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Oltre l'Orizzonte, il Male

Oltre l'Orizzonte, il Male
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Consegna prevista Luglio 2022
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Robert Myers, giornalista del New York Post, riceve dal suo capo un incarico insolito: recarsi in Pennsylvania presso il carcere di Sunbury per intervistare Miranda Sullivan, una pazza omicida, rea confessa di aver ucciso decine di persone perché manovrata dalla mano di Satana.
Spinto dalla “stranezza” dell’intervista, da quel giorno per Robert comincia un’avventura tortuosa, che lo porterà, da San Francisco, in un tunnel oscuro fino a comprendere il legame tra la sua famiglia e quel mondo occulto.
Il percorso di Robert si intreccia, nonostante il divario spazio-temporale, con molteplici personaggi e luoghi.
Un incrocio straordinario che trascinerà il lettore tra possessioni demoniache, antichi misteri e massoneria americana.

Perché ho scritto questo libro?

“Oltre l’Orizzonte, il Male” nasce in una mattinata piovosa, in cui mi sono imbattuto nella leggenda metropolitana americana che ripercorre la storia del villaggio New City Village.
Fin da subito, si scatena inarrestabile la voglia di condividere con il mondo questa storia misteriosa e allo stesso tempo terrificante. Mescolando infiniti scenari, l’intento è quello di lasciare i lettori col fiato sospeso, spingendoli a percepire il Male sulla propria pelle.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Il Cairo, lunedì 21 marzo 1904

«Mr. Crowley, Mr. Crowley…»

La voce di Kazim fece sobbalzare Aleister nella sua tenda. «Mr. Crowley, abbiamo trovato qualcosa!»

Aleister lo vide entrare nella sua tenda, tutto sudato ed impolverato con l’affanno di chi aveva fatto una corsa tutta d’un fiato. La voce eccitata di Kazim distolse Aleister dagli studi su ciò che stava cercando ormai da diversi mesi. Lo fissò compiaciuto e chiuse il libro immediatamente. Si alzò e lo seguì sul luogo degli scavi.

Aleister Alexander Crowley si era recato in Egitto dopo aver scoperto che quello era il luogo in cui sarebbe stato portato il Grimorio nel XVI secolo dopo la morte di Carlo V. La leggenda, raccontata nei corridoi dell’Hermetic Order of the Golden Dawn, società segreta iniziatica di origine massonica di cui Aleister era stato membro fino alla fine del 1903, narrava di un monaco spagnolo incaricato direttamente da Carlo V, in punto di morte, di portare il Grimorio in Oriente e nasconderlo affinché non fosse trovato dagli occultisti occidentali, soprattutto dopo le scoperte dell’esoterista fiammingo Johann Weyer. Nel corso degli anni, Aleister aveva reperito testi, manoscritti medievali e indizi di vario genere. Quelle giornate interminabili, trascorse rintanato nella biblioteca della sua Boleskine House in Scozia, stavano forse per dare i frutti tanto desiderati.

Aleister rimase muto durante il tragitto, fino agli scavi. Seguiva Kazim, che lo precedeva di una decina di metri, riflettendo su cosa avrebbe potuto rappresentare per lui una scoperta del genere. Se la squadra di Kazim avesse trovato quello che stava cercando, Aleister avrebbe potuto dare una svolta alla propria vita.

Arrivarono sugli scavi dopo circa cinque minuti. Aleister vide una forte trepidazione tra gli addetti. In cuor suo, sperava che non fosse solo un buco nell’acqua.

Kazim, in egiziano, ordinò a uno degli operai di prendergli un’imbracatura. Aleister voleva verificare di persona ciò che avevano trovato. Poco dopo era pronto per calarsi nel cunicolo.

«Vado da solo», disse in tono perentorio a Kazim. Non avrebbe mai permesso ad altri di mettere le mani sulla reliquia.

Lo scavo era profondo una decina di metri. Una volta calato, si ritrovò in una cripta di pietra in stile gotico. Sentì i battiti del cuore sempre più veloci. Trovare un’architettura medievale nel mezzo del deserto del Saqqara era già di per sé una scoperta sensazionale. Stese il braccio con il quale teneva la fiaccola datagli da Kazim. Il bagliore della luce gli permise di vedere la grandezza del luogo. Mosse alcuni passi, lentamente, spostando la fiaccola a destra e a sinistra per orientarsi in quell’ambiente oscuro. In fondo alla cripta vide una tomba di pietra. Puntò la fiaccola e, in cima a essa, vide incisa una scritta in latino: “PLUS ULTRA”.

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Non può essere, pensò con il cuore in gola. Quel motto era inconfondibile. Andare oltre, superare i limiti. Quello era il motto personale di Carlo V

Aleister si avvicinò a quella tomba con le gambe che gli tremavano. Sulla lastra di pietra vide incise le iniziali CdY sotto le quali era impresso il sigillo del Sacro Romano Impero. Facendo leva con uno scalpello, rimosse la lapide. Ai suoi occhi apparve prima il viso mummificato di un uomo e poi l’intera salma, rivestita con abiti da monaco. Tra le mani teneva uno scrigno d’oro.

Aleister tolse quello scrigno dalle mani della salma, con rispettosa delicatezza. Erano quasi cinquecento anni che era lì, in attesa di essere trovato. Non era un caso che fosse stato proprio lui l’autore della scoperta. Pervaso da un senso di pienezza, poggiò la fiaccola, si accovacciò a terra e cercò di aprire quello scrigno. Era chiuso con un meccanismo di codici numerici di tre cifre, precauzione abbastanza diffusa nel medioevo, specie per proteggere reliquie e oggetti preziosi. L’immissione del codice errato, a volte, rilasciava all’interno dello scrigno una sostanza acida che ne danneggiava il contenuto per evitare che finisse nelle mani sbagliate.

Aleister restò lì a terra, accovacciato a riflettere.

Improvvisamente ebbe un sussulto. Non poteva essere così banale… Inserì una sequenza di tre numeri uguali. Lo scrigno si aprì.

1

Domenica, 13 marzo 2016

«Segui l’oscurità, vieni da me… Vieni!»

Robert udì quella voce uscire dal nulla. Senza sapere come, si trovava a correre lungo una strada senza fine, avvolto soltanto dalle tenebre. La sua pelle iniziò a percepire l’umidità del sudore. Intorno a sé udì urla strazianti di uomini, donne e bambini, urla di disperazione che chiedevano aiuto, come se lo implorassero. Le sentiva ovunque, ma lui non riusciva a vedere nulla se non il buio più profondo.

A un tratto, fu avvolto dalle fiamme e si accorse che il fuoco era ovunque. Un odore di bruciato inondò le sue narici, ormai dilatate per lo sforzo fisico. Le grida di aiuto e le urla di disperazione si fecero man mano più intense. Quell’odore era nauseante. Poi cadde il silenzio, le grida cessarono e restò soltanto un puzzo disgustoso di carne bruciata, che ormai lo aveva impregnato dalla testa ai piedi. Quel silenzio sapeva di morte. Capì che qualcosa di tremendo era accaduto intorno a lui ma non riusciva a comprendere cosa. Un brivido gelido pervase il suo corpo.

«Corri più che puoi, prima che sia troppo tardi…»

L’oscurità non gli consentiva di vedere altro che le fiamme impietose, affamate di distruzione e di morte.

Robert non sapeva dove si trovasse, quel luogo gli parve un tunnel senza fine. Cercò di tenersi lontano dalle fiamme, ma le vampate lo raggiungevano di continuo, avvolgendolo come in un abbraccio materno. Fu costretto ad attraversarle. La paura fu più forte delle ustioni e del dolore che percepì in quel momento.

Devo riuscire a trovare la fine, la luce, pensò. Un cocktail di sudore e fumo raggiunse le pupille, che iniziarono a lacrimare. Non ebbe il coraggio di voltarsi indietro.

«Non puoi scappare da me…»

Quella voce terrificante continuava a ronzare nella sua testa. Il suono delle sillabe aveva qualcosa di macabro. Sentiva di essere rincorso da qualcuno o qualcosa, una sensazione agghiacciante. Sentiva che, prima o poi, sarebbe stato raggiunto. Si voltò e si vide inseguito da un cavallo bianco cavalcato da qualcuno, un cavaliere che non aveva volto. Indossava una corona sul capo e impugnava un arco, dal quale lanciava frecce infuocate. Robert cominciò a correre il più velocemente possibile ma, un attimo dopo, si sentì afferrare da dietro, il suo corpo divenne come una pietra, paralizzato e pesante.

È la fine, pensò in quel momento di angoscia totale.

Gli si bloccò il respiro. Ebbe una sensazione angosciante, credendo di precipitare nel vuoto. Un vuoto oscuro. Un burrone senza fine.

Ebbe la netta sensazione che non fosse il suo corpo a precipitare. Era la sua anima.

«Vieni da me… Vieni!»

Aprì gli occhi di scatto e restò con lo sguardo fisso al soffitto. Quell’incubo gli era sembrato così reale… Respirava a fatica, era sudato e agitato. Non ebbe subito coscienza di dove si trovasse. Si voltò, riconobbe il suo comodino. La sveglia segnava le 3.33.

Sollevò la schiena e si sedette sul bordo del letto, passandosi le mani tra i capelli castani scompigliati dalla notte. Il respiro faticoso perdurava, a testimonianza dello stato d’angoscia dovuto a quell’incubo.

Erano diverse notti che Robert faceva incubi durante il sonno. Il tema era sempre lo stesso: morti, fiamme, urla strazianti e una voce terrificante nella sua testa. Restò ancorato sul bordo del letto per una manciata di minuti a contemplare il silenzio e il buio. Un temporale stava imperversando su New York, completando lo scenario di una notte molto più che inquietante. La pioggia stava infierendo su una città che non dorme mai e che, invece, quella notte appariva desolata e triste.

Si alzò dal letto e si diresse verso la finestra. La sua immagine riflessa nel vetro gli apparve come una figura astratta.

Chi sono? pensò in quel momento. Non aveva la risposta a quella domanda. Istintivamente, passò la mano sul vetro, come se avesse voluto rendere la visione più limpida. L’acqua piovana creò sulla finestra, con il riflesso delle luci esterne, qualcosa di simile alla Notte stellata sul Rodano di Van Gogh, di cui aveva una riproduzione sulla parete dello studio. Guardò fuori e ammirò le forze della natura. Il cielo fu squarciato in due da un fulmine che abbagliò la città per un istante. Restò a osservare la strada desolata. I neon delle insegne dei negozi, solitamente accesi, andavano a intermittenza a causa dell’acqua che, infiltrandosi, ne aveva danneggiato i circuiti.

Si ritrovò con la mano sulla tempia. Aveva un forte mal di testa. Non aveva senso stare in piedi, ma temeva di sprofondare in un altro incubo.

Osservò di nuovo la sveglia. Le 3.38. Erano passati cinque minuti ma gli era sembrata un’eternità, come se quell’incubo fosse avvenuto in un altro tempo. Pensò fosse una questione di stress, il troppo lavoro, le preoccupazioni.

Andò in bagno e aprì l’armadietto alla destra del lavabo, frugandoci dentro con la speranza di trovare un rimedio alla cefalea.

Non c’è nulla, maledizione!

Lo richiuse, sbattendolo innervosito, e ritornò in camera da letto. Si distese, cercando di riprendere sonno, e restò qualche minuto a girarsi e rigirarsi su se stesso. Provò a chiudere gli occhi, doveva cercare assolutamente di dormire. Non ci fu verso.

«Vieni da me… segui l’oscurità… Vieni!»

Ancora quella voce. Aprì gli occhi e si voltò a guardare l’orario. La sveglia adesso segnava le 5.47. Non riuscì a capire come fosse stato possibile assentarsi con la mente per più di due ore senza rendersene conto. Restò a contemplare il buio, disteso nel letto.

Di lì a poco il suo respiro divenne nuovamente affannato, ansioso. Decise di mettersi a scrivere per non pensarci.

Accese il laptop e aprì la cartella CASO STAMFORD.

2021-10-22

Aggiornamento

Cari lettori, oggi vi presento un altro personaggio del mio romanzo: Daniel Soprusky. Chi è Daniel Soprusky? Nel romanzo è un agente speciale dell'FBI dal carattere indecifrabile, apparentemente prevedibile ma allo stesso tempo carismatico. Nella vita reale potrebbe essere un uomo avvolto da una profonda oscurità. La collocazione di un personaggio all'interno di un romanzo non è mai cosa facile. Identificato il ruolo, a quel personaggio bisogna affibbiargli un'identità, una personalità che lo contraddistingua dagli altri. Beh, posso dirvi che ognuno dei miei personaggi è particolare e come loro creatore, non posso che amarli tutti allo stesso modo. Sono figli miei. Quando ho creato Daniel, oltre all'amore, ho provato dentro di me anche una sensazione di disgusto. Tratto da "Oltre l'Orizzonte, il Male" di Alberto Sabatino “Robert si affacciò nel corridoio per essere sicuro che nessuno avesse visto o sentito nulla. Poi, chiuse la porta dietro di sé e accese la luce. Non credette ai propri occhi! Soprusky aveva allestito una vera e propria base di controllo all'interno della stanza. Stava registrando tutto. Su un monitor vide la propria camera, nella quale l'agente aveva fatto mettere una telecamera e probabilmente anche delle cimici. Non riuscì a darsi una spiegazione. Restò per un attimo immobile a riflettere. Tutto sembrò non avere senso. Frastornato dai molteplici pensieri che scorrevano nella sua testa, si lasciò cadere ai piedi del letto in preda a un sentimento di sconforto. Chi era Soprusky? E perché lo stava sorvegliando? Cosa c’entrava tutto questo con il caso Miranda Sullivan? Ma soprattutto cosa c’entrava lui in tutta questa faccenda? Era arrivato il momento di scoprirlo […] Satanisti, massoneria e Fbi erano l’innesco di una bomba a orologeria.” Questo è solo un assaggio di uno scenario dai mille colpi di scena.
2021-10-16

Aggiornamento

Ci sono passioni, amori che non finiscono neanche quando sono finiti. Basta poco a riaccendere una scintilla. Eventi, situazioni, circostanze possono essere quella miccia intrisa di benzina. E il fuoco che arderà da quell'incontro di materia combustibile, sarà destinato a durare oltre il tempo e a spandersi oltre l'orizzonte. Oggi, vi presento un personaggio molto potente del romanzo. La sua potenza deriva dal modo in cui entra nella storia, dal modo in cui trasuda sicurezza ed eleganza. Signori e signore, vi presento William Donovan. Un uomo tutto d'un pezzo, un uomo d'altri tempi che del tempo sa precisamente cosa farsene. L'intelligenza di afferrare lo stesso tempo e rinchiuderlo in una scatola, non una qualsiasi, ma una di quelle che si usano per le occasioni speciali. Tratto da "Oltre l'Orizzonte, il Male". Claire gli si avvicinò. William indossava un soprabito beige. Da sotto si notava l’abito grigio che dava all’uomo quel tocco di eleganza che l’aveva sempre contraddistinto e che da sempre era stata una delle qualità da Claire più ammirata. William accennò un sorriso che illuminò il volto ormai temprato di un sessantenne. I suoi occhi azzurri su quei capelli completamente grigi lo rendevano molto attraente. Ogni volta che la rivedeva, William sembrava perdere almeno trent’anni e Claire questa cosa la percepiva. [...] «Bene, io sto bene. Ti vedo in forma, Mr. Donovan». Claire pronunciò quelle parole restando attaccata a quell’abbraccio. Ogni volta che si rivedevano, William era in grado di farla sentire al sicuro. Dentro di sé sapeva che l’amava ancora, ma ormai la sua scelta l’aveva fatta diversi anni prima, con non pochi rimpianti. [...] Alberto Sabatino Scoprite di più preordinando il libro su bookabook.it https://bookabook.it/libri/oltre-lorizzonte-male/ #scrittoriesordienti #scrittoriitaliani #bookabook #crowdpublishing #crowdfunding #bookstagram #booksofinstagram #consigliodilettura #libribelli #romanzo
2021-10-13

Radio streaming “Prove Tecniche di Trasmissione”

Buongiorno a tutti. E mentre la campagna di crowdfunding editoriale continua ad andare a gonfie vele (manca poco all'obiettivo), stasera saremo in diretta streaming live da Torino dove verrà letta una pagina del mio romanzo d'esordio "Oltre l'Orizzonte, il Male". Stay tuned 😉! Alberto Sabatino.
2021-10-05

Aggiornamento

Cari lettori, di tanto in tanto, vi presenterò ciò che rende particolare il mio romanzo: i personaggi che gli danno vita. Ognuno con le sue caratteristiche. Ognuno con la sua personalità. E non potevo non iniziare da uno dei personaggi più complessi. Miranda è un dado poliedrico dalle mille sfaccettature che saprà tenervi agganciati a ogni singola pagina. Rabbia, fragilità, forza, un accenno di pietà e una ferocia inaudita sono solo alcuni volti che contraddistinguono la donna di North Pole. Che si narri o no di lei, Miranda è ovunque. Se volete scoprire altro, pre-ordinate il romanzo Vi assicuro che non ve ne pentirete. Che altro dirvi se non buona lettura. Alberto Sabatino

Commenti

  1. Kalina Petkova

    (proprietario verificato)

    Enigmi, sequenze di numeri da decifrare, colpi di scena dietro ogni angolo,
    la profezia sulla “chiave di Salomone”, l’antico libro sull’”Apocalisse di Giovanni” …
    Nulla è lasciato al caso e niente è una coincidenza, la genialità è tutta qui: incastrare i pezzi di un puzzle agghiacciante e nello stesso momento semplicemente straordinario. E’ un romanzo vivo, coinvolgente e fuori del comune, dove ogni simbolo, numero, nome e location, non sono solo immaginazione ma un vero e proprio orizzonte da oltrepassare.
    “Plus ultra!” – andare oltre, superare i limiti, quello che dovremmo fare tutti noi per non fermarci all’apparenza.

  2. (proprietario verificato)

    Soddisfatta dell’ acquisto , ho cominciato a leggerlo e devo dire che è scritto bene ..ti tiene col fiato sospeso ..non vedo l’ ora di andare avanti nella lettura …i miei complimenti.

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Alberto Sabatino
Mi chiamo Alberto Sabatino, 44 anni, e sono nato e cresciuto a Napoli fino all’età di tredici anni. Affascinato fin da piccolo dal genere horror e dal soprannaturale, nonché appassionato di storia e di culto, comincio subito a interessarmi di testi antichi. Dopo la maturità scientifica, intraprendo la strada professionale come agente di viaggio a Caserta e divento professionista in materia di prenotazioni dei viaggi e in gestione dei servizi turistici. La curiosità e l’interesse per le diverse culture e popoli mi spinge in giro per il mondo. Così, approfondendo tante storie vere e misteriose, mi imbatto nella leggenda metropolitana americana dalla quale trae spunto il mio primo romanzo. Un romanzo unico, coinvolgente, che sa trattenere il fiato senza lasciare niente al caso… perché quando sembra tutto finito, un nuovo inizio sorge all’orizzonte.
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