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Prigionieri del Ragno

Prigionieri del Ragno
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Consegna prevista Luglio 2022

Il trentenne Rodrick Dalton è il giovane e carismatico commissario di Scotland Yard ancora in attesa del caso che gli possa dare la notorietà che tanto cerca. L’occasione più ghiotta gli viene offerta i primi giorni di dicembre, in occasione dell’assassinio del guardiano notturno del museo delle cere, ritrovato in un bozzolo di plastica appeso al soffitto senza prove che possano aiutare. Si prospetta fin da subito un caso interessante e totalmente diverso da quelli che ha risolto in precedenza ma, man mano che il tempo passa, i suoi snodi sfociano nelle vite personali della squadra omicidi, coinvolgendo direttamente anche il vicecommissario sognatore, Andrew Milner, e l’altezzosa e arguta responsabile della scientifica Selene Trippier, la prima a capire che l’assassino non ha alcuna intenzione di fermarsi al primo omicidio e che mescolerà abilmente l’arte, le relazioni umane e la morte in una macabra tela che la polizia dovrà distruggere, prima che sia troppo tardi.

Perché ho scritto questo libro?

“Prigionieri del Ragno” nasce prima di tutto per riscattare la Polizia di Scotland Yard, troppo sbeffeggiata nelle opere di Conan Doyle, e ho scelto di dare vita a un personaggio ironico, cinico e molto British come Rodrick Dalton e ad altre due figure come Andrew Milner e Selene Trippier per capovolgere l’idea di “nullità” data dallo scrittore. Inoltre, la stesura di questo romanzo è stata una scommessa contro me stessa, perché non ero mai riuscita a concludere un poliziesco; questa volta, sì.

ANTEPRIMA NON EDITATA

8 DICEMBRE 2016

Il cuore della vittima aveva smesso di battere già da un po’, ma nessuno sapeva chi fosse, né che faccia avesse, e nemmeno come potesse essere arrivato in quel posto là in alto, a poche spanne dal soffitto, un corpo di quella stazza. L’identità era sconosciuta; era invece ben chiara la precisione del suo carnefice.

La scena del crimine era già stata perimetrata a dovere dagli agenti della scientifica, e due di loro si erano presi a carico di procedere al riconoscimento del cadavere. Le volanti della polizia occupavano interi isolati attorno al museo delle cere di Londra, dove si era consumato l’assurdo e inquietante omicidio; le pareti erano ricoperte da metri e metri di plastica che facevano parte della misteriosa architettura concepita dalla mente dell’assassino, ovvero un’imponente tela di ragno costituita da resistenti fibre plastiche. Il medico legale accorse per primo, avvisato dall’agente di turno in commissariato, e si prese anche la briga di avvertire il commissario, benché fossero le quattro del mattino e questi non fosse esattamente l’uomo più pacifico o zuccherino del mondo. Sembrava tutto perfetto per cominciare la dissezione di un corpo.

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Gli agenti più esperti, dopo aver cacciato i giornalisti e i curiosi, riuscirono a portare al suolo il cadavere, abilmente avvolto in un bozzolo in plastica dalle rifiniture curate attraverso cui non passava neanche un sottile filo d’aria. Il medico legale s’inginocchiò con la lentezza di un uomo svegliato di soprassalto da un sonno profondo e beato per studiare meglio il bozzolo dopodiché, con l’aiuto di un taglierino, lo ruppe com’era abituato a fare con i suoi pazienti in obitorio. La vittima si dischiuse di fronte ai suoi occhi, e il poveraccio deglutì alla vista del giovane uomo rannicchiato e con le braccia a coprirgli il volto, come se si stesse vergognando della fine che era stato costretto a fare prima di raggiungere l’aldilà. Si fece immediatamente un’idea della causa della morte dopo una veloce occhiata, ma guardò spazientito l’orologio: all’appello mancava il commissario, ma di lui non c’era traccia. Scosse la testa.

Qualche decina di metri più in là, l’ospite più atteso si avventurava su per la gradinata che conduceva all’interno, allo spettacolo, al fermento che tanto gli piaceva e che tanto cercava anche al di fuori del lavoro, nelle feste private e pullulanti di donne. Gettò la sigaretta a terra e la pestò alla veloce prima di terminare l’entrata in scena trionfale. Si passò una mano tra i capelli.

-Che grandissima rottura di cazzo.- imprecò tra sé e sé in un seguitare di sbadigli. Si avvicinò al medico legale per farsi dare qualche informazione sul cadavere e fare luce sul suo omicidio.

-Che cosa abbiamo qui, Martin?- domandò il commissario con fare riluttante, ripensando alla sua tanto amata sigaretta, che era stato costretto a buttare via giusto un attimo prima. Una ramanzina da parte dei colleghi per colpa di una microscopica quantità di cenere di certo non avrebbe giovato al suo umore già compromesso. 

Il medico legale si alzò goffamente da terra. Benché il suo fisico non rispecchiasse i canoni di bellezza dell’industria della moda, Martin Olsen non si poteva odiare. Era un comico nato, e sfruttava quel piccolo dono per portare un briciolo di allegria anche in momenti delicati e di tensione, come solo un omicidio in piena notte potrebbe essere.

-Salve, signor Dalton. Spero sia stato un buongiorno, un buon mattino, o come lo intende lei. La questione è sempre molto ambigua quando riguarda questo genere di orari intermedi.- constatò. Il commissario gli fece cenno di proseguire. Tossì mettendosi una mano davanti alla bocca. Imprecò tra sé e sé, ancora.

-Maschio bianco, sulla quarantina, alto circa un metro e settantacinque, a occhio e croce. Morto probabilmente per soffocamento, a giudicare dal colore violaceo del collo e dai piccoli segni che posso intravedere proprio all’altezza della giugulare. Non saprei dirle altro, così su due piedi, se non che ha fatto una brutta fine. Pace all’anima sua.- rispose l’uomo con tono ansante. Gesticolava sempre, e lo faceva in maniera altrettanto buffa. Dalton fece fatica a trattenere una risata, si limitò perciò a sorridere bonariamente per assecondarlo.

-Perfetto. Dico “perfetto”, ma sai che è metaforico. È l’unica vittima, giusto?- proseguì il biondo, mordendosi il labbro. Nella sua testa si stavano già delineando schemi, prospettive, indizi, ricostruzioni dell’omicidio. Ormai era sveglio, perché sprecare tempo prezioso?

-È l’unico che abbiamo trovato qui, che io sappia. Non escludo che l’assassino possa aver agito in precedenza, perché è stato di una precisione fenomenale, quasi chirurgica. Ritengo difficile essere tanto puntigliosi se si è alle prime armi con questo genere di operazioni. Solo qualcuno con la mano ferma e delicata può muoversi con tanta perfezione.- rispose ancora il medico legale; si tolse i guanti di lattice e tornò a osservare la vittima come un appassionato di Van Gogh di fronte a una sua qualsiasi opera d’arte. L’uomo sembrava addormentato, con un inquietante sorriso stampato sulle labbra. Gli occhi chiusi erano coperti dai capelli lunghi appena sopra le spalle, di un color biondo cenere, ma con un’evidente ricrescita rossa; il fisico atletico era rimasto intatto, dai bicipiti muscolosi. Le gambe della vittima erano state rannicchiate per poterlo rinchiudere meglio dov’era stato trovato.

-Cazzo. Diciamo che una donna riscontrerebbe molta difficoltà nell’alzare una persona con questa corporatura, a meno che non utilizzi un muletto o qualcosa di simile. Fatico a credere che l’assassino possa appartenere al gentil sesso. Avete trovato qualcosa di simile qui attorno? Qualche cantiere o costruzione in corso?- chiese Dalton. Iniziava già a sentire una certa crisi di astinenza da nicotina, e conosceva gli effetti che aveva su di lui. Non era per niente un buon segno.

Con la sua intelligenza, gli bastavano poche parole per trarre una conclusione verosimile e plausibile. Molti dei suoi casi, infatti, venivano conclusi e archiviati il giorno stesso del ritrovamento del cadavere per una sua intuizione geniale. Niente da invidiare a Sherlock Holmes, insomma, neanche dal punto di vista dei vizi umani… come il fumo o la supponenza.

-No. La vera domanda è: come diamine ha fatto il soggetto in questione a riprodurre questo genere di, ecco… bozzolo?! Artisticamente, è notevole. Ci dia un’occhiata anche lei.- disse Martin; Dalton si grattò la barbetta incolta perplesso. I suoi occhi chiari e magnetici si concentrarono ancora una volta sul povero malcapitato.

-Nessuna impronta, nessun segno di colluttazione. Neanche una goccia di sangue. Nessun segno di lotta. L’assassino sapeva il fatto suo, come ho già detto. Aspetto il tossicologico per avere un quadro completo della sua morte. Purtroppo non abbiamo testimoni che possano fornirci qualche pista plausibile.- ansimò con il fiato corto. Dalton sentì le rotelle del proprio cervello girare. Detestava ammetterlo, ma le sfide gli piacevano da morire, quasi come una notte di fuoco con una donna, quella che gli era stata bruciata prima di arrivare al momento clou.

-Speriamo soltanto che non abbia intenzione di continuare, anche se ho dei forti dubbi a proposito. Tutte persone intrappolate e appese a testa in giù in una tela di un ragno. Beh, non sarebbe male. Da una parte mi affascina, dall’altra mi schifa.- constatò il commissario, che aveva camminato attorno al morto per inquadrare al meglio la scena anche nel proprio immaginario mentale.

-Le telecamere di sicurezza non hanno ripreso nulla. Abbiamo subito chiesto ai dipendenti, ancor prima che ci raggiungesse lei, e ci hanno dato picche. Bel modo di cominciare un caso.- aggiunse il medico. Il capo scosse la testa, incredulo. Era però eccitato all’idea di non avere la soluzione servita su un piatto d’argento.

-Come cazzo è possibile che le telecamere di questo posto non abbiano ripreso niente?! Siamo al Madame Tussauds, mi sembrerebbe naturale riuscire a controllare gli spazi nel migliore dei modi. Fossi nel direttore, vorrei tenere d’occhio tutte le statue che ci sono in questo posto, anche perché non sarebbe piacevole ritrovarsi tre Beatles anziché quattro. Oltretutto, nella più probabile delle ipotesi, si porterebbero via John Lennon o Paul McCartney, di certo non Ringo Starr o George Harrison, vengono sottovalutati da tutti.- imprecò contrariato il giovane commissario. L’astinenza era innegabile, e non fumava da appena dieci minuti. Si grattò ancora una volta la barbetta. Morsosi il labbro, alzò l’indice fissando il vuoto.

-Ci sono. La vittima conosceva l’aggressore, avevano un appuntamento. L’assassino è arrivato e ha agito indisturbato. Questo è il guardiano notturno, è per questo che le telecamere non hanno ripreso: le ha staccate lui stesso, perché doveva vedersi con qualcuno che non è il benvenuto in questo posto, o che andava fuori dall’ambito lavorativo. Almeno ha potuto osservare un panorama accettabile, e non un cassonetto prima di crepare.- esclamò l’uomo. Accese soddisfatto una sigaretta, contro le regole del buon poliziotto. Martin lo guardò in cagnesco.

-SIGNOR DALTON! SA BENE CHE NON DOVREBBE FARLO!- lo riprese in modo buffo. Stringeva i pugni come i bambini quando non viene dato loro il palloncino che tanto vogliono, o quando lo vedono volare via perché non lo hanno trattato con accortezza. Le guance, diventate rosse, e la sua testa, identica a un pomodoro, parodiavano i medici legali belli e attraenti delle serie televisive. Si arrese, costretto a sorridere per evitare di rompergli il cranio.

-Io sono il capo, io faccio cosa voglio. Voglio fottere il sistema, lo faccio, e nessuno può azzardarsi a contraddirmi.- Dalton chiuse la questione con strafottenza e fece spallucce. Diede un’occhiata all’orologio: erano le quattro e mezza del mattino, e sapeva di avere un appuntamento che non avrebbe potuto rimandare. La sua salute mentale e fisica era importante.

-Cercate qualsiasi cosa che possa essere collegata alla vittima. Ora, se non vi dispiace, me ne devo andare, ho una questione urgente da risolvere. Domattina arriverò presto in ufficio, ne discuteremo meglio. Sono troppo stanco anche per pensare.- salutò tutti i suoi colleghi con un gesto della mano. Sistemò la sciarpa attorno al collo e si mise il cappello di lana, coprendo le orecchie alla bell’e meglio. Detestava il freddo e, di conseguenza, il clima di Londra. Avrebbe preferito oziare e sorseggiare un mojito a Tenerife, ma il lavoro è lavoro.

-Certo, come no. La “questione urgente da risolvere” di cui parla sappiamo benissimo che è la carissima Sandra Brown. Non lo nasconda più, ormai è noto anche al meno informato che lei ha una relazione stabile con una signora e che lei è stanco per pensare, ma non per folleggiare.- gli sussurrò Martin all’orecchio. Rodrick Dalton non stava facilmente allo scherzo in quei contesti, motivo per cui il bonaccione gli aveva fatto una battuta senza coinvolgere gli altri poliziotti sulla scena. Il commissario fece un anello di fumo, poi chiuse il cappotto e uscì repentinamente dal museo. Doveva ammettere che quella battuta era divertente, ma non glielo avrebbe mai detto. Come non gli avrebbe mai detto che la sua notte era appena cominciata e che il medico legale aveva ragione.

2021-11-23

Evento

Incisa Scapaccino, UniTre Buonasera a tutt*! Intanto vi ringrazio per aver acquistato una copia del romanzo in pre-ordine, mi ha fatto molto piacere. Segnalo che questa sera terrò un piccolo intervento all'Università della Terza Età di Incisa Scapaccino (AT) a partire dalle ore 21, e parlerò del crowdfunding, del libro e dei suoi fatti salienti. Spero vogliate partecipare numerosi per conoscere meglio questo romanzo. Non preoccupatevi se non riuscite a esserci per il poco preavviso, sto organizzando altri eventi, seguiranno aggiornamenti.
2021-10-01

Aggiornamento

Ciao a tutt*! La campagna sembra andare per il verso giusto: abbiamo quasi sfondato il muro delle 50 copie, e non potrei essere più felice! Ho qualche novità in serbo per voi, perciò rimanete conness*, seguite le mie pagine social e non dimenticatevi dello sconto del 15% inserendo PAURA15 al momento dell'acquisto... solo fino a stasera. Buon Halloween a tutt*! Ilaria
2021-10-25

Aggiornamento

Finalmente il mio libro è su tutte le piattaforme social che potete trovare linkate sul mio profilo Bookabook! Se vi interessa scoprire di più sulla storia, sui personaggi, sui rompicapi del caso, non vi resta che seguire la pagina per rimanere aggiornati e... essere invogliati a pre-ordinare il romanzo!

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Ilaria Cocino
Ilaria Cocino vive tra la provincia di Asti e Torino, dove frequenta la facoltà Magistrale di Traduzione per specializzarsi in Inglese e Spagnolo e, un giorno, tradurre romanzi di scrittori importanti. Il suo amore per l’Inghilterra, la Spagna, le loro culture e il calcio internazionale si intravede tra le righe che scrive e, già alle superiori, ha cominciato a mettere le sue idee nero su bianco e a scrivere racconti. Complici le letture di scrittori quali Arthur Conan Doyle, Stephen King e Lars Kepler, si è appassionata al genere thriller e poliziesco, e non l'ha mai più abbandonato. "Prigionieri del Ragno" è il suo primo romanzo.
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