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Consegna prevista Ottobre 2021
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Risvegliatosi nel 2112, non sa chi è e non conosce il suo passato. Scopre di chiamarsi Michael Miller, di essere stato criogenato nel 2003 a scopo terapeutico come cura del tumore in stato terminale da cui era afflitto, e di essere stato sposato. Null’altro gli era pervenuto a causa della pessima gestione del suo caso ed a causa degli eventi mondiali che imprevedibilmente hanno gettato il pianeta intero nel panico. Immediatamente si aggrappa ad un nome, Ronda, la moglie ormai morta e di cui non ricordava nulla. Divenne l’appiglio al suo passato e un sostegno del suo presente. Era diventata l’unica ragione di vita di Mike, doveva fare di tutto pur di ottenere scorci del suo passato per poter avere la forza di vivere in questo mondo, nuovo, misterioso, ipertecnologico e del quale incominciava ad avere forti repulsioni. La brama di scoprire il suo passato, lo porterà ad intraprendere decisioni sbagliate, autodistruttive.

Perché ho scritto questo libro?

Una sera giunsi ad una festa con un’idea, una fantasticheria. Ad attendermi in quell’abitazione, tra tutti trovai Daniele. Uscimmo in balcone e lo travolsi con le idee scaturite come un fiume in piena dalla mia fantasticheria. Durante il mio straparlare si aggiunsero sempre più ascoltatori costringendomi a ricominciare da capo trasformando le quattro chiacchiere in un vero e proprio comizio interminabile. “Tu adesso torni a casa e metti tutto nero su bianco” le parole di Daniele a fine serata.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La vita è imprevedibile, ed in quanto imprevedibile, può essere lunga oppure breve. Oppure può patire un evento che le faccia subire una drastica virata. Dunque è necessario viverla al meglio, momento per momento, sfruttando al massimo quello che ci ha riservato.

1

Ogni tipo di movimento era completamente impraticabile. Non era nemmeno in grado di compiere una singola azione, con il corpo o con la testa, come costretto in una paralisi. L’unica cosa che era in grado di fare era tenere gli occhi puntati verso l’alto. Un monotono reticolo di luci circolari emanava un chiarore freddo, per niente abbagliante. Sembrava avere un effetto quasi rilassante ed era l’unica cosa che conosceva di quel posto. Non riusciva a percepire alcun odore o alcun suono, olfatto e udito non erano in grado di assisterlo e l’unica cosa che percepiva era uno strano gusto metallico in bocca. Non poteva affidarsi ai suoi sensi. Capì di essere paralizzato, ma il perchè ed il come, sembravano domande irrisolvibili.
Il tempo non sembrava scorrere, impalato di fronte a quella vista monotona di luci e bagliori.

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Questa condizione ristagnante divenne rapidamente terreno fertile per due domande, divenute ricorrenti, che cacciarono con forza dalle membra una grande apprensione: ‘dove mi trovo?’, ‘che sta succedendo?’. Non vi era alcun modo di trovare risposta o alcuna persona visibile a cui porre quelle due domande, e quest’impedimento stava condizionando il suo stato psichico. Come se non bastasse, venne sopraffatto da un’altra domanda, ancora più enigmatica, che gli stava provocando un restringimento alle pareti della gola, come in un forte attacco allergico, limitandogli le capacità respiratorie: ‘Ma… io… chi sono?’. Il corpo reagì aumentando i segnali di paura innescando un vortice di apprensione che in breve tempo convertì paura in panico.
Solo, immemore e immobilizzato. Si sentì spacciato. Ma poi, in un bagno di sudore freddo, si sentì afferrato per un braccio, e poi, una voce femminile: «Ciao, mi chiamo Emily e siamo qui per aiutarti. Non devi aver paura – e rivelatasi rassicurante continuò – sei sdraiato su un lettino impostato a gravità triplicata, per questo non riesci a muoverti. Abbiamo già tentato di risvegliarti una prima volta, tuttavia sei entrato in stato di ansia e nel tentativo di tenerti fermo hai rischiato di farti davvero male. Ti sei morso la lingua colpendo con la testa le guarnizioni metalliche del lettino. Adesso, se tu sei d’accordo, ti vorrei somministrare qualcosa che ti faccia tranquillizzare un po’».
«Va… bene» disse con voce esausta.
Passarono solo pochi minuti e già incominciò a sentire i primi effetti del farmaco, tuttavia i suoi interrogativi rimasero. Ci volle un grande sforzo prima di arrivare concretamente a porre quella domanda, e nonostante fosse passato poco tempo, sembrò un’eternità: «Sai dirmi chi sono?».
Si rivolse direttamente ad Emily nonostante fosse consapevole della presenza di altre persone, viste con la coda dell’occhio adoperarsi attorno a lui. Le circostanze erano assurde ed il panico, nonostante la somministrazione del farmaco, sembrava potesse prevalere da un momento all’altro. Decise comunque che si sarebbe affidato ad Emily, riponendo in lei tutta la sua fiducia, come in un imprinting madre-figlio. Bastò uno sguardo. Non era una questione legata all’aspetto fisico. Infatti, vedeva ben poco di lei: sotto una mascherina trasparente si intravedevano le sue labbra sottili che trasmettevano serietà; su quel viso sciupato risaltavano i suoi occhi color ghiaccio; i capelli erano neri come il carbone ed erano legati in una coda dietro la testa.
Semplicemente, in un momento di disperazione come quello, trovò e si attaccò alla prima figura che potesse considerare un punto di riferimento.
Emily aveva un tono calmo e rassicurante, e sinceramente dispiaciuta rispose: «Mi dispiace… Noi siamo solo addetti al risveglio, e non ci informano di nulla riguardo i pazienti. Anche io, come te… non ti conosco. Ma puoi stare tranquillo, adesso ti portiamo dal Dottor Marshall per visitarti. Risponderà lui a tutte le tue domande».
Ad un tratto, dopo aver sentito il suono di un pulsante che veniva premuto, la forza che lo teneva costretto in quella claustrofobica condizione, incominciò lentamente a dargli tregua. Man mano che la forza di gravità andava stabilizzandosi, incominciò ad osservare l’ambiente circostante. Si trovava su una barella, in una stanza asettica, quasi vuota, impersonale. Ma quell’aspetto aveva qualcosa di rassicurante. Gli diede l’impressione di avere tutto al posto giusto, non sembrava mancasse nulla di necessario. Notò qualcosa nelle sue vicinanze e si voltò alla sua destra dove rimase incuriosito da una macchina. Collegata alla sua spalla, non dava alcuna sensazione di contatto fisico, nonostante fosse il funzione.
Emily notò la curiosità nello sguardo del suo assistito e decise di colmarla personalmente: «Sai.. Abbiamo utilizzato questa macchina per somministrarti il Mechzepram. È un apparecchio che funziona a osmosi nanorobotica e permette la somministrazione di alcuni farmaci senza la necessità di trovare l’accesso in vena. Sono sicura ti stessi chiedendo del perchè non sentissi nulla… Ma, adesso, dobbiamo andare dal Dottor Marshall» terminò la giovane infermiera.
I corridoi di quell’ospedale erano talmente impeccabili, da apparire nauseantemente monotoni. Il tragitto fino alla stanza del Dottor Marshal gli parve appiattito da tutto questo rigore e da quell’eccesso perfezione.
Dottor E. Marshall, così compariva nel monitor della porta del suo studio. Alla scrivania vi trovò quello che ormai non era più un uomo deltutto giovane. Di mezza età, con i capelli corti e brizzolati, una mascella squadrata ed un’espressione severa e disinteressata, sarebbe dovuto essere il dottore che avrebbe svelato il suo passato. Diede una rapida occhiata al paziente, non lo degnò nemmeno di un saluto ed intimò all’infermiera di lasciarli soli. Poi, incominciò a leggere quello che sembrava un referto medico:

Dott. J. O’Neill
Responsabile del Reparto di Sperimentazione Criostatica
Western Massachusetts Hospital

16/07/2002

Al Sig. Governatore del Massachusetts, George J. Cox

In data odierna alle ore 9:33 viene effettuato il ricovero del Sig. Michael Miller affetto da un tumore alla prostata allo stadio M1b nell’attesa di avviare la Terapia Criostatica. Trentacinquenne caucasico con capelli ed occhi scuri risulta idoneo alla terapia lasciando presagire, secondo le aspettative più rosee, risultati positivi di completa guarigione nell’arco di numero 20 anni. Poichè la criostasi è una terapia in fase sperimentale si prende atto che non vi è nessuna certezza di guarigione.
Si lascia spazio a diverse possibilità, tra cui, oltre alla possibilità di guarigione con la decorrenza di parecchi anni, quella remota di non risvegliarsi, quella di rivegliarsi senza aver sortito totalmente gli effetti desiderati o l’interruzione del trattamento perchè incapace di attecchire.

firma Ronda Miller

firma J. O’Neil

***

Dott. J. O’Neill
Responsabile del reparto di Criostasi
Western Massachusetts Hospital

21/09/2022

Al Sig. Governatore del Massachusetts, George J. Cox

In data odierna, alle ore 11:35 si dichiara il sogetto 303, seppur constatata la fase di guarigione, non idoneo al risveglio. Il soggetto necessita di una quantità di tempo che si aggira attorno ai 30 anni di degenza (non confermati).
La signora Ronda Miller dà il consenso a proseguire la terapia.

firma Ronda Miller

firma J. O’Neil

***

Dott. M. Sanders
Responsabile del reparto di Criostasi
New Massachusetts Hospital

13/05/2047

Al Sig. Reggente Americano, George J. Cox

In data odierna alle ore 22:30 si dichiara il paziente Michael Miller totalmente ristabilito, tuttavia ci ritroviamo nelle condizioni di dover posticipare il risveglio. L’ambiente di riabilitazione del soggetto non è considerabile idoneo ad un percorso di inserimento nel tessuto sociale.
La data del risveglio, dunque, sarà posticipata a data da destinarsi.

firma Martin Sanders

«Mi chiamo… Micheal… Miller?».
Era completamente incredulo e disorientato da tutte queste nuove informazioni. La sua testa incominciò ad elaborare tutto ciò che aveva appena appreso e generò una serie di domande. Tutto gli sembrava finto in realtà, surreale. Ma di una cosa era certo: il nome Michael Miller non gli era per niente familiare.
‘E poi se questa Ronda è mia moglie, come mai non me la ricordo?’, ‘Potrebbe aiutarmi a ricordare’.
«Vvo…rr…ei… vee…dere mia moglie» si prese di coraggio Michael rivolgendosi al Dottor Marshall.
«Mi scusi… Ma non le hanno detto in che anno ci troviamo? Sua moglie è deceduta… ehm, parecchi anni fa! Lei è rimasto in criostasi indotta per… – iniziò a rovistare con eccessiva flemma tra i fogli che aveva sulla scrivania, in cerca del referto di Michael – …dove diavolo… ehm… dove l’avrò messo? Oh! Per la precisione… la sua criostasi è durata quasi centodieci anni».
Sobbalzò colto dallo shock ed incominciò a vomitare tutte le domande che gli vennero in mente: «Centodieci? In che anno siamo? Duemilacento… Com’è possibile? Cos’è successo in questi anni? Che fine ha fatto tutta la mia famiglia?». Fece una brevissima pausa. Si aspettava quantomeno un accenno di risposta, ma non arrivò. Poi continuò: «Come mai non mi ricordo nulla? E cosa è successo in questi anni? Sono guarito?».
Il Dottor Marshall aveva perso interesse nelle parole di Mike, tediato dalla sequenza, per lui ingiustificata, di domande. Dunque si dedicò alla ricerca di qualcosa che si trovava all’interno della sua valigetta medica, una valigetta di un tessuto similpelle, che non sembrava di ordinanza. Probabilmente era un vezzo del Dottor Marshall avere una valigetta così lussuosa.
Non degnò Mike nemmeno di uno sguardo e disse: «Mike… mi ascolti. Io non sono qui per rispondere a tutte queste domande. – fece una delle sue snervanti pause, tirò fuori dalla valigetta dei guanti neri e continuò il discorso quasi tra sé e sé – Quei maledetti della vecchia amministrazione… – di scatto si voltò molto nervosamente verso Mike, ma preservò la flemma che lo contraddistingueva – l’amministrazione che lanciò la sperimentazione della criostasi non era all’altezza di guidare un progetto così ambizioso. A causa della loro incompetenza e dei loro metodi approssimativi, a parte questa cartella medica e qualche suo oggetto personale, non ci è pervenuto nulla sul suo conto… Per non parlare dell’incapacità di prevedere la perdita della memoria dei pazienti a lunga degenza».
Raggiunti e superati circa trentacinque o quaranta anni di degenza, si scoprì che l’induzione criostatica del fluido probiotico sortiva effetti ostili nella memoria del paziente e più tempo passava oltre quella soglia, maggiore era il rischio di un risveglio colmo di lacune di memoria o addirittura con una completa amnesia. Dunque, le macchine criostatiche furono perfezionate in tal senso, semplicemente aggiungendo un sistema di onde radio all’interno della capsula, capace di stimolare una sorta di stretching mnemonico riducendo al 2 per cento le possibilità di ritrovarsi un paziente smemorato.
Gli occhi castani di Mike tradirono la sua riservatezza e svelarono il suo smarrimento: ‘Come farò adesso? Non ho nulla, né un ricordo, né degli affetti, e probabilmente né un luogo in cui stare’. Fortunatamente non vi era il rischio di un secondo attacco di panico, fino a quel momento tenuto a bada dai 10ml di Mechzepram.
Il Dottor Marshall, ignorando lo stato del paziente, tuonò severo: «Adesso si lasci visitare… ehm, Mike. Si alzi e resti immobile, e… preferibilmente in silenzio».
Agli occhi ingenui di Mike, la scena sembrò la rappresentazione di un set cinematografico. Il regista inquadrava l’attore protagonista con un rettangolo formato da pollice e indice di entrambe le mani. Tuttavia, in questo caso, il regista era il suo dottore e, dal lato opposto, osservando la scena dal punto di vista del Dottor Marshall, tutto era più che chiaro.
Poco prima indossò un paio di guanti neri che ricoprivano completamente pollice, indice e medio e lasciava scoperti anulare e mignolo. Questi guanti, forniti alle strutture ospedaliere all’avanguardia dalla BioTech, sfruttavano realtà aumentata, onde radio ed eco. Questa sinergia tecnologica era in grado di materializzare uno schermo all’interno del riquadro formato dalle dita del dottore e di effettuare una scansione in tempo reale del corpo del paziente, a più livelli di profondità. Per mezzo dei diti medi impiegati nella regolazione dell’intensità e dello zoom, era in grado di avere una gestione a tresentosessanta gradi delle condizioni del paziente.
«Accendi lo schermo!» farfugliò frettolosamente il Dottor Marshall continuando a scansionare il suo paziente.
Mike fu colto alla sprovvista. Quello sembrava un comando che non avrebbe saputo eseguire, quindi ribattè timoroso: «Come ss..cusi?»
«Per Dio, accendi lo schermo!» continuò il placido medico, ignorando, come di consueto, Mike.
Mike restò ancora una volta interdetto: ‘Perchè si innervosisce così? Non ho idea di cosa stia parlando’. Fortunatamente, per Mike fu tutto chiaro, dopo il secondo tentativo, in cui finalmente si accese, di fianco ai due, uno schermo olografico che mostrava in tempo reale ciò che il Dottor Marshall inquadrava con i guanti BioTech.
«Sembrerebbe… che tutto sia… ehm, nella norma, tuttavia… »

2021-01-20

Aggiornamento

Piccolo aggiornamento: Martedì 26 gennaio alle 11:15 circa sarò intervistato a Radio In 102. Sarà interessante per chi ha già acquistato il libro e soprattutto lo sarà per chi ancora vorrebbe sapere qualcosa in più. Se volete seguire la diretta, ecco il link dello streaming: https://www.radioin102.it/live-streaming/
2021-01-19

Aggiornamento

Il libro arriva a ottobre 2021?
2021-01-16

Aggiornamento

Ormai sono già passati due giorni dal debutto del mio romanzo e ci tengo a ringraziare personalmente i miei primi sostenitori: Grazie Marco Grazie Renato Grazie Virginia Grazie Claudio Grazie Vincenzo Grazie Maurizio Grazie Angel Grazie Gaspare Grazie Massimo Grazie Claudio Grazie Claudio Grazie Carlo Grazie Salvatore Maria Grazie Alessandra Grazie Francesco Paolo Grazie Ornella Grazie Salvatore Purtroppo ci sono degli omonimi, ma io so chi sto ringraziando!
2021-01-15

Aggiornamento

2021-01-14

Aggiornamento

Finalmente è arrivato il momento! Mi auguro che la sinossi e l'anteprima siano abbastanza per convincervi a puntare sul mio primo libro.

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Armando Imparato
Armando Imparato è nato a Palermo, Sicilia, il 16 agosto 1990. Il suo approccio con la prosa, o con la letteratura in generale, non è mai stato brillante o idilliaco. Nutrivano entrambi un'insofferenza reciproca. Un'amore mai sbocciato per i primi trent'anni della sua vita. Sua madre, invece, era una divoratrice di libri. Di qualunque genere. Una passione che riuscì a trasmettergli postuma alla sua morte. In un periodo di lungo sconforto e di abbandono, impugnando un vecchio libro, Armando si disse "perché non provare, male non potrà farmi". Di lì a poco si gettò a capofitto nella lettura dei romanzi di fantascienza di mostri sacri come Philip K. Dick e Isaac Asimov. Philip K. Dick in particolare lo coinvolse a tal punto da innescare nella sua mente le prime idee per quello che sarà il suo primo romanzo. Need.
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