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Potentilla e l'albero della vita

Potentilla e l'albero della vita
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Consegna prevista Agosto 2021
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La vita di Serena viene sconvolta allo scoccare del suo 13 compleanno. L’incontro con un Cambia Destino la catapulta nel regno di Armor per salvarlo dalla crudeltà di Kristoff, erede al trono, a cui gli antenati hanno donato l’albero della vita dai mille poteri, scomparso misteriosamente prima di elargire tutti i suoi doni. Che legame c’è tra Serena e il regno? Perché proprio lei? Ambientato sia ad Armor che sulla Terra, dove un gruppo di amici si metterà sulle tracce della protagonista, Potentilla è un viaggio iniziatico dove vite, solo apparentemente slegate tra loro, si intrecciano in un’unica grande trama di segreti, amicizia, paura e coraggio, fino al colpo di scena finale

Perché ho scritto questo libro?

Impossibile non farlo! Sin da piccola ho sentito la magia dentro di me, quella che tocca il cuore e lo accende. Potentilla è un viaggio, è un legame tra cielo e terra, tra fantasia e vita volutamente reale. E trasmette una possibilità: quella di credere in sé, nel proprio potere e nella propria unicità. Per scrivere io ho dovuto sollevare un velo e, in mezzo a mille sfide, imparare a vivere connessa alla mia anima, sempre con un pizzico di ironia e leggerezza per non perdermi mai.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sei pronto a venire con me nella notte, ben al di sotto delle radici degli alberi?

Incontrerai la tua anima selvaggia e il potere delle ossa e troverai il grande segreto che ti attende da sempre,

ma devi allontanarti molto dalla tua casa natale e da tutto ciò che ti è noto.

Selene Calloni Williams

PROLOGO

“Come hai fatto a trovarmi?”

Lei abbozzò mezzo ghigno senza alzare la testa, continuando a sminuzzare le erbe rinsecchite che cadevano in un recipiente ai suoi piedi.

Lui non riusciva a levarle gli occhi di dosso nonostante provasse ribrezzo per il suo aspetto.

“Ho una cosa molto importante per te” gli disse lasciando cadere a terra con noncuranza tutte le erbe rimaste alzando la testa, “qualcosa che stai cercando da tempo” e sorridendo si passò un’unghia affilata sull’orecchio insistendo nell’orifizio.

Quelle parole ebbero un effetto incredibile su di lui e il suo sguardo si attizzò come un fuoco.

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“Molto bene, si vede che sei intelligente” disse lei melliflua, “si tratta del tuo albero, i suoi poteri non sono andati perduti”.

Lui si infervorò, “dove si trovano?”

“Dove tu non puoi arrivare” disse mimando le parole con le sue mani grinzose e noccolute.

Poi si alzò avvicinandosi a una pentola, “ti aiuterò io” disse inspirandone il profumo nonostante fosse vuota, “se sei disposto a pagarne il prezzo”.

“Sono disposto a tutto”, rispose lui piegando gli angoli della bocca sentendo la pelle del viso tirare leggermente nonostante la giovane età.

A quel punto lei si girò suggellando il loro patto con un sorrido beffardo e, in un istante, sparì insieme alle quattro mura del suo riparo.

L’uomo spalancò gli occhi di colpo, tirandosi su dal letto madido di sudore, con il rumore del mare in sottofondo ma con la certezza che era finalmente arrivato il momento di riprendersi quello che gli apparteneva.

CAPITOLO 1

Il compleanno N.13

“A nessuno importa, soprattutto a tuttatacchi”.

“Sai che non è così ma non cercherò di farti cambiare idea, è tardi e dovresti già essere a casa” rispose la nonna con aria affranta.

“Posso dormire qui, un anticipo di compleanno, dai nonnina ti pregooooo” implorò avvicinandosi per sbaciucchiarsela.

“Serena… con me vinci sempre” rispose sospirando facendo forza con i gomiti per tirarsi su dalla poltrona, “e va bene, hai il letto, ma avverti tua mamma”.

“Ti adoro, ti adoro sempre di più, come farei senza di te?”

“Ma chiama tua mamma. Subito. Dille che resti qui perché c’è il temporale e diluvia”.

Serena iniziò a saltellare dall’euforia urtando il suo cellulare appoggiato sul tavolo che cadde dietro la porta semi aperta mentre la finestra, battuta dal vento, scricchiolava cercando di opporre resistenza all’ospite indesiderato.

“Le mando un messaggio non ho voglia di sentirla” disse Serena scostando la porta e raccogliendo il telefono.

Ma quel gesto le svelò qualcosa.

“Noooooo, ma guarda… Nonna!!!” esclamò infilando le mani ed estraendo da uno scatolone accatastato un vecchio libro a brandelli che spuntava sbilenco, “te la ricordi?” le disse mostrandole la copertina.

“Come potrei dimenticarla? Credo di avertela letta più di mille volte” rispose ridendo bonariamente, “non ricordavo fosse lì dietro”.

Serena lo appoggiò sul tavolo emozionata girando lentamente le pagine consumate, una dopo l’altra, e sentì, come un tempo, la voce della nonna e lei, piccina, con il viso accovacciato sulle sue gambe, morbide e accoglienti come una coperta di lana.

C’era una volta un regno, Amor era il suo nome, e vi dimoravano pace e bellezza, i fiori si specchiavano nell’acqua, e l’acqua nel cielo, e il cielo nei suoi abitanti che godevano di ogni bene e abbondanza.

Le dee guerriere, i draghi, gli spiriti degli antenati, il popolo della natura, tutti ad Armor vivevano in armonia.

Il popolo di questo regno aveva un re e una regina con cui era molto felice, e lo fu ancor di più quando, dopo alcuni anni, la regina diede l’annuncio di aspettare l’erede al trono.

Il popolo fece una grande festa e i mesi trascorsero tra gioie e trepidazione per un evento così bello.

Ma il destino, si sa, a volte ha in serbo altri piani, e mentre una nuova vita si affacciava, un’altra si spegneva.

E proprio esalando gli ultimi respiri la regina fece al figlio di nome Kristoff, un dono, un dono speciale voluto dagli antenati: il seme dell’Albero della Vita che piantato in quel regno crebbe subito alto e rigoglioso.

Così, allo scoccare di ogni compleanno, forse per lenire il dolore del piccolo o forse per esorcizzare la morte, l’Albero della Vita gli faceva un regalo: un potere, un potere in più anno dopo anno.

Col passare delle lune quel pargoletto divenne un bambino, e il bambino divenne un ragazzo forte nel corpo, bello d’aspetto, gentile nel modi, sensibile alla natura e agli animali, e Kristoff e l’albero erano inseparabili.

Le fronde dell’albero lo rinfrescavano e lo proteggevano trattenendo la pioggia, gli donavano i suoi frutti, e l’erede lo abbracciava, si confidava con lui e con lui guardava la luna in cui vedeva riflessa la sua mamma.

Ma crescendo, a poco a poco, perse la sua innocenza in favore della sua ambizione, e iniziò a stare sempre più da solo e sempre meno con l’albero ma pretendendo da lui sempre più poteri, e piano piano quell’albero che lo aveva tanto amato non lo riconobbe più… finché un giorno una terribile tempesta, mai vista prima ad Armor, sradicò, squarciò e spazzò via l’albero con i doni rimasti che non aveva potuto donare.

Il futuro re impazzì dal dolore vagando per giorni in lungo e il largo alla ricerca del suo albero.

Ma dopo estati e inverni senza averne la benché minima traccia, la speranza lo abbandonò e con lei si spense anche il suo sorriso.

Serena girò pagina.

“Nonna, chi le ha strappate?” disse indicando le pagine finali che mancavano.

“In un attimo di mia distrazione le hai fatte finire nel camino” e si mise a ridere copiosamente.

“Non me ne ricordo, ma sei sicura che non sia stata Naht?” chiese Serena richiudendo il libro.

La nonna la guardò di sottecchi, “forza, forza, non dare la colpa a tua sorella, chiama tua madre e dammi questo” disse prendendole il libro, “poi vai a letto perché domani è una giornata speciale e ti

aspetta anche un regalo speciale che ti devo dare da quando sei nata, pensa!” concluse gettando gli occhi nei suoi e dandole una carezza sulla spalla.

“Davvero??? O sono le solite scuse escogitate per liquidare ragazzine ingenue come me?!?” disse Serena rabbuiandosi anche se lo sguardo della nonna non lasciava scampo, “vado, vado ma questo lo tengo io come ricordo” disse sfilando come una ladra il libro dalle mani della nonna, e scappando di corsa su per le scale mentre mandava quel benedetto messaggio gridando “ti adoro! A domani!!”.

La voce della nipote e la porta che sbatteva fecero fare un sospiro di sollievo a Rose che, premendo gli interruttori della luce, apprezzò la quiete e la penombra della casa velata solo dai lampioni sulla strada che rendevano la pioggia sui vetri simile a tante stelle cadenti, “proprio una notte speciale” sussurrò tra sé e sé.

Trasloco

La porta era aperta sul salone zeppo di scatoloni marroni sigillati da metri di nastro adesivo, la luce rosa del tramonto filtrava dalla finestra illuminando la stanza restituendone tutta la bellezza ma anche le polvere che si era insinuata dappertutto.

I suoi passi fecero scricchiolare il pavimento di legno vecchio ma anziché infonderle allegria come un tempo la resero solo più triste di quanto già non fosse.

Si diresse verso la stanza in fondo davanti a lei non opponendosi né al sole che le invase il viso senza difese, né alle voci chiassose che giungevano dal primo piano infilandosi nelle sue orecchie.

La porta era socchiusa.

La aprì piano ed entrò.

Il salottino era ancora intatto come l’aveva lasciato, e i suoi occhi si posarono sulla poltrona verde, ampia e generosa come lo era lei.

“Non dovevi farlo così” pensò arrabbiata senza nemmeno un briciolo di forza per picchiare i pugni su quel tavolo che era sempre stato troppo grande per quella stanza, “ti dicevo di cambiarlo ma a te piaceva” pensò con una malinconia che si allargava a macchia d’olio in lei.

“E tu!? Chi diavolo sei e che ci fai qui dentro?”

Serena si girò a rallentatore.

Un tizio decisamente corpulento con una camicia a scacchi rossa e nera la guardava in cagnesco.

“Questa è proprietà privata, come hai fatto a entrare?”

“La porta era aperta e…. questa è la casa di mia nonna”.

“Di solito entri in tutti i buchi aperti?” rispose quello che somigliava senza ombra di dubbio più a un brutto troll che ad altro.

Serena diventò paonazza e sentendosi a disagio smosse i piedi per andarsene senza aggiungere altro mentre quello ridacchiava con la bocca violacea aperta come un babbeo.

“Sì, i buchi nella tua testa” pensò in silenzio mentre gli passava davanti accecata dalla rabbia al punto che non si accorse di andare a sbattere contro qualcosa.

“Mamma!”

“Serena! Cosa ci fai qui?”

“Perché fate tutti la stessa domanda? Accidenti!” bofonchiò abbassandosi cercando di sgusciarle sotto il braccio.

Ma lei l’aveva già riacciuffata tirandola per la maglietta, impedendole qualsiasi fuga.

“Signora l’ho trovata qui nella stanza che cercava qualcosa” disse il troll a scacchi sfacciatamente proteso a fare bella figura con la signora.

Serena sgranò gli occhi mentre sua madre le lanciava uno dei suo tipici sguardi di rimprovero.

“Non è vero! Io non ho fatto niente!!” protestò ma le parole le si incespicarono in bocca tra la saliva e i denti come quando portava l’apparecchio sentendosi subito come una sfigata.

“Va bene, va bene, Serena” tagliò corto la madre alzando gli occhi al cielo, “c’è stato un evidente mis-understanding” disse sfoggiando quelle due parole di inglese che evidentemente aveva appena imparato al circolo internazionale del martedì mattina, “e, fortuna tua, oggi sono di buon umore” concluse muovendo leggermente una gamba per mettere in bella mostra le sue scarpe rosso fuoco, nuove di pacca.

Il troll finse interesse per le scarpe mentre lo sguardo scivolava sulle gambe che sembravano, effettivamente, quelle di una ventenne.

“Tuttavia Serena” aggiunse la madre facendo qualche passo per saggiare di nuovo il suo tacco dodici, “apprezzo molto che chi si sta occupando di questo delicato trasloco abbia a cuore i miei interessi” e gettando all’indietro i capelli fece cenno al tizio a scacchi che poteva tornarsene a lavorare.

“Subito” fece quello goffamente trascinando su per le scale la pancia che stava per scoppiare in quella camicia.

“Mamma mi hai fatto fare la figura dell’idiota!”

“Serena” disse la madre freddamente ticchettando sul legno come un cucù, “questa è una casa di grande valore per me ed è bene che nessuno se lo dimentichi. Con le mie conoscenze ho già trovato delle persone interessate ad acquistarla, e come ben sai, ora che tua nonna non c’è più, dobbiamo vivere con il mio lavoro e con quello che lei ci ha lasciato” disse allargando le braccia indicando la casa, “non

vorrei mai succedesse qualcosa proprio ora, ci siamo capite, v-e-r-o?”

Serena abbassò lo sguardo.

Non poteva essere davvero sua madre quella.

E invece sì.

Avrebbe dovuto farci il callo, lo sapeva, visto che erano passati solo due giorni dall’ultima, imbarazzante, forse la peggiore delle scene cui avesse mai assistito e che, come un virus, invase di nuovo la sua testa iniziando a scorrerle davanti agli occhi.

“Quando morirò ne voglio due, uno a modo vostro e uno a modo mio”.

Questa era stata la dichiarazione solenne della nonna qualche anno addietro, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, parlando del suo funerale come fosse davanti a un notaio nel momento del testamento.

“Nel primo piangerete come si conviene al più bigotto dei cerimoniali. Nel secondo canterete e spargerete fiori, in barba agli avari e pezzenti di famiglia che non hanno capito niente della vita, affinché io non vi veda in lutto per troppo tempo, anche perché il mio viaggio sarà sicuramente meglio del vostro e non voglio avervi tra i piedi”.

Così, quando accadde, nonostante Rebecca Molton non fosse affatto d’accordo con l’ennesima stramberia di sua madre che suonava più come una minaccia che un augurio, non cercò di contrastare il suo volere.

Per scaramanzia, s’intende. Solo per quello.

“Bene, che riposi in pace” aveva sentenziato Rebecca in mezzo a un cimitero semi deserto e afoso che si appiccicava alle pelle, mentre calavano nella tomba la bara della madre e lei metteva in mano ai ragazzi del coro della parrocchia quattro monetine, chiudendo definitivamente quel capitolo della sua vita.

E mentre i suoi tacchi affondavano nell’erba e lei si allontanava barcollando, alzando la voce in modo che tutti la sentissero, disse “e questo è l’ultimo dispetto che mi fai!”.

Serena era lì, attonita e inebetita chiedendosi se stava succedendo davvero.

E avrebbe tanto voluto allungare le braccia e scendere dalla sua nonna e dirle “dai nonnina, lo scherzo è finito, adesso apri gli occhi” ma la realtà, rotta dal rumore della terra gettata sulla bara, non le dava scampo per nient’altro che un’infinita disperazione.

Ripensandoci in quel momento sospirò lungamente anche perché non solo era rimasta senza la sua adorata nonna Rose, ma anche quella

che aveva sempre considerato come la sua casa da lì a poco sarebbe stata venduta a qualche estraneo.

“Maledizione!”

I pensieri di Serena andarono in frantumi nell’udire l’imprecazione di sua madre.

“Questa maledetta casa! Serena vieni ad aiutarmi invece di startene lì imbambolata a guardare il soffitto”.

Lei annichilita guardava la madre incastrata con un tacco nel legno del pavimento cedevole e malconcio.

“Sai quanto mi interessa salvare il tuo ennesimo paio di scarpe manco fosse un animale in via di estinzione, e per come si è messo di traverso è destinato a fare una brutta fine” disse nella sua testa mentre si piegava a terra malvolentieri cercando di sfilare il tacco che, evidentemente, non ne voleva sapere di portare in giro sua madre.

E quando forzò per tirarlo fuori, quello si piegò in due stortandosi.

“Allora?” grugnì la signora Molton come un uccellaccio.

“Tieni mamma” disse Serena porgendole con una mano la scarpa monca e con l’altra quello che somigliava più a un oggetto contundente che avrebbe voluto scaraventarle addosso.

“Non ci posso credere! Queste cose accadono solo quando ci sei tu! Tu o tua nonna ma siccome sei rimasta solo tu è colpa tua”.

Serena si accartocciò ancora di più rimpiangendo i bei tempi in cui credeva che i bambini li portasse la cicogna.

Rassegnata si poggiò sulle mani per rialzarsi ma in quell’istante qualcosa di luccicante dal pavimento colpì i suoi occhi che colpirono il soffitto e rimbalzarono come una pallina su una goccia di cristallo del grosso chandelier sopra di lei.

Che iniziò a tremare.

“Serena” squittì la madre dritta con un piede nella scarpa intatta e l’altro nudo senza patria che le davano l’aria di un pollo infilzato nello spiedo, “sarebbe il caso che tu ti tenga alla larga da questa casa perché, a parte questo contrattempo, va tutto molto bene” concluse con la certezza che il calzolaio di sua fiducia avrebbe fatto un miracolo.

“No mamma, non va affatto bene” replicò Serena fissando atterrita lo chandelier mentre anche altre gocce di cristallo presero a tintinnare rumorosamente come sonagli a cui si sovrapposero le urla del troll a scacchi e dei suoi compari che scendendo a rotta di collo dalle scale gridavano che in quella casa non ci avrebbero più messo piede.

“Si tenga pure i suoi quattro soldi, questa casa è infestata!” urlò uno dandosela a gambe levate passando davanti a loro e sbattendo la porta violentemente.

Solo allora, in mezzo a tutto quel trambusto, Rebecca Molton si accorse che stava succedendo qualcosa.

“Cosa stai facendo Serena?” le chiese con un piglio puntinato vedendo la figlia riversa per terra.

Ma siccome Serena sembrava non averla sentita bene, glielo ripetè a voce alta gracchiando come una cornacchia, “Serena! Sto parlando con te!”

“Niente mamma, ho trovato questo” disse porgendole un reperto della casa di nonna Rose trovato sotto il pavimento.

Rebecca lo agguantò con ira guardandolo come si può guardare un oggetto appena tirato fuori dal cassonetto della spazzatura, “tua nonna!!” esclamò come una locomotiva a vapore, “a lei piacevano queste stupide cose e le nascondeva pure!” concluse lanciando a terra quello che era solamente un inutile gingillo di tolla.

A quel punto lo chandelier si fermò di colpo e tutto tornò alla normalità.

Serena guardò la madre esterrefatta, “mamma ma… cioè sono scappati anche questi, e siamo a tre” disse ripensando alle squadre che la madre aveva già ingaggiato e che l’avevano abbandonata.

“Non c’è nessun ma” ruggì lei agguantando il cellulare, “devi essere più pratica Serena, ne chiamerò un altro, anzi, chiamerò una ditta di traslochi internazionali, del resto questo non è un affare qualunque” aggiunse alzando il mento con un certo sussiego voltandole le spalle e dirigendosi verso la scala zoppicando senza mollare la scarpa superstite dal piede.

“Come vuoi tu” sussurrò Serena a bassa voce rimettendosi in piedi e guardandosi attorno.

Ma a quel punto tutto era in perfetto silenzio, lampadario compreso, e lei alzando gli occhi e scrutandolo decise di non approfondire ulteriormente quella faccenda.

“Mamma vado a casa”.

Ma nessuno le rispose.

2020-11-11

Aggiornamento

Eccomi a voi con il primo aggiornamento della campagna: dopo una settimana abbiamo raggiunto il 43% dei pre-ordini! Ringrazio tutti i miei sostenitori e chi sta leggendo il libro, facendo il viaggio magico e alchemico con Potentilla. Andiamo avanti, ho preparato delle sorprese per voi!!!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Le parole, sono importanti. I libri rappresentano un’ancora di salvezza, uno strumento per poter viaggiare anche nei periodi in cui non è possibile farlo. Non credo potesse esistere momento migliore, per donare al mondo un concentrato di bellezza come questo libro. “Potentilla e l’albero della vita” ci permette di sognare ad occhi aperti, attraverso la storia di Serena, stracolma di magia e dolcezza.
    Se volete intraprendere un viaggio fantastico, immergetevi nel mondo di POTENTILLA: non ve ne pentirete.

    Grazie Elisabetta, per averci regalato questa emozione!

  2. (proprietario verificato)

    Brava Elisabetta! Un libro pieno di magia, che si legge tutto d’un fiato ed adatto a tutte le età. Ho avuto la fortuna di leggerlo in anteprima, ed in questo momento buio legato al COVID mi ha trasportato in mondo fantastico, dove tutto può succedere …chissà se con un pò di magia riusciremo a far arrivare anche qui un cambia destino. Grazie Elisabetta per questo viaggio nel mondo della fantasia

  3. (proprietario verificato)

    ho scaricato il libro e letto in formato PDF. questo libro mi ha affascinato, mi sono lasciata trasportare in un mondo magico e dolcissimo, ridendo e commuovendomi a tratti per le avventure dei personaggi. Ognuno di loro ha arricchito la storia a suo modo, anche i “cattivi”! Spero tanto ci sia un sequel, non vedo l’ora di capire cosa succederà.. per il momento… Grazie Potentilla e grazie alla dolcissima scrittrice Elisabetta Garbarini.

  4. (proprietario verificato)

    Io mi sono innamorata prima della scrittrice , e ora mi sto innamorando del suo libro . E’ magico come lo è Elisabetta , che da subito mi ha trasmesso dolcezza con il suo sguardo pieno di entusiasmo e amore , POTENTILLA E L’ALBERO DELLA VITA , è magico e mi appassiona , so che la lettura di questo libro mi porterà a conoscere dei personaggi che mi resteranno nel cuore . Il viaggio è appena iniziato ….Grazie Elisabetta Garbarini per questo regalo meraviglioso !

  5. (proprietario verificato)

    eccomi qui ………….libro atteso dal mondo, la scrittrice ELISABETTA GARBARINI, persona Magica, visionaria, ogni vibrazione ha la sensibilità di percepirla, come è lei , il libro POTENTILLA trasmette magia e ci fa sognare, un mondo pieno di amore, come è Elisabetta dentro nel suo animo; ho avuto la fortuna di conoscere la scrittrice, e ho la fortuna di aver comprato il libro tra i primi e aver la possibilità di leggerlo subito scaricandolo subito in formato in PDF. Grande opportunità poter sostenere e credere in questa campagna per la pubblicazione di POTENTILLA, libro che , a breve, sarà letto in tutto il mondo e che cambierà la visione di tante cose dentro di noi ………….GRAZIE ELISABETTA.

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Elisabetta Garbarini
Nata circa 570 lune fa, sono autrice, story writer e giornalista.
Scrivo prevalentemente per il mondo aziendale trasformando idee e strategie in narrazione finalizzata a un video, un evento, uno speech o anche altro. Affascinata dalla complessità di mente e cuore, e da ciò che rappresentano le infinite possibilità dell’uomo, mi sono specializzata in Counseling Umanistico Transpersonale indagando le espressioni dello storytelling, ossia la narrazione di sé. Tengo corsi e sessioni private dove, attraverso la scrittura e l’ascolto delle immagini del proprio dialogo interiore, accompagno le persone a fare ordine e chiarezza rispetto ai propri obiettivi.
Amo i film d’animazione, i live action e l’infografica.
Credo nella magia, nell’amore e nella gentilezza.
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