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Il soldato del monte Penna

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Consegna prevista Agosto 2020
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La guerra non dà scelta, ti prende e ti scaraventa con estrema violenza nel suo abisso. Quando Carlo arriva a Durazzo, si ritrova catapultato in un mondo nuovo, opposto a quello in cui aveva vissuto fino a quel momento. Le verdi colline umbre erano oramai lontane, così come la sua famiglia. In questo viaggio, vagherà in bilico sul filo sottile che divide la normalità dalla pazzia. Ucciderà, e vedrà morire i suoi compagni. Affronterà una terribile controffensiva, finendo prigioniero in mano al nemico. Incontrerà l’amore, e intraprenderà un folle viaggio verso casa, attraverso l’Albania e le pericolose acque del mediterraneo. Cambierà, mutando nel carattere e nell’aspetto, lottando contro il nemico e contro se stesso.

Perché ho scritto il libro?
Ho iniziato a scrivere per gioco, senza pretese, fino a che quel gioco si è trasformato in una vera e propria passione. Giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, sono rimasto rapito dalla bellezza della scrittura. Scrivere un libro è un viaggio che va aldilà del risultato. Quando scrivi, dai vita ad un mondo nuovo, stabilendone le logiche e le regole che lo muovono.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Stazione di Perugia, 15 febbraio 1941.
Ore 08:30.

Il sole splendeva alto nel cielo in quel maledetto giorno di metà febbraio, mentre un leggero vento freddo pungeva la pelle di quelle povere anime.Continua a leggere
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Alla stazione di Perugia, centinaia di soldati stavano aspettando il proprio treno, consapevoli che il biglietto del ritorno non era compreso nel prezzo. Se ne stavano lì, in attesa del proprio destino, come le bestie prima di andare al macello, pronti a donare le proprie carcasse per la gloria di un paese dittatore. Nei loro volti e nei loro sguardi si riusciva solo ad intravedere un grande vuoto, tipico di chi è consapevole di essere prossimo alla morte. Nessuno tra i presenti era abbastanza ingenuo da sperare in un proprio ritorno. In quella stazione, che fino ad un giorno prima era stata un grande e confusionario crocevia, ora regnava un rigoroso e profondo silenzio: nessuno osava dire niente, o forse, nessuno aveva più niente da dire.
All’interno, seduto su una vecchia panchina, si trovava un giovane ragazzo, solo e distante dal resto dei soldati. Aveva vent’anni, sfiorava il metro e settanta di altezza, pesava si e no sessanta chili e aveva gli occhi ed i capelli scuri come la pece. Il suo nome era Carlo, un giovane contadino proveniente da un modesto paese sperduto tra le verdi colline umbre.
Questo paese porta il nome di Montemelino e sorge tra le pendici del monte Penna e le sponde del torrente Caina, un piccolo corso d’acqua che prende vita dalle acque del lago Trasimeno. Anche lui, come gli altri, stava aspettando il proprio treno, che in una decina di ore lo avrebbe condotto alla vecchia stazione di Bari; da lì, si sarebbe poi diretto al porto, dove una nave militare era stata incaricata di condurre tutti i soldati a Durazzo, in Albania, per combattere una feroce guerra contro l’esercito greco e i partigiani jugoslavi. In quelle terre, si vociferava che il sangue scorresse a fiumi, e ogni giorno, si potevano contare decine di morti, sia da una parte che dall’altra. Poco più di un giorno e anche Carlo potrà essere testimone della brutalità della guerra, indipendentemente da quale sarà l’esito finale.

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Riccardo Finocchi
Sono nato il 3 giugno del 1992 a Perugia. Da sempre vivo nei luoghi citati nel mio stesso libro. Mi basta aprire la finestra per vedere il Monte Penna, cosi come Montemelino estendersi sulle sue pendici. Di professione faccio il cuoco, ho due figli e sono sposato da sei anni. Tra i miei autori preferiti c’è senza ombra di dubbio Primo Levi, con “Se questo è un uomo”. Il suo libro è per me un capolavoro, un testo che chiunque dovrebbe leggere, almeno una volta nella vita.
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