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Scelto da Noemi Cuffia
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Ci sono persone che per natura sono fatte di lettere, altre di numeri. Quando si incontrano, se sono fortunate si completano, diversamente sono destinate a non capirsi per tutta la vita.

Nell’estate italiana del ’39, tre vite – o due e mezza se contate alla maniera della nonna bolscevica – incrociano i loro destini: un bambino che considera il vocabolario la sua Bibbia, un cugino che vive da sempre in un mondo di letti e un uomo con un passato e un presente misteriosi e un futuro incerto.
Come contorno, un maggiordomo dalla lentezza implacabile, i ragazzi (un cane, un pappagallo e una scimmia), una famiglia dai nomi indeclinabili, tre gentiluomini dai soprannomi eloquenti, un prete dai piedi pesanti, un giardiniere dal cuore leggero e, da un certo punto in avanti, un morto.
Quell’estate è il tempo concesso a un incontro per trasformarsi in amicizia e il momento per capire che la conoscenza rende liberi. Liberi di fare la cosa giusta.

Perché ho scritto questo libro?

Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
Parola del filosofo George Santayana.
Nasce da lì il mio desiderio, quasi un’urgenza, di raccontare questa piccola storia umana, ai margini di quella guerra maledetta che ha saputo piegare a metà il Novecento, come fa un pugno in mezzo allo stomaco.
La memoria è la nostra assicurazione sul futuro.
Parola mia.

 

La recensione di Noemi Cuffia

La voce narrante di Lucio, protagonista di Tre parole, romanzo breve di Angela Ferrari, entra con delicatezza nella mente del lettore e lì rimane, formando una specie di nido. L’estate è quella terribile del 1939 in un’Italia che sta per vivere una delle trasformazioni più nette del secolo, tra le più dolorose e insieme rilevanti dal punto di vista storico. L’avvento del fascismo, le leggi razziali, l’entrata in guerra determineranno una serie di cambiamenti drastici nelle vite dei personaggi di questa storia, eppure ce ne accorgeremo solo alla fine, di colpo, quando l’ultima pagina si chiude su una citazione poetica intensa e lapidaria. Ma dicevamo della voce di Lucio. Un ragazzino intelligente che, pur essendo molto dotato nello studio, dovrà entrare in bottega da falegname come il padre e subire le peggiori vessazioni. Ciononostante, la sua mente continua a fantasticare e a crearsi un mondo personale e salvifico. Chi lo ha letto potrà ritrovarci echi del mondo interiore del piccolo Peter Fortune, protagonista del bellissimo L’inventore dei sogni di Ian Mc Ewan. E ci leggerà anche l’ispirazione ai grandi classici della letteratura per ragazzi, dal Pinocchio che informa la struggente relazione con il cugino Anselmo, un bimbo che vive nel silenzio e nella paralisi, al Salgari tanto amato e citato nella narrazione, con le sue avventure mirabolanti; passando dal grandioso Jules Verne ad alcuni riferimenti possibili al toccante La piccola principessa di Frances Hodgson Burnett. Lucio, infine, ci sembrerà un bimbo che, a differenza e a dispetto di una famiglia rigida e troppo devota ai calcoli – anche per necessità – si libra in volo tra le parole che ama e che custodisce come un piccolo dizionario vivente. Sono diverse infatti le definizioni di parole strane e belle che intermezzano la storia, rendendola ancora più ricca. A cambiare le sorti di Lucio non sarà però soltanto la fatidica storia con la S maiuscola, ma anche una persona in carne e ossa. L’elegante giovane libanese Serdar Gülgol che vive in una cascina accanto a casa di Lucio, e che con i numeri ci lavora. Il raffinato Serdar gli insegnerà il “valore dello studio. Libertà della conoscenza” e, alla maniera delle più belle parabole dickensiane, gli garantirà un futuro migliore. Ed è proprio questa, forse, la “morale”, per usare un termine che sarebbe stato perfetto in quegli anni. L’importanza del sapere e della lettura: un gesto di cui il romanzo di Angela Ferrari fa innamorare, nonostante tutte le fatiche e la violenza di cui è stata capace l’umanità nel passato.

 

 

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Commenti

  1. Angela Ferrari

    (proprietario verificato)

    “Ti presento i miei” potrebbe essere il titolo, preso in prestito dal cinema, per descrivere il rapporto tra te, cara Vittoria, e i miei racconti, dato che sei sempre la prima a cui li faccio leggere. Sapevo che “Tre parole” ti era piaciuto (non quanto “La pelle dell’orso”, probabilmente, ma quella è tutta un’altra storia) e con il tuo commento l’hai ribadito.
    Grazie mille.
    PS Un pensiero a quelli che non si piegano al vento che tira dalla parte opposta al loro pensiero.

  2. (proprietario verificato)

    Ho avuto la possibilità di leggere in anteprima il romanzo Tre parole di Angela Ferrari e leggendolo ho imparato ad amare Lucio, il suo mondo costruito con le parole e la realtà parallela che stava preparandosi per il mondo intero nell’estate del’39.
    Ascoltando la nonna Lenina ho ritrovato i racconti che di quegli anni, così duri per chi viveva in campagna e non si era piegato al nuovo vento, mi narrava il mio caro nonno: da questa radice comune, inizia un racconto bellissimo, narrato con la leggerezza di chi conosce il potere delle parole e le assembla armoniosamente creando una cornice perfetta per descrivere il prezioso dono dell’amicizia, ” sintesi tra l’amore e il rispetto” come ci insegna Lucio.
    Le pagine scorrono velocemente e Lucio impara a conoscere L’infinito e il teorema di Pitagora, ” parti di due mondi diversi ma egualmente belli” : accetta la chiamata ed il suo viaggio dell’eroe lo porterà a comprendere l’importanza della conoscenza che rende liberi e soprattutto la necessità di condividerla per crescere verso un mondo che non sarà perfetto, ma che può essere più sereno, pacifico e felice.

  3. Angela Ferrari

    Che belle parole, Ale… Grazie! Spero tanto che questo romanzo sia all’altezza delle aspettative che hanno creato in te i due racconti che hai letto. Grazie ancora! Un abbraccio

  4. (proprietario verificato)

    Ho letto un paio di opere di questa scrittrice. Due racconti brevi. E ne sono stata travolta. Le descrizioni erano talmente profonde che ho conosciuto i personaggi, ho visto i loro volti come fossero conosciuti, mi sono immersa nei paesaggi assaporandone i colori e perfino i profumi. Attendo questo libro perchè l’autrice sa davvero danzare con le parole.

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Angela Ferrari
Angela Ferrari, toscana di Carrara, da sempre a Ivrea, alla professione di architetto affianca la passione per la scrittura.
Vince diversi concorsi di racconti inediti e pubblica una serie di libri sul Carnevale più bello del Mondo (quello eporediese, naturalmente) e alcuni albi illustrati.
Adora le matrioske, gli abiti a righe e a pois, le isole greche, le balene, le meduse, i cactus e il caffè. Monta barchette di carta, sulle quali immagina sempre di salpare insieme al suo cane grigio dagli occhi verdi, alla ricerca di Moby Dick.
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