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Non fatemi suonare le note normali

Non fatemi suonare le note normali
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Consegna prevista Aprile 2022
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“Per favore, Novecento, solo le note normali, okay?”
“Perché bisogna sempre adeguarsi a modelli precostituiti?” – si chiede Giulia. È per questo che la sua storia doveva iniziare in un altro modo. Che il viaggio Milano-Barcellona si può benissimo fare in treno e che, sebbene a Barcellona la aspetti una vita di calore e libertà – nulla a che vedere con la cupa Oxford, città che trasuda birra da sorgenti nascoste nella moquette – ha deciso di viaggiare indossando un montone extralarge.
Il suo è un nuovo inizio, da vivere senza schemi o aspettative. Ma Giulia è curiosa di rivedere i suoi tre amici e sapere se sono rimasti uguali: Jorge l’amante del divertimento, Miguél l’imprenditore dal cuore buono e Joaquín l’ingegnere sfuggente e indecifrabile. Grazie a un rapporto conflittuale con la matematica, Giulia viene assunta da una ONG locale. E la sua vita prende finalmente la piega che voleva. Ma allora, perché l’incubo inglese sembra perseguitarla? Qual è la sua vera direzione?

Perché ho scritto questo libro?

Per servirmi della scrittura come strumento per esorcizzare le mie paure e far capire a chi ne ha che ce la possiamo fare, per rendere più tangibile il mio sogno di vivere a Barcellona mettendolo per iscritto e per mantenere viva l’adolescente scanzonata che ho dentro, essendo convinta che l’(auto)ironia sia sempre la soluzione.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Vorrei davvero vedere in faccia le persone che pensano, e con fiera convinzione, che le giornate di nullafacenza totale, quelle in cui il cervello è chiuso, la corteccia cerebrale è dura come quella di una quercia, muta come una persona muta dalla nascita, di un materiale simile al compensato…

Vorrei affrontare a quattr’occhi chi crede che anche queste giornate possano essere produttive.

Mi pare lo dicesse anche Umberto Eco, in un manualetto di consigli utili su come scrivere una tesi. L’avevo letto avidamente – in preda all’ansia, come spesso succede a chi si appresta ad affrontare quell’enorme farsa che è la discussione di laurea triennale. Ed ero rimasta piuttosto interdetta quando l’autore aveva paternalisticamente assicurato che anche i giorni in cui non si riesce a cavare un ragno dal buco, anche quelli sono utili. Fanno parte del lavoro.

Mi si voleva convincere di questa cosa palesemente falsa, oltre che frustrante per quelli come me, che penano anche per giorni e giorni sulle pagine intonse.

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Non ci vuole molto per capire che una simile idea è un’assurdità. Eppure, è espressa con tanto calore umano che chiunque, colto da convulsioni di indolenza, si sentirebbe autorizzato ad adagiarsi nel farniente, a tempo indeterminato. Quanti tesisti si saranno accoccolati tra le braccia di papà Eco, congedando i buoni propositi fino a nuovo ordine, in attesa di ricevere l’ispirazione in pieno viso, piombata da chissà dove…

Non è questa un’enorme ipocrisia? Ci sforziamo di credere che il farniente sia una necessaria componente vitale, che praticarlo a livello agonistico possa persino giovare alla salute. Questo perché in realtà ne abbiamo paura. Ma è proprio per colpa di gente come Eco che quella paura serpeggia e si sviluppa, la paura di ciò che potremmo non essere in grado di fare, di ciò che potrebbe non accadere.

No. Bisogna bandire determinati pensieri, che sfortunatamente trovano il puntuale supporto di proverbi démodé. Come quello che dice che il farniente è dolce. Perché, qualcuno lo ha mai fatto passare sotto i denti e scivolare giù dritto nella laringe?

E poi, non mi si venga a dire che quelle giornate in cui il corpo non riesce a emettere nulla – a parte il respiro che per fortuna è regolare – sono solo una pausa nel cammino e un’opportunità per fare bilanci.

Ecco servita un’altra clamorosa falsità. Bilanci di cosa? È piuttosto logico, direi: un bilancio si può fare soltanto sulla base di un qualcosa, almeno un misero qualcosina che sia precedentemente avvenuto.

Quindi. Nelle giornate di inattività, io credo, si può scegliere solo tra due opzioni. La prima: dormire. Mettersi a letto, al buio completo; sono da evitare, dunque, quelle stanze in cui la tapparella sia difettosa e lasci entrare un benché minimo spiraglio di luce. E nel silenzio più assoluto. Io, ad esempio, eliminerei tutti i dannati orologi ticchettanti dalla faccia della terra. Oltre che tutte le persone dal respiro anche leggerissimamente pesante.

L’altra soluzione è quella di fare tutt’altro: cantare, fare ginnastica, mangiare pistacchi. Se la pagina piange, un salto immediato, il più in fretta possibile, nella dimensione del pratico.

Questo può aiutare, per un po’. Ma qualsiasi rimedio è temporaneo, in queste situazioni. Nel mio caso, devo ammettere che non dura molto. Il mio intelletto è un vero prepotente, non sopporta di rimanere chiuso fuori a lungo. Continua a bussare con insistenza, quasi volesse sfondare la porta. Alla fine riesce sempre a entrare, e io devo correre ad armarmi per cominciare la consueta tenzone. Troppo tardi, sta già spargendo briciole di boria sul pavimento: e io odio le briciole. Realizzo che ormai è tornato da padrone ed è ansioso di ricominciare a ruminare l’aria, logorando tessuti cerebrali già lisi…

La pagina è vuota, di sicuro non riuscirei – in questa piccola stanza di una Oxford svogliata, le nuvole imbronciate che guarda caso non mi sorprendono – a concepire qualcosa di sensato per il mio saggio sui diritti umani in Sud America.

Che fare dunque? Lancio di dadi per decidere l’alternativa vincente?

Contro ogni previsione, ho deciso di cominciare a scrivere un libro. 

***

Scrivere un libro. In realtà non ho mai pensato di poter scrivere qualcosa di più lungo di una poesia: lungo come un romanzo. Ma questo vale per me. Se invece si tratta di qualcun altro, di qualche autore famoso, beh, la cosa cambia: non mi pongo l’ansiosa domanda “come diamine si fa a riempire centinaia di pagine?”. Gli scrittori di professione possono farlo. Quelli scrivono e basta, gli viene spontaneo.

Gli scrittori veri, poi, riescono incredibilmente a scrivere di tutto: poesie, saggi, thriller; forse anche barzellette. Beati loro: a un certo punto della loro vita, di punto in bianco sono in grado di fare tutte queste cose. E accidenti, anche di essere giornalisti. Cosa per me totalmente incomprensibile. Un poeta che è anche un giornalista? Ma fatemi il piacere……ovvio, lavorano entrambi con le parole, ma in modo totalmente diverso! È come dire che un idraulico può essere anche un eccellente istruttore di nuoto. È abbastanza evidente, un idraulico non sarà mai in grado di insegnare a nuotare a delfino solo perché il suo lavoro ha a che fare con l’acqua, e un istruttore di nuoto non potrà mai riparare l’impianto idrico di un hotel, perché di certo ignora che il pezzo da sostituire si chiama ‘polmone’.

Quindi, i poeti-anche-giornalisti sono per me esseri super-umani. Degli alieni. Alieni che ammiro molto, perché per fare queste cose insieme ci vuole un’enorme resistenza. Io, da umana, non potrei mai riuscirci: poetessa la prima metà del mese e giornalista nelle settimane che rimangono. Che esaurimento nervoso, alla fine!

Che un poeta possa anche essere un buon romanziere, beh, questo è da dimostrare. Io finora ho sempre e solo scritto poesie, quindi sono qui per verificare che le due cose siano compatibili.

Tenterei, se siete d’accordo, di scrivere un romanzo.

(Eppure, lo sgomento di fronte a chi è capace di confezionare un mattone da quattrocento pagine, quello fa fatica a sparire. Troppe pagine, troppo inchiostro, troppi tasti da schiacciare, di conseguenza troppi calli alle dita. Troppo tutto.

Per questo devo continuare a ripetermi, come una costante somministrazione di gocce di passiflora, che va tutto bene, che la fine – del libro – è vicina: se guardo con attenzione posso addirittura scorgerla all’orizzonte).

Bene, inizierei dalle cose semplici: mi chiamo Giulia.

I.

Questa storia avrebbe dovuto iniziare in un altro modo. Tutto doveva cominciare all’aeroporto di Milano Malpensa e proseguire in quello di Londra Heathrow, in Inghilterra.

Posto che le cose che uno dice suscitano quasi sempre un commento interiore in chi ascolta, so con certezza che il lettore, a questo punto, ne avrà formulato uno sul fatto che ho collocato la scena in due aeroporti “di serie A”.

Ecco: non vorrei si pensasse che questa storia parla di una persona che sceglie solo gli aeroporti di lusso, le compagnie aeree di bandiera, una persona snob e parecchio facoltosa, in poche parole. Che diamine, fin qui si spinge la vostra supposizione? Credete forse che io sia una rampolla che viaggia sempre in prima linea ed evita accuratamente le low cost perché c’è chi provvede a comprarle puntualmente i biglietti online e a farglieli trovare sulla casella di posta elettronica prima ancora che abbia avuto il tempo…che ne so, una cosa rapida, la cosa più rapida in assoluto…prima ancora che abbia avuto il tempo di sbattere le palpebre?

Ebbene sì. Mi piace viaggiare sui voli di linea, o meglio: detesto meno viaggiare sui voli di linea. Di rado mi obbligo a ripiegare su quelli economici; l’ultimo charter che ho preso credo fosse quello diretto all’isola di Alonissos, nel lontano 1994…quando ancora ero incapace di sviluppare quelle angosce patologiche tipiche di adolescente cresciuta in zona centrale di Milano. Venti gocce di “rescue remedy”, composto naturale creato appositamente per momenti di shock e per persone da questi scioccate, ripieno di tutte le sostanze immaginabili – naturali anch’esse, per carità – tutte quelle che vi possono venire in mente: coraggio, pensatene una e vi garantisco che anche lei è contenuta nel mio super composto, perché sono sempre le solite che fanno il giro di tutti questi medicinali inutili – infatti io non ci credo, ma forse li prendo per tramortire il mio buon senso – assemblandosi in pericolosi incontri ravvicinati per aiutare la gente a calmarsi.

Insomma, un bel “cocktail di benvenuto” e siamo pronti a volare.

Per inciso: io non volo, grazie al cielo. È l’aereo che vola, e io ci sono seduta dentro, maledicendo la mia volontà che si è di nuovo piegata a una simile decisione. E comunque, azzarderei che nemmeno l’aeromobile vola…se non voliamo noi esseri umani, perché mai dovrebbe riuscirci un ammasso di parti meccaniche? E le congiunture le riesci persino a vedere: sono quelle linee nere, con una punta di rosso ruggine o marrone bruciato, quelle che i miei occhi seguono quando percorro la scaletta che conduce all’interno dell’aereo, nella speranza di non incappare in nessuna orribile, spaventosa piccola crepa…ma dopo qualche minuto non resisto e distolgo lo sguardo: cerco un posto dove posarlo nuovamente, ma purtroppo rimarrà sospeso per tutta la durata del volo, vacillante e smarrito, come un pezzo di legno umido sballottato tra le onde. (O come Max Tooney de La leggenda del pianista sull’oceano: i suoi bulbi oculari non stavano mai fermi e nei momenti in cui compariva sulla scena eri più concentrato a seguire il loro movimento impazzito e a sperare che si placasse – e così placasse il tuo senso di nausea – piuttosto che a guardare il film, che intanto andava avanti…)

Ma torniamo al punto di partenza. Che è l’aeroporto di Milano Malpensa. Anzi, che avrebbe dovuto esserlo ma non lo è. Posso immaginare i fotogrammi di ogni singolo momento come fossero realtà. Io che faccio il check-in. E su questo non c’è molto da dire, ormai ho maturato una certa esperienza. So perfettamente cosa fare quando il regolamento impone che il bagaglio a mano debba essere uno e uno soltanto, anche se può comunque essere composto da quarantacinque sotto-bagagli formato David Gnomo stipati al suo interno. Praticamente, il mio hand baggage diventa come un minestrone Findus ricetta gustosa: ci infilo dentro tutto quello che posso, il suo volume è maggiore di quello di un Babbo Natale sovrappeso se si rannicchiasse su se stesso per entrare in un bagaglio a mano, ma comunque è uno, e uno soltanto.

“Sono a cavallo”.

Ma che cavallo, accidenti: sto per prendere l’aereo. In questo momento sto glorificando nella mente tutti i bei modi alternativi di cui le persone dispongono per viaggiare. Quanti splendidi posti si possono visitare soltanto a piedi? Le Cinque Terre, per esempio! E come è bello viaggiare in treno…comincio a rimpiangere le soste inspiegabili alle soglie della stazione di Milano Rogoredo. Quante, e quanti ricordi. E poi, viaggiare in aereo ammazza lentamente l’ambiente in cui viviamo: la quantità di CO2 che ogni singola persona dovrebbe emettere in un anno per far sì che l’ambiente non ne risenta è pari a una tonnellata. Una sola, in tutto l’anno…come un viaggio sola andata da Londra a New York. Ecco, visto che quelli che partono da Londra per andare a New York vorranno anche tornare a casa, prima o poi, ma un viaggio di ritorno sforerebbe la quantità di emissioni concesse, suggerisco che questi avventurieri evitino direttamente di partire.

Sarei davvero felice se si potesse sovvertire l’insano tropismo di viaggiare in aereo. Da domani tutti in treno, o in nave. E se un posto è troppo lontano da raggiungere, beh…non si può visitare tutto il mondo, non nell’arco di una sola vita.

Sarei felice, perché così nessuno avrebbe ragione di guardarmi come una fobica patologica per il solo fatto che ho deciso di andare a Barcellona in treno.

***

Ho finito il check-in: quindi, in compagnia del mio bagaglio a mano – il quale sta ospitando, nell’ordine, un’intera famiglia di scoiattoli, tredici confezioni di pasta trafilata al bronzo, quindici scatole di scarpe vuote, quindici piene, un’aspirapolvere e sei librerie smontabili – posso dirigermi verso il controllo elettronico. Passo senza problemi: per fortuna non porto mai addosso oggetti metallici che non siano facilmente rimovibili, anche se l’idea di avere un dente d’oro nell’arcata superiore mi ha sempre affascinato. A questo punto sorrido: non fa mai male sorridere alla gente. In questo momento è anche utile per dissimulare la mia inquietudine, che aumenta in modo inversamente proporzionale alla distanza dal gate del mio volo. E anche per mostrare le mie arcate che non contengono alcun dente d’oro. Il mio passo si fa sempre più lento, affaticato, prendo tempo, mi guardo intorno, scorro senza alcun interesse la fila di vetrine di negozi e mi chiedo se qualcuno, in questo tratto che va dal controllo elettronico ai gate, abbia mai deciso di fare acquisti voluminosi, comprare qualcosa di veramente grosso, e come si è poi comportato di fronte alle severe disposizioni delle compagnie aeree riguardo ai bagagli sovradimensionati. La domanda si fa davvero pressante: per calmare il mio improvviso allarmismo mi dico che, se per caso nella fila per l’imbarco troverò un disgraziato che si è comprato un violoncello e non può obiettivamente ridurlo alle dimensioni di una cassetta delle lettere, potrò sempre offrirmi di portarglielo io, infilato nel grande shopping mall che è il mio bagaglio a mano.

Bene, sono in fila per l’imbarco. Comincio a sudare, ma non per la strizza: la mia fobia da aereo non si manifesta in questo modo. Di solito comincio a sentirmi come Prometeo, divorato pian piano dai morsi di un’aquila nella zona del basso ventre. No, sto sudando perché, a rigor di logica, quando si ha caldo si suda. E io indosso un montone di pelle vera, anche se siamo a metà settembre, perché mio padre ha insistito per farmelo portare, “tanto vai in Inghilterra, là farà già freddo, una volta arrivata ti farà solo comodo. Andiamo verso la stagione invernale, sicuramente ti servirà”.

2021-10-15

Aggiornamento

Perché vale la pena preordinare 'Non fatemi suonare le note normali'? Ecco che ne pensano alcuni miei sostenitori ;-) https://instagram.com/stories/giubiiiii/2684321668917274374?utm_medium=share_sheet
2021-10-12

Aggiornamento

La campagna di lancio di 'Non fatemi suonare le note normali' continua fino al 20 ottobre: approfittatene ordinando una copia e passando parola! Con il codice promo NOTE, poi, potete acquistarlo con il 30% di sconto per tutta la settimana! Grazie :-) https://fb.watch/8A8bsY58qz/
2021-10-05

Aggiornamento

Ciao! Vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto in questi 100 giorni preordinando una copia del mio libro e permettendogli così di arrivare a essere pubblicato! È stata una bella avventura, e ora...si corre per raggiungere il prossimo goal! 😉
2021-10-02

Evento

Dulcis in Fundo, Via Zuretti 55 Milano Hey voi! Non vi siete dimenticati del mio libro, vero? Ve lo fate un salto alla presentazione di domani al Dulcis in Fundo? Vi aspetto alle 17! 😉
2021-09-22

Aggiornamento

Ciao! Foto e un breve video della presentazione del mio libro il 19 settembre a Piacenza 🙂 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/137736215244244/
2021-09-19

Evento

Fabbrica&Nuvole-scuola azzurra, via Roma 163 Piacenza Vi aspetto domenica 19 alle 18 per parlarvi di persona di 'Non fatemi suonare le note normali'! :-) https://www.facebook.com/107835021567697/posts/136578982026634/
2021-09-07

Aggiornamento

Ciao! Finora ho parlato molto dei contenuti di 'Non fatemi suonare le note normali', ma qual è lo stile del romanzo? Come si sviluppa la narrazione? Tra metafore e giochi di parole, onomatopee e personificazioni, il tutto con il costante obiettivo di intrattenere ridendo :-) https://www.facebook.com/107835021567697/posts/132592032425329/
2021-08-28

Aggiornamento

Ciao! Una nuova lettura dal mio romanzo, per stile e contenuto diversa da quello che avete ascoltato finora. Spero vi incuriosisca e, se siete indecisi, vi convinca che vale la pena ordinare il mio libro per averlo presto tra le mani 😉 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/130590879292111/
2021-08-25

Aggiornamento

La storia di "Non fatemi suonare le note normali" si svolge a Barcellona, giusto? O a Oxford? O forse da tutt'altra parte? Scopritelo ordinando il libro! "Passaporto. Biglietto. Strap. Grazie e buon volo. Grazie a lei. Braccio metallico. Portellone anteriore. Sguardo furtivo alle linee scure. Linguaccia. Non mi fate più il minimo effetto, mi dispiace per voi. Impressione assurda che le linee scure mostrino in quell’istante una certa frustrazione. Corridoio luminoso. Posto 18 F, finestrino. Sull’ala, per la precisione. Non mi smentisco mai. Tavolinetto reclinabile. Rapida occhiata all’enorme faldone consegnatomi da Javier all’ingresso in aeroporto, contenente IL MONDO."
2021-08-21

Aggiornamento

Qual è il desiderio della protagonista del mio libro? Vivere a Barcellona e scrivere articoli per una ONG di cooperazione internazionale. Il suo desiderio diviene realtà. Qual è il mio desiderio? Uno dei tanti, che "Non fatemi suonare le note normali" venga pubblicato. Aiutatemi a trasformarlo in realtà ordinando una copia del libro e passando parola! Grazie 😉 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/128081462876386/
2021-11-08

Aggiornamento

Ciao! Dopo qualche giorno di pausa un altro assaggio del mio libro, per ricordarvi che la vostra copia vi aspetta...non indugiate! Grazie 😉 ..."Riempio di questo rosato tre calici del servizio da otto comprato nel pomeriggio al Corte Inglés. Li ho posizionati tutti sul tavolo, per l’entusiasmo, per gli amici immaginari e per le prossime bevute della serata. Cominciamo a chiacchierare in modo più sciolto e presto mi rendo conto che il loro modo di fare non è molto cambiato. Anzi, parlando di Jorge, direi che è proprio tale e quale. È sempre lui quello che inizia la conversazione, ogni tanto infila qualche battuta prima dimessa, poi un po’ più provocatoria, segno che si sta ancora scaldando. E le sue pupille hanno lo stesso ritmo isterico di una volta, parla e nello stesso tempo cerca un contatto visivo con tutti i presenti, se fossimo in cinquanta chissà che mal di testa, dopo…Sorride sornione, guarda tutti noi, chi di sbieco, chi dritto negli occhi, continuando a palleggiare un oggetto invisibile sorretto solo dai nostri sguardi"...
2021-07-31

Aggiornamento

Ciao! Un video più lungo del solito, ma spero vorrete guardarvelo tutto! Un'intervista per parlare di 'Non fatemi suonare le note normali', origini, curiosità e ispirazioni! Chiunque volesse, oltre che preordinare una copia ;-) può anche lasciare commenti nella pagina dedicata al mio libro. Buona visione! https://fb.watch/73WWZyJgAo/
2021-07-27

Aggiornamento

Ciao! Ecco come sono raccontate Barcellona e Oxford nel mio romanzo ;-) 20210726_161138.mp4
2021-07-23

Aggiornamento

Ciao! Qualche video per raccontare del crowdfunding, della trama del libro e una breve lettura per farvi immergere nella narrazione... https://fb.watch/6WzswZ0wu3/ https://fb.watch/6WzCeQYRx7/ https://fb.watch/6WzD3qNrPD/
2021-07-23

Aggiornamento

Ciao! Nel mio romanzo, finzione e realtà si mescolano e tutto sembra possibile..anche che un pensiero diventi un personaggio in carne e ossa: "Mi sento come se ci fosse stato un frammezzo lunghissimo, un signor frammezzo comodamente spaparanzato tra i capitoli del mio libro a impedire il proseguimento della linea narrativa, rimasta ferma come il regionale 2282 Milano-Bologna nelle giornate nebbiose (...) Questo Signor Frammezzo, chissà perché, me lo immagino così: britannico, 55 anni, grasso che sporge da ogni protuberanza corporea, i baffi giallastri e untuosi, questo per aver addentato, durante il tè delle cinque, tre fette di pane tostato stracolme di burro salato". Signore e signori, Mr. Frammezzo:
2021-07-19

Aggiornamento

Ciao! Un breve estratto dal mio romanzo: la protagonista nel bel mezzo di un colloquio di lavoro... (...) "La matematica per me è un universo piuttosto misterioso. C’è chi dice che non è un’opinione, per carità, io rispetto questo punto di vista, però molto spesso chi la pensa così, arriva a un punto in cui, di punto in bianco, di palo in frasca, cambia idea. E a me non piace l’incoerenza. E poi, quante volte le sarà capitato di sentire questo modo di dire: avere “la certezza matematica di”...secondo me è un po’ troppo abusato: d’accordo, tre mele più due avocado fanno in tutto cinque frutti, questa è una certezza matematica; ma chi può essere matematicamente certo che, ad esempio, lei, signor Javier Iruaga, responsabile del personale dell’organizzazione Una goccia nel mare, deciderà di assumere una come me, sempre parlando per ipotesi? Nessuno…" (...)
2021-07-16

Aggiornamento

...e aleggiante persino nei pub, i cui aromi impregnano le tende delle finestre e trasudano da sorgenti naturali di birra nascoste nella moquette che ricopre i pavimenti...
2021-07-16

Aggiornamento

Dove è ambientata la storia di "Non fatemi suonare le note normali"? Nei momenti di sonno - o forse di veglia? - a Oxford, luogo agli antipodi rispetto alla solare Barcellona, ma con un fascino che le deriva proprio dal suo cielo quasi perennemente coperto e da un certo qual sentore di umidiccio aleggiante nell'aria...

Commenti

  1. Mattia Grandi

    Ti auguro di riuscire a realizzare il tuo sogno! Barcellona è una bella città 🙂

  2. Giulia D'Appollonio

    Grazie a Valentina Berardi per il suo gradito commento, che qui riporto dalla pagina Facebook di “Non fatemi suonare le note normali”:
    “Libro in lettura… Mi piace molto la tua scrittura, Giulia. Devo ammettere che in un certo senso mi mette a disagio: si insinua in testa, mi fa pensare, trasporta altrove. Un altrove scomodo forse ma dove è necessario andare. Davvero bello ❤”

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Giulia D'Appollonio
Giulia D’Appollonio vive a Milano e lavora come traduttrice e interprete di eventi e conferenze. Ha vissuto in Spagna e in Inghilterra, dove ha perfezionato la sua formazione in ambito sociale e interculturale. Ha lavorato come insegnante e come operatrice sociale con cittadini stranieri e minoranze etniche. Il mondo delle ONG e della cooperazione l’ha sempre affascinata molto, così come quello della letteratura. Coltiva due sogni: quello di trasferirsi, prima o poi, a Barcellona e quello di condividere le proprie storie con chiunque apprezzi il suo pensiero e la sua visione ironica delle cose.
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