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Scacco in quattro mosse

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Un giornalista intrappolato nella rete di menzogne che lui stesso ha contribuito a creare. Un uomo che si ritrova un vicino di casa omonimo, minacciato da strani individui. Un pubblicitario che perde la testa per la donna che sposa, la quale ben presto inizia a manifestare inquietanti sdoppiamenti di personalità. Un figlio al capezzale del padre, ricco magnate e genitore assente, che fa un doloroso bilancio del loro rapporto.
Quattro uomini che vorrebbero avere il controllo delle proprie vite, cercando di essere più forti e più scaltri del mondo che li avvolge. Quattro storie nebulose legate da un filo conduttore fatto di inganni, illusioni e misteri.

 

CAPITOLO UNO
«So che ci sei da qualche parte, là sotto» mormorò sfiorando la
finestra con il naso. Un alone di fiato sul vetro. Dal sesto
piano il traffico della sera era un fiume di luci tremolanti. Alle
sue spalle, le voci rimbombavano.
Carlo, il caporedattore, entrò e tutti si sedettero mugugnando.
Lui rimase a fiatare sul vetro. «Lo so, siamo stanchi» esordì
Carlo, come un padre che cerchi di placare i figli scalmanati.
«La gente torna a casa, noi siamo qui. Facciamola corta.»
«E allora di’ subito chi fanno fuori» attaccò il decano della
pagina dello sport, certo di non essere a rischio.
«Nessuno,» rispose contro un muro di facce scettiche «ma
le cose devono cambiare. Gli inserzionisti ci stanno lasciando.
Con la Proprietà ho preso tempo. Facciamoci venire delle
idee.»Continua a leggere
Continua a leggere

«Rinnoviamo la testata! E poi, Lo Specchio… che nome è?»
disse il giovane butterato della pagina dei necrologi.
«Lo Specchio ha centosei anni, fa parte della storia di Brasa,
la Proprietà non rinuncerà mai al nome. Vogliono tagliare
alcune pagine, capite? Pagine significa persone. Devo dirvi
quali tirano di meno?»
«Quelle di cui non frega niente a nessuno e che si fanno
mantenere da noi» disse un altro teppista dello sport.
Quello con gli occhiali grandi da signora della pagina politica
si alzò, aggiustandosi cravatta, polsini e capelli.
«Internet, canali che trasmettono ventiquattro ore su ventiquattro
notizie da tutto il mondo… e noi dove crediamo di andare con
la carta? Stiamo scomparendo, mettetevelo in testa, come i
dinosauri, non c’è niente da fare. Ma cosa pensate di salvare?
Siamo un malato terminale. Stacchiamo la spina.»
Tutti parlarono, nessuno ascoltò. Ognuno disse la sua, e
ognuno nello stesso momento. Le voci si alzarono gonfiando
le vene sulle fronti. Il caporedattore sapeva che sarebbe finita
presto e così urlò di andarsene e di pensarci. Dentro di sé li
mandava a farsi fottere. Uscirono uno addosso all’altro come
una mandria ruminante.
Nel silenzio della sala riunioni svuotata, Roberto Papaquano,
giornalista di cronaca nera, era ancora alla finestra, zitto,
drogato dal movimento luminescente giù nella strada.
All’E.A.P., pub vecchio stile inglese, non c’era un tavolo
libero. Si appollaiarono sugli sgabelli alti, al bancone.
«Brasa produce poca nera» disse Carlo.
«Tra poco è estate, con il caldo gli assassini vengono fuori»
rispose Papaquano.
«Buttati su più fronti, non fissarti su una cosa sola. Non star
lì ad aspettare il serial killer dei tuoi sogni, non ce ne sono
tanti di quelli buoni.»
Allungarono le mani sulle pinte di birra nera e le bevvero
subito fino a metà, in apnea.
«La politica…» riprese Carlo «quella va sempre, di questi
tempi. Non ti offro la pagina degli spettacoli, non voglio
umiliarti. Inventati un’inchiesta, una rubrica che faccia parlare la
gente. La Proprietà sarà costretta a tagliare, non puoi
aspettare in eterno la grande storia. Chi si adatta sopravvive.»
«Ascoltami, Darwin: è la nera, quella seria, che tira. Uno,
quando torna a casa stanco, cosa vuole leggere? La politica?
L’economia? No, vuole una misteriosa storia di sangue. E cosa
mi sono ritrovato tra le mani io, in questi anni? Assassini
suicidi o che si fanno arrestare subito. A me i finali non sono
mai piaciuti. Quando la storia si chiude e non se ne parla più,
quando tutto quello che c’era da scrivere è già stato scritto…»
«Vorresti uscire dalla redazione e trovare sul marciapiede
un bel morto ammazzato fresco fresco.»
Papaquano socchiuse gli occhi, finì la pinta per non pensarci.
Intorno, musica jazz, uomini e donne accaldati sempre
più vicini. «Ricordi l’idraulico?» disse poi. «La storia del
tizio che ha trovato la moglie a letto con l’idraulico, amico di
famiglia, e ha sfondato il cranio a tutti e due con una grossa
chiave inglese, dell’idraulico. Poi non ha trovato di meglio da
fare che salire in macchina e andare dritto a cento all’ora
contro l’angolo di un palazzo. Ha trovato il modo di sfondarsi il
cranio pure lui. Ho tirato questa storia oltre il tirabile. Prima
di tutto, trovare qualcosa di drammatico è stata una grande
prova di giornalismo… cioè l’idraulico che vestito da idraulico
si rotola nel letto con la casalinga trascurata, e il marito che
torna a casa e si ritrova sul set di un film porno amatoriale… è
stata dura tirare fuori qualcosa di buono, eppure ce l’ho fatta,
ci ho messo tutto me stesso. Ho ricostruito il matrimonio, ho
scandagliato le vite private di moglie e marito, e anche quella
dell’idraulico. Ho intervistato tutti i vicini di casa, i parenti
stretti e lontani, i conoscenti, ho preso i pettegolezzi del paese.
Ho spolpato la storia fino all’osso, anzi mi sono sgranocchiato
anche gli ossi.» Roberto non sembrava accorgersi della
bolgia che gli cresceva intorno e non alzava la voce, era una
bocca muta che si muoveva nel caos.
Carlo scese dallo sgabello. «Vado. Ho una moglie e una cena
che mi aspettano. Rifletti. Le cose devono cambiare. La Proprietà
ci sta sul collo. Se continuerà a perdere, svende tutto.
Tu cosa fai?»
«Io non ho moglie e non ho cena. Vedo come butta la serata.»
Carlo si strusciò tra la folla. Fuori il vento sollevava la
polvere della strada. Una goccia di pioggia grossa come uno
sputo rabbioso lo colpì in piena fronte.
Raffiche di polvere di legno. Grandi mani spostano grandi
tronchi nel rumore elettrico e meccanico della segheria. Un
bambino di sette anni tra uomini giganteschi che gridano e
tronchi rotolanti. Il bambino gioca a correre tra i giganti. Un
tronco sfugge dalle mani, sta per finirgli addosso, lo scansa con
un salto, cade ma si alza subito. «Non mi sono fatto niente!»
grida. E lo vede. Lo vede a terra nella polvere di legno. Il suo
braccio sinistro. «Non sento male, non sento male…» Il volto di
suo padre si avvicina deformato da un urlo senza voce, mentre
una sega circolare schizza sangue sui muri.
Tommaso spalancò gli occhi. Buio. Battere ostinato di gocce
sul tetto e sulle finestre. Pioggia come non se ne vedeva da
anni, nei boschi di abeti rossi sulle montagne di Brasa. Una
volpe tremante dalla fame affondava le zampe nel fango…
Là, nel suo letto, due metri di uomo dei boschi senza il
braccio sinistro udiva l’eco del sogno nella mente sveglia, e versi
striduli di galline in lontananza. Scattò in piedi, afferrò
la torcia elettrica, infilò gli scarponi lanciandosi fuori nella notte
e nella pioggia, in mutande. Entrò nel pollaio, puntò la luce
sulla volpe chiusa nella trappola. Le galline sbattevano da
ogni parte. Lasciò cadere la torcia e con l’unica mano prese
la volpe alla gola. Restò così fermo, fulminato da un ricordo:
Papà aveva una pistola.
Le dita si chiusero a morsa. Il coccodè selvaggio si placò. A
passi lenti uscì dal pollaio. Le nuvole scagliavano grandine. Si
era dimenticato la volpe in mano; la gettò in una pozzanghera,
il collo spezzato. Entrò nella segheria, spostò dei vecchi scarti
di legname marcio. Prese un martello a coda di rondine,
schiodò un’asse del pavimento. C’era.

CAPITOLO DUE
Una fredda mattina di sole pieno. Ludovica e Matilde Zizzi,
gemelle omozigote, senza trucco, stesso modello di occhiali
con la montatura nera, occhi verdi molto distanti, capelli
rossi raccolti e compatti, castigate in abiti accollati grigio
antracite, parcheggiarono davanti al negozio di alimentari, dentro
una pozzanghera grande come l’auto. Matilde aprì la porta.
Suono di campanella. Tutto spento, nessun cliente. Solo una
vecchia dietro la cassa, con lo sguardo buttato sul pavimento.
«Ci scusi, signora, è forse chiuso?» chiese Matilde.
Ludovica continuò: «Non si sente bene, signora?».
La vecchia alzò gli occhi; vedendo le Zizzi sussultò come
colpita da una scarica elettrica. «Buongiorno, signorine.
Scusatemi, non vi ho sentito entrare.» Accese le luci allungando
un braccio, senza guardare il pulsante.
Le sorelle riempirono i piccoli carrelli, evitando il reparto
surgelati che puzzava: senza corrente si era sciolto tutto.
«È sola, oggi, signora?» chiese Matilde prendendo due litri
di latte.
«Le mie figlie non vengono quasi più, stanno cercando un
altro lavoro. Una sembra che l’ha trovato in banca. Speriamo…»
«Tutta colpa del nuovo centro commerciale» disse Ludovica.
«Come, scusi?»
«Il nuovo centro commerciale le ruba i clienti.»
«Non andremo avanti per molto…»
La spesa delle Zizzi continuò veloce e senza dialogo.
Pagarono la signora, che aveva ancora la mente altrove.
Aprendo la porta, dopo lo scampanellio, Ludovica disse:
«Abbia pazienza, vedrà, la gente ritornerà. Il centro commer-
ciale è destinato a fallire, posti così grandi non riescono a
durare».
«È gentile, signorina, ma alla mia età… ah, ho visto che è
tornata vostra sorella. Quanto tempo… è passata qui davanti e…»
Matilde tranciò la frase sbattendo la porta. Il campanello cadde
sul pavimento nel punto esatto in cui prima si era smarrito
lo sguardo della vecchia. Ludovica, con il sacchetto in mano, si
avviò verso l’auto con passo da fuga. Matilde rimase ferma sul
marciapiede per qualche istante, poi uscì dai suoi pensieri e si
mise al volante rischiando di ammazzare qualcuno.
Posarono la spesa sul tavolo della cucina. Le mani e le
gambe di Matilde iniziarono a tremare, e dovette sedersi.
Ludovica guardò fuori dalla finestra: una giovane mamma spingeva
una carrozzina rosa.
«L’hai fatta tornare» disse Matilde con una voce profonda e
rauca, da uomo.
Tommaso scese dal suo furgone ammaccato e corroso dalla
ruggine. Lasciò nel cruscotto la pistola tirata a lucido.
Proseguì a piedi per le vie di Brasa. Un’officina meccanica. Entrò.
C’era solo una macchina senza ruote. Un ragazzo con la
sigaretta sull’orecchio gli apparve alle spalle.
«Sì?»
«’Giorno,» disse Tommaso voltandosi «posso parlare con il
proprietario?»
«È mio padre, ma adesso non c’è. Può dire a me.»
«Non avete bisogno di un aiuto?»
«Chi gliel’ha detto?»
«Cosa?»
«Che cerchiamo un aiutante.»
«Non me l’ha detto nessuno.»
«Potrebbe andare in giro a spaccare le macchine…» disse il
ragazzo prendendo dall’orecchio la sigaretta fatta a mano e
passandosela tra le dita. «Cosa è successo al braccio?»
Tommaso era già fuori.
Passò accanto a tre cantieri deserti. Chiese in un panificio,
in un negozio di scarpe e in uno di abbigliamento. Sempre la
stessa storia: nessun lavoro per uno come lui.
Pausa bar e caffè. Si sedette a leggere il giornale lasciato
aperto su un tavolo proprio alla pagina delle offerte di lavoro.
Cercò qualcosa come carpentiere, muratore, manovale, magazziniere,
elettricista, idraulico, scaricatore. Trovò: cercasi
operatori telemarketing, operatori call center, web/mobile
designer, junior web developer, programmatore.
Ritornò al furgone, il serbatoio mezzo pieno, sgommò via
da Brasa. Tra un tornante a gomito e l’altro pensava alla cena:
Ancora uova o una gallina intera?

20 maggio 2018

Evento

Ti aspettiamo Domenica 20 Maggio alle ore 15:00 presso l'Ostello delle Tre Corone, Trescore Balneario (BG) per la presentazione del libro Scacco in quattro mosse in compagnia dell'autore, Stefano Mecca, Direttore artistico del Teatro Prova di Bergamo. Ingresso libero. Scopri l'evento qui!  
26 aprile 2018

Evento

Reading di Stefano Mecca, autore di Scacco in quattro mosse, il 26 aprile al Belleville Rendezvous di Paratico (Brescia) alle ore 21.15. Per maggiori dettagli, consultate l'evento facebook qui!
05 aprile 2018

Radio Brusa

Ecco un articolo che parla di Stefano Mecca e del suo libro Scacco in quattro mosse. Questo è il link!
11 aprile 2018

Presentazione

Biblioteca di Albino (Bg) - mercoledì 11 aprile dalle ore 20:30 alle ore 22:00 Incontro con Stefano Mecca che presenta il suo libro in preordine su www.bookabook.it. Un libro, quattro storie, quattro uomini in un mondo impazzito che gira al contrario. Clicca qui per l'evento su Facebook
21 Marzo 2018
Cari lettori! Il 5 aprile alle ore 21.00 Stefano Mecca presenta il suo libro "Scacco in quattro mosse" a Radio Brusa, una piccola webradio fatta da giovani la quale trasmissione viene filmata con una diretta facebook. Siete curiosi? Pronti a rizzare le orecchie! Di seguito il link per maggiori informazioni: https://bit.ly/2IHhz3E
15 Marzo 2018
"Ciao a tutti amici! Oggi voglio consigliarvi un libro scritto da un caro amico che oltre a essere un attore straordinario ho scoperto anche essere un finissimo scrittore. Fate l'acquisto, leggetelo e poi vi aspetto qui per commenti, recensioni e confronti!! È un crowdfunding quindi il raggiungimento dell'obiettivo dipende da noi!!!" Omar Fantini, conduttore televisivo e comico italiano, lascia questo bellissimo messaggio sulla sua pagina facebook per sostenere il progetto di Stefano Mecca, autore di "Scacco in quattro mosse"!
13 Marzo 2018
Cari lettori! Prossima tappa di Stefano Mecca, autore di "Scacco in quattro mosse", è nella biblioteca di Alzano Lombardo il giorno 12 aprile! Tenetevi liberi! Ecco a voi la locandina dell'evento: BiblioSTEFANOMECCA
06 Marzo 2018
"Quattro storie diverse di quattro uomini diversi" raccontati dall'autore di "Scacco in quattro mosse", Stefano Mecca, presso la Biblioteca di Chignolo d’Isola il giorno 28 marzo. Save the date! Stefano Mecca chignolo-1
06 Marzo 2018
Cari lettori! Non finisce qui! Stefano Mecca il 29 marzo presenta il suo libro "Scacco in quattro mosse" a Bottanuco (BG). In anteprima per voi la bellissima locandina dell'evento:
06 Marzo 2018
Cari lettori! Non prendete impegni domani sera! Come anticipato, Stefano Mecca presenta il suo libro "Scacco in quattro mosse" presso il Macondo Bibliocafè di Bergamo. Curiosi di sapere cosa si tratta? Cliccate al seguente link: https://www.ecodibergamo.it/planner/dettaglio/la-principessa-che-aveva-fame-damore_1108572_832/
23 Febbraio 2018
Cari lettori! Stefano Mecca, autore di "Scacco in quattro mosse" presenta il suo progetto il 7 marzo al Macondo Bibliocafè di Bergamo. Di seguito il link dell'evento: https://www.facebook.com/events/410929772685788/?notif_t=event_description_mention¬if_id=1519655775711404
08 Febbraio 2018
Cari lettori! Non sapete cosa fare domani 9 febbraio? Fatevi trasportare dai racconti di Stefano Mecca, autore di "Scacco in quattro mosse"! Maggiori info al seguente link: https://bit.ly/2C6Of1U
05 Febbraio 2018
Non perdetevi la prossima presentazione di Scacco in quattro mosse! Scacco in quattro mosse. Boltiere
02 Febbraio 2018
Stefano Mecca racconta il suo libro "Scacco in quattro mosse" giovedì 22 febbraio presso labiblioteca di Gorle (BG). Siete curiosi? Di seguito il link della locandina: Scacco in quattro mosse. Gorle
23 Gennaio 2018
Venerdì 16 febbraio alle 20.30 presso il Centro Culturale di Brusaporto l'autore di "Scacco in quattro mosse", Stefano mecca, presenta il suo libro. Tenetevi liberi! Di seguito la locandina dell'evento: Scacco in quattro mosse. Brusaporto.
12 Gennaio 2018
Non perdetevi la bellissima recensione di "Scacco in quattro mosse" di Stefano Mecca sul blog "Amleto"! Di seguito il link: https://www.amleto.tk/2018/01/le-conseguenze-della-narrazione.html

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Stefano Mecca
STEFANO MECCA, classe 1968, è Direttore Artistico del Teatro Prova di Bergamo, regista teatrale, insegnante di recitazione e di storia del teatro. Ha pubblicato diversi racconti in antologie edite da altrettante case editrici. Scacco in quattro mosse è la sua prima raccolta.
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