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Tutti gli uomini nascono uguali. Qualcuno soltanto diventa geometra

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Consegna prevista Luglio 2020

Il leit motiv dell’esistenza del Geometra Sorchina è costituito dal fruscio delle sottovesti e dalla frenesia del suo basso ventre. Con la Deux chevaux, col suo inconfondibile rumore di zanzara seguita dall’immancabile polverone, scorrazza per le strade interpoderali di Dragone al Colle, per recarsi ora a riconterminare fondi, piuttosto che a dirimere controversie tra confinanti o, ancora, a sbrigare “pratiche agricole”. La fama di castigafemmine è alimentata dalle sue stesse millanterie nei pomeriggi a carte con i suoi pari al Bar Pino’s. E le prodezze amatorie vengono grevemente figurate con il lessico tecnico, proprio della sua professione: dalla celerimensura al rilievo topa-grafico, dalla messa a squadro alla messa a livello, dall’apposizione del termine all’infissione della palina… La scarsa conoscenza del disegno e la consuetudine di costruire case fotocopia lo conducono verso un cupo dramma quando, per smaltire la sua famelica libidine, si introduce nel letto, certo di trovarvi Marcella…
I racconti si intersecano con il vissuto e le meschinità di altri personaggi singolari e grotteschi: Martineglio il barbiere, che pare un satiro perennemente infoiato; Giuseppe leccazippe con le guance rugose e scavate, Marietta la campagnola con i mustacchi neri oppure Donnantonio gliù prevete, che cercava sollievo dall’urgenza dei suoi dubbi tra le pagine del Manuale del confessore…
Il Geometra pare muoversi con disinvoltura nel suo ambiente, nel cercare di piegare a proprio tornaconto personale – fisico o economico – tutti gli accadimenti che richiedono un suo intervento; ma quando l’approssimazione, la scarsa padronanza della regola dell’arte e l’ignoranza si mettono in mezzo…

Perché ho scritto questo libro?

Intanto per curiosità del mondo della scrittura. Poi l’urgenza di cristallizzare su carta cose che ho personalmente conosciuto o acquisito dai racconti dei vecchi o dalle dicerie del Bar Pino’s; vicende e leggende, spaccati di vita, persone e paesaggi impossibile in altri tempi immortalare su foto o filmati per mancanza di mezzi. L’idea è stata quella di porre un Geometra (non già un maresciallo dei CC o un commissario di Polizia o un prete) al centro di una storia, facendone un protagonista per quanto singolare e grottesco.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quando arrivava, si faceva preannunciare: si sentiva quel ronzio di zanzara della sua Citroën Deux Chevaux rossa bordeaux da dietro gli alberi della strada, rincorsa da un polverone infernale che suscitava le ire feroci di coloro che abitavano nei pressi, allorché, infuriati, si esibivano in coloriti epiteti invocanti lintervento del Padreterno per un provvidenziale accidente che gli stuccàsse tutt’i ‘ddù le còsse, oppure genericamente jastemàvano a denti stretti lincolpevole San Caitàne (San Gaetano da Thiene), patrono del paese, oppure inveivano nei riguardi del suocero della Madonnao contro quella Morte che non lo vedeva”. Tuttavia le gambe gli restavano saldamente intonse e i Santi vanamente implorati se ne restavano, si immagina, inerti ad osservare quel tramestio…

Aveva iniziato a lavoricchiare negli anni Sessanta.

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Diploma da geometra rigorosamenteconseguito da privatista, previa una pluriennale preparazione acquisita tramite somministrazione periodica di nozioni e competenze effettuata dal postino, tipo Scuola Radio Elettra (quella di Torino, con le dispense per corrispondenza).

ZiDumineche scaffàre l’aveva così ammonito, quando rivelò l’intenzione di fare il geometra: Ma none, lassa pèrde, ché la giùmetria n’n è pe’ ‘tté.

Però il parere di zi’ Dumineche non faceva testo, poiché, qualunque intenzione egli avesse manifestato, sarebbe stato comunque un consiglio volto alla dissuasione, allarrendevolezza, a lasciare in pace la conoscenza, che era cosa da signori, non da voccarraperta qual era. Ma tant’è.

Il “tirocinio”, per così dire, l’aveva effettuato presso lo studio di uno zio, traffichino senza scrupoli che non si sa nemmeno se fosse geometra veramente. La “licenza” onoris causa di Geometra pare gli venne conferita a seguito di un episodio banale occorsogli durante lo sfollamento dovuto alla guerra. Per ripararsi dalle bombe e dalla ferocia dei tedeschi in rotta verso nord, la popolazione della contrada si rifugiava di notte in una caverna, in località Zingarelli, che a malapena riusciva a contenerla tutta. In una notte di bengala lanciati dagli aerei alleati, dovendo attendere alle proprie urgenze fisiologiche forse indotte più dal terrore che dalla digestione di una parvenza di cibo divorato qualche giorno prima, si alzò dal groviglio di mani, braccia e gambe in cui si era coricato e si allontanò uscendo dall’antro. Al ritorno, nel buio più profondo, con un piagnucolio supplichevole e molesto si chiese ad alta voce dove mai fosse il suo posto; al che una voce di chi, nonostante il turbamento del momento non aveva perso lo spirito, rispose sarcastica: Armà, i’ allora chiama gli cunfinante no?! nel senso di rintracciare i vicini di prima nel giaciglio. Dopo avere calpestato qualche piede e varie parti molli, accollandosi pure qualche maledizione, ritrovò la sua collocazione; i testimoni del fatto svoltosi nel buio più pesto della caverna – da quel momento gli attribuirono pertanto una particolare perizia nel districare i confini. Per simpatia, quindi, anche di terreni. Perciò, non poteva fare altro che gliù giòmetra!

Aveva guadagnato credito e stima nelle campagne occupandosi per lo più degli indennizzi per i danni di guerra, ancora cospicui negli anni Sessanta, essendo quella zona situata a ridosso della tragicamente nota linea Gustav. Armando gliù sbalecafossi lo chiamavano al bar PINO’S, poiché il mestiere di geometra agrimensore si esplicava anche nel vagare nei campi e superarne le asperità o scavalcarne i fossi, appunto, per le cosiddette operazioni di campagna.

I suoi punti di forza tuttavia erano la millanteria e la truffa. La sua disinvoltura nel raggirare gli ignari clienti per intascarne i contributi (forse erano ancora residui del piano Marshall) dovette fare i conti un bel dì – e nel vero senso della parola! con la furia di Zì ‘Ndunetta Mazzaccia, che aveva saputo dal cognato, direttore del Banco di Santo Spirito a Roccasecca, che i danari a lei spettanti erano stati intascati dal geometra Armando. Va detto come le ire di Zì ‘Ndunetta Mazzaccia fossero proverbiali fin oltre i confini della contrada dei Guglielmi per la teatralità e per gli alti lai e coloriti improperi. Figurarsi che la venuta di Mazzaccia veniva persino minacciata dalle mamme ai bambini capricciosi che stentavano a calmarsi e prendere sonno, oppure era sufficiente vantare una lontana parentela con lei, nelle dispute fra ragazzi, per intimorire lavversario.

Alla notizia dello sgarro accertato, si era creata una densa suspense che aleggiava nella contrada. Qualcuno temeva seriamente per la sorte de gliù sbalecafossi ma in fin dei conti se lera cercata. Ad ogni modo, paventando una ritorsione feroce di Zì ‘Ndunetta nei propri confronti, nessuno ritenne di mettere in guardia il geometra agrimensore, rifugiandosi nell’omertà più sfacciata.

Era un pomeriggio di fine maggio, già caldo, laria profumata di fieno. Sullaia si ergevano varie mète, che erano dei cumuli di fieno raccolto e sistemati in forme alte alcuni metri vagamente rassomiglianti a fiaschi impagliati. Dalla via nòva, la strada statale 6, svoltò per lultima volta verso laia, dove prospettava la casa di Zì ‘Ndunetta Mazzaccia, la millecento erre de gliù sbalecafossi. Sceso che fu dalla vettura, prima di rendersi conto di ciò che stava per succedergli, venne assalito da una gragnuola di colpi a mani nude, graffi degni di una tigre asiatica, strepiti infernali, bestemmie viranti dal sempre incolpevole San Gaetano da Thiene (patrono del capoluogo) allaltrettanto innocente Maria dellAssunta (protettrice di Villafelice), in una sorta di par condicio ante litteram ratificata alternativamente, in una confusione blasfema, con la vana nomina del Padreterno o, in subordine, del Cristo in croce, suo figlio.

Traballò. Certo che traballò. Eccome se traballò.

Ma Zì ‘Ndunetta Mazzaccia non aveva ancora finito il trattamento e la sua furia non aveva ancora raggiunto l’acme. Afferrò un forcone appoggiato al muro, di quelli a tre rebbi e infilò Armando gliù sbalecafossi allinguine: il rebbio centrale aveva sfiorato lesterno della coscia, uno dei laterali gli aveva infilzato un testicolo.

Dopo il deciso intervento di ‘Ndoniùccio de còrza, Maria Capitàno e Maria (G)Ròssa per ridurre alla ragione la Mazzaccia, nonché di Colomba che data la sua abilità nella castrazione dei verri per via dell’attività del marito, Salvatore gliù purcare, cercava di medicare lagrimensore, non senza pudichi imbarazzi e irrefrenabili eccessi di riso, seguirono minacce di vicendevoli denunce che però non ebbero luogo poiché, tutto sommato, tacitata ogni pretesa di Zì’ ‘Ndunetta con il doppio del contributo sottrattole a suo tempo, era meglio, per lui, che non si sollevasse il coperchio sui suoi raggiri: i frodati, ancorché poveri cristi e ignoranti zappaterra, avrebbero saputo maneggiare con maggiore destrezza di Mazzaccia e implacabile precisione forconi o asce, falci o martelli di sorta. Bastò il pensiero di quelle eventualità a convincerlo. E poi, facendo due conti a mente realizzò che il costo di un testicolo non valeva la spesa: ne aveva una inutile doppia dotazione che, in considerazione dell’età e delluso che ne faceva era decisamente ridondanteTuttavia lepisodio fornì il pretesto alla solita linguaccia sarcastica del bar PINO’S di elaborare un nuovo appellativo del geometra agrimensore Armando, detto gliù sbalecafossi fino a quel dì, relegandone all’oblio l’esistenza fraudolenta. Oramai la mezza castrazione subita gli era valsa, in paese, ma anche oltre, il nomignolo diNdondùccio gliù cappòne.

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Daniele Baldassarre
Sono nato in Abruzzo, ad Avezzano in provincia dell’Aquila. Ho frequentato lì le scuole e poi sono stato amorevolmente adottato dalla Ciociaria (provincia di Frosinone), dove vivevano i miei nonni nonché terra natale di mia moglie e dei miei due figli. Ho conseguito la maturità tecnica di Geometra anche se mi sarebbe piaciuto frequentare il Liceo Classico e l’Università. Tuttavia ho sempre svolto con dedizione e curiosità questa professione che, con innumerevoli esperienze, sono riuscito sempre ad esercitare con soddisfazione personale. Sono stato Geometra in un paese di provincia, Colfelice (già Coldragone), poi Geometra assistente in un grande cantiere presso le Ferrovie dello Stato a Roma e, ancora, in un pur grande cantiere per la realizzazione del centro servizi di un Istituto di credito sempre nella Capitale. Attualmente mi occupo di facility management presso la Sede di Milano della medesima Banca.
Daniele Baldassarre on Twitter
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