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Consegna prevista Novembre 2020

Nel 2085 l’Europa è una nobile decaduta. Ripetute crisi economiche hanno scavato un divario incolmabile tra chi vive nel lusso e chi cerca di sopravvivere. Il mondo è fatto di megalopoli, dove poche imprese multinazionali detengono il potere reale, influenzando i governi degli stati nazionali, ormai ridotti al mero ruolo di burattini. In questo prossimo futuro vive a Milano la giovane impiegata Annarey Deodato, che per tornare a camminare ha dovuto venire a patti con la Omnicorp, il conglomerato che produce l’impianto cibernetico che le ha ridato l’uso delle gambe. Per pagarsi la costosa operazione ha dovuto infatti accettare di svolgere alcuni incarichi per la multinazionale, missioni le cui informazioni sono codificate in chip innestati nel suo impianto e delle quali non ricorda nulla una volta terminate, quando ritorna alla sua vita ordinaria. Qualcosa di terribile però è accaduto durante l’ultimo di questi incarichi, qualcosa che può metterla in pericolo. Quando gli eventi precipitano, portandola in giro per l’Europa, non è sola. Nestor Kano, anche lui dipendente della Omnicorp e supervisore di Annarey durante le sue missioni “segrete”, è al suo fianco. Ma con quale scopo? Salvarla o fare gli interessi del potente conglomerato?

Perché ho scritto questo libro?

Non sono mai consapevole al 100% di dove mi porterà una storia quando inizio a raccontarla. Io ho l’idea, ma è lei stessa a scriversi tramite me. So solo che tutto è partito ascoltando i problemi sentimentali di un’amica, poi ho visto un tramonto infuocato sui nuovi grattacieli di Milano e ho provato a immaginare come sarà la mia città nel futuro… è più o meno allora che ho incontrato Nestor Kano nei meandri della mia fantasia e ancora oggi non so se fidarmi di lui.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Minou e Cloe soffiarono allarmate e sparirono dal bagno. Annarey guardò il cassetto dell’armadio dove teneva la Beretta AR400 a impulso magnetico maledicendosi per non averla messa in un posto più vicino.
-Tranquilla… sono io –
Annarey chiuse gli occhi ed emise un sospiro di sollievo. Era il Controllore, un uomo della Omnicorp, incaricato a ogni fine missione di controllare il suo sensisistema. Ogni volta entrava in casa sua di soppiatto. Non capiva come facesse a bypassare i sistemi di sicurezza del Domot, solo le sue gatte lo percepivano. Ora che era più vicino, nel suo impeccabile abito nero Kenzo, poteva sentirne il profumo, “Acqua Turchina” di Bulgari. Un’essenza che, mischiata all’odore della sua pelle, risvegliava i suoi sensi, la eccitava.
-Chiedere il permesso prima di entrare no eh? –
-Sai che è la procedura, massima discrezione –
-Sì, sì lo so, ma non potevi venire domani mattina? Sono a pezzi… –
-Proprio perché è stata particolarmente dura, dobbiamo eseguire subito la diagnostica sul sensisistema –
-Posso restare a mollo –
-Non pregiudica l’operazione –

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Il Controllore girò intorno alla vasca, posizionandosi dietro di lei. Scostò delicatamente i capelli per accedere alla porta USC. Il contatto della mano sul collo le diede un brivido. Il Controllore attaccò con un cavetto la porta al suo micropad e diede inizio alla diagnostica.
-È inutile che ti chieda che cosa è successo, perché tanto non me lo dirai… ma è la prima volta che torno così… segnata –
-Inconvenienti di un contratto “Oubliette” –
I contratti di usufrutto corporale temporaneo, volgarmente chiamati “Oubliette”, da oblio, si erano diffusi negli ultimi dieci anni, da quando erano nati i chip di privazione mnemonica. Il chip scaricava le informazioni del compito da svolgere. La persona svolgeva il compito o faceva di tutto per svolgerlo, ma non ricordandone nulla. Come se qualcun altro (la programmazione) avesse preso possesso del suo corpo. Per i primi anni dalla loro invenzione, i chip erano stati vietati dalle legislazioni di molti paesi, sull’onda delle frange più conservatrici e religiose, poi le lobby industriali avevano piano piano forzato la mano fino a fare accettare questa nuova forma di servilismo inconscio. Ovviamente, la legislazione vietava che i chip contenessero istruzioni lesive per il posseduto o per altri, ma la diffusione era stata così repentina e massiccia, che le autorità non avrebbero potuto eseguire controlli adeguati neanche se avessero disposto del triplo delle risorse stanziate per le verifiche. Generalmente i compiti erano quelli più abietti, di cui una persona si sarebbe vergognata o quelli per i quali i committenti volevano un livello di segretezza massima, come corrieri, avvocati e mediatori.
Annarey era preoccupata all’idea di ciò che poteva aver compiuto. Era certa che fosse qualcosa di illegale. Al di là del reato in sé, sicuramente efferato, viste le tracce di sangue, non era la giustizia a spaventarla di più. Molto probabilmente non l’avrebbero incriminata, perché al momento del fatto non era in possesso delle sue facoltà di intendere e di volere, ma il contratto recitava chiaramente che qualsiasi causa di interruzione del servizio avrebbe comportato la rimozione del bioware istallatole, ancora di proprietà della Omnicorp. L’idea di tornare sulla sedia a rotelle la terrorizzava.
-Tutto a posto? –
-Il sensisistema ha subito una leggera oscillazione, ma per il resto è tutto a posto… come va con gli eco? –
Gli “eco”, nel gergo del Controllore, erano le tracce delle azioni svolte in trance che, nonostante il reset, perduravano a volte nell’inconscio, sotto forma di immagini, ombre, sogni e sensazioni. Strascichi di una vita mai vissuta consapevolmente.
-Il solito… qualche frammento qua e là, ma nulla di che… –
-Lo sai che per contratto hai un obbligo di trasparenza su tutto ciò che riguarda il funzionamento del sensisistema –
-Me lo ripeti ogni volta, come faccio a dimenticarlo –
-A ognuno il suo compito… abbiamo finito –
Senza pensarci allungò la mano destra e afferrò quella del Controllore per trattenerlo. Lui era un perfetto estraneo, ma era la persona con la quale aveva avuto più intimità negli ultimi tempi. Il Controllore, a sorpresa, non si sottrasse, anzi spinse la mano sul suo viso accarezzandolo con dolcezza. Quel semplice gesto bastò a sciogliere qualcosa dentro Annarey. Come se a un tratto il bisogno di contatto umano fosse emerso violento dal suo corpo. Una scossa elettrica la attraversò da testa a piedi, mentre si lasciava andare a quella carezza. Il controllore le passò il pollice sulle labbra mentre continuava ad accarezzarla e lei, ancora una volta senza rifletterci, schiuse la bocca, sfiorandolo dolcemente. Aprì gli occhi e lo vide dietro di lei che la guardava con uno sguardo accesso. Non aveva mai preso in considerazione il Controllore, né si era mai chiesta se lui potesse essere interessato a lei, invece percepì distintamente il conflitto tra desiderio e dovere che lo agitava. Stupendosi nuovamente di sé, infilò le dita di entrambe le mani fra i suoi capelli brizzolati e trasse la testa dell’uomo verso la propria. Le loro labbra si schiusero e si unirono in un lungo bacio, con la naturalezza di due amanti che si conoscono da anni. Nonostante la posizione non comoda, Annarey non ricordava l’ultima volta che aveva ricevuto un bacio così intenso. Non seppe esattamente quanto durò, le sembrò un’eternità e allo stesso tempo un lampo. Quando riaprì gli occhi, vide passare in quelli del Controllore un’emozione difficile da definire.
-Perdonami… questo non è professionale… ora… ora devo andare –
-Tranquillo è tutto a posto… capisco… –
Non fece tempo a finire la frase che il Controllore si congedò e frettolosamente sparì, come era arrivato, mentre lei rimase a fissare la porta di ingresso intontita. Anche l’acqua della vasca si era raffreddata e lei si sentiva ancora da schifo. Appoggiò la testa sulle braccia e sospirò.
Minou zampettò sul bordo della vasca e dopo aver miagolato, cominciò a leccarle la fronte.
-Piccola mia, che strazio che sono… meno male che ci siete tu e Cloe –
Pensò agli ultimi anni della sua vita, a tutto il tempo perso con Alex. Tutti i rospi che aveva dovuto ingoiare. Le litigate con i suoi. Il fallimento della loro convivenza era stato un colpo veramente duro da assorbire. Sua madre aveva provato in tutte le maniere e dirle che non era l’uomo adatto, ma lei aveva tirato dritto per la sua strada, per poi dovere constatare amaramente che lei aveva ragione. Era l’ennesima batosta in quella gara a ostacoli che era diventata la sua esistenza. Difficoltà dopo difficoltà. Già era dovuta scendere a patti con la sua coscienza e accettare il contratto capestro con la Omnicorp per il sensisistema, un uomo che le stesse a fianco senza comportarsi da stronzo non era chiedere tanto. Evidentemente no. Però sentiva di provare ancora qualcosa per Alex. Sì ma che cosa? Poteva chiamarlo amore? Più cercava di allontanarlo dalla sua vita, più lui vi tornava prepotentemente. Nonostante una parte di lei fosse convinta che potesse cambiare, sapeva in cuor suo che difficilmente avrebbe avuto da quell’uomo ciò che lei realmente cercava. E poi c’era il Controllore, un perfetto sconosciuto, eppure così attraente… ermetico, e le trasmetteva sicurezza. Si sentiva stupida come una ragazzina di sedici anni con una cotta per il professore del liceo. Decise che ne aveva avuto abbastanza di quella giornata, sebbene non ne ricordasse molto. Infilò il pigiama rosa di Hello Kitty e si mise a letto. Le due gatte salirono leste sul piumino e si accoccolarono ai suoi piedi facendo le fusa. Chiese al Domot di spegnere le luci, oscurare i vetri delle finestre e chiudere le porte di casa. I suoi ordini furono prontamente eseguiti dal computer domestico che comunicò l’avvenuta esecuzione degli incarichi richiesti. Annarey chiese al Domot anche della musica per conciliare il sonno, qualcosa di dolce e rilassante. IL Domot selezionò la playlist più ascoltata su We-Tune tra quelle che avevano la parola “sleep” nel titolo. Gli altoparlanti nascosti nei mobili della stanza diffusero la musica, una miscellanea di Melt-tempo, IDM e Syntowave che copriva l’ultimo secolo. Dopo neanche tre brani, sulle note di “K’I” di Takiro, Annarey si addormentò.

II
Annarey entrò di corsa nell’edificio centrale della Credigens s.p.a., maledicendosi ancora una volta per non aver puntato la sveglia. Avrebbe nuovamente dovuto giustificare al suo capo il perché lei, che viveva a pochi isolati dal lavoro, collezionasse così tanti ritardi. Passato il portale biometrico che identificava ciascun dipendente scansionando retina, impronta digitale e riconoscimento vocale, si precipitò al turbo ascensore 4 entrandoci proprio mentre le porte si stavano chiudendo. Per fortuna era sola, si era vestita e truccata di fretta, ma almeno ebbe il tempo di guardarsi allo specchio. Non c’era che dire, un gran bel inizio di settimana. Arrivata al dodicesimo piano, dove era sito il suo ufficio, uscì prendendo un gran respiro e preparandosi a una sonora lavata di testa. Invece arrivò al suo box indisturbata, senza che lo stronzo del suo capo, all’anagrafe Bruno Quiller, alzasse lo sguardo dal monitor per fulminarla.
L’ufficio era un immenso open space, tutto segmentato in micro box, dove ogni operatore lavorava separato dai colleghi da sottili pareti in polimeri plastici di colore verde. Ogni postazione era dotata di una cuffietta con auricolare, un monitor e una tastiera per accedere ai cloud aziendali. Il computer centrale smistava le chiamate dei clienti fra i vari operatori a ritmo serrato, lasciando pochi minuti tra una e l’altra. Le pause che gli operatori potevano prendersi, mettendosi off line, erano rigorosamente monitorate dai supervisori. A lato dello schermo era posizionato un piccolo specchio, in maniera che l’operatore potesse sempre vedere la propria espressione quando parlava con i clienti. Sorridere, sorridere sempre, anche quando si veniva insultati. L’espressione facciale si ripercuoteva positivamente nel tono di voce dell’operatore, risultando più amichevole. Annarey aveva sempre pensato che fosse una cazzata, ma si era ben guardata dal dirlo pubblicamente. Nella sua azienda, mettere in discussione le tecniche negoziali era uno di quegli errori che si pagavano cari in termini di carriera.
Pensando che la sua esecuzione fosse solo rimandata si affrettò a sistemarsi alla postazione, quando all’improvviso notò che quasi tutti erano fuori dai propri box, raggruppati in piccoli capannelli a discutere animatamente. Svetlana le si fece incontro e, senza salutarla, la investì con un fiume di parole.
-Con calma Svetlana… non ho capito niente! –
-Non sai nulla? Ieri sera hanno assassinato l’amministratore delegato… qua in azienda! –
-Che cosa?-
-Ma dove vivi! È su tutti i notiziari del mattino e ogni info sito! –
Annarey sentì stomaco contrarsi. Una bruttissima sensazione iniziò a impadronirsi di lei.
-Ma com’è successo? Si sa chi è stato? –
-La polizia è qui dall’alba, stanno facendo tutti i rilievi ed è possibile che vogliano sentire un po’ di gente –
Svetlana sembrava emozionata come una bambina invitata a partecipare a una puntata del suo olo-show preferito.
-Ramon, quello dell’IT con il quale sono uscita qualche volta, mi ha detto che la scientifica ha acquisito tutte le registrazioni. Da quello che ha origliato, sembra che l’omicidio sia avvenuto tra le 20 di ieri sera e le due del mattino –
-Dove? –
-Sala riunioni A3 o A2 non ricordo, ma là non fanno più avvicinare… e non è tutto, sembra ci sia stata una colluttazione, anche due guardie del corpo di Mr. Lorient sono state trovate uccise… dopo aver cercato di difenderlo –
-Oh signore! –
-Ramon dice che l’edificio è impenetrabile, che i sistemi di sicurezza sono stati rivisti la scorsa settimana e che nessuno al di fuori del personale dell’azienda sarebbe potuto entrare –
Quella frase fu come una scossa elettrica. Annarey sbiancò. Un’idea allucinante cominciava a farsi strada nella sua mente. Congedò rapidamente Svetlana, che tornò a spettegolare con altre colleghe, e si diresse verso il suo box. Infilò la cuffietta e parlò nel microfono.
-Computer Accesso Annarey Deodato, matricola 32AV45 –
Una voce femminile metallica confermò l’accesso, mostrandole sul display la schermata dell’intranet aziendale –
-Computer avvia programma clessidra –
-Clessidra avviato –
-Clessidra dammi evidenza dell’ultimo ingresso e uscita della matricola 32AV45, escludendo oggi –
-Matricola 32AV45: ultimo ingresso domenica 22 aprile 2085 ore 19.15 p.m., ultima uscita domenica 22 aprile 2085 ore 21.52 p.m. –
Annarey rimase a bocca aperta a fissare le icone del Programma Clessidra brillare a intermittenza, non credendo ai suoi occhi. Ricordava perfettamente di essere uscita mercoledì pomeriggio alle 18.30, di aver salutato Svetlana, pensando alla vacanza che le si prospettava. Quattro giorni in Costa Azzurra. Avrebbe preso la Freccia Oro Milano-Marsiglia il giorno dopo.
All’improvviso fu tutto chiaro. Nessun ricordo della vacanza, quattro giorni, esattamente quelli del blackout. La sera prima era troppo stanca per rendersene conto. Prese il micropad e consultò le conversazioni, trovando diversi messaggi di Martine, la sua amica di Antibes, che si rammaricava per la vacanza saltata, rimproverandole che lavorava troppo. Tutto tornava, non era possibile che fosse una coincidenza. Come diceva Ramon, nessuno poteva infiltrarsi dentro gli edifici della società, ma lei era un dipendente, un perfetto cavallo di troia per arrivare al CEO.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un futuro molto presente, una distopia pericolosamente vicina. Mi ricorda un romanzo di fantascienza letto anni fa (Al servizio del TB III) che mi era molto piaciuto, quindi attendo con curiosità di leggere “la versione di Andrea”: credo proprio che non sarò deluso!

  2. (proprietario verificato)

    Nestor è quello che ogni donna vorrebbe incontrare almeno una volta nella vita.
    Il protagonista prende forma in questo thriller ben scritto, avvincente e scoppiettante. Poi, vive di vita propria ed è “pronto” ad andare anche oltre Reset… Aspettiamo il sequel!

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto in anteprima il manoscritto digitale di Andrea..
    mi ha tenuto incollato all’I-pad per un intero week end senza che riuscissi a smettere.. volevo arrivare alla fine e risolvere il bandolo della matassa!..
    Il libro ha una narrativa scorrevole, si lascia leggere benissimo.
    Un viaggio che è un’avventura, dove i protagonisti si rivelano a poco a poco, circondati da un enigma in puro stile Dan Brown.. impossibile non voler arrivare alla fine e scoprire chi o cosa c’è dietro un fitto mistero.

  4. (proprietario verificato)

    Un romanzo dove tutto può succedere ma niente è come sembra!
    Lo stile pulito e scorrevole ti accompagna in una odissea ricca di imprevisti, di svolte e precipizi, con una colonna sonora subliminale di sicuro effetto.
    Come nei migliori gialli alla Agatha Christie, ogni parola non è mai per caso, e se si presta la giusta attenzione alla fine si può capire come stanno le cose… oppure no…..
    Non si può raccontare, bisogna leggerlo tutto d’un fiato!

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Andrea Marlano
Sono nato nel 1974 a Milano, dove sono cresciuto, mi sono laureato in Giurisprudenza e dove vivo tutt'ora. Fin da piccolo sono stato affascinato dal fantastico, che fossero fumetti, libri, film o giochi di ruolo poco importava. Questa passione non mi ha mai abbandonato e negli ultimi anni, quasi fosse una naturale evoluzione, si è trasformata in un’irrefrenabile voglia di scrivere, di raccontare le storie e le avventure che la mia fantasia crea, traendo spunti dal vissuto, dal mondo reale e soprattutto dalla musica.
Quando smetto i panni dell’immaginatore, sono un austero auditor presso una nota società finanziaria, un amorevole marito, un premuroso papà e un “marzialista” che combatte contro gli acciacchi dell’età.
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