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Nelle grida dei tuoi silenzi

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Il coraggio è la qualità di cui Micaela, giovane trentenne, è sempre andata fiera. Fino al momento in cui la sua strada incrocia quella di Davide, un uomo che ha preso tutto di lei, il tempo e la ragione. Intrappolata nella sua zona di comfort, viene travolta da un amore che la trattiene in una trappola emotiva dalla quale non riesce a liberarsi. Diviene così fragile da accettare di avere Davide a pezzi, pensando sia meglio averlo un po’, che non averlo affatto. S’innamora di lui, mentre prova a capire quale sentimento nutre per Alessio, il suo fidanzato. All’interno di questa relazione infedele, Davide e Micaela s’incontrano lì, nei silenzi che fanno troppo male. Nelle grida dei tuoi silenzi racconta di come un amore insano non ti faccia mai sentire abbastanza, attraverso il dolore di Micaela, che ricerca disperata quel coraggio che la guiderà nel faticoso percorso di abbandono della comfort zone, sopraffatta da una graduale mutazione che segnerà per sempre la sua esistenza.

Perché ho scritto questo libro?

Vivere ai tempi dei social network ha generato fenomeni che causano dolori prima sconosciuti. La mia formazione psicologica ha favorito la conoscenza di tali fenomeni e la nascita del libro, all’interno del quale è facile rispecchiarsi, in qualche modo. Attraverso gli occhi di Micaela metto in luce le conseguenze derivate dalla paura di evadere dalla comfort zone. Vi travolgerà al punto da farvi vivere le emozioni descritte, augurandomi che io abbia usato la penna nel modo giusto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Si dice che quando tocchi il fondo non puoi che risalire, ma come fai a capire quando sei sprofondata così tanto da non poter cadere ancora più giù? Come fai a essere consapevole di provare una sofferenza così forte da non poterne vivere un’altra di intensità maggiore?

23 Luglio 2016

<>, aveva velocemente digitato l’uomo che nuovamente era venuto a cercare nutrimento dalla mia fragilissima anima.
“Ho voglia di vederti” è ciò che ho interpretato io, priva di difese e di qualsiasi confine emotivo.

Come troppe volte prima di questa, anche durante la notte seguente al suo messaggio ho lasciato che i miei occhi vispi immaginassero ogni cosa, accompagnati da una lacrima che, felice, bagnava il mio sorriso senza precedenti.
Nella mia mente era già tutto successo, da sempre, ma quella mattina avevo ricevuto davvero il messaggio atteso da troppi mesi: il cuore era impazzito alla sola visione del suo nome sullo schermo del cellulare e quel battito non ne voleva sapere di ristabilire l’anomalo ritmo. I miei due occhi marroni sembravano illuminare il mondo fuori, il fiato era improvvisamente corto, la mia risposta immediata, la voglia di vederlo tanta, troppa. Non potevamo, ma volevamo. Dio, se lo volevamo! E, questa volta, ero certa di come sarebbero andate le cose.

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Un ennesimo appuntamento clandestino, una stanza d’albergo prenotata all’ultimo momento, un completo intimo comprato con eccessivo anticipo, sperando di avere al più presto l’occasione per indossarlo, una voglia indescrivibile di aversi.

E così avevo ricominciato a contare i giorni. Sapevo che sarebbero trascorsi troppi giorni senza sentirlo, da lì in poi. Uno sporco gioco di seduzione, pericoloso ed eccitante. Un gioco con due partecipanti, zero regole, centinaia di possibili modi per perdere, nessun modo per uscirne vincitore. Consapevoli di queste istruzioni, decidemmo di partecipare con un tacito consenso e, ormai, dovevamo arrivare al capolinea, comunque andasse a finire avevamo accettato volontariamente questa sfida.
Eravamo nuovamente fermi allo stesso incrocio. Entrambi avevamo sollevato un piede da terra per indirizzarlo verso il sentiero dell’altro e affrontarci. Mentre effettuavamo questo lento e volontario movimento, ci siamo desiderati spogliandoci con due occhi capaci di toccarsi come fossero mani, tanto fino a sentirne il piacere. Poi quelle gambe sollevate, pronte ad atterrare su un terreno comune, hanno cambiato il verso. Codarde, sono tornate sui passi già segnati, proseguendo il cammino in solitudine. Arrivederci al prossimo incrocio. Avevo ricominciato a contare i giorni.

In Puglia la felicità è amplificata. Adattare la propria mente ad altri posti è un’impresa molto difficile. Eppure, avevo imparato a modellare i miei pensieri rendendoli conformi a quelli della città che mi aveva offerto alloggio e non solo. Avevo imparato ad adeguare i miei ritmi a quelli frenetici di una Milano straordinariamente sul pezzo. Avevo imparato a digerire il sushi, non rinunciando però al sapore del pane fatto in casa dalla mia mamma. Ero incredibilmente cresciuta rispetto a quel dicembre 2013. Tutto quello che ero diventata, lo dovevo alla mia nuova vita. Milano ti rende migliore. Ma la felicità in Puglia è amplificata.
Mandai giù la seconda e anche la terza pillola. I crampi si erano dileguati. Stavo guarendo.
Giorno quattro di quattordici.
Alternammo grigliate con gli amici a rilassanti serate sulla spiaggia. Già dorata e lucente, in pochi giorni acquisii un’abbronzatura molto intensa. L’ultima sera a Bari decidemmo di dedicarla a noi due e basta. Alessio prenotò un tavolo in un ristorante con un’indimenticabile vista mare, poco distante dal capoluogo. Lussuosa, incantevole apparve davanti a me questa location mozzafiato. Il tavolo riservato cadeva a strapiombo sul mare, che doveva essere molto profondo dietro a scogli dalle punte irregolari. Lasciai che il piacevole vento, che inevitabilmente soffiava su quella piattaforma sospesa sull’acqua, provocasse un brivido sulla pelle e mi commossi dinanzi a quello spettacolo della natura. Poca luce tra di noi, donata da una candela posta su un lato del tavolo che permetteva di immaginarci, più che vederci.
Alzai lo sguardo verso il cielo e andai alla ricerca delle uniche due costellazioni che avevo imparato a individuare in quel manto nero cosparso di abbaglianti stelle. Ne trovai una. La notte di San Lorenzo era alle porte, ma è noto a tutti che non è quella la notte dei desideri. Le stelle che aspetti cadono sempre prima o appena dopo quella dannata sera che rende tutti sempre così vulnerabili, al punto da lasciare che ognuno di noi affidi a quell’oscurità i propri sogni, anziché agire e cercare di realizzarli all’alba di un nuovo giorno. Eppure, consapevoli che nulla cambierà con la caduta delle stelle, il dieci Agosto porgiamo tutti gli occhi al cielo, anche solo per un attimo. Ci auguriamo di riuscire a seguire la scia di una stella che, precipitando, regali a noi ciò che, con urla silenziose, le abbiamo delegato. Che codardi che siamo. Nell’esatto momento in cui il collo si flette all’indietro e il mento tocca le tenebre, sappiamo esattamente cosa vogliamo che accada nella nostra vita. Confidiamo a quei corpi celesti i nostri più intimi sogni, aspettando che il destino, il fato, un dio qualsiasi, sia lì a realizzare i desideri al posto nostro. Siamo dei vigliacchi, rincorriamo la felicità e quando siamo a un passo da essa, aspettiamo che ci venga incontro. È sempre alla fine della corsa che accusiamo maggiore stanchezza, ma solo chi resiste potrà puntare a un posto sul podio. Invece, troppo spesso molliamo all’ultimo giro. Molliamo, perché abbiamo paura di salire sui gradini di quella vincente pedana e provare un’emozione nuova, abbiamo paura di non saperla gestire, paura di ciò che non conosciamo. Così, prima del traguardo, decidiamo di tornare indietro e di ripercorrere la strada già fatta, quella che ci rassicura, quella che non ci mostrerà imprevisti, ma, allo stesso tempo, non ci regalerà nessuna nuova emozione. Talvolta quella strada ci sembrerà sbagliata, triste, soffocante, tuttavia essa prometterà sempre rassicurazione e conforto, allora preferiamo fare e rifare quegli sterili giri, aspettando che tutto cambi, senza cambiare nulla. Attendiamo la notte dei desideri, chiudiamo gli occhi e soffiamo le candeline sulla torta. In sostanza, affidiamo la nostra felicità a forze esterne e fino a quando attribuiremo agli altri la colpa della nostra infelicità, non avremo mai il coraggio di percorrere quell’ultimo giro che ci separa dall’imprevedibile. Tutto ciò che non ci aspettiamo, spaventa. Eppure, se solo avessimo il coraggio di fare l’ultima curva, avremo davanti agli occhi un destabilizzante e straordinario panorama.
Abbassai gli occhi che avevo posato su quel soffitto stellato così a lungo da partorire sofisticate riflessioni sul senso della vita e li posai sulle mani di Alessio, che dolcemente stringevano le mie, attendendo paziente che la mia mente tornasse nel qui e ora.
<>, gli dissi. Ero felice davvero.
<>.
Fu una serata magica, quella.

Ancora immobile apparve davanti ai nostri occhi quello stesso portone che tanto mi aveva spaventata pochi giorni prima.
<<Sofia, dopo il lavoro ti aspetto lì. Ti invio l’indirizzo più tardi. Dimmi che non mi lascerai tornare da sola in quella via>>.
<>.

E sprofondai. Ancora una volta.
Hai presente l’eclissi lunare più lunga della storia? Attesa da tanto tempo, ansia, preparativi per osservarla al meglio, fiato sospeso, emozione pre e post spettacolo. In passato si sono verificate altre eclissi, certo, ma non come questa. Dio, questa sarebbe stata la più duratura. La luna rossa più lunga del secolo. Spettacolo che si ripeterà tra centinaia di anni.
Non potevo trovare paragone migliore con te. Infatti, è stata abbastanza duratura la tua permanenza nel mio cuore, l’ultima volta che abbiamo intrapreso una relazione, io e te. Intense le nostre uscite, inebrianti le nostre risate, eccitanti le nostre telefonate. Lunga attesa la mia. Preparativi, agitazione. Poi sei finalmente apparso. Sei rimasto nella mia vita per un tempo più lungo rispetto alle apparizioni precedenti, ma alla fine ti sei comunque eclissato. Senza avvertire lo spettatore. Spettacolo magnifico, quello che mi hai regalato. Poi, ti sei oscurato, ormai troppi mesi fa. Senza rendermi partecipe dei tuoi maledetti pensieri. Perché vivi sentimenti immaturi, non ti assumi le tue responsabilità, sparisci per evitare un confronto, non riesci ad affrontarmi a viso aperto. E lo fai perché non t’importa nulla di me e dei miei sentimenti, del mio dolore. Non hai empatia, forse non l’hai mai avuta.
Poi ecco, infatti, che anche oggi ricompari, certo di trovarmi ancora lì ad aspettarti.

Il coraggio è la qualità della quale sono sempre andata fiera. Il coraggio di partire, di cambiare. Il coraggio di abbandonare, ricominciare. Il coraggio di esplorare, reinventare. Ma, da quando questo doloroso sentimento si è intessuto nei miei organi, io il coraggio non so più cosa sia. Allora, per quale motivo avrei dovuto rimandare la visita nell’appartamento? Tanto, avrei atteso invano il ritorno del mio amico coraggio. Ho fatto troppo male ad Alessio, almeno questo glielo dovevo. Mi sarei recata in quel domicilio, alla ricerca di un’emozione forse, di una scintilla che mi facesse riattivare la voglia di vivere con lui.
Concedo ai miei due occhi vispi di osservare quanto di bello aveva da offrirmi quel posto. Cammino lungo il fiume, intorno a me la gente era intenta a scegliere un posto dove sorseggiare del buon vino e gustare qualche tapas, chiacchierando allegramente. Decisi di adattarmi a quell’invitante tradizione e optai per un locale poco distante da me, dal quale proveniva anche della piacevole musica. Fu in quel momento che mi accorsi che quei due occhi esploratori ti stavano cercando anche lì, tra le vie di una città sconosciuta e fui costretta a fermarmi per non inciampare nel tuo pensiero che era proprio accanto a me. Ero andata via da Milano esattamente per questo motivo. Avevo bisogno di parlare con la parte più intima di me. In questo momento mi stava comunicando già qualcosa e, che mi piacesse o no, in quel preciso istante avrei desiderato avere accanto Davide. Deglutisco, mando giù l’emozione e vado avanti. Avrò delle risposte.
Con estrema lentezza gustai diverse specialità che mi feci consigliare dal cameriere alquanto informato sui vini tipici. Assaggiai molte delle specialità di tapas offerte nella proposta gastronomica del locale e approfittai dei suoi consigli anche per assaporare il prosciutto tipico della zona. Permisi a quei sapori di raccontarmi la loro storia e ogni altra curiosità che le guide non sono in grado di comunicare. Abbandonai il senso della vista, poco essenziale in quei minuti. Il gusto mi presentò la cucina tradizionale e l’olfatto mi mise in contatto con l’odore caratteristico del mare e dei vigneti. L’udito mi ha insegnato qualche parola spagnola dal suono simile all’italiano, riutilizzata poi per canticchiare, sforzandomi di confondere la mia buffa pronuncia tra quella decisamente più gradevole dei presenti allo spettacolo.
Nella mia testa solo le voci a tono alto degli spagnoli che cantavano e parlavano. Nel mio stomaco molte prelibatezze che mandai giù con un secondo calice di vino. Il terzo lo degustai passeggiando verso il molo. Avevo letto sulla guida che dal ponte era possibile assistere a tramonti mozzafiato. Così, percorsi il livello inferiore del molo fino alla fine, poi mi accasciai per terra e attesi lì lo spettacolo, seduta con le gambe sospese sul livello del mare.
Lentamente il sole veniva divorato dalla surreale linea retta dell’orizzonte. Durante quell’emozionante transizione, difficile distinguere il punto esatto in cui finiva un colore e quello dove, invece, ne cominciava un altro. L’arancione faceva l’amore con il viola, fondendosi senza vergogna davanti ai miei occhi che, emozionati, ringraziavano per averli resi partecipi di cotanta intimità. Mentre i due colori cercavano un modo per amarsi, io finalmente ebbi la forza di piangere.

27 luglio 2019

Aggiornamento

Parlano di me, del mio romanzo. Con una gioia senza precedenti, "La pescatrice di asterischi" ​ suggerisce agli amanti della lettura il mio libro. Sul suo blog e sulla sua pagina Facebook trovate la notizia completa.
https://lapescatricediasterischi.wordpress.com/2019/07/27/nelle-grida-dei-tuoi-silenzi-di-francesca-contessa/?fbclid=IwAR2VcgPP3H0F0h79d2MxVzyZfffZTTvIAdegXBK8SsxkF-Qi_D5qAD93INs
18 luglio 2019

Aggiornamento

Il testo completo dell'articolo dedicato al mio romanzo è reperibile a questo link.

Nelle grida dei tuoi silenzi, campagna di crowdfunding per il sogno della manduriana Contessa
Il mio romanzo “Nelle grida dei tuoi silenzi” è stato selezionato e, a poco più di un mese dall'inizio della campagna, ho raggiunto il 60% dei pre ordini e sono già molto soddisfatta. Per vedere il mio libro in tutte le librerie d'Italia, ho bisogno che a credere nel mio sogno vi siano almeno altre 80 persone, che pre-ordinino una copia e contribuiscano all'obiettivo. Il tempo, però, non è infinito: la campagna di crowdfunding scade a breve e il vostro aiuto è importante adesso.  

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il romanzo è magnetico.
    Mi ha tenuta incatenata e così, in poco meno di 48h, l’ho divorato.
    Incollata alle parole sul PC o sul mio smartphone, dalla prima all’ultima.
    Emozionante e travolgente ricco di descrizioni minuziose, mai noioso, con sorprese, le stesse che hanno fatto sì che ogni “scena” del tuo scritto fosse assetata dall’altra.
    Il titolo, perfetto.
    Complimenti!
    Non vedo l’ora di averlo in formato cartaceo per poter sottolineare ciò che mi tiene legata a quelle parole.

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Francesca Contessa
Sono Francesca Contessa, ho trentuno anni e vivo a Verona. Nata e cresciuta in un paesino in Puglia, ho trascorso quattro anni a Milano, la città che mi ha permesso di conseguire la laurea in Psicologia. Per amore, tre anni fa mi sono trasferita a Verona, dove attualmente lavoro come psicologa.
Da quando la vita mi ha voluta cittadina del mondo, ho imparato che viaggiare è la cosa che più mi soddisfa, solo se accompagnata dalla scrittura. Scrivo su post it, su quaderni, libri, pagine di word. Scrivo per amore, per dolore, per lasciare un segno. Scrivo per i miei nipotini che vivono molto lontano da me, scrivo per me, attraverso di me. Divoro un libro a settimana e sono consapevole della mia dipendenza: più leggo, più scrivo.
Perché pubblicare un libro? Perché non conosco un modo migliore per parlare al mondo.
Francesca Contessa on sabfacebook

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