Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Oneiros - Un Nuovo Viaggio

Oneiros - Un Nuovo Viaggio
73%
54 copie
all´obiettivo
49
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Settembre 2022
Bozze disponibili

Tiberio è confinato in un palazzo su monti gelidi, Cori vive in una calda isola che le sta troppo stretta. Distanti e diversi, ma uniti da un insospettato legame, dovranno capire qual è il loro posto nella storia.
Trascinati da eventi che non sembrano in grado di controllare, si confronteranno con un mondo ignoto, per scoprire che, in fondo, conoscono ben poco anche di sé stessi.
Il tema del viaggio diverrà dunque anche esplorazione delle proprie paure, dei propri limiti e della propria sessualità, alla ricerca di ciò che si nasconde dentro i sogni.
Un Nuovo Viaggio è il primo romanzo del ciclo di Oneiros, ambientato tra la penisola di Mediaquæ, che fu un tempo la culla dell’Umanità e Nordumbria, uno dei Tre Regni del Nord, dove le vestigia decadenti di un passato glorioso sono erose dal vento del deserto. E mentre forze misteriose sono alla ricerca di un antico manufatto, gli eventi fanno presagire l’imminenza di un’ultima, disperata battaglia contro un nemico a lungo dimenticato.

Perché ho scritto questo libro?

Oneiros non nasce d’impulso, ma dopo una lunghissima gestazione in cui tutto il mondo in cui è ambientato e i suoi personaggi sono stati via via concepiti, attraverso secoli di storia. Covato a lungo nelle segrete stanze, alla fine, per senso di responsabilità verso i personaggi creati, è parso giusto che prendessero la loro strada per il mondo, che conoscessero altra gente, che fossero amati o odiati.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Fine

“Fine” pensò. “Questa è la fine”. Davanti a lei la piccola fiammella si contorceva beffarda, mentre il suo cuore colpiva il terreno sotto il suo seno con disperata potenza. Chiuse gli occhi per un istante, ma subito li riaprì per cercare quelli dei suoi compagni. Era troppo buio. Trovò solo quelli grigi oltre la luce, fissi e vividi, ma non su di lei. Non era neppure certa di stringere ancora le loro mani, in quel cerchio di morte che pareva ruotare attorno all’abisso luminoso della candela ormai consunta. “Morte” fu proprio la parola che le sfuggì sibilando dalle labbra. Qualcuno (ma chi?) le strinse le dita ed ella fece lo stesso. Sentiva l’anima stirata, come se un vento caldo e tempestoso la stesse trascinando via dal suo corpo. In quel momento percepì l’odio profondo verso Téitis e un atroce sgomento per la via cui quello Spirito li aveva condotti. Poteva udire lo scalpiccio dei suoi piedi sulle foglie umide. “Morte” ripeté tra sé ancora una volta, ma ormai la cavalcata del suo cuore somigliava al rombo del franare di mille rocce che si precipitino nel buio ed ella faticava a discernere i suoi stessi pensieri. Fu così che le parve che essi fossero rapiti da una nera corrente, quale un fiume che risalga il suo corso, e trascinati indietro, fino alla sua infanzia, poi ancor prima, prima della sua stessa esistenza, indietro fino agli albori del mondo e alle radici del tempo. E quando la candela barbagliò verdastra un’ultima volta prima di spegnersi ed un lampo baluginò profondo negli occhi dell’amico, non riuscì a trattenere un estremo sussurro. Mentre il cuore batteva un ultimo, sordo colpo, bisbigliò: “La morte non è la fine! La morte non è la fine!”.

La Neve Purpurea

Tiberio non aveva mai visto degli occhi rossi. Non si illudeva di avere una vasta conoscenza delle genti e stirpi che popolavano il mondo, ma avrebbe giurato che non esistessero in tutta Mediaquæ e persino oltre il Nuovo Mare o la Cintura di Fuoco occhi come quelli. Brillavano gelidi come rubini, illuminando la sua cella ben più della vecchia candela puzzolente che avevano piazzato tra i piatti e i bicchieri.
Continua a leggere

Continua a leggere


Volgendo lo sguardo al piccolo vetro che li separava dalla notte, non poté non domandarsi se, a dispetto della neve che cadeva silenziosa e della grande distanza, un viandante che risalisse l’Anguin o traversasse la Valle della Luna non riuscisse a scorgere quel bagliore su in alto, prendendolo magari per la vermiglia Pira, l’Occhio Rosso di Draco, la costellazione che Calos gli aveva fatto conoscere. “Rossa come il mio titolo” aveva detto con un sibilo limaccioso. Rabbrividì.

“Di quel giorno, il mio primo giorno, il ricordo più vivido è il colore”.

Queste parole lo richiamarono al presente e a quella giovane creatura misteriosa che sedeva dall’altro lato del tavolo. Quale avrebbe potuto essere la sua età? Venti anni? Non troppo più vecchio di lui in ogni caso, ma il suo viso, la sua voce, avevano un tono malinconico e profondo che gli attribuivano una maturità sorprendente.

“Se fu quello che accadde la notte precedente a risvegliare la mia coscienza, non posso dirlo. Quel che è certo è che non scorderò mai quel colore”.

Tiberio sospirò. Se ti trovi prigioniero di una biblioteca vecchia quanto il tempo, arroccata sui monti in un mondo in rovina, durante un inverno che pare non finire mai, non è che ti attendi di incontrare molta gente e men che meno un ragazzino che in un’alba gelida bussi alla porta avvolto in un mantello cencioso, sospirando un vaporoso Sono in cerca di un libro. Tra tutte le creature strane che popolavano quella sorta di isola ferma nel tempo, Uilhelm era certo la più interessante. Toccava a lui il servizio di guardia quella notte e per lo più doveva aver dormito, per cui non fu subito certo di non essere ancora sperduto nei suoi sogni. Ne era stato subito attratto.

“Va avanti, ti prego” lo supplicò, temendo che avesse intuito quanto difficile gli fosse mantenere l’attenzione sulle sue parole. In fondo che importava che avesse da dire: gli piaceva la sua voce, il suo modo di raccontare le cose. Non ricordava neppure più perché esattamente si trovassero lì. Uilhelm non lo aveva degnato di una grande considerazione nelle prime settimane della sua permanenza a palazzo, sebbene in qualche modo avesse sempre cercato di finirgli tra i piedi. Era sempre tutto preso dalle sue ricerche e dai suoi studi ed infastidito da chiunque cercasse di distoglierlo. In particolare, sembrava nutrire un’avversione per il Servo Rosso e di questo certo Tiberio non era sorpreso, essendo un sentimento piuttosto comune tra la gente di Facultas.

Poi un giorno tutto era cambiato. Adesso ricordava: Uilhelm lo aveva afferrato saldamente per le braccia, quasi tremando, senza riuscire a dire nulla, con gli occhi brillanti e i capelli arruffati di chi non ha dormito, e infine aveva soffiato poche parole tra i denti, come temesse di farsi sentire: Ho una storia da raccontarti.

Da allora erano trascorsi alcuni giorni e aveva persino temuto che quello fosse stato il delirio di una notte insonne, poi quel mattino il giovane lo aveva avvicinato alla sala del refettorio. Stasera cena nella tua cella. Dopodiché era scivolato via senza fermarsi. Arrossì ripensando di aver sperato in quell’istante che Uilhelm non avesse in mente di perdersi in chiacchiere.

La cena era stata in effetti assai silenziosa, ma non appena terminato non vi furono più dubbi che qualcosa da dire ci fosse effettivamente, sebbene Uilhelm sembrasse come chi è indeciso su che strada prendere.

Tiberio sperò che vuotare quel che restava della bottiglia del pessimo rosso che avevano a disposizione potesse in qualche modo rendere le cose più facili.

Mentre Uilhelm portava il bicchiere alla bocca, fu tentato di afferrare l’altra mano, che giaceva sul tavolo, per confortarlo o incoraggiarlo o comunque per rompere quell’esitazione, ma la trovò stretta in un pugno, teso e pallido.

Quando abbassò il bicchiere e si passò la lingua sulle labbra, le parole cominciarono a fluire, prima ancora che Tiberio se ne rendesse conto.

“Non posso credere di non aver aperto gli occhi prima di allora. Eppure quel mattino fu come farlo per la prima volta”. Abbassò ancora la voce, quasi parlasse per se stesso. “E così li vidi: il campo ghiacciato, di un rosso scintillante ai raggi dell’alba, i corpi dei caduti, lividi e rigidi, le loro armature infrante coperte di neve, i vessilli spezzati che tremavano al vento del mattino. L’Uinlein serpeggiava silenzioso oltre il campo di battaglia, coperto di un velo trasparente che come una teca custodiva i defunti che vi erano annegati e stavano come sospesi in un limbo irreale, belli eppure spaventosi”.

A quelle poche parole, Tiberio fu percorso da uno scossone, come avesse battuto la testa, eppure non era confuso, ma lucido più di quanto non lo fosse da tempo. “La battaglia della Neve Purpurea!” esclamò ripensando a una delle storie che si raccontano ai bambini la sera attorno al fuoco. “Di questo parli?”. Scosse il capo. “No, no di certo!”. Sospirò. “No di certo”.

Uilhelm si curvò verso di lui. “Ne hai sentito parlare…È naturale: epica e tragica come poche altre lo furono. L’ultima, grande battaglia del nostro tempo. Ma una storia, come il ghiaccio dell’Uinlein, può velare la realtà, farla trasparire sublime e poetica, nascondere a chi la ascolti che non fu altro che una carneficina, seppure non inutile, possiamo ancora sperare”.

In qualche modo non riusciva a credere che lo stesse prendendo in giro, per cui balbettò (e la sua voce era un misto di sorpresa e rammarico): “Ma sono trascorsi…più di cinquant’anni…”.

“Cinquantaquattro” precisò, con tono didascalico. “E comprendo che non avresti detto che io fossi tanto vecchio”. Fu sul punto di lasciarsi sfuggire una risata, ma si passò tre dita davanti le labbra. “Accadono molte cose strane e…magiche in questo mondo. Forse non quante ne accadevano in passato, ma è un fatto che io stia qui, davanti a te, e se avrò modo di raccontarti questa storia fino in fondo, potresti scoprire fatti ancor più sorprendenti”.

A Tiberio parve per un istante di vedere scorrere negli occhi dell’amico il sangue che aveva coperto la pianura in quello sperduto angolo di mondo, ben più lontano di quanto lui avrebbe mai potuto spingersi in vita sua. Oltre il confine dell’oblio gli aveva detto suo padre un giorno. “Tu dunque eri lì! Eppure, si racconta che nessuno tornò mai per poter narrare cosa accadde quella notte”.

Uilhelm oscillò l’indice. “Eppure, tu hai sentito parlare della Battaglia della Neve Purpurea e questo nome non gli fu dato quel giorno ma molto tempo dopo”. Il suo sguardo si fece triste. Sembrava fissare il volto di Tiberio e vedere quello di qualcun altro. Le sue iridi palpitavano più debolmente, come fossero sul punto di spegnersi. “Ma non hai tutti i torti: nessuno dei guerrieri partiti al seguito di Fillin e Aaron fece ritorno. Ma con loro c’era qualuno che non era di certo un guerriero, qualcuno che, come me, trovò rifugio sul piccolo Sin Aleian, nel mezzo della pianura, e che come me, miracolosamente, scampò al massacro. Qualcuno che rincontrai tempo dopo, ancora una volta nel luogo più improbabile, ritto tra i grandi signori di Mediaquæ, a narrare questi stessi fatti, svelandoli al mondo e strappando al silenzio il nome della Neve Purpurea: l’ultimo fatto che ci è noto delle Terre Fredde e dell’esistenza stessa dei Nùari, gli ultimi eredi della più antica dinastia degli Uomini”.

“Li abbiamo abbandonati” sospirò rabbiosamente Tiberio. “Abbiamo volto lo sguardo altroveOggi nulla più ha valore”.

L’altro scosse il capo. “Non lo so. C’è sempre qualcosa per cui valga la pena lottare. C’è persino in questi giorni crepuscolari. Potresti esserne stupito. Ma ammetto che è difficile vederlo da qui dentro”. Batté due nocche sul tavolo. “E noi dobbiamo essere grati al sacrificio di Re Fillin e di suo figlio Uran e di Re Aaron e suo fratello Olov e di tutti quei Titani e Altiuomini di cui non ricordiamo più i nomi, trascinati via verso il mare dal corso del fiume, in una notte cupa, la stessa in cui, milletrecentocinque anni prima, Turos aveva lanciato la sua maledizione”.

“La Notte di Pietraviva!”. Tiberio s’irrigidì. Nella sua mente, come un’ombra spettrale, si profilò un passato assai remoto, al crepuscolo del dominio dei suoi antenati sulle Antiche Terre, prima della caduta del Drago e che il mare le separasse dal nord. “In Nordumbria, l’ultimo dell’anno si celebra quella notte con preghiere e racconti e per tutto il giorno seguente, finché il sole non scende sotto l’orizzonte, gli uomini rimangono al buio, digiunando. Ma è una ricorrenza degli Uomini e qui a Mediaquæ oramai nessuno più la commemora”.

Uilhelm annuì. “Molte delle antiche usanze sono andate perse a Mediaquæ, una volta che la stirpe degli Antichi Uomini è stata sradicata, ma forse, da qualche parte, nascosto nella terra, esiste ancora un seme di quell’albero, in attesa di ridare vita all’antica dinastia”. Con un rapido gesto afferrò la mano di Tiberio e la sua voce si fece più bassa e cupa. L’intera stanza parve farsi più buia, mentre gli occhi baluginavano come tizzoni tra le ceneri. “Morirono tutti, quella notte, travolti da una tempesta di Spettri, Sinùberi e Mannari Bianchi. Morino in un modo atroce, tra il canto e le urla delle donne-guerriero, con negli occhi la bellezza e il terrore, ma non senza lottare e il Popolo del Tuono, nelle sue leggende, di certo ne serba il ricordo. Quella fu la loro fine e il mio inizio e quella battaglia in qualche modo ci ha condotti qui e adesso e credo di cominciare a capire il perché”.

Si interruppe, come fosse restato senza fiato.

“Cosa intendi?” lo incitò.

Ma Uilhelm sembrava non ascoltarlo: la sua attenzione era rivolta all’angolo buio della stanza dove si trovava, invisibile agli occhi, la porta che dava sul corridoio dei dormitori. “Qualcuno si muove. Qualcuno cerca nella notte”. Furono queste le parole che Tiberio intuì stesse bisbigliando. “Non è prudente continuare adesso questa conversazione e in ogni caso non mi sento lucido abbastanza”. Recuperò in fretta il suo mantello e accese la candela che aveva condotto con sé e fece per uscire, ma al limitare della tenebra sembrò esitare. “Ci sono tante cose da dire” sospirò con una certa sofferenza, senza volgersi a guardarlo. “E tanti fili da sbrogliare nella mia mente”. Tiberio udì il cigolare dei cardini, poi più nulla. “Buonanotte” bofonchiò deluso.

2022-01-08

Aggiornamento

Per festeggiare l'aver sfondato il 60% dei preordini, DISPONIBILE SU https://www.facebook.com/OneirosUnNuovoViaggio LA MAPPA DEI LUOGHI DEL ROMANZO, realizzata da Fabio Porfidia.
2021-12-27

Aggiornamento

E SIAMO A 100! Il passo è quello giusto, anche se so che il difficile viene adesso. Voglio però ringraziarvi tutti ancora una volta e chiedervi di continuare a sostenere questo sogno. Per la 100a adesione ho previsto una dedica speciale :p A PRESTO CON ALTRI AGGIORNAMENTI!!
2021-12-05

Aggiornamento

CHE PARTENZA! A poche ore dall'inizio della campagna, abbiamo già raggiunto il 30% del target di copie per la pubblicazione. Di questo grande risultato, devo essere grato ai miei amici e a tutti coloro che stanno supportando il progetto Oneiros. Da adesso si potrà cominciare ad approfondire i contenuti del racconto e discuterne assieme. https://www.facebook.com/OneirosUnNuovoViaggio

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Finito!!! Ultime 50 pagine lette tutte d’un fiato! Che dire … non sono un esperto di fantasy anche se ne ho letto qualcuno (Il signore degli anelli in primis). Devo dire che questo primo volume di Oneiros mi ha colpito favorevolmente. All’iniziale ritmo lento si contrappone l’incastro di eventi dell’ultimo terzo del racconto che mi è sembrato gradevolmente serrato e avvincente.
    La lettura di “Un nuovo viaggio” fa comprendere di essere entrati in un mondo complesso composto da eventi paralleli che si intrecciano nelle vite dei protagonisti di questo volume (Cori e Tiberio) lasciando intravedere, però, appassionanti sviluppi futuri. Molto gradevole (e inusuale) è il riferimento a paesaggi tipicamente mediterranei e “isolani” che si contrappongono alle ambientazioni spiccatamente nordiche.
    Insomma, a mio giudizio, il nostro Tolkien siculo sembra aver centrato il primo obiettivo … a questo punto non mi rimane che auspicare una rapida uscita del secondo racconto … mi raccomando!!!

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Giorgio Donato
Nasce a Messina nel 1978 e, come molti isolani, da allora guarda il mare e si chiede cosa ci sia oltre: perennemente combattuto tra le radici e la vastità del mondo. I due temi fondamentali della sua scrittura sono il viaggio e la mescolanza delle culture.
Giorgio Donato on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie