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Tutti i giorni della nostra vita

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I giorni speciali li appuntiamo per sempre, e qualsiasi cosa possa accadere dopo, tutto ci rimanda continuamente lì.

Il giorno in cui ci siamo innamorati e quello in cui ci siamo perduti. Il giorno in cui la vita ci ha messo alla prova, in una sala parto, in una piazza gremita, in un’aula d’esame, e il giorno in cui siamo dovuti partire e lasciare tutto. E poi il giorno in cui nessuno ha più firmato l’ennesimo rinnovo del tuo contratto, e il giorno in cui non hai fatto altro che lavare tazzine e servire caffè. Fino al giorno in cui il mondo che hai osservato dal vetro di una portineria prende vita e quella vita continua a parlare di sé, raccontando di te.

E tra l’inizio e la fine, tra il possibile e l’impossibile restano a testimonianza tutti i giorni della nostra vita. Resta il lavoro quotidiano, silenzioso, incessante fatto di piccoli gesti che si ripetono, scavando gli argini di un’apparente normalità. E la famiglia, il lavoro, i rapporti umani d’improvviso perdono la loro stentorea immagine di perfezione per riportare, a tratti con sommessa intenzione, altri con veemente passione, il gesto all’amore e l’amore al sogno.

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Rosa Iannuzzi
Nasco il 19 dicembre del 1961 in un paese arrampicato sulle colline calabresi della costa ionica, e pochi giorni dopo mi ritrovo avvolta nelle nebbie torinesi. Una continua storia di migrazione, dal sud al nord, dal centro alla periferia, dalla città alla montagna e infine da più di 23 anni tra Umbria e Toscana. Sempre altrove, sempre in movimento, dal mondo del volontariato e dell’associazionismo, così variegato e stimolante, a quello politico e sindacale, molto più faticoso e dirompente. Uniche costanti la scrittura e il teatro – che prendono subito direzioni diverse trasformandosi in laboratori di scrittura autobiografica e nelle letture ad alta voce – come se fosse impossibile districare l’intreccio che mi porta incessantemente verso l’altro senza trascurare quello che resta da dire, ciò che vale la pena raccontare.