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Sì, tu sei il prossimo

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Miranda Owl vive a Roccantica ormai da dieci anni. Cresciuta tra New York e Milano, era diventata giornalista investigativa e aveva scritto, con sua somma sorpresa, tre libri di modesto successo. Un viaggio in Italia l’aveva convinta a trasferirsi nel piccolo borgo piemontese a scrivere di eventi e sagre. Ma quando la tranquillità del paese è sconvolta da tre omicidi apparentemente a sfondo rituale, la donna torna alla sua vecchia vita. Catapultata nel mondo delle indagini, sarà costretta a collaborare con l’ispettore Romano,
che è anche il padre del suo capo.
Tra interrogatori, tazze di karkadé, meridiane e stanze segrete, Miranda si troverà, sempre e comunque suo malgrado, a dover affrontare un’inquietante e assurda scoperta.

VERTIGO

Un antico portone di legno con pesanti chiavistelli sbarrava l’accesso a un cortile di ghiaia bianca con un giardino curato. La casa di Miranda all’esterno era interamente in pietra, cosa che le piacque fin da subito, non appena la vide; assicurava una temperatura gradevole anche nelle estati più calde. Costruita in una via stretta, ben lontana dal centro della città, era stata un affare. I lavori di ristrutturazione, ancora da completare, le avevano permesso di mantenere l’aspetto antico, pur avendo introdotto significativi cambiamenti: un camino moderno al centro del salotto (niente legna da tagliare), un bagno con piastrelle bianche rettangolari, intimo e raccolto (molto facile da pulire), e una cucina funzionale con isola e sgabelli.

Seguita da una nuvola di vapore e arrotolata nell’amatissimo kimono a fiori blu, un ottimo affare scovato dopo una quasi scazzottata nel mercatino del quartiere di Brooklyn, luogo dominato dagli hipster, Miranda prese il telefono per controllare le chiamate. I quindici tentativi vani di raggiungerla da parte di Marco Berati, il suo capo, erano un elemento determinante per classificarne l’urgenza, quindi richiamò immediatamente. Non ebbe il tempo di salutare, che fu aggredita da una voce isterica: «Ma dov’eri finita?! Alla settima chiamata non hai capito che era urgente? Le prime cinque capisco che possano passare inosservate, ti conosco a sufficienza per sapere che non sei una scheggia nel richiamare a lavoro». Dall’altro capo del telefono il caporedattore del giornale locale sembrava in preda a una crisi di nervi acuta.

«Marco, rilassati. È il mio ultimo giorno di ferie e mi sono concessa una doccia. Lo sai che su due ruote non si arriva a casa in condizione di parlare allegramente al telefono. Che succede, cos’è questa urgenza? Sarà mica morto qualcuno?»

I colleghi scherzavano sempre in redazione sul fatto che la sezione cronaca cittadina fosse piuttosto latitante: di solito i fatti più eclatanti, capaci di creare un discreto scompiglio, riguardavano la perdita di un portafogli, lo smarrimento di un cane, piccoli furti nei negozi da parte di ragazzini svogliati, tutti casi tranquillamente risolvibili grazie ai gruppi su Facebook. Quella volta però la voce di Marco aveva un tono mai sentito prima: «Lo so che ironizziamo sempre su questi argomenti, Miranda, ma oggi non è proprio il caso: mi ha telefonato il mio contatto alla stazione dei carabinieri, hanno trovato un cadavere».

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Il viso di Miranda si fece tra il disturbato e il cupo; non le piaceva quel tipo di scherzi, e poi affamata com’era non era il caso di giocarle tiri mancini: «Guarda che non ci casco e non mi sembra il momento di scherzare, peraltro riempiendomi di chiamate inutili. Dimmi cos’è successo veramente, non serve inventare storie di questo tipo per farmi rientrare dalle ferie».

Il tono di voce di Marco non sembrava voler cambiare: «Sono serissimo, anzi devi precipitarti qui il più velocemente possibile, perché non ho collaboratori in grado di seguire un caso di omicidio in questo paese, capisci? In più sembra che il corpo sia stato ritrovato in condizioni piuttosto particolari. Ho bisogno di te immediatamente».

Un caso di omicidio, in un paese in cui generazioni di famiglie avevano vissuto una dopo l’altra sempre nelle stesse case, quasi fosse un rituale aggregativo. Un killer a Roccantica.

Miranda iniziò a sussurrare qualcosa tra sé e sé. Stava studiando il modo migliore per vestirsi in fretta e arrivare il più velocemente possibile, prima che la notizia si facesse largo tra le vie impervie di Roccantica. Stentava a credere che nel paese in cui tutti l’avevano accolta in modo così ospitale potesse consumarsi una tale tragedia: doveva trattarsi di una persona di passaggio.

Imbambolata al telefono non si era nemmeno accorta che Marco non aveva ancora smesso di urlare: «Quindi hai intenzione di arrivare prima di domani o no?». Miranda si scosse dal torpore. «Tra poco arriveranno i giornalisti da Torino, sarà sicuramente un caso grosso da gestire» aggiunse la voce al telefono.

«Arrivo il prima possibile, dammi il tempo di vestirmi… ah, non mi hai detto dove è stato ritrovato il corpo, dove devo andare?»

«Ah, sì,» rispose schiarendosi la voce «vieni alla torre dell’orologio in cima al borgo. Sbrigati perché la situazione è… diciamo difficile.»

In un blackout egocentrico, Miranda pensò che come primo omicidio le fosse andata proprio male. Il borgo, gloriosa testimonianza delle fortificazioni costruite per difendere cittadini e beni materiali durante gli attacchi dal Duecento in poi, come si può immaginare, non fu costruito in una zona pianeggiante, ma alla fine di una bella salita con aggiunta di pendenza spaventosa.

Da inguaribile cinica, aveva quasi dimenticato il motivo del viaggio che stava per intraprendere, anche se occuparsi del primo caso di cronaca nera mai avvenuto in paese non era certo da tutti. Con un misto di orgoglio e terrore, si vestì, inforcò la bicicletta e si precipitò alla torre dell’orologio (affrontando l’ultimo pezzo a piedi), dove numerose volanti, un’ambulanza e una folla di curiosi avevano già circondato il luogo del delitto.

Gli ultimi metri di salita portavano al luogo del misfatto. Metà paese era accorso per vedere che cosa fosse successo, per capire il motivo di quell’ignobile gesto verso un concittadino. Il corpo era stato rispettosamente celato, anche se la sagoma sotto la copertura tradiva un modus operandi particolarmente agghiacciante. I carabinieri si stavano consultando tra di loro, mentre un uomo con un cappello alla Rick Blaine e i baffi arrotolati con la cera, l’unico senza uniforme, dava istruzioni su come procedere e tenere a bada quel «Diavolo di stampa». Miranda si sentì immediatamente la benvenuta. Invece di indietreggiare si avvicinò alla zona delimitata per cercare di ottenere più informazioni possibili.

«Sto cercando il responsabile delle indagini!» urlò, mentre alcuni suoi vicini, dietro il cordone come lei, la salutavano con la mano.

«Lei chi è? Perché urla sul luogo di un delitto?!»

L’uomo si diresse verso Miranda con fare minaccioso.

«Sono Miranda Owl, giornalista de La gazzetta di Roccantica. Sono stata incaricata di coprire il caso, volevo avere qualche informazione in più su ciò che è successo.»

«Guardi, so che deve fare il suo mestiere, ma non è il momento e non posso dirle nulla. Stiamo cercando di capire la dinamica dell’incidente… dell’omicidio, scusi.»

Miranda scosse la testa confusa. «Come ha detto? Si tratta di un incidente o di un omicidio?»

L’uomo alzò gli occhi al cielo. «Ecco perché non mi piace parlare con la stampa. A quanto pare le ho appena dato un’informazione senza volerlo, signorina Owl. Adesso si allontani e mi faccia parlare con la scientifica, ho bisogno di saperne di più per condurre le indagini. Se vuole scriva questo. A proposito, sono l’ispettore Romano, lieto di averla conosciuta.»

Miranda annotò il nome dell’ispettore per riuscire a buttare giù almeno l’incipit dell’articolo. Ovviamente era chiaro che qualcosa non tornava: le parole incidente e omicidio nella stessa frase non si incontrano molto spesso e la sagoma del corpo aveva una forma strana. Il suo capo non era ancora arrivato e lei aveva disperatamente bisogno di aiuto per ottenere più informazioni. Intrufolarsi tra i cittadini presenti le sembrò una buona idea: qualcuno doveva per forza sapere qualcosa in più.

Mentre si faceva largo salutando i suoi conoscenti con un leggero tocco sulla schiena, raggiunse chi le sembrava più sconvolto da quanto accaduto. In una delle prime file riconobbe Pietro, uno degli agricoltori della Cascina Sole, che si trovava più in basso rispetto al borgo, vicino alla Dora.

«Si sente bene? Vuole un bicchiere d’acqua?»

Pietro fece cenno di no, con il fazzoletto ormai in pessime condizioni premuto sul viso che nascondeva in parte i delicati lineamenti affaticati da una tangibile sofferenza.

«Grazie, sono stati tutti molto gentili. Lei è la signorina del giornale, giusto? Non so se dovrei parlarle, ma sono stato io a trovare il povero Augusto in quelle condizioni… eravamo molto amici sa, lui era in ottimi rapporti con tutti noi.»

Augusto Zucchetti era l’ortolano di fiducia di quasi tutti a Roccantica, una persona garbata, che teneva molto alla qualità dei prodotti, tanto da costruire una filiera corta coinvolgendo gli agricoltori del territorio. Aveva aperto il suo negozio negli anni Ottanta ed era stato uno dei primi a scegliere di lavorare esclusivamente con persone che poteva conoscere personalmente.

In quel momento Miranda venne sopraffatta da una sensazione di pesante tristezza, ma cercò di concentrarsi sulle domande: «Mi spiace molto, posso chiederle che cosa è successo ad Augusto? Lei l’ha visto per primo, cosa gli hanno fatto?».

L’agricoltore riprese fiato e spiegò: «Sono arrivato in bicicletta per fare una consegna serale, per chi ha problemi a raggiungermi lo faccio volentieri. L’ho trovato riverso in terra, infilzato da un oggetto appuntito… dicono che qualcuno l’ha trafitto con una delle lancette dell’orologio della torre… vede? Guardi su, manca quella dei minuti. Non è assurdo?».

Il fiuto da giornalista investigativa di Miranda non era male, ma lo spirito di osservazione poteva certamente migliorare. Dopo aver guardato in alto vide che in effetti era rimasta una sola lancetta sull’orologio della torre; segnava le ventitré, ma secondo quello al suo polso erano le ventitré e venticinque.

Mentre cercava di pensare a un possibile movente e a chi potesse avercela con Augusto, un urlo di sorpresa squarciò la patina di pesantezza che aveva avvolto la serata: «Papà?! Cosa ci fai qui?». Miranda riconobbe la voce di Marco, si girò e lo vide parlare con l’ispettore Romano, dopo un primo momento di sorpresa. Certo non si aspettava che l’ispettore fosse proprio il padre del suo capo, ma poi si ricordò. Sapeva che non correva buon sangue tra i due, tanto che il figlio usava il cognome della madre come pseudonimo per scrivere. Marco le aveva raccontato del rapporto difficile con il padre, cosa che poteva capire molto bene, dal momento che lei viveva la stessa situazione, ma non si sarebbe mai aspettata di conoscerlo in quell’occasione e proprio in paese.

Marco le fece cenno di avvicinarsi, mentre si infervorava rivolgendosi all’ispettore. Stava alzando la voce e anche lei riuscì a sentire parte della discussione: «È inutile che tu te la prenda così, non ce n’è motivo, il comandante mi ha mandato proprio perché sapeva della tua presenza in questo posto».

Marco cercò un accordo: «Va bene, quindi ci terrai informati e la mia giornalista potrà aiutare a indagare. Lei conosce Roccantica e i suoi abitanti molto bene. Oltre a vivere qui, è incaricata di seguire il caso per il giornale».

L’ispettore non parve gradire: «Non mi sembra proprio il caso, poi con la squadra di supporto sul territorio non credo di aver bisogno di aiuto. Non sarei certo arrivato a questo punto della mia carriera se non sapessi risolvere un caso di omic…».

Il figlio lo interruppe quando vide la sua collega che si stava avvicinando con l’aria di chi fa finta di non ascoltare.

«Guarda, eccola qui. Miranda, vieni, ti presento l’ispettore che si occuperà delle indagini, si è reso disponibile a tenerci informati.»

Romano abbozzò un sorriso e Miranda informò Marco del fatto che si erano già, in qualche modo, presentati.

«Ah, molto bene allora, immagino che sia ora di conoscere i dettagli di ciò che è accaduto.»

Miranda provò a togliersi dall’impiccio famigliare dicendo a Marco che avrebbe potuto scrivere anche senza far parte direttamente delle indagini, ma lui non volle sentir ragioni: era un’occasione per seguire da vicino ciò che stava succedendo senza dover avere a che fare con la figura paterna.

I tre si avvicinarono al cadavere. La scientifica aveva finito i rilievi e il medico legale aveva stabilito l’ora della morte approssimativamente intorno alle ventuno e trenta. L’investigatore mise al corrente Miranda e Marco di ciò che era stato scoperto fino a quel momento. Dopo un primo giro di domande, appresero che nessuno nella zona aveva sentito niente, fino a quando l’agricoltore Pietro non era passato, bicicletta alla mano e cestino pieno di verdure, per quella strada, per recarsi a trovare un conoscente che abitava in quella via, trovandosi così di fronte al corpo del povero Augusto, ormai deceduto.

«Abbiamo interrogato il signor Pietro e i tempi non coincidono. Non avrebbe potuto commettere materialmente l’omicidio, ci sono dettagli che ci impediscono di considerarlo un sospettato.»

«Quali dettagli, nello specifico?» chiese Miranda.

«Non posso entrare nel merito a indagine in corso. Se vuole aiutare deve considerare quanto sentirà come rivelato in via ufficiosa» avvertì Romano.

«Assolutamente, mi racconti tutto.»

«La vittima, a un primo esame, è stata colpita con un oggetto affilato, riconosciuto come la lancetta dei minuti della torre dell’orologio. Qualcuno deve aver perso molto tempo per procurarsi l’arma. Questo porta il tutto su un altro livello e a considerare l’elemento della premeditazione.»

«Sì, l’avevo pensato anch’io.»

«Scusi, come ha fatto? È la prima volta che parliamo dei dettagli dell’omicidio.»

Miranda, che non voleva certo mettere nei guai il povero agricoltore, cambiò argomento in fretta: «Intendevo dire che è un modo curioso per porre fine alla vita di qualcuno, ma mi spieghi meglio cosa avete trovato…».

L’investigatore si arricciò i baffi con le dita e proseguì: «Sì, infatti, qui si entra nel bizzarro. Secondo il medico legale la causa della morte non è da ricercare nella ferita provocata dall’arma, ma nella caduta. L’ortolano Augusto…» Romano aprì il documento e lesse il cognome allontanando la carta d’identità «Zucchetti, è prima precipitato dalla torre e poi è stato pugnalato a morte».

«O è stato spinto e poi pugnalato, cosa piuttosto inutile, a mio parere. Un accanimento quantomeno singolare, non crede?» chiese Miranda, mentre si aggirava intorno al corpo in cerca di indizi magicamente sfuggiti alle forze dell’ordine.

«Già,» rispose Romano «ma ne sapremo di più dopo le analisi specifiche. Prima di formulare teorie aspettiamo i risultati dell’autopsia.»

«Inoltre» aggiunse Miranda «c’è da considerare anche il luogo del delitto… Zucchetti non abitava in zona, ma vicino al santuario, cosa ci faceva a quest’ora sulla salita del borgo?»

Marco fece un cenno con la testa come per congratularsi con se stesso: «Visto? Te l’avevo detto che sarebbe stata utile».

Romano rispose d’istinto: «Ci ero ovviamente arrivato, avevo la carta di identità in mano da un po’ e avevo notato questo elemento curioso».

«Sì, certo. Ti lascio in buone mani comunque. Miranda, noi ci sentiamo per il pezzo, ma cerca di scoprire più che puoi: il paese è sconvolto, i cittadini non si accontenteranno di un articolo che non approfondisca le motivazioni e le dinamiche.»

Miranda salutò Marco e iniziò ad annotare tutti gli elementi che l’ispettore Romano aveva elencato. Scagionato l’agricoltore, era il momento di cercare movente e sospettati. Forse un concorrente di un paese vicino o una questione irrisolta con un cliente… oppure un movente passionale… no, ecco, questo no.

«Ma qualcuno aveva avvertito la moglie del povero Augusto?»

L’ispettore Romano rispose anche a questa domanda: «L’abbiamo avvertita subito, ma è ovviamente sotto shock, si farà accompagnare da un’amica alla stazione dei carabinieri più tardi. Dovrà procedere con l’identificazione del corpo e non possiamo escluderla dalla lista dei sospettati al momento».

Mentre l’ambulanza portava via il corpo di Augusto, Miranda continuò a ostinarsi nel cercare qualcosa intorno al luogo del delitto, ma era buio, ormai era passata l’una di notte, quindi decise di rimandare la ricerca al giorno successivo, quando avrebbe ricevuto notizie anche della lista degli effetti personali.

Aveva imparato a essere paziente a New York, una metropoli in cui la cronaca è all’ordine del giorno. Tra una stazione di polizia e l’altra nei diversi distretti si era fatta le ossa sulle procedure da seguire. Anche se i Paesi erano molto diversi, le regole delle indagini per omicidio si somigliavano molto e i metodi investigativi erano gli stessi. Aveva bisogno di riflettere e di schiarirsi le idee. Decise che era arrivato il momento di rientrare a casa. Accesa la dinamo, si assicurò di ottenere un incontro per il giorno dopo con l’ispettore Romano, il quale si dichiarò disponibile con immensa e palese gioia, e partì verso casa.

Quella fu una notte turbolenta, iniziata con un orribile crimine e continuata con il sonno disturbato di una giornalista. Ogni venti minuti Miranda si svegliava e si rigirava nel letto, pensava ai visi sconvolti, ad Augusto e alla sua povera famiglia. Doveva fare qualcosa, doveva impegnarsi e riprendere le abitudini abbandonate oltreoceano, indagare e non dare retta alle continue punzecchiature dell’ispettore Romano che, pensò ironicamente, l’aveva presa in enorme simpatia. Lui non le sarebbe certo stato di aiuto, dopotutto si trattava di un forestiero.

13 Febbraio 2017
presentazione-libro


Un messaggio da Ambra Zamuner, autrice de "Sì, tu sei il prossimo": L’Associazione Firmato Donna e l’autrice vi invitano alla presentazione del giallo ironico “Sì, tu sei il prossimo” attualmente in crowdfunding e disponibile in prevendita durante la serata! Il programma prevede la lettura di alcuni estratti, per scoprire i luoghi del libro che sicuramente risulteranno familiari a tutti coloro che sono cresciuti a Pianezza; un viaggio nel processo creativo di stesura e di realizzazione… E per chi ordinerà una copia, un omaggio che mira a valorizzare ancora di più il territorio e le sue bellezze. A seguire un gustoso buffet a cura de La cucina di Papà! Vi aspettiamo sabato!
22 Febbraio 2017
La campagna de "Sì, tu sei il prossimo" è vicinissima al goal! Vi segnaliamo questi due interessanti articoli che, oltre a parlare del libro e della sua autrice, danno qualche dettaglio in più riguardo alla presentazione che si svolgerà il 25 febbraio dalle ore 17.00 alla Biblioteca Civica di Pianezza in via Matteotti 3 (Pianezza).

https://direfaremole.wordpress.com/2017/02/22/pianezza-citta-gialla-ambra-zamuner-e-il-suo-romanzo-in-crowdfunding-si-tu-sei-il-prossimo/

https://www.turinisturin.com/2017/02/17/storytelling-34-il-giallo-sabaudo-di-ambra-zamuner/
01 Marzo 2017
La presentazione del 25 febbraio è andata benissimo! Qui sotto potete leggerne una cronaca fatta da "Luna nuova".
Mancano pochissime copie all'obiettivo, affrettatevi a fare i vostri pre-ordini!

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14 Ottobre 2017
Il Comune di Pianezza durante la festa dei lettori ha premiato Ambra Zamuner per la dedizione dedicata alla scrittura! Brava Ambra!

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Ambra Zamuner
Ambra Zamuner, content editor e responsabile moda per la testata Switch Magazine, si occupa di cultura, arte e lifestyle. È docente di corsi di storytelling, web writing e lingua inglese. In Sì, tu sei il prossimo emergono la passione per il giallo e l’ironia di cui non può mai fare a meno.
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