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Se son morti, torneranno.

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Normalmente non ci sarebbe niente di peggio di un’invasione zombie: morte, devastazione e terrore sarebbero all’ordine del giorno. Eppure, quando in lungo e in largo si diffonde un misterioso virus che trasforma in morti viventi chiunque lo contragga, Nina è al settimo cielo. Da fan sfegatata del genere zombie, finalmente può vivere in prima persona il suo più grande sogno: cercare di sopravvivere alla fine del mondo. Insieme al marito Michele e a un gruppo di amici fuori dagli schemi, farà di tutto per salvarsi. Ma per riuscirci non farà affidamento sulla necessaria spietatezza tipica di tutti quei film zombie che ormai conosce a memoria, ma farà ricorso alla leggerezza e alla scanzonata serenità che da sempre la contraddistinguono. Un modo tutto suo per sopravvivere all’apocalisse zombie.

  1. POMODORI FREDDI

Michele tagliava pomodori in cucina. 

Non era mai stato così sereno. L’anno prima non aveva nemmeno una vera casa, ma solo una stanza con un letto e poco altro. Aveva un lavoro che lo soddisfaceva a tratti, un gruppo di amici balordi, nessuna donna che lo amasse: la sua esistenza gli stava pesando come una punizione. 

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Alzò gli occhi dal tagliere, davanti a lui il soggiorno e sua moglie Nina sul divano che scriveva le sue storie, isolata dal mondo, con la musica nelle orecchie. 

Quando era arrivata lei, era come se la vita gli avesse fatto un regalo. Dopo tanto vagare, tanta sofferenza, ecco questa donna fresca come l’azzurro vento di montagna e calda come il fuoco di un vulcano. 

Erano entrati nella vita l’uno dell’altra senza spingere. Si erano guardati negli occhi, avevano un paio di dolori in comune e la stessa scanzonata voglia di prendere per il culo la vita e i suoi trabocchetti. 

Michele era come un cucciolo sperduto, era carino e aveva convinto Nina a tenerselo in casa. 

Ne era nato un sodalizio senza promesse da mantenere: lui si prendeva cura di lei e lei di lui. Avevano posto una sola regola: dirsi sempre tutto.  

Il calendario appeso al frigo gli rammentò che da quel giorno ne erano passati quattrocentoventi, insieme a miliardi di parole, racconti, risate e mai nemmeno un litigio. 

«Nina, devo dirti una cosa» urlò Michele. 

«Dimmi, Topinsky» rispose Nina. 

Michele sorrise, adorava quel nomignolo da sorcio sovietico. 

«Stavo pensando che io e te non abbiamo mai litigato in tutto questo tempo. È bellissimo, ma non trovi che sia strano? Voglio dire, con le mie ex litigavo spesso, e di brutto. Con te niente» disse. 

«In effetti è strano anche per me. Io litigo con tutti, ma con te non ci riesco e a volte mi chiedo come sia il tuo lato oscuro. Se vuoi possiamo litigare per finta uno di questi giorni, così, giusto per vedere l’effetto che fa» disse lei con un sorriso di sfida. 

«Facciamolo subito! Vieni qua e trova un motivo per litigare» esclamò Michele. 

La vide alzarsi con uno scatto felino e in un attimo gli fu davanti. 

«Certo che se per fare un’insalata con due pomodori devi ridurre la cucina come Beirut dopo un bombardamento tanto vale che stai seduto e che ci pensi io. Poi cosa sono queste fette così grosse, ti sembra che io abbia la bocca di un coccodrillo? Niente, non ce la puoi fare. Una cosa dovevi fare, una.»  

Lo fissò arcigna. 

«Bella riconoscenza. Te ne stai sul divano a scrivere le tue storielline, comoda come una principessa, e quello che riesci a notare è solo il casino? Avrei comunque pulito e se non ti piace la forma delle mie fette di pomodoro fattele da sola. Ingrata!» esclamò. 

Lui le si avvicinò a un palmo di naso, fecero i musi duri e scoppiarono a ridere. 

Litigare per finta non funzionò e nonostante questo, entrambi avvertirono una fitta di disagio. 

«Non facciamolo più» disse Michele. 

«No. È davvero brutto anche se non è vero» disse Nina. 

«Torna sul divano, che finisco di preparare la cena» disse Michele spingendola via dalla cucina. 

«Sei un adorabile pirla.»  

Michele si rimise al lavoro, osservava il coltello affettare e a ogni affondo tagliava via anche i vecchi ricordi. 

Prese i pomodori, li mise nella ciotola verde, la preferita di Nina. Apparecchiò la tavola. Si avvicinò a lei sul divano, le tolse le cuffie e la baciò. 

«È pronto, baby.»  

Michele la guardò alzarsi dal divano e sedersi a tavola. 

In piedi osservò la scena davanti a lui, era tutto così semplice: la sua donna, la luce del lampadario, la cena nel piatto. Si commosse, perché per lui tutta quella semplicità era magnifica. 

Si sedette e le toccò il braccio. 

«Nina, grazie» le disse. 

«Grazie a te che hai preparato la cena» rispose lei. 

«Grazie per la vita che mi hai regalato, grazie per avermi dato un rifugio» disse Michele con gli occhi lucidi. 

«Michele, non mi devi ringraziare, che altro avrei potuto fare? Mi hai seguita, sei carino, ti ho tenuto!» 

«Stronza!»  

«Ti amo anch’io, mangiamo che si freddano i pomodori.» 

01 luglio 2020

Aggiornamento

Book trailer: episodio 1.
"Janet: c'è qualcuno in ascolto?"
https://youtu.be/ibA29LA1mdA
29 giugno 2020

Aggiornamento

“Ciao Roby, è cominciata la mia avventura ed è iniziata col botto. Speriamo duri e mi porti al traguardo. Vorrei chiederti una cosa: mettiamo caso che ti mandassi le bozze, che tu le leggessi e ti venisse voglia di scrivere due righe di recensione promozionale, non sarebbe bellissimo?” chiese lei
“Ciao Nico! Sì, direi che sarebbe bellissimo! Mandami pure le bozze!” rispose lui
Lui è Roberto Mercadini, il più famoso, prolifico, talentuoso e noto scrittore, poeta, narratore e performer della Romagna tutta.
Lei sono io e lo seguo a livelli soft stalking da anni.
Questa è la recensione che ha scritto per “ Se son morti, torneranno”.
NON SPRECHIAMO UNA MAZZA!
Avevo notato i post di Nicoletta “la Mazza” Mazzini un paio di anni fa. Li avevo notati per il semplice fatto che erano notevoli: sferzanti, mai banali, percorsi da una energia che mi piaceva, arricchiti da una lingua cangiante e a tratti ricercata. Eppure la risposta in termini di like e di commenti era alquanto sparuta. Segno che in pochi leggevano quelle righe, o che in pochi le capivano. “Che spreco! Peccato!” avevo pensato.
Poi Nicoletta e io ci eravamo scritti e, se non ricordo male, io le avevo suggerito di cimentarsi con i video, per tentare di allargare un poco la platea. Non andò bene. Erano arrivati, puntuali come il lunedì, i soliti haters ottusi e atroci a guastare la festa (appena cominciata e già finita); così Nicoletta aveva lasciato perdere ed era tornata fra le ombrose frasche del suo profilo Facebook. “Che spreco e che peccato!” avevo pensato una seconda volta. Ma ora, eccoci qua! Scopro che Nicoletta ha approfittato della clausura pandemica per tornare alla scrittura con ancora maggiore convinzione. Ha sfoderato un romanzo intitolato Se son morti, torneranno; una sorta di apocalisse zombie in salsa romagnola. È un libro atrocemente comico, come solo lei poteva cucinarci. Sì, c’è lei in queste pagine; c’è quell’energia che avevo così tanto apprezzato nei suoi post, quella miscela unica, difficile da definire, di aculei e carezze. Quella sorta di solare sarcasmo. Quella stessa sana acidità, che non guasta il palato ma lo ripulisce.
Ora, pare che, se il libro avrà un numero sufficiente di prenotazioni, una casa editrice sia disposta a stamparlo.
Quindi vi chiedo “prenotatelo!”. Se non volete farlo per Nicoletta, fatelo almeno per me: non sopporterei un altro spreco.
Grazie Roberto.
Ps. Se non lo avete ancora fatto, ma mi parrebbe quantomeno strano, dovete leggere i suoi romanzi: “Storia perfetta dell'errore” e l'appena pubblicato “Bomba Atomica”.
Geniali, portentosi, esplosivi.
19 giugno 2020

Aggiornamento

Ciao a tutti cari sostenitori,
a poco meno di 48 ore dall'apertura della campagna sono già 67 le copie in preordine.
Grazie di cuore a tutti!

Commenti

  1. Il libro è piccolo, sulle 120 pagine, e i capitoli sono molto brevi. Questo, assieme allo stile dell’autrice, facilita molto la lettura. Le citazioni a film/serie tv sono numerose, e i dialoghi sono davvero divertenti.

    ”Se son morti, torneranno” non solo unisce un argomento terrificante come gli zombie a personaggi estremamente comici e simpatici, ma riesce a metterti voglia di vedere cosa succederà nel capitolo successivo

    Il mio voto è di quattro stelle perché, nonostante ogni personaggio avesse il suo carattere e le sue particolarità, non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno di loro. Questo, probabilmente, per la brevità del libro.

    Il finale è stato davvero carino, e nonostante sia aperto (cosa che solitamente non apprezzo) allo stesso tempo non necessita per forza un seguito.

  2. (proprietario verificato)

    Ho visti tutti i film e le serie di zombie immaginabili, anche i B movie, sempre tristi e con i soliti eroi americani improbabili. Ecco, in questo libro invece c’è ironia, reazioni tutte italiane, battute e quel poco di splatter dovuto ma sempre equilibrato. Un libro scorrevole, avvincente fino all’ultima riga infatti, mentre leggevo, ho bruciato il sugo che stavo cucinando! Brava Nicoletta

  3. [se son morti, torneranno]
    Lungo la via Emilia scorre sangue.
    Da Forlì, percorrendo la Cervese, alla scoperta di luoghi familiari infestati dagli zombie.
    Romanzo di esordio per Nicoletta, eppure ha quel gusto dissacrante nella penna tipico di una scrittrice più navigata.
    Tutto il “gruppo vacanze Piemonte” vi appassionerà, con qualche colpo di scena e qualche battuta tipica della nostra Forlì.
    Brava Nico! Anni di film di zombie e di Romero ti hanno formata benissimo sul tema, con qualche imbeccata a noi nerd, mi ha talmente preso che in una sera l’ho letto tutto d’un fiato (senza pausa pipì, te l’avevo promesso).
    Che altro dire? Mi son innamorata di un personaggio: Betty, amorevole!
    Sul personaggio principale, Nina, non mi esprimo, io la amo già da qualche anno, la amerete anche voi❤️
    Consigliatissimo: suspance, luoghi bellissimi, dose di splatter (d’altronde è un libro di zombie, non il manuale di fiori, anche se si parla di “Fiordaliso”) personaggi affiatati, ma diversi tra loro, e riferimenti a vampiri glitterati (sì, Nina la pensa come me su certi aspetti 😂).

    Voto 10. Attendo il sequel❤️
    Unico lato negativo: ora ho voglia di hamburger 🍔

  4. (proprietario verificato)

    😉 l’ho finito!!! Scorrevole, coinvolgente soprattutto perché ti conosco e so di chi parli, tu i tuoi amici… Pasquale che canta🤣 ed anche avvincente, ti prende quel che basta per continuare a leggerlo con la curiosità di sapere come prosegue. Complimenti per il tuo primo scritto.

  5. (proprietario verificato)

    Essere non vuol dire vivere….Scrivere non vuol dire sapere scrivere…ma “la” Mazzini è un’ ottima penna…!!!!!
    “vivamente” (con la luce accesa) consigliato..!!!

  6. (proprietario verificato)

    Inizi a leggerlo e non ti stacchi più, lo hai sempre in mano e quando finisce ne vorresti ancora, crea dipendenza. Si potrebbe pensare che sia il solito libro catastrofico da fine del mondo con zombi ovunque……ma non in Romagna…..noi gli assembramenti li facciamo solo a tavola.
    Pida e parsôt e zombi par tôt!!!

  7. Con un pizzico di ironia in aggiunta a dosi di divertimento ,suspence e originalità direi che la ricetta e’perfetta! Grazie all’incredibile immaginazione della scrittrice, unita alla sua capacità innata di saper coinvolgere le persone,ho potuto immaginare in maniera del tutto nuova gli zombie!Davvero complimenti Nico!

  8. Zombie, piadina romagnola, amicizia e ironia dove serve, un romanzo che fila via da sotto gli occhi senza accorgersene. Un modo unico di vedere i “non morti” in un’ambientazione originale, la nostra amata Romagna. Brava Nico!

  9. (proprietario verificato)

    Sdraio, mojito, sigarettina e un buon libro!
    Gli zombie sbarcano in Romagna! Tra scene action, drama e comiche, si scivola veloci fino all’ ultima pagina: lettura frizzante e unconventional. Una visione innovativa di un tema che poco appartiene alla nostra terra; finalmente gli zombie parlano dialetto e mangiano i cappelletti.

  10. Antonio Paradiso

    (proprietario verificato)

    Divertente ed appassionante. Io non amo gli zombie ma visti così è tutta una’altra storia. Racconta di come essere amici può cambiare il corso di una vita intera e sopravvivre a qualsiasi sfiga.

  11. Ironico al punto giusto, fresco, da gustare sotto l’ombrellone.
    Storia appassionante che tiene incollati fino all’ultima pagina.

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Nicoletta Mazzini
romagnola, classe 1971, è appassionata di creature non convenzionali: ciò che è mostruoso e spaventoso, per lei è la quintessenza del senso dell’umorismo della vita. È alla continua ricerca del punto preciso in cui tragedia e commedia si incontrano, perché è lì che si nasconde il segreto per vivere sorridendo. Se son morti, torneranno è il suo romanzo d’esordio.
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