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Silvia ha venticinque anni e lavora come indossatrice, ma nell’estate del 2017 decide di intraprendere una strada differente: parte per lavorare come hostess in un prestigioso locale della Costa Smeralda.
È qui che incontra Alexander, un ragazzo affascinante e dai modi gentili, in vacanza con la famiglia nella casa al mare.

L’intesa è immediata, la passione travolgente e Silvia vive appieno quella che sembra essere una delle estati più belle della sua vita, almeno fino a quando Alex non le rivela di avere una fidanzata in Svizzera.
È così che inizia una relazione di alti e bassi in cui, complice la distanza, le menzogne e le incomprensioni spezzano il cuore di Silvia, spronandola allo stesso tempo a conoscersi meglio e a scegliere cosa fare del suo futuro. Un futuro in cui, nonostante gli amori sbagliati e le delusioni, Silvia non smetterà di cercare il principe azzurro.

UN’ESTATE DIVERSA

Dai primi di giugno il lungarno diventa un luogo ancora più magico che nel resto dell’anno, con l’aria tiepida e vibrante dei primi caldi e i locali che si susseguono in un fiume di lucine e ti fanno assaporare il profumo dell’estate, trasportandoti con la mente al mare anche dal centro di Firenze. Quell’anno, poi, io avevo un motivo in più per sentirmi con la testa in spiaggia e il corpo che fremeva per raggiungerla, e questa aveva un nome preciso: Phi Beach, Costa Smeralda. Di lì a poco sarei partita alla volta della Sardegna per lavorare, durante la stagione estiva, nell’hospitality di quel locale mozzafiato, occupandomi di fare accoglienza all’ingresso e di accompagnare gli altolocati clienti in spiaggia o ai tavoli del raffinato ristorante stellato. Sarei tornata a Firenze solo all’inizio di settembre, e un po’ mi faceva strano, pur essendo sempre stata una viaggiatrice incallita non avevo mai passato l’intera estate lontano dalla mia città… ma non posso dire che mi dispiacesse poi troppo. Ciao ciao, frotte di turisti, caldo schiacciante e afa! A me il mare e la sua brezza!

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Era stata la mia amica Raissa a spronarmi e a convincermi, lei aveva lavorato al Phi Beach anche l’anno prima e ne era entusiasta, mi stava aspettando già da maggio. «Fidati, si lavora tanto ma è una figata! E ti ci vedo proprio.» Se Raissa descrive qualcosa come “una figata” so che ci si può fidare davvero. Mi conosce da quando avevamo sedici anni e per molti aspetti siamo simili, anche se lei ha sempre avuto le idee più chiare sul suo futuro.
Per me era la prima esperienza di quel tipo ed ero curiosa, eccitata, impaziente. Adoravo l’idea di poter unire vacanze e lavoro. Fino a quel momento avevo lavorato come ragazza immagine in qualche locale – divertente quando si è giovanissime, poi basta! – e poi come indossatrice, ma avevo voglia di cambiare. Nella mia testa si mescolavano da tempo desideri e prospettive diverse, strade iniziate e abbandonate che però restavano lì, in attesa. Avevo la tendenza a iniziare mille progetti e propositi, senza poi portarli a termine. L’anno prima mi ero addirittura iscritta a Miss Mondo Italia, dopo aver letto un articolo in merito su un giornale, d’istinto e senza dirlo a nessuno, come stimolo per recuperare fiducia in me stessa e autostima. Arrivata alla semifinale nazionale che si sarebbe disputata a Gallipoli, però, avevo abbandonato anche quel percorso per una proposta di lavoro estivo dell’ultimo minu-to: ero continuamente alla ricerca di novità, insoddisfatta, faticavo a comprendermi perfino io. Nel frattempo, quell’idea di specializzarmi in interior design mi solleticava da quando avevo finito l’istituto d’arte, ma in quel momento ero troppo irrequieta per sistemarmi in un banco tutti i giorni a seguire i corsi di quell’accademia a frequenza obbligatoria che avevo adocchiato. Già avevo perso un anno al liceo scientifico – lezione imparata: meglio seguire il cuore! –, ormai scalpitavo per entrare nel mondo vero e proprio. Avevo voglia di fare, di attivarmi, subito, perciò il lavoro aveva prevalso sullo studio. Senza rimpianti o sensi di colpa, però: tutto era ancora aperto! Sin da quando ero piccola, ed ero sempre la più alta della classe, tutti mi dicevano che da grande avrei potuto fare la modella, perciò sono cresciuta con quell’idea che mi stuzzicava, e i miei genitori inizialmente la approvavano, tanto che a quindici anni mi accompagnarono a Milano per farmi fare i primi passi nel mondo della moda: seguii un corso di dizione e di porta-mento e feci il mio primo book fotografico con cui poi mi sarei presentata alle agenzie per lavorare. Fu emozionante, e quel mondo mi piacque.
Mamma e papà, però, furono fermissimi su un punto: la scuola veniva prima di tutto, e finché non sarei stata maggiorenne loro avrebbero guidato le mie scelte per far sì che non deviassi da quel principio distraendomi dallo studio. Fino ai diciotto anni, quindi, fui molto vincolata e lavorai solo sporadicamente in quel mondo che mi si stava aprendo davanti. Dopo, la musica cambiò e presi in mano la mia vita a modo mio: iniziai a lavorare, appunto, come indossatrice a Firenze, poi provai anche a Milano, ma lì la competizione era feroce, perciò decisi che il gioco non valeva la candela e mi buttai in un ambiente nuovo, la Spagna. Trovai un’agenzia per modelle a Barcellona, la Barcino Management, e per un po’ feci la spola tra Italia e Spagna. Fu un periodo euforico. Non sapevo però se quello sarebbe stato il mio lavoro a lungo termine, non ancora. I miei genitori erano un po’ scettici di fronte a molte delle mie scelte fatte dopo il liceo, ma avevano adottato la linea del lasciarmi fare, senza supporto esplicito, ma anche senza imposizioni. Spesso però percepivo la tacita disapprovazione di mia madre, o preoccupazione, se vogliamo chiamarla così (anche comprensibile, certo). Questo a volte mi rendeva un po’ nervosa, ma avevo ormai deciso di non precludermi nulla e di non rincorrere nulla con troppa fretta, chissà cosa mi avrebbe riservato la vita. Per questo, a venticinque anni, ogni esperienza nuova mi sembrava un’opportunità. In fin dei conti, sono sempre stata una sognatrice… una sognatrice pragmatica, e sono convinta che non sia una contraddizione.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Andrea Paliotto

    (proprietario verificato)

    Una breve storia di vita vissuta che mette in luce i pensieri e i sentimenti che tutti noi abbiamo avuto nel periodo tra i 20 ed i 30 anni. La bella vita, il mare, l’estate, l’insicurezza sul futuro, ma anche la necessità di fare quello che ci dice l’istinto piuttosto di quello che ci suggerirebbe la testa, il più delle volte cadendo, ma sempre rialzandoci. Molto piacevole e super consigliato a chi ama il genere!

  2. (proprietario verificato)

    Consiglio la lettura di questa storia, molto fresca e movimentata, di una giovane ragazza di nome Silvia – alter ego della scrittrice – piena di voglia di vivere e di godersi a pieno la vita in un momento di passaggio e di indecisioni per il futuro, che non si ferma davanti a nessuna difficoltà o timore, e che, nonostante una storia d’amore andata male che per un momento ha rischiato di farle perdere l’entusiasmo, si rialza più forte di prima. Ci mostrerà come la stessa causa del suo male si rivelerà un mezzo che la spingerà a riscoprire una libertà che prima neanche sapeva di avere attraverso viaggi emozionanti e pieni di divertimento.

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Sofia Paliotto
nasce a Firenze nel 1992. Diplomata in Storia e Moda del Costume Antico, prima di proseguire gli studi, lavora nel settore della moda per diversi anni come indossatrice, dividendosi tra Spagna e Italia. A ventisei anni torna sui libri e inizia a frequentare un’accademia di Design a Firenze, specializzandosi in Interior Design. La penna è una sua valvola di sfogo e Silvia è il suo primo romanzo.
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