente! :*

  2. (proprietario verificato)

    Una raccolta di racconti divertenti e molto diversi tra loro, accomunati da una ironia pungente, a tratti volutamente fastidiosa. Una bella lettura, fresca, irriverente e leggera. Piaciuta moltissimo e la consiglio vivamente! 😉

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro di Francesca in pochi giorni e mi ha colpito per tante cose, ma la prima è sicuramente che tratta in maniera disincantata e per niente sentimentale dei temi centrali del mondo contemporaneo, sia intimi, sia sociali. Si vede che le sta a cuore il tema del riscaldamento globale, ad esempio, che fa da sfondo a più di un racconto. E poi emergono, all’interno di queste storie divertenti e tragiche insieme, anche tutte le stranezze e le contraddizioni che viviamo giorno per giorno senza nemmeno accorgercene. Mi è sembrato un libro perfetto per gente incerta che vive in tempi ancora più incerti.

  4. (proprietario verificato)

    È un libro con una bella idea di fondo, molto scorrevole, contemporaneo, che fa sorridere e deprimere insieme. I personaggi sono davvero ben disegnati e affrontano tutti gli incubi di noi trentenni. Consigliatissimo.

  5. (proprietario verificato)

    Sono dei racconti davvero singolari, a tratti surreali e a tratti tragicomici. Consigliatissimi!

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Francesca Delli Carri
Francesca Delli Carri è nata a Gorizia nel 1991. Laureata in Letterature Straniere e poi in Editoria e Giornalismo, lavora per un po’ in giornali locali e riviste online, fino a quando decide di vendere l’anima al diavolo e diventare una copywriter. Al momento vive a Milano e si dà da fare in un’agenzia pubblicitaria. Nel tempo libero fa kickboxing, educa cani e scrive cose. Dopo infiniti primi capitoli e sani dilemmi esistenziali, decide di fare sul serio. L’Incertezza dei pomodorini sulla bruschetta è la sua raccolta d’esordio.
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