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Sorelle per sbaglio

Sorelle per sbaglio
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Consegna prevista Luglio 2022
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Tre sorelle, una veglia funebre e segreti accumulati in vent’anni.
Non è facile mantenere il buon nome della famiglia in un mondo in cui l’etichetta e le buone maniere sono sottovalutate, specialmente se alla morte dell’ultimo capostipite saltano gli scheletri dall’armadio. La situazione non esplode davanti a tutta Capri solo grazie ad Amilcare, il maggiordomo di famiglia, ma cosa succederà quando questo dichiarerà il suo amore per una delle sorelle? In questo testo vivace il susseguirsi di sorprese mette in secondo piano la tristezza che però, subdolamente, muove azioni e pensieri.

Perché ho scritto questo libro?

Questa storia è la rielaborazione di uno spettacolo teatrale, scritto a quattro mani con Maria Amore, nato dal bisogno di esorcizzare frasi e azioni di circostanza che da sempre circondano i lutti.
Perché è più appropriato mostrare il dolore invece invece di cercare di sorridere? Perché in troppi si sentono il diritto di commentare come ti senti e di giudicare il tuo modo di reagire? Senza contare che con la morte diventano tutti santi, anche chi santo non lo era stato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“Ma proprio quelle?” erano ore che Elena continuava a guardare i piedi della sorella minore con piglio contrariato: “Nere non ce l’hai?”

“Ti ho già risposto.” replicò Giovanna senza degnarla di uno sguardo.

“Almeno grigie, un po’ più scure.”

Giovanna sbuffò ed Elena alzò gli occhi al cielo cercando di non perdere la pazienza.

”Smettila Elena.” si intromise la sorella di mezzo vedendo che la maggiore stava prendendo fiato per parlare di nuovo.

“No che non smetto.” replicò lei prontamente: “Ti sembra il  luogo adatto per scarpe da tennis, bianche?

Irma guardò Elena con disapprovazione e la maggiore accettò la sfida spostando le attenzioni su di lei: “Anche le tue, di scarpe, non vanno bene. Alla tua età!“

Un signore sulla settantina entrò distraendo Elena. Appena lo vide, la maggiore cambiò espressione e gli andò incontro con aria triste: ”Signor Ferraro, salve. Grazie di essere venuto.”

“Cara Elena” disse l’uomo prendendo le mani della donna: “Che tragedia. Ero molto affezionato ad Alfonso, ci eravamo visti poche settimane fa.”

“E’ successo tutto così in fretta.” assentì Elena amareggiata: “Non riesco ancora a crederci.”

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“Ma come è successo?” chiese l’uomo avvicinandosi al feretro aperto.

“La settimana scorsa, quando è venuto quel temporale. Lui è voluto uscire a tutti i costi per andare a Napoli, alla tombola di beneficenza.” e lasciò la frase in sospeso perché il  disappunto avesse spazio per fluttuare nell’aria mentre lei si concentrava a guardare con disapprovazione il corpo del padre.

“Tombola di beneficenza?” chiese l’uomo stupito.

“Non mi faccia parlare, da quando è morta mia madre era diventata un’ossessione, questa  beneficenza! Tutte le settimane era almeno un giorno o due a Napoli. Glielo avevo detto io che con quel tempo l’aliscafo non sarebbe partito! Le tegole dai tetti, sono partite!”

Il signore, colpito dal biasimo che trasudava da quel breve resoconto, decise di non insistere: “Mi spiace.” disse. Poi si avvicinò alla figlia minore che era rimasta in disparte, fissando il muro con aria spersa: “Condoglianze Giovanna.”

“Grazie signor Ferraro.” disse lei guardandolo e cercando di sorridere. La sorella di mezzo si avvicinò al venuto e lui la guardò curioso: “Lei deve essere Irma, vero?”

“Buongiorno. Sì, sono Irma.”

“Mi sembrava ma non ne ero sicuro.”

“Ha ragione, non vengo spesso, il lavoro a Milano mi impegna molto. Lei giocava a scacchi con mio padre, vero?”

“Sì.” disse l’uomo sorpreso dalla memoria di quella donna che tornava a Capri solo per le feste comandate.

“Sua moglie come sta?” chiese Elena entrando nel discorso.

Quando il signor Ferraro uscì dall’obitorio Elena prese la borsa che aveva lasciato ai piedi della panca e prima che le sorelle potessero obbiettare al suo “esco un attimo” era già fuori. Girò l’angolo della strada e dopo essersi accertata che nessuno fosse in vista prese il telefono:

”Sono io. Sono un po’ preoccupata. … Come perché? Ho paura che le vengano delle strane idee! … Come a chi? … Bravo!! … Sì, dici bene tu, intanto Giovanna a Napoli non ci torna! … Luigi, ti ho telefonato per tranquillizzarmi e mi stai facendo innervosire! Tutti i discorsi fatti in questi giorni non te li ricordi? … Ecco, esatto, i suoi amici sì.    Aspetta.” si interruppe vedendo una donna arrivare. Vestì il viso più adatto all’occasione e aspettò che la signora fosse abbastanza vicina: “Buonasera signora Ruocco.”

“Condoglianze vivissime signora Elena.”

“Grazie.” rispose Elena accentuando l’espressione triste.

“Le sue sorelle?” chiese la signora.

“Sono dentro, vada pure. Mi scusi ma è importante.” disse poi indicando il telefono.

Appena la signora sparì dietro la curva Elena si riconcentrò sulla telefonata: ”Scusami ma è arrivata una signora. … Sì. …  Sì. … Dici?  …Ma no, bisogna che resti tutto come prima. …    No.  …. Ma no! Ma cosa…  Qui non può rimanere! E poi non vorrà neanche, come farebbe con il lavoro? …  Sì, esatto, lei tornerà su a Milano e qua penserò a tutto io, con te!  … È importante anche per te, caro! … Come perché?!? Acquisteresti fama e notorietà! Saresti il commercialista più importante di Capri! Fidati, lo sai che ho sempre ragione io!”

Quella notte Irma non riusciva a dormire. Era eccitata all’idea di rincontrare la sorella, non erano mai state separate così tanto. Elena aveva fatto un viaggio in Inghilterra per festeggiare la fine delle scuole superiori ed erano più di due mesi che non si sentivano, a casa erano arrivate solo cartoline.

Irma guardò fuori dalla finestra, i lampioni sulla strada illuminavano i muretti bianchi di pietra e gli alberi dai fiori viola che tanto caratterizzavano l’isola. Il giorno prima Irma si era accorta che le buganvillee avevano iniziato ad avere meno fiori, alcuni giacevano già secchi ai bordi dei marciapiedi, scoloriti e schiaffeggiati dal vento che portava con sé la nuova stagione. Quando stava insieme a Marco il mondo scompariva e l’estate era giunta a fine senza che lei se ne fosse accorta. Sentiva le farfalle nello stomaco e una grande ansia allo stesso tempo, come sarebbe stato con Elena di nuovo a casa? L’avrebbe aiutata ad evadere per stare con il suo innamorato, avrebbero fatto una squadra tutti e tre insieme, oppure Elena si sarebbe infuriata perché si era innamorata senza di lei?

Quell’anno Irma aveva festeggiato diciotto anni da sola e nonostante mai si fosse  immaginata una festa senza la sorella, era stato tutto magico. Quella sera aveva iniziato ad andare al Gatto Bianco con le sue amiche, quanto le piaceva ballare! Era proprio lì che aveva conosciuto il suo amore. Aveva paura della reazione di Elena, e se non gli fosse piaciuto? Voleva sempre avere l’ultima parola su tutto, lei. Marco non era di Capri e non era ricco, un’altra classe sociale avrebbe detto la sorella. Irma si rigirò nel letto e contemplò le stelle, ne era sicura, era solo questione di tempo ma Marco avrebbe fatto carriera, era bravissimo, e lei sarebbe stata accanto a lui. Rimase a guardare il cielo sperando in una stella cadente per esprimere un desiderio ma quei puntini luminosi si ostinavano a brillare incastonati in un cielo nero.

Elena si avviò verso l’obitorio e restò sulla soglia per sentire cosa si stavano dicendo le sorelle, aveva visto la signora Ruocco andar via poco prima.

“Quando pensavi di tornare a Napoli?” stava chiedendo Irma a Giovanna. La minore  guardava il corpo del padre e Irma le era dietro, vicino a una panca, in piedi e appoggiata ad essa.

“Subito dopo il funerale, ho un esame.” rispose la sorella in maniera distratta.

“Su cosa?” Irma sembrava decisa a voler intavolare una conversazione.

Elena, fingendo noncuranza, entrò: ”Giovanna, stavo pensando…”

“Stavamo parlando.” Irma la guardò male ma Elena la degnò appena di uno sguardo raggiungendo Giovanna accanto al feretro: “Stavo pensando che potresti restare a darmi una mano per sbrigare le pratiche.”

La sorella minore la guardò confusa.

“Ci penso io alle pratiche.” rispose Irma al suo posto.

“Trasferisci le tue cose da me, che ne dici?” continuò Elena dando le spalle a Irma. La sorella minore era visibilmente in difficoltà.

“Non hai sentito che Giovanna ha un esame tra poco?” disse Irma mettendosi accanto ad Elena.

“Non credo che Giovanna abbia la testa per studiare in questo momento.” disse Elena guardando Irma negli occhi, con aria di sfida, poi appoggiò le mani al bordo del feretro e girò il busto verso Giovanna.

“Elena, non l’appesantire con altri pensieri.” sul volto di Irma si dipinse un’espressione agguerrita.

“Papà avrebbe voluto che tu rimanessi qua.” disse Elena rivolgendosi alla sorella minore con tono materno.

“Papà l’ha mandata a studiare a Napoli.” replicò Irma mettendo anche lei le mani sul bordo del feretro. Giovanna alzò gli occhi al cielo e si allontanò da loro due.

“Papà ci avrebbe volute vedere unite!” esclamò Elena rivolta a Giovanna.

“Bene, allora mi trasferirò a Capri.” proferì Irma: ”Starò nella villa con Giovanna.”

Elena sgranò gli occhi. Giovanna prese la borsa e cominciò a frugarci dentro senza considerare le sorelle.

”Ma il lavoro, la tua casa editrice, hanno bisogno di te.” protestò la sorella maggiore degnando finalmente Irma d’attenzione: “Sei sempre con il cellulare in mano. Figurati se puoi restare lontana da lavoro per più di due giorni!”

“Il lavoro può aspettare. La famiglia è più importante. Lo hai detto tu, no?” disse Irma gelida. Giovanna prese direttamente tutta la borsa, rinunciando alla ricerca, e si avviò verso l’uscita.

“Dove vai?” le chiese Elena.

“Vado a fumare. Quando avete finito mi chiamate.”

Elena la guardò uscire e poi si rivolse nuovamente a Irma: “Non ti mettere in mezzo!”

”In mezzo a cosa?” chiese Irma: ”Elena non rifare i soliti errori.” aggiunse.

Furono interrotte dalla vibrazione del cellulare di Irma.

“Io non ho fatto errori, ho solo rimediato al tuo!” replicò Elena acida mentre la sorella guardava lo schermo per capire chi la stava chiamando.

“Ne sei davvero convinta?” disse Irma decidendo che finire di parlare con la sorella era più importante. Elena colse la palla al balzo: “Vuoi rispondere? Non lo sopporto più questo rumore!”

“No, non voglio rispondere”. E rimasero a guardarsi con aria di sfida mentre il telefono vibrava nella borsa.

-Almeno siamo sicure che non incontreremo nessuno di Capri, qui.- disse Elena riferita alla sorella minore:-Così nessuno scoprirà questa cosa a cui ci hai costrette. Fino a Ginevra ci è toccato venire!-

Irma strinse gli occhi, forse quelle erano le ali. Sì, poteva decisamente distinguere le ali spiaccicate sul muro.

-Allora, come stai?- la madre si avvicinò alla partoriente aspettando una risposta che non arrivava:-Ogni quanto le hai, le contrazioni?- insisté cercando di ammorbidire la voce. Dopo circa un minuto senza risposta, la donna prese una mano della figlia ma questa sembrò non accorgersene, lo sguardo perso sulla parete davanti.

Forse poteva vedere anche la bocca, lunga e appuntita. Era morta su muro ma non si era distrutta, ogni parte del corpo era ben distinguibile.

-Le è preso un altro attacco di mutismo!- commentò Elena acida:-Spero solo che Carla non abbia preso da te!-

Irma sbatté gli occhi, avrebbe avuto voglia di alzarsi per guardare quella zanzara da vicino.

-Ma sei sicura di volerla chiamare Carla?- chiese la mamma a Elena che stava guardando fuori dalla finestra:-Io la bisnonna Carla non la potevo soffrire, mi vengono i brividi tutte le volte che sento quel nome!-

-Mamma, cresci un po’!- esclamò Elena girandosi di scatto verso di lei:-È una tradizione da rispettare!-

Irma si chiese quante persone aveva punto prima di venir schiacciata, quella zanzara.

-Che cosa penserebbe la gente se la tua terza figlia avesse un nome al di fuori di quelli di famiglia?- insistette Elena.

E poi, perché le zanzare pungevano? Aveva sentito dire, o forse l’aveva letto, che erano le zanzare femmine a pungere e lo facevano perché il sangue serviva per nutrire le uova.

-Penserebbe che non mi piace il nome Carla.- disse semplicemente la madre.

Chissà se era vero. Quante uova faceva una zanzara?

-No mamma! Io mi chiamo Elena come la mamma di papà, Irma era tua madre, ora devi prendere il nome della bisnonna parte di padre! Bisogna seguire quest’ordine.-

E dove le deponeva, una zanzara, le uova?

-Concetta è più bello.- disse la mamma guardando il pancione della figlia minore.

Forse facevano le uova in acqua, perché d’estate le zanzare si trovavano specialmente intorno all’acqua stagnante.

-Ma quella era tua nonna! Non puoi mettere il nome di tua nonna, devi usare prima quello della nonna di papà, Carla!-

Mentre Giovanna continuava a camminare avanti e indietro, appena fuori dal portone, con il cellulare che squillava a vuoto attaccato all’orecchio, le si avvicinò un signore sulla quarantina, vestito elegante, con un piccolo vassoio in mano e tre piccoli bicchieri sopra. Le sorrise bonario: “Signorina lady Giovanna, cosa ci fate fuori tutta sola?”.

“Amilcare!” la ragazza lo accolse ricambiando il sorriso e mettendo via il telefono, contenta di quell’apparizione. Si sentiva tesa come una corda di violino, era esausta ed era solo metà mattina.

“Avete il fidanzato? A me lo potete dire.” disse lui complice.

Giovanna sospirò: “Magari, volevo solo parlare con Pamela.”

“Pamela la Rossa.” ammiccò Amilcare: ”Ah, ecco perché siete uscita. Non volevate che Madame Elen lo sapesse! Proprio non la sopporta quella là.”

“Ma è tutta la mattina che non risponde.” commentò Giovanna triste.

Il maggiordomo si ricordò cosa aveva in mano e si avvicinò alla ragazza: “Vi ho portato del caffè, tenete.”

Giovanna lo ringraziò prendendo un bicchiere ma non riuscì a trattenersi dal sospirare: “Forse era meglio una camomilla.”

“Che è successo?” Amilcare spalancò gli occhi: “Madame Elen sta forse nervosa?”

“Non le sopporto.” rispose la ragazza: “Parlano di me come se non ci fossi.”

Amilcare scosse la testa comprensivo e la ragazza ne approfittò per fargli una domanda che la stava perseguitando: “Ma tu, di preciso, da quanto lavori per la mia famiglia?”

“Da quando eri una guaglioncella.” disse l’uomo guardandola negli occhi con amore: “Come eri bella ad Amilcare tuo, la più bella di tutta Capri!”

Giovanna non riuscì a trattenere un sorriso ma non si fece distrarre: “Irma era già a Milano?” chiese.

“No, in Svizzera stava.” Il maggiordomo si fermò un po’ a pensare e poi riprese: “In Svizzera ce l’hanno mandata a studiare, dicevano. Sì. Era ma in punizione, a me fesso non mi si fa, signorina lady Giovanna. Fu un’estate veramente frizzante, quella della seniorita! Madam Elen era in Inghilterra e la seniorita Irma ballava. Quanto ballava!”

Giovanna sembrava interessata: “Dopo che Irma se n’è andata i miei ti sono sembrati diversi? Io ero appena nata, vero?”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giulia Finocchi
Classe 1987, la passione per la scrittura mi accompagna da sempre tanto che in terza media mi sono iscritta al primo laboratorio di scrittura creativa, il gruppo era così affiatato che abbiamo fondato un’associazione culturale.
Approfittando degli anni di studio a Bologna ho frequentato una scuola di scrittura teatrale con la Compagnia Fantasma e un breve corso di scrittura creativa a cura di WuMing2, cantArchivio.
Laureata in Agraria, ho fatto varie esperienze lavorative in giro per il mondo e dal 2018 insegno negli istituti agrari della provincia di Firenze.
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