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Mabel
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Consegna prevista Febbraio 2022
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<<A volte il mondo fa schifo…>>.
<<… E c’è da aggrapparsi a qualcosa in grado di renderlo migliore>>.
Questo è ciò che ha spinto i detective Torres e O’Hara ad andare fino in fondo ad una serie di omicidi che hanno coinvolto una variegata girandola di persone al punto tale da intrecciarne le strade in modo che nessuno di loro si sarebbe mai aspettato.
E’ il 1989 in California, più precisamente a Santa Barbara e attorno a questa spirale di morte si trovano costretti ad agire una serie di personaggi dalle vite completamente diverse ma con un obiettivo comune: trovare il responsabile di tutto l’orrore che si sta riversando città.
Non mancheranno le conseguenza di questa folle corsa contro il male e il presente vedrà l’incombenza di un passato mai del tutto dimenticato, pronto a cibarsi delle paure che il caso porterà nella sua scia.
Un giornalista, tre poliziotti, un bizzarro gruppo di amici e una ragazza che ricorda una dea caduta negli inferi.
Chi pagherà il prezzo dei propri errori?

Perché ho scritto questo libro?

Perché una volta aperto il vaso di Pandora non lo si può più chiudere.
Sconfitta la paura di mettermi in gioco si è scatenato uno vero tsunami di idee in cerca di ordine.
Questo libro nasce da un’idea di base, alla quale si sono aggiunte migliaia di ore di film visti e di libri letti che ne hanno ampliato i confini fino a trasformarlo in un vero e proprio biglietto da visita per il mondo della scrittura.
Non me ne voglia Pat Bateman. Il mio unico scopo è continuare a crescere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Charlie, non senza timore, seguì Eddie all’interno dell’ufficio più grande che avesse mai visto. Ricordava un grande open space. Fu investito da un forte odore di fumo di sigaro e dopobarba. Vide un camino finto sul lato destro, sopra il quale ruggiva la testa di un leone impagliata. Il camino era circondato da un salottino con quattro poltrone Chesterfield di pelle marrone e un mini bar con bottiglie e bicchieri di cristallo. La scrivania prendeva la scena su tutto il resto, imponente e in puro legno di noce con sopra un’interminabile quantità di scartoffie e dietro, seduto su una lussuosa poltrona in pelle nera, troneggiava proprio il super boss, David Scott Wilson.

Charlie rimase immobile sulla soglia.

David aveva i capelli castani e un folto pizzetto leggermente brizzolato. Gli occhi erano piccoli e penetranti. Grazie anche alla sua mole tutt’altro che minuta, incuteva una certa soggezione.

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<>. Disse con tono accomodante l’uomo seduto dietro alla scrivania.

<>. Rispose Charlie impacciato.

David sorrise e si rivolse ad un’altra figura seduta di fronte alla scrivania, del quale Charlie vide solo le spalle. <<Jack, vuoi essere così gentile da versare un bicchiere di whisky per il nostro ospite?>>.

L’uomo si alzò, versò due dita di liquido ambrato in un bicchiere finemente lavorato e glielo porse. <>.

<>.

<>.

Le lodi e i convenevoli insospettirono Charlie che fiutò una fregatura dietro l’angolo in attesa di colpirlo in pieno volto con una mazza da baseball.

<>. Più il liquido scendeva più Charlie si sentiva meglio. Immaginò se stesso come Braccio di Ferro e il whisky come gli spinaci. Dovette sforzarsi parecchio per evitare di sorridere in una situazione nella quale non sarebbe stato in nessun modo il caso.

David si lasciò andare ad una risata spontanea e arrochita dal fumo.

<>. Indicò con una mano l’uomo dai capelli grigi che gli aveva versato il whisky, dopodiché si accese un sigaro e rimase in silenzio mentre il redattore si schiariva la voce.

<>.

<>. Charlie non riuscì a cogliere subito il punto del discorso.

<>. Intervenne Eddie.

<>.

<>. Riprese Jack.

<>. Charlie voleva solo arrivassero al punto in modo chiaro, senza giri di parole.

<>. Seguì una pausa durante la quale nessuno osò dire una parola, aspettando che il super boss continuasse a parlare. <<Tuttavia… nel corso della notte ci sono stati degli sviluppi decisamente molto interessanti>>. Rise divertito e il suo viso sfigurò in un ghigno soddisfatto che a Charlie ricordò quello di un sadico.

<>. Disse Eddie.

<>. Rispose Charlie.

<>.

<>. Charlie sembrò sconcertato.

<>.

Charlie spostò lo sguardo da uno all’altro senza sapere cosa dire, era confuso e stordito da tutto quello che aveva sentito e non fu in grado di reagire. Il super boss parve accorgersene.

<>. Quelle ultime parole suonarono come la più diretta delle minacce.

<>. David si alzò, si sistemò la giacca e Charlie capì che la riunione era giunta al termine. Strinse mani, pronunciò dei convenevoli che dimenticò subito e seguì Eddie nel lungo corridoio. Nel silenzio interminabile che portava all’ascensore i suoi occhi indugiarono sull’articolo della nevicata a San Francisco del 1976 posto accanto a quello che parlava del tentato omicidio al presidente Ford del settembre 1975.

Il super boss avrebbe voluto incorniciare una gran prima pagina da piazzare accanto a quelle: “Il San Francisco Examiner consegna il Killer delle Monete alla polizia” . Bel modo di ottenere ciò che vuole, borioso ciccione fottuto, pensò Charlie mentre le porte dell’ascensore si chiudevano davanti ai suoi occhi.

<>. Chiese Eddie.

<>. Rispose Charlie.

Eddie si mise la mano nella tasca della giacca e ne estrasse un pacchetto di Camel. <>.

Charlie accettò, ne accese una e aspirò un paio di volte prima di continuare a parlare. <>.

<>. Rispose Eddie.

<<Avanti, non prendermi per il culo… almeno tu>>.

<>.

<<Ok, sono fottuto>>. Charlie finì la sigaretta proprio quando l’ascensore li portò al piano terra.

<>. Chiese Eddie uscendo dal palazzo passando per la porta scorrevole di vetro che portava direttamente in Marker Street.

<>. Rispose Charlie.

I due si recarono in un bar piccolo e poco illuminato non lontano dalla sede. L’arredamento, compreso il bancone, era tutto in legno scuro consumato e appiccicoso. Un tizio pelato e sudaticcio chiese loro cosa volessero e ordinarono due pinte di birra rossa.

<>.

<>. Concluse Charlie.

<>.

<<E’ banale autoconservazione. Dal momento che la mia è un indagine privata penso di poter lavorare meglio da Santa Barbara>>. Charlie bevve avidamente dal suo boccale e si rese conto di essere a stomaco vuoto da ore. Iniziò ad avvertire dei giramenti di testa e un senso di leggerezza.

<>. Eddie lasciò i soldi sul tavolo e si alzò, sostenendo Charlie che barcollò nel tragitto dal tavolo all’uscita.

<>. Domandò Eddie.

<>. Charlie agitò la mano per aria e si avviò verso l’indirizzo dell’albergo, a due passi dal bar, dove si registrò e si fece accompagnare alla lussuosa camera che era stata gentilmente offerta dai piani alti della redazione.

Cosa non sono disposte a fare le persone quando hanno bisogno, si disse Charlie.

La stanza si rivelò una suite situata all’ultimo piano dell’hotel, con un enorme salotto in stile liberty, un mobile bar ben rifornito, un televisore grande quanto la parete e una cabina armadio dotata di smoking per tutti i gusti. Tre scalini portavano dal salotto ad una jacuzzi che poteva contenere sei persone comode. Dietro di esse una porta scorrevole conduceva nel bagno grande quasi quanto la stanza principale e infine sulla destra una porta doppia in legno pregiato si apriva su una lussuosa camera da letto con un materasso matrimoniale ad acqua tra i più ampi che Charlie avesse mai visto.

<>. Esclamò dopo aver ispezionato la stanza in lungo e in largo.

Un cane di legno vestito da commodoro con in mano un orologio gli disse che erano le 18:15. In perfetto orario per una doccia e per una serata libera prima del duro lavoro che lo aspettava. Sarebbe stata una lunga notte, se lo sentiva.

Dopo una doccia rigenerante cenò al ristorante dell’hotel di buon ora per dedicare tutto il resto della notte a bere e raccogliere i suoi pensieri. Sentiva il bisogno di ragionare su quello che era successo all’interno di quell’ufficio. Doveva indagare su un paio di omicidi perché qualcuno ai piani alti sperava che questo tizio continuasse ad uccidere per incrementare l’interesse sulla storia. Avrebbe indagato, perché non aveva nessuna cazzo di scelta, si sarebbe esposto e avrebbe rischiato che la polizia lo incriminasse per la gloria dei suoi capi che restavano nei loro attici a bere whisky single malt mentre lui rischiava il culo in strada.

Certo, l’idea di indagare su un serial killer lo eccitava, ma anche il portare a casa la pelle non sarebbe stato tanto male.

Si era appassionato all’investigazione grazie al personaggio di Philip Marlowe e aveva sempre sognato di diventare un detective. Alla fine dei conti non si era allontanato di molto dal suo sogno, ma un serial killer? Era roba da libri o da film, non per un giornalista.

Anche se lui era molto bravo in quello che faceva, al diavolo, era il migliore e lo sapevano anche ai piani alti della redazione. Per questo avevano scelto lui.

Quell’improvvisa consapevolezza lo pervase di un forte senso di orgoglio e potere. Iniziò a immaginare se stesso in quegli attici di San Francisco vestito di tutto punto e intento a bere vodka versata sui sodi seni di una qualunque coniglietta di Playboy.

La realtà strisciò circospetta dietro di lui e lo picchiettò alla spalla. Era il maitre dell’hotel che richiamava la sua attenzione per informarlo che il taxi era arrivato e lo stava aspettando all’esterno.

Girò a lungo, camminò tanto e bevve di più. Passò di locale in locale affogando i suoi pensieri, le sue paure e i suoi demoni del passato che riaffioravano, in whisky sour e vodka&tonic.

Rapidamente si fecero le due del mattino e si ritrovò in un jazz bar sulla terza strada ad ascoltare pezzi di Sidney Bechet sorseggiando ottimo scotch.

Seduto su uno sgabello, appoggiato al bancone e con gli occhi chiusi, Charlie lasciava che le note del sax rilassassero i suoi pensieri e allietassero la sua nottata.

>. Una voce femminile molto sensuale, con una perfetta pronuncia lo distolse dalla musicalità delle note.

<>. Aprì gli occhi e sorrise ad una ragazza bionda e incredibilmente graziosa, in un vestito rosso e attillato da far invidia a Jessica Rabbit. Nonostante la poca illuminazione si perse nei suoi occhi del colore della speranza e non trovò più parole da dire.

<>. La ragazza indicò il bicchiere appoggiato sul bancone del bar. Indossava dei guanti bianchi di raso.

<<Oh, be’, si… diciamo che mi rilassa – balbettò Charlie – vuole farmi compagnia?>>.

<>. La ragazza si sedette a fianco a lui e tolse i guanti appoggiandoli sulle gambe. Il vestito corto lasciò intravedere delle calze autoreggenti color carne e le sue mani erano perfettamente curate con dita sottili e uno smalto sgargiante quanto il vestito.

<>. Chiese Charlie.

<>. Porse la mano.

2021-07-14

Aggiornamento

Mabel ha raggiunto il secondo importantissimo traguardo di 250 copie e io non ho parole per descrivere quanta sia la gioia nel vedere la fiducia che state dimostrando nei confronti della mia prima creazione. Si continua a sognare in grande non ringraziandovi mai abbastanza per il supporto e il sogno è sempre più concreto!
2021-06-24

Aggiornamento

Cari lettori e care lettrici, qualche giorno fa ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Martina e lei ha scritto un articolo sul suo sito con tanto di video-intervista. Tra le tante chiacchiere a proposito di Mabel ho anche letto un piccolo inedito. Non fatevelo scappare. Articolo e intervista li potrete trovare al seguente link: https://pensierisurrealidigentecomune.com/mabel-matteo-orlandi/?fbclid=IwAR2eO1yhytktQUFnLfxQZ6DMti_A_QoMJU9v1sSvSEE1se_aEQ3RGn5cr1k
2021-06-09

Aggiornamento

Mabel sta per entrare in fase di editing e questo è stato possibile solo grazie al vostro sostegno. Ora, mentre tutti i processi prenderanno il via, la campagna resta attiva per tentare di raggiungere altri due step per la pubblicità. Questo video è per ringraziarvi tutti. Questo video è per rendere vivo qualcosa oltre le parole. In origine era un po' più lungo (Zack Snyder chi?) ma questa versione cattura l'essenza che questa campagna sta avendo per me. https://youtu.be/5jjQT4WlF38 Enjoy!
2021-06-01

Aggiornamento

"[...] Ma più di tutto lo infastidiva chi non era in grado di godersi le gioie del momento, chi cercava perennemente rassicurazione per l'ora successiva, per il giorno seguente o per il resto della vita." Questa frase proviene da uno dei libri che mi hanno maggiormente ispirato durante la creazione di Mabel. Il libro in questione è Io ti troverò di Shane Stevens. Ecco, ho iniziato questo percorso sperando in un risultato ma senza sapere dove sarei potuto arrivare. Grazie a tutti voi siamo giunti al primo traguardo con una velocità che ha dell'incredibile e sarei uno stupido se non sapessi gioire di questa gioia. Non saprei nemmeno come descrivere l'emozione nel pensare che il mio primo romanzo vedrà le librerie, vedrà voi, vedrà tutto il mondo per il quale è stato creato. Mi godo questo momento come uno dei più belli di tutta la mia vita e, oltre a ringraziare infinitamente tutti voi che mi avete dimostrato la vostra fiducia, comunico che avrò ancora la possibilità di raggiungere due obiettivi (250 e 350 preorder) che garantiranno a Mabel una visibilità sempre maggiore. Questo traguardo è di tutti coloro che hanno sostenuto il mio progetto e non vedo l'ora possiate leggerlo per poterne poi parlare insieme. Grazie, grazie grazie!!!
2021-06-01

Aggiornamento

Mai mi sarei aspettato una simile corsa. Mai mi sarei aspettato una simile fiducia. Mai mi sarei aspettato di poter vedere tutto questo così vicino dal concretizzarsi a così poco tempo dal suo inizio. Un piccolo estratto per ringraziare chi ha acquistato e non ancora assaggiato la bozza e per tentare di invogliare chi ancora non si sente del tutto convinto! Grazie ancora a tutti!!! "Mentre iniziava l’intro di Baba O’Riley aumentò i giri della macchina, pensando a quando suo padre l’ascoltava la sera prima di ubriacarsi. Suo padre, Jackson, era stato in Vietnam per diversi anni e, come molti altri, una volta rientrato non era più stato lo stesso uomo che Charlie ricordava. Aveva iniziato a bere forte e quando si ubriacava era solito picchiare sua madre, Alice. A quel tempo, Charlie, aveva tredici anni e sentiva che difendere la madre era la sola cosa importante. Più importante anche della propria incolumità. Così finiva per prendersi una dose doppia di botte finché il padre non cadeva stravolto dai fumi dell’alcool. Le cose continuarono per diversi anni fino alla metà inoltrata degli anni settanta, quando suo padre si ammalò seriamente e morì in pochi mesi. Per Charlie e sua madre fu una liberazione, ma ancora oggi, a distanza di più di quindici anni da quei giorni, non riusciva a fare a meno di quelle canzoni che tanto amava e al tempo stesso tanto odiava."
2021-05-25

Aggiornamento

La campagna è partita davvero alla grande e non potrei esserne più felice. Ringrazio già tutti coloro che hanno espresso la loro fiducia preordinando le loro copie ma, ebbene sì, siamo solo all'inizio. Arriveranno altre chicche pronte ad aumentare la salivazione. Stay hungry. Stay tuned.
2021-05-24

Aggiornamento

La campagna non poteva iniziare in modo migliore. Grazie davvero a tutti per aver dato fiducia alle prime righe a disposizione. Presto arriverà qualche altra piccola chicca per alimentare la salivazione. Un abbraccio e grazie ancora! Stay hungry. Stay Tuned.

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Matteo Orlandi
In un mondo in cui “i Simpson l’hanno già fatto” la mia biografia potrebbe essere questa:
Non ho scelto il liceo classico, anche se avrei dovuto.
Non mi sono iscritto all’università, anche se avrei dovuto.
Non ho dato sfogo alla mia passione per la scrittura per quasi trent’anni, anche se avrei decisamente dovuto.
Alla fine, eccomi qui, con l’opportunità di pubblicare il mio primo romanzo (spero di una lunga serie) con la consapevolezza che non si diventa scrittori solo perché si pubblica un libro.
A tal proposito colgo l’occasione, parafrasando uno dei miei film preferiti, per esprimere ciò che vorrei fare da grande:
“Ci sto provando, Ringo, ci sto provando con grande fatica a diventare scrittore”.
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