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Non fatemi suonare le note normali

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Un colloquio di lavoro per una ONG, una città di cui ha bei ricordi, un gruppo di amici da ritrovare, una relazione in sospeso che forse non è mai iniziata. A Giulia sembrano ottime motivazioni per prendere un treno che da Milano la porterà di nuovo a Barcellona. Non ha aspettative, non ha schemi da seguire: vuole solo un nuovo inizio. Il tempo dell’Erasmus è lontano, ma la città la accoglie con il medesimo calore: una passeggiata al Montjuïc, la serenità del viaggio in metro, e poi Jorge, Miguel e l’enigmatico Joaquín. La sua vita sta prendendo la piega giusta. Allora cosa c’entra Oxford? Perché la grigia città in cui ha vissuto torna a tormentare i suoi pensieri e i suoi sogni?

PREMESSA

“Sai contare?”

Peppino, nel film I cento passi, interpella così il fratello Giovanni, iniziando con una domanda banale una conversazione che poi si rivelerà tutto il contrario. Giovanni gli risponde stizzito “so contare”, guardandolo come per dirgli: perché mi chiedi una cosa ovvia, per la quale sai già la risposta?

Vorrei iniziare proprio da qui, chiarendo tre punti fondamentali. Uno: I cento passi è decisamente uno dei miei film preferiti. Due: le cose complesse, a volte, partono da dettagli semplici e hanno un inizio banale. Ma non bisogna farsi ingannare: la realtà non è quella che sembra. Tre: in realtà non ho un vero e proprio punto numero tre, ma rilancio una trama che altrimenti si accartoccerebbe su se stessa con una domanda banale: conoscete i colori?

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Ovvio che sì, penserete. I colori si imparano prima ancora di imparare a parlare. Ebbene, i colori li vediamo, quindi ci sembra ovvio che siano reali. Invece non è così, e questo mi ha sempre affascinata: l’idea che, se non c’è luce a illuminarli, i colori non esistono. Senza luce è un tutto indistinto. Quindi il giallo, il rosso, il bianco e il blu – i colori delle bandiere della Catalogna e del Regno Unito – sono solo nella nostra testa, o meglio, nella nostra iride che assorbe il riflesso della luce.

Tranquilli, questo non è un manuale di teoria cromatica. Voglio solo tornare sulla questione principale: la realtà non è quella che sembra, i colori in realtà non esistono, esattamente come Babbo Natale. Esiste solo ciò che vogliamo vedere o che amiamo immaginare. Perciò, non sedetevi su quanto pensate sia vero, tangibile, inconfutabile.

Vi dirò di più: non sedetevi proprio. Anzi: se avete avuto un’infanzia nella norma, suppongo avrete imparato a saltare la corda. Bene, voglio che vi alziate e cominciate a saltare.

Se continuerete a farlo per cento pagine e più, forse alla fine sarete stanchi morti, ma è solo saltando che sentirete di aver capito tutto.

***

Ci risiamo: è successo di nuovo. Immobile a fissare lo schermo del PC, in attesa che mi piombi addosso l’ispirazione, la mia mente comincia a vagare. E di solito è come un bambino che si perde tra le corsie del supermercato.

La pagina è vuota, di sicuro non riuscirei – in questa piccola stanza di una Oxford svogliata, le nuvole imbronciate che guarda caso non mi sorprendono – a concepire qualcosa di sensato per il mio saggio sui diritti umani in Sud America.

Che fare, dunque?

Ho deciso di scrivere un libro.

***

Scrivere un libro. In realtà non ho mai pensato di poter scrivere qualcosa di più lungo di una poesia: lungo come un romanzo. Ma questo vale per me. Se invece si tratta di qualcun altro, di qualche autore famoso, be’, la cosa cambia: non mi pongo l’ansiosa domanda “come diamine si fa a riempire centinaia di pagine?”. I professionisti possono farlo, gli viene spontaneo.

Gli scrittori veri, poi, riescono incredibilmente a scrivere di tutto: poesie, saggi, thriller; forse anche barzellette. Beati loro: a un certo punto della vita, di punto in bianco, sono in grado di fare tutte queste cose. E accidenti, anche di essere giornalisti. Cosa per me totalmente incomprensibile. Un poeta che è anche un giornalista? Ma fatemi il piacere… Ovvio, lavorano entrambi con le parole, ma in modo totalmente diverso! È come dire che un idraulico può essere anche un eccellente istruttore di nuoto. È abbastanza evidente, un idraulico non sarà mai in grado di insegnare a nuotare a delfino solo perché il suo lavoro ha a che fare con l’acqua, e un istruttore di nuoto non potrà mai riparare l’impianto idrico di un hotel, perché di certo ignora che il pezzo da sostituire si chiama “polmone”.

Quindi, i poeti-anche-giornalisti sono per me esseri super-umani. Degli alieni. Alieni che ammiro molto, perché per fare queste cose insieme ci vuole un’enorme resistenza. Io, da umana, non potrei mai riuscirci: poetessa la prima metà del mese e giornalista nelle settimane che rimangono. Che esaurimento nervoso, alla fine!

Che un poeta possa anche essere un buon romanziere, be’, questo è da dimostrare. Io finora ho sempre e solo scritto poesie, quindi sono qui per verificare che le due cose siano compatibili.

Tenterei, se siete d’accordo, di scrivere un romanzo.

Eppure, lo sgomento di fronte a chi è capace di confezionare un mattone da quattrocento pagine fa fatica a sparire. Troppe pagine, troppo inchiostro, troppi tasti da schiacciare, di conseguenza troppi calli alle dita. Troppo tutto.

Per tale ragione devo continuare a ripetermi, come una costante somministrazione di gocce di passiflora, che va tutto bene, che la fine – del libro – è vicina: se guardo con attenzione posso addirittura scorgerla all’orizzonte.

Inizierei dalle cose semplici: mi chiamo Giulia.

CAPITOLO UNO

Questa storia avrebbe dovuto iniziare in un altro modo. Tutto doveva cominciare all’aeroporto di Milano Malpensa e proseguire in quello di Londra Heathrow, in Inghilterra.

Posto che le cose che uno dice suscitano quasi sempre un commento interiore in chi ascolta, è probabile che il lettore, a questo punto, ne avrà formulato uno sul fatto che ho collocato la scena in due aeroporti di “serie A”.

Ecco: non vorrei si pensasse che questa storia parla di una persona che sceglie solo gli aeroporti di lusso e le compagnie aeree di bandiera, una persona snob e parecchio facoltosa, in poche parole. Credete forse che io sia una rampolla che viaggia sempre in prima linea ed evita accuratamente le low cost perché c’è chi provvede a comprarle i biglietti online e a farglieli trovare sulla casella di posta elettronica prima ancora che abbia avuto il tempo… che ne so, una cosa rapida, la cosa più rapida in assoluto… prima ancora che abbia avuto il tempo di sbattere le palpebre?

Ebbene sì, avete ragione. Mi piace viaggiare sui voli di linea, o meglio: detesto meno viaggiare sui voli di linea. Di rado mi obbligo a ripiegare su quelli economici; l’ultimo charter che ho preso credo fosse quello diretto all’isola di Alonissos, nel lontano 1994, quando ancora non avevo sviluppato le angosce patologiche tipiche dell’adolescente cresciuta in una zona centrale di Milano. Venti gocce di rescue remedy, composto naturale creato appositamente per momenti di shock, e per persone da questi scioccate, ripieno di tutte le sostanze immaginabili – naturali anch’esse, per carità –, tutte quelle che vi possono venire in mente: coraggio, pensatene una e vi garantisco che anche lei è contenuta nel mio super composto, perché sono sempre le solite che fanno il giro di tutti questi medicinali inutili – infatti, io non credo funzionino, ma forse li prendo per tramortire il mio buon senso –, assemblandosi per aiutare la gente a calmarsi.

Insomma, un bel “cocktail di benvenuto” e siamo pronti a volare.

Per inciso: io non volo, grazie al cielo. È l’aereo che vola, e io ci sono seduta dentro, maledicendo la mia volontà che si è di nuovo piegata a una simile decisione. E comunque, azzarderei che nemmeno l’aeromobile vola. Se non voliamo noi esseri umani, perché mai dovrebbe riuscirci un ammasso di parti meccaniche? E le giunture riesci persino a vederle: sono quelle linee nere, con una punta di rosso ruggine o marrone bruciato, quelle che i miei occhi seguono quando percorro la scaletta che conduce all’interno dell’aereo, nella speranza di non incappare in nessuna orribile, spaventosa piccola crepa. Dopo qualche minuto non resisto e distolgo lo sguardo: cerco un posto dove posarlo nuovamente, ma purtroppo rimarrà sospeso per tutta la durata del volo, vacillante e smarrito, come un pezzo di legno umido sballottato tra le onde (o come Max Tooney della Leggenda del pianista sull’oceano: i suoi bulbi oculari non stavano mai fermi e nei momenti in cui compariva sulla scena eri più concentrato a seguire il loro movimento impazzito e a sperare che si placasse – e così placasse il tuo senso di nausea – piuttosto che a guardare il film, che intanto andava avanti).

Ma torniamo al punto di partenza: l’aeroporto di Milano Malpensa. Anzi, che avrebbe dovuto esserlo ma non lo è. Posso immaginare i fotogrammi di ogni singolo momento come fossero realtà. Io che faccio il check-in. E su questo non c’è molto da dire, ormai ho maturato una certa esperienza. So perfettamente cosa fare quando il regolamento impone che il bagaglio a mano debba essere uno e uno soltanto, anche se può comunque essere composto da quarantacinque sotto-bagagli formato David Gnomo stipati al suo interno. Praticamente, il mio hand baggage diventa come un minestrone Findus ricetta gustosa: ci infilo dentro tutto quello che posso – il suo volume è maggiore di quello di un Babbo Natale sovrappeso se si rannicchiasse su se stesso per entrare in un bagaglio a mano –, ma comunque è uno, e uno soltanto.

Sono a cavallo.

Ma che cavallo, accidenti: sto per prendere l’aereo. In questo momento sto glorificando nella mente tutti i bei modi alternativi di cui le persone dispongono per viaggiare. Quanti splendidi posti si possono visitare soltanto a piedi? Le Cinque Terre, per esempio! E come è bello viaggiare in treno. Comincio a rimpiangere le soste inspiegabili alle soglie della stazione di Milano Rogoredo. Quante, e quanti ricordi. E poi, viaggiare in aereo ammazza lentamente l’ambiente in cui viviamo: la quantità di CO2 che ogni singola persona dovrebbe emettere in un anno per far sì che l’ambiente non ne risenta è pari a una tonnellata. Una sola, in tutto l’anno. Come un viaggio sola andata da Londra a New York. Ecco, visto che quelli che partono da Londra per andare a New York vorranno anche tornare a casa, prima o poi, ma un viaggio di ritorno sforerebbe la quantità di emissioni concesse, suggerisco che questi avventurieri evitino direttamente di partire.

Sarei davvero felice se si potesse sovvertire l’insano tropismo di viaggiare in aereo. Da domani tutti in treno o in nave. E se un posto è troppo lontano da raggiungere, be’, non si può visitare tutto il mondo, non nell’arco di una sola vita.

Sarei felice, perché così nessuno avrebbe ragione di guardarmi come una fobica patologica per il solo fatto che ho deciso di andare a Barcellona in treno.

***

Ho finito il check-in: quindi, in compagnia del mio bagaglio a mano – il quale sta ospitando, nell’ordine, un’intera famiglia di scoiattoli, tredici confezioni di pasta trafilata al bronzo, quindici scatole di scarpe vuote, quindici piene, un’aspirapolvere e sei librerie smontabili – posso dirigermi verso il controllo elettronico. Passo senza problemi: per fortuna non porto mai addosso oggetti metallici che non siano facilmente rimovibili, anche se l’idea di avere un dente d’oro nell’arcata superiore mi ha sempre affascinata. A questo punto sorrido: non fa mai male sorridere alla gente. In questo momento è anche utile per dissimulare la mia inquietudine, che aumenta in modo inversamente proporzionale alla distanza dal gate del mio volo. E anche per mostrare che le mie arcate non contengono alcun dente d’oro. Il mio passo si fa sempre più lento, affaticato, prendo tempo, mi guardo intorno, scorro senza alcun interesse la fila di vetrine di negozi e mi chiedo se qualcuno, in questo tratto che va dal controllo elettronico ai gate, abbia mai deciso di fare acquisti voluminosi, comprare qualcosa di veramente grosso, e come si è poi comportato di fronte alle severe disposizioni delle compagnie aeree riguardo ai bagagli sovradimensionati. La domanda si fa davvero pressante: per calmare il mio improvviso allarmismo mi dico che, se per caso nella fila per l’imbarco troverò un disgraziato che si è comprato un violoncello e non può obiettivamente ridurlo alle dimensioni di una cassetta delle lettere, potrò sempre offrirmi di portarglielo io, infilato nel grande shopping mall che è il mio bagaglio a mano.

Bene, sono in fila per l’imbarco. Comincio a sudare, ma non per la strizza: la mia fobia da aereo non si manifesta in questo modo. Di solito comincio a sentirmi come Prometeo, divorata pian piano dai morsi di un’aquila nella zona del basso ventre. No, sto sudando perché, a rigor di logica, quando si ha caldo si suda. E io indosso un montone di pelle vera, anche se siamo a metà settembre, perché mio padre ha insistito per farmelo portare – “tanto vai in Inghilterra, là farà già freddo, una volta arrivata ti farà solo comodo. Andiamo verso la stagione invernale, sicuramente ti servirà”.

Mi sento un tantino stupida per aver assecondato i suoi argomenti, anche se in fondo ha ragione. Il punto è che qui, in Italia, la temperatura è ancora abbondantemente estiva. Nonostante questa innegabile circostanza, sono riuscita soltanto a ottenere una piccola riduzione della pena, dopo averlo convinto che il montone avrei anche potuto appoggiarlo sulle spalle, senza indossarlo proprio. Altrimenti, il rischio di collasso sarebbe stato decisamente alto.

È necessaria una piccola digressione sulle ragioni per cui mi trovo a possedere un montone. Il tutto risale a circa quindici anni fa, quando ero un’adolescente come tante altre. No, non come tante altre. Perché quando sei adolescente, in genere, occupi una posizione intermedia tra il bisogno di appartenenza al branco e la ribelle volontà di distinguerti. Io invece non perseguivo nessuna di queste due filosofie: vivevo abbastanza in superficie. Non ho mai seguito nessuna moda in particolare, e nessuna antimoda. L’episodio dell’acquisto del montone, però, mi ha fatto pendere verso la schiera degli omolo-sfi-gati. Nessun branco, nessuna membership specifica: io volevo solo somigliare a mia cugina maggiore. Ma non in generale, no. Soltanto in un frangente, un piccolo snapshot che la vedeva raffigurata con quel suo bel montone color cammello dai bordi castano scuro, mogano; un montone sciancrato con le frange di pelo che spuntavano dalle maniche e dai fianchi, cosa che conferiva, al montone e a mia cugina, un’aria al tempo stesso raffinata e provocante. Volevo somigliare il più possibile a quel fotogramma. Non avevo però calcolato che un capo di tale pesantezza avrei anche dovuto indossarlo in movimento, nello svolgere le normali attività quotidiane: camminare, lavare i vetri, scappare… Non m’importava affatto. Tant’è che, al momento di acquistare la mia “copia” – nulla di più distante dall’originale del fermo immagine mentale – ho dato poco peso al fatto che le dimensioni di quel giaccone lo rendevano tale da poter tranquillamente contenere mia madre e mio padre messi assieme.

Fatto sta che non ho mai avuto occasione di indossarlo. Fino a oggi, perché per una qualche oscura ragione ho deciso di fregarmene del lato estetico. E del giudizio della gente: saranno belli loro…

Ci è voluto un bel coraggio.

Ora come ora, invece, il coraggio mi manca del tutto, perché – accidenti a me e all’umanità gretta che ignora il drammatico effetto delle emissioni – sto per salire sull’aereo. Non posso più scappare; mancano anche quei passaggi intermedi che a volte si frappongono, il braccio metallico, il pullman che ci mette quaranta minuti a raggiungere la piazzola dove si trova il mio aeromobile (mi chiedo sempre come mai lo abbiano parcheggiato così lontano, ma soprattutto perché il pullman, nel raggiungere il posto stabilito percorrendo spazi sgombri, invece di seguire una linea retta debba sempre tracciare dei geroglifici sull’asfalto, che probabilmente si vedono da qualche satellite nello spazio. È altrettanto probabile che si riesca a vederli anche da Aldebaran).

Si nota che mi sto avvicinando al posto 7D del volo LH0175, che mi ospiterà per le prossime due ore. Si nota eccome, perché se non stessi per salire su un aereo, probabilmente non mi perderei in simili elucubrazioni. Ma è anche questo un modo per prendere tempo.

Non ho scampo, sento già le voci dei controllori di volo che accolgono cordiali a bordo i miei compagni di crociera, mentre io sto facendo la conta delle linee nerastre sul corpo di quell’enorme tricheco volante, per verificare se siano in numero pari o meno. Sono quasi arrivata, non ho davvero vie di fuga… O forse sì? Sì, c’è un piccolo pertugio che si apre su uno scenario all’inizio indistinto, poi sempre più nitido… Riesco a vedere qualcosa… Sono i nuovi negozi che hanno aperto nelle gallerie sotterranee della Stazione Centrale di Milano! Non ci penso due volte, anzi neanche una, e mi butto a capofitto in quel magma, con un tuffo di testa che probabilmente mi provocherà una commozione cerebrale, ma non ci faccio caso, sono già commossa per l’inatteso miracolo che si sta consumando: NON DEVO PRENDERE L’AEREO.

E mi rendo conto che alla Stazione Centrale di Milano io ci sono davvero: tra qualche decina di minuti salirò sul treno Elipsos Salvador Dalí, diretto a Barcellona. Non credo che le emissioni di CO2 siano drasticamente diminuite proprio oggi: in questo momento, milioni di persone si affollano davanti ai check-in, sudate, vestite di montoni e pellicce di cincillà, ricolme di valigie contenenti armadi a muro e camerette per bambino…

Ma poco importa, se qualcuno sul treno mi chiederà dove sono diretta sciorinerò il discorso sull’inesorabile inquinamento globale. E risponderò che sono diretta a Barcellona, stazione França, che mi aspetta un nuovo inizio e che la cosa non mi spaventa, al contrario di tutte le volte in cui sono andata incontro a un futuro ignoto.

Il futuro che mi si presenta davanti è sconosciuto, ma io non vedo l’ora di stringergli la mano

2022-06-02

Aggiornamento

Cari fan del mio libro, è tempo di ringraziarvi per il vostro sostegno! Lo farò con molto piacere, la bocca piena e l'occhio brillo 😉 domenica 12 giugno alla Ribalta, a partire dalle 18! Ed ecco i vostri compiti: portatevi dietro la vostra copia del libro così ve la autografo e...pensate a una domanda che volete farmi! Niente di compromettente e nessuna equazione matematica da risolvere, mi raccomando 😉
2022-04-13

Aggiornamento

Oggi è il tuo compleanno e tra non molto il mio romanzo verrà pubblicato. Non so se le cose siano collegate, ma credo sia bello ricordarti in questo modo, perché sei stata tra le prime persone a leggere il libro quando avevo appena iniziato a scriverlo e hai commentato "ho voglia di andare avanti per vedere come va a finire"...allora non immaginavo di vederlo finito e ancora meno pubblicato, quindi al di là dei segni del destino, delle congiunzioni astrali e degli angeli custodi che fanno succedere le cose belle, questo traguardo di sicuro lo dedico a te.
2022-04-13

Aggiornamento

Metti caso, stai scrivendo un romanzo, a pagina 86 descrivi una scena che coinvolge un personaggio, immagini che stia camminando con altri amici e a un certo punto rimanga indietro e si perda, non sa più che direzione prendere, secondo la finzione narrativa rimane assorto nei suoi pensieri immobile tanto a lungo che un uccellino lo scambia per un albero e decide di fare il nido sulla sua testa - no aspetta, eccolo, ha ritrovato il suo gruppo di amici, si sta avvicinando, ma...cosa diamine ha sulla testa? Ma non era finzione narrativa? https://www.facebook.com/107835021567697/posts/182476830770182/
2022-04-13

Aggiornamento

"Caro Jorge, sono l'autrice del libro..desolata che la protagonista ti abbia ritratto un po' sovrappeso..ma sai com'è, la finzione narrativa..in compenso sei un vero galantuomo, non è da tutti gli uomini regalare fiori a una vecchia amica" https://www.facebook.com/107835021567697/posts/183994200618445/
2022-03-24

Aggiornamento

Metti caso, stai scrivendo un romanzo, a pagina 86 descrivi una scena che coinvolge un personaggio, immagini che stia camminando con altri amici e a un certo punto rimanga indietro e si perda, non sa più che direzione prendere, secondo la finzione narrativa rimane assorto nei suoi pensieri immobile tanto a lungo che un uccellino lo scambia per un albero e decide di fare il nido sulla sua testa - no aspetta, eccolo, ha ritrovato il suo gruppo di amici, si sta avvicinando, ma...cosa diamine ha sulla testa? Ma non era finzione narrativa?
2022-03-24

Aggiornamento

Non sono un'illustratrice, penso sia evidente. Ma anche se per la prima edizione non sarà possibile, l'idea di rendere il mio romanzo un libro illustrato mi è rimasta. Quindi ho fatto un po' di prove.. (Se non fosse chiaro, questa è G che arriva a Bcn in treno in piena estate con mille valigie - incluso un paio di palazzine - indossando un montone extralarge).
2022-03-10

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Il Godot che sarebbe stato meglio non arrivasse affatto, quello di "Non fatemi suonare le note normali" 😉 “Ma insomma, Eugenia! Ricordo bene di averti già dato ottime ragioni. Per cosa, non lo ricordo esattamente, ma...credo si parlasse di te e di me…” “Sì, riguardava te e me, ma siamo talmente annoiati dalla malinconia di tutti gli anni trascorsi che ce lo siamo dimenticato entrambi….ah, comunque….io non sono Eugenia, quella è una tua collega di lavoro…” “Ay, perdonami: ho fatto confusione. Ma tu sai che non era mia intenzione: io sono un uomo per bene, non passo le mie giornate a prendere per il naso le ragazze che mostrano affetto per me. È solo che Eugenia è l’ultima persona che ho visto oggi, prima di incontrare te" https://youtu.be/SOflwiHkDZ8
2022-03-03

Aggiornamento

"Noi di “Una goccia nel mare” guardiamo e passiamo avanti. Siamo tutti protesi verso l’obiettivo, quello “generale”, ma ciò non ci impedisce di essere attenti ai particolari del percorso: guardiamo oltre il finestrino punteggiato di gocce di pioggia, o forse di mare, verso l’orizzonte, dove una striscia dorata annuncia il ritorno del sole sotto le nubi. Riusciamo anche a contare ogni singola goccia, a studiarne le caratteristiche, perché nulla della composizione venga trascurato." https://youtu.be/0oUIdz7W07c
2022-03-03

Aggiornamento

L'incubo peggiore della protagonista di "Non fatemi suonare le note normali" in terra inglese... “Se proprio devo assistere a una partita di calcio in terra inglese, vi prego, non mettetemi in un pub poco illuminato che odora di Jack Daniel’s annata 1237 A.C.” ….. “Va bene, vada per il pub inglese poco illuminato. Ma che non abbia le tendine colorate appese alle finestre, potrei avere uno scompenso cardiaco.” ….. Tendine di tweed rosso-bianco-arancione in arrivo. NO! Impregnate di acari ed escrescenze fungose. NO, QUESTO NO, VI PREGO! È un classico." https://youtu.be/U9fJLa_pKis
2022-02-17

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"Questo è uno di quei momenti in cui... Aspetta, Asterix…ascolta...senti? Sta per piovere. …fulmineo come il treno che sfreccia nella grotta de Le dodici fatiche di Asterix, un pensiero antipatico attraversa il mio cervello, poi raggiunge il cervelletto, sembra fermarsi per un istante, annusa un po’ in giro, si dà una leccata dietro l’orecchio – è proprio vero, Obelix, sta per piovere – poi però riprende la marcia più veloce di prima e scompare. Puff. Andato. Il pensiero recitava così: Ai miei amici non interessa un piffero che io abbia trovato un lavoro a Barcellona. Ma come dicevo, questo pensiero mi pervade per una frazione di secondo, poi mi abbandona." https://youtu.be/kJMN2To0FC4
2022-02-16

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"Quelle immagini sono ormai permanenti in me, ma non mi appartengono, né appartengono a te: sono un messaggio dell’universo. Quel giorno l’universo è entrato in me e aveva la forma del tuo viso, l’intensità dei tuoi occhi, l’impertinenza dei tuoi riccioli. Ma solo l’essenza è rimasta. Per questo la posso rivivere con qualunque altra; con altri occhi, con altri riccioli." https://youtu.be/JRd73cbi3JQ
2022-02-09

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Quanto è surreale la trama del mio libro? Così: "Mi sento come se ci fosse stato un frammezzo lunghissimo, un signor frammezzo comodamente spaparanzato tra i capitoli del mio libro a impedire il proseguimento della linea narrativa, rimasta ferma come il regionale 2282 Milano-Bologna nelle giornate nebbiose. Come un ospite che non vuole andarsene da casa mia: fa per avvicinarsi alla porta per uscire ma improvvisamente si ferma, per fissare lo sguardo sui mille esemplari di oggettistica che affiorano dagli scaffali della libreria, maledetta la mia fissa per gli altarini di modernariato. Questo Signor Frammezzo, chissà perché, me lo immagino così: britannico, 55 anni, grasso che sporge da ogni protuberanza corporea, i baffi giallastri e untuosi, questo per aver addentato, durante il tè delle cinque, tre fette di pane tostato stracolme di burro salato. Ma non è affatto un personaggio che dovete memorizzare: anzi, lui è quello che solitamente, nei momenti cruciali delle migliori fiction televisive, viene cacciato in malo modo dalla stanza, senza che nessuno mostri la minima empatia: chi se ne importa, tanto sapevamo già che sarebbe uscito di scena. Quindi, dimentichiamocene: lui non c’entra con la mia storia. Gli rivolgo uno sguardo truce, a lui che ha interrotto la narrazione e subito dopo lancio un timido invito alla Storia, perché torni a sedersi in poltrona e riprenda da dove si era fermata: “non ti preoccupare, Storia di Giulia: questo grasso signore se ne stava andando.” https://www.youtube.com/watch?v=zmAvWEBYz80
2022-01-27

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"Ho catturato questo profumo nelle narici respirando forte, con un mezzo sorriso sulle labbra. Respiro a pieni polmoni anche se, effettivamente, Barcellona è una città abbastanza inquinata. Ma quello dell’estate è un profumo della mente, metaforico: racchiude in sé la puntualità eterna di ogni estate già vissuta, e di tutte quelle che verranno." https://www.youtube.com/watch?v=LJKNwD87knQ
2022-01-27

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Le scuse di Jake dei Blues Brothers somigliano a quelle fornite da uno dei personaggi del mio romanzo...😉 “Penso che nella vita si debbano cogliere le occasioni. Un’occasione persa non ricapita più.” “Ho capito, ma...questo, Joaquín, ha un qualche nesso con QUEL motivo?” “Ovviamente. Di che stiamo parlando? L’ho fatto perché...perché va anche detto che, in certi casi, è meglio lasciar perdere i colpi di testa e tornare in carreggiata. Impedire che gli impulsi del momento distruggano quello che con pazienza e assennatezza si è fino ad allora costruito.” “Comincio a non seguirti più, Joaquín...comincio a perdere, di nuovo, la speranza di capire…” “Vuoi sapere perché?” “Sì, per favore, sì, una buona volta! La domanda mi attanaglia da tempo, aiutami almeno a liberarmene!” “L’ho fatto perché stava iniziando a piovere. Quel cielo grigio non prometteva nulla di buono; lo osservavo da un po’, così ho tagliato corto per poter rincasare subito: non avevo l’ombrello.” https://youtu.be/a-_2nzER7bI
2022-01-20

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Le scuse di Jake dei Blues Brothers somigliano a quelle fornite da uno dei personaggi del mio romanzo...😉 “Penso che nella vita si debbano cogliere le occasioni. Un’occasione persa non ricapita più.” “Ho capito, ma...questo, Joaquín, ha un qualche nesso con QUEL motivo?” “Ovviamente. Di che stiamo parlando? L’ho fatto perché...perché va anche detto che, in certi casi, è meglio lasciar perdere i colpi di testa e tornare in carreggiata. Impedire che gli impulsi del momento distruggano quello che con pazienza e assennatezza si è fino ad allora costruito.” “Comincio a non seguirti più, Joaquín...comincio a perdere, di nuovo, la speranza di capire…” “Vuoi sapere perché?” “Sì, per favore, sì, una buona volta! La domanda mi attanaglia da tempo, aiutami almeno a liberarmene!” “L’ho fatto perché stava iniziando a piovere. Quel cielo grigio non prometteva nulla di buono; lo osservavo da un po’, così ho tagliato corto per poter rincasare subito: non avevo l’ombrello.” https://youtu.be/a-_2nzER7bI
2022-01-20

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"Avete presente quando si è in gruppo e ognuno descrive le proprie paure, i peggiori incubi di sempre, nei minimi dettagli? Una scena tipo Mediterraneo di Gabriele Salvatores. Noventa aveva paura del buio e del vuoto, Lorusso sottolineava senza troppa delicatezza quanto questo fosse banale, in effetti lo è. Il mio incubo peggiore, invece, è molto più ricercato, ci si aspetta che si verifichi in casi rari, invece si sta consumando davanti ai miei occhi proprio in questo istante." https://youtu.be/v9Z5_XMzka4
2022-01-20

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Ciao! Finora ho condiviso parti del mio libro associandole alla musica, da oggi invece parlerò di cinema... Quali film, scene e personaggi riecheggiano il tono tragicomico di "Non fatemi suonare le note normali"? 😉 "SIDEWAYS" https://www.youtube.com/watch?v=uLyt8bTW2s4
2022-01-06

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Ciao! Finora ho condiviso parti del mio libro associandole alla musica, da oggi invece parlerò di cinema...Quali film, scene e personaggi riecheggiano il tono tragicomico di "Non fatemi suonare le note normali"? ;-) "Ora, effettivamente, inizia a notarsi che ho cominciato a sorseggiare la mia bevanda per tre quarti alcolica e per il restante quarto anche. Gli occhi cominciano a chiudersi sulla realtà ordinaria per riaprirsi su una realtà parallela, molto più esaltante; sono in discesa libera, ma non in picchiata, il tutto è molto soft e rallentato, sono su un parapendio e sono certa che non atterrerò in mezzo a una vasca di fango e maiali. O forse non atterrerò proprio, continuerò a vagare a mezza altezza." https://www.youtube.com/watch?v=uLyt8bTW2s4
2021-12-31

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Per l'ultima settimana di "...e se fosse una canzone?" propongo una delle melodie per me più dolci di sempre...e approfitto per annunciare una novità: finalmente inizia l'editing del mio romanzo con l'editor Angelica!!! Buon 2022 a tutt!!! “Rimasero qualche minuto così; lui fu il primo ad alzarsi, come sempre era stato. Lei per tutta risposta volse la testa dall’altra parte, verso la grande finestra rettangolare che dava sulla strada appena sotto, e più in là, sul verde scuro degli alberi zuppi di pioggia della campagna oxfordiana. Il cielo inglese accennava ad aprirsi, uno squarcio di azzurro pallido confinava, pur con poca convinzione, le nuvole scomposte ai bordi della visuale.” https://youtu.be/V1bFr2SWP1I
2021-12-25

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Finalmente inizia l'editing del mio libro! :-) Grazie ancora a chi mi ha accompagnato fin qui e auguri di buone feste! https://fb.watch/a5LChA95Xc/
2021-12-24

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"Non fatemi suonare le note normali" fa viaggiare in Europa, ma non solo... 😉 “Arrivo in prossimità della mia scrivania: Javier vi ha adagiato alcuni dei dossier e dei numeri passati del giornale dell’organizzazione, elegantemente disposti a ventaglio. Bene, i miei compiti di oggi sembrano tranquilli, semplice lettura e documentazione personale: non è ancora il momento di dare sfogo alla mia creatività. Sbagliato. Noto infatti che Javier mi ha lasciato un bigliettino sul tavolo e su questo bigliettino c’è la traccia del primo articolo che devo produrre: “scrivi un articolo sulle caratteristiche dell’organizzazione e sulle strategie che adotta per realizzare i suoi progetti. Banale, penserai. In realtà non lo è. Devi evidenziare i valori chiave su cui si basa il nostro operato: partecipazione del target alle fasi di ogni progetto – si definisce ‘progettazione partecipata’ – ed educazione al consumo sostenibile nei paesi industrializzati. Per farlo devi prima leggerti tutti i dossier che ti ho lasciato, farti un’idea e condensarla in un prodotto conciso, chiaro e inedito. Niente ovvietà. Niente retorica. Però un po’ di sano orgoglio ci può stare. Buon lavoro." https://youtu.be/FTQbiNvZqaY
2021-12-24

Aggiornamento

Con questo gelo, che bel sogno pensare invece a un luogo che accoglie con il calore di fine estate e il sussurro del vento... “Per essere fine settembre fa davvero molto caldo. È un caldo vero, non come quello puramente metafisico che si materializza nelle menti degli inglesi non appena scatta l’inizio da calendario della primavera e – caso straordinario, ma comunque caso – per l’occasione un sole anemico si affaccia tra le nuvole che intraprendono la consueta staffetta quotidiana. L’atmosfera mi tiene su come un’amaca che ondeggia languida e io mi sento così leggera, sul punto di fare qualsiasi cosa, come se tutto fosse realizzabile.” https://youtu.be/LFnPV7JdaLM
2021-12-24

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Settimana 7: a Barcellona Giulia "saluta l'ieri" per iniziare la vita che sognava.. “Percorro il marciapiede a passi veloci, ma non più con la fretta tipica di una milanese. Mi chiedo se i miei piedi abbiano già tracciato la stessa traiettoria che stanno tracciando ora. Guardo di fronte a me, sforzandomi di ricordare se io abbia mai guardato il vialone alberato di Paseig de Colón nello stesso modo, da questa esatta angolazione. Ma sono pensieri morbidi, agili, già scivolano via. Non cercano di ricostruire situazioni remote, negli odori che invadono le mie narici mentre passo davanti a un ristorante dove una volta ho cenato, El rey de la Gamba. Sto per svoltare l’angolo all’altezza di Buenas migas, luogo di deliziose merende a base di succo d’ananas e torta di carote. Sono quasi a casa.” https://www.youtube.com/watch?v=KzKyR54Uovo
2021-12-07

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Oggi in compagnia dei Muchachitos, colonna sonora tra le più ricorrenti del memorabile erasmus a Barcellona ;-) “Non camminiamo tutti sulla stessa linea: Joaquín è leggermente più indietro, Miguél, il líder, considerevolmente più avanti. Io e Jorge siamo invece allineati, non diamo particolarmente nell’occhio, non abbiamo il carattere da “I dominatori dell’universo” che contraddistingue Miguél né le paturnie esistenziali che, a quanto pare, distraggono Joaquín e lo costringono a camminare più lentamente. Se poi i pensieri che rallentano le sue funzioni motorie sono quelli che immagino io, probabilmente il suo ritmo di marcia si ridurrà esponenzialmente. Tanto che a un certo punto lo distanzieremo troppo e lui si perderà, avranno svoltato a destra o a sinistra, e ora dove vado, aiuto, volendo potrei anche rimanere fermo immobile qui, finché un pettirosso non si accoccolerà sulla mia testa per farci il suo nido, ah no, li vedo in lontananza, allora hanno proseguito diritto. In realtà facciamo poca strada, entriamo in un locale che conosco già, si chiama Costa Breve. È un martedì sera, non c’è molta gente. Scegliamo un tavolo in fondo, un po’ in penombra e ci accomodiamo, sempre a ritmo sincopato. Joaquín arriva qualche secondo dopo, con passi pesanti e dubbiosi, accompagnato dal pettirosso che nel frattempo si è insediato fra i suoi capelli. All’unisono gli chiediamo spiegazioni sul quanto mai inusuale ospite. Joaquín ci rassicura: tranquilli, è con me. È un tipo mansueto, hanno già fatto amicizia e hanno scoperto di avere molte cose in comune.” https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10161806448549657&id=527009656
2021-11-20

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Per la 4a settimana di "e se fosse una canzone?" un omaggio a un grande, che io ho scoperto tardivamente, proprio negli anni in cui iniziavo a scrivere il libro.. “Torno a casa. Siamo in tanti sul…pullman. A quest’ora l’Oxford Tube è davvero affollata di gente. Sulla via del ritorno, a ogni fermata salgono passeggeri, persino a Hillingdon e Lewknor. Gli ultimi sopravvissuti che scappano da lì per mai più tornare, suppongo. In questo viaggio che mi riporta a Oxford, come quasi ogni giorno, la ressa è tale che non riesco nemmeno a conservarmi la doppietta di sedili affiancati tutta per me. Per le mie cose – giacca sciarpa guanti, lo zaino messo in posizione reclinata come fosse un altro passeggero, con tanto di cintura allacciata: non me la sento di infrangere la legge, né di deludere il mansueto conducente che ogni volta, instancabilmente, ricorda che è obbligatorio indossarle.” https://www.youtube.com/watch?v=YotgAN37v3w
2021-11-20

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"Il pullman diretto a Londra, fermata Marble Arch, scorre a velocità sincopata per le strade ancora quasi deserte di Oxford; percorre il tragitto consueto inforcando le vie dall’asfalto umido e i tornanti ora a gomito, ora ampi, languidi e sonnolenti. Il ritmo a singhiozzi – no, non perché il pullman stia piangendo, anche se probabilmente è sul punto di esplodere in un pianto dirotto, viste le condizioni del cielo color sposa cadavere – si deve al fatto che ogni due metri e mezzo deve fare acrobazie per schivare i numerosi furgoncini, tir e rimorchi parcheggiati in modo decisamente ingombrante ai lati delle strade. Povero Oxford Tube: ci sono seduta dentro ma me lo immagino, visto da fuori. Sembra un vecchio nonno stanco, un cavallo purosangue anziano, che ha già corso abbastanza. Sempre impeccabile, professionale, un corridore agonista. Ma ora sobbalza sotto il peso dei suoi due piani e pare che le sue pareti tappezzate di colori sgargianti (blu, rosso e arancione, una combinazione non propriamente armonica, per quanto mi riguarda) trasudino un pensiero insistente ma sfinito, “lasciatemi riposare sulla mia sedia a dondolo” https://youtu.be/IgU-0__fpXY
2021-11-12

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Settimana 3 di "...e se fosse una canzone?" "Il pullman diretto a Londra, fermata Marble Arch, scorre a velocità sincopata per le strade ancora quasi deserte di Oxford; percorre il tragitto consueto inforcando le vie dall’asfalto umido e i tornanti ora a gomito, ora ampi, languidi e sonnolenti. Il ritmo a singhiozzi – no, non perché il pullman stia piangendo, anche se probabilmente è sul punto di esplodere in un pianto dirotto, viste le condizioni del cielo color sposa cadavere – si deve al fatto che ogni due metri e mezzo deve fare acrobazie per schivare i numerosi furgoncini, tir e rimorchi parcheggiati in modo decisamente ingombrante ai lati delle strade. Povero Oxford Tube: ci sono seduta dentro ma me lo immagino, visto da fuori. Sembra un vecchio nonno stanco, un cavallo purosangue anziano, che ha già corso abbastanza. Sempre impeccabile, professionale, un corridore agonista. Ma ora sobbalza sotto il peso dei suoi due piani e pare che le sue pareti tappezzate di colori sgargianti (blu, rosso e arancione, una combinazione non propriamente armonica, per quanto mi riguarda) trasudino un pensiero insistente ma sfinito, “lasciatemi riposare sulla mia sedia a dondolo” https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10161754553594657&id=527009656
2021-11-04

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Ciao a tutt! Per la seconda settimana della serie "e se fosse una canzone?" vi propongo un grande classico... 😉 “Ero a Barcellona. Il tragitto era ben noto, lo avrei percorso anche a occhi chiusi...per l’appunto. Ma che stranezza, stavo camminando senza corpo. C’era solo la mia testa, tutto il mondo racchiuso nell’arco dei miei occhi e della mia mente. E così ho fatto più in fretta, ci sono arrivata senza la minima fatica: Montjuic. E i suoi piloni di luce gialla al neon, in una distesa di cemento. Arrivata alla mia destinazione, la pioggerella che inumidiva appena le sopracciglia ha lasciato il posto a un tenero squarcio di luce tra le nubi stanche.” https://www.youtube.com/watch?v=Y1fiOJDXA-E
2021-11-04

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Ciao, sono tornata! Per accompagnarvi nell'attesa di vedere il mio libro pubblicato, da oggi vi proporrò ogni settimana un video musicale associato a un estratto del libro. La domanda, quindi, sarà: "E se fosse una canzone...?" 😉 "Ero trascinata dagli eventi, ne carpivo la vitalità ma solo in superficie. Tutto molto bello, molto colorato, tutto in movimento, vivo. La mia analisi finiva qui: nessuna profondità nelle mie impressioni, niente era ancora mio. Era tutto patrimonio pubblico, feste, concerti, carovane che suonavano i tamburi in piena notte; io ne venivo come sollevata, trasportata da una lettiga sospesa a mezzo metro da terra, qualche volta mi sporgevo tendendo la mano per verificare che fosse tutto vero. Tutto stupendo, ma quasi incolore dentro di me. Come se stessi vivendo da comparsa nella storia di qualcun altro. Non so dire di chi: ce n’erano davvero tante, di persone..." https://www.youtube.com/watch?v=jaTFGjP3x4A
2021-10-22

Aggiornamento

La campagna di promozione di 'Non fatemi suonare le note normali' è terminata...con ottimi risultati raggiunti! GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! https://www.facebook.com/527009656/videos/583950496061664/
2021-10-18

Aggiornamento

Ecco altri commenti di chi ha già preordinato e letto le bozze del mio libro.. Vi incuriosisce? Se sì, prendetene una copia e consigliatelo agli amici! C'è ancora tempo fino al 21 ottobre! Grazie 😉 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/144327164585149/
2021-10-15

Aggiornamento

Perché vale la pena preordinare 'Non fatemi suonare le note normali'? Ecco che ne pensano alcuni miei sostenitori ;-) https://instagram.com/stories/giubiiiii/2684321668917274374?utm_medium=share_sheet
2021-10-12

Aggiornamento

La campagna di lancio di 'Non fatemi suonare le note normali' continua fino al 20 ottobre: approfittatene ordinando una copia e passando parola! Con il codice promo NOTE, poi, potete acquistarlo con il 30% di sconto per tutta la settimana! Grazie :-) https://fb.watch/8A8bsY58qz/
2021-10-05

Aggiornamento

Ciao! Vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto in questi 100 giorni preordinando una copia del mio libro e permettendogli così di arrivare a essere pubblicato! È stata una bella avventura, e ora...si corre per raggiungere il prossimo goal! 😉
2021-10-02

Evento

Dulcis in Fundo, Via Zuretti 55 Milano Hey voi! Non vi siete dimenticati del mio libro, vero? Ve lo fate un salto alla presentazione di domani al Dulcis in Fundo? Vi aspetto alle 17! 😉
2021-09-22

Aggiornamento

Ciao! Foto e un breve video della presentazione del mio libro il 19 settembre a Piacenza 🙂 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/137736215244244/
2021-09-19

Evento

Fabbrica&Nuvole-scuola azzurra, via Roma 163 Piacenza Vi aspetto domenica 19 alle 18 per parlarvi di persona di 'Non fatemi suonare le note normali'! :-) https://www.facebook.com/107835021567697/posts/136578982026634/
2021-09-07

Aggiornamento

Ciao! Finora ho parlato molto dei contenuti di 'Non fatemi suonare le note normali', ma qual è lo stile del romanzo? Come si sviluppa la narrazione? Tra metafore e giochi di parole, onomatopee e personificazioni, il tutto con il costante obiettivo di intrattenere ridendo :-) https://www.facebook.com/107835021567697/posts/132592032425329/
2021-08-28

Aggiornamento

Ciao! Una nuova lettura dal mio romanzo, per stile e contenuto diversa da quello che avete ascoltato finora. Spero vi incuriosisca e, se siete indecisi, vi convinca che vale la pena ordinare il mio libro per averlo presto tra le mani 😉 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/130590879292111/
2021-08-25

Aggiornamento

La storia di "Non fatemi suonare le note normali" si svolge a Barcellona, giusto? O a Oxford? O forse da tutt'altra parte? Scopritelo ordinando il libro! "Passaporto. Biglietto. Strap. Grazie e buon volo. Grazie a lei. Braccio metallico. Portellone anteriore. Sguardo furtivo alle linee scure. Linguaccia. Non mi fate più il minimo effetto, mi dispiace per voi. Impressione assurda che le linee scure mostrino in quell’istante una certa frustrazione. Corridoio luminoso. Posto 18 F, finestrino. Sull’ala, per la precisione. Non mi smentisco mai. Tavolinetto reclinabile. Rapida occhiata all’enorme faldone consegnatomi da Javier all’ingresso in aeroporto, contenente IL MONDO."
2021-08-21

Aggiornamento

Qual è il desiderio della protagonista del mio libro? Vivere a Barcellona e scrivere articoli per una ONG di cooperazione internazionale. Il suo desiderio diviene realtà. Qual è il mio desiderio? Uno dei tanti, che "Non fatemi suonare le note normali" venga pubblicato. Aiutatemi a trasformarlo in realtà ordinando una copia del libro e passando parola! Grazie 😉 https://www.facebook.com/107835021567697/posts/128081462876386/
2021-11-08

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Ciao! Dopo qualche giorno di pausa un altro assaggio del mio libro, per ricordarvi che la vostra copia vi aspetta...non indugiate! Grazie 😉 ..."Riempio di questo rosato tre calici del servizio da otto comprato nel pomeriggio al Corte Inglés. Li ho posizionati tutti sul tavolo, per l’entusiasmo, per gli amici immaginari e per le prossime bevute della serata. Cominciamo a chiacchierare in modo più sciolto e presto mi rendo conto che il loro modo di fare non è molto cambiato. Anzi, parlando di Jorge, direi che è proprio tale e quale. È sempre lui quello che inizia la conversazione, ogni tanto infila qualche battuta prima dimessa, poi un po’ più provocatoria, segno che si sta ancora scaldando. E le sue pupille hanno lo stesso ritmo isterico di una volta, parla e nello stesso tempo cerca un contatto visivo con tutti i presenti, se fossimo in cinquanta chissà che mal di testa, dopo…Sorride sornione, guarda tutti noi, chi di sbieco, chi dritto negli occhi, continuando a palleggiare un oggetto invisibile sorretto solo dai nostri sguardi"...
2021-07-31

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Ciao! Un video più lungo del solito, ma spero vorrete guardarvelo tutto! Un'intervista per parlare di 'Non fatemi suonare le note normali', origini, curiosità e ispirazioni! Chiunque volesse, oltre che preordinare una copia ;-) può anche lasciare commenti nella pagina dedicata al mio libro. Buona visione! https://fb.watch/73WWZyJgAo/
2021-07-27

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Ciao! Ecco come sono raccontate Barcellona e Oxford nel mio romanzo ;-) 20210726_161138.mp4
2021-07-23

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Ciao! Qualche video per raccontare del crowdfunding, della trama del libro e una breve lettura per farvi immergere nella narrazione... https://fb.watch/6WzswZ0wu3/ https://fb.watch/6WzCeQYRx7/ https://fb.watch/6WzD3qNrPD/
2021-07-23

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Ciao! Nel mio romanzo, finzione e realtà si mescolano e tutto sembra possibile..anche che un pensiero diventi un personaggio in carne e ossa: "Mi sento come se ci fosse stato un frammezzo lunghissimo, un signor frammezzo comodamente spaparanzato tra i capitoli del mio libro a impedire il proseguimento della linea narrativa, rimasta ferma come il regionale 2282 Milano-Bologna nelle giornate nebbiose (...) Questo Signor Frammezzo, chissà perché, me lo immagino così: britannico, 55 anni, grasso che sporge da ogni protuberanza corporea, i baffi giallastri e untuosi, questo per aver addentato, durante il tè delle cinque, tre fette di pane tostato stracolme di burro salato". Signore e signori, Mr. Frammezzo:
2021-07-19

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Ciao! Un breve estratto dal mio romanzo: la protagonista nel bel mezzo di un colloquio di lavoro... (...) "La matematica per me è un universo piuttosto misterioso. C’è chi dice che non è un’opinione, per carità, io rispetto questo punto di vista, però molto spesso chi la pensa così, arriva a un punto in cui, di punto in bianco, di palo in frasca, cambia idea. E a me non piace l’incoerenza. E poi, quante volte le sarà capitato di sentire questo modo di dire: avere “la certezza matematica di”...secondo me è un po’ troppo abusato: d’accordo, tre mele più due avocado fanno in tutto cinque frutti, questa è una certezza matematica; ma chi può essere matematicamente certo che, ad esempio, lei, signor Javier Iruaga, responsabile del personale dell’organizzazione Una goccia nel mare, deciderà di assumere una come me, sempre parlando per ipotesi? Nessuno…" (...)
2021-07-16

Aggiornamento

...e aleggiante persino nei pub, i cui aromi impregnano le tende delle finestre e trasudano da sorgenti naturali di birra nascoste nella moquette che ricopre i pavimenti...
2021-07-16

Aggiornamento

Dove è ambientata la storia di "Non fatemi suonare le note normali"? Nei momenti di sonno - o forse di veglia? - a Oxford, luogo agli antipodi rispetto alla solare Barcellona, ma con un fascino che le deriva proprio dal suo cielo quasi perennemente coperto e da un certo qual sentore di umidiccio aleggiante nell'aria...

Commenti

  1. Mattia Grandi

    Ti auguro di riuscire a realizzare il tuo sogno! Barcellona è una bella città 🙂

  2. Giulia D'Appollonio

    Grazie a Valentina Berardi per il suo gradito commento, che qui riporto dalla pagina Facebook di “Non fatemi suonare le note normali”:
    “Libro in lettura… Mi piace molto la tua scrittura, Giulia. Devo ammettere che in un certo senso mi mette a disagio: si insinua in testa, mi fa pensare, trasporta altrove. Un altrove scomodo forse ma dove è necessario andare. Davvero bello ❤”

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Giulia D'Appollonio
Vive a Milano e lavora come interprete. Ha vissuto in Spagna e in Inghilterra, dove ha perfezionato la sua formazione in ambito sociale e interculturale. Inoltre, si è occupata di mediazione con cittadini stranieri e minoranze etniche. Il mondo delle ONG e della cooperazione l’ha sempre affascinata molto, così come quello della letteratura. Giulia coltiva due sogni: quello di trasferirsi, prima o poi, a Barcellona e quello di condividere le proprie storie con chiunque apprezzi la sua pungente ironia.
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