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L'Uomo Nel Buio

L'Uomo Nel Buio
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Consegna prevista Luglio 2021
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Un omicidio sconvolge la vita di Wendy e di suo figlio Conor. Un uomo si è introdotto nottetempo nella loro abitazione e ha ucciso brutalmente il padre di Conor, lasciando anche lui ferito gravemente. Il ragazzo riesce a sopravvivere ma rimane inevitabilmente segnato da pesanti strascichi psicologici, tra cui una incontrollabile fobia per il buio e per il sangue.
Pochi anni dopo, madre e figlio hanno l’opportunità di voltare pagina e di fuggire dal loro tremendo passato, trasferendosi a Pinefall, una cittadina di provincia. Sembra finalmente un nuovo inizio, ma nel giro di pochi giorni la città viene scossa da un efferato omicidio, le cui modalità ricalcano le stesse che hanno coinvolto il padre di Conor anni prima.
Al primo delitto ne seguono rapidamente altri e, giorno dopo giorno, appare inevitabile che siano tutti collegati da un unico misterioso filo conduttore.
Riuscirà lo sceriffo Clay Stone a stanare l’uomo nel buio?

Perché ho scritto questo libro?

Questo thriller nasce da un mix di idee che danzavano da molto tempo nella mia testa, in maniera disordinata. Mancava però sempre il fil rouge che le legasse in una maniera lineare, amalgamandole in un racconto completo.
Questo fil rouge mi è piombato addosso pochi mesi fa, con la scomparsa prematura di mio papà. È a lui, avido divoratore di libri gialli, che dedico questo mio primo romanzo. Sono sicuro che lo avrebbe adorato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

“Mamma? Mamma mi fa male”

La voce era solo un debole lamento, ma lei poteva quasi sentire il dolore che stava provando suo figlio in quel momento.

“Lo so, premi forte qui – disse lei cercando di non gridare – prova a restare sveglio ti prego, non ti addormentare”

Era notte fonda. Tutto era successo in una manciata di minuti e quella casa sembrava un terreno di battaglia.

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Conor era disteso sul pavimento a pancia in su e stava fissando atterrito il soffitto sopra di lui. Provava tante sensazioni tutte insieme e non poteva fare a meno di percepire il calore del suo stesso sangue che gli impregnava il maglione fino alla schiena. Il ragazzo fece uno sforzo sovrumano e cercò di sollevare leggermente la testa per guardarsi il petto, ma una fitta lancinante lo obbligò ad appoggiarla nuovamente sul pavimento. Nella mano destra tremante impugnava uno strofinaccio con cui stava cercando a tentoni il punto giusto del suo addome su cui fare pressione, come gli aveva detto la sua mamma. Andando a tastoni riuscì a sentire con le proprie dita il metallo freddo del coltello conficcato all’altezza del suo stomaco, ma faceva troppo male per premere il panno.

Facendo sempre più fatica a respirare, inclinò la testa leggermente verso sinistra e vide il corpo senza vita di suo padre steso in cucina. Il corpo e riverso in una pozza di sangue, che piano piano avanzava fino alle schegge di vetro sparse sotto alla finestra rotta della cucina da cui entrava urlando il vento gelido della notte.

Conor cominciò a singhiozzare e a invocare il nome del padre, ma il suo sussurro sarebbe stato comunque troppo flebile per essere udito da chiunque.

“Vi prego fate in fretta! Sì, esatto, al piano terra e la porta è già aperta!”

La madre impugnava la cornetta del telefono come se ci si fosse aggrappata con tutte le sue forze e stava gridando disperata. Quelle grida erano rimaste l’unico contatto con la realtà, mentre il dolore lentamente si assopiva e un senso di calore iniziava a pervadere Conor fino alle tempie. Pensò “sto morendo”. In quel momento una selva di pantaloni bianchi irruppe nella stanza. Gli occhi azzurri del ragazzo riuscirono a distinguere una mano, dentro a un guanto di lattice bianco, appoggiare in fretta una valigetta arancione proprio di fianco alla sua testa.

Poi non vide più nulla.

1

La pioggia stava battendo senza sosta da più di due giorni, come spesso accade a inizio settembre da quelle parti. Gli abitanti di Pinefall non avevano alcun problema con il clima rigido del Minnesota, ma abituarsi ad una pioggia fitta, talvolta all’apparenza interminabile, è tutto un altro discorso. La situazione poi diventava particolarmente critica nei mesi invernali, quando un vento gelido e tagliente proveniva dal Lake Superior e si insinuava come un rapido serpente in tutte le vie della cittadina.

Pinefall sorgeva sulla sponda ovest del lago a poche miglia dal confine con il Canada ed era raggiungibile solo tramite la statale 61, una lunga strada che accarezza lo specchio d’acqua a partire dal confine con il Wisconsin fino al Grande Nord. Una sola strada, con il compito di tagliare in due un’enorme distesa d’acqua da un’enorme distesa di boschi. Per questa ragione, a Pinefall era davvero raro vedere turisti o nuovi abitanti, al massimo vi transitava qualche forestiero di passaggio che optava per una breve sosta di poche ore in cerca di un pasto caldo.

In quei primi giorni di settembre la città appariva particolarmente deserta e anche il viale sul lungolago, la solitamente frequentatissima Willow Rice Road, si era ridotto a un desolante ritrovo per gabbiani e papere che saltellavano sulla sponda sperando in un po’ di pane secco.

Damien Cougar stava marciando a passo veloce verso l’Holly’s Pub come era solito fare ogni domenica mattina per iniziare la giornata sorseggiando il famoso caffè amaro di Holly. Quell’intruglio era da lui chiamato l’Imbevibile ed era un caffè preparato utilizzando, al posto dell’acqua, altro caffè avanzato dalla sera prima. Un saporaccio, ma la leggenda narrava che bere quell’intruglio avrebbe garantito una concentrazione assoluta per tutta la giornata. Era ottimo per abbattere il mal di testa, ma spesso lasciava in cambio una grande acidità di stomaco.

“Buongiorno Holly”

Annunciato da un familiare din-din il giovane entrò nel pub aprendosi la porta con la schiena, mentre si destreggiava con l’ombrello per provare a richiuderlo senza bagnarsi troppo. Armeggiando con la porta in maniera goffa, urtò e fece cadere il foglio di plastica con sopra scritto “Cercasi Personale” che era attaccato con il nastro adesivo proprio sopra alla maniglia. Si accovacciò per raccoglierlo dal pavimento già pieno di impronte bagnate e scosse la testa, mentre sorrideva imbarazzato a Holly.

“Ciao Damien, il tuo Imbevibile è già pronto.” gli rispose Holly, che proprio in quel momento stava uscendo dalla cucina con delle buste di affettati freschi in mano.

Damien riattaccò il cartello alla porta e si mosse per raggiungere il suo sgabello preferito, il primo da sinistra a ridosso del bancone, appoggiando immediatamente entrambe le mani attorno alla tazza di caffè bollente. Nulla era meglio per scaldarsi velocemente le mani bagnate.

Quello che più gli piaceva dell’Holly’s Pub era l’atmosfera da vecchio diner anni ‘cinquanta con le poltrone rosse in plasticaccia, gli sgabelli rotondi e le locandine dei classici del cinema incorniciate su tutte le pareti. Pensava che in un ambiente così piacevole non sarebbe mai potuto accadere nulla di brutto e per questo vi si rifugiava appena poteva, anche solo per fare due chiacchiere con gli amici senza consumare nulla.

Dalle ampie vetrate del pub che circondavano completamente tre lati della struttura si riusciva ad ammirare la principale piazza cittadina, affacciata proprio sul cuore del viale del lungolago. Se aguzzavi la vista, nelle giornate più belle avresti potuto anche a scorgere in lontananza le pinete sulle colline della sponda opposta, ma quel mattino il cielo era una sinfonia di gonfi nuvoloni neri, in ogni direzione.

“Hai sentito della nuova professoressa di matematica?”

“So solo che viene da fuori, credo da un altro stato addirittura – rispose lui – ma non ho idea di chi sia. Mi mancherà molto la Signora Adams, quando andavo a scuola era la mia insegnante preferita”

La signora Adams era la storica professoressa di matematica del liceo St. Peter. Malata da tempo, si era spenta improvvisamente alla fine di quella primavera, poco prima del termine dell’anno scolastico. Viveva da sola in un bilocale ai margini della città e una sera come tutte le altre andò a dormire. Fu ritrovata da sua figlia la mattina seguente, dopo essere stata avvisata dal preside che sua madre non si era presentata a scuola e non rispondeva alle telefonate. Semplicemente, non si era più svegliata.

In una cittadina di provincia con poche migliaia di abitanti tutti si conoscono e, a maggior ragione se si parla di una persona pubblicamente rispettata da sempre, nessuno si era stupito che al suo funerale non si riuscissero nemmeno a contare le persone presenti dentro e fuori la chiesa.

Tutto si poteva dire di quella comunità, tranne che gli abitanti non fossero empatici e collaborativi tra di loro, ma anche disponibili con il prossimo. Un paio di anni prima, gli studenti della St. Peter si erano offerti di organizzare una colletta e di andare ad acquistare alcuni computer per la biblioteca, con tanto di connessione a internet inclusa. Il giorno che il vecchio signor Becker era caduto dalle scale di casa sua e si era rotto una gamba, il proprietario del negozietto di alimentari che lui frequentava aveva deciso di consegnargli personalmente la spesa a casa una volta a settimana, nonostante il servizio a domicilio non fosse previste. O ancora, il sindaco si era assunto di recente l’impegno di rimettere a nuovo l’unico motel di Pinefall, praticamente mai utilizzato, per garantire a qualunque forestiero di poter alloggiare in maniera dignitosa.

Pinefall era una piccola oasi felice e isolata, a detta dei propri abitanti. E nessuno manifestava il desiderio che le cose cambiassero.

Damien stava finendo di sorseggiare il suo caffè rinforzato e mostrava un’aria triste, come spesso accadeva da qualche tempo. Nascondeva un segreto che lo tormentava, ma non era il tipo da condividere le proprie paure e ansie con il prossimo. Gettò un’aria distratta al giornale appoggiato sul bancone e chiese a Holly se lei avesse qualche informazione più precisa riguardo la professoressa in arrivo.

“Da quello che ho sentito dire in giro dovrebbe arrivare proprio oggi. Del resto, il nuovo anno scolastico inizierà la prossima settimana. Circolano voci sul fatto che andrà ad abitare nella vecchia villa sulla collina”.

Damien conosceva alla perfezione quella villa.

Lui, insieme alla sua compagnia di amici più stretti, era un vero appassionato di esplorazione urbana. Chiamato Urbex nel gergo degli addetti ai lavori, si tratta di un hobby che consiste nell’andare a visitare luoghi una volta erano abitati o comunque frequentati, che in seguito erano stati abbandonati alle intemperie e all’avanzare della natura. Lo scopo di chi pratica Urbex è quello di sentirsi un novello Indiana Jones e di lasciarsi stregare dalla fusione tra mobili, quadri, sedie e l’avanzare della natura e del degrado. La villa di cui parlava Holly era stata abitata dai genitori del preside del liceo e nessuno ci aveva messo più piede dalla loro morte, ormai dieci anni prima. La proprietà era passata a loro figlio che però scelse di non utilizzarla più lasciandola sfitta e abbandonata al proprio destino per diversi anni. Non era un segreto che le chiavi di tutta la proprietà fossero state lasciate sotto a un sasso del viottolo di accesso, ma nessuno ci era mai più entrato. Nemmeno Damien e i suoi amici. Era pur sempre proprietà privata.

Il giardino interno dell’edificio a due piani era tuttavia raggiungibile senza dover forzare alcun accesso, ed era quindi un luogo perfetto per essere utilizzato come ritrovo notturno. Ci si poteva bere qualche birra tutti insieme, raccontandosi indisturbati le classiche storie dell’orrore, proprio perché era nascosto dalla vista di chiunque essendo incastonato tra la struttura principale che dava sulla strada e la rimessa sul retro.

“Nella villa? Ma in quella casa non ci entra nessuno da anni e anni! Non credo funzionino più nemmeno tutti gli allacci del gas e della luce.”

“Non ne ho idea. Ho sentito dire da persone dell’ambiente scolastico che il preside le abbia offerto alloggio lì, probabilmente come ringraziamento per aver accettato l’incarico con così poco preavviso.”

Mentre finiva di parlare, Holly prese un tovagliolo di carta e lo porse a Damien. Con l’altra mano stava indicando due gocce rosse e rotonde sulla superficie del bancone.

“Scusami Holly. Lo sai che ogni tanto mi capita.”

“Figurati, non devi preoccuparti!”

Holly era al corrente del fatto che Damien soffrisse di poliposi nasale, un disturbo che gli causava frequenti perdite di sangue dal naso. Lui asseriva che gli accadesse soprattutto quando era nervoso o agitato, ma era solo per giustificare una situazione che lo metteva chiaramente a disagio. Nonostante fosse una situazione molto delicata per sé stesso e per le persone che frequentava quando erano in gruppo, a maggior ragione in un luogo in cui le persone vengono per mangiare, lei non gli aveva mai detto nulla. Avendo superato abbondantemente i quarant’anni senza aver mai avuto una relazione che potesse considerarsi stabile e duratura, la donna voleva bene a Damien come se fosse un figlio. Difficilmente ne avrebbe avuto uno tutto suo e le piaceva considerarsi una specie di zia per tutti i ragazzi che frequentavano il suo locale.

Erano quasi le nove del mattino e i nuvoloni sembravano diradarsi lasciando intravedere qualche spicchio azzurro in mezzo a tanto grigio. Anche la pioggia non era più scrosciante ma era diventata quasi un pulviscolo sospeso nell’aria.

“A proposito del cartello che hai fatto cadere – incalzò Holly –, non conosci nessuno disposto a venire qui a lavorare come barista? Anche part time volendo. Jennifer, ad esempio?”

“No mi spiace, non conosco nessuno che stia cercando un lavoro, al momento. Jennifer ha trovato un impiego che le piace subito dopo il diploma, quindi non penso accetterebbe.”

“Ah bene, non sapevo che lavorasse già! Sono contenta per lei.”

I due rimasero un po’ in silenzio con lo sguardo rivolto alle vetrate a fissare una timida luce che cercava di farsi strada in quel cielo ancora chiuso. La loro attenzione fu attirata da un’automobile verde che percorreva lenta il viale e svoltava a sinistra su Hill Avenue, per l’appunto la strada che risaliva fino alla collina che troneggiava su Pinefall.

“Dici che è lei?”

“O è lei o è qualcuno che si è sicuramente perso”

Holly accennò una risata e tornò in cucina a imbottire i panini per il pranzo.

2020-10-21

Aggiornamento

Superati i 100 preordini, la meta è sempre più vicina! Grazie a tutti. BENVENUTI A PINEFALL, la città immaginaria del libro, che non è un semplice luogo ma un vero e proprio personaggio.
2020-10-15

Aggiornamento

Grazie a LegnanoNews per l'articolo!
2020-10-10

Aggiornamento

50 copie vendute nei primi 5 giorni! Grazie a tutti per il supporto, continuiamo così e andiamo a stanare l'uomo nel buio!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mi leggo subito la bozza integrale e poi aspetto la mia copia!

  2. (proprietario verificato)

    Stile di scrittura molto diretto e trama interessante, voglio dargli una possibilità.

  3. (proprietario verificato)

    Già dal prologo lo vedo bene per un film o una serie tv. Comprato!

  4. Cristina Pirani

    (proprietario verificato)

    Coinvolgente e travolgente fin dalle prime battute. Promosso!

  5. (proprietario verificato)

    Sono sempre alla ricerca di thriller scritti da emergenti, per uscire dagli schemi dei soliti maestri del genere. Il prologo ha tutte le premesse per non deludere: “omicidi a catena e collegati”, “strascichi psicologici”, “cittadina di provincia”, sono già ingredienti che mi fanno venire l’acquolina in bocca. Non vedo l’ora arrivi la mia copia, seguirà recensione!

  6. (proprietario verificato)

    Da appassionata di Donato Carrisi non posso farmi sfuggire un thriller dal prologo tanto avvincente! Copia cartacea acquistata!

  7. (proprietario verificato)

    Altro che serie TV, non leggevo un prologo così avvincente e intrigante da tempo !! Aspetto solo di ricevere la mie copie !!!

  8. (proprietario verificato)

    Introduzione da brivido, ricorda Stephen King.
    Non vedo l’ora che arrivi la mia copia!

  9. (proprietario verificato)

    Se il resto del libro è come l’estratto pubblico, credo che lo divorerò in un giorno!! Non vedo l’ora di avere la mia copia!!

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Defio
Marco De Fazi, classe 1986, nasce e vive a Legnano in provincia di Milano.
Da sempre appassionato di arte e intrattenimento, è un musicista e compositore per passione. Ha all'attivo tre album musicali pubblicati, tutti contenenti pezzi originali in lingua inglese.
Il suo lavoro è quello del consulente di web marketing e digital advertising, mentre le sue passioni sono la chitarra, i fumetti, i libri e i film.
Si definisce uno storyteller e ci sono storie che non possono essere raccontate nello spazio di pochi minuti in un brano musicale. "L'Uomo Nel Buio" è il suo romanzo thriller d'esordio.
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