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Quando la giovane Ayame scompare durante una serata in discoteca con le amiche, sua madre Adelaide sa che ha una sola possibilità per riabbracciarla: affidarsi a Nestor Kano, un agente ombra, in passato alle dipendenze della potente e pericolosa multinazionale Omnicorp. I due, con l’aiuto della bellissima e fatale Liza, combattente cibernetica amica di Nestor, si mettono subito sulle tracce della ragazza. Gli indizi e le informazioni raccolte li porteranno in giro per l’Europa e l’Asia, in un crescendo di agguati, scontri a fuoco e inquietanti scoperte. 

Chi ha rapito Ayame e perché? In un mondo di innesti mnemonici, trafficanti di esseri umani e spietate multinazionali, non ci si può fidare nemmeno dei propri ricordi…

CAPITOLO I

 

Adelaide fissò lo schermo grigio del monitor. Le lettere che componevano l’avviso “End of transmission” sembravano degli incomprensibili geroglifici. Aveva appena ricevuto una notizia che nessuna madre avrebbe voluto ricevere. Sua figlia, non ancora maggiorenne, era scomparsa. Ayame si trovava a Bratislava per il consueto stage di danza che la sua scuola organizzava ogni anno. Non si avevano sue notizie dalla mattina, ma, molto probabilmente, era sparita la notte prima. Le sue compagne di stanza avevano ammesso di essere sgattaiolate fuori dal convitto per andare in discoteca. Poi, nella bolgia del locale, a un certo punto si erano perse di vista e non l’avevano più trovata. Al mattino, quando si erano accorte che non era ancora rientrata, avevano avvisato il personale docente che, a sua volta, aveva allertato la polizia locale. Le forze dell’ordine avevano risposto laconicamente, aprendo il caso con la solita flemma e rassegnazione di chi vedeva succedere quotidianamente quelle cose, senza che potessero veramente fare qualcosa o ne avessero realmente l’intenzione. 

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Per non abbandonarsi all’isteria e al pianto, la mente di Adelaide aveva cominciato a lavorare freneticamente. Aveva subito chiamato suo marito a Daworth, la conurbazione nata dalla fusione di varie aree metropolitane del Texas, conosciuta anche col nome di DFW o Dallas – Fort Worth Metroplex. La reazione di Giuliano, occupato in uno dei suoi soliti incontri di lavoro, l’aveva fatta imbestialire. Aveva minimizzato, dicendole che sicuramente era una bravata adolescenziale – in parte anche colpa sua poiché era sempre stata troppo permissiva come madre –, che non doveva farsi prendere dal panico, che non erano ancora passate ventiquattro ore dalla presunta scomparsa e che lui era impegnato in affari urgenti. Adelaide lo aveva pesantemente insultato, finché il marito non aveva interrotto il collegamento. Non riusciva a credere a quelle parole; suo marito era uno stronzo, ma come facesse a non preoccuparsi per Ayame, per sua figlia, non riusciva a spiegarselo. Non poteva rispondere come quei dannati poliziotti che per procedura ti raccontano la barzelletta delle ventiquattro ore. Chiunque sapeva che quando scompariva un minore, il tempismo era fondamentale. Più tempo passava, più le possibili piste si raffreddavano. Come fa a non capirlo quel coglione?! pensò, colma di rabbia. Tuttavia, gli era grata perché l’ira che le aveva scatenato in corpo l’aveva scossa. Doveva agire. E subito. 

Adelaide Idabashi non era una donna che si arrendeva alla disperazione. Suo padre, l’ex console onorario del Giappone a Napoli, le aveva insegnato a non darsi mai per sconfitta, a rialzarsi sempre. Cercò di mettere a fuoco la situazione. Le serviva immediatamente una mano. Ma a chi poteva rivolgersi? Aveva bisogno di qualcuno esperto in questo genere di cose, che potesse essere subito operativo. Mentre pensava al da farsi, si morse il labbro come le capitava sempre quando era nervosa. Provò a controllare tra i suoi contatti e quelli del padre. Nessuno era di stanza in Italia o esperto degli Stati della Confederazione dell’Europa dell’Est, l’agglomerato commerciale nato dalla scissione dall’Unione Europea delle Nazioni dell’ex blocco sovietico, rientrate poi sotto la sfera di influenza di Madre Russia. 

Si sedette sconsolata sul divano in sinto-pelle bianca del salone, prendendosi la testa fra le mani e cercando di farsi venire un’idea. Dopo diversi minuti di buio totale, le venne in mente un uomo che non vedeva da anni. Un uomo che, dai suoi racconti, pareva conoscere molto bene quella parte d’Europa. Ricordò che l’ultima volta che si erano visti le aveva dato uno strano biglietto da visita, dicendole che se avesse avuto bisogno, lui ci sarebbe sempre stato. Ripensò a quel singolare oggetto, un badge di plastica bianca con un numero stampato in rilievo, scevro di nomi o di altri riferimenti. L’aveva messo in un cassetto, senza dargli particolare importanza. La loro era stata una bella e breve avventura, e lei era stata sicura che sarebbe finita lì, convinta che non lo avrebbe mai più rivisto. Eppure, qualcosa le diceva che quella dell’uomo non era stata una promessa buttata al vento, ma che l’avrebbe veramente aiutata se lei lo avesse cercato. 

Si alzò dal divano e andò nel suo ufficio. Guardò nei cassetti della scrivania in vetro-acciaio. Nei primi due non trovò nulla, poi finalmente, non senza una punta di ansia, fece centro col terzo. Prese la tessera di plastica e la rimirò, girandosela fra le dita. Non sapeva se stesse facendo la cosa giusta, ma il tempo giocava contro scelte più ponderate. L’appoggiò sul tavolo con le cifre a contatto col vetro. Prima di attivare la chiamata, si guardò nel grande specchio a parete, chiedendosi se lui l’avrebbe riconosciuta. In fondo non era cambiata molto. Sicuramente gli anni avevano lasciato il segno, qualche chilo di troppo e qualche ruga in più, ma i suoi lunghi capelli castani e gli occhi verde acqua dal taglio obliquo e inconfondibilmente asiatico non erano elementi che si scordavano facilmente.

«Ghime… attiva scansione e acquisisci dati.»

Il domot della Lube-Hitachi, il computer che gestiva l’intera casa, emise un rumore elettronico di avvio e rispose con un’elegante voce femminile: «Numero acquisito».

Adelaide aveva dato al domot il nome della domestica dei suoi genitori di quando era bambina. Ghime era stata come una seconda madre per lei e quando era morta, in un incidente automobilistico, ne aveva sofferto terribilmente. «Contatta, modalità video sul terminale della scrivania.»

Il domot eseguì e sullo schermo apparve il messaggio di chiamata in corso. Furono secondi di trepidazione, ogni squillo a vuoto una fitta. A rispondere fu una voce metallica di un assistente virtuale che invitava il chiamante a lasciare un messaggio vocale. Una maledetta segreteria telefonica! La donna imprecò fra i denti. «Ciao, Nestor… sono… sono Adelaide, non so se ti ricordi. Diversi anni fa in Marocco… Avrei bisogno del tuo aiuto. Se senti questo messaggio, richiamami, ti prego…»

La donna interruppe la comunicazione e ancora una volta si ritrovò a fissare il vuoto, sul baratro della disperazione. Poi un trillo elettronico la fece trasalire, destandola dalla catatonia nella quale stava sprofondando. 

«Chiamata in corso, ID caller sconosciuto» le comunicò Ghime.

Non aveva idea di quanto tempo fosse passato da quando aveva chiamato, potevano essere stati minuti come ore. Con il cuore in gola e la paura di trovarsi di fronte ai rapitori di sua figlia in cerca di un riscatto, ordinò al domot di rispondere alla chiamata. Emise un sospiro di sollievo quando vide apparire sullo schermo il volto della persona che aveva appena cercato di contattare. Era come se lo ricordava, invecchiato, ma sempre lui: capelli corti color castano scuro, occhi verdi imperscrutabili, un filo di barba e un sorriso accennato, sereno, sincero.

«Adelaide, ho ricevuto la tua chiamata. Che piacere rivederti… Tutto bene?»

Fu gratificata da quelle parole, i suoi timori che non si ricordasse di lei erano evaporati appena aveva risentito la calda e melodiosa voce dell’uomo. «Nestor… vorrei averti chiamato per qualcosa di più bello…» Provò a raccontare il motivo della sua chiamata, ma crollò subito in lacrime. Si mise a singhiozzare e poi a piangere. Tutta la tensione, l’apprensione e la paura erano esplose all’improvviso. Era bastato vedere Nestor per far cadere il suo fragile autocontrollo. Era una tra le poche persone che l’aveva fatta sentire protetta, anche se si erano frequentati per pochi giorni. 

Lui si fece scuro in volto vedendola piangere. «Adelaide, cosa succede? Non stai bene? Sei in pericolo?»

La donna, non senza difficoltà, si ricompose e, tra un singhiozzo e l’altro, ritentò col suo racconto: «Ayame… mia figlia… si trovava a Bratislava per uno stage di danza… È uscita con delle amiche ieri sera… non è più tornata…».

Nestor attese qualche secondo prima di parlare. «Quanti anni ha?»

«Sedici…»

«Le amiche cosa dicono?»

«Pensavano fosse tornata da sola all’ostello dell’accademia… aveva detto che si sentiva stanca…»

«Hai già parlato con la polizia?»

«Sì… mi hanno detto che non sono ancora passate ventiquattro ore e di stare calma… che potrebbe tornare… ma io so che le è successo qualcosa… me lo sento!»

Nestor non la tranquillizzò con parole di circostanza. Rimase in silenzio qualche secondo fissando lo schermo, poi le fece una serie di domande su sua figlia, sulle sue abitudini, sulle sue amiche. Tutto questo mentre controllava febbrilmente dati sul micropad. «Ascoltami attentamente, Adelaide, fai esattamente quello che ti dico. Per prima cosa vai all’aeroporto di Roma, il primo volo per Bratislava disponibile è quello delle diciannove e trenta. Una volta arrivata, sarai raggiunta da un mio contatto in loco. Io sono a Buenos Aires, il primo suborbitale per Londra parte fra un’ora… Se riuscissi a prendere la coincidenza, dovrei arrivare anche io prima delle undici e mezza.»

«Non ti serve una foto di Ayame?»

«Ho appena hackerato il suo profilo 4P, ho tutte le foto che servono e i suoi post. L’ultimo è di mezzanotte e ventiquattro.»

Adelaide era basita dalla velocità con la quale Nestor agiva. Nel lasso di tempo in cui gli aveva raccontato tutto si era già attivato per aiutarla, introducendosi nell’account di sua figlia su Forever People, il social più utilizzato dai giovani. «Va bene, Nestor… farò come dici, ci vediamo a Bratislava…»

«Adelaide… la troveremo, te lo prometto.»

2021-11-30

Aggiornamento

Grazie mille a tutti per il sostegno! RECALL è arrivato all'obiettivo della pubblicazione! 🥳🍾 Un grande risultato raggiunto insieme 😄

Commenti

  1. Anna Corvaglia

    (proprietario verificato)

    Per la seconda volta mi hai travolto, catturato e scioccato! Ritmo incalzante, avventura, mistero e tanto sentimento. Una storia che, per quanto possa essere ambientata in un lontanissimo futuro l’ho sentita così vicina a me! E poi sei speciale nel dettagliare i luoghi, i personaggi, le azioni, tanto da farti sentire parte di un film!

  2. (proprietario verificato)

    Recall conferma e amplifica la suspense, la ricerca di indizi, le congetture su cosa si nasconde dietro le cose narrate. La storia è avvincente, i personaggi sono ben delineati, gli scenari sempre diversi rendono la lettura varia e appassionata. Si entra nel libro e ci si ritrova in un film. Di quelli che si rivedono volentieri anche più volte. Un ottimo thriller. Una gran bella avventura.

  3. (proprietario verificato)

    Nestor Kano, già co-protagonista di Reset, torna in un’altra emozionante e frenetica avventura. Pur non perdendo lo stile veloce, scorrevole e cinematografico, la scrittura dell’autore fa un passo avanti, arricchendosi di sfumature e soffermandosi maggiormente nel descrivere il futuro prossimo nel quale è ambientata la storia. Operazione fatta magistralmente con piccoli accenni alla situazione geo-politica (l’Europa nuovamente divisa in blocco Ovest ed Est) o all’evoluzione tecnologica (dai modelli delle aircar, fantastiche auto volati, alle spaventose bio ingegnerie che modificano profondamente la psiche delle persone), lasciando che sia l’immaginazione del lettore a spaziare invece che tediarlo con noiose e lunghe digressioni. E poi torna quella tensione romantico-sessuale già cara in Reset. Una tensione fra Adelaide e Nestor, che, forte di un “acceso” passato fra i due, torturerà soprattutto le lettrici per tutta l’opera e che farà loro adorare quella canaglia di Kano. Un libro da leggere tutto d’un fiato e che v’invoglierà a recuperare anche Reset, precedente avventura del protagonista visto che le storie sono a sé stanti e perfettamente leggibili indipendentemente l’una dall’altra.

  4. (proprietario verificato)

    Il primo romanzo dell’Autore parlava di un’adrenalinica fuga, questa seconda opera tratta di un’angosciante ricerca, altrettanto veloce ed emozionante. Una madre disperata che dovrà imparare in fretta le leggi del mondo criminale, un mondo ben conosciuto dall’oscuro e magnetico Nestor Kano e dal suo braccio destro, Liza Zeyer, letale combattente. Un perfido e sadico nemico che ritorna dal passato dei tre eroi, parte di un intrigo ancor più spregevole. Ambientato in un futuro oscuro, purtroppo assai vicino al nostro presente, Recall è un romanzo in cui nulla è quello sembra e che, colpo di scena dopo colpo di scena, smonterà ogni vostra ipotesi. Niente da dire, questa “richiamata” all’azione di Nestor Kano è proprio ben riuscita!

  5. (proprietario verificato)

    In Reset, primo libro dell’autore, avevo apprezzato il percorso di piccoli indizi fino al colpo di scena finale, in Recall tali elementi sono ancora più marcati e accattivanti. Tutta la vicenda ruota intorno a un crimine, il rapimento e forse l’uccisione di una ragazza. Non si tratta dunque solo di una ricerca, ma anche di risolvere tanti enigmi, scoprire il “chi” e il “perché”. Insomma, un thriller adrenalinico ma con ampie pennellate di “giallo”, il cui finale “alla Agatha Christie” lascia senza parole.

  6. (proprietario verificato)

    Dopo aver divorato Reset, il primo libro di Andrea Marlano, aspettavo con trepidazione che uscisse il seguito, e posso confermare che Recall non ha certo deluso le mie aspettative!
    Si può leggere anche come romanzo a sè stante, ma essere già innamorati di Nestor dal primo libro dà a questa seconda lettura un gusto del tutto particolare.
    Il libro è coinvolgente, adrenalinico e a tratti ansiogeno; tanti piccoli particolari che si intravedono nel corso del libro, acquistano un senso nel disegno finale, anche se come un rompicapo difficilissimo, possono incastrarsi perfettamente a comporre disegni diversi tra loro. Quale sarà quello giusto?
    La scrittura di Andrea Marlano si è fatta più matura, consapevole, seppur restando il suo stile inconfondibile da sceneggiatura di film o serie tv.
    Insomma, imperdibile!

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Andrea Marlano
è nato e cresciuto a Milano, dove vive tuttora con la sua famiglia. Sin da piccolo sviluppa una passione per la fantascienza, coltivandola attraverso libri, fumetti, film e giochi di ruolo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un Master in Etica di impresa, lavora per una nota società finanziaria, dove svolge il ruolo di auditor. A partire dal 2015, quasi per gioco, comincia a scrivere racconti. Ha pubblicato "Reset" (bookabook, 2021) e Recall (bookabook, 2022).
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