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Un binario per volta

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Consegna prevista Luglio 2020

Una ragazza immersa nella contemporaneità, ma capace di vedere ciò che la circonda, senza essere alienata dai dispositivi digitali. Non si ferma alle apparenze, vuole andare oltre e indagare ciò che si nasconde sotto le maschere che indossiamo per sentirci parte di un tutto. Così, intraprende dei dialoghi con le persone che si trova accanto nei suoi viaggi in treno verso Milano. Da tali incontri scaturiscono pensieri e riflessioni che ci permettono di conoscerla e prendere parte alla sua vita composta da momenti di felicità, ma anche di delusione.

Perché ho scritto questo libro?

Il romanzo è nato dalla mia vita universitaria da pendolare. Sentivo la necessità di descrivere le emozioni di percorrere la stessa strada ogni giorno e sentirla sempre diversa e di mostrare come, anche nel nostro mondo sempre più digitale, è possibile apprezzare la natura e l’autenticità di uno sguardo o di un sorriso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1: introduzione
Ti è mai capitato di viaggiare a bordo di un treno e sentirti lo spettatore di un film in esclusiva? Guardi fuori da un finestrino opaco quelle macchine, quelle montagne innevate e tutto sembra così meraviglioso e diverso da ciò che vedi fermo in un luogo, in un punto del mondo così grande da esplorare.
Il tuo sguardo rimane fisso a vedere le vite degli altri che scorrono fuori da quel vetro, come se la tua esistenza si fosse fermata e le altre persone fossero attori. Furtivi sguardi a quei mezzi che sfrecciano su autostrade che ti sembrano così piccole da lontano.Continua a leggere
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Con lo sguardo fisso, la tua mente naviga: “dove starà andando la famiglia a bordo di quella Mercedes ferma al passaggio a livello?”
Nel frattempo, con questi pensieri in testa, nelle cuffie ascolta “Wherever you will go”, perché lei è una ragazza diversa dalle altre; non ascolta la musica trap in voga in quegli anni.
Un signore sulla cinquantina si siede a fianco e la riporta al mondo reale: sedili, rotaie, università, studio… al solito tran tran quotidiano che dura ormai da 3 anni. Nonostante il viaggio faccia parte della routine, si incontrano sempre visi nuovi che nascondono esperienze personali, ognuna diversa. Il nuovo compagno di viaggio, un uomo brizzolato di carnagione chiara, si appoggia dolcemente allo schienale e chiudendo gli occhi si appisola.
Guardando oltre, la ragazza è circondata da giovani con un cellulare in mano che non riescono a comunicare attraverso i gesti, concentrati sugli schermi per cercare chi vorrebbero con loro in quel momento. In particolare, il suo sguardo è rapito da un ragazzo che, perso a fissare il telefono, non si accorge di lei o di ciò che gli sta intorno. Allora, torna ad osservare il paradiso esterno e scorge delle capre in un recinto che non si era mai fermata a guardare, troppo presa dalla frenesia delle giornate, come le altre persone su quel treno. Pensa a quanto si è persa a osservare le cose su un piccolo schermo piuttosto che ammirarle nella realtà circostante, rendendosi conto del tempo prezioso che si occupa nei cunicoli delle metropolitane senza vedere il sole, sulla carrozza guardando il video dell’ultimo youtuber che ha scalato le tendenze, senza fermarsi un secondo a pensare a sé, alla natura e alle esperienze concrete che si sono vissute durante il giorno.
Valentina scende dal treno che fischia, segnando la fine di un’altra giornata.

Capitolo 2
Dopo le cinque lunghe ore di lezione pomeridiane del venerdì in università, Valentina corre verso la stazione centrale di Milano a bordo della metropolitana.
Al termine della settimana è sempre molto affollata; bambini che urlano, ragazzi che ripetono gli avvisi dell’altoparlante, adulti con le valigie a seguito che non vedono l’ora di tornare a casa dalla propria famiglia e turisti spaesati che trovano difficoltà ad orientarsi tra le indicazioni e la folla. Facendosi spazio tra le persone, Valentina raggiunge le scale, guarda l’orologio e comincia a correre per non arrivare in ritardo.
Salendo, ritrova davanti a sé una sagoma nota: un ragazzo dal ciuffo biondo, l’inconfondibile taglio che l’ha catturata il giorno precedente. Oggi, il ragazzo senza nome, indossa dei jeans e un maglione di lana blu. Avvicinandosi al pannello luminoso ricerca il binario da raggiungere, ma dopo una prima visione, esclama: “come sempre arriva in ritardo”. Valentina guarda nella sua direzione, intuendo una sensazione di disperazione nel suo sguardo; il tabellone segnala un ritardo di 45 minuti. Durante l’attesa si dirige verso il proprio punto di ristoro di fiducia: il tavolino a destra, fuori dal bar meno popolato della centrale. Il barista la accoglie con un sorriso e lei ordina un panino, mentre sente l’annuncio della cancellazione del treno. Purtroppo, si trattava dell’ultima corsa disponibile quella sera, visto il tardo orario. Alla ragazza, nonostante i tre anni di esperienza, non era mai capitato di dover rimanere una notte intera lontana da casa, senza un posto in cui poter rifugiarsi, così comincia a cercare ansiosamente delle vie alternative. Ormai in preda al panico, chinata sul suo telefono, sente una voce davanti a sé che la chiama: “sei Valentina, giusto? Io mi chiamo Stefano”.
Non cosciente della motivazione per la quale lui potesse conoscere il suo nome, si perde nel ciuffo biondo che l’aveva colpita fin dal primo momento. Il ragazzo, non ricevendo risposta, continua: “non volevo spaventarti, ma mi sembra di averti vista sul treno la scorsa settimana”. Allora, si affretta a rispondere: “sì, ora ricordo di averti visto di sfuggita anch’io, ma come sai il mio nome?” Lui, sorridendo: “la collana”. Infatti, indossa il ciondolo che le ha regalato sua mamma a Natale con inciso il suo nome. Lei lo invita a sedersi e prendere qualcosa da mangiare per passare un po’ di tempo e pensare a una soluzione. Scopre, oltre al ciuffo biondo, un bel ragazzo con due occhi marroni profondi e un personaggio da scoprire, un carattere da conoscere.
L’orologio segna le 23.30 quando i due ragazzi decidono di lasciare la stazione e trovare una stanza in uno degli hotel vicini, per poter passare la notte al caldo, in quella sera fredda di febbraio. L’unica stanza disponibile è una matrimoniale al secondo piano che decidono di condividere. La moquette rosso scuro ricopre il pavimento della camera composta solo da un letto e un piccolo armadio nell’angolo sinistro, affiancato dalla finestra che si affaccia sul grande stradone che porta alla stazione.
“Io mi faccio una doccia”, dice la ragazza entrando.
Dopo essersi ripuliti dallo stress accumulato durante le ultime ore, decidono di accendere la televisione e guardare Sanremo, mentre parlano ognuno della propria esperienza, fidandosi ciecamente l’uno dell’altra pur conoscendosi così poco. Forse, il motivo di tanta fiducia è quello di pensare solo al momento presente: due sconosciuti che il destino ha fatto incontrare perché non stessero soli in una notte diversa dalla quotidianità. Anche Hemingway sosteneva che se due persone si parlano come se si conoscessero da secoli è perché si capiscono. Proprio in quell’istante, Valentina chiede: “Tu credi nel destino?”. Stefano non trova le parole per rispondere a una delle questioni esistenziali più discusse, si limita ad annuire e bisbigliare: “ci ha fatto incontrare, quindi sì”. La ragazza a quelle parole sorride con gli occhi lucidi di gioia e si avvicina. Si scambiano un bacio furtivo e si lasciano cadere l’una nelle braccia dell’altro, come se si sentissero protetti solo sentendo il calore umano. Ogni posto, allora, diventa casa se sei con chi ami, con chi ti fa sentire apprezzato, non ha importanza l’edificio in cui ti trovi, ma l’armonia che si diffonde in quegli spazi, grazie alle persone che li condividono. Gli ultimi sociologi studiati per la sessione invernale, affermano che un luogo assume il significato che noi umani gli diamo. Con tale riflessione si addormenta tra le braccia di Stefano e le coperte calde, mentre in televisione danno le classifiche della serata.

Si sente una leggera vibrazione. Valentina si affretta a recuperare il telefono dallo zaino. Legge: “mamma”. “Pronto? Torno col prossimo treno, qui tutto a posto, ho dormito in hotel”.
Stefano si sveglia con il tono della sua voce che gli suona nelle orecchie, ma non ha intenzione di alzarsi dal letto, come se volesse rimanere in quel mondo di sogni dolci ancora per un po’. Non ha mai provato affetto per una persona eppure lei lo ha catturato; cresciuto solo con il padre troppo occupato con il suo lavoro. Una mattina, la madre li ha lasciati senza dire nulla, senza litigi e senza spiegazioni, ma Stefano sa bene perché li ha abbandonati con la decisione di ricostruire una famiglia con un altro uomo. Quella notte, ha scoperto cosa significasse sentirsi apprezzati e compresi da una persona, ma non sa come comportarsi con questa nuova sensazione addosso. Un’emozione ignota che sente come un peso, come se ora lui sentisse il dovere di impegnarsi in qualcosa di sconosciuto.
Valentina, vedendolo ancora sdraiato con gli occhi persi nel bianco del soffitto, lo raggiunge e si sdraia di fianco a lui in silenzio: riconosce che in certe occasioni non servono parole, a volte una persona ha solo bisogno di sentire la vicinanza di qualcuno. Sa che quella notte per la prima volta ha raccontato della sua famiglia, definendola una nube nera che copre il sole e porta solo temporale ovunque si trovi.
Nessuno quella notte l’ha chiamato. Nessuno si è preoccupato di dove fosse o con chi fosse. Si sente solo e lei non può abbandonarlo; ha scoperto il suo lato nascosto e impenetrabile: non era più un ragazzo misterioso visto sul treno.

06 novembre 2019

Aggiornamento

Siamo al 25%! Nuova curiosità sul libro: l'episodio dell'amico di penna inglese è ispirato a una scena simile che mi è successa davvero mentre aspettavo la partenza del treno.
14 ottobre 2019

Aggiornamento

Siamo al 15%. Un grazie va a tutti quelli che hanno già preordinato la loro copia!
Una piccola curiosità sul libro, come ringraziamento: per descrivere il personaggio di Valentina mi sono ispirata alla persona che vorrei essere nei miei viaggi da pendolare.

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Chiara Piovani
Sono nata a Cremona il 14 ottobre del 1998 e mi sono diplomata al Liceo Scientifico Aselli in città. Fin da piccola sono interessata alla comunicazione in ogni sua forma. Così ho intrapreso un percorso universitario nel capoluogo lombardo per coltivare tale passione. Un binario per volta è il mio romanzo d’esordio.
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