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Racconti dall'Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia

Racconti dall'Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia
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Consegna prevista Agosto 2022

Chi crede che la magia si celi solo tra le pagine dei romanzieri d’oltralpe o oltreoceano è sotto l’effetto di un incantesimo! Sì, caro lettore e cara lettrice, se sei un giovane mago o una piccola strega, sarai felice di sapere che non dovrai lasciare l’Italia per trovare una scuola di magia all’altezza di quella di Hogwarts.
è l’Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia, costruita su un’isola magica nella fantastica laguna, che venne fondata dal mago trentino Paternoster all’inizio del XVI secolo. Qui le vite di giovani studenti, dei loro Professori e di creature magiche e non magiche si intrecciano in storie di vita ordinaria e straordinaria. Le lezioni e gli incredibili personaggi che animano le pagine di questi racconti, ti porteranno in un mondo fantastico, fatto di amicizia, amore, stupore, ma anche di tradimenti e qualche dispiacere.
Se ti va, staremo sull’isola dell’Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia per molto tempo…

Perché ho scritto questo libro?

L’Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia è il luogo dove vorrei che crescessero i miei e i vostri figli. La scuola, l’isola su cui è stata fondata, la stessa laguna di Venezia così come la racconto nelle mie pagine, esiste per tutti i bambini e i ragazzi che credono nei valori della gentilezza, dell’uguaglianza, dell’amicizia, e nei sogni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

A)

In una casa fatiscente, vicino al Ponte dei Mendicanti, in quel delle fondamenta Nove, un gruppo di persone erano impegnate in una riunione segreta.

L’ora tarda, il silenzio in cui era immerso il quartiere, le poche luci dei vaporetti che giravano dopo la mezzanotte e i lampioni che funzionavano a intermittenza, creavano un quadro oscuro e pauroso.

Il capo dei Giudici della Mezzanotte prese la parola dopo che tutti si sedettero, attenti a non perdere nemmeno una sillaba che il potente mago avesse intenzione di proferire. Molti scagnozzi a stento trattenevano la paura perché sapevano che un qualsiasi minimo errore avrebbe fatto scattare l’ira del loro capo.

“Bene fratelli miei, mi è giunta voce che l’Accademia ha dei nuovi allievi. Direte voi… dove sta la novità?’” sogghignò.

“La novità è che ne abbiamo finalmente individuati alcuni e che di questi una in particolare ha stretto amicizia con la nostra Alissia”.

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Si alzò un applauso entusiasta…

“Vieni Alissia, vieni vicino a me, racconta a questi incapaci cos’è riuscita a fare una ragazzina così giovane…“

Alissia teneva forte la mano del papà, che con lo sguardo cercava di rassicurarla, poi si alzò e si diresse verso il capo.

Ezechiele lasciò il suo posto alla ragazza che, con una voce tremante, raccontò quanto successo:

“Qualche giorno fa sono entrati in negozio quattro giovani che avevano l’anello delle Case dell’Accademia. Dapprima ho fatto finta di niente, poi però ho cercato di instaurare un rapporto di fiducia con una ragazza francese della Casa del Cigno Bianco”.

“Cigno Bianco… i soliti creduloni“ sghignazzò un losco figuro in fondo alla sala.

“Idiota”, urlò il capo tuonando su di lui, e continuò, “se fossero tutti incompetenti come te non saremmo mai riusciti a trovare qualcuno dell’Accademia. Mi piacerebbe tanto eliminarti, ma mi servi…”

Il personaggio abbassò la testa come pronto per l’esecuzione, un brivido lo raggelò in un attimo. La sua vita, seppur inutile fino a quel momento, gli passò davanti lasciandogli l’amaro in bocca. Un attimo di pausa per far calmare gli animi e la riunione proseguì: “Bene, ora che tutti avete capito la situazione, vi spiego il mio piano”.

Il piano era di una semplicità disarmante: Veronique teneva con sé il gattino di vetro che Alissia le aveva regalato poco giorni prima e loro l’avrebbero controllata… Il gattino, prima di essere consegnato alla ragazza, era stato stregato e trasformato in un ponte di passaggio con l’Accademia.

Naturalmente quando i ragazzi portavano qualcosa all’interno della scuola venivano controllati scrupolosamente, tranne qualche rara volta. E queste rare volte erano tutte a favore dei Cigno Bianco, talmente puri da non saper raccontare bugie. Purtroppo Veronique mancò di avvisare del regalo ricevuto, ritenendolo innocuo…

Proprio questa mancanza, aveva permesso alla squadra guidata da Ezechiele di entrare nell’Accademia, passando inosservata. Il colpo doveva svolgersi con calma e senza lasciare tracce: ogni sera dopo la mezzanotte, quando i ragazzi dormivano e le guardie a difesa dell’Accademia avevano turni più distanziati, sarebbero entrati. L’obiettivo era chiaro, trovare la Gemma dell’Antimateria.

Molti ricordavano di averla vista raffigurata, in tempi passati, su pergamene nella biblioteca dell’Accademia, qualcuno aveva anche condotto delle ricerche e molti, senza fortuna, avevano cercato di ricrearla.

La pietra, che per molti anni era stata in bella vista nell’ufficio del Preside, venne successivamente nascosta: il rumoreggiare di voci su un eventuale furto e utilizzo non propriamente lecito aveva allertato l’intero istituto.

Il Preside fu così costretto a cercarle un nuovo posto, più sicuro e controllato giorno e notte, e solo lui sarebbe stato a conoscenza del nascondiglio. Mai e poi mai, nemmeno sotto tortura, avrebbe rivelato dove trovarlo.

Fu così che da lì a pochi giorni, esseri notturni e malintenzionati iniziarono a fare avanti e indietro dall’Accademia senza far rumore e senza lasciare traccia.

Qualche ragazzo però aveva avvertito le loro presenze. Questo era un giovane del Cigno Bianco di nome Edoardo ed era un mentalista, cioè sapeva leggere nella mente e nei cuori delle persone e, soprattutto, sapeva avvertire prima di altri e più di altri le presenze.

Non era raro che salutasse qualche fantasma dell’Accademia, prima che gli altri potessero vederlo. Oppure era tanto empatico da riuscire ad anticipare le richieste dei suoi compagni.

In effetti Edoardo aveva molto legato con Veronique, sia perché erano della stessa Casa, sia perché provava dell’affetto per la ragazza, che somigliava molto alla sorellina che aveva lasciato nel mondo non magico.

Il ragazzo aveva percepito un senso di irrequietezza nella giovane francese, che da un po’ di tempo covava un’amicizia con una persona esterna all’Accademia senza averlo mai svelato a nessuno.

************

Un’altra settimana in Accademia si stava concludendo con un po’ di preoccupazione da parte del Preside e di alcuni Professori che avevano trovato delle tracce del passaggio dei Giudici della Mezzanotte. Per evitare inutile allarmismi il corpo docente, aveva deciso di tenere tutto nascosto e di investigare fuori dall’orario delle lezioni.

Intanto i ragazzi si preparavano per il loro weekend di libertà. Molti di loro avevano deciso di tornare a casa come David, Serse ed Helena. Veronique invece aveva rinunciato perché i genitori, durante quel fine settimana, erano impegnati in un corso tenuto dal Ministero della Magia francese.

Così, come al solito, Veronique prese il traghetto per dirigersi dalla sua amica Alissia. Ma questa volta qualcuno aveva deciso di seguirla. Edoardo era conscio che spiare un’amica non fosse una cosa da galantuomini, ma l’affetto che provava per la ragazza aveva allentato questo impedimento.

Scesi dal traghetto, tutti i ragazzi presero direzioni diverse. Anche Edoardo, per non destare sospetti, salutò il gruppo e si diresse verso la parte opposta rispetto a quella presa da Veronique. Tanto sapeva dove sarebbe andata: leggendole nella mente aveva visualizzato tutte le tappe della giornata e non avrebbe dovuto far altro che seguirle in un momento successivo.

Veronique aveva intenzione di portare la sua nuova amica a prendere una cioccolata calda in un locale che alcune sue amiche del Cigno Bianco le avevano consigliato. L’appuntamento questa volta, però, non era la bottega della ragazza ma piazza San Marco, proprio vicino alla colonna del Leone.

Le due ragazze si salutarono sempre con molto affetto e si diressero a prendere un normale traghetto che da lì a poco le avrebbe portate sull’isola di Burano. Durante il viaggio Alissia, su ordine della squadra, pose delle domande mirate all’amica nell’intento di sapere i movimenti del Preside durante la giornata. La scusa era quella di sapere come stesse e come si comportasse in Accademia, facendo credere che avesse maturato un buon ricordo di lui.

Veronique non riusciva a capire completamente il fine di queste domande, ma non trovandoci nulla di male rispondeva candidamente. Una risposta su tutte però fece brillare gli occhi di Alissia.

“Il Preside“ chiese Alissia, “cura ancora gli animali in Accademia? Quando la frequentavo io aveva sempre con sé un bellissimo Liderc”.

Normalmente i Liderc erano uccelli molto simili a dei polli, ma quello del Preside sembrava più un feroce condor che un innocuo tacchino.

“Sì, certo! Cura sempre il suo Liderc, ma sinceramente non so come faccia a fidarsi di un animale così pericoloso: ho letto che si affeziona molto al proprietario, ma solo fino a quando gli vengano impartiti degli ordini. Se questo non avesse più nulla da fargli fare, il Liderc potrebbe ribellarsi e ucciderlo…” rispose Veronique.

“In effetti,” interruppe Alissia, “per far sì che il Liderc non si ribelli a lui, il Preside deve avergli dato un compito impossibile da portare a termine. Un compito che lo tenga perennemente impegnato, ma che non possa mai essere compiuto…”

Veronique pensò e ripensò a quale compito quell’uccello potesse essere stato designato, ma non le venne in mente niente.

Arrivate a Burano, Veronique rimase colpita dal colore delle case, tutte di colore diverso e di forma diversa: era veramente una gioia vedere un tale arcobaleno rispecchiarsi nelle acque della laguna. Le due ragazze passeggiarono e poi si fermarono a pranzo in un locale che portava il nome di una delle Case dell’Accademia. Dopo pranzo si diressero verso quel posticino che le amiche avevano suggerito a Veronique.

“Due cioccolate calde, grazie” disse Veronique alla cameriera che si era avvicinata al loro tavolo. Un po’ infreddolite le due amiche si gustarono la bevanda calda, guardandosi negli occhi quando, tutto d’un tratto, la studentessa venne folgorata da un’immagine…

“Un albero” disse.

“Un albero….?” domandò Alissia.

“Un albero… L’uccello del Preside è sempre appollaiato su un albero che si trova al centro dell’Accademia. Lo vediamo lì fermo per la maggior parte del tempo” disse Veronique.

“E quindi?” la incalzò Alissia.

“Forse sta facendo la guardia a qualcosa…” sussurrò quasi ipnotizzata.

Fu così che Alissia capì che la pietra dell’antimateria altro non poteva essere che all’interno dell’albero difeso da quell’uccello.

“Può essere, ma ora torniamo a prendere il traghetto, altrimenti non potrai tornare in Accademia” disse Alissia.

Durante il tragitto di ritorno al traghetto, Veronique si sentiva spiata, ma non riusciva a trovare nessuno che conoscesse nelle facce che le stavano intorno.

Edoardo, oltre a essere un mentalista, era anche un maganimal, ovvero aveva l’abilità di trasformarsi in qualsiasi animale volesse. Questa caratteristica era intrinseca nella genetica della sua famiglia. Sia il padre che la madre avevano la capacità di trasformarsi, lui in un gatto mentre lei in un pavone. Il giovane, invece, aveva un potere più ampio, tanto da poter scegliere in quale animale incarnarsi.

Giunti al ponte di Rialto, le due ragazze si salutarono dandosi appuntamento per la settimana successiva. Veronique era ancora ignara di chi la seguisse, ma un piccolo gatto nero con due occhi fuori dal comune l’aveva colpita.

B)

L’Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia divenne nei secoli un punto di riferimento per i giovani maghi europei. Dapprima solo alcune famiglie di maghi italiani mandava la propria progenie a frequentarla, ma con il passare del tempo e con la fama che alcuni studenti usciti dalla scuola riscuotevano nel mondo magico, i genitori che preferirono affidare l’educazione dei loro figli alla prestigiosa scuola furono sempre di più.

Seppur con meno storia alle spalle rispetto alle più blasonate scuole di magia del nord Europa, l’Accademia veneziana aveva un fascino particolare e molti motivi per essere preferita: l’essere tanto vicina alla città più bella del mondo aveva sicuramente il suo peso, ma lo aveva anche il suo passato di roccaforte, sorta in difesa delle famiglie magiche che erano state perseguitate durante il periodo dell’inquisizione. Le famiglie che la sceglievano, affidavano con serenità i loro figli, certe che in quel luogo magico si sarebbero sentiti protetti.

L’Accademia, com’è ben noto, era difesa da incantesimi potentissimi contro maghi malvagi e non magici, ma chi avesse voluto raggiungerla avrebbe avuto a che fare con mille prove lungo il tragitto… Nelle acque lagunari sotto la cittadella, oramai da secoli, viveva una comunità di creature marine: sirene, tritoni, nereidi e ondine.

Questo racconto narra proprio di queste ultime e dell’amore sbocciato tra una di loro e uno studente dell’Accademia. Lo studente che, al tempo dei fatti, frequentava il quinto anno, era discendente di quel Paternoster che aveva fondato e costruito l’Accademia all’inizio del XVI secolo. Tra le mure della scuola tutti conoscevano la sua discendenza, pertanto veniva rispettato da Professori e studenti. Ma il rispetto se lo era guadagnato anche grazie alle sue grandi abilità magiche, che lo rendevano un grande esempio da seguire per molti nuovi maghi. Non meno noto era il suo bell’aspetto, motivo della concitazione tra le giovani che frequentavano l’Accademia.

Nicolò Saverio Paternoster era un bel ragazzo di sedici anni, alto e slanciato, con i capelli ramati, sistemati in un taglio corto e ordinato, gli occhi verdi e le lentiggini sulla pelle bianca e trasparente. E, in Accademia, veniva considerato un vero rubacuori, sia tra le ragazze che frequentavano la sua Casa, quella del Delfino Blu, che tra le fanciulle delle altre Case. Non c’era un attimo di tregua: veniva seguito lungo i corridoi, c’erano appostamenti in giardino, per non parlare delle guerre che nascevano per sedere accanto a lui durante le lezioni o per far coppia nei laboratori di magia… A Nicolò questa situazione divertiva molto, anche se nessuna delle studentesse aveva fatto breccia nel suo cuore.

La situazione però da lì a poco sarebbe cambiata: senza alcuna previsione e inaspettatamente, Nicolò si innamorò di una creatura lontana dal suo mondo, della cui esistenza, prima del suo ingresso in Accademia, non aveva mai sentito parlare…

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Matteo Paoli
Mi chiamo Matteo Paoli e sono nato a Levico Terme nel 1977. Dopo il diploma ho avuto la fortuna di viaggiare molto, ma Venezia e la sua laguna rimangono il luogo della mia infanzia e dei miei affetti.  Da anni gestisco l’Hotel che da generazioni è appartenuto alla mia famiglia e, cosa più importante, sono il papà di Matilde e Vittoria, due splendide ragazze di 13 e 8 anni che ogni giorno mi ispirano e mi emozionano con la loro energia. La mia fantasia si ciba delle loro esperienze e delle nostre vite.
è così che nasce l’”Accademia di Arti Magiche e Oscure di Venezia”, una saga di piccoli racconti, ambientata su un’isola misteriosa, sospesa nel tempo e nello spazio.
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