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In un mondo o nell'altro

In un mondo o nell'altro
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Consegna prevista Giugno 2021
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Luca è il classico Manager milanese che convive con solitudini e oscure montagne da affrontare da quando la scomparsa del padre, quando era piccolo, lo ha reso cinico e allergico a relazioni stabili e sensate. Solo in compagnia di un ristretto numero di amici, quasi una setta, riesce a trovare una pace armata con la vita. Tutto sembra filare lungo una linea ormai tracciata che rende accettabile la sua esistenza, ma un giorno l’incontro con un uomo misterioso scombina tutti i suoi piani. È uno strano personaggio che sembra un incrocio tra Babbo Natale e un barbone; sembra lì per caso ma allo stesso tempo pare arrivato dalle notte dei tempi. È l’inizio di un’avventura che metterà in dubbio tutto ciò in cui crede, in cui tutti crediamo. Niente è ciò che sembra, il futuro si incrocia con il passato. Luca sa che l’unico modo per affrontare questa nuova realtà senza perdere la ragione è farlo con gli amici di sempre al suo fianco. Magari non ne usciranno indenni ma, se così sarà, lo faranno insieme.

Perché ho scritto questo libro?

Spiegare perché ho deciso di scrivere questo libro non è facile. Una sera ero davanti alla televisione, annoiato. Ho sentito il bisogno di scrivere, non so cosa. Ho preso un foglio, una penna e ho cominciato. L’incipit e le prime 10 pagine sono uscite così, tutte d’un fiato. Non avevo minimamente idea di dove volevo andare a parare, non avevo una storia in testa; sicuramente non quella che poi ho scritto. Mi sono detto: “E adesso?”. La risposta è stata: “Andiamo avanti, chissà come va a finire”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Eccomi qua, al tramonto dei trent’anni e vicino al precipizio dei quaranta. Tempo di stempiature, di partite di calcetto finite a metà tra il fiatone e il defibrillatore, tempo del “…cara ti assicuro che non mi era mai successo”, insomma è ora di capire cosa voglio fare da grande. 

Sono in compagnia del mio monolocale firmato IKEA, più plastico di una parata di Buffon. Il computer per chattare e navigare è il frutto di un’erezione tecnologica diventata erezione vera al primo sito porno visitato. Lo stereo mi permette di arrivare al settimo grado della scala Mercalli quando è a metà della potenza. 

Ho tutta la felicità che la scienza mi permette di raggiungere. 

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Anche nello sport non mi faccio mancare niente: le scarpe da calcetto sono delle piccole astronavi dentro le quali anche dopo unora di partita si sente profumo di Chanel numero 5…I Ringo Boys sarebbero fieri di me. La Mountain Bike appena acquistata mi è costata un mutuo, penso abbia anche l’autoradio e forse un giorno riuscirò ad accenderla, magari con una scoreggia sul sellino in pelle di Opossum di cui è dotata. L’unico problema è che di Mountain e anche di Pianuring ne ha vista poca…in fondo andare in bici è troppo faticoso. Forse sommando i chilometri fatti con quelli della moto Supersport che prende la muffa nel box riesco ad arrivare alle tre cifre. D’altronde a che mi serve un lavoro ben remunerato se non riesco a comprarmi la felicità…ecchèddiamine! 

A proposito: il lavoro. L’altro giorno il figlio dei miei vicini mi ha chiesto cosa faccio per guadagnarmi da vivere, al che ho estratto con professionalità il mio biglietto da visita che mi qualifica con alcuni termini inglesi accompagnati dalla parola Manager. 

Il piccolo impertinente, che tra l’altro alla veneranda età di cinque anni non sa ancora leggere, ha iniziato a snocciolarmi una serie di lavori da lui ritenuti degni di rispetto: pompiere, panettiere, benzinaio, poliziotto, pilota di aerei…niente, nella sua scala di valori il mio non era lontanamente presente. Ho provato a dirgli “Lavoro in ufficio” e lui mi ha restituito il biglietto con compassione. In quel momento forse l’ho un po’ deluso, ma dopo pochi istanti ha iniziato a giocare con il garage che il lavoro insignificante del vicino di casa gli ha comprato per Natale, e la compassione nel suo sguardo è sparita. 

Ma poi che vuole? In fondo faccio un lavoro importante; cazzarola io sono uno di quelli che sanno interpretare gli annunci di lavoro sul “Corriere della sera”! Due anni di corso di inglese spesi bene! In fondo sono fatti per quelli come me. 

Queste riflessioni profonde mi attraversano il cervello mentre sorseggio una birra alle otto del mattino seduto sul MIO divano, nel MIO salotto simil plastica. 

Nella MIA camera da letto dorme la MIA…no non è la mia ragazza…non ho tempo e maturità a sufficienza per un rapporto stabile. Ho un sacco di CD da masterizzare, di sport da praticare, di Happy hour da bere, di partite da giocare, di tecnologia da acquistare, di libri da leggere…no questo no, non ho tempo neanche per questo, eppure una volta mi piaceva molto leggere, baciare, lettera…testamento! 

E come diavolo faccio a dare sostanza alla mia vita se la passo per gran parte lavorando? Mi resta giusto il tempo di comprare qualcosa. Cosa non so, ma qualche idea mi verrà. Amazon è diventato il mio fedele scudiero. 

Comunque veniamo a noi: chi è la tizia con le tette grosse che dorme nel mio letto? Ho la memoria a chiazze di dalmata dalle 22 di ieri sera, ora in cui ho cominciato a bere. 

Mi ricordo che Marco si è presentato al “?”, il locale si chiama così, con alcune amiche uscite non si sa da dove, forse le aveva prenotate per posta con consegna tramite UPS. 

Fatto sta che una delle tizie suddette è finita nella stanza accanto e dalla sua completa mancanza di vestiti “Indossati” non penso che ci siamo intrattenuti con il Trivial…spero almeno di essermi fatto onore. 

Nello stereo gira il CD degli U2 e in questo momento The Edge ha appena attaccato con una delle canzoni più belle mai scritte: ONE. Che significa uno…solo…mi sento solo. Mi sa che mi sta arrivando un attacco di quella che Ciccio chiama Gnegna. Forte Ciccio! Riesce a trovare una definizione onomatopeica per ogni stato d’animo. La Gnegna è una delle sue creazioni più riuscite. E’ un misto tra angoscia, ma non è angoscia, ansia, ma non è ansia, depressione, ma non è depressione…è Gnegna! 

Non me lo spiego: ho tutto, ho addirittura appena trombato…forsePerò mi manca tutto…mah! 

  

Per riassumere: Cristina, un passato da cantante rock in un gruppo giovanile, una laurea in scienza della nutrizione o qualcosa del genere, un presente da commessa in una boutique del centro. Lele, meccanico di successo con macchine e donne, che fa della cultura un passatempo e non un fine per raggiungere uno scopo; legge più di tutti noi laureati messi insieme e lo fa per puro diletto. Ciccio, personaggio di spicco della disoccupazione giovanile milanese con la sua laurea in lettere e filosofia, Marco, insegnante di educazione fisica alle superiori, forse l’unico soddisfatto della parte lavorativa della propria vita, oltre che personal trainer in alcune palestre. 

E poi ci sono io: per i canoni milanesi e della società moderna l’unico uomo di successo del gruppo; manager brucia tappe di una multinazionale americana, consacrato al lavoro, uno stipendio più che adeguato…eppure l’unico perseguitato dai propri fantasmi, che sogna spesso di essere al volante di un’auto nella notte che viaggia su un’autostrada infinita che ti porta lontano da qui (non penso che questo abbia il recondito significato di voler diventare un casellante o un barista dell’Autogrill). Che ha tachicardie, sudori freddi, e lontane solitudini colmate solo dagli amici, qualche volta. Che non ha ancora capito che la felicità non la trovi con una firma sulla ricevuta di una carta di credito. O forse lo sa ma non ha ancora trovato alternative percorribili…Ma che soprattutto non è riuscito a scendere a patti con i propri sogni, qualunque essi fossero e ora ne sta pagando il conto. 

A proposito io mi chiamo Luca.  

Piacere. 

  

Coraggio fate il giro e rientrate dall’entrata principale, io vi aspetterò dietro al bancone. 

Detto questo chiude la porta e ci ritroviamo soli in mezzo alla strada, che tra l’altro è sterrata e fangosa a causa dell’umidità. 

Cristina sembra preoccupata e riflettendoci bene forse non ha tutti i torti. Ci troviamo in mezzo alla pianura Padana, immersi nella nebbia, perché un personaggio per lo meno strano ci ha detto che ci dimostrerà che è possibile il passaggio tra mondi o dimensioni parallele. Sul luogo ci ha accolti un uomo alquanto enigmatico che pareva essersi messo d’accordo con gli altri avventori del locale per farci uscire sul retro in attesa di qualcosa che non sappiamo. E l’amico nevrotico del parco che dice di aver conosciuto mio padre che fine ha fatto? E tutto questo silenzio schiacciante che ci avvolge qui in mezzo alla strada? Possibile che di qui non passi assolutamente nessuno? E gli abitanti delle altre case dove sono? 

Forse sono un po’ paranoico ma dagli sguardi di Cristina e Lele sembra che il mio stato d’animo sia infettivo. Anche Lele sembra aver perso la sua solita sicurezza. 

-Ok ragazzi io voglio andare a casa, giriamo l’angolo, entriamo nel locale paghiamo e andiamocene via. Questo posto inizia a mettermi i brividi. 

Cristina non sembra intenzionata ad andare oltre in questa situazione paradossale. 

-Ogni tuo desiderio è un ordine – Detto questo Lele si incammina verso l’entrata dell’enoteca. 

Appena svoltato l’angolo ci imbattiamo in una scena d’altri tempi: un carro fatiscente trainato da un cavallo dall’andatura stanca avanza lentamente transitando davanti all’entrata dell’enoteca. Alla sua guida un vecchio contadino vestito in modo bizzarro tira stancamente le redini cacciando qua e là un urlo per spronare la povera bestia che sembra più stanca di lui. Mentre ci passa davanti il vecchio sembra sbalordito e ci guarda come fossimo dei marziani, poi si volta come volesse cancellarci dalla sua memoria e incolla gli occhi davanti ai cavalli come avesse rubato loro i paraocchi. 

La parata paradossale dura circa trenta secondi, il tempo che serve al carro per trascinarsi in fondo alla via dove la strada curva verso sinistra. 

Ci guardiamo con lo sguardo ebete di Aldo, Giovanni e Giacomo dopo aver rischiato l’incidente in autostrada in “Tre uomini e una gamba”. Poi Lele sposta gli occhi verso il basso e dice: 

-Ragazzi o questa nebbia ha la capacità di sciogliere l’asfalto oppure abbiamo un’allucinazione di gruppo. Questa è la strada da cui siamo arrivati…venti minuti fa…in macchina…su una strada provinciale…ora sembra una mulattiera. 

Io e Cristina abbassiamo lo sguardo e la vista della ghiaia è come una frustata. Dove c’era la nostra macchina parcheggiata ora c’è un albero, le case sono meno, non che fossero state tante prima, e diverse. Solo l’enoteca è rimasta la stessa, con l’insegna un po’ meno arrugginita ma per il resto intonsa rispetto a venti minuti prima. 

Lele esterrefatto mi guarda sbalordito e dice: 

-No “…Frittole quasi millecinque no!! Queste cose succedono in America, nel Maine o nel Michigan non nella provincia pavese. I protagonisti di queste avventure si chiamano John, Stephen o Sharon…non Luca o Cristina!! Qui in Italia al massimo si vivono le avventure di “Carabinieri” o del “Commissario Rocca”!! 

Ho sempre invidiato a Lele la capacità di sfoderare una battuta spiritosa in qualsiasi frangente ma ora ha superato sé stesso. Anche se in questo frangente le sue parole stanno all’umorismo come un sorriso isterico sta a una risata a crepapelle! 

Cristina sembra stordita, forse spera di svegliarsi di colpo e mettersi alle spalle questo incubo, di sicuro vorrebbe andarsene immediatamente. 

Prendo in mano le redini del gioco. 

-Va bene entriamo in quel maledetto locale e cerchiamo di capire cosa sta succedendo. 

Detto questo mi dirigo con decisione verso l’entrata. 

Mentre mi avvicino al locale percepisco qualcosa di diverso nell’aria, o forse manca qualcosa…mi fermo nel mezzo della strada e respiro a pieni polmoni…sembra di essere in alta montagna. L’aria è frizzante, fresca, ti da una senso di pulito, chiaro, limpido…e questo mi fa venire un brivido lungo la schiena…va bene uno scherzo ben riuscito ma pulire anche l’atmosfera dall’inquinamento mi sembra esagerato! 

Spalanco la porta seguito da Cristina e Lele 

  

Il dibattito è aperto e incandescente mentre il telegiornale in sottofondo descrive le catastrofi delle ultime ventiquattro ore…”Ma sti tizi come erano vestiti? Come si comportavano, erano ubriachi?”…”Ciccio ti sto dicendo che ci siamo trovati in mezzo alla Pianura Padana di cinque secoli fa!”…”…la sparatoria è avvenuta nel quartiere residenziale, non si conoscono i mandanti e la polizia…”…”…e il locale com’era? E i tizi degli scacchi chi erano?”…”…nella striscia di Gaza la violenza è scoppiata nella notte quando i carri armati sono entrati nel centro abitato…”…”…ma Franco cosa vi ha detto? che si sarebbe rimesso in contatto con voi?”…”…si ha detto così ma c’era una gran confusione, sembrava molto preoccupato…”…”…la petroliera si è arenata sulle coste nella notte e il greggio ha cominciato a fuoriuscire dalla falla che si era creata. Le coste sono state inondate subito e ormai è chiaro che siamo di fronte a uno dei disastri ambientali peggiori degli ultimi anni…”. Le immagini che arrivano dalla televisione mi estraniano dalla discussione: le coste nere e unte sembrano un’autostrada sciolta dal sole, pesci morenti, uccelli con le penne intrise di olio nero che guardano nell’obiettivo della telecamera con la tristezza negli occhi… 

-Ma siamo sicuri che sia giusto salvare tutto questo? Non è meglio per il mondo fare tabula rasa e ricominciare? 

-Te l’ho detto Luca di non fumare, lo sai che in certe situazioni ti mette tristezza. 

Cristina mi carezza il coppino con dolcezza, poi guarda dietro di me e vede le stesse immagini che mi hanno fatto dubitare e mi fa un cenno di comprensione. 

-No, sul serio ragazzi: ditemi dei buoni motivi per salvare il mondo. E non sperate di uscirne con le solite banalità: la pace nel mondo, l’amore e robe del genere. Fatti non Pugnette!! 

Lele indica Cristina e biascicando qualcosa con la bocca piena (ma cosa sta mangiando?! E soprattutto dove ha trovato del cibo visto che non faccio la spesa da 2 settimane?) indica Cristina con la forchetta e dice: “Le sue tette non bastano?” 

-L’assolo di David Gilmour in Confortably numb, possibilmente dal vivo. 

Ciccio ha aperto le danze. 

-Si perché Mark Knopfler in Sultan of Swing dove lo mettiamo? 

-La faccia del mio nipotino quando scarta i regali di Natale. 

Cristina mi guarda con un sorriso triste e imbarazzato allo stesso tempo per tutta questa sincerità improvvisa. 

-Sarò prevedibile ma chitarra, falò e canna al tramonto sulla spiaggia penso che possa essere un buon motivo per salvare il mondo. 

Chi se non Lele… 

Poi in ordine di apparizione arrivano: 

L’adrenalina dopo un goal all’ultimo minuto… 

CappucciobriocheeGazzetta in un bar in riva al mare… 

Il ballo di Sharon Stone in discoteca in Basic instinct… 

La risata della nonna di Ciccio. 

Il profumo del caffè dopo una notte di sesso… 

Un buon libro, sorseggiando un whisky, sdraiato sul divano in una notte dinverno mentre fuori nevica. 

Beccare una delle tue canzoni preferite appena iniziata mentre stai facendo zapping alla radio… 

Il suono del citofono quando i tuoi amici passano senza avvisarti in una sera in cui ti senti un po’ solo… 

Il mare in tempesta…visto da fuori però. 

Il silenzio che ti avvolge durante un fuori pista con gli sci. 

Incontrare per caso un amico di cui non avevi notizie da anni. 

Beh insomma avete capito, se ci si pensa un po’ di motivi per amare la vita ce ne sono quanti ne vogliamo…

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro per riflettere con ironia. E se vi piace la suspence..beh il gioco è fatto!
    Ricordate quanto scritto nella presentazione :“quando la montagna sembra oscura falla scendere dal piedistallo”. La vita ci pone costantemente di fronte a delle montagne oscure da scalare (in questo 2020 direi l’intera catena delle Alpi…). Pietro ci propone un’altra prospettiva: e se in invece di scalarle le montagne, le facessimo scendere dal piedistallo? Geniale! Non siete curiosi di sapere come si fa? Io lo so perché ho letto il libro, ma ovviamente non ve lo dico..se siete curiosi prenotate la vostra copia! Vi dico solo che non ve ne pentirete 😊

  2. (proprietario verificato)

    Romanzo sorprendente in cui traspare tutta l’ironia dell’autore, una trama che diventa sempre più sorprendente e coinvolgente…… libro da leggere !!!

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Pietro Toffanin
Sono nato a Milano un sacco di tempo fa. Sono cresciuto a Pane, Calcio, Blues, birra… e amici.
La mia gioventù è trascorsa nella periferia di una grande città negli anni settanta e ottanta, fino ad arrivare alla laurea in Economia a metà degli anni 90. In pratica sono partito dal Rock degli Zeppelin e dal Blues dei Doors, ho mal sopportato l’elettronica degli anni ottanta e sono stato salvato dal Grunge. Essendo interista ho sempre sofferto.
Condivido la mia strada dall’era del Grunge con una compagna che ha dato alla mia vita un significato speciale. Anche regalandomi un figlio meraviglioso.
Lavoro nel commerciale di una multinazionale con la parola “Manager” alla fine del biglietto da visita. Cerco di non prendermi troppo sul serio e mi piace osservare il lato ironico della vita. Cercare di farle scendere dal piedistallo è il mio modo per rendere meno dure le salite che la vita ti mette davanti.
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