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Recall
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Consegna prevista Agosto 2022
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Napoli, 2086; Adelaide Idabashi ha ricevuto una chiamata che una madre non vorrebbe mai ricevere, sua figlia Ayame è scomparsa a Bratislava, dove la giovane si era recata per una vacanza studio. Lasciata a sé stessa da un marito assente e dalla incurante polizia locale, solo un uomo accetterà di aiutarla: Nestor Kano. Il misterioso salvatore, coadiuvato dalla temibile combattente Liza Zeyer, condurrà Adelaide in una disperata ricerca che li porterà a viaggiare dall’Europa all’Asia.
In un crescendo di pericoli, agguati e inquietanti scoperte, i tre dovranno fare i conti con il loro passato per scoprire la verità. Ma quale verità? Chi ha rapito Ayame? E perché? In un mondo di innesti mnemonici, trafficanti di esseri umani e spietate multinazionali, scopriranno che nulla è quello che sembra, perfino i ricordi.

Perché ho scritto questo libro?

Essere padre è una gioia, ma è anche un’esperienza tremenda. Quando i figli crescono, lasciare loro spazi di libertà è una delle cose più difficili e penso che non ci sia nulla di più spaventoso che immaginare la scomparsa della propria figlia. Forse è per esorcizzare questa paura che è nato Recall. Per affrontare un simile incubo un genitore farebbe qualsiasi cosa, anche avere al suo fianco un uomo senza scrupoli e determinato a fare di tutto per ritrovarla, un uomo come Nestor Kano.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I

Adelaide fissò lo schermo grigio del monitor. Le lettere che componevano la frase “end of transmission” sembravano degli incomprensibili geroglifici. Avrebbe dovuto essere disperata e invece la sua mente lavorava freneticamente per non abbandonarsi all’isteria e al pianto. Sua figlia, non ancora maggiorenne, era sparita. Ayame si trovava a Bratislava per il consueto stage di danza che la sua scuola organizzava ogni anno. Non si avevano sue notizie dalla mattina ma molto probabilmente era sparita la notte prima. Le sue compagne di stanza avevano ammesso di essere sgattaiolate fuori dal convitto per andare in discoteca. Poi nella bolgia del locale si erano perse di vista e non l’avevano più trovata. Al mattino quando si erano accorte che non era ancora rientrata, avevano avvisato il personale docente che a sua volta aveva allertato la polizia locale. Le forze dell’ordine avevano risposto laconicamente, aprendo il caso con la solita flemma e rassegnazione di chi vedeva queste cose succedere quotidianamente, senza che potesse veramente fare qualcosa o che ne avesse realmente l’intenzione.

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Aveva chiamato subito suo marito a Daworth, la conurbazione nata dalla fusione di varie aree metropolitane del Texas, conosciuta anche col nome di D.F.W. o Dallas – Fort Worth Metroplex. La reazione di Giuliano, occupato in uno dei suoi soliti incontri di lavoro, l’aveva fatta imbestialire. Aveva minimizzato, dicendole che sicuramente era una bravata adolescenziale. Che in parte era colpa sua poiché era sempre stata troppo permissiva come madre. Che non doveva farsi prendere dal panico. Che non erano ancora passate ventiquattro ore dalla presunta scomparsa e che lui era impegnato in affari urgenti. Adelaide lo aveva pesantemente insultato, finché il marito non aveva interrotto il collegamento. Non riusciva a credere a quelle parole; suo marito era uno stronzo, ma come facesse a non preoccuparsi per Ayame, per sua figlia, non riusciva a spiegarselo. Non poteva rispondere come quei dannati poliziotti che per procedura ti raccontano la barzelletta delle ventiquattro ore. Chiunque sapeva che quando scompariva un minore, il tempismo era fondamentale. Più tempo passava, più le possibili piste si raffreddavano. “Come fa a non capirlo quel coglione!” pensò, colma di rabbia.

Tuttavia, gli era grata perché l’ira che le aveva scatenato in corpo l’aveva scossa. Doveva agire e subito. Adelaide Idabashi non era una donna che si arrendeva alla disperazione. Suo padre, l’ex console onorario del Giappone di Napoli, le aveva insegnato a non darsi mai per sconfitta, a rialzarsi sempre. Cercò di mettere a fuoco la situazione. Le serviva aiuto e subito. Ma a chi rivolgersi? Aveva bisogno di qualcuno esperto in questo genere di cose, che potesse essere subito operativo. Provò a controllare i suoi contatti e quelli del padre. Nessuno era di stanza in Italia o esperto degli stati della Confederazione dell’Europa dell’est.

Si sedette sconsolata sul divano in sinto-pelle bianca del salone, prendendosi la testa fra le mani, cercando di farsi venire un’idea. Dopo diversi minuti di buio totale, le venne in mente un uomo che non vedeva da anni. Un uomo che dai suoi racconti pareva conoscere molto bene quella parte dell’Europa. Ricordò che l’ultima volta che si erano visti, le aveva dato uno strano biglietto da visita, dicendole che se avesse avuto bisogno, lui ci sarebbe sempre stato. Ripensò a quel singolare oggetto, un badge di plastica bianca con un numero stampato in rilievo, senza nomi o altri riferimenti. L’aveva messo in un cassetto, non dandoci particolare importanza. Era stata una bella ma breve avventura, sicura che sarebbe comunque finita lì, convinta che non lo avrebbe mai più rivisto. Eppure, qualcosa le diceva che la sua non era una promessa buttata al vento, che lui l’avrebbe veramente aiutata se lo avesse cercato. Si alzò dal divano e andò nel suo ufficio. Guardò nei cassetti della scrivania in vetro-acciaio. Nei primi due nulla, poi finalmente, non senza una punta di ansia, lo trovò il badge nel terzo. Prese la tessera di plastica e la rimirò fra le dita. Non sapeva se stesse facendo la cosa giusta, ma il tempo giocava contro scelte più ponderate. Appoggiò la plastica sul tavolo con le cifre a contatto col vetro.

-Ghime… attiva scansione e acquisisci dati-

Il Domot della Lube-Hitachi, il computer che gestiva l’intera casa, emise un rumore elettronico di avvio e rispose con un’elegante voce femminile -Numero acquisito-

Adelaide aveva dato al Domot il nome della domestica dei suoi genitori quando era bambina. Ghime era stata come una seconda madre per lei e quando era morta, in un incidente automobilistico, ne aveva sofferto terribilmente.

-Contatta, modalità video sul terminale alla scrivania-

Il Domot eseguì e sullo schermo apparve il messaggio di chiamata in corso. Furono secondi di trepidazione, ogni squillo a vuoto una fitta. A rispondere fu una voce metallica di un assistente virtuale che invitava il chiamante a lasciare un messaggio vocale. Una maledetta segreteria telefonica, la donna imprecò fra i denti.

-Ciao Nestor… sono… sono Adelaide, non so se ti ricordi. Diversi anni fa in Marocco… avrei bisogno del tuo aiuto, se senti questo messaggio richiamami ti prego –

La donna interruppe la comunicazione e ancora una volta si ritrovò a fissare il vuoto, sul baratro della disperazione. Poi un trillo elettronico la fece trasalire, destandola dalla catatonia nella quale stava sprofondando.

-Chiamata in corso, id caller sconosciuto– le comunicò Ghime.

Non aveva idea di quanto tempo fosse passato da quando aveva chiamato, potevano essere stati minuti come ore. Con il cuore in gola e la paura di trovarsi di fronte ai rapitori di sua figlia in cerca di un riscatto, ordinò al Domot di rispondere alla chiamata. Emise un sospiro di sollievo quando vide apparire sullo schermo il volto della persona che aveva cercato di contattare. Era come se lo ricordava, invecchiato, ma sempre lui; capelli corti color castano scuro, occhi verdi imperscrutabili, un filo di barba, sorriso accennato, sereno e sincero.

-Adelaide ho ricevuto la tua chiamata. Che piacere rivederti… tutto bene?-

Come donna fu gratificata che la riconoscesse. Aveva avuto paura che non si ricordasse di lei -Nestor… vorrei averti chiamato per qualcosa di più bello…-

Adelaide provò a raccontare il motivo della sua chiamata ma crollò subito in lacrime. Si mise a singhiozzare e poi a piangere. Tutta la tensione, l’apprensione e la paura erano esplose all’improvviso. Era bastato vedere Nestor per far cadere il suo fragile autocontrollo. Era una tra le poche persone che l’aveva fatta sentire protetta, seppur si fossero frequentati per pochi giorni.

Nestor si era fatto scuro in volto vedendola piangere -Adelaide cosa succede? Sei in pericolo?-

La donna, non senza difficoltà, si ricompose e, tra un singhiozzo e l’altro, cominciò a raccontare -Ayame… mia figlia… si trovava a Bratislava per uno stage di danza… è uscita con delle amiche ieri sera… non è più tornata…-

Nestor attese qualche secondo prima di parlare.

-Quanti anni ha?-

-Sedici…-

-Le amiche cosa dicono?-

-Pensavano fosse tornata da sola all’ostello dell’accademia… aveva detto che si sentiva stanca…-

-Hai già parlato con la polizia?-

-Sì in video… mi hanno detto che non sono ancora passate ventiquattro ore e di stare calma… che potrebbe tornare… ma io so che le è successo qualcosa… me lo sento…-

Nestor non la tranquillizzò con le solite parole di circostanza. Rimase in silenzio qualche minuto fissando lo schermo, poi le fece una serie di domande su sua figlia, sulle sue abitudini, sulle sue amiche. Tutto questo mentre intanto controllava dati febbrilmente sul micropad.

-Ascoltami attentamente Adelaide, fai esattamente quello che ti dico. Per prima cosa vai all’aeroporto di Roma, il primo volo per Bratislava disponibile è quello delle diciannove e trenta. Una volta arrivata, sarai raggiunta da un mio contatto in loco.

Io sono a Buenos Aires, il primo sub orbitale per Londra parte fra un’ora… se riuscissi a prendere la coincidenza, dovrei arrivare anche io prima delle undici e mezza –

-Non ti serve una foto di Ayame?-

-Ho appena crackato il suo profilo 4P, ho tutte le foto che servono e gli ultimi post pubblicati… oggi alle… 00.24-

Adelaide era basita dalla velocità con la quale Nestor agiva. Nel lasso di tempo in cui gli aveva raccontato tutto, si era già attivato per aiutarla, introducendosi nell’account di sua figlia su Forever People, il social più utilizzato dai giovani.

-Va bene Nestor… farò come dici, ci vediamo a Bratislava…

-Adelaide… la troveremo, te lo prometto…-

Adelaide fece un sorriso amaro. Che Nestor l’aiutasse la rincuorava, ma era ancora troppo poco per tranquillizzarla.

Chiuse la comunicazione e si diresse in camera per cambiarsi e preparare un minimo di bagaglio.

-Ghime… chiama Miky… dille di venire qui-

Dopo qualche minuto, Miky, all’anagrafe Micahela Saroufakis, sua assistente tutto fare, si presentò sulla porta. Vestiva un elegante tailleur giacca e pantalone blu elettrico con camicia bianca. I suoi lunghi dreadlock erano raccolti in un una morbida treccia. Orecchini tribali in oro e un velo di rossetto mettevano in risalto la sua splendida carnagione mulatta.

-Adelaide hai bisogno?-

-Prepara l’aircar Miky, andiamo all’aeroporto di Roma-

Miky era preoccupata quanto lei, non aveva detto nulla a sua figlia Asia della sparizione di Ayame. Le due erano molto legate e la notizia l’avrebbe sicuramente sconvolta. Aveva cercato di restare salda e forte accanto alla sua datrice di lavoro, anche se ormai la considerava più come una sorella. Si ricordava bene come Adelaide le avesse dato un’occasione quando la sua vita era andata a pezzi. Lei promessa del ballo moderno, stroncata da quello stronzo alcolizzato dell’ex compagno che in un accesso di ira le aveva rotto il ginocchio con una mazza da baseball, per poi abbandonarla. Carriera chiusa. Si era trovata con una figlia piccola da mantenere e senza lavoro. Adelaide l’aveva incontrata per caso per le strade di Napoli. Era in lacrime appoggiata a un lampione. Ormai per riuscire a dare da mangiare alla figlia non le restava altro che prostituirsi. Adelaide si era fermata a vedere perché piangesse, quando il resto delle persone le passava accanto senza neanche degnarla di uno sguardo. La invitò a prendere un caffè, che poi divenne un aperitivo e infine una cena. Il resto era storia. Adelaide le aveva proposto un lavoro, una casa e soprattutto l’opportunità per Asia di studiare musica, la sua grande passione. L’idea che una persona così generosa dovesse affrontare quel dramma la faceva stare male.

Vide Adelaide salire sull’aircar come un automa. La vettura, un’Audi-Airbus V800, era già stata configurata per il volo e le turbine magnetiche la tenevano in levitazione a venti centimetri da terra.

-Saremo a Roma il più presto possibile-

Adelaide si scosse dal torpore in cui era scivolata una volta salita sull’aircar.

-Non ti preoccupare Miky, siamo in perfetto orario-

La donna non disse nulla, Adelaide si era chiusa nei suoi pensieri. Non poteva certo biasimarla o fare altro per lei. Mosse il volante-cloche e l’aircar decollò verticalmente dal parcheggio della splendida villa ai margini di quello che una volta era conosciuto come il quartiere Posillipo e che ora era diventato un residence per ricchi. Una via di mezzo tra un villaggio vacanze e un super condominio ipertecnologico, dotato di tutti i comfort, di un servizio d’ordine privato e soprattutto di muri, reti e cancelli per separarlo dal resto della metropoli.

Adelaide guardò le luci della città in lontananza. Napoli era diventata una megalopoli, ma a differenza di altre conurbazioni europee era cresciuta in maniera caotica e irrazionale già a partire dal secolo precedente, senza alcun piano regolatore, un disastro ecologico nato dalle infinite metastasi delle bidonville di periferia. Ormai la municipalità si estendeva fino a Caserta e a Nola, una volta comuni autonomi, ora retrocessi al rango di distretti, fagocitati dallo sviluppo edilizio selvaggio e dalla fuga dalle campagne. Sua nonna diceva che già quando era bambina era cominciato il lento e inesorabile declino della città, secoli prima perla del Mediterraneo. Man mano che la metropoli cresceva lo faceva anche il degrado. Ormai esistevano due città, quella di chi aveva i crediti e quella di chi ogni giorno lottava per le cose più elementari come mangiare e trovare un tetto per la propria famiglia. I due mondi vivevano uno accanto all’altro, sfiorandosi appena. Si sapeva chi comandava e qualsiasi multinazionale avesse intenzione di fare business in città, trattava direttamente con i clan locali, senza preoccuparsi delle istituzioni, ampiamente corrotte e infiltrate dalla malavita.

Miky comunicò con la torre di controllo di Capodichino, dando gli estremi dell’autorizzazione al sorvolo dell’area urbana. Le venne comunicata la rotta da tenere. Una rotta esterna, lungo la costa. Le tratte interne non erano sicure a bassa quota. Dagli slum di Volla e San Giorgio a Cremano non era raro che aircar o vecchi elicotteri venissero abbattuti da missili terra aria. Un secolo prima i teppisti e le bande locali si divertivano con pietre o pistole lungo l’autostrada, ora erano passati agli stinger. Il sole stava tramontando, ma non era uno di quei tramonti infuocati sul mare di quando Adelaide era bambina. L’aria era grigia e opaca, il mare una massa oscura. L’era degli idrocarburi volgeva al termine, ma l’inquinamento degli ultimi due secoli si era ormai sedimentato, come un tumore inguaribile, causato dalle fabbriche illegali, che buttavano nell’aria porcherie di ogni genere e dai fumi di scarico dei riscaldamenti delle baraccopoli, alimentati con ogni tipo di rifiuto combustibile.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Nestor Kano, già co-protagonista di Reset, torna in un’altra emozionante e frenetica avventura. Pur non perdendo lo stile veloce, scorrevole e cinematografico, la scrittura dell’autore fa un passo avanti, arricchendosi di sfumature e soffermandosi maggiormente nel descrivere il futuro prossimo nel quale è ambientata la storia. Operazione fatta magistralmente con piccoli accenni alla situazione geo-politica (l’Europa nuovamente divisa in blocco Ovest ed Est) o all’evoluzione tecnologica (dai modelli delle aircar, fantastiche auto volati, alle spaventose bio ingegnerie che modificano profondamente la psiche delle persone), lasciando che sia l’immaginazione del lettore a spaziare invece che tediarlo con noiose e lunghe digressioni. E poi torna quella tensione romantico-sessuale già cara in Reset. Una tensione fra Adelaide e Nestor, che, forte di un “acceso” passato fra i due, torturerà soprattutto le lettrici per tutta l’opera e che farà loro adorare quella canaglia di Kano. Un libro da leggere tutto d’un fiato e che v’invoglierà a recuperare anche Reset, precedente avventura del protagonista visto che le storie sono a sé stanti e perfettamente leggibili indipendentemente l’una dall’altra.

  2. (proprietario verificato)

    Il primo romanzo dell’Autore parlava di un’adrenalinica fuga, questa seconda opera tratta di un’angosciante ricerca, altrettanto veloce ed emozionante. Una madre disperata che dovrà imparare in fretta le leggi del mondo criminale, un mondo ben conosciuto dall’oscuro e magnetico Nestor Kano e dal suo braccio destro, Liza Zeyer, letale combattente. Un perfido e sadico nemico che ritorna dal passato dei tre eroi, parte di un intrigo ancor più spregevole. Ambientato in un futuro oscuro, purtroppo assai vicino al nostro presente, Recall è un romanzo in cui nulla è quello sembra e che, colpo di scena dopo colpo di scena, smonterà ogni vostra ipotesi. Niente da dire, questa “richiamata” all’azione di Nestor Kano è proprio ben riuscita!

  3. (proprietario verificato)

    In Reset, primo libro dell’autore, avevo apprezzato il percorso di piccoli indizi fino al colpo di scena finale, in Recall tali elementi sono ancora più marcati e accattivanti. Tutta la vicenda ruota intorno a un crimine, il rapimento e forse l’uccisione di una ragazza. Non si tratta dunque solo di una ricerca, ma anche di risolvere tanti enigmi, scoprire il “chi” e il “perché”. Insomma, un thriller adrenalinico ma con ampie pennellate di “giallo”, il cui finale “alla Agatha Christie” lascia senza parole.

  4. (proprietario verificato)

    Dopo aver divorato Reset, il primo libro di Andrea Marlano, aspettavo con trepidazione che uscisse il seguito, e posso confermare che Recall non ha certo deluso le mie aspettative!
    Si può leggere anche come romanzo a sè stante, ma essere già innamorati di Nestor dal primo libro dà a questa seconda lettura un gusto del tutto particolare.
    Il libro è coinvolgente, adrenalinico e a tratti ansiogeno; tanti piccoli particolari che si intravedono nel corso del libro, acquistano un senso nel disegno finale, anche se come un rompicapo difficilissimo, possono incastrarsi perfettamente a comporre disegni diversi tra loro. Quale sarà quello giusto?
    La scrittura di Andrea Marlano si è fatta più matura, consapevole, seppur restando il suo stile inconfondibile da sceneggiatura di film o serie tv.
    Insomma, imperdibile!

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Andrea Marlano
è nato e cresciuto a Milano dove vive tuttora con la sua famiglia. Sin da piccolo sviluppa una passione per la fantascienza, coltivandola attraverso libri, fumetti, film e giochi di ruolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un master in Etica di impresa, lavora in una nota società finanziaria, dove svolge tuttora il ruolo di auditor. A partire dal 2015, quasi per gioco, comincia a scrivere racconti. Con Recall riprende il personaggio di Nestor Kano, già protagonista di Reset, suo romanzo d’esordio.
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