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Il rifugio del sole

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Consegna prevista Ottobre 2020
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Vorresti fare un salto nel futuro e vedere come sarà il mondo tra cent’anni? Puoi immaginarlo tecnologicamente avanzato e con un perfetto rapporto tra uomo e natura, ma i cambiamenti climatici di cui si sente parlare in TV saranno davvero così pericolosi? E se non riuscissimo a fermarli? Immagina allora una Terra rovente, inospitale e senza vegetazione. Come sarebbe la tua vita in un mondo così?
Leonardo e Nicolò vivono in un territorio devastato dal surriscaldamento globale e ogni giorno hanno difficoltà a trovare acqua e cibo. La loro vita è un costante tentativo di non morire. Ma è rimasta la speranza, che li prenderà per mano quando le difficoltà sembreranno insuperabili e li accompagnerà nel viaggio per la sopravvivenza. Insieme cammineranno verso il loro destino alla ricerca di una ragione per continuare a lottare.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro ha lo scopo di sensibilizzare il lettore sul tema dei cambiamenti climatici. È ambientato nel futuro, in un mondo in cui la vita si riduce alla costante ricerca di acqua e cibo. I personaggi si muovono in luoghi profondamente modificati dal surriscaldamento globale e ritrovano elementi del passato, il presente dei nostri giorni. Spero che ogni lettore si interroghi su cosa può fare affinché il mondo descritto nel romanzo non diventi realtà.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il Sole alto in cielo, l’aria rovente. Il deserto in ogni direzione, totale assenza di vita. Un grido tra le montagne, poi il silenzio. Leonardo e Nicolò a terra, immobili.

Primo Capitolo

* * *

Calore e siccità,

in un rifugio

la vita.

Leonardo era seduto su una roccia e osservava il mare davanti a sé, l’acqua calma trasmetteva un senso di pace. Il ragazzo cercava di vedere oltre la superficie, in profondità, ma non riusciva a scorgere nulla. Sapeva che là sotto c’era qualcosa che non avrebbe mai potuto vedere, un mondo ormai perduto. Provava a immaginare forme e colori di tutte quelle meraviglie che aveva conosciuto tramite i racconti del nonno. Nella propria mente cercava di trasformare quelle parole in immagini.

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Spostò lo sguardo verso la collina, era di una tale sterilità che provocava in lui una forte inquietudine. Fu impressionato dal profondo contrasto tra le sensazioni che trasmettevano la terra e il mare. Si chiese come fosse possibile che questo mondo avesse accolto la vita, forse non era stato proprio questo pianeta, ma uno diverso. Voltò lo sguardo dalla parte opposta e vide un elemento estraneo, che non era né terra, né mare. In quella direzione si ergeva un albero metallico completamente arrugginito, alto parecchi metri, dalla cui cima pendevano cavi di diverse lunghezze. Tempo fa suo nonno gli aveva spiegato che era un traliccio dell’alta tensione e che era servito per trasportare la corrente elettrica, utilizzata in passato per tantissime cose. Quando il ragazzo aveva chiesto maggiori spiegazioni su quella forma di energia, l’anziano aveva usato il fulmine come esempio per spiegarsi meglio, non avendo altro a disposizione.

Distolse lo sguardo dal traliccio e si accorse che l’ombra delle colline si stava avvicinando velocemente verso di lui. Si alzò in piedi e, voltando le spalle al mare, si incamminò verso casa nella direzione in cui anche il Sole stava cercando riparo per la notte. Si addentrò nella valle stretta e lunga formata nel corso dei secoli dall’attività erosiva del torrente Ibà. Il versante alla sua sinistra era ricoperto da un numero incalcolabile di alberi senza vita, ma ancora in piedi, che formavano un bosco morto, testimonianza di un passato rigoglioso. Guardandosi intorno sembrava che Madre Natura avesse terminato il tubetto di colore verde, specialmente in quel momento in cui il tramonto distribuiva una dominante calda su tutto ciò che toccava.

La strada per tornare verso casa era in salita ma era ripida solo in alcuni tratti. Leonardo, grazie al fisico asciutto, percorreva con rapidità anche le parti più impegnative. Aveva sedici anni, ma ne dimostrava qualcuno in meno a causa della barba poco folta. Gli occhi scuri, quasi neri, saltavano con rapidità da una pietra all’altra durante il cammino, portandolo velocemente verso casa. Il vecchio edificio, dove abitava con suo nonno Nicolò, risaliva al lontano 1889, come dichiarato dall’incisione sullo stipite della porta di ingresso. Era stato realizzato da agricoltori in una zona lontana dal centro abitato. La struttura in muri portanti di pietra e malta sosteneva la copertura di legno. All’interno era presente un unico grande locale che fungeva da cucina e da camera da letto. Nei dintorni della casa erano ancora presenti i tipici terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, usati in passato per coltivare e rendere produttiva questa zona collinare.

Avvicinandosi vide Nicolò seduto su una pietra, intento a pulire le radici raccolte durante la giornata: le mani esperte si muovevano rapidamente e non nascondevano i segni del tempo e della fatica. Il clima arido, caratterizzato da siccità e calore, non permetteva alla natura di mettere a disposizione altro cibo. Le giornate erano roventi, ma di notte la temperatura scendeva anche sotto i dieci gradi. Le piogge erano rarissime e arrivavano sempre sotto forma di tempesta.

Nicolò lo vide avvicinarsi con la coda dell’occhio, ma rimase con lo sguardo sulle radici che stava preparando per cena.

«Ehi Leo, dove sei stato?» gli chiese.

«In riva al mare.»

«Cercavi un posto migliore per pescare?»

«No, guardavo l’acqua, per scoprire cosa c’è in profondità, ma non si riesce a vedere nulla.»

«Non si può vedere il mondo sommerso, è parecchi metri più in basso.

«Chissà quant’era bello.»

«A bellessa a no fâ boggî a pûgnatta.» Rispose il nonno utilizzando uno dei suoi proverbi in dialetto ligure.

«La bellezza?»

«Non fa bollire la pentola.»

«Magari da un altro punto si vede qualcosa.»

«Dai, porta dentro la legna e controlla che non si spenga il fuoco. Come ti ho già detto, ricordati di non uscire dalla valle, è pericoloso!»

«Si lo so. Me l’hai già detto mille volte.»

Leonardo entrò in casa, posò la legna in un angolo e si avvicinò al focolare: la fiamma non c’era più, ma le braci erano ancora ricche di sfumature gialle e rosse. Aggiunse due pezzi di legna e in poco tempo il fuoco si riprese. Dopo il caldo della giornata il calore intenso del focolare non era molto piacevole, ma ne avrebbero avuto bisogno per cuocere la cena e per scaldare la notte. Prese due piatti e due forchette dalla mensola e li sistemò sul tavolo di legno che occupava il centro della stanza.

Il nonno entrò in casa, prese la vecchia padella appesa al muro e iniziò a cucinare le radici.

«Hai fame Leo?»

«Da morire!»

«Bene, ci vuole appetito con queste radici.» Disse sorridendo.

«Questa sera mi mangerei anche i sassi!»

Leo osservava il nonno alla luce del fuoco. Il naso era grosso e rotondo, la barba lunga interrompeva il percorso delle rughe sulle guance e i capelli bianchi coprivano solo le tempie e la nuca. Il suo sguardo stanco era sempre mite e gentile, non era possibile averne paura, neppure quando era arrabbiato.

La cottura delle radici rilasciò un profumo che stimolò ulteriormente l’appetito di Leonardo.

«Quanto manca nonno? Non resisto più.»

«È pronto, siediti a tavola.»

Il ragazzo si sedette e in poco tempo l’anziano portò a tavola la padella, riempì per bene il piatto del nipote e mise quello che rimaneva nel suo.

«Nonno ma tu ne hai troppo poco, prendine un po’ dal mio piatto.»

«Tranquillo, stasera non ho fame, questo mi basta.» Mentì l’anziano.

Iniziarono a mangiare e per un po’ nessuno parlò più, si sentiva solo il crepitio del fuoco. Quando il nonno ebbe finito si alzò, prese due bicchieri di legno, li riempì con la scorta di acqua che tenevano in un secchio, e li portò a tavola.

«Scusa, me ne dimentico sempre.» disse Leonardo con la bocca piena.

«Non ti preoccupare.» Rispose il nonno sorridendo. «È già buio, questa sera potremmo fare una lezione di astronomia, che ne dici?».

«Si, bello, è tanto che non mi insegni i nomi delle stelle.»

La scuola non esisteva più da parecchi anni perciò durante le serate Nicolò, laureato in informatica, raccontava al ragazzo quello che aveva imparato da giovane, durante gli studi e durante la vita. L’astronomia era una passione, dopo le poche nozioni liceali, l’aveva coltivata con ricerche su internet e con osservazioni da autodidatta.

Il nonno si alzò in piedi, ravvivò il fuoco aggiungendo due pezzi di legna per non farlo spegnere, poi uscì seguito da Leonardo, si sedettero e iniziarono a guardare il cielo.

«Allora Leo, ti ricordi qual è la Stella Polare?»

«La Stella Polare è quella che indica il nord, si trova nella costellazione dell’Orsa Minore ed è sempre ferma al suo posto.»

«Bravo, me la sapresti anche indicare?»

Leo si voltò verso nord, alzò lo sguardo, riconobbe le stelle più luminose del Grande Carro e, come gli aveva insegnato il nonno, tirò una linea immaginaria tra le stelle della parte posteriore del carro fino ad arrivare alla Stella Polare. «Mmm…quella! dovrebbe essere quella, ho tirato una riga dal Grande Carro come mi avevi spiegato.»

«Bene, vedo che hai memorizzato il metodo.»

«Prossima domanda?» Chiese Leonardo compiaciuto per aver risposto bene.

«Cosa sono le stelle cadenti?»

«Sono dei corpi celesti che passano troppo vicino alla Terra, vengono attratti dalla gravità e mentre precipitano si incendiano per l’attrito con le particelle dell’atmosfera.»

«Molto bravo!» disse il nonno con tono soddisfatto ma anche un po’ stupito. «Vedo che l’astronomia ti piace, ricordi bene le cose che ti ho insegnato, possiamo andare avanti.»

Il giovane fece un cenno col capo e rimase con le sopracciglia alzate in attesa di conoscere il nuovo argomento.

«Abbiamo già parlato dei pianeti e del Sistema Solare, ora rimpiccioliamo ulteriormente la Terra. Come diceva sempre il mio professore di scienze, professor…, professor…, non ricordo più come si chiamava, va be’, non importa. Diceva che la Terra non è altro che un minuscolo granello di sabbia in una spiaggia di cui non riusciamo a vedere la fine.»

«Ma il granello è fermo, la Terra invece gira, e il granello è attaccato agli altri granelli, la Terra invece è lontanissima dagli altri pianeti e in mezzo c’è il vuoto!» Disse Leonardo stupito dall’esempio così poco calzante.

«Si certo, non è la stessa cosa.» Rispose il nonno. «Ma devi cogliere l’intento poetico della similitudine. E poi era riferita solo alla dimensione della Terra rispetto all’Universo.»

«Ok..»

«Allora…, allontanandoci dal Sistema Solare troviamo altre stelle come il Sole, alcune più grandi e altre più piccole, molte con un proprio sistema di pianeti. Questo insieme più grande di stelle e pianeti è chiamato galassia. La Terra si trova nella galassia chiamata Via Lattea. La vedi quella striscia più chiara, piena di stelle? È quella.»

« È bellissima.» disse Leonardo con il naso in su.

«Come puoi vedere in una galassia c’è un numero enorme di stelle, pensa quanti pianeti esistono, qualcuno molto probabilmente abitato.»

«Come fai a sapere che qualcuno è abitato?»

«Non lo posso sapere con certezza, ma il calcolo delle probabilità porta a questa conclusione. In un numero così enorme di pianeti è difficile pensare che la vita si sia sviluppata solo qua, non trovi?»

Leo annuì con un movimento della testa senza distogliere lo sguardo dal cielo. Il nonno strinse le braccia al petto e iniziò a muovere le gambe per scaldarsi.

«E non è finita qui, oltre alla Via Lattea ci sono tantissime altre galassie. Pensa quindi quanto è piccola la Terra e quanto siamo piccoli noi due.»

«Fammi vedere un’altra galassia!» Chiese Leonardo con entusiasmo.

«Purtroppo le distanze tra galassie sono talmente grandi che possiamo vedere ad occhio nudo solo la galassia più vicina alla nostra, che si chiama galassia di Andromeda. So che si trova tra le costellazioni di Pegaso e Cassiopea, ma non ricordo più il metodo per individuarla e la mia vecchia vista non mi aiuta.»

«No, che peccato.»

Proseguirono fino a quando il freddo della notte non li fece tremare.

«Per stasera abbiamo finito, comincia a fare troppo freddo, è meglio rientrare.»

«No, mi piaceva questa lezione!»

«Non aver paura, la continueremo una delle prossime sere.»

Rientrarono in casa e trovarono il fuoco quasi addormentato. Lo risvegliarono con due grossi pezzi di legna e vi si sedettero vicino per scacciare il freddo accumulato. Leonardo sbadigliò ripetutamente, poi si alzò, prese una delle coperte che conservavano con grande cura e andò a dormire.

«Buona notte nonno.»

«Buona notte Leo.»

L’anziano rimase seduto vicino al fuoco con lo sguardo fisso sul pavimento. Dormiva poco e preferiva addormentarsi più tardi, piuttosto che svegliarsi troppo presto. Aprì l’album dei ricordi custodito nella sua memoria: vide il professore di astronomia, ma continuò a non ricordarne il nome. Ritrovò gli sguardi dei suoi compagni di classe, qualche viso era offuscato dalla nebbia del tempo, ma ricordava benissimo la disposizione nei banchi.

Leonardo iniziò a respirare con la ritmicità del sonno e il nonno spostò lo sguardo su di lui. I pensieri divennero grigi e portatori di preoccupazioni. Lui iniziava ad invecchiare e il ragazzo era destinato a rimanere solo in questo mondo ostile.

29 maggio 2020

Aggiornamento

Sul mio canale youtube ho caricato un video in cui leggo l'incipit del romanzo: https://youtu.be/76UfYkKUf9M
05 maggio 2020

Aggiornamento

Un altro video sul mio canale youtube: gli haiku del romanzo https://youtu.be/d6KlqHa_Vcg
29 aprile 2020

Aggiornamento

Da oggi è online sul mio canale youtube il booktrailer de Il rifugio del sole https://youtu.be/qZFLLzBqMdk
19 marzo 2020

Aggiornamento

Su La Stampa di Savona si parla de Il rifugio del sole
06 marzo 2020

Aggiornamento

I personaggi.
Nicolò, il nonno di Leonardo, ha perso tutti i componenti della propria famiglia tranne il ragazzo. Da giovane ha vissuto nell’ultimo periodo in cui i cambiamenti climatici non avevano sconvolto il mondo. Vuole insegnare tutto quello che sa al nipote e vuole tenerlo al sicuro nella loro piccola valle. Ha uno sguardo dolce che non riesce ad incutere timore neanche quando si deforma per la rabbia.
21 febbraio 2020

Aggiornamento

Sul blog “Buona Lettura” parlano de Il rifugio del sole.
https://unabuonalettura.blogspot.com/2020/02/segnalazione-il-rifugio-del-sole-di.html?m=1
20 febbraio 2020

Aggiornamento

I personaggi
Leonardo, il protagonista della storia, è un ragazzo di 16 anni che vive con suo nonno Nicolò in una vecchia casa in valle Ibà. Non ha conosciuto i suoi genitori, entrambi morti quando era appena nato. Ha un fisico asciutto, gli occhi scuri e i capelli lunghi e scompigliati. Nel romanzo si troverà in grande difficoltà, costantemente impegnato nel tentativo di sopravvivere in un mondo diventato ostile verso qualsiasi forma di vita.
26 gennaio 2020

Aggiornamento

https://www.ivg.it/2020/01/il-rifugio-del-sole-il-romanzo-desordio-di-stefano-maccari-ambientato-nella-ceriale-del-futuro/ Il rifugio del sole, il romanzo d’esordio di Stefano Maccari ambientato nella Ceriale del futuro. La storia, ambientata tra 100 anni, è incentrata sui cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale di Sara Erriu - 26 Gennaio 2020 Ceriale. Una Valle Ibà rovente, inospitale e senza vegetazione, devastata dal surriscaldamento globale. E due protagonisti, Leonardo e il nonno Nicolò, impegnati in una difficile battaglia quotidiana per sopravvivere. Ecco gli ingredienti de “Il rifugio del sole”, libro scritto dall’esordiente Stefano Maccari la cui pubblicazione è legata a una campagna di crowdfunding. La storia, ambientata tra 100 anni in una Terra resa invivibile dai cambiamenti climatici, inizia proprio nella piccola valle alle spalle di Ceriale. “Ho scritto questo libro per sensibilizzare il lettore sul tema – racconta Maccari – È ambientato nel futuro, in un mondo in cui la vita si riduce alla costante ricerca di acqua e cibo. I personaggi si muovono in luoghi profondamente modificati dal surriscaldamento globale e ritrovano elementi del passato, il presente dei nostri giorni. Spero che ogni lettore si interroghi su cosa può fare affinché il mondo descritto nel romanzo non diventi realtà“. “Il rifugio del sole” è il romanzo d’esordio di Maccari, 36 anni, laureato in pianificazione urbanistica e appassionato di musica, fotografia e birra artigianale. Ha scoperto il piacere della lettura con i romanzi di Wilbur Smith e Michael Connelly; e Carlos Ruiz Zafón, con il suo “L’ombra del vento”, ha fatto scattare in lui la voglia di provare a scrivere, portando alla nascita de “Il rifugio del sole”. “L’ho inviato alla casa editrice Bookabook ed è stato scelto – spiega – Dopo il loro parere positivo sul libro è stata lanciata una campagna di crowdfunding: il libro verrà pubblicato al raggiungimento delle 200 copie preordinate”. La campagna è partita da due settimane e al momento è al 71% dell’obiettivo: mancano 58 preordini alla pubblicazione, prevista per ottobre 2020. Una copia costa 16 euro, ma è possibile scegliere il più economico formato ebook a 6,99 euro. Vorresti fare un salto nel futuro e vedere come sarà il mondo tra cent’anni? Puoi immaginarlo tecnologicamente avanzato e con un perfetto rapporto tra uomo e natura, ma i cambiamenti climatici di cui si sente parlare in TV saranno davvero così pericolosi? E se non riuscissimo a fermarli? Immagina allora una Terra rovente, inospitale e senza vegetazione. Come sarebbe la tua vita in un mondo così? Leonardo e Nicolò vivono in un territorio devastato dal surriscaldamento globale e ogni giorno hanno difficoltà a trovare acqua e cibo. La loro vita è un costante tentativo di non morire. Ma è rimasta la speranza, che li prenderà per mano quando le difficoltà sembreranno insuperabili e li accompagnerà nel viaggio per la sopravvivenza. Insieme cammineranno verso il loro destino alla ricerca di una ragione per continuare a lottare.
22 gennaio 2020

Aggiornamento

Su Albenga Corsara News & Views parlano de Il rifugio del sole. https://www.albengacorsara.it/2020/01/22/il-rifugio-del-sole-la-valle-iba-e-i-cambiamenti-climatici-nel-romanzo-desordio-di-stefano-maccari/ Il rifugio del sole: la valle Ibà e i cambiamenti climatici nel romanzo d’esordio di Stefano Maccari 22 Gennaio 2020 Redazione Corsara libro di Stefano Maccari Ceriale | Ambiente e letteratura si incontrano ne Il rifugio del sole, romanzo d’esordio di Stefano Maccari che si è proposto di raccontare una storia che “inizia nella piccola valle Ibà, alle spalle di Ceriale, con Leonardo e il nonno Nicolò che ogni giorno faticano per sopravvivere”. Il romanzo tratta l’argomento dei cambiamenti climatici ed è ambientato “in una liguria del futuro devastata dal surriscaldamento globale”. Per la pubblicazione di questo suo primo romanzo l’autore Stefano Maccari ha scelto nuovi canali editoriali alternativi: “l’ho inviato alla casa editrice bookabook ed è stato scelto”, spiega lo stesso Maccari; “dopo il loro parere positivo sul libro lanciano una campagna crowdfunding e al raggiungimento di 200 copie pre-ordinate il libro viene pubblicato. La mia campagna è partita da 10 giorni e siamo al 60% delle copie vendute”. Ligure, classe 1984, laureato in pianificazione urbanistica, tra le passioni di Stefano Maccari ci sono la musica, la fotografia e la birra artigianale, oltre – naturalmente – alla letteratura, nata dall’incontro con i romanzi di Wilbur Smith e Michael Connelly, anche se è poi stato "Carlos Ruiz Zafón con il suo ‘L’ombra del vento’ che ha fatto scattare in me la voglia di provare a scrivere”. Chi volesse sostenere la pubblicazione di questo suo primo romanzo, Il rifugio del sole, può farlo a questo link: https://bookabook.it/libri/rifugio-del-sole, partecipando al crowdfunding ancora in corso. (effe)
16 gennaio 2020

Aggiornamento

Mentre lavoravo sul testo del romanzo ascoltavo una playlist di spotify che mi aiutava a trovare le vibrazioni giuste per scrivere. Provate a leggere il libro ascoltando la stessa playlist e fatemi sapere se sentite riemergere una certa armonia tra musica e parole. https://open.spotify.com/playlist/6N8HvuUOMt2wQvWo5pgfYi?si=ii1cyZOdSMe9b2iFcNLDrA

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Che dire… è il mio libro dell’anno… e in questa quarantena ne ho letto di ogni…..
    Avventuroso, scorrevole e appassionante, da leggere tutto d’un fiato, inoltre conoscendo minuziosamente i luoghi dove è ambientato mi appare ancora più realistico. Bravo Stefano!

  2. (proprietario verificato)

    Il romanzo di Stefano mi ha molto incuriosita dato che tratta una tematica molto attuale e interessante, è molto scorrevole e avventuroso, tanto che la voglia di arrivare alla fine costringe a leggerlo tutto d’un fiato!

  3. (proprietario verificato)

    Un romanzo appassionante e coinvolgente. La tematica é molto attuale é trattata in maniera leggera, non appesantisce il lettore ma lo stimola a riflettere. Bravo!

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Stefano Maccari
Sono nato nel 1984 in Liguria, terra in cui ho sempre vissuto e a cui sono strettamente legato. Sono laureato in pianificazione urbanistica e ho diverse passioni: la musica, la fotografia e la birra artigianale. Ho scoperto il piacere della lettura con i romanzi di Wilbur Smith e Michael Connelly. Carlos Ruiz Zafón con il suo “L'ombra del vento” ha fatto scattare in me la voglia di provare a scrivere. “Il rifugio del sole” rappresenta il mio esordio nel mondo della scrittura.
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