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May Tomorrow Never Come

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Ogni notte Keith si risveglia in un incubo, privo di memoria, in una stanza in rovina, fuori della quale attende una minacciosa presenza. Fino a quando si risveglia, per davvero, nel mondo reale. Keith vive in un’anonima metropoli. È insoddisfatto della sua esistenza ma non riesce a cambiare nulla, per quanto lo desideri. Quando i suoi incubi iniziano a manifestarsi nella realtà e dubita della sua sanità mentale, l’incontro con l’eccentrica senzatetto Terry Turtle lo porterà a intraprendere un viaggio in bilico tra il mondo onirico e quello reale, per sfuggire, con l’aiuto di Terry, a creature da incubo mandate da un’entità malevola conosciuta come il Demiurgo, che vuole annientare per sempre ogni forma di immaginazione.

Nero come la pece. Il vago senso del suo corpo in quel mare oscuro.

Poi il buio si increspa e s’infrange come un sasso lanciato in uno specchio d’acqua, cedendo spazio a un bagliore smorto. La sua coscienza affiora, infine, con fatica alla superficie. Tutto è indefinito, anche i suoi pensieri.

Un bagliore accecante si affievolisce in una sterile luce giallastra. La foschia lentamente si dirada per mostrargli una camera spoglia. Una lampadina pende da un soffitto crepato di un indefinito colore che doveva esser stato crema. Ancora intontito scuote il capo. Lentamente, il torpore abbandona le sue membra. La sedia di legno su cui è seduto è consunta e scheggiata. Muoversi gli richiede ancora grande sforzo.

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Cerca di mettersi in piedi e sente mancare le forze, la testa inizia a girargli, una fitta attraversa le tempie, cade in ginocchio.

Il dolore si attenua, lentamente si alza in piedi.

Impiega qualche istante a mettere a fuoco la vista, fissandosi le mani. Piccole cicatrici bianchicce corrono lungo il loro dorso. Solleva lo sguardo. Attorno a lui prende forma più concreta la stanza in cui si trova.

Vede ciò che attimi prima avrebbe giurato non essere lì. Una porta di legno, crepata e deformata dall’umidità. Una finestra sbarrata da alcune assi. Sparsi per la stanza, alcuni mobili. Una cassettiera, un armadio, alcune credenze. Tutti in pessime condizioni, in chiaro stato di abbandono. La cosa più strana però è che non ricorda come è arrivato lì. E, cosa ancora più sconcertante, non riesce a ricordare chi è.

D’improvviso sente dei forti tonfi provenire al di fuori della stanza. Qualcosa colpisce ritmicamente il muro dall’altro lato della porta. Polvere e pezzi d’intonaco cadono dalla parete e dal soffitto. I colpi lungo il muro si muovono gradualmente verso la porta fino a quando la raggiungono. Chiunque ci sia dall’altro lato inizia a colpire, la porta si incrina verso l’interno fino a cedere, spalancandosi sconquassata sui cardini, schegge che volano in tutte le direzioni. Nella cornice della porta non si intravede nulla. Al di là di essa un’oscurità impenetrabile, ma la sensazione che qualcosa lo osservi dal varco della porta divelta si fa sempre più forte. È quasi certo di avvertire un pesante respiro provenire dal buio. Qualcuno, qualcosa… sta per entrare…

Keith aprì gli occhi. Inspirando fortemente, si sollevò a sedere di scatto, le lenzuola attorcigliate attorno al corpo.

Sempre lo stesso incubo. Lo ricordava nei minimi dettagli.

Con una mano si ravviò i capelli giallo paglia, percorsi da linee grigie che si facevano sempre più numerose. Si mise a sedere al lato del letto e si passò le mani sul volto per dissipare i residui del sonno. Come sempre si osservò il dorso delle mani, chiedendosi cosa significassero quelle cicatrici che non c’erano.

Quel sogno era ormai una costante che lo accompagnava da un tempo che non riusciva a definire. Ciò che lo turbava di più era il ricordare nitidamente il sogno nei minimi dettagli, ritrovarlo come un vecchio compagno, quando invece all’interno di esso non aveva memoria di nulla, neanche di se stesso. A volte si chiedeva quando stava davvero dormendo… nel sogno o nella veglia?

Madido di sudore, si alzò dal suo giaciglio, lasciando cadere il lenzuolo al suolo. Vagò con lo sguardo sul suo appartamento semispoglio. Non aveva mai speso molto sforzo a personalizzarlo, un po’ forse per pigrizia e un po’ perché sentiva che quel posto era solo un alloggio temporaneo, a cui non voleva legarsi. Anche se ormai era temporaneamente lì da anni.

Attraversata la piccola stanza, entrò nel bagno e si gettò dell’acqua in volto. Dallo specchio lo fissava il suo riflesso, grondante acqua da una barba di pochi giorni. Gli occhi di un azzurro cinereo erano incorniciati dalle linee delle rughe che, come delle crepe, si espandevano verso i lati del viso. Sforzò le labbra in un tentativo di sorriso che durò pochi faticosi secondi.

Era passato parecchio tempo da quando aveva pensato di poter essere chiunque volesse e andare ovunque desiderasse, vivere avventure uniche…. ora era solo un uomo di mezz’età, in un anonimo quartiere di periferia.

Dalla camera arrivò il suono del telefono, stridente e insistente. Dopo qualche momento ancora a fissare il volto nello specchio, Keith decise di andare a rispondere.

Sollevò da sopra l’apparecchio dei vecchi libri consunti che non ricordava di aver letto e alzò la cornetta.

«È giunto il momento» sussurrò la voce bassa dall’altro lato, dal sesso indefinibile, carica di un tono di presagio.

D’un colpo tutto divenne buio e Keith si chiese se si fosse in effetti mai svegliato.

2020-10-28

Aggiornamento

Buongiorno a tutti coloro che stanno seguendo questa mia avventura editoriale e a chi non lo sta ancora facendo ma che spero inizino a farlo, incuriositi di sapere dove la storia di #maytomorrownevercome porterà il suo protagonista Keith. In questo aggiornamento, voglio prendermi un po' più di spazio sulla questione del perché ho scritto questo libro, riprendendo il concetto esposto nella sezione apposita e ampliandolo un po'. L’inizio di questa storia era una semplice scena che un giorno ho immaginato, sovrappensiero. Le prime pagine in cui descrivo l’incubo di Keith sono nate così. Dopo averlo immaginato, ho deciso di metterlo giù, nero su bianco. E in principio non era più di quello. Un paio di pagine di una storia di cui non sapevo ancora nulla. Poteva essere qualsiasi cosa. Come tanti mondi paralleli, avrebbe potuto portare ovunque. Ho deciso di scoprire dove quella storia potesse andare e, col tempo ho aggiunto sempre più pagine, al principio in maniera spontanea, fino a quando non mi si è formata un’idea sempre più chiara della storia che volevo raccontare e di come sarebbe finita. All'inizio volevo solo raccontare una storia che mi piacesse, creare un mondo simile a quelli di cui avevo letto tante volte. Ma poi, quasi contro la mia volontà, mi sono trovato a scrivere di cose che sentivo di dovere includere in questa storia, cose che sentivo e che toccavano la mia sensibilità e che hanno costituito le basi per alcuni elementi per la caratterizzazione del protagonista e del mondo e i personaggi che lo circondano, tra cui il tormento interiore di Keith e il suo rapporto con la società, una società distopica in un futuro non troppo lontano che vediamo attraverso i suoi occhi. Sono tutti aspetti che ho sentito di dover includere a discapito del mio desiderio di scrivere semplicemente una storia d'evasione, lontana dal mondo di tutti i giorni. Ti dicono sempre che una storia funziona meglio quando scrivi di qualcosa che conosci, di cui hai un'esperienza diretta. Io ho trovato che scrivere di ciò che si conosce vuol dire mettere nella propria storia qualcosa che ci tocca, che fa parte di noi e che farà sì che dalle parole che scriviamo si sprigioni la passione che proviamo per quella storia. È questo che ho sentito quando ho iniziato a scrivere di questi aspetti. Ed è per queste cose che volevo comunicare che ho scritto questo libro, questa storia anche se, quando ho iniziato, ancora non lo sapevo.
2020-09-17

Aggiornamento

Salve lettori! La campagna è ufficialmente iniziata e in poco tempo siamo abbiamo passato il buon traguardo del 25% di copie ordinate! Ho pensato di proporvi una playlist collaborativa di canzoni che hanno il mood adatto alla mia storia. Alcune si trova ad ascoltarle il nostro protagonista Keith durante il suo viaggio. Altre invece le trovo molto in sintonia! https://open.spotify.com/playlist/011CTxLaTc8vRKYxK1gY5R?si=DPVqOG02T_Sivh32PU9wYQ A presto!

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Marco Ferrentino
classe 1978, è nato e cresciuto a Napoli. Ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Inglese presso l’Istituto Universitario di Napoli L’Orientale ed è da sempre appassionato di storie e di narrativa. Dopo gli studi ha deciso di coltivare questa passione frequentando corsi di scrittura creativa e sceneggiatura per portare infine a frutto queste esperienze con il suo primo romanzo.
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