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Se son morti, torneranno.

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Consegna prevista Marzo 2021
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Un mattino qualunque di inizio autunno in Romagna, a Forlimpopoli per l’esattezza, Michele e Nina si preparano per andare al lavoro, ma qualcosa non va. C’è poca gente per strada, molti colleghi non sono andati in ufficio perchè malati.
La sera stessa i telegiornali annunciano un’ondata di influenza inaspettata e molto contagiosa.
Nina, appassionata di zombie, fa due più due e convince Michele che non si tratta di un semplice virus influenzale.
Dopo nemmeno 48 ore dall’inizio del contagio, i suoi dubbi si avverano: non è influenza, è l’apocalisse zombie.
Chi si ammala muore e poi ritorna affamato.
Comincia così la lotta per la sopravvivenza e la ricerca di un rifugio sicuro.
Nina e Michele si riuniscono agli amici, il Gruppo Vacanze Piemonte: Bin e Seth due soci in affari che gestiscono un’armeria a Forlì; Orso e Janet, marito e moglie ed Eddy e Betty coppia nella vita e negli affari, famosi ristoratori della provincia.
Intanto a Forlì le cose peggiorano: gli zombie sono sempre di più e il gruppo deve trovare soluzioni per la sopravvivenza.
In un susseguirsi di colpi di scena e vicende tragicomiche, gli amici troveranno il modo per ricominciare una nuova vita?

Perché ho scritto questo libro?

Nasce dal titolo, uscito dalla mia testa durante un esercizio di scrittura creativa. È la sintesi della mia passione sfrenata per gli zombie.
Il mio film culto di formazione è “L’alba dei morti viventi” di George Romero, visto a quindici anni nella cantina della mia migliore amica.
Una cosa sola non mi è mai andata a genio nelle sceneggiature del genere: perché gli zombie compaiono sempre e solo negli USA? Perché in Italia mai?
Per questo ho deciso di portarli nella mia Romagna.

ANTEPRIMA NON EDITATA

DUE INDIZI FANNO UNA PROVA

Il mattino dopo, molte delle auto degli abitanti del quartiere erano ancora parcheggiate, le finestre delle case quasi tutte chiuse. Non videro nessuno. Salirono sulle loro auto e si misero in marcia uno dietro laltra.
Costeggiarono il parco urbano. Non c
erano i soliti vecchietti a spasso con il cane. Il prato era ricoperto da una leggera nebbiolina che faceva molto brughiera.

Davanti al liceo pochi studenti in attesa del suono della campanella. Dallautobus proveniente da Forlì scesero un paio di ragazzi. Cera meno gente del giorno prima.
La fermata delle corriere in Largo Paulucci era deserta. Fuori dall
ufficio postale non cera la solita fila di pensionati. Michele guidava piano e Nina dietro di lui. La vedeva nello specchietto retrovisore, aveva uno sguardo concentrato e interrogativo. Fumava e non cantava come al solito.

Attraversarono la rotonda di Artusi senza doversi fermare a dare la precedenza. La via Emilia verso Forlì aveva la stessa densità di auto di una domenica pomeriggio di agosto, cioè rasente lo zero.
Svoltarono verso la zona industriale. Di solito alle otto e mezzo del mattino, attraversare quella rotonda era come giocare alla roulette russa, in quel momento non dovettero nemmeno scalare la marcia.

Il parcheggio davanti al bar di Eddy era semivuoto e al distributore qualche camion in attesa. «Sembra chiuso. Possibile che si siano ammalati tutti?» pensò Michele
Arrivarono all
ufficio di Michele nella zona della motorizzazione. Non cera nessuno.
Michele scese. Il cancello era chiuso, alla porta era ancora inserito l
allarme. Si avvicinò allauto di Nina e volle accompagnarla verso il suo.

Continua a leggere

Presero la tangenziale, il traffico era inesistente. Le porte delledificio erano aperte, entrarono e la collega di Nina alla reception, la informò che quasi tutti erano a casa ammalati. Decisero di non fermarsi e di prendersi entrambi il giorno libero. Tornarono a casa.
«Nessuno è andato al lavoro o a scuola stamattina» disse Michele indicando le auto ancora ferme.

«Hai visto il Signor Casadei ieri?» chiese Nina
Il Signor Casadei era il loro vicino di casa, un anziano vedovo senza figli, che viveva con Mimmina, la sua gatta. Sparita anche lei.
Guardarono la casa di Casadei, con le tapparelle abbassate. Decisero di controllare. Suonarono il campanello più volte, ma non rispose nessuno. Scavalcarono il cancello e si diressero verso la porta. Michele bussò. Niente.
Dall
interno proveniva un rumore sordo, come di qualcosa che sbatte ritmicamente contro un mobile. Fecero il giro della casa, la camera da letto era sul retro. La tapparella era alzata, le tende semi accostate. Michele e Nina guardarono dentro. Mimmina la gatta dormiva beata sul letto e il Signor Casadei era in piedi davanti allarmadio. Sbatteva la testa contro lanta chiusa. Michele guardò Nina. Cominciò a battere sul vetro per attirare lattenzione del vecchio. Quando si girò, Michele e Nina inorridirono.
Il signor Casadei aveva gli occhi sbarrati, la bocca spalancata in un ghigno e una strana bava rossastra che colava dagli angoli. Il pigiama azzurro imbrattato di vomito. Attirato dal rumore si avventò contro la finestra, spiaccicandosi il naso che cominciò a sanguinare. Apriva e chiudeva la mandibola come a volerli azzannare.
Michele fece un salto indietro trascinandosi Nina.
Corsero in casa e si chiusero la porta alle spalle.
«Ho ragione.» disse Nina con un filo di voce
«In che senso?» chiese Michele in preda al panico
«È l’apocalisse zombie.» sentenziò Nina
«Ma per favore, cazzo! Magari ha avuto un ictus, qualcosa che gli ha mandato il cervello a fanculo. Dovremmo chiamare subito il 118.»
«Ma lo hai visto anche tu, quello cercava di morderci. Se non ci fosse stato il vetro, ci avrebbe azzannato, cazzo. È
evidente. E non si chiama proprio nessuno. Finché sta chiuso lì, non ci farà del male. Tanto ormai è morto.» urlò Nina
«Smettila. Sono tutte cazzate le tue. Gli zombie non esistono. Sono solo il frutto di menti malate. Sono fantasie. Maledetto George Romero e maledetti tutti i film che ti sei vista. Cazzo. Sono solo film. Film horror. Fine. Punto. Deve esserci una spiegazione razionale.»

Si collegarono entrambi a internet. Su Facebook i post sugli zombie si sprecavano. In tanti giuravano di averne visto uno. Il video più condiviso era Thriller”.
«Siete tutti fuori di testa.» esclamò Michele
«Può essere. Ma cazzo, sarebbe una allucinazione collettiva da Guinness, non credi?»

Accesero il televisore. In ogni canale andavano in onda i tg in edizione speciale. Linfluenza non solo si propagava rapida, ma si stavano già contando decine e decine di decessi in poco meno di due giorni.
Gli ospedali erano ormai al collasso. I posti letto non erano sufficienti. La protezione civile stava allestendo le tende nei parcheggi e il Primo Ministro aveva allertato l
Esercito.

«Non ci stanno dicendo tutto.» disse Nina
«Non ti basta?» chiese Michele
«Non stanno solo morendo, si stanno anche trasformando e questo non ce lo dicono. Le autorità non dicono mai tutto per non seminare il panico. É l
ABC proprio. A breve salteranno le comunicazioni, succede sempre così.» sentenziò Nina
«Basta Nina, per carità, basta. Non si sta trasformando nessuno. Chi muore non resuscita. Finiscila. L
ha fatto uno duemila anni fa e non ha azzannato nessuno. Cazzo.»
Michele era nel panico. Sapeva cosa aveva appena visto e sembrava davvero uno zombie. Non ci voleva credere, non poteva.
“Michele calmati, respira e ascoltami bene. È
così che comincia. La gente si ammala, muore e poi ritorna. Lo so che sembra una follia, ma pensaci. Non può essere altro. Dobbiamo organizzarci. Dobbiamo sopravvivere. Non ci siamo ancora ammalati e forse non ci ammaleremo, ma potremmo essere attaccati e diventare pastura per zombie.» disse Nina
«Ma ti senti quando parli? Hai il cervello marcio a causa di tutta quella merda che ti ci sei infilata dentro negli anni. A sto punto allora arriveranno anche i vampiri, i lupi mannari, gli unicorni e i volpini viola?» sbottò Michele sull
orlo di una crisi di nervi
«Non credo, ma in Io sono leggenda , il film, più o meno andò così. Una specie ibrida mezzo vampiro, mezzo zombie. Nel libro invece erano vampiri a tutti gli effetti. Molto più bello il libro di Matheson.»
«Ti pare il momento di fare la sotutto della situazione?»

«Scusa, ma credo che le mie conoscenze possano tornarci utili. E adesso abbiamo bisogno di un piano.»
«Ecco sì un piano, ci mancava il momento strategico.»
«Sì un piano, ci vuole un cazzo di piano. Non voglio fare la fine di quelli che nei film non capiscono un cazzo di quello che succede e vengono sbranati. Gente che sembra cadere dal pero. Anni di informazione zombie e davanti ad un tizio che barcolla con le braccia in avanti, tutto ricoperto di sangue, si chiedono Oddio ma che cos’è? È
uno zombie cazzo, uno zombie, lo sanno anche i sassi. Dobbiamo evitare leffetto cantina.»

Michele crollò sul divano e si arrese allesperta.
«Stai per spiegarmi l
effetto cantina, vero?»
«Sì. Hai presente quando l
americano decide di scendere in cantina? Non si fa. Le cantine americane sono pericolosissime e piene di mostri. Chi scende in cantina, muore.»
«Ok non scendiamo. Cosa facciamo quindi?» chiese
«Prima di tutto rifornimenti: acqua, cibo, le medicine le ho già prese, utensili, armi. Poi mettiamo in sicurezza la casa e per ultimo cerchiamo un rifugio sicuro insieme agli altri.» rispose ripetendo a memoria il manuale di sopravvivenza all
invasione zombie.
«Sono terrorizzato.» ammise Michele
«Lo so amore, ma ce la possiamo fare. Adesso dobbiamo uscire e prendere tutto quello che ci può essere utile.»
Vennero interrotti dalla voce di Mentana che annunciava la conferenza stampa del Presidente del Consiglio.
Nina si sedette vicino a Michele.
Nello schermo apparve il Primo Ministro.
«Care italiane e cari italiani, la situazione è grave, ma abbiamo tutto sotto controllo. Il comitato scientifico è già al lavoro per studiare la nuova malattia e porvi rimedio. Rimanete in casa per evitare il contagio e se avvertite i sintomi della malattia chiamate il vostro medico di famiglia. Non recatevi in ospedale. È
dura, ma ce la faremo, tutti uniti. Andrà tutto bene.»
«Col cazzo che andrà tutto bene. Adesso noi usciamo.» disse Nina alzandosi dal divano Salirono sul pick up di Michele e si diressero verso il centro commerciale di Forlimpopoli.
Su Viale Matteotti poche auto. Qualcuno a piedi.

«Nei film di solito c’è un delirio di gente che scappa.» disse Michele
«È
ancora presto. Quasi nessuno si è accorto di quello che sta succedendo.»
Passarono davanti all
ospedale. Brulicava di gente.
«Ma i ricoverati non dovrebbero essere morti e quindi già trasformati?» chiese Michele
«Forse le cure hanno rallentato l
arrivo della morte. Non tarderà ancora molto. Il Signor Casadei era rimasto in casa. Avrà preso solo unaspirina e quindi è morto dopo le ventiquattrore. Chissà quanta gente chiusa in casa è già diventata zombie.» disse Nina
Il centro commerciale era aperto. Evitarono il parcheggio sotterraneo. Presero un carrello ed entrarono. Si diressero subito al supermercato. Comprarono pacchi di acqua, scatolame vario, biscotti, pane confezionato, nutella. Martelli, chiodi, nastro americano, un trapano, un seghetto elettrico, una sparachiodi. Torce, batterie di ogni formato. Coltelli da cucina. Coperte e tutti i tubi di Pringles.
La cassiera li guardò stranita, si grattava un cerotto sul dorso della mano. Pagarono e tornarono in fretta al pick up.
Era quasi mezzogiorno e solo loro sembravano consapevoli di quanto stesse succedendo.
Era un vantaggio.
«Gira a destra.» disse Nina
Michele obbedì. Si fermarono davanti a una catasta di pallet. Scesero e li caricarono dentro al cassone. Michele aveva già capito per cosa li avrebbero usati.
Parcheggiarono nel cortile di casa. Dalle case intorno provenivano lamenti strazianti. Scaricarono in fretta.
«Si stanno trasformando. Finché nessuno apre le porte siamo al sicuro.» disse Nina
Portarono tutto in casa.
Con il seghetto elettrico aprirono un buco nelle persiane del piano terra, da usare come spioncino. Poi piantarono i pallet davanti alle finestre dall
interno e costruirono un cancello in cima alle scale.
«Sarà sufficiente?» chiese Michele
«No.» rispose lapidaria Nina

Allalba del terzo giorno dallinizio del contagio, negli obitori i morti cominciarono a svegliarsi assalendo chiunque. Le forze dellordine e i pompieri aprirono le case spinti dalle chiamate di parenti preoccupati, facendo uscire gli azzannatori. Chi non si era ammalato tentò la fuga.
La Cervese era congestionata come una qualsiasi mattina di agosto e l
E45 non teneva più il traffico. La gente pensò di trovare la salvezza al mare o in montagna.

Il caos regnava a Forlì. Cesena non era da meno e loro si trovavano in mezzo alla direttrice del delirio. Sarebbero passati tutti da Forlimpopoli.
Le notizie cominciarono a viaggiare rapide su tutti i canali internet.
«Che bordello.» disse Michele

«Fra un paio di giorni sarà anche peggio.» disse Nina
«Andrà via luce, toglieranno l
acqua e le comunicazioni si interromperanno?» chiese Michele «Non lo so, spero di no» rispose Nina
«Cazzo Nina, avevi ragione.»
«Ho sempre ragione.»
Michele accese il cellulare, il segnale wifi c
era ancora. Mandò un messaggio al gruppo. Gli risposero tutti. Erano terrorizzati, chiusi in casa, ma stavano bene.
«Dobbiamo organizzare la resistenza.» scrisse Nina
Ne seguì una raffica di pollici alzati.
«Diventerete tutti partigiani.» replicò Nina
Aveva sempre sognato di dirlo e provò una certa soddisfazione come quando a Milano salendo su un taxi disse segua quella macchina.
Si diedero appuntamento per il mattino dopo.
Dopo una giornata passata a cercare di capirci qualcosa, Michele e Nina si addormentarono sfiniti sul divano. Il raggio di luce che entrò dal buco nella persiana li svegliò.

01 luglio 2020

Aggiornamento

Book trailer: episodio 1.
"Janet: c'è qualcuno in ascolto?"
https://youtu.be/ibA29LA1mdA
29 giugno 2020

Aggiornamento

“Ciao Roby, è cominciata la mia avventura ed è iniziata col botto. Speriamo duri e mi porti al traguardo. Vorrei chiederti una cosa: mettiamo caso che ti mandassi le bozze, che tu le leggessi e ti venisse voglia di scrivere due righe di recensione promozionale, non sarebbe bellissimo?” chiese lei
“Ciao Nico! Sì, direi che sarebbe bellissimo! Mandami pure le bozze!” rispose lui
Lui è Roberto Mercadini, il più famoso, prolifico, talentuoso e noto scrittore, poeta, narratore e performer della Romagna tutta.
Lei sono io e lo seguo a livelli soft stalking da anni.
Questa è la recensione che ha scritto per “ Se son morti, torneranno”.
NON SPRECHIAMO UNA MAZZA!
Avevo notato i post di Nicoletta “la Mazza” Mazzini un paio di anni fa. Li avevo notati per il semplice fatto che erano notevoli: sferzanti, mai banali, percorsi da una energia che mi piaceva, arricchiti da una lingua cangiante e a tratti ricercata. Eppure la risposta in termini di like e di commenti era alquanto sparuta. Segno che in pochi leggevano quelle righe, o che in pochi le capivano. “Che spreco! Peccato!” avevo pensato.
Poi Nicoletta e io ci eravamo scritti e, se non ricordo male, io le avevo suggerito di cimentarsi con i video, per tentare di allargare un poco la platea. Non andò bene. Erano arrivati, puntuali come il lunedì, i soliti haters ottusi e atroci a guastare la festa (appena cominciata e già finita); così Nicoletta aveva lasciato perdere ed era tornata fra le ombrose frasche del suo profilo Facebook. “Che spreco e che peccato!” avevo pensato una seconda volta. Ma ora, eccoci qua! Scopro che Nicoletta ha approfittato della clausura pandemica per tornare alla scrittura con ancora maggiore convinzione. Ha sfoderato un romanzo intitolato Se son morti, torneranno; una sorta di apocalisse zombie in salsa romagnola. È un libro atrocemente comico, come solo lei poteva cucinarci. Sì, c’è lei in queste pagine; c’è quell’energia che avevo così tanto apprezzato nei suoi post, quella miscela unica, difficile da definire, di aculei e carezze. Quella sorta di solare sarcasmo. Quella stessa sana acidità, che non guasta il palato ma lo ripulisce.
Ora, pare che, se il libro avrà un numero sufficiente di prenotazioni, una casa editrice sia disposta a stamparlo.
Quindi vi chiedo “prenotatelo!”. Se non volete farlo per Nicoletta, fatelo almeno per me: non sopporterei un altro spreco.
Grazie Roberto.
Ps. Se non lo avete ancora fatto, ma mi parrebbe quantomeno strano, dovete leggere i suoi romanzi: “Storia perfetta dell'errore” e l'appena pubblicato “Bomba Atomica”.
Geniali, portentosi, esplosivi.
19 giugno 2020

Aggiornamento

Ciao a tutti cari sostenitori,
a poco meno di 48 ore dall'apertura della campagna sono già 67 le copie in preordine.
Grazie di cuore a tutti!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho visti tutti i film e le serie di zombie immaginabili, anche i B movie, sempre tristi e con i soliti eroi americani improbabili. Ecco, in questo libro invece c’è ironia, reazioni tutte italiane, battute e quel poco di splatter dovuto ma sempre equilibrato. Un libro scorrevole, avvincente fino all’ultima riga infatti, mentre leggevo, ho bruciato il sugo che stavo cucinando! Brava Nicoletta

  2. [se son morti, torneranno]
    Lungo la via Emilia scorre sangue.
    Da Forlì, percorrendo la Cervese, alla scoperta di luoghi familiari infestati dagli zombie.
    Romanzo di esordio per Nicoletta, eppure ha quel gusto dissacrante nella penna tipico di una scrittrice più navigata.
    Tutto il “gruppo vacanze Piemonte” vi appassionerà, con qualche colpo di scena e qualche battuta tipica della nostra Forlì.
    Brava Nico! Anni di film di zombie e di Romero ti hanno formata benissimo sul tema, con qualche imbeccata a noi nerd, mi ha talmente preso che in una sera l’ho letto tutto d’un fiato (senza pausa pipì, te l’avevo promesso).
    Che altro dire? Mi son innamorata di un personaggio: Betty, amorevole!
    Sul personaggio principale, Nina, non mi esprimo, io la amo già da qualche anno, la amerete anche voi❤️
    Consigliatissimo: suspance, luoghi bellissimi, dose di splatter (d’altronde è un libro di zombie, non il manuale di fiori, anche se si parla di “Fiordaliso”) personaggi affiatati, ma diversi tra loro, e riferimenti a vampiri glitterati (sì, Nina la pensa come me su certi aspetti 😂).

    Voto 10. Attendo il sequel❤️
    Unico lato negativo: ora ho voglia di hamburger 🍔

  3. (proprietario verificato)

    😉 l’ho finito!!! Scorrevole, coinvolgente soprattutto perché ti conosco e so di chi parli, tu i tuoi amici… Pasquale che canta🤣 ed anche avvincente, ti prende quel che basta per continuare a leggerlo con la curiosità di sapere come prosegue. Complimenti per il tuo primo scritto.

  4. (proprietario verificato)

    Essere non vuol dire vivere….Scrivere non vuol dire sapere scrivere…ma “la” Mazzini è un’ ottima penna…!!!!!
    “vivamente” (con la luce accesa) consigliato..!!!

  5. (proprietario verificato)

    Inizi a leggerlo e non ti stacchi più, lo hai sempre in mano e quando finisce ne vorresti ancora, crea dipendenza. Si potrebbe pensare che sia il solito libro catastrofico da fine del mondo con zombi ovunque……ma non in Romagna…..noi gli assembramenti li facciamo solo a tavola.
    Pida e parsôt e zombi par tôt!!!

  6. Con un pizzico di ironia in aggiunta a dosi di divertimento ,suspence e originalità direi che la ricetta e’perfetta! Grazie all’incredibile immaginazione della scrittrice, unita alla sua capacità innata di saper coinvolgere le persone,ho potuto immaginare in maniera del tutto nuova gli zombie!Davvero complimenti Nico!

  7. Zombie, piadina romagnola, amicizia e ironia dove serve, un romanzo che fila via da sotto gli occhi senza accorgersene. Un modo unico di vedere i “non morti” in un’ambientazione originale, la nostra amata Romagna. Brava Nico!

  8. (proprietario verificato)

    Sdraio, mojito, sigarettina e un buon libro!
    Gli zombie sbarcano in Romagna! Tra scene action, drama e comiche, si scivola veloci fino all’ ultima pagina: lettura frizzante e unconventional. Una visione innovativa di un tema che poco appartiene alla nostra terra; finalmente gli zombie parlano dialetto e mangiano i cappelletti.

  9. Antonio Paradiso

    (proprietario verificato)

    Divertente ed appassionante. Io non amo gli zombie ma visti così è tutta una’altra storia. Racconta di come essere amici può cambiare il corso di una vita intera e sopravvivre a qualsiasi sfiga.

  10. Ironico al punto giusto, fresco, da gustare sotto l’ombrellone.
    Storia appassionante che tiene incollati fino all’ultima pagina.

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Nicoletta Mazzini
Classe 1971, un fidanzato, due cani, una casa. Un lavoro fisso da più di vent’anni. In costante lotta contro i chili di troppo e i sogni timidi.
Scrivo da sempre per urgenza e per passione, ma per pigrizia non avevo mai aperto il cassetto.
Poi, complice la noia della quarantena e quel vago sentore da fine del mondo, ho clickato su invia.
Gli zombie, l’horror e il thriller psicologico sono i generi nei quali sguazzo.
Questo romanzo è nato prima della pandemia e per questo mi sono sentita una colpevole Cassandra.
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