Accedi Registrati
nick-schumacher-97610
Scelto da Noemi Cuffia
Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
61% Completato
58 Copie all´obiettivoi
Al raggiungimento dell’obiettivo il libro verrà pubblicato
109 Giorni rimasti
Svuota
Quantità

Ci sono persone che per natura sono fatte di lettere, altre di numeri. Quando si incontrano, se sono fortunate si completano, diversamente sono destinate a non capirsi per tutta la vita.

Nell’estate italiana del ’39, tre vite – o due e mezza se contate alla maniera della nonna bolscevica – incrociano i loro destini: un bambino che considera il vocabolario la sua Bibbia, un cugino che vive da sempre in un mondo di letti e un uomo con un passato e un presente misteriosi e un futuro incerto.
Come contorno, un maggiordomo dalla lentezza implacabile, i ragazzi (un cane, un pappagallo e una scimmia), una famiglia dai nomi indeclinabili, tre gentiluomini dai soprannomi eloquenti, un prete dai piedi pesanti, un giardiniere dal cuore leggero e, da un certo punto in avanti, un morto.
Quell’estate è il tempo concesso a un incontro per trasformarsi in amicizia e il momento per capire che la conoscenza rende liberi. Liberi di fare la cosa giusta.

Perché ho scritto questo libro?

Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
Parola del filosofo George Santayana.
Nasce da lì il mio desiderio, quasi un’urgenza, di raccontare questa piccola storia umana, ai margini di quella guerra maledetta che ha saputo piegare a metà il Novecento, come fa un pugno in mezzo allo stomaco.
La memoria è la nostra assicurazione sul futuro.
Parola mia.

 

La recensione di Noemi Cuffia

La voce narrante di Lucio, protagonista di Tre parole, romanzo breve di Angela Ferrari, entra con delicatezza nella mente del lettore e lì rimane, formando una specie di nido. L’estate è quella terribile del 1939 in un’Italia che sta per vivere una delle trasformazioni più nette del secolo, tra le più dolorose e insieme rilevanti dal punto di vista storico. L’avvento del fascismo, le leggi razziali, l’entrata in guerra determineranno una serie di cambiamenti drastici nelle vite dei personaggi di questa storia, eppure ce ne accorgeremo solo alla fine, di colpo, quando l’ultima pagina si chiude su una citazione poetica intensa e lapidaria. Ma dicevamo della voce di Lucio. Un ragazzino intelligente che, pur essendo molto dotato nello studio, dovrà entrare in bottega da falegname come il padre e subire le peggiori vessazioni. Ciononostante, la sua mente continua a fantasticare e a crearsi un mondo personale e salvifico. Chi lo ha letto potrà ritrovarci echi del mondo interiore del piccolo Peter Fortune, protagonista del bellissimo L’inventore dei sogni di Ian Mc Ewan. E ci leggerà anche l’ispirazione ai grandi classici della letteratura per ragazzi, dal Pinocchio che informa la struggente relazione con il cugino Anselmo, un bimbo che vive nel silenzio e nella paralisi, al Salgari tanto amato e citato nella narrazione, con le sue avventure mirabolanti; passando dal grandioso Jules Verne ad alcuni riferimenti possibili al toccante La piccola principessa di Frances Hodgson Burnett. Lucio, infine, ci sembrerà un bimbo che, a differenza e a dispetto di una famiglia rigida e troppo devota ai calcoli – anche per necessità – si libra in volo tra le parole che ama e che custodisce come un piccolo dizionario vivente. Sono diverse infatti le definizioni di parole strane e belle che intermezzano la storia, rendendola ancora più ricca. A cambiare le sorti di Lucio non sarà però soltanto la fatidica storia con la S maiuscola, ma anche una persona in carne e ossa. L’elegante giovane libanese Serdar Gülgol che vive in una cascina accanto a casa di Lucio, e che con i numeri ci lavora. Il raffinato Serdar gli insegnerà il “valore dello studio. Libertà della conoscenza” e, alla maniera delle più belle parabole dickensiane, gli garantirà un futuro migliore. Ed è proprio questa, forse, la “morale”, per usare un termine che sarebbe stato perfetto in quegli anni. L’importanza del sapere e della lettura: un gesto di cui il romanzo di Angela Ferrari fa innamorare, nonostante tutte le fatiche e la violenza di cui è stata capace l’umanità nel passato.

 

 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Angela Ferrari

    Che belle parole, Ale… Grazie! Spero tanto che questo romanzo sia all’altezza delle aspettative che hanno creato in te i due racconti che hai letto. Grazie ancora! Un abbraccio

  2. (proprietario verificato)

    Ho letto un paio di opere di questa scrittrice. Due racconti brevi. E ne sono stata travolta. Le descrizioni erano talmente profonde che ho conosciuto i personaggi, ho visto i loro volti come fossero conosciuti, mi sono immersa nei paesaggi assaporandone i colori e perfino i profumi. Attendo questo libro perchè l’autrice sa davvero danzare con le parole.

Lascia un commento

Angela Ferrari
Angela Ferrari, toscana di Carrara, da sempre a Ivrea, alla professione di architetto affianca la passione per la scrittura.
Vince diversi concorsi di racconti inediti e pubblica una serie di libri sul Carnevale più bello del Mondo (quello eporediese, naturalmente) e alcuni albi illustrati.
Adora le matrioske, gli abiti a righe e a pois, le isole greche, le balene, le meduse, i cactus e il caffè. Monta barchette di carta, sulle quali immagina sempre di salpare insieme al suo cane grigio dagli occhi verdi, alla ricerca di Moby Dick.
Angela Ferrari on sabfacebook