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Parole sotto la sabbia

Parole sotto la sabbia
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Consegna prevista Marzo 2022
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Non è una vacanza come tutte le altre quella che Lodovico e sua nipote Eleonora, una bambina decisamente arguta e dallo spiccato senso dell’umorismo, si ritrovano a vivere nel corso del tranquillo soggiorno nella località balneare di Caorle, sul Mar Adriatico. La singolare morte di un’anziana signora del paese e il ritrovamento di uno strano quaderno sulla riva del mare li porteranno ad indagare su un mistero che affonda le proprie radici direttamente nella storia della cittadina veneziana e che li farà inoltrare nei suoi luoghi più suggestivi. Nel corso della vicenda i due protagonisti si troveranno spesso faccia a faccia con il loro oscuro passato e dovranno fare i conti con la dura realtà che troppo a lungo hanno cercato di nascondere.

Perché ho scritto questo libro?

Dopo essere stato più volte in vacanza a Caorle ed essermi innamorato del paesino lagunare, ho pensato che poteva essere l’ambientazione perfetta per fare da sfondo ad un mistero da risolvere. Sfogliando poi i libri di storia e formulando i possibili collegamenti, ho capito che non potevo più tirarmi indietro dal farlo. Una volta trovati i protagonisti giusti, la storia è nata a piccoli passi pagina dopo pagina, come se fosse un puzzle in cui i pezzi dovevano solo essere messi al proprio posto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

DOMENICA

Quando Lodovico sollevò lo sguardo dal giornale che stringeva tra le mani, comodamente seduto sulla sdraio dell’ombrellone F7, si trovò di fronte uno spettacolo a dir poco surreale. Due anziane signore, la cui età sarebbe stata difficile da definire con precisione, stavano discutendo animatamente con il bagnino della spiaggia, il quale, quando si era svegliato quella mattina, tutto si sarebbe aspettato fuorché di dover combattere con due pinguini dall’aspetto inquietante.

Il loro abbigliamento infatti era decisamente fuori luogo: entrambe indossavano delle lunghe vestaglie scure, che arrivavano fino alle caviglie nodose, le quali terminavano a loro volta in un paio di ciabatte di gomma dello stesso colore. Dal collo pendevano due collane di perle chiare, mentre la testa era cinta da due ampi copricapi che davano agli ambigui soggetti un’espressione alquanto altezzosa. Il guardaspiaggia sbuffò più volte all’udire le richieste delle due megere, le quali pretendevano, parlando in stretto dialetto veneziano, di voler essere accompagnate al proprio ombrellone.
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«Scusate signore, sapete almeno dirmi il nome dell’hotel in cui alloggiate? Altrimenti non saprei come aiutarvi»

«Ma elo mia el so laoro saver ando ga da sentarse la gente? Lè roba da mati»

«L’an passà ghera un giovanotto più gentile. No ghe più i bagnini de na olta» la sosteneva l’altra, che iniziò a scrutare l’orizzonte alla ricerca di un posto libero dove sistemarsi.

La spiaggia, a quell’ora del giorno, era piuttosto gremita e gli ombrelloni ancora chiusi si potevano contare sulle dita di una mano. Per nulla scoraggiate dalla situazione alquanto difficoltosa, le due vecchiotte si scambiarono un cenno d’intesa e si avviarono a passo lento verso la distesa sovrappopolata che si trovava di fronte a loro.

«Andemo Santina, lo catemo da sole el nostro ombrelon! Che Dio el gabia pietà de la to anima» lo liquidarono senza degnarlo nemmeno di un saluto.

«Signore, vi prego, ascoltatemi! Non potete andare dove volete! Fermatevi, vi scongiuro» le rimproverò il bagnino, senza sortire alcun effetto.

Sopraffatto da quel breve colloquio finito male, si abbandonò sulla sedia sulla quale era beatamente seduto fino a poco prima e lasciò che lo sciabordio del mare tornasse a rasserenare i suoi pensieri, mentre le due anziane raggiungevano strenuamente il primo posto libero, come dei veri e propri reduci di guerra, dove fecero cadere i pesanti borsoni sulle sdraio aperte e, per nulla affaticate, si avviavano indomite verso la riva del mare.

“Questa devo proprio segnarmela, due soggetti così chissà quando mi ricapitano” non poté fare a meno di pensare Lodovico mentre le osservava scomparire in lontananza, dopo aver assistito a tutta la scena con un sorriso incredulo stampato sulla faccia. Una volta che le due vestaglie nere furono inghiottite dalla marea di persone che si godevano quella calda giornata di sole accalcate a poca distanza le une dalle altre, Lodovico poté finalmente tornare a leggere il suo giornale, seduto a cavalcioni al riparo del suo ombrellone e con i piedi immersi nella sabbia tiepida. Quanto tempo mancava a mezzogiorno? Stava morendo di fame e il suo stomaco brontolante non faceva altro che ricordarglielo in continuazione. Il suo fisico era piuttosto asciutto e i corti capelli ricci che gli circondavano la testa avevano lo stesso colore marrone dei due occhi annoiati incastonati al centro del viso smunto. Una sottile barbetta appena appena accennata gli cospargeva le guance

ed il mento, sintomo di un taglio che doveva mancare almeno da un paio di giorni. Per ingannare l’attesa cominciò a leggere un articolo che poco prima aveva catturato la sua attenzione. Il trafiletto a lato della pagina titolava “Vandali di nuovo in azione, profanate altre tombe al cimitero comunale”. Il giornalista riportava un fatto avvenuto qualche sera prima, quando alcune persone non meglio identificate, a detta sua dei ragazzi scapestrati senza niente di meglio da fare, erano entrati di soppiatto nel campo santo e avevano ribaltato alcune lapidi, sparpagliando in giro tutto ciò che capitava loro a tiro. L’increscioso episodio, per quanto anomalo nella piccola cittadina balneare di Caorle, non era una novità, poiché già alcuni mesi prima, continuava l’autore dell’articolo, era avvenuto qualcosa di molto simile. Nonostante le approfondite indagini, la polizia non era ancora riuscita a risalire agli autori di quegli atti vandalici. Con un profondo sospiro, Lodovico girò pagina e proseguì, per niente turbato, nella sua attività di lettura. Mentre si apprestava ad inoltrarsi nella sezione sportiva, uno strano luccichio attirò la sua attenzione. Alzò lo sguardo e scrutò in lontananza, per vedere di cosa si trattasse. Quando gli occhi si furono abituati al fastidioso riflesso del sole, vide una leggiadra ragazza in bikini, simile ad una sirena, uscire dall’acqua e avviarsi ancora tutta gocciolante nella sua direzione. Indossava un sottile costume giallo, che metteva in luce le sue prominenti forme, e mentre camminava scuoteva la folta chioma bionda nel tentativo di asciugarla più velocemente. Lodovico non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, come ipnotizzato dalla bellezza senza tempo di quella dea marina. Quando la ragazza sollevò il viso, i loro sguardi si incrociarono, come se quell’incontro fosse stato stabilito molto tempo prima di quel momento da un’entità soprannaturale. Al culmine dell’imbarazzo, Lodovico distolse velocemente la sua attenzione e tornò a concentrarsi sul giornale che aveva davanti, fingendo per un momento di non essere rimasto colpito dalla ragazza che ormai si trovava a pochi metri da lui. Pregando che non se ne fosse accorta, attese qualche secondo senza sollevare lo sguardo, ma proprio quando pensava di avercela fatta, una voce squillante lo salutò facendolo sobbalzare.

«Ciao!»

Era lei. Si era fermata proprio davanti a lui, sorridente.

«Ciao» rispose educatamente Lodovico, visibilmente imbarazzato.

«Ho visto che mi stavi guardando. Piacere, io sono Martina»

«Ehm… sì, cioè, no. In realtà stavo osservando il mare in lontananza» mentì lui, prima di aggiungere velocemente: «Io comunque sono Lodovico»

«Capito. Senti, ma… anche tu qui in vacanza?» proseguì lei, con fare ammiccante.

«Sì, sono arrivato qualche giorno fa. E tu, invece?»

«Io sono arrivata ieri, sono qui con alcune amiche»

Martina fece una pausa; poi, non ottenendo alcuna risposta, proseguì.

«Senti, che ne dici se stasera andassimo a bere qualcosa insieme? Così magari potremmo conoscerci meglio» azzardò la ragazza mordendosi un labbro e sistemandosi una ciocca di capelli ribelli.

Lodovico, visibilmente a disagio, cominciò a sudare nervosamente, cercando nella propria mente la risposta più giusta a quell’invitante domanda. Stava forse sognando? Una ragazza così bella e attraente ci stava provando con lui? Quello non era certo il momento migliore per tirarsi indietro. Dopo averci pensato un po’ su, si aggiustò gli occhiali sul naso, fece un respiro profondo e prese il coraggio a due mani.

«Ehm… perché no? Mi piacerebbe molto» balbettò dopo un tempo che sembrò infinito con un filo di voce.

La ragazza allora sorrise, soddisfatta, facendo risaltare ancora di più la bellezza del suo aspetto.

«Fantastico! Allora facciamo per le 10, ci becchiamo in centro?»

Proprio mentre le parole stavano per uscire dalla bocca di Lodovico, alcune grida catturarono la sua attenzione. Una bambina urlante, dall’aria tanto vispa quanto innocente, stava correndo verso di lui a gran velocità, stringendo un grosso secchiello tra le mani. Portava un simpatico costumino rosa e due lunghe trecce bionde mettevano in luce i suoi azzurri occhi furbetti. Quando lo raggiunse, gli si gettò al collo e lo abbracciò forte.

«Papà! Papà! Eccomi, sono tornata! Ora vieni con me a fare un castello in riva al mare? Ti prego…» lo incalzò arricciando il musetto.

Uno sguardo da pesce lesso comparve all’istante sul volto di Martina, la quale tutto si sarebbe aspettata tranne che il ragazzo che stava cercando di abbordare avesse già una figlia. Visibilmente imbarazzata, si affrettò a ricomporsi e a salutare il più velocemente possibile.

«Ora sarà meglio che vada. Per questa sera meglio che lasciamo stare, mi sono appena ricordata di avere già un impegno. Sarà per un’altra volta. Ciao ciao» disse avviandosi a passo svelto verso la fine della spiaggia.

Tutto era accaduto così velocemente da non lasciargli nemmeno il tempo di fermarla. Non appena si fu allontanata, uno sguardo di disappunto comparve sul volto di Lodovico, il quale cominciò a scrutare la bambina con fare indagatore.

«Dimmi solo una cosa: perché?» le domandò con aria di rimprovero.

«Perché cosa?» gli rispose lei con finta innocenza.

«Perché mi hai chiamato papà? Io non sono tuo padre! Sei riuscita a farla scappare. Sei contenta, adesso?»

«Direi proprio di sì, era quello che volevo» rispose la bambina sorridendo, mentre rovesciava a testa in giù il secchiello che aveva tra le mani e ci si sedeva sopra, non prima però di aver recuperato un paio di occhiali da sole e una rivista di parole crociate che erano appoggiati sul tavolino alla base all’ombrellone.

«Ma l’hai vista? Scusa se te lo dico, ma non era per nulla adatta a te, zio»

Lodovico la guardò furente, consapevole di essere caduto in una macchinazione di quel perfido diavoletto.

«Senti Eleonora, quante volte te lo devo dire di non intrometterti nella mia vita sentimentale? Non sono cose che ti riguardano, me la vedo da solo» rispose con aria stizzita tornando a concentrarsi sul proprio giornale.

«E poi, si può sapere cosa aveva questa che non andava? Come puoi dire che non era adatta a me? Neanche la conoscevi!» continuò dopo aver fatto una piccola pausa.

La bambina ci pensò un po’ su, poi rispose.

«5 verticale: intuizione prodotta dall’istinto. Sesto senso» disse, mentre scriveva sulla pagina che aveva davanti la soluzione alla definizione.

Lodovico sbuffò, visibilmente contrariato. Il sole intanto si era fatto alto nel cielo e le prime famigliole stavano cominciando ad abbandonare la spiaggia alla guida dei loro passeggini. Capendo che era finalmente arrivata l’ora di pranzo , Lodovico chiuse con rabbia il giornale e si apprestò ad alzarsi.

«Forza, torniamo a casa» la esortò mentre indossava la maglietta malamente incastrata tra i raggi dell’ombrellone aperto.

La bambina allora, per nulla turbata da quella decisione, si alzò, prese il secchiello su cui era seduta e vi infilò la rivista che teneva davanti a sé. Dopodiché, quando entrambi furono pronti, Lodovico la prese per mano e insieme si avviarono a passo lento verso la fine della spiaggia.

«Cosa si mangia di buono, oggi?» gli chiese con delicatezza, mentre raggiungevano la passerella.

«Pasta al pomodoro, come al solito»

«Non osiamo troppo, per carità! Le ricette migliori tienile per le tue fidanzate, mi raccomando» lo rimproverò lei con fare allusivo.

Non ricevendo alcuna risposta e vedendolo rabbuiato in viso, probabilmente a causa dell’episodio accaduto poco prima, la bambina proseguì gioiosa.

«Dai, stavo scherzando. Benedetti siano la pasta e tutti i pomodori! E poi, chissà quante ne trova uno come te!»

Lodovico sbuffò, cogliendo la doppia frecciatina che aveva appena ricevuto. Una volta raggiunta la strada, aspettò che non passasse nessuna macchina e poi si avviò verso il loro appartamento senza proferire altra parola.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giordano Zenari
Sono nato nel 1993 a Verona. Dopo essermi laureato in Lettere all’Università di Verona ed essermi dedicato a varie occupazioni (giornalismo, biblioteca…), ho iniziato la mia carriera di insegnate di Lettere presso la scuola media Alle Stimate, dove ancora attualmente lavoro. Alla passione per l’insegnamento affianco quella per il teatro e per la scrittura con la stesura di romanzi, racconti e commedie, alcune delle quali poi metto in scena.
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