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Persone Buone

Persone Buone
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Consegna prevista Febbraio 2022
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A tre anni dalla fine della loro storia Mary e Mattia si danno appuntamento in un caffè di Milano. Qui Mary gli confessa di essere malata di cancro, una circostanza che le ha fatto sentire il bisogno di riappacificarsi, ma che allo stesso tempo apre un nuovo scenario in cui i due finiscono per perdersi. Entrambi legati dal desiderio di amarsi ma allontanati dal peso del passato.
Il romanzo fotografa i momenti chiave della loro storia: il giorno in cui si sono conosciuti, i tradimenti e la decisione di terminare il loro rapporto. Di volta in volta però la storia continua e i due protagonisti tenteranno di ricominciare a frequentarsi. Ma Mary, ufficialmente ancora in una relazione con un altro ragazzo, trova impossibile continuare questa vita dove la spensieratezza è solo un ricordo del passato.
In un modo o nell’altro Mary e Mattia cercano una felicità libera dai rimorsi e dai sensi di colpa, salvo capire che nelle relazioni bisogna essere pronti a lottare.

Perché ho scritto questo libro?

Da bambini ci hanno insegnato a credere nel lieto fine, nel classico: “vissero per sempre felici e contenti.” Due protagonisti si incontrano, superano le difficoltà e alla fine riescono a stare assieme. Ogni volta la conclusione è sempre la stessa e così quando pensiamo a una storia d‘amore sappiamo già come andrà a finire. La destinazione da raggiungere.
Con questo romanzo invece parto dalla fine, perché credo che la vera difficoltà non sia stare assieme ma scegliere di continuare a farlo

ANTEPRIMA NON EDITATA

RICORDI APPASSITI

Milano 2018

Mary dice che questi incontri sono come i tramonti sulla spiaggia, sparito il sole, la sabbia si raffredda e quello che rimane sono ricordi appassiti, momenti belli fino a dieci minuti prima ma che non contano più niente. Mattia si muove sulla sedia, un colpo di tosse, con una mano si accarezza i capelli biondi, lo sguardo si sposta attraverso la stanza. Un signore di mezza età in un abito elegante beve un caffè seduto da solo; una ragazza legge distrattamente un libro, con le dita si arriccia le punte dei capelli; due donne sedute in un angolo in disparte parlano a voce bassa, una ha i capelli bianchi in una vecchia acconciatura, la più giovane sussurra e l’anziana distoglie lo sguardo con vergogna; due ragazzi, uno di fronte all’altro, si guardano e a mala pena si rivolgono parola. A vederli in quel caffè di Milano si potrebbe pensare a una coppia come tante altre, una di quelle che dopo tanto tempo ha smesso di provarci e sopravvive per inerzia. Forse un tempo era così. Oggi Mary e Mattia hanno l’impressione di essere intrappolati nel purgatorio di chi non sa più se mandarsi a quel paese o augurarsi cose migliori. Mattia dice che il problema sta proprio nelle incertezze.

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Niente che un po’ di alcol in corpo non possa risolvere, un bicchiere di vino, una birra o un Americano se fosse l’ora giusta, ma è troppo presto per bere alcolici e Mary è stata chiara fin da subito. Troviamoci per un caffè aveva detto, e a Mattia alla fine era sembrata una buona idea. Avevano deciso per un posto neutrale, l’arredamento in legno chiaro, le pareti dipinte di bianco e vasi appesi al soffitto con delle funi. Il cartello ingiallito sulla porta all’ingresso con la scritta domenica brunch 15€ e le bandierine della preghiera appese sopra le teste, arancioni, gialle e blu: Dio concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare.

Erano passati tre anni dall’ultima volta che si erano visti. Lui per sfogarsi le aveva distrutto casa lanciando per aria tutto quello su cui metteva le mani, e lei rannicchiata in un angolo continuava a dire di volere chiamare la polizia. Smettila, smettila gli aveva urlato. Alla fine però si erano calmati, lui seduto una sedia del soggiorno, e lei in piedi al suo fianco che lo guardava in silenzio.

“Quindi racconta, come ti vanno le cose?”

“Bene, e a te?” Risponde lei.

Tutto qui? Pensa Mattia. Dopo tutto quello che ci siamo fatti non siamo in grado di dirci altro? La guarda alla ricerca di quei tratti che una volta erano la cosa più familiare del mondo e adesso invece gli sembrano appartenere a un’estranea. Mattia ci vede altri uomini e posti lontani, niente a che fare con loro. Lui in un paio di Levi’s sbiaditi, e lei in un vestito senza maniche rosso lampone, un taglio elegante che porta con classe. Mary, una trentunenne che lavora per una società che produce e vende macchinari ospedalieri. Una che guadagna bene, cifre lontane dai pochi soldi che riesce a racimolare Mattia a fine mese. Lui, uno che vive la giornata e al resto preferisce non pensare. Due persone che ormai hanno poco a che fare con quei ricordi appassiti.

È da un po’ che il cellulare squilla quando Mattia si decide a rispondere. Le undici di sera. Il primo pensiero è quello che sia successo un gran casino. Mattia legge il nome sullo schermo. Ecco, ci mette un attimo a rispondere, il telefono continua a suonare, vibra come se avesse un diavolo in corpo. Rispondi, si dice.

“Pronto?”

Ma quello che sente dall’altra parte è un lungo silenzio.

“Pronto?” Ripete.

“Sì scusami, è un brutto momento?”

“No tranquilla, ma è successo qualcosa?”

“… no.”

“… e perché hai chiamato?” Mattia sospira, si siede a una sedia del tavolo in cucina. “Scusami, volevo dire che è strano sentirti e mi sono preoccupato, tutto qua.” Con le dita della mano comincia a gesticolare tirandosi piccoli pizzicotti al lobo dell’orecchio destro.

“In realtà non lo so nemmeno io perché.” Risponde la voce all’altro capo della linea.

“Mary,” dice Mattia. “Ti dispiacerebbe darmi un attimo?”

“Guarda che se sei impegnato posso richiamarti un’altra volta, non è un problema.”

“No, va bene, ma dammi solo un momento.” Mattia appoggia il telefono e corre in bagno, guarda la faccia riflessa nello specchio. Labbra sbiadite, la pelle pallida, una barba a chiazze fatta di peli ispidi, ogni tanto anche uno bianco. Mattia si copre la bocca e il naso con le mani, guarda il riflesso di quegli occhi stanchi. Cosa succede, si chiede. Prende un profondo respiro e torna in cucina.

“Pronto.”

Ma per un attimo nessuno risponde.

“… pronto, Mattia.”

E sentire il suo nome pronunciato da quella voce gli fa lo stesso effetto che cadere in un precipizio, lanciato verso la morte, ed è ben contento di andare a morire, senza più il desiderio di tornare in vita.

“Per un attimo ho pensato che avessi riattaccato.” Dice Mattia.

“Oh no,” risponde Mary, fa una pausa, Mattia la sente prendere profondi respiri prima di articolare le parole. “Cerca di capirmi,” continua. “Non è facile, non è facile per niente.”

“Sì, hai ragione.”

“Ecco vedi… ti ho chiamato perché ho pensato che avremmo potuto incontrarci per un caffè. Cosa ne dici?”

“Penso che vada bene, ma come facciamo…” un rumore lo interrompe.

“Pronto?”

Silenzio. Mattia insiste. “Pronto!” Niente.

“Affanculo, affanculo maledetta, che senso ha se poi mi chiudi il telefono in faccia? Mattia guarda lo schermo del cellulare, i numeri che conteggiano la chiamata continuano a salire. Mattia sente un nodo stringergli la bocca dello stomaco, chiude la telefonata e si rimette a sedere.

Non passa molto tempo prima di sentire ancora una volta il rumore della suoneria. Mattia legge il nome e si porta il telefono all’orecchio.

“Pronto.”

““Ciao Mattia, mi dispiace per poco fa, dev’essere caduta la linea. Ma come volevo dirti, penso sia

importante che ci vediamo. Quindi che ne dici?”

“Senti, per prima; non volevo essere scortese.”

“Lo so, tu sei una persona buona.” Gli risponde Mary.

Mattia si chiede cosa intenda dire con quelle parole, ma si decide a ignorarle.

“Sì, allora penso che vada bene.”

Fissano l’appuntamento per una settimana da quel giorno, rimangono vaghi. In quel momento non

serve decidere tutto, possono sentirsi poi, con più calma. Così dice Mary. Gli racconta che deve venire a Milano per una questione di lavoro, ma non dovrebbe avere problemi a prendersi una

mezza giornata libera. Ne potevano approfittare per scambiare quattro chiacchere visto che da quel giorno non si erano più parlati. Un’opportuna coincidenza, pensa Mattia.

Però adesso, uno di fronte all’altro, i modi gentili di quella telefonata sembrano essere spariti.

Mattia aggiunge lo zucchero alla tazzina e comincia a mescolare con calma.

“Di cosa volevi parlare? Hai detto che era importante.” Le chiede.

“Oh, per quello,” risponde Mary, alzando lo sguardo dalle mani che tiene appoggiate sul tavolo. “Non so cosa mi sia preso per dire una cosa del genere, non saprei proprio dirti che mi sia passato per la testa in quel momento.”

Nessuno accanto a loro sembra fare caso a quello si stanno dicendo. La signora con i capelli bianchi continua a parlare con la donna più giovane; la ragazza ha smesso di leggere il suo libro e guarda distrattamente la porta; il signore in abito elegante nell’uscire ha lasciato la porta socchiusa da dove si affaccia un’anziana signora per dare una rapida occhiata al bar. Con fatica si trascina appresso una di quelle borse gialle della spesa, il cameriere la guarda e si chiede se sia il caso di offrirsi per darle una mano. Mattia fa una pausa e guarda fuori. I palazzi sono vecchi, incupiti dallo smog di una città impegnata a vivere ogni momento, ma a lui piacciono, pensa che conservino ancora una sorta di antico fascino mentre fermano i raggi del sole quel tanto che basta per lasciare un velo d’ombra sulla strada e dare l’impressione che il tempo e il mondo si siano fermati.

Lei si chiama Marie Claire. Ma quasi tutto lo pronunciavano all’italiana. Maria. Mattia dice Mary, come

se fosse un nome inglese. L’aveva fatto dal primo giorno che si erano conosciuti e dopo tutti quegli anni aveva continuato a pronunciarlo così. Non è chiaro il perché o per come, ma in quel caffè di Milano, una vecchia coppia si era ritrovata e per un motivo o per l’altro si era messa a parlare d’amore.

Mary dice che lo considera una cosa puramente spirituale. Mattia risponde che secondo lui, l’unico amore che vale la pena raccontare è quello delle storie di Carver o della Monroe. Mary gli racconta del suo primo ragazzo che quando l’aveva lasciato le aveva urlato le peggio cose. Le ripeteva: “Ti amo, ti amo brutta stronza non te ne andare!”

Mary l’aveva lasciato scrivendogli una mail e poi gli aveva parlato al telefono. Mattia se lo ricordava. Lui e Mary andavano già a letto assieme quando era successo. “Che te ne fai di un amore così?” Si era chiesto.

“Dì quel che ti pare, ma penso che mi amasse per davvero. D’accordo, certe volte si comportava da

matto. Però mi amava. A modo suo. C’era dell’amore anche lì, non posso negarlo.”

Finita la frase Mary allunga la mano come se volesse raggiungere quella di Mattia, arriva quasi a sfiorarla prima di fermarsi. Lui le fa un gran sorriso.

“Come siamo finiti a parlare di questo?” Le chiede.

“Hai sempre avuto la fissa dell’amore tu.”

Mattia le accarezza il palmo della mano senza sapere il perché, lo fa in maniera istintiva, e lei condivide quel momento porgendoli anche l’altro. Sono mani calde, curate, con le unghie smaltate. Mattia le circonda il polso con le dita, a mo’ di braccialetto, si limita a tenerla così.

“Però noi ci volevamo bene no, Mary?”

“Certo, con quel tipo non era come con te, anzi forse non penso nemmeno d’averlo realmente amato. E

deve averne sofferto molto.”

Mary ritrae la mano e si sistema sulla sedia. A Mattia viene in mente una cosa e comincia a parlare scandendo bene le parole.

“Un po’ di tempo dopo esserci lasciati, un ragazzo col quale lavoravo che era nel bel mezzo del suo

divorzio, mi raccontò di un suo vecchio compagno delle medie. Quel poveretto s’era trasferito da un

paesino della toscana fino a Londra per seguire la compagna a cui avevano offerto un lavoro. Bè, cosa

succede? Dopo pochi mesi quella conosce un altro e lo pianta in asso. E lui cosa fa? Pensa bene di

tagliarsi le vene. Lo fa tanto bene che muore così. Il mio amico mi disse che era perché non aveva

potuto sopportare di perdere chi amava. Ma sai cos’ho pensato io? Che in fin dei conti quel poveretto mi

faceva pena, ma lo capivo.”

“Anche tu hai pensato di toglierti la vita?” Gli chiede Mary.

“Di tagliarmi le vene intendi? No, io non sono mai arrivato fino a quel punto. Dico solo che posso capire

come a qualcuno venga in mente di farlo. Anche lui aveva la sua idea di che cosa fosse l’amore. E alla

fine c’è morto. E io, per quanto è vero l’inferno, questo lo chiamo amore; tutto qua.”

Mary rimane in silenzio a fissarlo negli occhi.

“Volevo raccontarti un’altra storia in realtà,” continua Mattia. “Una che ho letto parecchio tempo fa, ma che mi torna sempre alla mente in momenti del genere.”

“Mattia mi dispiace. Noi ci amavamo, di questo ne sono convinta, ma alla fine era diverso. Le cose

cambiano, non è colpa di nessuno.”

“Tu sei cambiata, ma non è questo il punto. Si chiama Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, la

conosci? No, non penso. Ma questo adesso non è importante, allora c’è una coppia di vecchietti che

hanno avuto un incidente…”

“Te l’ho detto Mattia, non mi dispiace, è finita e non c’è niente da rimproverarsi.”

“Sono così mal ridotti che li portano subito all’ospedale. All’inizio sembra non se la debbano cavare.

Capisci? Avevano di tutto: fratture multiple, lesioni interne e anche una commozione celebrale. E poi

erano vecchi. Lei fra i due era quella ridotta peggio. Sembrava proprio che ci sarebbe rimasta, ma i

medici alla fine riescono a salvarle la vita.”

“Dai Mattia, cosa centra? Lo sai che non ha niente a che vedere con noi. È colpa mia va bene, ma cosa

credi c’è voluto coraggio per farmi sentire. E tu invece? Cos’hai fatto? Niente non hai fatto.”

“Ma vuoi star zitta una buona volta, eh?” Le risponde di getto, e poi riprende a parlare con calma. “Ti prego, fammi il piacere di star zitta un attimo e ascolta. Insomma, la coppia di vecchietti si salva ma sono

talmente mal messi che finiscono per ingessarli completamente, come nei film. Gli fanno giusto un paio

di buchi per gli occhi e uno per la bocca e poi li sbattono nella stessa stanza. Finisce che il vecchio va in

depressione e anche quando gli dicono che la moglie se la caverà continua a rimanere depresso. Allora

gli chiedono perché. E sai lui che risponde? Perché non riesce più a vedere la moglie. Insomma

quel vecchio è depresso perché non può più vedere quella sua cazzo di moglie. Hai capito cosa voglio

dire Mary?”

Mary continuava a guardarlo ma per quanto si sforzasse, era chiaro che non lo sapeva. È sempre così

con questa storia pensa Mattia.

“Ci vergognavamo entrambi per quello che abbiamo fatto. Ma non è detto che le cose sarebbero potute

andar diversamente,” disse Mary mentre si sporgeva dalla sedia per avvicinarsi a lui.

“Per me quello non ha più importanza.”

“E adesso?” gli chiese.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Carmela Isabel Rojas

    (proprietario verificato)

    Coinvolgente, Ho iniziato a leggere il libro da poco e già dal primo racconto mi ha creato una specie d’intrigo, di curiosità, che non mi lascia staccare dalla lettura senza voler scoprire come finirà la storia , è talmente fluido e coinvolgente che inizi a leggere e passa il tempo e manco te ne accorgi. Lo consiglio vivamente.

  2. (proprietario verificato)

    Sono stato consigliato da un amico e in prima battuta devo dire che questo libro non è il genere letterario che prediligo, ma in poche righe mi sono caricato di entusiasmo e ho voluto continuare questa piacevole lettura. Persone buone parla a noi e di noi. È una storia moderna che permette ai lettori non di immedesimarsi nei personaggi del libro ma di diventare loro stessi spettatori di una storia e impareremo a fare il tifo per un personaggio o a odiarne un altro, e credetemi qualcuno da odiare lo troverete! Ho trovato quest’opera molto scorrevole e in poco tempo mi sono ritrovato a ad analizzare i miei trascorsi, le mie precedenti relazioni, e a domandarmi se sono stato o sono una persona buona e se le persone che hanno condiviso la loro vita con me fossero persone buone anch’esse. I capitoli di quest’opera dividono il tempo e i luoghi e trasportano i lettori in un viaggio d’avventura e d’amore. Buona lettura!

  3. (proprietario verificato)

    Da pagina dieci alla fine tutto d’un fiato. Questo libro mi ha coinvolto, fatto viaggiare e tenuta incollata attraverso uno stile di scrittura così visivo da trasportarmi nella vita dei protagonisti. Uno di quei libri a cui continui a pensare anche dopo averlo finito. Una storia d’amore fuori dai canoni. Bisogna leggerlo

  4. Credo che Emanuele tocchi un punto molto profondo e complesso, la fine di un rapporto, la decisione di staccarsi completamente dopo aver trascorso insieme molteplici esperienze, dopo essersi conosciuti talmente bene da sapere ogni abitudine, ogni particolarità e stranezza della persona con cui si sta. Credo che lo racconti in maniera molto profonda, andando a stravolgere il solito lieto fine, quello in cui tutti sperano, credono, cercando di trovare la propria metà, quella che si spera rimanga per sempre. Ma la verità, come sottolinea nel suo romanzo, è che la vita è fatta di scelte e una di queste è quella di voler star insieme, andando oltre, cercando un compromesso, un punto di equilibrio, un punto da cui ripartire per ricucire ciò che si è andato a distruggere, sempre che ne valga la pena. Ve lo consiglio, il suo modo di scrivere profondo e toccante vi raggiungerà il cuore e forse vi aprirà un nuovo orizzonte.

    Francesca😊

  5. (proprietario verificato)

    È difficile raccontare una storia in maniera così evocativa, ma Persone buone ci riesce benissimo. Un viaggio lungo i momenti più significativi di una coppia, che coinvolge pagina dopo pagina e rompe lo stereotipo dell’amore fatto e confezionato.
    Un libro vero, lo consiglio!

  6. (proprietario verificato)

    La particolarità di questo romanzo sta nel fatto che Emanuele ci racconta una storia d’amore in un modo che non è per niente banale né facile, e lo fa attraverso una scrittura semplice ma al tempo stesso elegante, coinvolgente e che riesce a essere sia delicata sia funzionale ai momenti più duri, dove l’umana imperfezione dei protagonisti si mostra in tutta la sua potenza. È difficile secondo me trovare romanzi d’amore così veri, perché di solito i protagonisti ci appaiono distanti, relegati nel loro idillio inscalfibile; qui al contrario ci appaiono in tutto il loro realismo e in tutte le loro contraddizioni. Non due personaggi, ma due persone (buone, e tanto altro). Consigliato.

  7. (proprietario verificato)

    La lettura per me è svago, è immergersi nella storia di quello che ci viene raccontato. In questo libro sono annegata e risalita in superficie insieme ai due protagonisti; davvero non pensavo mi avrebbe colpita a tal punto. Non posso far altro che consigliarlo!!

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Emanuele Bissaldi
Mi chiamo Emanuele Bissaldi e da quando la maestra alle elementari faceva sedere me e il resto della classe in cerchio per leggerci una storia, sono stato rapito dalla narrativa e dal mondo della letteratura.
Quando il cerchio si è sciolto ho sognato di arricchire quel mondo con le mie storie e terminato un corso in storytelling e scrittura creativa ho deciso di dedicarmi al mio primo progetto aiutato dalle esperienze personali e dalla capacità acquisite.
Lasciata l’Italia all’età di ventitré anni ho vissuto e lavorato in giro per il mondo: Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Irlanda, Argentina e Canada. Oggi quelle avventure sono la base della mia personalità e mi rendono una persona aperta, curiosa e dinamica.
Una volta tornato a casa, ho diretto vari ristoranti in giro per l’Italia e alla fine mi sono trasferito a Milano per studiare e a concretizzare il sogno di pubblicare
Emanuele Bissaldi on FacebookEmanuele Bissaldi on InstagramEmanuele Bissaldi on Wordpress
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